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Storia dell'architettura: l'ascesa di Roma

Prima della fine del II secolo a.C., il grande periodo dell’architettura ellenistica si era concluso. Gli scultori di questo periodo vennero imitati dai romani e dai loro successori fino alla riscoperta, nel XVIII secolo, dell’arte greca arcaica. Lo spirito d’avventura che prevaleva nella matematica e nelle scienze, li portò ad avere un atteggiamento conservatore in campo artistico e culturale imitando le arti pubbliche e rappresentative. Questa consapevolezza dell’importanza del ruolo dell’arte portò alla nascita dei primi testi di storia dell’arte. L’ascesa di Roma fu possibile grazie alle guerre puniche che avevano assicurato a Roma il controllo del mondo occidentale. Roma fu molto abile nell’amministrazione della giustizia con introduzione della lex romana, il sistema di leggi, e con la pax romana che regnò per un secolo e mezzo grazie a una studiata amministrazione, ma soprattutto con l’architettura e la pianificazione delle città.

Costruirono edifici pubblici, botteghe, basiliche, templi, piazze, uffici, magazzini, sistemi di fognatura, ponti, acquedotti e strade. Rispetto ai greci che basarono la loro architettura sul contrasto di linee verticali a linee orizzontali con l’uso di colonne e trabeazione, i romani attribuirono molta importanza alle pareti, all’uso dell’arco alla presenza di absidi, volte, cupole e alla definizione degli spazi interni. I romani, inoltre, svilupparono l’uso del getto di calcestruzzo per la realizzazione di volte, non inteso come lo usiamo noi oggi, ma è costituito da un impasto di malta (calce e sabbia vulcanica) con pietrisco. L’opus caementicium era usato da materiale di riempimento delle pareti, non era mai lasciato a vista, era utilizzato per realizzare muri, archi e cupole, gli elementi portanti erano invece in pietra e marmo come il travertino, proveniente da Tivoli, il marmo di Carrara e il porfido rosso, proveniente dall’Egitto. Per il rivestimento del calcestruzzo, oltre all’intonaco, venivano usati dei paramenti in pietra o in mattoni, l’opus incertum, pietrame di piccola pezzatura disposto irregolarmente, l’opus reticulatum, blocchetti quadrati disposti regolarmente e l’opus testaceum, rivestimento di mattoni o tegole.

Vitruvio

Scrisse un trattato di architettura nel 27 a.C. intitolato “De Architectura libri decem”. Il trattato è composto da una serie di libri che espongono una teoria, delle regole, delle norme, dei principi che riguardano un’arte praticabile. Marco Vitruvio Pollione fu il primo architetto della storia, non si sa molto sulla sua vita, forse è nato intorno al 70 a.C. in Italia o a Verona o nel Lazio, nel periodo di Giulio Cesare e Ottaviano I imperatore, il trattato infatti è proprio dedicato ad Ottaviano Augusto. Era un funzionario di una magistratura e decide di scrivere questi dieci libri in latino e raccontare la sua esperienza militare, di ingegneria idraulica e racconta la storia di alcuni edifici, alcuni legati alla storia ellenica o all’Asia minore. È il fondamento teorico dell’architettura. I destinatari di quest’opera sono gli uomini politici, coloro che erano incaricati a fare costruire, ovvero i committenti. L’opera non ha né un carattere speculativo, né un carattere filosofico, vuole costruire un corpus di architettura di elementi diversi. Fu più volte copiato e travisato durante il rinascimento, furono fatte opere di esegesi, ovvero riscritto e portato a modello originale, tradotto e illustrato da Andrea Palladio. La prima versione illustrata fu pubblicata nel 1521 da Comasco dall’editore Edoardo da Ponte. Fu un’opera molto importante perché è moderna, spiega concetti semplici in modo efficace e vuole costruire un’enciclopedia di architettura per diffondere tutto ciò che si sa sul costruire.

Non c’è un programma editoriale di base, scrive libri di carattere diverso, alcuni più filosofici, altri di classificazione sulle tipologie di edifici e altri sui materiali e le tecniche di costruzione.

  • I. Teoria, architettura, architetto, firmitas, utilitas e venustas
  • II. Materia (aspetti costruttivi)
  • III-IV. Edifici sacri
  • V. Edifici civili
  • VI. Edifici privati (abitazioni)
  • VII. Materiali
  • VIII. Acqua (rapporto tra acqua e costruzioni, idraulica)
  • IX. Geometria (orologi, astrologia: edifici come macchine per misurare il tempo: non si costruisce solo per governare lo spazio, ma per governare il tempo)
  • X. Macchine da guerra e da cantiere in relazione

Ha una funzione strumentale, travasa il sapere da una cultura all’altra e racconta una storia dando informazioni alle generazioni successive.

Il libro I

Architettura: è una scienza adornata di molte cognizioni (discipline) che regola tutti i lavori che si fanno in ogni arte, si compone di pratica e di teoria, fare e consapevolezza del fare. Per rappresentare l’architettura si parte dalla pianta, si passa alla sezione e si arriva al prospetto. Tutto deve essere disposto per avere firmitas (fermezza, stabilità e fondatezza), utilitas (utilità e comodità) e venustas (bellezza, eleganza e armonia).

Architetto: uomo docile e ingegnoso, per essere ingegnoso deve essere ammaestrato, deve essere anche colto, esperto nel disegno, erudito nella geometria, conoscere prospettiva e aritmetica, conoscere molte storie, la filosofia (deve avere un animo grande e non avaro), conoscere la misura, la medicina, le leggi, la giurisprudenza e l’astronomia.

III - IV libro, edifici sacri

“Case degli dei immortali” sono i templi, la rappresentazione della razionalità, costruiti tra il VI e III secolo a.C. Il tempio serviva per il culto divino, esigenze imposte da forme di ritualità della religione pagana. Erano usati per la celebrazione di un mito, divinità antropomorfe, perciò presenti nella loro architettura. Alcuni esempi sono l’acropoli di Atene con il tempio di Niche Partenone e il tempio di Agrigento. La casa deve proteggere, rinchiudere e permanere nell’eternità, perché è degli immortali, per questo hanno questo aspetto monumentale. Le coperture degli uomini erano piatte, diverse da quelle dei templi che erano invece a spioventi. Questa struttura deriva dalla capanna, forma ripresa da un’urna cineraria del X secolo a.C. in bronzo che custodisce delle ceneri, è uno scrigno con un foro, che crea una porta e una sorta di collegamento tra vivi e morti, la copertura è fatta con un tetto a falde. Successivamente, nel IX secolo, si trovò un’urna in terracotta posta su un piedistallo con dei gradini, una scatola con una soglia, un tetto a falde e un porticato, c’è un filtro per l’ingresso, crea un momento di attesa per depurarsi o pensare, una sosta. Ci sono anche degli elementi di forma circolare, forse colonne, più comode dal punto di vista costruttivo.

La capanna fu poi ripresa dal tempio di Delfi, un tempio in antis, con i muri che sporgono e delimitano delle ante che costituiscono un corridoio in cui si trovano due colonne, stilos, elementi snelli che si sviluppano in altezza. Successivamente si riprese in un tempio prostilo, in cui la zona porticata risulta più complicata, c’è un pronao con ante e un intercolunnio e dietro si trova una cella, naos, rettangolare e semplice. Si complica ulteriormente nella pianta dei Propilei di Atene (tempio di Atene-Miche), un tempietto anfiprostilo, in cui lo spazio perimetrale è più importante di quello che sta all’interno, riti svolti all’esterno, su altari posti in luoghi molto scenografici. Sono poste delle colonne sia davanti che dietro che mettono in relazione lo spazio. L’ultima declinazione della capanna la si trova nel Partenone, un tempio periptero, ovvero le colonne sono disposte su tutto il perimetro. Non è più una casa degli dei, gli edifici sono due e sono integrati tra loro dalla copertura comune, la casa ed il baldacchino, protegge la statua e permette di farla uscire dalla cella.

Parlando dei tempi, lui li ordina attraverso l’uso dei principi, forme, e dei criteri planimetrici, la disposizione di alcuni elementi.

Tempio Apollo, Siracusa

Costruito nel VI secolo a.C., è un tempio periptero esastilo, ha una geometria rettangolare, l’intercolumnio e il diametro delle colonne sono uguali e circa di 2 metri (6x17 colonne). È presente un grande pronao e la cella potrebbe essere un tempio in antis. È posto su un crepidoma, ovvero su dei gradini, è presente una peristasi, ovvero tutte le colonne intorno al perimetro che sono appoggiate sullo stilobate, piano di pietra che ospita le colonne. Intorno alla cella ci sono dei deambulatori, o peristili in cui si camminava. C’era una porta forse in bronzo, dentro la cella c’era la statua di Apollo e due file di colonne, c’è una parte retrostante alla cella che forse serviva per locali di servizio o per custodire oggetti preziosi.

Tempio C, Selinunte

Del III secolo a.C., anche questo è un tempio esastilo periptero, è però presente un diverso intercolunnio, possono passare più persone una accanto all’altra, se si considera solo il tempio non c’è il pronao, l’enfasi del percorso è in senso longitudinale. È posto in un’area molto colpita da terremoti.

Tempio A Era, Paestum

È costituito da 9 colonne, un numero dispari, qualcosa di diverso, si può adattare probabilmente ad una statua di due divinità (Era e Cerere), o a una divinità con due teste.

Tempio di Zeus, Olimpia

È presente la statua di Zeus che è protetta da uno scrigno situato in una capanna con un tetto a falde. È un tempio esastilo, il lato lungo è il doppio di quello corto più uno, esistono delle relazioni tra la casa ed il baldacchino, c’è bisogno di una scala che viene nascosta tra il muro, utilitas.

Partenone

Tempio costruito dall’architetto Ictino che deve lavorare su un progetto già esistente, erano già presenti i rocchi delle colonne e quindi il modulo. La proporzione del tempio è 9/4 con lo stilobate, anche il perimetro era già esistente. Ha un pronao molto piccolo che non ha più la funzione di sosta e c’è una cella gigante, nuove proporzioni, in realtà le celle sono due. È un tempio anfiprostilo, le colonne sono poste anche intorno alla statua di Atena in oro e avorio, viene data più importanza agli spazi interni.

Tempio di Apollo Epicurio, Peloponneso

Realizzato sempre da Ictino, propone una soluzione ad angolo, colonne addossate alla parete con decorazioni e una colonna centrale isolata.

Tempio di Apollo, Didimetholos, Delfi

È un tempio diptero, con uno spazio teatrale interno. È un impianto centralizzato, tempio periptero.

Firmitas e Venustas

Attraverso i tre principi suddivide i templi, li classifica. La firmitas, ovvero le categorie, e l’utilitas, i principi. Esistono anche delle species, o categorie, che determinano il rapporto la base della colonna e l’intercolunnio, furono usate per calcolare il rapporto aritmetico tra il VI ed il I secolo a.C. Esistono cinque rapporti diversi, se il rapporto è uguale o va oltre l’1:3, l’architrave si spezza, non viene rispettata la firmitas, se il rapporto è 1:1 la luce è inadeguata, ci si recano le persone che hanno bisogno di sostenersi a vicenda, e quindi si muovono insieme, anche il rapporto 1:2 non è esatto. Servono spazi più ampi, ma non si possono creare utilizzando la pietra, bisogna cambiare materiale. La firmitas e l’utilitas sono messe in relazione.

Rovine di Delfi

Ci sono dei resti del crepidoma costituito da blocchi squadrati e colonne sezionate in tanti elementi. Sono in pietra di cava, viene tolta viva dalla roccia, è diversa da quella cotta che prima di essere utilizzata subisce una lavorazione.

Processo di costruzione

Dal VI secolo a.C. fino al 1930, l’operazione della cavatura era un’operazione fatta sempre a mano. Inizialmente bisognava riconoscere i giacimenti, poi dopo anni, si potevano usare le “coltivazioni” per cavare la pietra. Le fibre della pietra in costruzione devono conservare la stessa direzione che avevano in cava, sono così più stabili. Usavano molto la geometria. Per staccare dei blocchi di pietra, facevano esplodere il legno bagnato e poi le trasportavano su slitte, i blocchi erano tozzi e poco lunghi per essere più resistenti. Il materiale di scarto è denominato sfrido. C’erano delle piste su cui scorrevano le slitte e anche dei macchinari che servivano per frenarle. Le pietre una volta cavate, almeno per due anni dovevano stare in magazzini aperti per perdere l’umidità della cava, dovevano quindi compiere due cicli delle stagioni, in inverno l’umidità gela e in estate l’acqua si scioglie. La lentezza è un elemento fondamentale per la firmitas.

Dopo avere preparato la pietra, bisognava trovare il luogo adatto in cui costruire le fondamenta, il terreno deve essere solido, se è di origine alluvionale veniva palificato, si usava carbone o pelle di animali per renderlo impermeabile. A questo punto bisogna tracciare le fondamenta costruendo dei muri possenti sotto la cella e le colonne, si crea una specie di maglia con gli archi che sono posti in relazione ai muri. Veniva poi costruito il crepidoma, il sistema di gradini, sempre in numero dispari perché più semplici da salire. Al di sopra lo stilobate, piano delle colonne, non deve essere piatto, ma leggermente convesso per il displuvio delle acque. Struttura del blocco per il crepidoma o per il muro della

Il marmo pario, era quello ricavato dalla cave di Paros, dovevano essere trasportati per lunghi tragitti, trascinati e sollevati. Durante la preparazione dei blocchi isodomi, con caratteristiche simili, venivano predisposti a queste funzioni e poi in cantiere si facevano i lavori di finitura. A seconda della funzione che aveva il blocco veniva costruito in modo diverso.

Metodi di trasporto: con sporgenze, con fori per tenaglie e con una vera e propria maniglia. Si passava poi alla costruzione della cella, grazie alla geometria, si costruiva in stereotomia, ovvero con tre moduli costruttivi.

Per la costruzione delle colonne si usava lo stesso procedimento per i blocchi del basamento, veniva però fatto un foro centrale per inserire un perno in bronzo, i blocchi poi venivano stuccati tra loro. Oltre ai fabbri in cantiere erano utili anche i lavoratori di corde, che costruivano gli strumenti di canapa per il trasporto dei materiali. Veniva poi posto il capitello, qui cambiano le forze e la dinamica, permettono il passaggio dalla parte verticale a quella orizzontale. Il capitello è costituito da echino, ha una base più sottile e una sommità più larga, serve per allargare la superficie d’appoggio, sopra si trova poi l’abaco che costituisce la base di appoggio per l’architrave. L’architrave era posto con il lato lungo verso l’alto per essere più resistente, ma anche perché un solo abaco doveva reggere più travi. L’intero architrave è costituito da diversi blocchi che sono posizionati grazie all’uso di macchinari chiamati argano. Questa serie di blocchi è unita con giunti e crea così un elemento continuo. Sopra vengono posti altri elementi verticali che reggono una cornice, serve per proteggere la struttura sottostante. Al di sopra di tutto era posto il tetto a falde costituito in facciata da un timpano con all’interno un fregio. Il tetto a volte era in pietra, altre volte in legno o metallo e altre volte era ricoperto con tegole di terracotta o marmo. Dopo la costruzione del tetto venivano fatte le decorazioni e le finiture. Per esempio venivano fatte le scanalature nelle colonne, tutto veniva stuccato e inverato e si colorava la struttura con l’utilizzo di colori primari. La scanalatura nelle colonne serviva per snellire, dividere l’unità in parti più piccole crea un diverso proporzionamento, problemi matematici, numeri, geometria e forme in relazione.

Il Partenone è l’esempio di razionalità, logica e semplicità che rappresenta il sistema delle colonne come sistema verticale e circolare.

Venustas

Il tempio rispetta le proporzioni e le simmetrie umane. Si deve tenere conto del rapporto armonico che è presente nelle varie parti e nella globalità dell’opera. La venustas può essere definita similmente al corpo umano, i templi devono corrispondere alla grandezza risultante dalle singole parti, l’uomo è il simbolo dell’unità e corrisponde all’unità del tempio.

Tempio di Efesto o Teseo, Atene

Ad Atene si trovano l’agorà, luogo del mercato artigiano ed il tempio di Efesto. Questo tempio, come nella tradizione greca, è caratterizzato da elementi verticali ed elementi orizzontali, è un tempio periptero esastilo posto su un crepidoma scandito da colonne che reggono una trabeazione tripartita. La trabeazione è suddivisa in architrave, la parte strutturale; fregio, la parte decorativa che è l’elemento intermedio ed è composto da diverse formelle che erano utili per coprire e proteggere le travi orizzontali; la cornice, la parte superiore composta da altri elementi ed è sporgente perché così può proteggere ciò che sta sotto. La colonna è l’elemento di sostegno verticale a sezione circolare e presenta delle proporzioni fissate tra diametro di base e altezza. Vitruvio fissa le proporzioni, nell’ordine dorico c’è un rapporto massimo di 1:7 e un rapporto minimo di 1:6, a 1/3 dalla base deve essere presente un’enfasi, un rigonfiamento, per problemi di compressione, la colonna deve essere inoltre scanalata, deve sembrare più snella. Le parti che compongono questo elemento di sostegno sono la ba...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher franciprini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Balestreri Isabella Carla Rachele.
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