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Storia della politica estera italiana

Esame e testi consigliati

Esame il 28 giugno, ma il corso finisce il 21. Esame 11 luglio - 13 settembre. Testo generale: Mammarella Cacace, superficiale ogni tanto ma andare a vedere di Nolfo. Altro testo è sull'Italia nelle istituzioni europee in caso di dubbi. Attenzione ai parametri di Maastricht.

Studiare la storia della politica estera italiana

In questo corso si affronta la politica estera italiana dalle origini a Maastricht. Ragionare di politica estera italiana è parte di un percorso formativo di un cittadino italiano. La politica estera è un elemento fondamentale della vita pubblica in Italia.

La politica in Italia è strettamente legata alla politica estera. La storia d'Italia è fortemente condizionata dalla situazione internazionale. Pensiamo al legame tra Maastricht e oggi. Pensiamo alla questione Moro: gli anni dell'Italia nella guerra fredda sono anni in cui la collocazione internazionale e alleanza con gli Stati Uniti aveva riflessi diretti e di democrazia bloccata difficili anche nella politica interna.

C'era l'idea che si applicava all'Italia nella guerra fredda, quando il sistema democratico era limitato dalla collocazione internazionale nel sistema occidentale, limitando l'arco istituzionale nel quale si formavano i governi. La repubblica italiana nasce sulle ceneri del fascismo e il fascismo si incenerisce per effetto della Seconda guerra mondiale. La situazione internazionale ha effetti diretti sul sistema interno.

L'importanza della politica estera

Il fascismo si afferma sulla scorta di una serie di fattori, ma fra tutti quelli che favoriscono l'affermazione del fascismo c'è il mito della vittoria mutilata, legata al modo in cui l'Italia liberale ha vinto la guerra ma perso la pace. Tutto dipende da come si gestisce la guerra e la conferenza di pace.

Nonostante l'importanza della politica estera, spesso di politica estera si parla poco. Ci sono una serie di luoghi comuni diffusi e non necessariamente fondati nel dato storico, ad esempio si parla come frutto di un governo inetto che non riesce a perseguire gli interessi nazionali. C'è la visione critica come ultima delle grandi potenze e prima delle medie potenze.

Ovviamente non si può negare che governi italiani commettano errori, tuttavia non sempre si commettono errori. Studiare la storia della politica estera italiana aiuta a comprendere la politica estera attuale.

Analisi critica della politica estera

Come si può sviluppare un'analisi critica? Quali elementi bisogna considerare? Bisogna indagare quali sono gli obiettivi che un'azione si prefigge rispetto a quali fini si sta agendo. Gli obiettivi devono essere il più possibile confacenti all'interesse nazionale. Tanto più sono funzionali all'interesse nazionale, tanto più sono condivisibili.

Se l'obiettivo è di aumentare i consensi in campagna elettorale e quindi si vuole ottenere notorietà, questo obiettivo non è confacente agli interessi nazionali, ma al proprio sostegno politico. Se devo risolvere una crisi, fondamentale analizzare documenti e quindi bisogna avere un affaccio diretto sulle motivazioni alla base delle decisioni.

Considerare l'interesse nazionale

Non sempre è chiaro quale sia l'obiettivo perseguito, anche perché spesso quello dichiarato non è quello che muove l'azione. Spesso non viene dichiarato nessun obiettivo. È per questo fondamentale analizzare documenti.

Analizzare gli obiettivi però non è sufficiente, c'è un altro elemento: una volta considerato che l'obiettivo sia in linea con l'interesse nazionale, questo concetto si presta a varie interpretazioni. Pensiamo a Mussolini che in alcuni momenti ha visto l'espansione in Africa come in linea con l’interesse nazionale.

Strategie e mezzi per raggiungere gli obiettivi

I mezzi, gli strumenti, le strategie, il percorso che si scelgono per arrivare a quell'obiettivo devono essere adeguati, tarati in base all'obiettivo fissato. Le condizioni date: gli obiettivi devono essere commisurati al contesto. Quindi può essere che in alcuni casi la politica migliore sia quella di non far niente, del basso profilo.

Obama è stato molto criticato per aver adottato una politica di basso profilo in Medio Oriente, ma se questo basso profilo è tenuto dal governo italiano la valutazione cambia.

La dicotomia della politica estera italiana dal 17 marzo 1861

Cominciamo ad esaminare la politica estera italiana a partire dal 17 marzo 1861. Il 17 non sempre è stata scelta come data di nascita dell'Italia, quando si festeggiarono i 100 anni si scelse il 25 marzo perché quel giorno si era tenuto un dibattito sulla questione di Roma, una questione quindi di politica estera, ma il 17 marzo è stato scelto più di recente come data di nascita.

D'Italia per il presidente del Consiglio di allora, Cavour invia una serie di spacci agli ambasciatori del regno di Sardegna delle principali capitali europee. Con questo documento Cavour chiede agli ambasciatori di comunicare la nascita dello stato di chiedere il riconoscimento. È in francese perché fino a metà anni Settanta dell'Ottocento i documenti diplomatici italiani sono in francese. Il documento è inviato al marchese d’Azeglio, ambasciatore a Londra.

Questo documento per molti versi è la perfetta sintesi di una dicotomia, ambivalenza e ambiguità che contraddistingue la politica estera italiana nei primi anni. La politica estera dell’Italia unita è una politica estera che nel complesso si presta alla critica di essere ambivalente perché obbedisce a due imperativi che tenta di sintetizzare il perseguimento di due obiettivi che sono l'uno l'antitesi dell'altro, entrambi dichiarati in questo documento.

Vittorio Emanuele II diventa primo re d'Italia e la legislatura che si apre è l'ottava legislatura, mentre a fronte della nascita di uno stato nuovo ci si attenderebbe Vittorio Emanuele I e la prima legislatura, ma si vuole sottolineare la continuità con il regno di Sardegna e l’Italia. Si vuole ribadire questo concetto sia attraverso l'attribuzione del titolo di secondo Vittorio Emanuele sia attraverso il numero di legislature. Questo riguarda sia la dimensione internazionale che quella interna.

Obiettivi e contraddizioni

Quella internazionale è centrale nei paragrafi in cui si sottolinea che il diritto che appartiene all'Italia di essere indipendente e libera ha ottenuto giustizia e riparazione. C'è quindi una divaricazione tra passato recente e prospettive future della politica estera. La contraddizione sta nel fatto che in queste poche righe Cavour afferma il principio che il risorgimento non è stato altro che lo sforzo di realizzare un diritto naturale, che preesiste al diritto interno, un diritto inalienabile dell'Italia a essere libera e indipendente.

L’Italia quindi ha agito per realizzare l’unificazione per ottenere il compimento di un diritto naturale. Ma come ha agito? L'unità si era realizzata tramite passaggi che avevano fatto sì che il Piemonte di Cavour agisse sia come soggetto internazionale riconosciuto sia come governo che interagiva con altri governi (sul piano della diplomazia) sia tramite strumenti non ortodossi, come i garibaldini o la sedizione, che negavano la diplomazia.

Ha agito sia a livello di cancellerie sia a livello di sovversione dell'ordine costituito. Cavour dice che quello che si è fatto è stato fatto per perseguire un diritto naturale che ha quindi piena legittimità. Cavour rivendica quel percorso, il ricorso a quel tipo di strumenti. L’Italia doveva esistere, aveva diritto di esistere ed è stato quindi legittimo ricorrere perfino a forze sovversive per rovesciare l'ordine costituito. Con ordine costituito si parla dell'ordine della Restaurazione, dell'ordine del congresso di Vienna.

Continuità e sovversione

Quando Cavour fa sì che l'azione di Garibaldi sia coordinata a quella del governo piemontese fa ricorso ad una forza sovversiva, ma rivendica questo perché l’Italia ha agito nel rispetto dell’ordine naturale. Cavour indica quindi l'intenzione di non rinunciare a quel tipo di percorso. Di continuare a perseguire l'obiettivo di portare a compimento il risorgimento. Si tenterà di farlo ancora per giungere alla piena unificazione italiana, annettendo i territori che mancano.

Si farà legandosi a questa idea del diritto naturale. Cavour fa capire che il governo italiano continuerà a lavorare in vista del compimento del risorgimento. All'Italia mancavano ancora dei pezzi di territorio. Cavour, affermando in maniera così ferma che il percorso fino a quel punto seguito era legittimo, si riserva la possibilità di portare a compimento il risorgimento (Roma, Venezia, Trento, Trieste).

Mette però in maniera contraddittoria l'accento sulla legge, sul diritto internazionale e rivendica la possibilità dell'Italia di agire secondo il diritto internazionale, di essere parte integrante dell'ordine europeo. Da una parte quindi giustizia e diritto naturale, dall'altra la volontà di rispettare il diritto internazionale. Questi rispondono a due obiettivi: compimento del risorgimento e accreditare l'Italia come stato pienamente riconosciuto nel consesso europeo, cosa in contrasto con la prima, ottenendo il riconoscimento.

Ricerca del riconoscimento

Per ottenere riconoscimento bisogna rassicurare, dare l’idea di aiutare a mantenere l'ordine in Europa, invece voler completare il risorgimento significa essere pronti a sovvertire l'ordine. Sono due obiettivi dichiarati che sono l'uno la negazione dell’altro, difficilmente conciliabili, che presuppongono azioni in direzioni diverse. Di qui una caratteristica dell'Italia nei primi anni, che è quella di ambivalente.

Il fatto che si avverta come indispensabile l'obiettivo del riconoscimento è un dato che si presta a critiche? Può essere visto come una sindrome di presenza dell’Italia, una voglia di esserci sempre o un obiettivo condivisibile della politica estera italiana? Come voleva la DDR, il riconoscimento internazionale è talmente importante per uno stato, che pensando alla DDR prima della Ostpolitik diventa chiaro.

Uno stato esiste nel pieno possesso nei suoi poteri e può esercitare un ruolo solo se ha un riconoscimento internazionale. È un obiettivo connaturato a qualunque governo e corrisponde all’interesse nazionale. Non riconoscimento significa isolamento e rischio, che quello stato implode. La DDR prima di Brandt è un esempio lampante.

Nel caso dell'Italia poi il riconoscimento internazionale e quindi l'avvio di relazioni diplomatiche con altri stati ha anche riflessioni sul piano della politica interna perché riconoscimento internazionale significa riconoscimento dei confini, è il riconoscimento dei confini è la premessa sulla base della quale l’Italia potrà rivendicare il diritto di non essere attaccata da altri stati, cosa centrale per il timore che governi deposti perseguissero l'obiettivo di attaccare lo stato.

La difesa del confine che si rafforza tramite il riconoscimento internazionale è strettamente legata anche all'ordine interno, perché ci sono monarchi deposti che potrebbero voler sovvertire l'ordine interno, c'è anche il regno delle due Sicilie, che fomenta il brigantaggio, minando dall’interno la solidità dello stato italiano.

Ostacoli al riconoscimento

Quindi perseguire l'obiettivo del riconoscimento era in linea con l'interesse nazionale, era legittimo e sensato. Quali ostacoli andavano superati per raggiungere quell'obiettivo? Esistevano degli ostacoli ma la strada meno tortuosa era quella verso Londra. Tra le potenze che non hanno grandi obiezioni e che anzi riconoscono velocemente lo stato c'è proprio la Gran Bretagna.

Perché la Gran Bretagna è così pronta a riconoscere il nuovo stato? Il primo ministro britannico alla regina Vittoria aveva detto nel mese di gennaio 1861: “Un regno d'Italia non patteggerà per la Francia e tanto più sarà forte tanto più sarà in grado di resistere alla coercizione della Francia”. La Gran Bretagna ha interesse all’affermarsi di un regno d’Italia capace di resistere a spinte ostili.

Documenti diplomatici e politica estera italiana

Il documento analizzato fa parte della collezione ufficiale di documenti diplomatici italiani che è pubblicata su internet. Per ora ci sono quelli fino agli anni '50. Il fatto che questi documenti non siano facilmente reperibili è motivazione del fatto che pochi storici italiani studiano la politica estera italiana e questo fa rimanere vivi certi stereotipi. Tra i pochi storici che si sono dedicati sempre allo studio della politica estera italiana c'è Bruna Bagnato.

Questo documento che risale al 17/03/61 già presenta certi elementi che contraddistinguono la politica estera italiana negli anni successivi e determinano il suo carattere binario. Dal '61 per circa un decennio la politica estera italiana persegue due obiettivi: compimento del risorgimento e piena legittimazione dell'Italia come stato intenzionato e desideroso di partecipare al concerto europeo per garantire la stabilità dell’Europa. Questi due obiettivi sono difficilmente conciliabili ma coesistono.

La prima esigenza che si pone all'indomani dell'unificazione come urgenza non procrastinabile è il riconoscimento, obiettivo da cui dipende anche la solidità e la sicurezza dello stato rispetto ad eventuali aggressioni o ostilità esterne, ma significa anche compattare e dare stabilità interna, come scoraggiare le tendenze di qualcuno che prova a far implodere agendo su forze interne per indebolire il nuovo stato come il brigantaggio.

In questo documento Cavour si rivolge all'ambasciatore a Londra e si dice fiducioso che la Gran Bretagna non avrà obiezioni al riconoscimento ed è quanto si verifica. Il fatto che la Gran Bretagna sia la prima potenza a riconoscere l'Italia è comprensibile e prevedibile all'epoca. La Gran Bretagna ha dato un contributo fondamentale anche durante il risorgimento e Cavour lo sa.

Nella storia che si studia di solito la grande potenza che ha aiutato è la Francia, ma in realtà anche la Gran Bretagna fin dagli albori aveva guardato con favore alla possibilità di costituire uno stato unitario a sud della Francia. Ci sono cronache che narrano che allo sbarco garibaldino in Sicilia ci fossero due navi britanniche che ufficialmente dovevano aiutare i cittadini britannici a scappare, ma in realtà impedirono alle forze del regno delle due Sicilie di attaccare i garibaldini che stavano per sbarcare.

Il favore della Gran Bretagna verso il nuovo stato si manifesta con il pronto riconoscimento. Su questo scommetteva Cavour, ammiratore della realtà britannica, figlio di una donna inglese e che conosceva effettivamente meglio la Gran Bretagna dell’Italia, conosceva il ruolo della Gran Bretagna nel risorgimento e sapeva che la Gran Bretagna avrebbe avuto interesse a favorire l'affermazione del nuovo stato perché alla Gran Bretagna interessava avere nel Mediterraneo un contrappeso alla Francia.

Fino al 1898 la rivalità tra Francia e Gran Bretagna sta sullo sfondo e determina uno scenario di cui può approfittare chi è esterno a questa conflittualità come l'Italia. È una sorta di sfruttamento dell’una in contenimento dell’altra.

In questi anni Sessanta la Gran Bretagna è attenta e desiderosa di contrastare la Francia anche perché sono gli anni in cui si comincia il precetto del taglio dell'istmo di Suez, iniziano i lavori che portano al canale ed è una compagnia francese che sta perseguendo il progetto e la Gran Bretagna si aggiungerà successivamente. La Gran Bretagna ha bisogno di un alleato per trovare un contrappeso alla Francia.

Se quindi il riconoscimento britannico è facile, più problematico è quello di altre potenze. In Europa non si era mai guardato con grande allarme alla prospettiva dell’unificazione italiana. In particolare, l’unificazione è stata guardata con qualche simpatia anche dalla Russia e dalla Prussia.

La Prussia poteva contrastare l’Austria, ma non era tanto un contrappeso quanto la coscienza che creare un regno d'Italia sarebbe avvenuto a spese dell’Austria. La Russia negli equilibri europei aveva un forte interesse ad assecondare qualunque spinta che mettesse in discussione l'ordine esistente. Dopo la guerra di Crimea la Russia era stata penalizzata dalle decisioni politico diplomatiche e aveva individuato come obiettivo di medio lungo periodo nei suoi interessi la promozione di una riconsiderazione generale degli equilibri europei e un nuovo stato avrebbe potuto farlo.

Queste non erano ostili alla costituzione di un regno di Italia, ma anzi erano interessate ma quando si compie l’unificazione, alla vigilia del 17 marzo, sia la Prussia che la Russia sono perplesse non per l’obiettivo che si è realizzato, ma per gli strumenti che ha usato per realizzarsi che denunciano una mancanza totale del rispetto per l’ordine dinastico costituito che governava la restaurazione. Quindi Prussia e Russia aspetteranno più di un anno per riconoscere il nuovo stato.

Chi ostenta mancata volontà a riconoscere l’Italia è però soprattutto l’Austria, che nega il riconoscimento.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazanotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della politica estera italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Vignati Daniela.
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