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STORIA DELLA SCIENZA E DELLE TECNICHE

Introduzione alla Storiografia della Scienza - Helge Kragh –

Corso di Storia della Scienza e delle Tecniche – prof. Ezio Vaccari –

DEFINIZIONI GENERALI:Storia = “narrazione di fatti d’ordine politico, sociale, militare,

religioso, economico e simili, relativi ad una determinata epoca, a un determinato evento, a una

determinata collettività umana”Scienza = significa “conoscenza”, ma anche “insieme delle

discipline fondate essenzialmente sul calcolo e l’osservazione, come matematica, fisica, chimica,

scienze naturali, astronomia…”. Oppure “complesso organico e sistematico di conoscenze

determinate in base a un principio rigoroso di verifica della loro validità”

Tecnica = la risposta dell’uomo alla necessità di costruire i mezzi con cui soddisfare i propri

bisogni (a cui si arriva attraverso procedimenti empirici che non comportano una conoscenza di

tipo sistematico-scientifico)

Tecnologia (technology, secondo una definizione diffusa tra gli storici soprattutto anglosassoni) è

invece il prodotto di una relazione ben precisa tra sapere scientifico e attività di tipo industriale.

Storia della scienza e delle tecniche = definizione di compromesso: la scienza è intesa come un

sapere unico e assoluto, mentre le tecniche sono considerate nella loro pluralità. E’ storicamente

corretto ?

È difficile fare una storia “unitaria” della scienza: le storie delle singole scienze sono molto diverse

fra loro e richiedono competenze specifiche, dalle scienze esatte alle scienze naturali.

Differenze tra storia delle scienze e delle tecniche e storie ‘tradizionali’ (moderna,

• contemporanea, economica, politica…)

Interdisciplinarietà della storia delle scienze e delle tecniche

• Importanza della conoscenza del perché e del come si sia arrivati a determinati risultati

• scientifici e tecnologici, per poterli comprendere e dominare

Definizioni disciplinari:

storia della scienza

• storia delle scienze

• storia del pensiero scientifico

• storia della tecnica (più raramente delle tecniche)

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 1 di 1

ORIGINI DELLA STORIA DELLA SCIENZA

Età Classica:

La risoluzione di un problema matematico comprende la sua storia, come parte integrante del

• problema stesso. I Greci avevano un concetto ‘ciclico’ del tempo, quindi non sostenevano la

nozione fondamentale di sviluppo storico

Età Medievale:

Esistono alcuni commentari delle opere naturalistiche dell’antichità, ma poche FONTI

Cinquecento – Seicento:

Storia come parte integrante del progresso del sapere scientifico. Autori classici sempre citati

• nei testi e nei dibattiti scientifici.

Settecento:

Storia della scienza come strumento al servizio della scienza del tempo. Uso ‘politico’ della

• storia (ad esempio nella storia della Royal Society, che privilegia la ricerca empirica). - Grande

fiducia nel progresso e nella scienza: l’emergere delle scienze è un fenomeno cumulativo dovuto

alla “sete di conoscenza” dell’uomo.

Ottocento:

Con la professionalizzazione e l’organizzazione delle scienze si afferma l’interesse per la storia

• delle discipline tecnico-specialistiche.

Compaiono le prime “introduzioni storiche” nei trattati scientifici, che tuttavia fanno

• comprendere le idee dei loro autori più che la storia vera e propria.

Primi esempi di storie ‘eroiche’ e storie ‘patriottiche’ della scienza.

• Prime indicazioni di metodo sull’accuratezza dell’uso delle FONTI.

Novecento:

Accettazione della storia della scienza come parte della storia generale dell’umanità, anche se

• si continua a discutere sull’opportunità di fare una storia sintetica - ‘unitaria’ della scienza,

oppure una serie di storie ‘specialistiche’ delle singole discipline.

Le scoperte archeologiche, antropologiche e filologiche dell’inizio del Novecento rivelano

• l’antichità e la varietà delle culture scientifiche.

Si sviluppano le storie specifiche delle scienze con il progredire delle professionalità

• scientifiche: la prima è la storia della medicina con i primi corsi attivati nelle università del

nord Europa.

Si organizzano i primi congressi internazionali, nascono le prime società di storia della scienza,

• gli studi monografici, le riviste specializzate, i primi dipartimenti universitari negli Stati Uniti,

ecc.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 2 di 2

OBIETTIVI E MOTIVAZIONI

Lo sviluppo della SdS nelle ultime tre decadi è stato caratterizzato da una proliferazione di metodi

1

e prospettive, piuttosto che dall’emergere del generale consenso su cosa sia esattamente la

disciplina.

Risulta problematico parlare di uno scopo generale della SdS; di seguito alcuni giudizi:

I. È stato asserito talvolta che la SdS, se portata avanti in modo appropriato, può avere

un’influenza benefica sulla scienza contemporanea. Nella sua forma più elementare, si

presume che lo scienziato possa impiegare direttamente e con profitto la SdS traendo

ispirazione dallo studio delle opere dei suoi predecessori per trovare le soluzioni che sta

cercando, o addirittura per scoprire che queste soluzioni sono già state trovate da uno di

loro. Opinioni di questo tipo erano comuni nella SdS del primo periodo, sebbene fosse

difficile trovare esempi concreti di scienziati che avevano ricavato direttamente un

beneficio dalla loro conoscenza della SdS.

Una versione leggermente diversa da questa tesi è quella che sostiene che la SdS dovrebbe

fungere da strumento analitico per la valutazione critica dei metodi e dei concetti della

scienza moderna. È compito dello storico analizzare i problemi del passato in modo che

questi divengano accessibili e rilevanti per lo scienziato moderno. È opinione diffusa che i

concetti scientifici fondamentali possono essere capiti correttamente solo attraverso il

metodo “storico-critico”. Per esempio questo metodo fu adottato dal fisico Schrodinger che

intraprese lo studio della filosofia naturale greca al fine di chiarire problemi concettuali

della fisica moderna.

Anche se in alcuni casi gli scienziati sono stati ispirati dalla lettura della storia, questo

fatto non può essere considerato a sostegno della tesi di una rilevanza scientifica diretta

della SdS.

II. Grazie alla SdS noi apprezziamo di più la nostra scienza moderna, accrescendone così il

prestigio sociale. Dietro a questa idea della SdS come sostenitrice del prestigio sociale della

scienza, c’è il presupposto che questo prestigio non venga assicurato automaticamente, e

che quindi può aver bisogno di sostegno.

Conant (figura di rilievo nella vita universitaria americana del secondo dopoguerra),

dedusse che lo studio della scienza del passato porta alla conclusione che “...una azione per

primeggiare nella tecnologia e provvedere così al benessere e alla sicurezza del suo popolo,

deve primeggiare nella scienza pura”. Tali affermazioni sono molto popolari anche fra

scienziati dell’Europa dell’Est.

Utilizzando esempi tratti dalla storia si può facilmente contestare, che la scienza conduca

di regola alla tecnologia o che la scienza e la tecnologia, contribuiscano di norma la

benessere e alla sicurezza sociale. In ogni caso, qualunque siano state le relazioni fra

scienza, tecnologia e società, non si dovrebbe abusare della SdS come propaganda per il

mito della società scientifica.

III. La SdS adempie alla funzione molto importante di costituire un background per altri studi

metascientifici, come quelli di filosofia e sociologia della scienza.

Il filosofo può utilizzare la SdS induttivamente, vale a dire, grazie alla sua conoscenza di

come agirono e pensarono eminenti scienziati, egli può generalizzare queste esperienze

storiche in dottrine filosofiche o, viceversa le dottrine filosofiche possono essere avallate o

smentite dal confronto con i dati della SdS.

Recentemente i collegamenti fra la filosofia e la SdS sono molto più solidi e non c’è dubbio

che la storia giochi oggettivamente un ruolo filosofico molto importante. Tuttavia

l’interrelazione fra SdS e filosofia è complessa e ancora molto discussa.

IV. La SdS può adempire ad un’importante funzione didattica, dimostrando la vera natura del

sapere scientifico. L’uso della storia è giustificato dalla sua provata capacità di presentare

le scienze in modo più “morbido” e di renderle più interessanti in tempi in cui esse erano

considerate con sospetto. Senza dubbio la SdS può giocare un ruolo positivo nella didattica:

può contribuire ad una concezione della scienza meno dogmatica e può agire come antidoto

contro l’ortodossia e l’entusiasmo acritico per la scienza. La SdS può essere utilizzata anche

e per contrasto, per sostenere dogmi e per rafforzare l’autoritarismo della scienza.

1 SdS = Storia della Scienza

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 3 di 3

V. Per Sarton, la SdS doveva riflettere la disposizione umanistica della scienza, “il centro

dell’evoluzione umana ed il suo più alto fine”. Egli voleva richiamare l’attenzione verso le

connessioni e le origini che la scienza condivide con le discipline umanistiche. Sinceramente

la SdS può essere utilizzata per sostenere che molti scienziati sono stati profondamente

impegnati in interessi umanistici e che la loro scienza contiene aspetti umani di centrale

importanza. Ma questi argomenti non possono essere utilizzati ideologicamente per

2

mettere a tacere i critici della scienza contemporanea: dopotutto non è di nessuna utilità

per l’aspetto umanistico della scienza che Einstein fosse un valente violinista o che

Oppenheimer scrivesse poesie e studiasse filosofia buddista. La SdS dovrebbe piuttosto

essere utilizzata in questa connessione per chiedersi come mai gran parte della scienza

odierna non può più essere considerata espressione dell’attività umanistica.

VI. La SdS non ha bisogno di una giustificazione pragmatica , almeno in riferimento ai

3

problemi contemporanei. Come fattore importante nello sviluppo generale della cultura e

della società, la scienza attirerà naturalmente l’attenzione degli storici tanto quanto la

religione o l’economia. Dal momento che la scienza è stata probabilmente il fattore più

importante, nello sviluppo della società moderna, capire la SdS diviene assolutamente

necessario. Secondo questa concezione, la SdS non ha particolari scopi, se non quello di

rivelare il passato.

I problemi riguardanti gli obiettivi della SdS, sono strettamente legati alla domanda su

quanto e fino a che punto, possiamo imparare dalla storia. Noi non possiamo apprendere

dalla storia come risolvere specifici problemi scientifici, ma possiamo meglio capire la

nostra scienza contemporanea e inquadrarla meglio nel suo contesto sociale, se conosciamo

la sua storia.

2 Ideologia = complesso di idee e delle mentalità di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico.

3 Pragmatica = Preminenza dell’aspetto pratico e sperimentale, rispetto a quello teorico ed astratto.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 4 di 4

GIUDIZI STORIOGRAFICI

“La Storia generale e ragionata delle Scienze e delle Arti comprende quattro oggetti: le

• nostre conoscenze, le nostre opinioni, le nostre dispute e i nostri errori”

(D’Alembert 1759)

“Lo storico della scienza […] deve analizzare le interazioni costantemente prodotte tra le

• idee scientifiche e le altre manifestazioni intellettuali o economiche. […] La storia della

scienza ha come scopo di stabilire la genesi e il concatenamento dei fatti e delle idee

scientifiche, tenendo conto di tutti gli scambi intellettuali e di tutte le influenze che il

progresso stesso della civiltà pone costantemente in gioco.”

(George Sarton 1913)

“La storia del pensiero scientifico, per come io l’intendo e mi sforzo di praticare, mira a

• cogliere il cammino di questo pensiero nel movimento stesso della sua attività creatrice. Per

questo è essenziale ricollocare le opere studiate nel loro contesto intellettuale e spirituale,

interpretarle in funzione delle abitudini mentali, delle preferenze e delle avversioni dei loro

autori”

(Alexandre Koyré 1966)

“Non si conosce completamente una scienza finché non se ne conosce la storia.”

• (Auguste Comte 1830)

“La scienza del presente è dunque necessariamente superiore a quella del passato e non c’è

• alcuna ragione di tentare un arricchimento della scienza attuale mediante le conoscenze

degli antichi. Le loro teorie, necessariamente false, non assumendo in sé le scoperte

successive, non sarebbero in grado di portare alcun contributo effettivo alle scienze attuali”

(Claude Bernard 1865)

“Per combattere il dogmatismo, è molto istruttivo constatare come i fondatori di nuove

• teorie si siano resi conto maggiormente e meglio dei loro continuatori e commentatori dei

punti deboli e delle insufficienze dei loro sistemi. […] In conclusione, risalire alle origini

significa chiarire le idee, aiutare la scienza anziché bloccarla”

(Paul Langevin, 1926)

La storia delle scienze ha anche un valore educativo per gli stessi scienziati.

Il rischio della semplificazione è particolarmente grave per la storia della scienza, che spesso

rischia di ridursi ad un semplice e lineare resoconto cronologico composto da una serie di:

eventi

• invenzioni

• scoperte

• innovazioni

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 5 di 5

POSSIBILI EFFETTI NEGATIVI:

compilazione di una storia di precursori, di pionieri, di eroi, le cui attività sembrano tutte

• essere state in funzione di ciò che è attualmente accettato come “verità scientifica”

“popular science” che utilizza i fatti storici in modo disinvolto e poco accurato

• una narrazione storica dove scompaiono gli ‘errori’, i ‘perdenti’, i “vicoli ciechi”, i “nemici”

• della teoria poi vittoriosa, diversamente dalla narrazione storica tradizionale dove ogni

fattore viene almeno riconosciuto.

QUINDI:

“Non si può fare storia della scienza, ma anche storia in generale, senza calarsi

• completamente nella mentalità dell’epoca che si vuole ricostruire”

(Dario Generali 2002)

E’ realmente possibile?

“Lo storico delle scienze subirebbe un’immensa perdita se non facesse appello alle

• conoscenze superiori di oggi per valutare le scoperte e le teorie del passato. Ma è proprio

facendo questo che si espone al maggior pericolo. Perché la scienza compie autentici

progressi facendo scoperte e facendo errori, si è tentati in modo quasi ineluttabile di

considerare le scoperte del passato come semplici anticipazioni, e apporti della scienza

moderna, e annullare gli errori come cose che non portano a nulla. E’ proprio questa

tentazione che […] può condurre alla forma più insidiosa di falsificazione della storia”

(Alistair Crombie 1959)

“È un’interpretazione degli scopi delle concezioni e delle soluzioni del passato, del modo in

• cui si sono prodotti nel passato che costituisce la principale ambizione dello storico delle

scienze”

(Alistair Crombie 1959)

QUINDI:

Flessibilità ed eclettismo dello storico delle scienze, in grado di lavorare in diversi ambiti

disciplinari superamento della barriera fra le “due culture” (Charles Snow 1959)

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 6 di 6

TRE APPROCCI DI RICERCA:

1. Scientifico storia “interna” lineare con ricerca dei precursori conoscenza

 

approfondita delle teorie scientifiche

2. Filosofico storia “interna” con adesione a schemi interpretativi “continuità/

 

“discontinuità” (Rivoluzioni scientifiche)

3. Storico storia “esterna”: contesti e biografie rischio erudizione

 

Lo scienziato non possiede gli strumenti di ricerca che sono propri dello storico (la capacità

• di orientarsi tra FONTI e bibliografia, conoscenza del periodo storico da trattare, ecc.).

Utilizza le FONTI per fare una storia “interna” e lineare della disciplina, senza

• prendere in considerazione gli elementi esterni alle idee scientifiche e gli “errori”

scientifici ( storia della scienza, costruita sulla base dei “precursori”).

Ha il vantaggio di dominare concetti e conoscenze scientifiche attuali, fondamentali

• soprattutto per la storia di scienze come la fisica o la matematica, ma in genere per tutte le

discipline, soprattutto se in riferimento agli ultimi due secoli

Fare storia “interna” è spesso una tendenza propria anche del filosofo o dello storico

• della filosofia e delle idee.

Ma, mentre lo scienziato, naturalmente permeato della cultura scientifica del proprio

• tempo, tende ad interpretare i fatti del passato giudicandoli negativamente o positivamente

con il metro di giudizio del presente (può quindi non ritenere necessario di occuparsi di

coloro che, secondo la scienza attuale, hanno sbagliato), il filosofo o lo storico delle idee

tendono a verificare nel corso della storia di una data disciplina l’adesione ad un grande

schema interpretativo, come ad esempio quello basato su discontinuità e

continuità.

La teoria delle RIVOLUZIONI SCIENTIFICHE, che fa riferimento agli scritti di Thomas

• Kuhn (The structure of scientific revolutions, 1962), prevede il verificarsi dirompente di

elementi di discontinuità (le rivoluzioni scientifiche appunto). Si tratta di fratture

improvvise nel corso di una scienza “normale” nella quale, durante i lunghi periodi

intermedi alle rivoluzioni, non accade nulla di rilevante e la comunità scientifica si basa su

solidi “paradigmi”. La RIVOLUZIONE SCIENTIFICA è un grande schema concettuale,

occupa quasi un secolo e mezzo (tra metà Cinquecento e fine Seicento) e afferma la nascita

della scienza basata sul metodo sperimentale. Non è un fenomeno dirompente e comunque

agisce in vari contesti (astronomia, matematica, cartografia, fisica): l’uomo è scienziato, non

più mago, studia la natura attraverso quelle che individua come le sue leggi: ad esempio,

Galileo studia i fenomeni applicandovi criteri matematici e sottoponendoli a verifica

sperimentale, mentre la natura viene classificata sistematicamente dai botanici sul

terreno….

Opposto all’idea di una scienza che si evolve in modo discontinuo è il concetto di

• continuità: un accumularsi graduale di conoscenze in cui tutti gli elementi (grandi

scoperte e teorie fallite o abbandonate) contribuiscono allo sviluppo di una scienza,

evolutasi anche attraverso successive controversie collegate tra loro.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 7 di 7

Lo storico agisce muovendosi dal particolare: da un caso locale significativo, da un periodo di

tempo ben delimitato o, ad esempio, da una biografia intellettuale, egli ricostruisce una vicenda

con l’ausilio indispensabile di una gran mole di documenti.

Si può fare una storia della scienza partendo dai singoli individui, per includere istituzioni,

università, accademie, giornali, società scientifiche per la diffusione e promozione delle scienze

nella società. Il rischio è una storia troppo “esterna”.

PITFALLS (TRAPPOLE): HOOYKAAS, 1982

• Hero-worship: compilazione di una storia di precursori, di pionieri, di eroi, le cui attività

sembrano tutte essere state in funzione di ciò che è attualmente accettato come “verità

scientifica”.

• Group chauvinism: un’esaltazione nazionalistica delle “priorità” nelle scoperte o affermazioni

fatte da scienziati compatrioti dello storico.

• Un sentimento di superiorità verso i predecessori che porta a guardare al passato con

condiscendenza e scarso interesse a ‘calarsi’ nella mentalità e nel contesto dell’epoca in esame

• Una forma di “popular science” o divulgazione scientifica che utilizza i fatti storici in modo

poco accurato o come elementi ‘decorativi’

• Una narrazione storica dove scompaiono gli “errori”, i ‘perdenti”, i “vicoli ciechi”, gli antagonisti

delle teorie poi vittoriose (“whiggism”) e lo sviluppo storico è visto in funzione delle teorie

scientifiche attualmente adottate (“presentism”)

LE FONTI

Una FONTE è un elemento materiale del passato, un dato obiettivo creato da esseri umani; per

esempio una lettera o un vaso di argilla. Ma tale elemento non è di per sé stesso una FONTE. Esso

può detto un residuo del passato o un oggetto di FONTE. Se il residuo deve ottenere lo status

materiale di FONTE, esso deve essere una prova del passato, deve dirci qualche cosa su questo. È

lo storico che trasforma il residuo in una FONTE mediante la sua interpretazione. Ponendogli

quesiti partendo da un’ipotesi particolare, lo storico “costringe” la FONTE a sprigionare

un’informazione.

Diversamente dal residuo la FONTE, non è un elemento materiale, ma deve essere considerata

come informazione che ne è stata ricavata. L’informazione ottenuta dalla FONTE, e in tal senso la

FONTE stessa, diventa un gioco reciproco fra l’oggetto-FONTE e lo storico, un incontro fra passato

e presente. Ne segue che mentre l’oggetto-FONTE è fisso, proprio la stessa FONTE può fornire

informazioni diverse e forse contraddittorie.

“...La SdS continuerà a dipendere dalle FONTI disponibili al momento, ma la corretta valutazione

e l’uso delle FONTI, dipenderà dall’abilità dello storico nel fare ricerca critica storica”.

Certe fonti sono relazioni sul passato scritte con lo scopo di dire qualcosa su quel che una volta fu il

presente; o sono dirette ai contemporanei, o più raramente, a generazioni future. Le fonti come

queste che intenzionalmente forniscono testimonianze, si dicono FONTI ELOQUENTI o

SIMBOLICHE.

In contrasto con queste, le FONTI MUTUE o NON SIMBOLICHE che sono quelle che danno

informazioni soltanto non intenzionalmente o involontariamente. Le fonti SIMBOLICHE e NON

SIMBOLICHE sono create da esseri umani è non è molto nitida la loro linea di separazione.

Tipiche FONTI SIMBOLICHE:

Lettere, taccuini, bibliografie, manoscritti, riviste a stampa periodica, appunti di

• laboratorio, opere a stampa, biblioteche degli scienziati del passato; altro materiale

SCRITTO o iconografico (illustrazioni, carte, mappe, diagrammi).

A differenza delle fonti non simboliche, esse possono contenere valutazioni sulla situazione

esistente all’epoca in cui sono state scritte. Le fonti che hanno maggior importanza per la storia,

appartengono a questo gruppo.

Tipiche FONTI NON SIMBOLICHE:

Strumenti scientifici

• Collezioni naturalistiche

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 8 di 8

Attrezzi e macchine

• Edifici e costruzioni

Esse possono fornire preziose indicazioni sugli aspetti sperimentali e tecnici della scienza, aspetti

che facilmente possono essere sottovalutati, se lo storico si fida solamente di fonti scritte.

L’obiettivo dell’analisi fondata su fonti, è quello di determinare se esse siano attendibili oppure no.

In tale contesto si usa far distinzione fra FONTI PRIMARIE e FONTI SECONDARIE.

Per FONTE PRIMARIA si intende una fonte che proviene dal tempo del quale essa fornice

informazioni: come tale essa ha una connessione diretta con la realtà storica. Consente la

ricostruzione del patrimonio di conoscenze, studi e attività di uno scienziato o istituzione:

Libri e articoli pubblicati su periodici, atti di accademie e società scientifiche etc.

• Le carte private, manoscritti, corrispondenze, diari, disegni e carte.

• Fonti d’archivio, carte ufficiali che possono aver riguardato l’attività di lavoro dello

• scienziato.

Una FONTE SECONDARIA, proviene da un periodo più tardo di quello per cui serve da fonte.

Sono gli studi che, basandosi sull’analisi delle fonti primarie, si occupano di singoli scienziati o

dello sviluppo di alcune scienze e tecniche in un determinato periodo storico.

Si vuole ancora ribadire che la distinzione tra fonti primarie e secondarie non è cosi netta; poiché

La distinzione tra FONTI PRIMARIE e SECONDARIE, si applica solo alle FONTI di tipo

SIMBOLICO.

una fonte è tale soltanto in un contesto storico preciso, lo stesso oggetto della fonte può costituire

tanto una fonte primaria quanto secondaria, a seconda dell’uso che se ne fa!

Un altro modo di classificare le fonti è la distinzione tra FONTI PERSONALI e FONTI

ISTITUZIONALI.

Queste a loro volta si possono distinguere in:

CONFIDENZIALI = lettere, diari, giornali di laboratorio, manoscritti, interviste,

• questionari e protocolli, rendiconti, registri di istituzioni.

PUBBLICHE = articoli, libri, autobiografie, giornali, relazioni ufficiali e bibliografie.

Il valore delle fonti CONFIDENZIALI (non pubbliche), dipende dalle vedute e dagli interessi

dello storico. Per quanto riguarda gli aspetti cognitivi della scienza, le fonti non pubbliche avranno

una priorità assoluta. Ma ciò non vale se lo storico è ad esempio focalizzato sulla scienza come

fenomeno sociale. Con questa prospettiva, taccuini, note di laboratorio, manoscritti saranno in

gran misura irrilevanti. Il fatto è che queste fonti sono mezzi privati, e pertanto hanno poco a che

dire con la storia sociale della scienza. Un manoscritto noto solo all’autore, non può avere avuto

un’influenza sociale sull’evoluzione della scienza! Lo storico sociale si concentrerà quindi

maggiormente su fonti PUBBLICHE. In generale, la storia sociale, richiede un approccio più

complesso e diverso da quello della storia intellettuale. Lo storico sociale, avrà da esaminare non

soltanto gli attori (gli scienziati), ma anche il loro pubblico!

INTERPRETAZIONE DELLE FONTI

È di fondamentale importanza la selezione e la valutazione dei materiali delle fonti, anche in

relazione alla tipologia e ai diversi livelli di comunicazione.

Le dichiarazioni pubbliche e le affermazioni private degli scienziati vanno valutate alla luce

di una loro possibile alterazione in funzione di un particolare obiettivo (ad esempio la carriera,

l’avanzamento sociale, il consenso politico, questioni morali, etc.).

È spesso impossibile fare SdS non tenendo conto dei molteplici condizionamenti economici,

ideologici e soggettivi a cui è sottoposta la ricerca (“storia esterna”)

Le fonti contraddittorie (idee diverse e spesso contrastanti sul medesimo processo scientifico):

esprimono la complessità delle vicende storiche che portano a rilevanti eventi scientifici.

Diffidare delle ricostruzioni storico-scientifiche troppo lineari: una storia comparata delle scienze e

delle tecniche, oltre a fornire un’immagine articolata e corretta, permette un approccio critico,

basato sulla consapevolezza della tortuosità del procedere della ricerca e dell’elaborazione delle

teorie, contro le tentazioni ad adottare modelli assoluti e rigidi.Non esistono fonti “neutrali”:

Questione della diversa

ogni fonte ha un’origine, una ragione d’essere, un significato…

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della scienza e delle tecniche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Vaccari Ezio.

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