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Introduzione alla politica internazionale e alle sue dinamiche segrete

Quando parliamo di politica internazionale dobbiamo partire da un dato importante: tutto si svolge in segreto. Il segreto è la condizione per stabilire una convivenza fra gli esseri umani. Tutto ciò che noi sappiamo oggi è parziale e limitato. Molto spesso le nostre emozioni e la nostra sensibilità sono condizionate: dobbiamo sapere che ci sono forze, stati, gruppi di pressione che fanno politica internazionale attraverso la public diplomacy, che mira non a presentare un quadro condiviso della realtà internazionale così com'è, ma mira al contrario ad orientare l'opinione pubblica secondo i loro interessi.

La protezione dei documenti segreti e la loro pubblicazione

Oltre alla convivenza, c'è anche la necessità di proteggere le persone che si occupano di politica estera da eventuali rappresaglie. Per questo, per molti documenti oggi in nostro possesso e un tempo segreti, vigeva per l'appunto un tempo di segretezza molto lungo (ad esempio, settant'anni). Non tutti gli stati mettono liberamente a disposizione i documenti negli archivi, anche a distanza di decenni.

La pubblicazione di questo materiale, almeno inizialmente, avveniva in maniera politicamente orientata (ad esempio, per respingere alcune responsabilità); questo è in particolare ciò che accade alla fine della Prima Guerra mondiale, quando si assiste alla pubblicazione abbondante di documentazione prima tenuta segreta. I primi a pubblicare il materiale prima segreto sono i bolscevichi: pubblicano materiale che tirano fuori dagli archivi segreti dello zar, e che riguarda la corrispondenza tra diplomatici non solo zaristi, ma anche di altri paesi.

È la prima pubblicazione che vuole mostrare all'Europa ancora in guerra quanto sono stati brutti i rapporti fra i paesi europei, il mondo della politica internazionale, il rapporto tra potenze imperialiste.

Conseguenze politiche delle pubblicazioni

I bolscevichi pubblicheranno il documento del Patto di Londra, ossia il documento con il quale l'Italia entrò in guerra al fianco di Francia, Inghilterra e Russia e che conteneva delle clausole segrete. Venne messo in pasto all'opinione pubblica e generò delle conseguenze notevoli. Altro caso importante è quello della Germania: dopo la Prima Guerra mondiale, la Germania subisce il trattato di Versailles, giudicato dai tedeschi particolarmente oneroso. Vengono adottate una serie di iniziative per scrollarsi di dosso l'oppressione del diktat di Versailles: una di queste iniziative politiche è la pubblicazione di tutto il materiale contenuto negli archivi dell'Impero Guglielmino, e che riguardava i rapporti tra Berlino, Francia e Inghilterra prima della Grande Guerra. Quest'operazione ebbe un eminente scopo politico, ossia quella di smantellare l'idea secondo la quale i tedeschi avrebbero dovuto sostenere le spese della riparazione in quanto responsabili dello scoppio del conflitto.

Queste pubblicazioni influenzano l'opinione pubblica europea, che a sua volta fa pressione sui governi affinché modifichino le loro linee politiche. Tutte le pubblicazioni inerenti alla politica internazionale, anche quelle odierne (es. WikiLeaks) hanno delle conseguenze politiche. Oltre alle pubblicazioni, per ricostruire la politica estera di un determinato stato possono essere utili anche memorie e diari.

La storia del Mediterraneo e l'Impero Ottomano

La storia del Mediterraneo è stata caratterizzata dall'esistenza dell'Impero Ottomano, un califfato che durante il corso dell'Ottocento e fino alla Prima Guerra mondiale si è ridotto costantemente a livello territoriale, e ciò per effetto della politica effettuata dalle grandi potenze. Lo stato si è dissolto dopo la Prima Guerra mondiale, a seguito del trattato di pace subito nel 1920.

Il ruolo delle grandi potenze nel Mediterraneo

All'interno di questo stato ormai disgregato, agiscono le stesse forze che lo hanno lasciato alla disgregazione. Se volessimo interpretare la storia della questione orientale in senso religioso, come molti fanno, sarebbe un dato storico non dubitabile quello che progressivamente, nel corso di un secolo, il grande califfato si riduce territorialmente fino a dissolversi e ad essere di fatto occupato da potenze cristiane: francesi, inglesi, in parte italiani che reclamavano la loro parte.

Alla fine della Prima Guerra mondiale, la parte araba dell'Impero ottomano soggiace ai mandati, instaurati tramite gli accordi di spartizione (Sykes Picot) fra Francia e Gran Bretagna. Si arriva alla dissoluzione dello stato ottomano, dunque, per azione delle grandi potenze europee e cristiane: Impero Asburgico, Regno di Prussia, Impero Russo, Francia e - fuori dall'Europa - Impero Britannico.

L'egemonia dell'Impero britannico

L'Impero britannico è la creatura più enorme che gli esseri umani abbiano mai creato, perlomeno dal punto di vista politico e della sua estensione territoriale fino alla Prima Guerra mondiale. L'Impero britannico è la potenza egemone del Mediterraneo, ed è egemone in quanto il Mediterraneo è un'arteria fondamentale dell'Impero Ottomano per il raggiungimento delle Indie. L'ammiragliato britannico sostiene sempre un criterio di costruzione di navi militari. Aveva un potere enorme dal punto di vista della flotta militare, che consentiva all'Impero britannico di svolgere il suo ruolo di potenza globale lungo tutti i continenti. Se il possessore della seconda flotta al mondo decideva di incrementare di quattro velieri, l'ammiragliato britannico prevedeva dei finanziamenti per acquistare anch'esso quattro velieri, e ciò al fine di continuare a preservare la sua superiorità schiacciante.

L'Impero britannico è una delle grandi potenze cristiane altamente interessate alla vita del Mediterraneo, e quindi anche alla vita di chi occupa le sue terre. Ciò vuol dire che, in questi territori, nulla accade senza che gli inglesi si interessino o tentino di condizionare quegli accadimenti secondo i loro interessi imperiali. La presenza inglese nel mondo ha lasciato tracce profonde a livello geopolitico e di politica internazionale.

Ad esempio, dovendo passare lungo le coste della penisola iberica, gli inglesi hanno sostenuto l'esistenza di una variante della versione iberica, ossia i portoghesi; fin dal 1300, il Portogallo – diventato a sua volta un impero - è alleato della Gran Bretagna contro l'impero spagnolo. Ciò aiuta a comprendere perché nella penisola iberica delle genti hanno avuto modo di avere un'esistenza libera e autodeterminarsi, mentre altri no: oggi abbiamo, pertanto, un Portogallo indipendente e una Catalogna che chiede l'indipendenza senza mai ottenerla.

Il ruolo della Russia e l'espansione verso il sud

Alla luce di quanto finora detto, si comprende bene come l'Impero britannico fosse una potenza interessatissima alla vita del Mediterraneo e, di conseguenza, a quella dell'Impero ottomano, la cui agonia è stata prolungata dagli inglesi fino a quando la sua disgregazione non è divenuta improcrastinabile. I russi, dall'altro lato, vogliono i mari caldi. Fin dall'inizio del '700, i russi premono per scendere verso sud. Nel 1774 firmano l'ennesimo trattato di pace con l'Impero Ottomano mentre, dieci anni più tardi, sfruttando la debolezza militare degli ottomani, annettono al loro territorio la Crimea, immettendosi così nel Mar Nero.

Per giungere al controllo degli stretti, i Russi potevano percorrere due strade: guerra o diplomazia. A queste si aggiunge un'arma del tutto sommato nuova, ossia quella di aizzare uno scontro religioso e sostenere quelle identità nascenti nei Balcani a partire dalla diversità linguistica e religiosa rispetto a chi controlla quelle terre. La strada percorsa fu proprio quest'ultima, e i russi sostennero quelle nazionalità che – sollevandosi – contribuirono alla dissoluzione dell'Impero Ottomano.

Il panslavismo e le tensioni tra grandi potenze

Il panslavismo immaginava di raccogliere tutti i popoli slavi dell'Europa attraverso una confederazione con a capo la Russia. Il panslavismo, infatti, è proprio l'idea di creare un raggruppamento di stati indipendenti, che condividono una comune radice linguistica, con a capo la Russia stessa. Da un lato, pertanto, i Russi tentavano di indebolire l'Impero ottomano mentre, dall'altro, gli inglesi tentavano di farlo resistere. Ciò durò fino alla Prima Guerra mondiale, quando inglesi e russi si trovarono fianco a fianco contro il comune nemico tedesco. Impero britannico, impero russo e francesi arrivarono, quindi, ad un accordo sulla spartizione dell'Impero Ottomano nel 1915.

L'enorme impero russo, che si estendeva per migliaia di km caratterizzate da ambienti estremamente ostili alla vita, cercava di introdursi in territorio europeo, laddove non solo l'ambiente era più favorevole, ma anche dove nacque la civiltà e la religione occidentali. I russi si erano dati la missione salvifica di essere la terza Roma e di salvare il cristianesimo.

La politica delle grandi potenze nel XIX secolo

Arrivati a Vladivostok era comunque sempre freddo, buio e ghiacciato. Iniziarono a scendere verso sud e a creare una serie di arterie ferroviarie che possano collegare la Russia al territorio europeo e a quello dell'Impero cinese decadente. L'Impero asburgico è l'entità politica che controlla tutto il mondo tedesco. Dopo il Congresso di Vienna, nel 1815, questo mondo tedesco viene organizzato tramite una confederazione germanica: del resto, un unico stato sarebbe stato troppo minaccioso, e dunque si decise di spezzettarlo in una quarantina di stati.

L'influenza asburgica e il controllo della penisola italiana

A Francoforte esisteva un parlamento di tutti gli stati tedeschi sotto la presidenza asburgica. Un grande interlocutore all'interno dello scacchiere Mediterraneo era dunque anche il mondo tedesco, che aveva tutto l'interesse a considerare con attenzione ciò che accadeva nel Mediterraneo stesso. Questa loro attenzione verso Mediterraneo e Balcani si consoliderà sempre di più man mano che il tempo passerà.

Le origini che riguardano lo stato italiano sono correlate alle vicende di queste potenze. Dopo il Congresso di Vienna, l'Italia è un insieme di stati. Tutta la parte settentrionale, ossia il lombardo-veneto, era sotto il controllo dell'Impero Asburgico. Ciò significa che l'Impero Asburgico, che controllava tutta la Pianura Padana e il lombardo-veneto, non ha barriere naturali che lo separano dal resto dell'Italia. Diventa pertanto la potenza egemone che controlla la vita politica di tutta la penisola italiana, e lo fa tramite alleanze con i sovrani restaurati o tramite legami familiari e alleanze politico-militari.

La restaurazione e la sovranità dei monarchi

Nel 1815, quando si riuniscono a Vienna e stipulano l'atto finale di Vienna, la loro idea è quella di restaurare per quanto possibile il mondo pre-napoleonico e pre-rivoluzionario, perché la rivoluzione aveva apportato delle novità stravolgenti e aveva portato l'idea dei diritti e delle libertà. Ecco perché a Vienna si parla di “restaurazione”: dei sovrani assoluti, delle idee del passato, del mondo di prima. La sovranità dei monarchi restaurati non discendeva più dal popolo che elegge, ma da dio: questo è ciò che si tenta di restaurare in Europa e in Italia, ossia un mondo di sovrani assoluti che governano senza alcun potere che limiti la loro sovranità e autorità, e senza che coloro che aspirano alla libertà e alla democrazia abbiano garantiti dei diritti che oggi abbiamo e che cerchiamo di difendere.

Gli austrici si arrogano il diritto di proteggere i sovrani attraverso l'intervento militare. Tutto questo ci fa comprendere come tutti quelli che aspirano alla libertà la lotta contro l'Impero Asburgico sia vitale e fondamentale. Solo riducendo il potere dell'Impero Asburgico questi stati possono assurgere a stati di diritto, non più governati da sovrani assoluti. Quindi, in primis vi è un'esigenza di libertà prima ancora che di un'unità. Un'esigenza di libertà che traduciamo con la parola “indipendenza”: indipendenza da coloro che controllano la legittimità dei governi, ossia gli austriaci.

Eventi chiave nella formazione dello stato italiano

Uno degli eventi che portò alla formazione dello stato italiano è la guerra di Crimea, che altro non è che una delle fasi della questione orientale, dove troviamo in azione le stesse grandi potenze con i loro obiettivi già descritti. La guerra di Crimea ha origine dal tentativo che compiono i russi di aprirsi un varco nel Mediterraneo, questa volta non sobillando un’insurrezione di cristiani o nazionalità slave, ma puntando a ottenere con un accordo con l’Impero Ottomano il diritto di passaggio di navi da guerra attraverso gli stretti.

I russi provano dunque, attraverso la diplomazia e con lusinghe, promesse e pressioni militari, tentano di trovare ad un accordo di alleanza con gli ottomani che gli permetta di attraversare gli stretti, che sono chiusi per via di una convenzione stipulata nel 1841 in base alla quale, in tempo di pace, gli stretti erano chiusi alle navi da guerra. Tale convenzione è stipulata dalle grandi potenze: Francia, Gran Bretagna, Regno di Prussia, Impero Asburgico e Impero Ottomano. Quest’ultimo accetta una diminuzione di sovranità, dal momento che è su una parte del suo territorio che si impone questo accordo internazionale che rende impenetrabili alle navi da guerra di qualsiasi potenza, in tempo di pace, gli stretti. Una clausola della convenzione prevedeva che se l’Impero Ottomano fosse stato in guerra, avrebbe potuto far transitare negli stretti le navi da guerra dell’alleato.

Tale diminuzione di sovranità, in particolare a Costantinopoli, è immaginata dagli ottomani come una protezione nei confronti dei russi, che sarebbero stati chiusi all’interno del Mar Nero e che non avrebbero potuto quindi minacciare l’Impero Ottomano.

Nel 1853 i russi tentano di nuovo la carta dell’alleanza con l’Impero Ottomano per conseguire l’accesso agli stretti. Nel 1853 i russi ritengono che la situazione internazionale è molto favorevole, dal punto di vista diplomatico, a questo tipo di azione, ossia fare delle pressioni sull’Impero Ottomano per ottenere l’accesso agli stretti. Dal momento che l’Impero Ottomano non risponde alle lusinghe dell’Impero Russo, quest’ultimo decide di effettuare un’azione di pressione militare nei confronti del primo, scendendo dal territorio russo ai principati di Moldavia e Walacchia, nel calcolo che nessuna delle grandi potenze avrebbe potuto reagire.

Nel 1848-49 l’Europa è sconvolta da una serie di moti a carattere rivoluzionario: non c’è paese in Europa che non sia toccato da queste rivolte. Nell’Impero Asburgico, a seguito di queste rivolte, l’unico collante rimasto a tenere unito l’impero è quello religioso; i sudditi dell’impero, che pure si diversificavano per lingua e cultura, avevano il latino che li accompagnava nei passaggi fondamentali della vita. Arrivato quasi al punto di dissoluzione, il governo dell’imperatore di Vienna riuscirà a riprendere il controllo della situazione con le armi, e verrà aiutato nel 1849 dall’Impero Russo, unico stato in Europa che non era stato toccato dai moti rivoluzionari. Del resto, l’impero russo ha tutto l’interesse a restaurare l’ordine che si era creato a Vienna; ordine che postulava che sul trono ci fossero sovrani legittimi per volontà divina, e non per effetto della volontà popolare.

I russi nel 1849 entrano con le truppe in Ungheria e sedano le rivolte, restituendo il territorio al neoimperatore Francesco Giuseppe. Proprio perché non sono toccati dalle vicende rivoluzionare e perché sanno di essere ben visti a Vienna, che è grata di ciò che hanno fatto i russi in Ungheria, questi ultimi pensano che non c’è da aspettarsi nessuna sorpresa da parte dell’Impero Asburgico per quanto riguarda le loro mire sugli stretti.

Napoleone III e le tensioni anglo-francesi

Nel frattempo, tra francesi e inglesi sorge l’ennesimo dissapore. Napoleone III si fa eleggere presidente della repubblica; involto, punta a creare uno stato autoritario fino a proclamarsi imperatore (titolo che gli viene conferito da un plebiscito). La Francia diventa così, nel 1852, un impero. Per gli inglesi avere una Francia guidata da un Bonaparte è un problema, e ciò perché Napoleone III vuole estendere l’influenza del suo paese e fargli giocare un ruolo di grande potenza.

L’idea di Napoleone III è di estendere la sua influenza sull’Europa tramite l’incoraggiamento delle nazionalità, riducendo o dissolvendo gli stati multinazionali come l’Impero Asburgico. D’altra parte l’opinione pubblica va verso l’orientamento dell’idea nazionale che si afferma.

Napoleone III voleva revisionare la carta politica europea, con tutti i rischi che esso comporta. Secondo i russi, fra i francesi di Napoleone III e gli inglesi non poteva esserci possibilità di accordo per bloccare il tentativo russo di penetrare nell’Impero Ottomano, viste le rivalità e le preoccupazioni che aveva suscitato la presa del potere da parte di Napoleone III. Nell’ottica russa, solamente gli inglesi avrebbero potuto opporre resistenza, ma lo avrebbero fatto in modo isolato, rendendo la sfida geopolitica un confronto isolato fra russi e inglesi.

Per questo, i russi portano la loro pressione militare verso sud, in un punto strategicamente in rilievo perché lì sorgono le foci del Danubio. Tuttavia, i calcoli dei russi si rivelano errati. Il primo punto su cui si sbagliano i russi è l’impossibilità di una solidarietà politica fra Londra e Parigi, in quanto Napoleone III offrirà un’alleanza all’Inghilterra per contrastare la Russia (e questo perché la Francia desidera modificare la carta politica europea secondo il principio di sovranità). Nel 1874 si fonda così un’alleanza occidentale contro la Russia, formata da francesi e inglesi che solidarizzano contro l’Impero Ottomano.

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simoferra0707 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della politica estera italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Micheletta Luca.
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