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Storia dell'architettura dal 1500 al 1750

Archivio: informazioni base di un edificio

  • Nome;
  • Luogo;
  • Date;
  • Misure;
  • Paternità.

Strumenti: storico architetto

Mette in relazione testa e mano:

  • Osservazione dal vero;
  • Rilievo;
  • Ridisegno;
  • Reinvenzione;
  • Rappresentazione;

Disegni -> piante, sezioni, prospetti.

Metodi: costruzione di una geografia

“De Architectura Libri Decem” di Marco Vitruvio Pollione

Nell'età di Augusto ebbe grande sviluppo anche la trattatistica di argomento erudito, antiquario e tecnico, di cui si conservano peraltro scarse testimonianze. Il documento più importante è il De architectura di Marco Vitruvio Pollione, in dieci libri, pubblicato intorno al 25/27 a.C., che ebbe un’enorme fortuna già nell'antichità e poi in età rinascimentale: fu infatti il testo basilare e il modello principale per i trattati di architettura del Quattrocento e del Cinquecento.

Vitruvio era stato ufficiale al seguito di Cesare durante le campagne in Gallia, preposto alla costruzione, alla manutenzione e alla riparazione delle macchine da guerra. Architetto e ingegnere, aveva poi collaborato con Augusto, era il suo scriba armamentarius. Ottenuta una pensione, si era dedicato alla stesura della sua opera, in un periodo in cui il princeps stava realizzando un grandioso programma di sviluppo edilizio, con l’intento di rinnovare e abbellire la capitale e altre città dell’impero.

Il De architectura ha dunque un carattere di viva attualità; Vitruvio del resto lo dedica proprio ad Augusto, al quale esprime la sua personale riconoscenza e la sua devota ammirazione nella prefazione dell’opera. I destinatari, infatti, dovevano essere sia gli architetti che gli uomini politici. Questi ultimi venivano “sedotti” da Vitruvio cosicché costruissero le istituzioni civili secondo i canoni dettati dall’autore.

Si tratta della prima opera a carattere divulgativo, chiara e comprensibile per qualsiasi persona e in grado di varcare tutti i confini: non a caso viene scelto il latino, la “lingua del futuro”.

Contenuto dei libri

  • I Parti della scienza dell’architettura e criteri per la fondazione e costruzione della città;
  • II Storia delle tecniche architettoniche e i materiali per l’edilizia;
  • III-IV Edifici sacri;
  • V Edifici pubblici;
  • VI Case private;
  • VII Rifinitura e decorazione degli edifici;
  • VIII Opere idrauliche e acquedotti;
  • IX Costruzione di meridiane e di altri congegni per misurare il tempo;
  • X Macchine per usi sia civili sia militari.

Il primo libro

L'architettura: scienza adornata di molte cognizioni, con essa si regolano tutti i lavori che si fanno nell’arte e si compie del fare e della consapevolezza del fare. Vitruvio precisa che l’architettura si basa sia sull’abilità manuale (fabrica) sia sulla teoria (ratiocinatio), sottolineando in questo modo lo stretto, anzi inscindibile rapporto che deve legare la scienza teorica e quella applicata. L'architetto deve non soltanto saper leggere, scrivere e disegnare, ma conoscere anche la geometria e la matematica, la storia, la filosofia, la musica, la medicina, il diritto, l’astrologia e l’astronomia.

Secondo Vitruvio l’architetto deve rispettare tre assoluti che compongono l’architettura:

  • Firmitas, la solidità;
  • Utilitas, la comodità;
  • Venustas, la bellezza.

Architettura antica: de architectura

VI a.C. - VI/V d.C. III e IV libro

Tempio o Templi “Case degli dei immortali”

VI a.C. – II d.C. Utilitas

VI a.C. – III a.C. Sacro-Santuario - “principia” Culto-Rito-Mito - figuram aspectus Liturgia “in antis prostilo anfiprostilo *periptero”.

Architettura antica (VI a.C. – IV/V d.C.)

  • Tempio/templi (VI a.C.- II d.C.) VI a.C.- III a.C. Grecia antica, Asia Minore e Magna Grecia.

Templi (dal punto di vista dell’Utilitas)

Templum: santuari sacralizzati. Era destinato al culto divino e la sua architettura, esito di una storia lunga, nasce in relazione a tutti i tipi di esigenze ed è devota a tutte le divinità pagane; l’architettura, quindi, si mette in relazione con i sacerdoti.

Il culto delle divinità pagane stava nei miti. Miti: culto dell’immagine della divinità e della sua rappresentazione classica. “Casa degli Dei immortali”.

Il tempio nasce come luogo di custodia dell’immagine della divinità e, quindi, deve essere abitato dalla statua. Se gli Dei sono antropomorfi e hanno una casa, allora essa dovrebbe essere simile alle case degli uomini; per questo motivo le case dell’Egeo sono piatte e bianche. Chi ha costruito i templi aveva in mente l’immagine definita di una capanna, ovviamente in pietra.

  • Gradini: separano la casa dal terreno;
  • Pianta rettangolare: ha una relazione con il basamento;
  • Porta: ostacola mondo esterno e aldilà;
  • Tetto: tetto a falda, serve perché è funzionale al clima e fa sì che la pietra non si bagni e di conseguenza non crolli; offre più stabilità;

Vitruvio si rende conto che esistono molti tipi di templi diversi e ne analizza il panorama partendo da dei principia. Quest’ultimi fanno sì che si capiscano differenze e analogie tra gli edifici sulla base del figurarum aspectus, ovvero sull’aspetto figurativo.

Elementi significativi del tempio

  • Pronao: ingresso che separa e fa capire che si sta entrando in un tempio sacro. Serve a sostare, pregare e all’accoglienza, cioè ad un momento molto importante dal punto di vista mentale. Conduceva direttamente al nucleo o cella del tempio, dov’era posto l’idolo della divinità a cui era dedicato.
  • Naos: cella luogo chiuso con due colonne e uno spazio aperto delimitato da due pareti dette ante o antefissi. Dietro ad essa si trovava talvolta l’adyton, una sala interna, usata come camera del tesoro.
  • Inizialmente presenta due colonne e prende il nome di tempio in antis; successivamente si complica e le colonne diventano quattro, si parla quindi di tempio prostilo.
  • Crepidoma: contiene una cella con quattro colonne sia davanti che dietro. Si aggiunge un secondo colonnato per abbellire il tempio, in modo da non avere la parete posteriore vuota. Il tempio diventa anfiprostilo.

Tempio periptero

L'edificio diventa complicato, presenta infatti un colonnato o peristasi attorno a tutta la cella:

  • Fa in modo che non ci siano punti di vista privilegiati, l’edificio è stereometrico;
  • Amplifica il carattere che aveva il pronao;
  • Sfuma la relazione tra mondo esterno e interno, ovvero mono reale e sovrannaturale;
  • Si inserisce il baldacchino, composto da quattro pali che sorreggono un tessuto. In questo modo la statua è protetta, resa più visibile e nobilitata.

Il peristilio ha la funzione di baldacchino.

Tempio di Apollo, Siracusa

Costruito nel VI secolo a.C. il tempio di Apollo è un esempio massiccio e imponente del primo dorico, è esastilo, con sei colonne sul fronte. È a pianta rettangolare resa così dal crepidoma e dal basamento: sono infatti queste due strutture che regolano la forma. Le colonne sono sei e diciassette (numero dispari perché hanno un centro) con un diametro di due metri, ravvicinate a rastremate; l’intercolunnio centrale è più grande rispetto alla distanza tra le altre colonne. L’interno della cella non è uno spazio unitario, ma è diviso da due file di colonne che formano una navata con al centro la statua.

Tempio di Selinunte

Costruito nel 570, presenta una forma più allungata e una peristasi non perfettamente proporzionata al crepidoma. Il rapporto proporzionale è diverso, ha quindi più spazio. Troviamo sempre due pronai con una cella più semplice a navata unica in modo da lasciare più spazio per fluire. Oggi rimane davvero poco di questa città di fondazione fenicia, a causa di un terremoto che ha raso al suolo buona parte di essa.

Tempio di Era, Paestum

Costruito intorno al 535 a.C. è anche chiamato Basilica. Presenta un colonnato con un numero dispari di colonne, di conseguenza abbiamo quello centrale che divide la cella in due parti uguali forse per celebrare una divinità gemellare. Questa sua caratteristica viene definita pieno in asse. Presentano entasi delle colonne che sono le più pronunciate di tutti i templi antichi, capitelli scolpiti con ornamenti, elementi dorici che si fondono con elementi ionici.

Tempio di Zeus, Olimpia

Eretto nel V secolo a.C. è un tempio in antis esastilo, con sei per tredici colonne, che da dorico passa a corinzio. Presenta un muro trasversale ottenuto da una coppia di pareti e una scala a chiocciola, costruita nel muro, che portava a dei percorsi all’interno della cella per manutenzione. Questa scala era vicina all’ingresso in modo da non dover entrare nell’abitazione della divinità. La cella è più grande rispetto ai templi precedenti, poiché l’architettura interna comincia ad avere una funzione diversa e di conseguenza diventa più complessa. All’interno di essa troviamo una dilatazione della navata centrale, con una stanzetta successiva per i sacerdoti.

Acropoli di Atene, Partenone

Tempio dorico dedicato ad Atena, costruito nel V secolo a.C. dopo la vittoria di Atene sui Persiani e risultato di due stratificazioni: Callicrate (490) e Ictino (447). È un tempio periptero octastilo, a sua volta in antis con due celle complementari, con una proporzione diversa molto complicata, cioè otto per diciassette colonne. La cella è molto grande e occupa tanto spazio nel crepidoma, impediva le processioni nel peridromo che quindi si svolgevano nel santuario. La statua era enorme e incuteva terrore; era costruita con oro e avorio, la cosiddetta crisoelefantina. Concretizza in modo perfetto la fusione greca di monumentalità e delicatezza, è interamente costruito in marmo e interpretato come un oggetto scolpito: architettura e scultura (qui opera di Fidia) nascevano da un processo analogo.

Tempio di Apollo, Bassae

Edificio dorico arcaico costruito alla fine del V secolo a.C. da Ictino. Presenta due celle simmetriche con due entrate e semicolonne ioniche con capitelli a tre facce raccordate alla parete; questo perché si cerca di allargare lo spazio centrale, in modo da dividere la navata in due parti e non averne più una unica: la colonna in questo modo diventa una sorta di contrafforte.

Tempio di Apollo, Didyma

Edificio enorme diptero che contiene al suo interno altri edifici. Ha un pronao con quattro fila di colonne, è uno spazio affollato che serve come strumento di difesa e di separazione delle persone. Era una sorta di teatro a cielo aperto, gli oracoli venivano pronunciati nel vestibolo che era affiancato da due strette scale di pietra che portavano al piano superiore; mentre il fronte occidentale, adorno di semicolonne corinzie, portava verso il basso con una rampa.

Thòlos di Delfi

Costruzione circolare, spesso coperta a pseudocupola, di incerta funzione cerimoniale. Tempio periptero a pianta circolare costruito in marmo verso il 375 da Teodoro di Focea, che non cambia nulla dal punto di vista funzionale; era adorno di un colonnato di venti colonne doriche e doveva avere un tetto a cono fatto a capanna.

De architectura libri decem

III e IV libro figura. “species” principia categorie “Case degli Dei immortali” Utilitas Firmitas costruzione diametro colonna.

In pietra da taglio

Intercolunnio litotecnica Utilitas sistema elementi “snelli” Firmitas verticali e orizzontali riconoscibili/equilibrio statico.

I templi si possono classificare secondo cinque species che si esprimono sulla base di un rapporto aritmetico tra la misura della sezione della colonna e l’intercolunnio. Questo rapporto crea una classificazione che, ai fini di utilitas e firmitas, risulta diverso. Il parametro infatti cambia a seconda dei riferimenti.

Rapporti:

  • 1:1
  • 1:2
  • 1:3

Vitruvio critica alcuni edifici sulla base di questi parametri: infatti se il rapporto tra il diametro inferiore e l’intercolunnio è al massimo 1:2 si creano dei problemi, in quanto il passaggio non deve essere troppo stretto. Infatti la divinità essendoci amica non deve farci entrare uno dopo l’altro, ma deve far sì che la struttura sia aerea e che ci faccia fluire facilmente. Il rapporto 1:3 fa molto spazio, ma pone delle difficoltà strutturali in quanto gli architravi per la larghezza dell’intercolunnio si spezzano. In ogni caso all’interno del tempio di deve essere equilibrio.

Costruzione di una casa degli Dei

Platea di fondazione: palificazione del terreno attraverso la piantagione di alberi; si ottiene così un terreno solido per poterci costruire una struttura. Ogni singola colonna e la cella devono avere una fondazione per collegare tra loro bisogna compattare e costruire archi.

Costruzione del crepidoma

La prima architettura è quella della cava. La pietra una volta cavata doveva avere le stesse caratteristiche meccaniche che aveva in cava. Si trasportava il materiale via d’acqua, grazie ai torrenti. Grazie a un processo di ingegnerizzazione arriva il materiale a piè d’opera. L’intaglio e la lavorazione per la cella e il crepidoma erano operazioni molto delicate; in un cantiere bisognava riconoscere e prevedere a priori i blocchi adatti e i suoi costi. L’architetto, infatti, era colui che controllava il processo e cercava di renderlo il più economico possibile.

Litotecnica

  • Le facce superiore e inferiore dovevano essere lisce, doveva essere tutto statico e non meccanico;
  • Si lavoravano gli spigoli;
  • Per le facce laterali bisognava avere una parte ribassata che poteva restare scalpellata e una cornice rialzata liscia;
  • Il blocco doveva essere poi spostato o con dadi, o tenaglie, o olivella.

Costruzione dello stilobate

Non doveva contenere linee rette, ma era una struttura basata su linee curve. Esso doveva essere, infatti, convesso in modo da far fluire più facilmente l’acqua. Sullo stilobate andavano poi posati i blocchi stereometrici e isodomi della cella e delle colonne. La parete era composta da strati diversi, incastrati l’uno con l’altro.

Costruzione delle colonne

Sommatoria di tamburi detti rocchi con un foro centrale a sezione quadrata che permetteva la costruzione di ferri. Sopra la colonna si trova il capitello: è un nodo che contiene due elementi snelli, uno verticale e uno orizzontale. Insieme formano i pezzi fondamentali per capire la statica dell’edificio. L’elemento echino è un allargamento del punto d’imposta della colonna che consente di avere più superficie per l’appoggio dell’abaco e quindi del capitello. L’elemento abaco è una tavoletta piatta in marmo che connette l’intero sistema per poter appoggiare l’architrave. Le colonne sono composte da un capitello e da un fusto, idealmente unitario dalle scanalature e rastremato, ovvero il diametro alla base è diverso rispetto a dove appoggia l’echino. La colonna presenta un rigonfiamento, detto entasi, nel terzo inferiore, il carico di punta per cui se non si ingrandisse ci sarebbe una flessione. Sopra il capitello si trova l’architrave: blocco di pietra pesantissimo, issato con macchine e rinsaldato al di sopra delle colonne. È formato da più parti e distribuisce il peso su due colonne; appoggia in modo non centrato sull’abaco. Una volta erette le colonne e posati gli architravi si costruiva la copertura. Si sa ben poco di essa ma si pensa fosse di marmo con delle parti in metallo, come ferro fuso o battuto, o in legno; potevano esistere anche coperture in terracotta. Le decorazioni venivano realizzate una volta finita la struttura e successivamente il tutto veniva coperto da stucco, in modo da coprire ogni giunto e marmo. Lo stucco veniva a sua volta cerato e smaltato con colori primari.

Venustas: grazia, eleganza e simmetria

“Symmetria”

“Similmente al corpo umano”

Parti/Unità

Simmetria: uso di rapporti proporzionali che, usati in modo corretto, assicurano armonia all’architettura; rapporto tra le parti e l’unità. Analogia con il corpo umano: l’uomo vitruviano è proporzionale in tutte le sue parti. “Somigliantemente al corpo dell’uomo le membra dei sacri templi devono avere rispondenza di uguali misura in tutta la grandezza e in tutte le singole parti”, linguaggio architettonico.

Tempio di Teseo o Efesto, Atene

Tempio esastilo

Trabeazione: elemento portante orizzontale; è composta da tre elementi: architrave, fregio e cornice. Quest’ultima contiene a sua volta uno sgocciolatoio, che fa sì che non si bagni e non si rovini la pietra. Sopra la trabeazione ci sono timpano e frontone.

Ordine dorico

L’ordine dorico è caratterizzato da un capitello essenziale, una trabeazione liscia e un fregio complicato formato dall’alternanza di metope e triglifi; le metope sono semplici formelle che solitamente raccontano una storia con bassorilievi scolpiti. La colonna ha una proporzione di 1:6 o 1:7 tra il diametro alla base e l’altezza; il fusto presenta scanalature a spigolo vivo, con numero predeterminato.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valenina_Poli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Balestreri Isabella Carla Rachele.
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