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accessibilità delle fonti Problema della eccessiva quantità e della difficile

verificabilità delle fonti

Importanza dell’acquisizione degli strumenti interpretativi di base (lessicali, filologici,

iconografici, paleografici,...). METODOLOGIE DI RICERCA

Il processo di ricerca storica comincia con l’individuazione di una situazione problematica. Lo

storico sceglie tale situazione, tale problema, in relazione al suo desiderio di occuparsi di un

soggetto particolare. Egli pone i quesiti sul soggetto, costruisce un’idea di quel che desidera sapere.

Tali quesiti conducono naturalmente a fonti particolari, che potrebbero forse essere idonee a

rispondere alle domande. La situazione di partenza del problema si trasformerà mediante il

processo di ricerca, in parte in conseguenza dello studio delle fonti.

Innanzitutto bisogna reperire ed identificare le fonti riguardanti il problema proposto. Ciò può

richiedere una dura fatica. Spesso è buona idea prendere le mosse da fonti secondarie, in

particolare da lavori che altri storici hanno scritto sugli stessi argomenti; in tal modo ci si può

risparmiare una lunga ricerca di consultazione.

Qualunque sia l’approfondimento delle fonti, tuttavia lo storico non riuscirà mai a fondare

uno studio su tutte le fonti attinenti. È impossibile sapere se un’informazione rilevante possa

trovarsi in fonti che non sono state consultate.

Una volta scelte le fonti, lo storico dovrebbe sin dall’inizio, verificare la loro autenticità. In

altre parole egli dovrebbe prestare attenzione all’eventualità che esse potrebbero esse state

falsificate.

Criticismo Storico è il processo di analisi critica delle fonti eseguito per stabilire la loro

autenticità e attendibilità. L’informazione presentata è di solito la versione che l’autore fornisce

della realtà. Occorre analizzare i motivi che l’autore aveva per scrivere sull’argomento; stabilire la

motivazione della fonte. A chi era rivolta originariamente? In quali condizioni è stata scritta? E

soprattutto si deve confrontare l’informazione contenuta nella fonte, con altre testimonianze

riguardanti lo stesso evento; in particolare si deve confrontare con altre fonti!

Alla luce di quanto esposto, sono possibili le seguenti considerazioni:

La storia ‘oggettiva’, cioè tutto ciò che è realmente avvenuto, nella sua completezza, sarà

• sempre al di fuori della nostra comprensione.

La storia che fa lo storico è solo il prodotto di una ricerca che implica selezioni,

• interpretazioni e ipotesi sui vari tipi di fonti disponibili

Quindi vanno considerati:

1 – il problema dell’ obiettività della ricerca storica

2 – il problema delle fonti

Quanto si può essere obiettivi nella ricostruzione di un fatto scientifico?

LA STORIA PER “IPOTESI” o “IPOTETICA”

Quando si usa:

1. Esiste una situazione analoga a quella di alcune scienze: la storia umana come la storia

naturale (in particolare paleontologia, geologia e parte dell’astronomia…), non è

direttamente osservabile nel suo svolgersi, ma è solo “ricostruibile per ipotesi”.Quando

mancano completamente alcuni elementi per la ricostruzione storico-scientifica (fonti)

oppure essi sono fortemente incompleti.Perché si usa:

1. Per comprendere l’importanza degli elementi di casualità e le connessioni causali tra

gli eventi che hanno portato a momenti importanti nella SdS si può utilizzare la “storia

ipotetica”.

Esistono però alcune correnti di pensiero, che hanno una concezione negativa nei riguardi

dell’utilizzo della storia ipotetica.

Secondo queste teorie, gli eventi storici, a causa della loro collocazione nel passato, non possono

essere ricreati o manipolati; per queste ragioni le affermazioni ipotetiche e contrarie ai fatti, sono

inaccettabili nelle opere storiche. Sarebbe certo inutile e probabilmente insensato chiedersi se un

certo fatto sarebbe stato scoperto ugualmente da qualcun altro oltre al suo scopritore, se questi non

fosse esistito.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 10 di 10

Un’affermazione contro l’evidenza dei fatti è un’affermazione “fattualmente falsa”; in altre parole è

inconciliabile coi fatti noti. Tali affermazioni sono anche chiamate “controfattuali”. Se non si

fosse verificato il caso X, Y non sarebbe avvenuto, è un’asserzione controfattuale, in quanto il

caso X si è di fatto verificato (che Y sia accaduto o no).

La storia controfattuale sembra presupporre che singoli eventi storici possano essere astratti dal

loro contesto, senza disturbare niente più che alcuni altri avvenimenti. Secondo molti storici, con

un punto di vista globale, questa presupposizione è fondamentalmente ingiustificata, dal momento

che tutti gli eventi storici sono connessi gli uni agli altri. La presupposizione che un avvenimento

reale non avesse avuto luogo, avrebbe cambiato tutti gli eventi successivi, in modo totalmente

prevedibile. Nonostante queste obiezioni, situazioni storiche controfattuali hanno comunque valore

nella storia.

In pratica le domande controfattuali non sono rare nella SdS:

“Noi dovremmo chiederci non solo come fu realizzata questa scoperta, ma anche perché non venne

realizzata prima, e quale sarebbe stato il corso della storia se fosse andata diversamente” (Bernal

1969).

Alcuni importanti storici, ritengono insostenibile il rifiuto della storiografia ipotetica: “...nessuno

storico nega la possibilità di capire ciò che è stato, immaginando cosa sarebbe potuto accadere

invertendo, o al contrario, rimuovendo dei fattori causali. La immaginaria costruzione di un

possibile futuro non deriva dal tentativo di negare al passato il suo corso effettivo. Al contrario,

essa sottolinea la vera natura storica del passato, liberandolo da tutto ciò che potrebbe sembrare

dettato e imposto dal destino”. L’APPROCCIO BIOGRAFICO

Biografie di eminenti scienziati, costituiscono una delle forme più antiche, fondamentali e di

grande diffusione, di SdS. Anche se le biografie sono spesso di dubbia qualità, esse possono

svolgere funzioni non consentite da altre forme di storia.

Dato che una biografia scientifica è costruita attorno a un individuo, essa può facilmente

sconfinare e fornire un quadro distorto dell’evoluzione della scienza. Infatti, è nella stessa natura

delle cose (se ci si concentra sulle conquiste dello scienziato la cui storia di vita viene narrata),

esaltare i suoi successi mentre altri scienziati rimangono nell’ombra.

Esistono biografie scientifiche “eroiche” o “mitizzate”, ma anche molto negative o distruttive

del mito, come nel caso di celebri personaggi storici. Per esempio in una delle biografie di Newton,

il fisico è si dipinto come un genio, ma un genio umano che ha sofferto conflitti psichici al limite

della paranoia e che non era assolutamente al di spora degli interessi di questo mondo.

L’approccio biografico consente di effettuare una ricerca storica rigorosa e articolata, ma nel

contempo offre un punto di osservazione privilegiato sulla scienza del periodo in cui agisce

l’oggetto della biografia.

Il rischio è pertanto l’identificazione del biografo con lo scienziato, presentato come un “eroe”

mentre i suoi oppositori o rivali sono rappresentati come i “malvagi”. Quando ciò accade, la

biografia degenera nella cosiddetta “agiografia”, una storia incolore e priva di senso critico.

Il secondo rischio è dettato dalla tendenza a “psicanalizzare” eccessivamente l’oggetto del proprio

studio biografico. Se si usano estensivamente idee psicoanalitiche o simili, si può parlare di un

approccio “psicobiografico”. Questa è un’arte difficile, piena di tranelli. Ad esempio Sigmund

Freud, scrisse uno studio psicobiografico su Leonardo da Vinci, in cui analizzò le esperienze

d’infanzia di Leonardo. In questo studio Freud commise un errore grossolano nella traduzione della

parola italiana “nibbio”, che interpretò come “avvoltoio”: termine che nella psicanalisi ha un

significato simbolico particolare e su cui Freud fondò parti della sua interpretazione di Leonardo.

Esiste inoltre l’autobiografia: è una fonte utile ma mai casuale, quindi da interpretare nelle sue

motivazioni originarie. PROSOPOGRAFIA

La prosopografia è l’uso di biografie collettive nella ricostruzione storica. Questo metodo è

caratterizzato dal fatto che esso usa come fonti i dati riguardanti più persone ed eventi

(bibliografie collettive, tavole sinottiche di scoperte e invenzioni, registri e annuari). Si basa quindi

sul concetto di comunità scientifica: studi sull’evoluzione e sui progressi delle comunità e

discipline scientifiche, sono un genere storico che utilizza metodi simili a quelli della prosopografia.

La prosopografia privilegia lo studio delle “élites” scientifiche, spesso legate a un istituzione (per

esempio la Royal Society nel XVII secolo o il circolo esclusivo di scienziati vincitori di premi Nobel

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 11 di 11

del secolo presente). Come è stato però più volte sottolineato, una corretta esposizione della SdS

sociale, dovrebbe ampliare le proprie indagini anche verso coloro che non hanno mai ricevuto un

riconoscimento ufficiale, verso gli scienziati per così dire “normali”, oppure i molti che non sono

scienziati veri e propri ma che appartengono alla periferia della scienza.Offre anche un approccio

di tipo statistico che assegna notevole importanza al dato numerico.

I risultati dell’indagine prosopografica non intendono interpretare i contenuti della scienza in

questione, ma offrire dati empirici , non problematici. La prosopografia è infatti una

4

forma di storia QUANTITATIVA.STORIA QUANTITATIVA DELLA SCIENZA

Per denotare un insieme di metodi che quantificano l’evoluzione, il progresso e la distribuzione

della scienza in un determinato periodo, si usa il termine di “SCIENTOMETRIA”.

Si possono distinguere due generi di studi nella SdS orientata scientometricamente:

1. Studi che si focalizzano sull’evoluzione della scienza nel tempo, quantificata in vari modi. È

tipica la descrizione dell’evoluzione della crescita scientifica.

2. Studi che si focalizzano sulla struttura della comunicazione scientifica in un dato periodo di

tempo, e sull’influenza dei contributi scientifici nel periodo stesso.

La scientometria ricorre a due elementi di misura quantitativi:

1. Il numero degli scienziati.

2. Il numero delle pubblicazioni scientifiche.

Nel primo caso vi sono però ovvi problemi: quali persone dovrebbero essere classificate come

scienziati?

Nel secondo caso, si presuppone che la comunità scientifica sia esclusivamente “papirocentrica”, in

cui la pubblicazione è riconosciuta come virtù o necessità. Non vi è dubbio che la scienza-base oggi

è governata dal fenomeno “pubblica o perisci”, ma in tempi più antichi, la tirannia della

pubblicazione era meno evidente o non esisteva affatto.

4 Empirici = pratici, sperimentali.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 12 di 12

Altri elementi che si possono misurare sono:

Il numero di scoperte, invenzioni, brevetti.

• Il numero di particolari eventi.

• Il numero di premi scientifici.

Le tecniche scientometriche sono fondate sulla largamente accettata supposizione che, almeno in

linea di principio, sia possibile localizzare con precisione nel tempo le scoperte scientifiche ed

isolarle come eventi singoli. Una tale visione è però fuorviante; le scoperte scientifiche non sono di

solito eventi discreti. Esse sono processi che raramente possono essere localizzati in un tempo

particolare o in un posto particolare.

Consideriamo ora un’altra specie di storiografia quantitativa, la tecnica cioè che fa uso dei concetti

di frequenza delle CITAZIONI: ossia il numero delle volte che una pubblicazione scientifica è

citata in altre pubblicazioni.

Una misura di questo tipo ha il vantaggio che può essere usata in relazione ad un singolo lavoro

scientifico: se questo lavoro è frequentemente citato dai colleghi della disciplina, esso tenderà ad

essere giudicato importante.

Lo svantaggio è che una parte importante di letteratura è omessa nelle citazioni, perché data come

“tacita”, come conoscenza acquisita, nota cioè a chiunque si occupi della specialità. Inoltre, nei casi

di conflitti di priorità o altre controversie, si verifica spesso che le pubblicazioni di un “antagonista”

siano deliberatamente lasciate fuori (non vengono citate). Un esempio tipico è dato durante la

prima guerra mondiale, quando gli scienziati militanti in Inghilterra e Francia, raccomandavano di

ignorare i contributi provenienti dalla Germania.

Le suddette riserve portano alla conclusione che la tecnica delle citazioni, non può essere accettata

come misura assolutamente attendibile. Non vi è dubbio che in molti casi la frequenza delle

citazioni rispecchia un certo andamento degli eventi nella SdS, ma la misura non dovrebbe essere

accreditata con alcun particolare status di attendibilità in confronto a valutazioni basate su una

sima qualitativa.

Ora possiamo trarre alcune conclusioni sull’approccio scientometrico della SdS.

Dovrebbe essere ovvio che la scientometria non può in alcuna circostanza, esistere da sola! Se deve

avere un valore storico, deve essere considerata come un supplemento e qualche volta, come un

correttivo dei metodi storici tradizionali. Se la scientometria è usata accuratamente in

combinazione con altri metodi, può avere una notevole importanza, specialmente nello studio della

scienza moderna.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 13 di 13

STORIA SPERIMENTALE DELLA SCIENZA

Si tratta di una tecnica storiografica che utilizza la ricostruzione di esperimenti storici come

metodo supplementare per l’interpretazione dei testi. Lo storico italiano che ha sviluppato il

metodo sperimentale è Luigi Belloni. Nel 1970 egli scrisse: “il metodo migliore e qualche volta

unico per giungere ad una esatta interpretazione del testo considerato, consiste nel ripetere le

esperienze nelle stesse condizioni in cui esse furono eseguite originariamente”.

La storia sperimentale della scienza può fornire informazioni sul fatto che l’esperimento sia

stato realmente eseguito o solamente “pensato”. Se i testi storici descrivono risultati di esperimenti

che sono in netto contrasto con le ripetizioni moderne, si avrà ragione di dubitare che l’esperimento

sia stato effettivamente eseguito e abbia dato i risultati descritti. Se, d’altre parte, l’esperimento

corrisponde alle ricostruzioni sperimentali, abbiamo ragione di credere nella veridicità della

relazione.Questo tipo di approccio, richiede una conoscenza approfondita dei metodi, dei tempi

e degli strumenti usati che dovrebbero essere nuovamente utilizzati affinché la ripetizione sia un

esatto esperimento storico. Tale conoscenza spesso non c’è e l’esperienza ricostruita è inficiata da

livelli così elevati di incertezza rispetto all’originale che non è possibile trarne alcuna conclusione.

D’altro canto, vi sono degli storici che rifiutano per principio il metodo sperimentale; secondo

questi non è possibile ripetere l’esperimento di “ieri”. Esso se ne è andato per sempre nel passato

che è accessibile soltanto al tipo di indagine che si dice “storica”.

Questi due punti di vista non sono necessariamente contraddittori, ciascuno di essi è vero suo

modo.

La ragione per cui una riproduzione sperimentale debba essere considerata come un metodo

accettabile, consiste nel fatto che le leggi della natura non dipendono dal tempo (sono “astoriche”),

quindi il legame tra esperimento e risultato oggettivo resta valido anche attraverso i

periodi storici.

Gli eventi di scienze naturali “storiche” come biologia, evoluzionistica, geologia, astronomia,

non sono invece ripetibili nell’esperimento.

Esistono due possibilità di tentare una storia sperimentale della scienza nell’ambito delle

scienze della Terra:

1. la ricostruzione degli esperimenti svolti sia sul terreno, sia in laboratorio con l’ausilio

di una particolare strumentazione e su materiale comunque raccolto in loco;

2. la ricognizione sul campo, previa ricostruzione dell’itinerario originale, per cercare di

“vedere” e “fare” le stesse cose viste e fatte da uno scienziato nel corso delle sue esplorazioni

sul terreno.

Modalità operative

Si individua la presenza di fonti iconografiche (schizzi, sezioni, incisioni, ecc.) e si

• analizzano a fianco del testo scritto per ricostruire innanzitutto l’itinerario, il

periodo della esplorazione e le esatte località visitate.

Segue il riconoscimento dei toponimi. Con l’uso di una carta moderna (tavoletta

• IGM) e possibilmente di una mappa antica della stessa zona.

Segue il riconoscimento delle vie di accesso: i sentieri paradossalmente

• potrebbero restare gli stessi per secoli, le strade no.

Valutare come gli interventi dell’uomo o della natura possono aver mutato

• anche profondamente l’aspetto della zona esaminata: disboscamenti, costruzioni e

strade, ma anche frane o altri agenti idrogeologici (come alluvioni di piccola portata)

che hanno mutato profondamente la morfologia del luogo originario.

Una volta giunti sul posto, si pone il problema di come osservare, per tentare di

• “vedere” le stesse cose descritte come le vedeva lo scienziato oggetto di studio.

Differenza di “visione” tra uno storico e un geologo sullo stesso luogo.Infine si

possono raccogliere campioni nel modo più simile possibile agli scienziati del

passato: questa operazione può comunque aiutare a “vedere” direttamente e a capire

almeno in generale l’oggetto (rocce, minerali, fossili) di cui si trattava.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 14 di 14

IMPORTANZA DELLA PERIODIZZAZIONE

Porsi il problema dei motivi alla base delle suddivisioni cronologiche nella ricostruzione

• storica: ad esempio, il Seicento va inteso come il secolo della “Rivoluzione Scientifica”

oppure come risultato di un processo più lungo iniziato fin dal Medioevo?

Importanza del valutare le “scoperte” fin dall’inizio della loro enunciazione, quando spesso

• venivano rifiutate o ignorate, senza avere quasi mai un effetto immediato.

Quindi: importanza delle modalità di “diffusione” e “riscoperta” di una teoria scientifica

• STORIA VERTICALE E ORIZZONTALE

Un modo per organizzare la SdS è quello di dividerla in sezioni “orizzontali” e “verticali”.

Per SdS orizzontale si deve intendere lo studio dell’evoluzione nel tempo di un argomento dato,

molto specifico. La storia orizzontale è quella che tipicamente affronta la storia di una disciplina o

di una sub-disciplina.

La SdS verticale rappresenta un metodo alternativo di organizzare la storia delle materie

scientifiche. Lo storico incline a questo tipo di approccio, parte da una prospettiva

interdisciplinare , dove la scienza è vista come un elemento che non deve essere isolato dagli

5

altri dello stesso periodo.Mentre la storia orizzontale è un insieme di fotogrammi, una pellicola

Argomento: viaggio scientifico

dedicata ad una parte molto ristretta della scienza, la storia verticale è un’istantanea della

situazione generale.

Fisica

Viaggio botanico Storia ORIZZONATLE

Geologia

Miniere VERTICALE

Medicina

Zoologia

Istruzione Storia

Tecniche Tempo

1500 1600 1700 1850 1900 2004

5 Interdisciplinare = interazione tra 2 o più discipline; che riguarda cioè più discipline aventi diversi punti di contatto.

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 15 di 15

Nella storia organizzata orizzontalmente, lo storico isola una particolare disciplina o problema,

dalle altre discipline contemporanee. Questo tipo di approccio implica il rischio di casere in

anacronismi. Per concludere è possibile affermare che la storia orizzontale tende a diventare una

sterile ricapitolazione dell’evoluzione e del decadimento degli spetti intrinseci, “interni” di una

disciplina: come tale oltre che ad essere poco interessante, sarà anche delimitata.

In termini di suddivisione moderna della scienza, bisogna considerare che gli scienziati del passato

operarono spesso in modo interdisciplinare (quindi verticalmente). Per esempio Copernico non

dovrebbe essere considerato solo un astronomo; egli studiò medicina e legge, si occupò di economia.

Se si isola il Copernico astronomo dal Copernico ufficiale (dottore, avvocato e umanista), non solo si

dà un’immagine distorta dello studioso polacco, ma si escluderà la possibilità di fare connessioni

verticali tra le concezioni di astronomia di Copernico e tutte le altre attività che dominarono la sua

vita!

A dispetto delle critiche che si possono sollevare contro le storie organizzate orizzontalmente,

sarebbe però erroneo rifiutare completamente questo tipo di approccio. Almeno in certi casi è

possibile identificare discipline e temi specifici nei periodi passati senza peccare di anacronismo.

Un crescente isolamento delle discipline, è tipico di una scienza altamente specializzata e

organizzata, come quella di inizio secolo. Per quanto concerne la scienza moderna, è dunque meno

problematico organizzare la storia orizzontalmente; se si debba adottare o meno un approccio

verticale (interdisciplinare), non è quindi un problema di principio, ma di contingenza storica.

Un tipo speciale di organizzazione della storia, che comprende sia caratteristiche del metodo

orizzontale che di quello verticale, è collegata alla “tesi dei temi storici invarianti” o più

semplicemente “TESI DELL’INVARIANZA”.

È la tesi in base alla quale, la storia può essere vista come una variazione su un numero

relativamente piccolo di temi costanti o di idee base, che si manifestano in differenti periodi e in

tutte le branche importanti della cultura. Ma anche in questo caso, tale teoria non deve essere

considerata come modello infallibile per l’organizzazione della SdS, ma come principio

euristico .Infatti nella maggior parte dei casi, risulta difficile parlare di idee base realmente

6

invarianti come quantità indipendenti dalla storia. I concetti e le idee non sono mai le stesse su un

lungo arco di tempo, o lo sono raramente; i concetti fondamentali spesso si evolvono ben al di là

della possibilità di essere riconosciuti attraverso il processo storico.

6 Euristico = ipotesi di lavoro assunta come guida nel corso di una ricerca scientifica

Mauro Crippa (matricola 613535) Pagina 16 di 16

STORIA SINCRONICA E DIACRONICA

Storia SINCRONICA = la scienza del passato studiata alla luce delle conoscenze che possediamo

oggi, nella prospettiva di comprendere i suoi ulteriori sviluppi, specialmente quelli che portano

all’epoca attuale, al presente. È del tutto legittimo che lo storico intervenga sul passato con il

bagaglio di conoscenze che possiede oggi. La storia sincronica in questo senso, comporta un certo

tipo di anacronismo.

Raramente, al giorno d’oggi, la storia sincronica si configura come una strategia storiografica

cosciente. Al contrario esiste un largo consenso sull’ideale non sincronico. Anche così, in pratica, la

storia sincronica della scienza è molto diffusa e difficilmente evitabile. La storia sincronica viene

utilizzata per trasmettere i “contenuti tecnici” della scienza del passato, agli scienziati del

presente. Ad esempio secondo Truesdell, la conoscenza della termodinamica moderna, è la

condizione necessaria per scrivere correttamente la sua storia. La visione di Truesdell, non è

condivisa da molti altri storici, tuttavia se si tiene conto che lo scopo di Truesdell è quello di

scrivere una SdS per scienziati, si può dire che questo sia un atteggiamento fruttuoso.

Quella che qui chiamiamo storia sincronica è quella conosciuta come “Whig interpretation”

della storia, intendendo con questa interpretazione lo studio del passato con un occhio al presente.

Il termine “Whig” fu inventato da Herbert Butterfield, il quale definì l’uso della storia

sincronica come “la scrittura della storia al di fuori della storia” (“unhistorical history writing”).

Ben presto il suddetto termine divenne di uso comune e generalmente visto con risvolti negativi. In

un celebre scritto, Herbert Butterfield disquisì nel seguente modo contro l’approccio Whig: “...io

credo che talvolta si sia dimostrato più utile imparare qualcosa dai fallimenti e dalle ipotesi

erronee dei primi scienziati, e persino ricercare quegli sviluppi che portarono a vicoli ciechi, ma che

tuttavia ebbero una certa influenza sul progresso della scienza...”.

ANTICIPAZIONI:

Nella SdS, esiste una lunga tradizione che si interessa ai personaggi e alle teorie che hanno

anticipato qualche particolare teoria moderna. Questo interesse è stato recentemente criticato da

molti autori, anche se la critica non è del tutto nuova.

Il problema delle anticipazioni, consiste nel fatto che queste implicano interpretazioni a posteriori,

alla luce di una più ampia conoscenza del fenomeno. Le scoperte scientifiche andrebbero infatti

giudicate rispettando il loro significato storico.

Per la sua stessa natura, l’anticipazione implica una prospettiva sincronica. Ciò non è

problematico in sé stesso, ma lo diventa se si attribuiscono ai predecessori capacità straordinarie e

se le teorie posteriori vengono proiettate sistematicamente sulle loro opere.

Storia DIACRONICA = la scienza del passato alla luce delle situazioni e concezioni reali

dell’epoca, trascurando tutti gli avvenimenti successivi.

Questo è un ideale, in quanto lo storico non può liberarsi completamente della “forma mentale” e

degli “standard” del suo tempo. Idealmente lo storico intende agire come un osservatore nel

passato e non del passato.

Una SdS completamente diacronica, forse potrà dare una reale rappresentazione del passato, ma

risulterà anche “antiquaria”, erudita e inaccessibile se non a pochi specialisti. La SdS non è una

relazione a due fra il passato e lo storico, ma una relazione a tre: fra il passato, lo storico ed il

pubblico odierno! Nell’insieme la storiografia diacronica fallisce nell’espletare la sua funzione di

comunicare la storia; avrà piuttosto la tendenza a trasmettere una dettagliata ma passiva

descrizione di dati storici, mentre si trascurano l’analisi e la spiegazione.

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Concludiamo con la considerazione che in pratica lo storico non deve fare una scelta definitiva tra

storia sincronica e diacronica. Di solito entrambi gli elementi dovrebbero essere presenti

nell’indagine storica.

Lo storico della scienza deve avere la testa del Giano Bifronte, ed essere in grado quindi di

rispettare nello stesso tempo punti di vista contraddittori come quello diacronico e sincronico.

“Per avere un giudizio obiettivo, lo storico deve avvicinarsi al pensiero, alle osservazioni e agli

esperimenti dei predecessori con comprensione: egli deve avere un potere di immaginazione

sufficientemente grande, tanto da “dimenticare” ciò che divenne noto dopo il periodo che sta

studiando. Nello stesso tempo, deve saper confrontare le concezioni del passato con quelle odierne,

per essere compreso dal lettore moderno e per rendere viva e attuale la storia ed attribuirle un

interesse diverso e superiore a quello di puro antiquariato erudito”.

IDEOLOGIA e MITI nella SdS

Non appena l’evidenza documentata viene distorta, ignorata oppure investita di

un’importanza spropositata affinché si adatti meglio a una morale particolare che ha una

funzione sociale, ecco che la storia diventa ideologica.

Un’ideologia è il complesso delle motivazioni ideali che legittima le vedute e gli interessi di qualche

particolare gruppo sociale o individuo.

La distorsione connessa ad una dottrina ideologica, può essere operata deliberatamente, ma

normalmente non avviene così. Le ideologie raramente sono riconosciute dagli ideologi o dai gruppi

sociali verso gli interessi dei quali sono orientate.

Gli scritti storico-ideologici ricoprono una vasta gamma; in casi estremi essi sono apertamente

delle versioni storico-ideologiche, per esempio, di fini politici. Tali ideologie “ESTERNE” sono

dirette verso un pubblico profano o verso gruppi politici. Esse possono legittimare particolari

sistemi politici rappresentandoli come superiori in funzione dell’evoluzione scientifica.

Una storia ideologica ESTERNA, si trova tipicamente in connessione con scritti storici

nazionalistici. Un esempio a sostegno di quanto detto, ci viene dato immediatamente dopo la prima

guerra mondiale, dove un imminente fisico e matematico francese scrisse una SdS nella quale si

dimostrava che tutto ciò che c’era di buono nell’evoluzione della scienza era dovuto a scienziati

francesi e tutto ciò che vi era di scadente, era opera di scienziati tedeschi. Oppure ancora, un altro

fisico vincitore di un Nobel, scrisse 20 anni più tardi una “Storia ariana della scienza”, in cui

dimostrava che tutti i contributi positivi alla SdS erano fatti da ariani, mentre molti scienziati

ebrei, o avevano fatto ricerche scadenti o avevano rubato idee ai non ebrei.

Le ideologie “INTERNE” invece, sono rivolte alla comunità scientifica, ad altri scienziati o ai

novizi del campo scientifico e anch’esse servono da avallo, da giustificazione, ma in modo più

sottile, meno politico. Forse si dovrebbe parlare di MITIZZAZIONE della SdS. La funzione sociale

del mito sta nel consolidamento del prestigio, dell’unità e dell’autocoscienza di un gruppo sociale, in

questo caso degli scienziati stessi.

L’elemento storico, compare specialmente nei modelli: vari tipi di soluzioni concrete che servono

da esempi sul come una specialità debba essere messa in pratica. La conoscenza dei modelli storici,

dei padri di una disciplina o di una istituzione, vedere come la sua disciplina si sia sviluppata,

quali metodi abbiano importanza, chi siano i fondatori e le autorità in materia è una parte

fondamentale del processo di socializzazione che lo scienziato deve esaminare per essere

considerato fra i praticanti della disciplina. Questa specie di storia istituzionalizzata della scienza,

è stata chiamata “Working history” degli scienziati, “storia per gli addetti ai lavori”. Una storia

pratica, che dà istruzioni sui metodi da seguire a coloro che lavorano nella disciplina o desiderano

parteciparvi. Grazie alla sua funzione pratica nella sociologia della comunità scientifica, la

Working history è mitica. Essa è essenzialmente statica e svolge una funzione

socializzante. RAPPORTI TRA SCIENZE E TECNICHE

La tecnica è la risposta dell’uomo alla necessità di costruire i mezzi con cui soddisfare i propri

• bisogni (a cui si arriva attraverso procedimenti empirici che non comportano una conoscenza di

tipo sistematico-scientifico).La tecnologia (technology) è invece il prodotto di una relazione

ben precisa tra sapere scientifico e attività di tipo industriale.Quindi:

la dipendenza della tecnica dalla ricerca scientifica è un fenomeno recente, successivo

alla cosiddetta “prima rivoluzione industriale” (dopo il 1750). In questo periodo, con “tecnologia” si

indicano le macchine e i congegni utilizzati per la produzione industriale.Le tecniche sono

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della scienza e delle tecniche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Vaccari Ezio.

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