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22/11/2021 - Rinascimento

Siamo nel ’400, si ha una categoria di figure storiografiche.

Si chiama rinascimento perché si ha un ritorno alla classicità, sia a livello formale, sia a livello di proporzioni, ciò lo vedremo bene con Brunelleschi.

All’inizio del ’400 si ha un diverso approccio con il mondo antico, con il mondo architettonico.

C’è un termine definito prima del ’400, “invenzio”, che significa sia ritrovare le caratteristiche dell’architettura classica, romana, ma anche superare queste categorie, i sistemi classici.

La città di Firenze a partire dal ’300, ha mercati economici, cerchie murarie, è una città sicuramente in parte sovradimensionata, rispetto a come era nel ’200. Però non c’è quella esplosione demografica che si ebbe appunto nel ’200.

Filippo Brunelleschi

Brunelleschi nasce a fine del ’300, nel 1377, da una famiglia di notai molto importante a Firenze.

È una famiglia importante all’interno della città, il padre teneva funzioni pubbliche.

È una famiglia agiata, infatti Brunelleschi studia e conosce il latino, infatti grazie a ciò riesce a leggere Vitruvio, il trattato fondamentale di Vitruvio.

Viaggia a Roma, insieme ad altre figure, come Donatello, infatti riesce a toccare con mano ciò che è stato costruito in epoca repubblicana e imperiale.

Ha discipline anche ingegneristiche, si dedica al disegno già da giovanissimo, ventenne.

Inizia poi a lavorare, non esisteva un posto dove imparare a fare l’architetto, lui si avvicina all’architettura grazie all’arte della seta, nasce come orafo, in una delle istituzioni più importanti.

L’arte si imparava guardando le architetture del passato, leggendo.

Molti architetti nascono come scultori, pittori.

All’inizio del ’400 Brunelleschi si rivoluziona in campo architettonico, Firenze è una città di avanguardia, anche se lui si forma in una Firenze medievale.

Infatti ha radici ben forti con alcune soluzioni costruttive, formali, ancora tipiche del gotico o tardo trecentesche, in particolare toscane e fiorentine, anche ispirandosi al Battistero o Santa Croce.

Ovviamente ispirandosi sempre anche al Pantheon e San Marco, sull’altare.

Nasce come orafo, alcune sue iniziali opere sono Sant’Agostino di San Jacopo al Duomo di Pistoia.

Ha una formazione tipicamente trecentesca, a partire dalla bottega di Giovanni Pisano.

La scultura in questo periodo è molto più avanti dell’architettura nel ritrovare le forme della classicità.

Troviamo capitelli che si rifacevano alla classicità, una dimostrazione evidente che non ritroviamo nell’architettura. Troviamo ciò ad esempio nel Pulpito di Pistoia di Giovanni Pisano.

Concorso per la porta nord del Battistero

Nel 1401 ci fu un concorso per la seconda porta del Battistero, a Nord, che si risolse in un confronto tra Ghiberti e Brunelleschi. Viene indicato come un punto di rottura dalla precedente tradizione gotica e l’inizio di quello che sarà il rinascimento.

Il tema era quello del sacrificio di Isacco, un episodio del libro biblico della Genesi, il primo libro della Bibbia.

Le due opere, le due formelle, sono molto diverse dal punto di vista formale e offrono una straordinaria sintesi delle due scuole di pensiero in materia artistica allora presenti in città: con Ghiberti, l'accoglienza dello stile gotico internazionale, e con Brunelleschi lo sviluppo delle radici classiche.

Dopo il concorso, viaggi a Roma, i viaggi a Roma sono fondamentali, si ha un superamento della forma classica.

All’inizio del ’400 Brunelleschi continua a scolpire, nel 1410 scolpisce Cristo in croce, situato all’interno di Santa Maria Novella, Firenze. Brunelleschi si pensa abbia copiato un cadavere, si ha un passo in avanti, non solo lo copia ma si attiene anche al tratto di Vitruvio per le proporzioni, perché si ha una verità anatomica è un chiaro riferimento alle regole che Vitruvio dava nel suo trattato.

Sia come scultore che come architetto Brunelleschi non imita solo l’antico ma lo supera.

Ghiberti e Brunelleschi.

Tavole prospettiche

Il suo primo momento di celebrità coincide più o meno con le tavole prospettiche che realizza, nel ’400, nel 1413, due delle quali ritrae il Battistero stando per la prima con le spalle rivolte alla porta del Duomo e per la seconda stando di spalle a Palazzo Vecchio.

Abbiamo una lettera di Domenico da Prato ad Alessandro Rondinelli del 1413, in cui ci dice che Brunelleschi è un ingegnoso uomo, che sa usare la prospettiva.

«Perspectivo, ingegnoso uomo».

Sono esibizioni pubbliche, si esibisce in piazza, la gente assistiva a queste dimostrazioni di capacità prospettiche. Dipingeva una tavoletta con uno specchio davanti, lo spettatore vedeva l’immagine dipinta ed era uguale alla realtà.

Era uno spettacolo per i cittadini, lo spettatore doveva collocarsi in un punto preciso per vedere il risultato, era una prospettiva centrale.

Alberti successivamente, decodificherà la prospettiva di Brunelleschi, con un metodo scientificamente corretto per rappresentare la realtà. Illudere lo spettatore attraverso marchingegni da strada.

Cupola di Santa Maria del Fiore

La cupola di Santa Maria del Fiore è il cantiere più famoso di Brunelleschi, dal 1417, fino agli anni ’30 inoltrati, durerà quindi quasi per tutta la sua vita.

Contemporaneamente si occupa anche di altre architetture.

Molto spesso infatti le sue opere come San Lorenzo, Santo Spirito, non hanno la presenza costante di Brunelleschi in cantiere, quindi le opere sono diverse dal suo progetto iniziale, forse per mancanza di tempo.

Si hanno novità linguistiche, formali e progettuali mai viste prime, fa di Firenze un centro di avanguardia.

Molto dopo arriverà oltre le Alpi e nel resto d’Europa. Ma in questo momento Firenze è al centro.

Ma perché nasce questa architettura?

La società in quel momento è molto importante, siamo a fine ’300 inizio ’400, negli anni ’10 del ’400.

La città è in mutamento. Dal punto di vista politico è una repubblica, con un’oligarchia di famiglie facoltose, importanti, banchieri, mercanti, che hanno costanti relazioni a livello internazionale.

Questo nuovo gruppo aveva bisogno di un’architettura che li rappresentasse.

Aveva interessi economici ma anche culturali molto spiccati.

C’era un avanzamento culturale, un ritorno alla classicità e lettere, arti, e economia andavano di pari passo.

Famiglie ricche ma anche famiglie di “intellettuali”, quindi avevano la possibilità di accedere a scritti, trattati.

Famiglie importanti come Pitti, Rucellai, Niccolini, poi Medici, nomi fiorentini enormi, che hanno necessità di farsi rappresentare, dal punto di vista architettonico e altre arti.

Brunelleschi incarna il desiderio di essere rappresentato da queste famiglie.

Firenze è da molto un centro culturale importante, già dai primi ordini mendicanti arrivati in città.

I monasteri degli ordini mendicanti sono veri centri di elaborazione del sapere.

Primo per ordine di commissione fu il Battistero, edificio della classicità romana, era un tempio, si pensava che la struttura originaria fosse romana, ha un’importanza quasi come il Pantheon.

Cappella degli Scrovegni

La pittura, la scultura, stavano già andando verso questo nuovo tipo di architettura, come possiamo vedere nella Cappella degli Scrovegni a Padova, pittura di Giotto o della sua scuola.

Padova fu quasi interamente affrescata da Giotto, ma anche da Taddeo Gabbi, figura trecentesca.

Raffigura la Presentazione di Maria al Tempio nella cappella Barcelli a Santa Croce, Firenze, nel 1328, un punto molto ardito per l’epoca.

Brunelleschi riprenderà sempre due concetti:

  • Innanzi tutto il modulo spaziale, ben preciso, ovvero campate quasi sempre cubiche organizzate attraverso l’arco a tutto sesto su colonne e la concatenazione in sequenza, su elementi architettonici molto semplici.
  • Depurare l’elemento architettonico da ogni tipo di decorazione.

Nell’ospedale degli Innocenti, gli elementi circolari, tondi, non lo caratterizzano, gli elementi con il fondo blu e la rappresentazione dei bambini, dovevano essere privi di decorazioni.

All’ospedale, Brunelleschi segue la tradizione della loggia davanti e la supera nel linguaggio formale, siamo negli anni ’20 del 1400.

Brunelleschi è molto impegnato nel cantiere della cupola, successivamente dal 1400 al 1425 è priore della repubblica fiorentina, in prima linea nelle guerre che ha, con Pisa, Lucca, progetta quindi fortezze, opere che possono essere utili alla repubblica fiorentina.

Quindi ha una rilevante importanza architettonica e politica.

Loggia ospedale degli Innocenti

Fino al 1423 lavora alla loggia dell’ospedale degli Innocenti, il cantiere poi continuerà senza di lui, infatti ci sono elementi che non derivano assolutamente da lui.

I clipei blu, Brunelleschi non aveva pensato a quella raffigurazione per la facciata, aveva pensato a clipei come erano quelli degli archi di trionfo, decorati con elementi classici, ma abbandonando il cantiere non ha tutto questo controllo.

L’edificio non sta a quota del piano di calpestio, è innalzato da 8 gradini, l’alto podio serve a dare maggior risalto, era una piazza molto diversa da quella di ora.

Il podio serviva a trovare anche lo spazio per avere soluzioni anche come seminterrati.

C’era bisogno di tanti spazi, enormi.

In pianta vediamo bene questa composizione, ha una griglia molto netta di elementi quadrati, dai quali nascono ambienti, sotto modulo o moduli della misura principale, che è la misura della campata. All’interno viene declinata in tanti spazi.

Quello che vediamo oggi all’interno non è originale, negli anni ’60 ci sono stati tantissimi interventi.

Interventi con cemento armato, travi in acciaio. Subisce interventi quindi molto massicci. Sono anni in cui i restauri non si facevano come adesso, si interveniva in maniera violenta e anche alterando gli spazi.

La facciata sulla piazza ha 9 campate voltate a vela, è una sorta di cupola sezionata sui 4 lati, 4 sezioni, tipica di Brunelleschi, la ritroviamo anche a San Lorenzo, Santo Spirito.

Realizzate interamente in mattoni e poi in parte intonacate. La cosa che più ci colpisce è la ripetizione degli elementi classici tutti uguali, ci sono capitelli corinzieggianti, partono dal corinzio ma successivamente c’è una grandissima elaborazione.

Le proporzioni sono diverse, volute più marcate, abaco di dimensioni diverse.

Questa esibizione della classicità, non è uno sfoggio antiquariato, c’è una volontà incredibile di affermare con forza la capacità contemporanea, superare la classicità attraverso altri elementi.

La dimensione su cui si basa l’edificio è la dimensione della campata sulla piazza.

Fusti monolitici in pietra serena, tutti gli elementi sono in grigio, mentre le altre parti sono intonacate di bianco. Gli elementi portanti sono in pietra serena, mentre le parti non portanti sono intonacate.

Nella sua idea ci vuol far percepire il sistema costruttivo, archi che si impostano su colonne, archivolto, faccia della volta.

Si ha una sorta di trabeazione sopra, con l’architrave, il fregio liscio intonacato e la cornice sulla quale poi poggia l’attico con le finestre.

Elementi standardizzati che si ripetono, fattore che in precedenza non avevamo mai visto. Quindi si hanno novità importanti. Rapporti che si esprimono attraverso numeri.

C’è un elemento molto particolare, la tangenza tra archivolto e architrave della trabeazione, gli archivolti sono in tangenza con questa trabeazione, cita la tradizione fiorentina.

Qua c’è un problema, l’arco è a tutto sesto, perché geometricamente è definibile, e perché caratterizza l’architettura classica, spesso impostare l’arco su colonne era un problema dei romani.

A fine anni ’10/’20 nasce una sorta di pulvino, tra capitello e l’imposta dell’arco, per non avere l’arco direttamente sul capitello.

Il pulvino è un elemento architettonico sovrapposto al capitello, con funzione di raccordo tra la struttura portante lineare, colonna o pilastro, e la struttura portata.

Ci sono due campate tamponate, voleva chiudere la parte terminale della facciata, con elementi in altezza, una lesena che caratterizzava anche il livello superiore, ma ciò non avverrà. Ci sono notevoli modifiche a cantiere iniziato.

Il ritmo delle aperture è regolare.

Nella parte finale della campata l’architrave fa un giro parallelo alla lesena, una lesena sempre scanalata, fa questo giro che è quello che fa al Battistero, nella facciata.

L’architrave che gira e continua parallelo alla lesena.

Non sappiamo se è una sua idea, o l’idea dei costruttori che non sapevano come chiuderla e riprendono il Battistero.

La loggia del Consiglio di Verona riprende la loggia di Brunelleschi, siamo però negli anni ’70 del 1400, si hanno gusti completamente diversi, ma la suddivisione della loggia con porticato, con archi volti, ordine architettonico e sopra l’attico finestrato, tornerà molto.

La piazza si conformerà all’edificio di Brunelleschi con il tempo. All’epoca non era definita, non era pavimentata, bisogna aspettare il ’500 per vedere la loggia di fronte, speculare, con forme, dimensioni, e anche elementi diversi.

Però c’era la volontà di ripetere la loggia di Brunelleschi.

Sagrestia Vecchia

La Sagrestia Vecchia, Firenze, ci dice ancora di più dell’architettura di Brunelleschi, anche grazie a Antonio di Tuccio Manetti biografo di Brunelleschi.

Era uno spazio anche per i contemporanei, di incredibile meraviglia, anche per le proporzioni.

Il committente era un componente della famiglia dei Medici, Giovanni di Bicci de’ Medici, che vuole una cappella funeraria all’interno della proprietà già loro, infatti verrà costruito poi il palazzo dei Medici.

Nasce come cappella funeraria per se stesso e per i suoi parenti.

Siamo a fine degli anni ’10 e ’20, 1420. Finirà intorno alla fine degli anni ’20. Fine ’28/’29. La tomba di Giovanni sarà al centro.

È uno spazio nuovo per l’interno di una chiesa, ha due quadrati, un quadrato cubico maggiore e una scarsella, una sorta di abside, quadrato, proporzionata al quadrato maggiore.

La scarsella è un tipo particolare di abside della chiesa, a pianta rettangolare anziché semicircolare.

È uno spazio interamente cupolato, coperto da una cupola.

La scarsella invece è coperta da una volta a vela.

Ha uno schema molto semplice, modulare, l’ingresso laterale non è casuale, se l’entrata fosse stata al centro entrando, avremmo subito percepito l’intero spazio, entrando invece di taglio, abbiamo la sensazione di uno spazio più grande.

Anche qua ci furono problemi successivi al cantiere, Brunelleschi lo finisce ma successivamente subirà alterazioni da parte anche di Donatello, che deve decorare i tondi, i grandi clipei sui pennacchi, che non erano pensati così da Brunelleschi, sono tutti interventi successivi al suo cantiere.

La scarsella è una volta a vela ma sembra di essere sotto una cupola. Troviamo pennacchi decorati con clipei al centro.

Le lesene sono in pietra serena scanalate, solitamente con 6 scanalature, e quando sono piegate a libro, sembrano un libro aperto, molto spesso sono lesene anche in parte rudentate, cioè che ad 1/3 della loro altezza abbiamo le scanalature riempite da ulteriori elementi di pietra serena.

Sopra tutte le lesene corre una trabeazione tripartita, con architrave, un fregio sicuramente non pensato così, ma solo intonacato e poi la cornice.

In questo caso lo spazio è caratterizzato da 4 arconi, lui sottolinea gli archivolti sempre in pietra serena.

È una sorta di elemento a tre luci, che abbiamo già visto a Villa Adriana, e poi lo vedremo nel ’500 con Palladio, Serlio.

La cupola è a creste e vele, sembra un ombrello, gli elementi in pietra serena sembrano costoloni, invece sono elementi tipicamente trecenteschi. Molto simili a quelli del Battistero.

Ci sono degli oculi e l’estradosso della cupola termina con una sorta di tronco di cono, e con una lanterna con delle dimensioni di un piccolo tempietto. È una struttura tronco conica con la lanterna, è una citazione di una tipica sepoltura romana che avveniva fuori città.

I costoloni non hanno una funzione statica, e i setti sono veri setti che contribuiscono alla statica.

Setti e piccole volte. Sono presenti anche catene, che cingono tutto il perimetro della cupola.

23/11/2021 - Brunelleschi e le forme geometriche

Ambiente totalmente unito, gli spazi, le forme geometriche. All’interno le lesene piegano a libro, tre scanalature da una parte tre dall’altra.

Capitelli simili a quelli della loggia dell’Innocenti, voluta carnosa, la decorazione dell’abaco varia leggermente, sono capitelli corinzieggianti.

Le decorazioni di Donatello non erano previste da Brunelleschi, anche le decorazioni dei pennacchi.

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo, siamo nel 1425.

Le campate sono regolari, tutto è proporzionato e prestabilito, lo schema è lo stesso di Santa Maria Novella, ad esempio l’ordine cistercense, l’abside quadrangolare principale in asse con la navata principale.

Il modulo è la navata minore, la distanza tra colonna e muratura. La navata maggiore è il doppio della navata minore.

Questa area diventa della famiglia Medici, vogliono una nuova chiesa abbattendo la precedente, per avere una chiesa molto più grande.

Si inizia a costruire dal transetto, Brunelleschi non vedrà mai oltre.

Il committente è sempre Giovanni di Bicci de’ Medici.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinasalanis1512 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Mingardi Lorenzo.
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