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8. Le scienze e l’università

Università come luogo privilegiato di “cultura”, fino al 1500 rimasero poco ricettive

all’innovazione, ancorate alla struttura statuaria medievale in cui si faceva uso die

testi classici. L’orto botanico e il museo naturalistico avevano + una funzione di

ricerca che non didattica.

Solo nel 1600 si cominciò a promuovere lo sviluppo delle scienze naturali, ma

solo nelle piccole università:

Medicina: Hermann Boerhaave iniziò i medici a una nuova visione della medicina

 attraverso la verifica sperimentale della diagnosi e l’analisi chimica del rimedio

Tutto ciò contribuì allo sviluppo della chimica, che divenne disciplina a sè stante.

Fisica: van Musschenbroek istituì presso l’università un laboratorio di fisica e

 scrisse nuovi manuali di riferimento che divennero necessari una volta introdotta

la connessione tra pratica sperimentale e didattica

In altri paesi (Germania e Svezia) fu il potere politico a scardinare il sistema

tradizionale con la fondazione dell’Accademia Reale delle Scienze (Stoccolma)

come laboratorio di nuove idee. Il compito della Scienza era di rendersi utile allo

sviluppo economico della nazione. Il professore diventava un importante consulente

della politica economica governativa.

Anche in Italia vennero istituite nuove cattedre, il successo delle università è

spiegabile con la frammentazione degli stati italiani e la conseguente competizione

tra essi.

Malgrado gli indiscutibili progressi, fino al 1800 l’insegnamento universitario non si

impose come luogo privilegiato di ricerca.

La rivoluzione francese innescò un processo di grande rinnovamento

soprattutto nell’ambito delle scienze naturali, Napoleone comprese il valore

strategico delle scienze e le loro applicazioni, quindi vennero fondate numerose

facoltà di scienze. La modernizzazione investì anche alcuni stati tedeschi e italiani.

In Germania, Liebig introdusse l’insegnamento della chimica direttamente nel

laboratorio combinando didattica e ricerca scientifica, inoltre la creazione die

laboratori e centri di ricerca all’interno delle università garantiva agli scienziati una

carriera professionale e il riconoscimento della propria ricerca a livello istituzionale.

L’efficienza del modello tedesco garantirono alla Germania una supremazia sino al

1900, dove, negli USA molte università avevano adottato il modello tedesco, anche

se vi erano differenze profonde.

Elementi caratteristici università americane:

Godevano die finanziamenti del governo federale e delle fondazioni filantropiche

 Collaborazione tra università e industria (convergenza tra ricerca accademica ed

 esigenze industria, evidenti vantaggi economici)

Declino della centralità della cattedra, elemento centrale diventa il progetto,

 finanziamento, organizzazione, allestimento e realizzazione

Lo scienziato diventa manager, amministratore e organizzatore

La flessibilità del modello americano ha permesso agli USA di conquistare il primato

nella produzione di invenzioni e scoperte scientifiche e diventare modello di

riferimento per molti paesi europei.

Contraddizioni:

La dipendenza della ricerca scientifica dal finanziamento, l’ansia di raccogliere i

 fondi ha fatto dello scienziato una figura professionale a metà strada tra il

ricercatore e il manager

Ricercatore diventa un tecnocrate efficiente

 Sottoposto a pressione proprio dall’istituzione che + dovrebbe garantirgli le

 migliori e + libere condizioni per lo svolgimento della ricerca.

9. Specializzazione e discipline

La parcellizzazione della scienza è un fenomeno a partire dal 1850

In epoche precedenti, le uniche discipline ad avere carattere istituzionale erano la

Medicina (divisa in anatomia e chirurgia), la botanica, la matematica e

l’astronomia. Ci volle molto tempo prima che si scardinasse la classificazione fatta

da Aristotele, sino a chè nacque l’esigenza di trovare una chiave interpretativa

alternativa all’aristotelismo che venne elaborata a partire dal 1550 da Ulisse

Aldrovandi.

Secondo Aldrovandi l’osservazione della natura necessitava la creazione di una

disciplina autonoma: la Storia naturale intimamente legata al nuovo luogo, il museo,

in cui era stata concepita, rifletteva anche il desiderio di vedere riconosciuto il suo

museo e collezione privata.

Questo nuovo spirito avrebbe avuto conseguenze radicali sull’assetto disciplinare

tradizionale che prevedeva una filosofia prima, la metafisica. Bacone stabilì

l’importanza di estendere l’universo della sperimentazione e osservazione secondo

gli oggetti studiati, la restrizione del campo di indagine avrebbe quindi permesso allo

scienziato di accumulare tutti gli aspetti di un dato campo e di confrontarli con classi

limitrofe, attraverso l’esperienza.

In opposizione a Bacone, il pensiero di Cartesio volto a unificare il pensiero

scientifico attraverso in un metodo omnicomprensivo, basato sulla matematica e le

leggi della meccanica

Le opposte riflessioni tendevano ad un obbiettivo comune di creare uno spazio

istituzionale dove lo studio della natura potesse esprimersi in totale autonomia

L’Accadémie Royale des Sciences di Parigi promosse la specializzazione. Nel1785

vi erano 8 classi: geometria – astronomia – meccanica – fisica – anatomia – chimica

e metallurgia – botanica e agricoltura – storia naturale e mineralogia. Come forma

standard della comunicazione scientifica vi era l’articolo monografico, uno stile di

comunicazione sempre + specialistico che tuttavia rendeva molto difficile lo scambio

tra scienziati di classi differenti.

La specializzazione consentì da un lato l’affermazione di discipline che divennero

sempre + autonome come la chimica, che era ormai una scienza emergente, e

dall’altro un’enorme espansione della stampa specializzata che consentiva di

raggiungere un pubblico di lettori attento e competente.

La specializzazione dello scienziato divenne un obbligo professionale, anche se

ebbe come conseguenza l’estraniamento della ricerca scientifica dalla cultura e dalla

società. (1850)

Anche lo sviluppo economico funse da stimolo verso la specializzazione –

mineralogia e ingegneria mineraria – che portò gli stati europei verso la fondazione

di scuole superiori e collegi minerari.

La flessibilità che aveva favorito la specializzazione e la creazione di nuove discipline

ne promosse anche l’esaurimento a causa della difficoltà di rendersi completamente

autonome rispetto alla cultura filosofica del tempo.

Nel caso della storia naturale, l’estinzione fu dovuta alla scoperta che la materia del

regno minerale era diversa da quella degli altri due regni della natura. Questo portò

all’estinzione e diede vita a nuove discipline come la biologia, zoologia,

paleontologia, geologia, chimica e mineralogia.

La forza della specializzazione stava proprio nel rifiutare ogni tentativo di unificare le

ricerche riconducendole a principi generali e fondativi.

10. Scienza e politica

Le guerre, le scoperte geografiche ed altri elementi esterni accrebbero l’esigenza

degli Stati di servirsi die saperi tecnici e scientifici. La funzione strategica della

scienza divenne chiara solo con la Rivoluzione Francese, che consentì un rapporto

stabile e durevole tra scienza e politica: la scienza divenne il sostegno + efficace del

patriottismo e della rivoluzione. Alcune scoperte importanti che ebbero immediata

applicazione in ambito militare:

Il palloni aerostatici die f.lli Mongolfier

 Il telegrafo ottico – Claude Chappe

ma anche nell’ambito della medicina in cui veniva introdotto l’insegnamento e

l’osservazione diretta die pazienti: malato come oggetto di scienza, la de-

personalizzazione dell'essere umano.

Le scienze avevano trasformato la loro funzione sociale e gli scienziati

cominciarono ad occupare cariche politiche di primo piano anche se il cambiamento

+ importante appare nel controllo della pubblica istruzione per la quale, la scienza,

diventava fondamento ontologico (studio dell’ente come tale, nella sua essenza).

Il primo sovrano a comprendere l’utilità politica e strategica delle scienze fu

Napoleone, a cui però lo scienziato era subordinato.

La graduale ascesa politica e sociale degli scienziati è sostenuta dal positivismo

(dottrina che accetta solo il fatto, l’esperienza) che affida alla scienza la

trasformazione in una società guidata dalla razionalità scientifica (Auguste Comte).

Una nuova forma di potere si era già delineata con i progressi dell’industria che

poteva essere affidata solo a studiosi dotati delle capacità teoriche che potevano

promuoverne e progressi, da ciò gli scienziati divennero anche legislatori.

Nel 1900 divenne chiaro che la politica non poteva fare a meno della scienza e

delle sue applicazioni, il sostegno politico istituzionale si fece sempre + deciso sino a

mettere in discussione l’estensione dello stesso potere politico (costruzione della

bomba atomica).

Dopo il 1950, quindi dopo i due conflitti mondiali e Hiroshima e Nagasaki, la scienza

divenne incontrollabile, progrediva indipendentemente da ogni tentativo di

irregimentarla. Non era + possibile prestar fede alla neutralità della scienza,

rappresentava una minaccia per i politici che erano chiamati a dar conto degli effetti

indesiderati provocati dalle applicazioni delle scoperte scientifiche. Da un lato la sua

neutralità veniva data per scontata, dall’altro si chiedeva agli scienziati di operare

scelte politiche ed etiche preventive – i dibattiti sulla clonazione indicano i segni della

frattura delineatasi.

11. Scienza e tecnologia

Prima della rivoluzione industriale (1750), 1600, le tecniche erano essenzialmente

pertinenti al mondo delle corporazioni di arti e mestieri ed il loro progresso era

posto in relazione con la loro utilità. Bacone e Cartesio sentirono l’esigenza di

valorizzare la tecnica e di trarre profitto dal loro esempio nella costruzione di un

nuovo metodo scientifico, la superiorità del sapere pratico traeva alimento dal

mondo delle invenzioni tecniche e artistiche. Il progetto di Cartesio però non ebbe

seguito.

Nel 1700 la situazione cambiò: Diderot e d’Alambert (con la pubblicazione

dell’Encyclopedie) volevano imporre una nuova gerarchia del sapere in cui la pratica,

l’esperienza, le arti e le tecniche avessero un ruolo privilegiato. Bisognava però

superare la distanza che ancora separava gli artigiani dal mondo intellettuale. Ciò

avvenne soprattutto nell’ambito della chimica, in cui Lavoisier propose al fondazione

di una Societè centrale des artes, dove artisti e scienziati potessero collaborare

nella creazione di una nuova pratica scientifica, fu uno die primi passi verso la

creazione di una scienza dipendente dalla tecnologia.

In Inghilterra il maggior impulso venne dall’industria privata. La macchina a vapore

(James Watt), simbolo della rivoluzione industriale, nacque infatti in seguito alla

collaborazione tra uno scienziato un tecnico e un imprenditore.

La macchina di Watt era una motrice universale e versatile, applicabile ad una

grandissima varietà di impianti industriali, caratteristiche queste, che accelerarono

enormemente gli investimenti di grossi capitali nell’industria meccanica.

A tutela degli scienziati venne riformata la legislazione sui brevetti, riconoscendo un

credito dell’invenzione che poteva durate 3-5 anni. Tutto ciò favorì la nascita di

sistemi tecnologici sempre + complessi, e proprio in questo periodo il ferro divenne la

materia prima del progresso tecnico, favorendo la costruzione di impianti industriali e

reti di comunicazioni (ferrovie e navi a vapore). Alla definitiva affermazione di questa

tendenza egemonica mancavo ancora un elemento decisivo: l’applicazione

industriale dell’elettricità. Nel 1880 i principi di Pacinotti – macchina

elettromagnetica - e di Von Siemens – motore elettrico – diedero vita all’innovazione

cruciale dell’elettricità. La tecnologia si stava impadronendo della scienza, crebbero i

costi e questo determinò una vera e propria rivoluzione trasformando la scienza

tradizionale in BIG SCIENCE, un’attività che passa per grandi laboratori come il

progetto Manhattan District per la costruzione della prima bomba atomica per cui

vennero reclutati 250.000 uomini tra cui 30.000 tra scienziati ed ingegneri.

Strumenti e laboratori sempre + complessi costituiscono i prerequisiti per qualsiasi

ricerca scientifica d’avanguardia costringendo lo scienziato ad interagire con il mondo

della tecnologia ma soprattutto quello dell’industria.

12. Scienza e industria

La rivoluzione industriale è considerata un evento epocale nello sviluppo del

capitalismo moderno, che venne resa possibile attraverso l’investimento di grossi

capitali da parte di imprenditori e capitalisti con cui spesso gli scienziati entrarono in

conflitto.

Nel 1700 in Francia molti scienziati vennero chiamati a ricoprire incarichi direttivi

soprattutto nell’ambito dell’industria chimica che dipendeva prevalentemente dal

progresso tecnico e rispondeva all’esigenza di compensare la scarsità di prodotti

naturali. La produzione del salnitro e la ricerca per migliorarne in rendimento erano

settori strategici delle principali economie europee a causa delle frequenti guerre.

In Francia la produzione e la commercializzazione era affidata a La Ferme che

operando in condizioni di monopolio, realizzava profitti enormi a scapito della qualità,

fatto che fu tra le cause della sconfitta della Francia durante la guerra die sette anni.

Venne nominato direttore Lavoisier che portò innovazioni tecniche e produttive che

consentirono un notevole incremento della produzione delle polveri ed un

miglioramento anche della qualità, ma anche di carattere amministrativo ed

istituzionale quali corsi di insegnamento teorico e pratico. Nel sistema manifatturiero

le competenze individuali rappresentavano ancora un aspetto centrale della

produzione.

Con l’avvento della rivoluzione industriale inglese nei primi decenni del 1800, il

sistema manifatturiero subì un cambiamento radicale in quanto il sistema produttivo

era interamente basato su automatismi meccanici rendendo in gran parte obsoleta

l’abilità degli artigiani nella produzione (Andrew Ure). Dall’unione del capitale con la

scienza la conseguenza fu la riduzione del lavoro salariato a funzione di semplice

vigilanza e controllo. In Inghilterra l’unione del capitale con la scienza consentì il

miglioramento tecnologico dell’industria, e meno gravoso il lavoro della classe

operaia. Ure fu il primo scienziato che abbracciava la nuova professione di

consulente industriale.

Nel corso del 1800 l’industria si sviluppò soprattutto negli USA, ed ebbe come

protagonisti gli inventori, in quanto le università americane investirono + nell’ambito

della formazione che della ricerca.

Edison inaugurò “L’industria delle invenzioni” dove in pochi anni furono prodotti il

fonografo, il telefono, la lampada elettrica ed altre invenzioni minori, che non

avrebbero avuto alcun significato se l’industria non avrebbe provveduto a diffonderne

le applicazioni. Si crearono alla fine del 1900 veri e propri laboratori di ricerca

all’interno delle industrie americane ed europee dove vennero impiegati scienziati e

accademici.

Nell’industria farmaceutica uno die primi risultati ottenuti fu lo studio delle proprietà

dell’acido acetilsalicilico – aspirin -(Bayer)

La prima industria chimica – Dupont – scoprì nuove fibre tessili sintetiche, e nel

1937 il nylon ad opera di Carothers.

13. Professione scienziato

Ne “La piazza universale di tutte le professioni del mondo” 1585 di Tomaso Garzoni,

vi erano riportate tutte le professioni della società italiana alla fine del Rinascimento,

gli scienziati occupano una posizione subalterna non hanno un ruolo istituzionale

definito, le categorie emergenti sono gli artisti ed i mercanti: importanza del “saper

fare” sul “pensare”.

I currricola degli scienziati non sono omogenei, mancano die parametri comuni:

Agricola ha una preparazione filologica e umanistica ma lo si ricorda + come

- l’autore del “De re Metallica” trattato sulla metallurgia

Galileo studia medicina ma diventa filosofo alla corte die Medici a Firenze

- In Francia si utilizza il termine SARVANT per indicare uno studioso, erudito

- In Gran Bretagna vi è il NATURAL FILOSOFER come indagatore del mondo

- naturale (membri della Royale Society che però non sono ancora scienziati

professionisti)

Nel 1700 solo la medicina, l’astronomia e la matematica permettevano agli studiosi di

intraprendere una carriera professionale anche se raramente ben retribuita, era

ancora molto diffusa la pratica della committenza che consentiva di coltivare i

propri interessi senza l’assillo di trovare il modo di finanziare le proprie ricerche.

Le scienze non dipendevano dal giudizio altrui, potevano quindi aspirare ad una

verità svincolata dall’opinione soggettiva che consentiva agli scienziati di rivendicare

un ruolo superiore di quello consentito dalle discipline umanistiche ed un primato

sociale.

SCIENZA PORTATRICE DI VERITA’ OBBIETTIVE E STRUMENTO PER IL

CONSEGUIMENTO DEL PUBBLICO BENE, lo scienziato non + semplice filosofo

La depurazione dall’attività scientifica dalle contaminazioni dell’esperienza soggettiva

confermava la separazione dello scienziato dal resto degli intellettuali, anche se

nella pratica era forte l’esigenza di rivendicare il risultato ottenuto attraverso l’attività

scientifica, di identificarlo con il nome e cognome di chi l’aveva ottenuto. Questa

dicotomia tra scienza oggettiva e ruolo dell’autore è nata nel momento in cui le

accademie hanno voluto stabilire i criteri che garantissero alla scienza lo status di

oggettività incontestabile. Esempio è l’Accademia del Cimento i cui compito era

trarre risposte inequivocabili dagli esperimenti tentando di espungere dalla scienza

ogni riferimento alla filosofia e cosmologia.

Ne i “Saggi di Naturali Esperienze“si cercò di

rendere il linguaggio duttile e neutro, neutro, oggettivo che non lasciasse margini

- all’interpretazione

la natura, di una complessità irraggiungibile, poteva trovare espressione in un

- linguaggio che seguisse passo passo lo svolgersi die fenomeni e che si attenesse

alla mera descrizione die fatti

la neutralità del discorso scientifico e dell’impresa scientifica, veniva sottolineata

- dalla pubblicazione sempre anonima die saggi

la natura collettiva della scienza, la standardizzazione degli strumenti e criteri

- universali di osservazione

con i Saggi nasce una nuova immagine di autore scientifico, ed iniziò la

consuetudine di pubblicare articoli firmati da + autori, tant’è che ad oggi, l’articolo a

firma individuale è diventata l’eccezione. Lo scienziato afferma la propria identità +

come membro di un gruppo che lavora ad un progetto e accede ad un certo

laboratorio che come autore indipendente di scoperte.

14. I congressi

Fu uno degli strumenti + efficaci nel favorire un rafforzamento dell’identità politica e

della comunità scientifica europea. Le sue origini risalgono alla fine del 1700 per

rispondere a due esigenze:

spirito cosmopolita e collaborativo di una comunità scientifica omogenea con

- obbiettivi comuni

occasione per definire in modo + rapido e informale i confini di un determinato

- ambito disciplinare

gli scienziati trovarono nel congresso una nuova forza di aggregazione capace di

stimolare lo scambio di idee.

Il primo congresso internazionale si tenne a Parigi nel 1798 per discutere su

standard e misure da adottare nei vari paesi europei; venne adottato il sistema

metrico decimale che ebbe la virtù di avvicinare il comune sentire popolare e le idee

riformatrici della comunità scientifica.

L’idea ebbe tanto successo che venne ripresa da scienziati tedeschi che

organizzarono a Monaco il primo congresso della Società die naturalisti medici

tedeschi, che doveva essere l’occasione per creare una sede comune di discussione

a cui potessero partecipare tutti gli studiosi di scienze naturali e favorire un contatto

personale tra chi era impegnato nello stesso ambito della scienza.

Lo scopo del congresso divenne quindi di comunicare le + recenti scoperte, dialogare

apertamente e comunicare alla società, ma anche la consapevolezza del valore

politico di queste riunioni.

Nel 1859 il chimico August Kekulé propose di organizzare una conferenza

internazionale di chimica per fare luce sulla controversia sull’identità dell’atomo e

sulla nomenclatura da adottare. Si riunirono a Karlsruhe nel 1860, vi parteciparono

140 scienziati che riuscirono solo parzialmente nell’intento prefissato, ma il

congresso consentì anche in questo caso di unificare gli standard concettuali e

terminologici della scienza. Il libero scambio di opinioni e idee era destinato

comunque a dare frutti fecondi. Il congresso mise in contrapposizione Kekulè e il

chimico italiano Cannizzaro sulla necessità di mantenere una distinzione tra molecola

fisica e chimica, e quindi separare i due ambiti di indagine. Il pensiero di Cannizzaro

presentato nell’ambito del congresso provocò un enorme interesse, e riuscì a


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della scienza e delle tecniche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Vaccari Ezio.

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