Vitruvio e il De Architectura
Marco Vitruvio Pollione
Marco Vitruvio Pollione è stato un architetto e scrittore, nato attorno al 70 a.C. Assolutamente incerto è il suo luogo di origine, nacque forse a Verona o Formia. Ha vissuto e lavorato come architetto durante il governo di Giulio Cesare e di suo nipote Ottaviano. È considerato il maggior teorico dell'architettura di sempre. Il suo trattato, il De Architectura, è dedicato a Cesare Ottaviano Augusto, che governò dal 27 a.C. al 14 d.C. Probabilmente aveva compiuto dei viaggi a seguito di Giulio Cesare. Inoltre doveva essere attivo in campo militare e nel campo dell'ingegneria idraulica, dovrebbe aver collaborato in alcuni interventi per la gestione ed il controllo dell'acqua.
Il trattato di architettura
Il trattato si occupa di architettura trattando la materia come una teoria, esponendo necessariamente regole, norme e principi di un'arte, e quindi qualcosa che può essere praticato in modi diversi. Un trattato deve relazionare teoria e pratica, infatti vuole essere un riferimento per chi ha intenzione di praticare quest'arte. Il trattato è suddiviso in 10 libri. È scritto in latino e non ci sono illustrazioni, anche se Vitruvio fa riferimento ad almeno 10 tavole illustrate. I destinatari sono giovani, architetti, ingegneri, uomini politici, tutti coloro che rivestono cariche pubbliche e quindi, come committenti pubblici, dovranno far costruire edifici. Per questo motivo i libri non hanno nulla di speculativo, di filosofico, tutto è scritto in modo semplice e a volte banale e ripetitivo. Essendo scritto in latino, è un testo dedicato a persone pratiche, con una buona conoscenza di cultura generale.
Durante il Medioevo l'opera di Vitruvio è custodita nelle principali biblioteche dei monasteri e viene trascritta dagli amanuensi. È un testo che più volte venne copiato e questo portò a dei travisamenti. In ogni caso, nel 1400 viene riscoperto perché gli umanisti riprendono lo studio dei testi classici. Venne tradotto in italiano e in altre lingue e venne illustrato da diversi personaggi (tra cui Palladio). È stato un grande esempio per tutti coloro che poi hanno scritto trattati di architettura (Leon Battista Alberti). È un testo che ancora oggi si potrebbe definire moderno.
Vitruvio raccoglie nei suoi libri tutto ciò che sa. È il primo trattato che cerca di cementare tutta una serie di contributi monografici specialistici fino a formare un'enciclopedia dell'architettura. Tutti gli elementi vengono raccolti in qualcosa di unitario e che rimarrà come fondamento per le generazioni future.
Obiettivi di Vitruvio
Vitruvio ha un duplice obiettivo: da una parte raccoglie tutta l'eredità della Grecia antica e dall'altra tutta questa eredità deve essere comunicata alle generazioni future nate sotto l'Impero Romano. Traduzione di concetti da un mondo all'altro: dalla Grecia a Roma. Sorgono per questo motivo alcuni problemi di traduzione, soprattutto terminologici, per trasformare le parole in concetti. Non si sa con certezza l'ordine dei 10 libri anche perché non si sa in che modo furono scritti. Ce ne sono di varie tipologie: alcuni sono più teorici, esplicitano concetti, enunciati, altri sono tipologici, classificano diverse tipologie, altri ancora sono più tecnologici.
Contenuti del trattato
- I libro: contiene il nucleo centrale della sua teoria, si espongono le idee sull'architettura, sulla figura e sulle competenze dell'architetto. La cultura dell'architetto deve riguardare diversi campi, la sua preparazione deve essere "multiforme", ma deve anche essere un uomo pratico. L'architetto dovrà saper badare alla cosiddetta triade vitruviana: firmitas (solidità, componente costruttiva e strutturale), utilitas (utilità, componente funzionale) e venustas (bellezza, componente artistica ed estetica). Vitruvio intende la simmetria nel modo greco, ovvero una composizione governata da rapporti armonici: concepire e disegnare un tutto nel quale le singole parti sono diverse e composte secondo una regola o principio di simmetria.
- II libro: riguarda i materiali e il loro corretto uso (mattoni, sabbia, calce, pietra, murature, …).
- III e IV libro: edifici sacri. Vengono trattate le case degli dei, i templi, dal punto di vista simbolico, logico, costruttivo e statico. Vengono trattati anche gli ordini (dorico, ionico e corinzio).
- V libro: edifici pubblici civili.
- VI libro: edifici privati, abitazioni, residenze e tutta l'organizzazione interna.
- VII: riguarda le superfici, orizzontali e verticali, intonaci, rivestimenti, pavimenti, pittura e colori.
- VIII: libro dedicato all'acqua, all'idraulica, al rapporto che ha con le costruzioni. Controllare l'acqua è sempre stato uno degli scopi degli architetti civili, è importante che l'acqua defluisca correttamente dagli edifici, la solidità dipende anche dall'assenza di infiltrazioni. Ma si parla anche dell'uso dell'acqua per la difesa degli edifici (fossati) e di altre sue manifestazioni.
- IX libro: tratta la geometria, l'astronomia e gli orologi. L'architetto deve saper costruire orologi perché l'architettura deve rapportarsi con il tempo.
- X libro: macchine da cantiere e macchine da guerra.
Architettura greca
La "casa degli dei immortali"
VI secolo a.C. – III secolo a.C. Antica Grecia / Magna Grecia. La cultura dell'antica Grecia ha avuto grande influenza in epoca classica, presso i romani e poi in tutta l'Europa durante il Rinascimento. I greci del periodo classico pensavano che la qualità specifica della loro arte fosse dovuta alla fusione di mascolinità e forza dorica, con la femminilità e la grazia ionica.
Il tempio, la casa degli dei, inizia ad essere costruito in pietra dal VI secolo a.C. ed è da questo momento che si inizia a parlare di storia dell'architettura. I templi erano edifici destinati al culto divino, l'architettura del tempio nasce mettendosi in rapporto a delle esigenze imposte da riti, liturgie, celebrazioni e rappresentazioni simboliche di origine antichissima legate al culto delle divinità pagane. Il tempio nasce come luogo di riparo, custodia dell'immagine della divinità, è uno scrigno che deve proteggere le immagini delle diverse divinità che si manifestano agli uomini in diversi modi. Un recinto sacro che protegge un'immagine divina, una statua, è come uno scrigno dove la divinità era rappresentata con sembianze umane. È un recinto in cui si metteva in rapporto con i fedeli.
Il tempio viene sempre rappresentato come esemplificazione della razionalità, dell'armonia, della sintesi tra componenti diverse per funzionalità, costruzione e simbologia. È costruito in pietra, il materiale più duraturo, perché deve essere eterno. Ha un tetto a falde perché deve proteggere dalla pioggia quindi deve consentire che l'acqua defluisca dalla copertura. L'architettura mediterranea non era solita costruire tetti a falde con eccessive pendenze perché non vi era la necessità, le piogge non erano così abbondanti. Il tempio ha comunque tetti a falde perché si ispira alla capanna.
Ci è giunta un'urna cineraria del X secolo a.C. che presenta già tutti gli elementi del tempio: una cella nella quale si custodisce qualcosa di prezioso, un tetto spiovente e un porticato. Il portico aveva la funzione di spazio filtro, per accedere alla cella si andava per gradi, si doveva prima superare un'altra soglia, doveva esserci un momento di sosta. Ha anche la funzione di mediare lo spazio interno e quello esterno. In realtà, l'interno del tempio e soprattutto l'interno della cella, non erano accessibili al grande pubblico, che poteva contemplare gli idoli solo dall'esterno. Dentro la cella infatti era custodita la statua della divinità alla quale era dedicato il tempio. Lo spazio della cella è chiamato nàos, ed è solitamente preceduto da uno spazio filtro chiamato pronao (che precede il nàos).
Per quanto riguarda la collocazione di questo edificio, abbiamo diversi esempi: nell'acropoli di Atene, la casa degli dei è in un luogo alto, protetto, infatti nei luoghi alti si manifestavano gli dei (attraverso fulmini, nuvole, temporali, …). A Trapani, invece, il tempio di Segesta è situato in un luogo dove soffia il vento in una pianura, si mettevano quindi in relazione le manifestazioni divine ai fenomeni naturali e in base a questo si sceglieva la collocazione. Il tempio può anche far parte di un tessuto urbano, anche se si riserva uno spazio aperto, ad esempio a Selinunte (Sicilia).
Il tempio si erge su di un basamento detto crepidoma, un podio alla latina composto da gradini di cui l'ultimo, piano d'appoggio delle colonne, è detto stilobate. Il termine in antis indica le pareti della cella che sporgono rispetto all'ingresso e alle due colonne simmetriche rispetto all'asse centrale che rendono monumentale l'ingresso. Il tempietto di Atena Nike sull'Acropoli di Atene raddoppia formalmente il pronao anche sul lato opposto. Questa tipologia è detta in doppio antis. Nell'antica Grecia lo spazio attorno al tempio (e non solo quello all'interno) assume un'importanza fondamentale. Le colonne sono gli elementi che mettono in relazione l'architettura della cella con lo spazio circostante. Di fronte alla porta di ingresso possono quindi esserci, oltre alle due ante che cingono lo spazio antistante la porta, 4 colonne che diventano elementi autonomi. In questo caso il tempio è detto prostilo. Nel caso in cui la stessa situazione si ripeta anche sul lato opposto il tempio è detto anfiprostilo.
Templi famosi
Tempio di Atena Partenos (Partenone)
È costruito a partire dal 450 a.C. su iniziativa di Pericle sull'Acropoli di Atene. L'architetto fu Ictino e lo scultore Fidia. È un tempio octastilo (8x17). È completamente perimetrato da una serie di colonne. Questa tipologia di tempio è detto periptero. Il Partenone ha una storia molto travagliata, il suo crepidoma e il suo stilobate sono stati costruiti prima dell'iniziativa di Pericle. L'architetto si trovò a dover utilizzare uno stilobate già costruito, le dimensioni di questo sono fondamentali per sapere quante colonne inserire e con quale intercolumnio. Questo tempio è stato costruito sulla base di un modulo 4 su 9 che è un rapporto anomalo e ciò ha portato con sé una progettazione più difficile. Nella progettazione è un edificio rivoluzionario, ha due celle separate: una è la cella che custodisce la statua, l'altra il baldacchino che la protegge quando viene portata fuori. Si dà maggior importanza allo spazio interno alla cella rispetto a quello del colonnato. Anche il percorso longitudinale è molto contratto dal colonnato all'altare. La cella è divisa in due, con usi e forme liturgiche diverse. C'era una statua gigantesca in avorio ricoperta d'oro, era circondata da una serie di colonne tali da farla sembrare inserita in una scenografia. Nell'altra cella ci sono quattro colonne disposte secondo un disegno ben preciso.
Tipologie di templi
- Tempio di Apollo a Siracusa: La pianta è un rettangolo con un lato molto più lungo dell'altro, il podio ha tre gradini e lo stilobate. La cella, che anche ha delle proporzioni molto allungate, non è collocata al centro del rettangolo di base. Esiste un ideale asse longitudinale di simmetria, ma non un asse trasversale. Siracusa è una delle maggiori città delle colonie della magna Grecia. Il tempio costruito dal 570 a.C. ha 6x17 colonne, colonne pari sul lato corto e colonne dispari sul lato lungo. I templi peripteri prendono il nome dal numero delle colonne che hanno sul fronte o sul lato breve: questo è un esastilo (6 colonne). Le colonne hanno circa due metri di diametro e l'intercolumnio è anche lui di due metri, creando quindi un intervallo regolare tra spazi pieni e vuoti. C'è un percorso regolare intorno alla cella anche come distanze del colonnato dalla cella. La cella è come se fosse un tempio in Antis con un ingresso e un altro colonnato con tre navate, una centrale e due corridoi laterali. In fondo c'è uno spazio chiuso.
- Tempio di Selinunte (C): È un tempio più recente, costruito dal 550 a.C., ripropone lo stesso numero di colonne dell'esempio precedente 6x17 ma ha una forma più allungata. La differenza con il precedente è che l'intercolumnio è maggiore. La cella è molto semplificata ha un ingresso singolo e soltanto una navata e alle spalle un ambiente chiuso. È un ambiente inaccessibile dall'esterno, è uno spazio dove era custodito qualcosa di prezioso. Si vede lo spazio in cui era collocata la statua, al centro della cella. Non c'è simmetria trasversale, questo è chiamato tempio C perché non è stata identificata la destinazione.
- Tempio di Hera (o basilica di Paestum): Ha 9 colonne (ennastilo) sul fronte 9x18. Vitruvio dice che le colonne devono essere pari così che ci sia un asse centrale da percorrere. La cella ha delle proporzioni meno allungate, è suddivisa in due navate simmetriche tramite un colonnato e la cella ha due porte (forse perché c'era una divinità gemellare). Sul fondo si trova un vano chiuso destinato ad esigenze di culto, detto adyton, in sostituzione all'opistodomo. La basilica è costruita a partire dal 530 a.C. e ha una simmetria longitudinale e non trasversale.
- Tempio di Zeus a Olimpia: È collocabile tra il 470-460 a.C., conosciamo il nome dell'architetto: Libone. È eretto su una scarpata con intorno il bosco sacro di Olimpia. È un tempio esastilo 6x13 colonne (13 è il risultato di 6x2+1). Questo tempio è costruito sulla base di rapporti proporzionali fra numeri naturali. Questo ci dice che è stato concepito sulla base di un disegno che ha dei rapporti precisi con dei numeri non solo con la pianta ma con tutto il resto, alzato ed elementi decorativi. La cella sembra un po' più dilatata, non c'è la seconda riga di colonne che separavano la cella dall'ingresso, è sempre in Antis. La cella ha una grande navata centrale, alle spalle della navata c'è un grande ambiente che è accessibile dal retro. Questa ospitava una delle sette meraviglie del mondo, opera dello scultore Fidia: la statua criselefantina (in oro e avorio) raffigurante Zeus sul trono. C'è una simmetria tra il fronte e il retro. L'ingresso del pronao ha un muro particolarmente spesso con una stanza e una scala a chiocciola, probabilmente per la manutenzione; anche l'ingresso posteriore forse serviva alla manutenzione.
- Tempio di Apollo a Didyme: È un tempio diptero (= doppie colonne perimetrali). È un tempio del III secolo a.C. la cella è un gigantesco edificio e ci si accede passando attraverso una selva di colonne. C'è un tempietto antico che è dentro la cella, ribassato rispetto al resto (trecento anni per costruirlo). Non c'era apertura verso la folla.
- Tholos a Delfi: È un tempio a cella rotonda, periptero, con perimetro di colonne circolari anche all'interno (per Tholos si intende gli edifici peripteri con pianta circolare). Questo edificio con una pianta centrale sarà tema di una continua sperimentazione in tutta la storia dell'architettura, forse questa è la forma più simile a una capanna.
Nei suoi libri Vitruvio, dopo aver parlato dei principia, afferma che i templi possono essere anche classificati in un altro modo, secondo altri parametri chiamati specie. Sono 5 le specie classificate. Queste sono caratterizzate dal rapporto dimensionale tra il diametro della colonna nel punto di appoggio sullo stilobate e la distanza tra una colonna e l'altra (intercolumnio). Il rapporto tra queste due misure può variare. Ad esempio, il rapporto nel Partenone di Atene di uno a due è definito da Vitruvio scomodo perché "l'intercolumnio è troppo stretto e le donne quando si recano in processione non riescono a salire a coppie formando delle code". Il rapporto 1 a 2 inoltre impedisce la vista della porta della cella. Il rapporto ideale è uno 1 a 2 e ¼. Se si supera il rapporto 1 a 3 l'architrave potrebbe spezzarsi. Un altro metodo di classificazione è quella che prende in considerazione il diametro alla base della colonna e la sua altezza. Le proporzioni e il loro studio sono state in passato l'unico strumento reale di progettazione delle strutture, ciò che era proporzionato era anche fermo, solido. Successivamente trattò la firmitas dei templi e di quali erano i problemi che si legavano alla costruzione di questi edifici.
Vitruvio racconta iniziando dalle fondamenta: si deve scegliere un sito che sia il più possibile solido. Si fa uno scavo, se non si riesce a trovare un sito con un terreno abbastanza solido, lo si deve creare. Da indicazioni sul crepidoma del tempio, parte molto importante perché su questa poggia la pesantissima struttura del tempio. Bisogna tracciare la forma del crepidoma nel terreno e deve essere costruito con blocchi di pietra isodoma (blocchi delle stesse dimensioni secondo piani ortogonali). Vanno previsti anche dei muri posti sotto le colonne e sotto i muri della cella. Fra questi muri vanno costruiti degli elementi che legano. I blocchi isodomi sono realizzati con pietra viva. La pietra viva è cavata in luoghi abbastanza vicini al sito di costruzione del tempio. A Delfi, ad esempio, il crepidoma fatto di blocchi giganteschi ha lo stesso colore delle montagne del luogo. Verranno anche costruiti templi trasportando materiale da cave molto lontane. Il tempio deve essere eterno, e gli architetti sapevano che la solidità era essenziale.
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