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venerdì 17 settembre 2021 09:19
DE ARCHITECTURA LIBRI DECEM - VITRUVIO
Marco Vitruvio Pollione scrive il De Architectura Libri Decem nel 27aC.
TRATTATO: è uno scritto, un libro, che si occupa/tratta di una disciplina mediante l'esposizione di
una teoria. Un trattato è un testo che illustra una serie di regole e norme che riguardano un'arte,
cioè un'attività che si può praticare in modi diversi.
Il trattato deve contenere anche indicazioni per una verifica pratica della teoria esposta. Si
analizzano quindi rapporti teorici e pratici di una disciplina, mettendo in relazione queste parti
diverse.
CHI ERA VITRUVIO?
Non si sa molto, era un architetto, forse nato a Formia, più probabilmente nato e vissuto a Fano.
Probabilmente visse tra l'80 e il 20aC, durante il governo di Giulio Cesare e nel momento di
passaggio tra il consolato e il principato, quando inizia a governare Ottaviano Augusto, al quale è
dedicato il trattato.
Vitruvio aveva funzione di sciriba armamentarius, ovvero aveva la carica di funzionario presso un
magistrato (istituti che organizzavano la gestione pubblica).
Sappiamo che al seguito di Giulio Cesare e del suo esercito dovette fare dei viaggi forse in Asia
Minore, sicuramente nella Grecia ellenistica.
Sulla base di quello che c'è scritto nel trattato fu attivo in campo militare, in particolare nel campo
delle opere per la gestione e il controllo delle acque (Ingegnere militare e idraulico).
COSA SONO I DIECI LIBRI SULL'ARCHITETTURA?
I Dieci Libri vennero scritti in latino.
Sono arrivati a noi senza illustrazioni, ma sulla base del testo, dovevano essere previste almeno 10
tavole di corredo.
Destinatari dei libri erano gli architetti, gli ingegneri della Roma antica, ma Vitruvio scrive anche per i
politici e gli amministratori, che nelle loro cariche dovevano occuparsi di far costruire nuovi edifici.
Il trattato quindi è un opera scritta in modo conciso con un linguaggio accessibile.
Durante il medioevo il trattato venne copiato e trascritto dai monaci amanuensi. Era quindi noto e
custodito ma non divulgato.
La sua riscoperta avvenne nel '400 e la sua pubblicazione a stampa e illustrazione avvenne nell'arco
del '500 (importante quella del 1521 a cura dell'architetto Cesare Cesariano, e quella del 1567 di
Daniele Barbaro e illustrato da Palladio.
Dal rinascimento ai giorni nostri questi sono stati i libri più studiati nelle scuole di architettura.
Questo è noto e ha avuto successo perché è un testo ancora moderno, contiene concetti semplici e
chiari, che vengono messi efficacemente a disposizione del lettore.
Anche se non abbiamo molte notizie sui trattati o sulle opere teoriche della Grecia antica, quello di
Vitruvio è la prima opera divulgativa sull'architettura, che prova a svelare i segreti dell'architettura.
Vitruvio fa un'operazione culturale interessante, ha un obiettivo duplice:
raccoglie l'eredità secolare culturale ellenistica, facendosi interprete di una tradizione
- costruttiva consolidata
mira a dare un assetto unitario nuovo e originale a una disciplina che era basata su testi
- monografici, che parlano di singole opere o una disciplina che fino a quel momento si era
fondata su opere di matematici, filosofi e pittori.
Quindi Vitruvio riesce a cementare delle parti diverse in un sistema, in un corpus unitario. Lo fa
organizzando materie diverse in una dottrina.
Probabilmente Vitruvio prima scrive i primi 7 libri, poi gli ultimi 3 per arrivare a 10.
E' un'opera che ha richiesto tantissimo tempo, ha al suo interno per questo alcune forme di
incoerenza.
L'ordine dei libri sembra casuale, ma ci sono dei libri dedicati ad argomenti generali teorici, alcuni
tipologici (analizzano le caratteristiche degli edifici classificandoli per tipi in base al loro uso) e poi
libri tecnologici che si occupano di materiali e strutture.
LIBRO I
Contiene il nucleo della teoria, dove si espongono le idee sull'architettura, sulla figura dell'architetto,
dando anche delle definizioni.
Vitruvio dice che l'architettura è una scienza. È pesante come affermazione.
È una scienza adornata di molte cognizioni/nozioni/saperi, con la quale si regolano tutti i lavori che si
fanno in ogni arte.
L'architettura si compone di pratica (fabrica) e di teorica (ratio cinatio)
L'architettura quindi si compone del fare e della consapevolezza del fare, e devono esserci sia la
pratica sia la teoria.
Poi parla dell'architetto, che deve essere docile e ingegnoso, perché l'ingegno non può esistere
senza l'ammaestramento (l'istruzione al fare).
L'ammaestramento è un processo lungo e faticoso perché l'architetto deve avere lettere, deve
essere perito nel disegno, erudito nella geometria, non ignorante di prospettiva e aritmetica, deve
conoscere molte istorie, cioè deve sapere perché si fanno le cose in questo modo.
L'architetto deve conoscere la filosofia, la musica, la medicina, le leggi e la giurisprudenza (molto
importante per un romano per la relazione pubblico-privato).
Conclude dicendo che deve aver dato ascolto alla ragione del cielo e delle stelle.
Quindi l'architetto deve avere una cultura eterogenea.
Vitruvio deve tradurre dal greco al latino, affrontando problemi terminologici e culturali, attingendo
alla filosofia per relazionarsi ad un mondo che lo porta a discutere delle teorie architettoniche, che
gli permetta di passare dalle idee alla forma.
Ci sono parole quindi tradotte dal greco al latino che cambiano (es. la parola simmetria in latino
diventa commudolatio).
Dopo aver parlato di categorie generali e filosofiche prosegue dicendo che l'architettura si
rappresenta con la pianta (impiè) e il profilo.
L'architettura è composta da parti e che queste devono essere disposte in modo che l'architetto
abbia riguardo alla Firmitas, Utilitas e Venustas (struttura, utilità e bellezza degli edifici).
Un'architettura deve avere tutti questi tre elementi.
LIBRO II
Questo libro cambia registro e passa a parlare dei materiali e al loro corretto uso, in particolare molti
accorgimenti sulla tecnica in pietra viva alla greca, mentre meno sulle tecniche romane.
LIBRO III E IV
Questi libri trattano di edifici sacri (Case degli dei), parlano dei templi e del sistema logico costruttivo
degli ordini (dorico, ionico, corinzio e TUSCANICO).
LIBRO V
Il libro parla delle opere comuni, degli edifici pubblici e civili. In particolare nella sezione dei teatri
parla di acustica, canto, musica e armonia.
LIBRO VI
Tratta di edifici privati (case), la loro organizzazione interna, la solidità e parla di cavedi, atri,… Parla
anche degli edifici rustici, ville,…
LIBRO VII
Tocca argomenti tecnici: parla del trattamento delle superfici orizzontali e verticali (pavimenti,
pittura, intonaci, colori,…).
LIBRO VIII
Ci parla dell'acqua e del suo rapporto con le costruzioni: l'idraulica.
Parla dell'acqua subito dopo le superfici perché, se non viene controllata dall'architettura, l'acqua
provoca danni.
LIBRO IX
Parla della geometria e delle componenti matematiche, del disegno planimetrico, dell'astronomia
(geometria del cielo), degli orologi (macchine per misurare il tempo) perché si costruisce con il
tempo.
LIBRO X
Questo libro parla delle macchine da cantiere e da guerra, perché storicamente gli architetti si sono
occupati di progettare e costruire sia in tempi di pace sia di guerra.
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giovedì 23 settembre 2021 14:21
Vitruvio dice che esistono diversi edifici divisi per funzione:
Sacri
- Civili
- Pubblici
- Privati
-
Ma in realtà gli edifici possono essere anche misti.
CASE DEGLI DEI IMMORTALI - TEMPLI GRECI
Vitruvio ne parla nel III e IV libro.
I templi per secoli sono stati letti come forma di sintesi perfetta della triade vitruviana,
accompagnati anche da un mondo simbolico, e questi edifici sono il fondamento dell'immagine
dell'architettura occidentale (es. il simbolo dell'UNESCO è un tempio).
UTIILITAS - per che cosa e per chi era utile il tempio?
L'architettura del tempio come la conosciamo oggi è nata nel VI secolo aC, ma in realtà ha radici
anteriori.
La sua architettura nasce in rapporto ad esigenze di carattere liturgico, funzionale, ma che si legano
anche al mondo di simboli e simbologie.
Il tempio era un edificio destinato al culto delle divinità pagane.
Il culto degli dei pagani aveva il suo fulcro più evidente nelle vicende dei miti.
Le divinità pagane erano antropomorfe, perciò aveva una grande importanza la loro raffigurazione,
infatti il culto dell'immagine divina era il fulcro della liturgia pagana.
Vitruvio dice che il tempio nasce come luogo di riparo e custodia dell'immagine della divinità, il
tempio è uno scrigno per l'effige della divinità. Era la casa della divinità.
TEMPIO DI ZEUS - OLIMPIA
Sono presenti colonnati esterni e interni.
E' presente la statua colossale di Zeus e il tempio è la sua casa.
La divinità è antropomorfa, MA la casa della divinità non è uguale alla casa umana: presenta un tetto
a falde che è diverso dal tetto piano delle case private del bacino del Mediterraneo.
URNE CINERARIE = EDICOLE VOTIVE
Sono più antiche dei templi del VI secolo e sono oggetti di culto per i parenti del morto.
La prima urna ricorda molto una casa:
scatola che protegge
- copertura a falda con un piccolo foro
- porta incernierata: è simbolica perché mette in comunicazione con un'altra dimensione
- rispetto al contesto intorno all'oggetto
La seconda urna è più elaborata: presenta dei gradini che isolano dal suolo, presenta un 'porticato'
che non permette l'ingresso immediato e che simboleggia il passaggio, è zona di riverenza e
protezione. E' inoltre una zona in cui ci si deve fermare per cercare di capire cosa sta succedendo,
perché in casa di una divinità non si entra senza bussare ('fare anticamera'), bisogna aspettare
qualcuno che ci faccia entrare. Tutto ciò lo dice l'architettura: le due colonne con tettoia che
proteggono.
TIPOLOGIE DI TEMPLI
In generale la 'casa degli dei' è una grande tipologia: si differenziano in base al rapporto tra CELLA
(NAOS), portico e basamento (in un trattato '800 di Luigi Canina si possono vedere le varie tipologie
di templi).
Vitruvio nei libri parla dei templi e li ordina, poiché conosce diverse opere a partire da varie
monografie: fa sia un'operazione descrittiva della varietà delle opere sia di sintesi.
Vitruvio usa due termini latini:
Principia
- Figurarum aspectus
-
Esistono:
Tempio in antis
- Tempio prostilo
- Tempio anfiprostilo
- Tempio periptero
-
TEMPIO IN ANTIS
E' presente una cella dalla quale, sul fronte, si sviluppano due ANTE, che creano uno spazio davanti
alla cella. In questo spazio sono poste due colonne. La copertura è a falde.
TEMPIO PROSTILO
Stilo: elemento verticale a sezione circolare (colonna).
Sono sempre presenti cella e ante, ma in questo caso queste sono precedute da quattro colonne
TEMPIO ANFIPROSTILO
Anfi: ambedue le parti.
E' un tempio prostilo che presenta anche quattro colonne sul fondo.
TEMPIO DI ATENA NIKE - ATENE
Ha un naos quadrato con due colonne che lo chiudono sul fronte.
Su fronte e retro sono presenti quattro colonne. Sono presenti sul retro poiché, essendo posto
sull'acropoli di Atene, il tempio doveva essere visto da chi saliva.
TEMPIO PERIPTERO
La particolarità di questa tipologia è che presenta una fila di colonne che corrono lungo il perimetro
esterno del naos. Questo perché simbolicamente devono ricordare il baldacchino usato per il
trasporto delle statue degli dei.
Il baldacchino ha quattro elementi verticali e un sistema di copertura orizzontale che danno dignità a
chi è seduto sotto, e a sua volta richiama l'idea del tempio con colonne.
C'è quindi la fusione tra casa e baldacchino. Quest'ultimo sacralizza l'architettura e la mette in
relazione il naos con lo spazio esterno dove si svolgevano le cerimonie.
Cella e portico (PERISTASI/PERIDROMO) hanno in comune il tetto a falde.
TEMPIO DI APOLLO - SIRACUSA
570 - 560 aC
Tempio esastilo: sei colonne sul fronte e 17 sui lati lunghi, quindi ha proporzioni allungate
Le colonne hanno diametro di 2m e l'INTERCOLUMNIO è 2m.
Il naos non è simmetrico rispetto ai lati.
Il fronte e il retro sono organizzati diversamente per ragioni legate al culto: sul fronte c'è uno spazio
di filtro anticamera tra due paia di file di colonne.
All'interno del naos è presente una stanza chiusa: OPISTODOMO.
C'è uno spazio davanti al naos con ante e due colonne: PRONAO.
La cella si sviluppa longitudinalmente e al suo interno è suddivisa in tre navate (lo spazio centrale è
più ampio mentre i laterali sono corridoi).
Nello spazio centrale si doveva trovare la statua di Apollo.
Il diametro delle colonne è differente tra pronao e interno del naos.
Diverse sono anche le larghezze del DEAMBULATORIO nel fronte-retro e quello nei lati.
C'è simmetria tra le due file di sei colonne e le due del pronao, ma quelle da sei non sono
posizionate in asse rispetto alle ante della cella.
TEMPIO C DI SELINUNTE - SIRACUSA
570 - 540 aC
Tempio esastilo con 17 colonne sui lati lunghi.
Diverso dal precedente perché le colonne sono più distanti tra di loro.
Il naos non è al centro rispetto al CREPIDOMA (piattaforma a gradini su cui si ergeva il tempio).
C'è anche qui la doppia fila di colonne sul fronte.
La cella è stretta e lunga e internamente è a navata unica.
TEMPIO 'BASILICA' - PAESTUM
530 aC
Tempio ennastilo (9 colonne dispari quindi ce n'è una in mezzo: PIENO IN ASSE).
E' stato costruito con nove colonne perché la cella è suddivisa in due navate, quindi si può
presumere che abitassero due divinità.
Il pronao ha tre colonne.
TEMPIO DI ZEUS - OLIMPIA
Realizzato da Libone, eretto su una scarpata artificiale nel bosco sacro di Olimpia.
Tempio esastilo con 13 colonne sul lato lungo (6x2+1), perciò in pianta l'edificio è formato da due
quadrati: è stato usato un sistema modulare.
Al centro doveva essere posta una statua di Zeus scolpita da Fidia, inquadrata scenograficamente da
due file di colonne.
La pianta presenta simmetria per la doppia entrata.
C'è il pronao, diviso dalla cella da un doppio muro con intercapedine. All'interno dell'intercapedine
sono presenti due spazi e in uno è posta una scala a chiocciola.
La scala serviva per il mantenimento della statua crisoelefantina e del tetto, che non può deteriorarsi
poiché il tempio è la casa degli dei immortali.
PARTENONE - ATENE
V secolo
Realizzato su iniziativa di Pericle e legata a Fidia, il quale ha scolpito la statua di Atena e il ciclo
scultoreo.
Tempio octastilo con 17 colonne sul lato lungo (8x2+1).
Il naos in questo edificio si dilata e il peridromo è molto stretto: la casa è più importante del resto.
Al centro della cella doveva essere posta la statua di Atena, inquadrata da un colonnato.
Il naos si completa all'esterno con due ali atrofiche.
Il naos è formato da due celle che potrebbero avere la stessa importanza. La sala sul retro è uno
spazio rettangolare con quattro colonne.
Questo tempio non è stato disegnato da zero, ma era stato ereditato un cantiere proveniente il cui
rapporto proporzionale degli elementi che è stato mantenuto è assurdo (4:9).
TEMPIO DI APOLLO - BASSAE (Grecia)
Fine V secolo
L'architetto è Ictinio.
L'esterno è tradizionale, mentre l'interno è lo spazio più importante.
All'interno sono presenti delle colonne spostate contro la muratura perimetrale e collegate con essa,
per dare scenografia.
TEMPIO DI APOLLO - DIDYMA (Turchia)
III secolo aC
Tempio periptero con due giri di colonne (diptero).
Il fronte è una selva di colonne non tutte utili.
La porta di ingresso dà su un atrio con due colonne e sistemi di scale nascoste, e dall'atrio si va verso
una scalinata che conduce nella cella.
Nella cella è custodito un altro tempio.
TEMPIO DI APOLLO - DELFI
A pianta circolare a tholos, tipica degli edifici celebrativi per gli eroi.
FIRMITAS
Vitruvio, in base alla firmitas, individua cinque categorie di templi, suddivisi in base al rapporto tra le
dimensioni della base della colonna della peristasi e l'intercolumnio.
Vitruvio, da un suo esercizio di analisi si è accorto che quest'ultimo rapporto varia da un minimo di
1:1,5 e 1:3.
Secondo Vitruvio, i templi con un rapporto massimo di 1:2 possono dar luogo a degli inconvenienti
poiché quando le madri salgono i gradini per la supplica, non possono avanzare tra gli intercolumni
tenendosi a braccio, ma devono creare delle file.
Stare in fila non è il modo migliore per essere accolti dalla divinità. La divinità ci da la possibilità di
essere accompagnati.
Fa anche una considerazione sul fatto che se le colonne sono troppo vicine, da fuori non si possono
far intravedere i portali, dando impressione di ostilità.
Quindi Vitruvio dice che il rapporto proporzionale più vantaggioso è 1:3, che è quello del tempio
distilo.
Guardare questo rapporto solo dal punto di vista dell'utilitas però può portare problemi dal punto di
vista strutturale (firmitas), poiché l'ARCHITRAVE in pietra tra una colonna e l'altra, se si dilata troppo,
si può spezzare.
Perciò c'è un intreccio tra firmitas e utilitas.
Vitruvio da anche la soluzione: l
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Storia dell'architettura 1
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