Storia della scienza e delle tecniche
Modulo 1: le diverse concezioni storiografiche: gli oggetti
Gli oggetti della storia della scienza non coincidono con gli oggetti delle scienze. La storia della scienza si occupa di come gli oggetti sono stati costruiti di volta in volta, di come sono stati generati da una teoria, di come si sono evoluti nel corso del tempo in relazione all'evoluzione delle teorie.
Le fonti sono costituite in generale da libri e articoli, illustrazioni, tabelle, autobiografie, necrologi e commemorazioni, strumenti di ricerca, prodotti chimici, diari, lettere, taccuini, protocolli e registri di istituzioni scientifiche, relazioni ufficiali e documenti legali, riviste e giornali, edifici e laboratori, lapidi, targhe, etc. L'archivio risulta dunque molto vasto.
Le modalità con cui selezionare le informazioni sono state oggetto di un significativo dibattito nell'ambito della storia della scienza, distinguendo tra oggetti interni al dominio scientifico e oggetti esterni al dominio scientifico, che però condizionano e orientano la ricerca, da cui nascono rispettivamente due concezioni storiografiche: la storia interna (internisti) e la storia esterna (esternisti).
La storia interna della scienza
Oggetti interni
- Osservazioni ed esperimenti;
- Strumenti di ricerca e tecniche di osservazione, di sperimentazione, di controllo;
- Scoperte e le invenzioni;
- Paradigmi di ricerca o matrici disciplinari (Kuhn) o programmi di ricerca (Lakatos) immagini della scienza (Elkana) o tradizioni di ricerca (Laudan).
Presupposti e obiettivi
- Privilegiare il “contesto della scoperta” (il come della scoperta) prestando attenzione alla ricostruzione della genesi delle teorie;
- Le cause del progresso scientifico sono interne alla disciplina stessa (endogene);
- La storia della scienza è una storia verticale delle diverse discipline.
L'idea di storia interna si è diffusa ampiamente in epoca positivista e con essa la convinzione che la teoria di ogni singola disciplina scientifica possa essere ricostruita seguendone i percorsi e le evoluzioni interne indipendentemente dalle influenze delle altre discipline.
Si ritiene anche che le risposte ai problemi inerenti i fattori tecnici siano omogenee e condivise tra gli scienziati di un determinato periodo e contesto. A questo proposito Kuhn ha sostituito il termine paradigma con matrice disciplinare che indica “il possesso comune di coloro che sono impegnati nella ricerca all’interno di una disciplina particolare”. La definizione di “matrice”, così come quella di “paradigma” prevede la presenza di lunghissimi periodi in cui tutti gli scienziati lavorano in maniera concorde.
Kuhn ha inoltre precisato che il “clima” (ambiente) influisce su una determinata ricerca solo nella misura in cui diventa rilevante per i concreti problemi tecnici che gli studiosi si trovano ad affrontare.
La storia esterna della scienza
Oggetti esterni
- I caratteri psichici;
- La sfera del quotidiano;
- Gli orientamenti delle comunità scientifiche;
- Le scelte degli istituti di ricerca e la divulgazione scientifica;
- Le applicazioni tecnologiche e le loro implicazioni sociali;
- Le dottrine filosofiche e religiose;
- Le ideologie politiche;
- Le “mentalità”;
- Lo “spirito del tempo”;
- Le strutture economiche;
- Le dinamiche sociali;
- La “civiltà”.
Presupposti e obiettivi
- Privilegia il “contesto della giustificazione” (ossia il “perché” della scoperta);
- Attenzione alla ricostruzione della diffusione delle teorie e al loro rapporto con la tecnologia, l’economia, la società;
- Considera esogene le cause del progresso scientifico;
- Ogni vicenda è collegata con le altre, la storia della scienza è orizzontale.
Limiti della storia esterna: (messi in evidenza peraltro da storici che avevano in origine simpatizzato, es: Roger e Le Goff) il contesto sociale non produce la scienza, la storia della scienza non può essere completa se riferita solo al radicamento storico della disciplina.
La psiche individuale come oggetto di frontiera
La psiche individuale rappresenta un oggetto di frontiera:
- Internisti: la psiche appartiene agli oggetti interni perché senza di essa il flusso di informazioni che provengono dalla natura non potrebbe trasformarsi in conoscenza scientifica. L’uomo fa la scienza, per cui la psiche è centrale.
- Esternisti: hanno negato, attraverso il ricorso alla dimensione della psiche individuale, che la storia della scienza sia una storia delle teorie scientifiche affermando invece che è la storia di “attività” e di “coscienze”. Da qui deriva l’importanza del quotidiano, che conduce allo stile di un’epoca e a quello di mentalità.
J. Roger assume una posizione più moderata, sostenendo l’importanza dell' “ambiente culturale” in cui possono essere distinti due tipi di mentalità:
- Una che deriva da sistemi di pensiero religiosi – filosofici condivisi dallo scienziato con una parte dei suoi contemporanei;
- L’altra che deriva da sistemi di pensiero scientifici che possono coinvolgere anche discorsi non scientifici.
La categoria della totalità
L’archivio delle fonti può dilatarsi oltre e abbracciare la cosiddetta “storia dell’umanità” nel suo complesso. Questa prospettiva ritiene che la scienza rifletta le preoccupazioni della civiltà di quel momento ed è sostenuta dal “punto di vista della totalità” (Lukács): qualsiasi vicenda scientifica acquista significato solo se inserita nel processo d’insieme, lo storico deve dunque esaminare e descrivere tutte le componenti (la totalità degli aspetti).
Dunque un conto è considerare una determinata vicenda scientifica come influenzata dal contesto sociale ed un conto è considerare qualsiasi vicenda scientifica come il prodotto di un’epoca in tutte le sue componenti.
Critiche: non spiega perché uno scienziato piuttosto che un altro si sia fatto portatore di una teoria rivoluzionaria.
Gli oggetti intermedi
Le critiche più recenti hanno riguardato la legittimità della distinzione tra storia interna e storia esterna, molti ritengono che non sia possibile tracciare una linea di demarcazione fra il contesto della scoperta e quello della giustificazione, fra gli argomenti “razionali” e le motivazioni sociali e psicologiche, dunque, fra la storia esterna e la storia interna.
Gli oggetti intermedi rappresentano una categoria che può consentire di superare la tradizionale dicotomia. Essi sono gli oggetti privilegiati di quella che si definisce Storia della scienza, Storia del pensiero scientifico, Storia delle idee.
Tali oggetti sono:
- Gli apparati sperimentali e gli esperimenti mentali;
- Gli strumenti “immateriali”;
- L’“attrezzatura mentale”;
- I metodi di indagine;
- I risultati empirici e le relative interpretazioni teoriche che generano controversie;
- La “scienza decaduta”;
- Gli scienziati “minori” e le teorie che vennero ignorate;
- La definizione, l’applicazione, l’affinamento dei principi teorici;
- Le grandi “tradizioni di ricerca” (Laudan);
- Le “immagini della scienza” (Elkana);
- I grandi “themata” (Holton);
- L’evoluzione degli “stili di pensiero”.
I contrasti e le controversie sono oggetti particolarmente importanti, hanno goduto di una riconsiderazione solo in tempi recenti; i primi studiosi infatti avevano trascurato queste vicende considerandole irrilevanti. Storici come Koyré, Agassi e molti altri si sono invece soffermati proprio sulle strade talvolta “divergenti” che ha preso la scienza.
È inoltre importante la distinzione tra:
- Scienza approvata (ossia valida ancora oggi);
- Scienza decaduta (ossia oggi superata).
Koyré ritenne necessario studiare gli errori e i fallimenti con la stessa attenzione riservata ai successi poiché non sono solo istruttivi, sono rivelatori delle difficoltà che si è dovuto vincere, degli ostacoli che si è dovuto superare. Le teorie scomparse hanno inoltre contribuito al progresso scientifico evidenziando come per errore si possano imboccare strade fertili (carattere progressivo dell’errore). Dall’affermazione del carattere progressivo dell’errore si è passati a quella del carattere necessario dell’errore.
Le diverse concezioni della storia delle scienze: l'approccio
Approccio diacronico: lo studioso deve ricostruire il passato dal suo interno, deve fare storia non “del” passato ma “nel” passato, la storia del passato in quanto passato. La storiografia più recente preferisce l’approccio diacronico.
Limiti: proponendosi di ricostruire congiunture intellettuali e collegamenti che consentano di comprendere tutte le vicende di una determinata epoca, rischia di valorizzare alcuni autori “vinti” e le loro teorie e di metterli sullo stesso piano dei “vincitori”.
Approccio sincronico: (whig history) è necessario fare uso del presente quale punto di osservazione, poiché il passato che interessa è quello delle vicende che hanno condotto all’attuale sistema delle conoscenze, il passato va ricostruito come passato di questo presente. Inoltre ogni controllo effettuato dallo storico è realizzato con gli strumenti del presente e con una mentalità estranea alla scienza dell’epoca che si intende studiare.
Sostiene l’esistenza di criteri di valutazione oggettivi, universalmente ammessi e stabili da un periodo all’altro. Tali criteri sono quelli che caratterizzano il sapere attuale per cui possono e devono essere utilizzati per ripercorrere a ritroso la storia della scienza. L'approccio sincronico promuove la storiografia delle anticipazioni, ovvero concepisce il progresso caratterizzato da “precursori”. Praticata soprattutto dagli scienziati, tale opzione è stata contestata dai fautori dell’approccio diacronico.
Limiti: tende a occultare gli errori e i progetti falliti prestando attenzione solo agli scienziati e alle teorie dei vincitori; peraltro la grandezza dei vincitori appare sminuita poiché trascura gli ostacoli che questi dovettero superare. Inoltre tende a rimuovere la scienza decaduta e a proiettare sul passato le partizioni disciplinari del presente configurando scenari fittizi.
- Continuisti: approcciano alla storia postulando continuità nella storia della scienza, il loro lavoro è teso a documentare come il nuovo emerga dal vecchio nel solco della tradizione. Fa riferimento all’idea di una crescita graduale della conoscenza scientifica per cui ogni teoria ha proceduto per “ritocchi” che hanno condotto ai sistemi più avanzati. Dunque il rispetto della tradizione è una condizione essenziale del progresso scientifico (Duhem). La scienza è intesa come una successione ininterrotta di perfezionamenti e viene negata la presenza di “salti conoscitivi”, le cosiddette “rivoluzioni intellettuali”. La storia della scienza in questa prospettiva è la documentazione di un aumento di conoscenza.
- Discontinuisti: sottolineano l’esistenza di discontinuità, di fratture, di rivoluzioni scientifiche che avvengono in conflitto con la tradizione e quindi richiedono di abbandonarla. Origina come reazione di Kuhn al continuismo, sostenne che la ricerca scientifica sollecita impegni che non si accostano ma sostituiscono gli impegni precedenti, facendo emergere anomalie che sovvertono la tradizione attraverso il totale abbandono delle teorie precedenti, considerate incompatibili. Le due distinzioni si sovrappongono almeno in parte poiché i sincronici per la maggioranza sono continuisti ma vengono trattate separatamente perché dotate di caratteristiche diverse. Koyré, in opposizione al continuismo, sostenne tuttavia che l'idea delle rivoluzioni scientifiche non nega l’esistenza di lunghi periodi di preparazione. Sono numerosi gli studiosi che a questo riguardo hanno sostenuto che continuità e rottura coesistono: le rivoluzioni hanno spesso tempi lunghissimi.
Per una storia epistemologica della psicologia
La psicologia come scienza e disciplina ha origine tra la metà del XIX secolo e i primi decenni del XX in diverse nazioni europee ed extra-europee, con oscillazioni temporali in avanti o indietro secondo i paesi e le interpretazioni. Ricostruire la storia di questa psicologia “scientifica” presenta notevoli problemi e difficoltà:
- Legati alle recenti indicazioni metodologiche nei riguardi della storiografia della scienza (sembrano concordare sulla necessità di assegnare un posto di primo piano alla filosofia della scienza, disciplina in grado di fornire modelli di indagine che fungano da guida per lo storico); il rischio è quello di privilegiare troppo un modello della dinamica scientifica, forzando così l’interpretazione dei fatti e pervenendo a una ricostruzione non completa. Le indicazioni metodologiche infatti devono costituire per lo storico degli utili strumenti d’indagine e non delle rigide gabbie interpretative da sovrapporre ai fatti.
- La psicologia, a differenza di altre scienze che a un certo momento della loro storia hanno potuto contare su un “paradigma” unico e ufficialmente accettato dalla maggioranza degli scienziati, è progredita attraverso un susseguirsi di nascite, sviluppi, conflitti e declini di scuole e correnti, caratterizzate da teorie, metodi differenti e presupposti epistemologici diversi. Le scienze naturali anche se ricche di teorie alternative e contrastanti, in genere possono fare almeno affidamento su sistemi di riferimento meta-scientifici più stabili; la psicologia invece si presenta piena di antinomie epistemologiche complicando l'indagine storica.
La contemporanea storiografia della psicologia, chiamata “new history of psychology”, tende a prendere in esame tutti i fattori, interni ed esterni, in modo critico. Questo genere di indagine storica, definito anche “multifattoriale o della complessità”, cerca di tener conto della molteplicità e complessità di tutte le componenti che entrano in gioco nel cammino della scienza. La storia della psicologia è una storia di scuole in contrasto tra loro, di teorie e fatti contraddittori, di metodi alternativi, di scelte epistemologiche antinomiche; è una successione di paradigmi (Kuhn), di programmi di ricerca (Lakatos), di immagini della psicologia (Holton), di tradizioni di ricerca (Laudan) che necessita di essere collegata alle scelte epistemologiche di fondo per essere compresa in profondità.
Per passare – come afferma Comte – dallo stadio metafisico allo stadio positivo alla psicologia s’imponeva l’obbligo d’individuare un proprio statuto di scientificità, ossia di identificare un proprio oggetto, una propria metodologia e alcuni principi meta-teorici. Tuttavia l'istanza di scientificità è legata all'impiego di tecniche riduzionistiche che contrastano forse con la complessità e spontaneità della concreta esperienza umana, ma che corrispondono in ogni caso a esigenze molto precise di raccolta delle informazioni e di elaborazione e controllo delle teorie. La psicologia però non può sacrificare la complessità del proprio oggetto alle esigenze riduttive di un metodo precostituito, ma si trova nella necessità di aprire nuove strade, di inventare nuovi approcci metodologici, di escogitare nuovi strumenti di indagine.
L’epistemologia moderna ha messo in luce la natura del rapporto tra oggetto e metodi di una scienza, nel senso che è sempre un “criterio di protocollarità”.
Le origini della psicologia
La nascita della psicologia, in termini di scienza autonoma, viene collocata nella seconda metà del '800. I padri fondatori sono Helmholtz, Fechner e Wundt la cui opera “Grundzüge der physiologischen Psychologie” (1873-74) è considerata l'atto di nascita ufficiale insieme alla creazione del laboratorio di Lipsia nel 1879.
La questione della “fondazione” si presenta come uno dei più ardui problemi della storia della psicologia: il problema di determinare dove e quando nasca la psicologia come “scienza”, e in particolare se è giustificata l’affermazione che essa abbia avuto origine nella seconda metà dell’Ottocento (e non per esempio nel Seicento, in cui si suole collocare la genesi della scienza moderna) e che sia sorta in Germania e non anche in altri paesi europei.
Stabilire dove e quando abbia fine la “preistoria” e inizi la “storia”, ossia termini il periodo “prescientifico” e cominci quello “scientifico”, non è semplice.
Per analizzare tale problema può essere utile affrontare separatamente due temi fondamentali, strettamente connessi:
- La distinzione tra psicologia scientifica e pre-scientifica;
- I principali fattori che hanno determinato la nascita della “nuova” scienza.
Psicologia prescientifica
I fenomeni psichici sono stati oggetto di studio e di teorizzazione fin dall'antichità. Di essi si sono occupati specialmente i filosofi, che hanno cercato di osservarli, registrarli, classificarli e sistemarli in teorie principalmente in funzione dei problemi gnoseologici. Esempio: il De anima di Aristotele può essere considerato un trattato di psicologia.
Anche letterati, giuristi, astrologi e uomini di chiesa, medici e fisiologi, con motivazioni diverse, si sono interessati della psiche umana, lasciandoci opere piene di acute e mirabili osservazioni. Nel corso dei secoli si è accumulato un ricco bagaglio di conoscenze sulla fenomenologia della mente, fondato sull'introspezione.
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