Storia dell’Architettura 1
Le componenti fondamentali dell’architettura sono:
- Componente funzionale (costruttiva)
- Componente estetico-espressiva
Queste variano costantemente ed è molto importante che siano in equilibrio.
Ogni architettura è caratterizzata dal dinamismo, che la rende in costante trasformazione e che è dovuto al continuo
processo di modernizzazione.
La storia insegna ed è piena espressione della imprescindibile tensione verso il moderno vissuta da ogni generazione:
tutti noi inseguiamo la modernità.
Studiare un’opera per capirne le sue componenti moderne, quindi non serve memorizzare la descrizione.
Perché studiare storia dell’architettura?
Ogni architettura del passato è una lezione. I motivi principali sono 3:
- Fa parte dell’alta formazione culturale
- L’architettura del passato è un bagaglio di esperienze
- È fondamentale per la conservazione e il recupero del patrimonio storico.
Ogni architettura è governata da:
- LESSICO ARCHITETTONICO (Es. ordini)
- PRINCIPIO COMPOSITIVO (Es. equilibrio delle linee, composizione di volumi indipendenti, composizione
organica, prevalenza di una dimensione)
Rapporto analisi storica-restauro
Il tema del restauro trova un atteggiamento più disinvolto in molti stati, come Spagna e Francia, mentre in Italia c’è
molta più attenzione e più sensibilità alla conservazione delle opere (conquista del Novecento).
Quando interviene il restauro?
Quando un edificio assume un’importanza storica e quindi:
- Blocca la trasformazione continua (dovuta alla tensione alla modernità)
- Preserva la forma
L’edificio, in una fase della sua esistenza, può acquisire da parte di una determinata società il valore di testimonianza
storica. In questo caso, alle precedenti componenti (funzionale ed estetico-espressiva) si aggiunge un’altra
componente, quella appunto di testimonianza storica, che tende a frenare, se non eliminare del tutto, il fisiologico
processo di trasformazione dovuto alla costante modernizzazione del pensiero. È proprio qui che interviene il
restauro.
Nel corso dell’Ottocento il restauro era selettivo, seguiva il gusto del tempo e faceva una distinzione tra bello e
brutto. Si distrussero molte opere del ‘600, del ‘700 e degli anni ’80 dell’’800 per dare spazio di nuovo all’architettura
medievale (alcune opere furono salvate solo per la mancanza di denaro): furono anche ricostruite delle opere
medievali realizzando dei falsi storici.
Nell’ottica del relativismo culturale, oggi siamo in grado di salvaguardare i progetti qualificanti di ogni periodo
storico, in quanto testimonianze della nostra storia.
Le architetture subiscono interventi che riguardano l’avvicendamento dei progetti, testimonianza del cambiamento
di gusto o di esigenze funzionale; bisogna anche considerare che possono subire delle offese, delle deturpazioni; gli
atteggiamenti da assumere possono essere:
- Non conservare il danno (nel 99% dei casi)
- Salvaguardare il danno (Es. violenza della guerra)
Affinché subentri il processo di conservazione si deve ottenere un riconoscimento dal valore storico dell’edificio.
Bisogna stare attenti a non creare dei falsi storici negli interventi di restauro, distinguendo la parte restaurata
dall’originale.
È importante studiare la storia di un edificio per capire le logiche architettoniche con cui è stato costruito, sia dal
punto di vista formale che da quello estetico-espressivo.
ERRORI METODOLOGICI RESTAURO
Dal punto di vista dell’approccio storico, vi sono 4 principali travisamenti metodologici del restauro, dovuti a un
travisamento dell’analisi storica:
1. Pasticcio dei colori
2. Autopsia
3. Scorticazione
4. Salvaguardia del degrado
PASTICCIO DEI COLORI
Si intende il travisamento dei criteri cromatici dell’edificio. Il colore è parte fondamentale di un edificio, perciò è
importante capire i criteri cromatici originari, evitando pasticci.
Facoltà di Giurisprudenza (edificio del ‘600) Palazzo Cattolica
Il criterio era stato intercettato
(pietra arenaria per arco e
intonaco bianco nelle
specchiature). Il concio di imposta
è stato realizzato con la pietra di
Billiemi – più resistente e pregiata
– ma non riesce a confondersi con
l’arenaria perché è stata trattata,
Gli archi traversi dovevano essere
colorati per segnare la modularità
AUTOPSIA E POETICA DELLO SFREGIO
È il travisamento più diffuso. È una sorta di restauro archeologico: consiste nello scavare il prospetto di un edificio
storico per rintracciare tracce occultate o risalenti a progetti precedenti e metterle in evidenza.
Per la tensione alla modernità o per questioni funzionali (nei contesti più stratificati, come il centro storico di
Palermo) i prospetti di chiese e palazzi sono stati cambiati nel tempo, con inserti o modificazioni di aperture.
Dal punto di vista compositivo, questi reperti risultano uno sfregio.
È molto importante analizzarne il valore architettonico prima di metterli in evidenza.
Il “paziente zero” a Palermo è il braccio ovest del transetto della Chiesa di Santa Caterina.
È un progetto stratificato in cui vi sono:
- Colonnine del 600
- Finestra del primo 700
- Prospetto di metà 700
Il restauro degli anni ’80 ha fatto un disastro, dai colori sbagliati delle specchiature
alla messa in evidenza di un arco di scarico, fatto con conci in curva al grezzo, che
non ha nessun valore storico (non è sicuramente del ‘700)
Altro esempio è il palazzetto in via Paternostro che risale a fine 800 - primi 900
(neorinascimentale).
Era arrivato a noi integro, ma il progettista qualche anno fa ha scavato il prospetto,
ritrovando ovviamente la pietra: ha messo in evidenza la cornice delle finestre (del
500), deturpate dagli interventi precedenti fatti per coprirla con l’intonaco. È uno
sfregio, senza margini di discussione.
Altro esempio è Palazzo Cattolica in cui vengono messe in evidenza delle
maioliche (mattoni stagnati), usati come rivestimento di un cavedio o di una
colonna di scarico per proteggere il prospetto dall’acqua.
L’arco, su più livelli, era stato pensato per essere a faccia vista (del 600), ma poi fu
intonacato nell’800 (si stendeva l’intonaco sulla pietra faccia a vista per
ringiovanirla). Il progettista toglie una parte di intonaco, mettendo in evidenza la
faccia a vista, facendo una autentica schifezza (mescola 600 e 800).
Palazzo Lungarini, edificio che nasce dall’accorpamento di più unità d’abitazione
nel 600, era pervenuto integro; oggi sono sparsi sulla facciata frammenti caotici
di un edificio del 500 che non esiste più: il palazzo nel ‘500 aveva l’intonaco
dell’intero prospetto fatto con la tecnica dei graffiti toscani (intonaco a due
strati, uno bianco e uno scuro).
Sono state messe in evidenza anche tracce delle antiche finestre (bifore)
sormontate da un arco a sesto acuto che sporgeva dal paramento, ma che è
stato rimosso.
Bisogna avere rispetto dell’opera architettonica. Se li voglio mettere in evidenza, i reperti:
- Devono avere valore
- Devono confrontarsi con un’opera di pari interesse
SCORTICAZIONE
Un edificio intonacato viene privato del proprio intonaco sulla base del “la pietra a faccia vista è bella”: questo gusto
non tiene conto delle tecniche costruttive, della storia e della dignità architettonica degli edifci.
N.B. tutte le opere di architettura sono o in pietra a faccia vista o intonacati.
L’intonaco è sempre esistito, persino i templi greci erano intonacati. Viene steso da
sempre su murature poco pregiate con la funzione di finitura e di protezione. Tende
per sua natura a deteriorarsi.
La pietra a faccia vista è molto costosa (materiale poco poroso, pregiato, deve essere
tagliato alla perfezione), bella da vedere, più duratura. La tecnica viene usata negli
edifici rurali, ma con materiali poveri, per un effetto rustico, ma non esiste in città.
Un esempio di realizzazione a faccia vista è la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini a
Palermo.
Una facciata scorticata mette in evidenza materiale irregolare e poroso (più
economico e fa aderire meglio l’intonaco): la tecnologia costruttiva è creata a
posta per essere coperta dall’intonaco!
SALVAGUARDIA DEL DEGRADO E DELLA MANOMISSIONE Viene sottolineata una sofferenza subita dall’edificio, un
danno. Esito sono murature centenarie manomesse o
incomplete.
Esempio è il fronte laterale di Palazzo Castrone (Via
Vittorio Emanuele): viene scoperta una bifora trecentesca
con inserti in pietra lavica e viene messa in evidenza (ok
perché è un prospetto secondario), MA vi sono anche
tratti di pietra a faccia vista e tratti di faccia vista
danneggiata e malamente ricostruita (conci di diverso
taglio) (era stato intonacato per uniformare il tutto).
COLLOCAZIONE CRONOLOGICA DEGLI EVENTI DAL VI secolo a.C. al XVIII secolo d.C.
Possiamo suddividere la storia occidentale in 3 grandi fasi:
→
1. Età antica (periodo greco-romano) VI secolo a.C. – V secolo d.C.
La storia occidentale ha come matrice comune la cultura greco-romana, sia dal punto di vista artistico, che
letterario che filosofico. Questo periodo viene detto greco-romano perché la cultura greca fu assimilata
sistematicamente da quella romana, andandovi a coincidere.
Le origini sono remote. Il nostro punto di partenza è il VI secolo a.C., che corrisponde alla fine dell’età arcaica.
Da questo momento ci sono pervenute le architetture templari in pietra (quelle precedenti erano in legno o
laterizio, materiali effimeri): si codifica il linguaggio architettonico con la nascita degli ordini.
La fine di questo periodo è il V secolo d.C. (Caduta dell’Impero Romano d’Occidente - 476 d.C.), una fine
traumatica e violenta, iniziata con i sacchi di Roma nel 410, che causa la decadenza della civiltà sviluppata: è la
fine delle civiltà portuali, del fiorentissimo commercio del Mediterraneo, dell’unità politica dell’Europa.
→
2. Medioevo V secolo d.C. – XV secolo d.C.
Dura circa 1000 anni, dal V secolo d.C. alla scoperta dell’America (1492).
Nasce dalla decadenza politica e soprattutto economica, e segna un lungo periodo di crisi costruttiva.
Ma nell’XI secolo, con la ripresa economica dell’Europa, l’architettura comincia ad allontanarsi dal mondo antico
e inizia una lenta ripresa costruttiva con il Romanico.
Un recupero eccezionale si ha poi con il Gotico, quando si ha un affrancamento totale dal mondo antico e nasce
una nuova architettura.
Mentre l’Europa è in fase di sperimentazione, in Italia nel XV secolo si avvia un movimento culturale anomalo,
che considera il gotico una barbarie e che sostiene il recupero dell’antico, soprattutto della civiltà romana: il
Rinascimento, movimento di élite, i
cui membri comunicavano in latino, la lingua dei colti e delle scienze, nato con l’ottica del ritorno al mondo
antico perduto. →
3. Età moderna o classicismo XV secolo d.C. – XVIII secolo d.C.
L’età del classicismo, anche della età moderna, dura circa 500 anni, fino all’Ottocento se non oltre (l’architettura
dei regimi totalitari ha alla base un ripensamento dei precetti del classicismo), ma per noi termina nel XVIII
secolo con la Rivoluzione Francese (1789), quando subentrano altre linee di pensiero alternative.
La data del primo progetto classicista, che fu di Filippo Brunelleschi, è il 1419.
ARCHITETTURA GRECA
IL TEMPIO E GLI ORDINI ARCHITETTONICI
I greci mettono a punto un nuovo linguaggio architettonico nel VI secolo a.C. basato sul tempio, il tipo
architettonico presente in ogni polis greca.
Lo scopo era quello di qualificare e sublimare una struttura che era la dimora della divinità protettrice dei singoli e
della città e per questo impiegarono secoli di ricerche.
Dal punto di vista costruttivo il tempio è una struttura primordiale: i greci riprendono il sistema trilite (criterio
costruttivo primitivo costituito da due sostegni verticali che sorreggono un elemento orizzontale detto architrave)
che troviamo ad esempio a Stonehenge.
Dal punto di vista tipologico il tempio presenta:
- una cella che contiene la statua della divinità (nucleo dell’edificio)
- può avere un portico nella parte anteriore detto pronao (il tempio allora è detto prostilo, anfiprostilo se c’è
anche quello posteriore)
- può essere circondato da una fila di colonne (periptero) o due (diptero) o può avere semicolonne addossate alla
cella (pseudoperiptero). Secondo il numero di colonne sul fronte di accesso, il tempio rettangolare è detto
tetrastilo, pentastilo, esastilo, etc.
Il contributo greco è di tipo formale ed estetico: inventano gli ordini architettonici, elaborazione estetica
dell’elemento orizzontale (trabeazione) e rielaborazione dell’elemento verticale (colonna).
I popoli greci, dal punto di vista politico, sono come città indipendenti, spesso in conflitto tra di loro, ma
costituiscono un’unica entità culturale in grado di allearsi contro nemici comuni; dal punto di vista architettonico vi è
una grande circolazione delle idee.
Tutti sono costituiti da:
- Trabeazione, con: - Colonna, con:
• •
Architrave Base
• •
Fregio Fusto
• •
Cornice Capitello
Gli ordini principali sono: →
- DORICO (Magna Gracia e Peloponneso) (VI secolo) essenziale
La colonna non ha base, ma poggia direttamente su una platea (stilobate) circondata da 3 gradoni
(crepidoma); è rastremata e con scanalature poco profonde unite a spigolo vivo (a cuspide).
Il capitello è costituito da:
echino (a forma di tronco di cono nel periodo classico, schiacciato e rigonfio nei templi arcaici)
abaco (parallelepipedo a base quadrata).
La trabeazione è formata da architrave liscio, fregio costituito da metope (tavolette quadrate lisce o
ornate da bassorilievi) e triglifi (tavolette rettangolari scanalate che si susseguono a ritmo alternato) e una
cornice sporgente che percorre i lati inclinati del frontone, il quale racchiude internamente il timpano
triangolare. →
- IONICO (Asia Minore, Ionia - oggi coste della Turchia) notevoli valori decorativi, maggiore snellezza
La colonna ha scanalature che non si incontrano a spigolo vivo, ma separate da sottili strisce piane. La
base è formata da due tori e da una scozia interposta (successivamente viene aggiunto il plinto quadrato).
Il capitello presenta le tipiche spirali; l’abaco è schiacciato e l’echino è a pianta circolare intagliato a ovuli
e racchiuso in una sorta di cuscino che si arrotola a formare le due volute.
La trabeazione era originariamente composta da un architrave diviso in tre fasce e da una cornice formata
da elementi aggettanti e dentelli; successivamente viene arricchito con un fregio con bassorilievi posto
sopra l’architrave.
Il Tempio di Artemide a Efeso è il più grande di ordine ionico.
→
- CORINZIO (IV secolo) snellezza accentuata – poco usato dai greci, molto più dai romani
Il rapporto diametro di base-h colonna è di 1:10.
Il capitello è ispirato a forme vegetali: quello più tipico è costituito da una sorta di campana capovolta con
in basso due file di foglie di acanto, con volute che sostengono gli angoli dell’abaco (a lati concavi e con un
motivo a foglie o a fiori sulle quattro facce uguale al capitello).
La trabeazione contiene sempre il fregio.
Per la cultura architettonica greca del VI e V secolo, l’architettura è una sorta di tecnica costruttiva regolata da leggi
universali inviolabili. Questa idea frena significativamente l’idea della modernità. Queste regole non sono
sovvertibili, ma perfettibili: dato un determinato linguaggio, questo può essere sottoposto a osservazioni che lo
migliorano nelle proporzioni: quindi si possono avere diverse interpretazioni della stessa forma.
L’architettura nelle colonie greche in Sicilia predilige l’ordine dorico, che subisce delle variazioni nel rapporto
proporzionale nel corso del tempo.
Il più antico è il tempio di Apollo a Siracusa, che rappresenta l’età arcaica in Sicilia. Qui troviamo un echino molto
sporgente, schiacciato e incurvo e un capitello arcaico. Le colonne sono le più tozze in assoluto.
Le stesse caratteristiche, grazie alla circolazione delle idee, le hanno il tempio di Apollo a Corinto, il tempio di Hera
a Olimpia e il Tempio di Hera o Basilica a Paestum: da quest’ultimo si evincono altre caratteristiche dell’età arcaica
come le scanalature a spigolo vivo e la rastremazione accentuata delle colonne.
- Le proporzioni usate in questi templi sono di due tipi:
o Colonne tozze (r. 1:4) e trabeazione rilevante come nel tempio di Apollo a Siracusa
o Colonne molto slanciate e trabeazione quasi invisibile come nel tempio G di Selinunte, oggi
completamente distrutto, che era uno dei templi più grandi.
Ogni cantiere ha proporzioni diverse, ma gli elementi sono gli stessi.
Ogni cantiere procedeva in modo empirico poiché non si erano sviluppati dei ragionamenti attorno al concetto di
proporzione: ad esempio nel tempio di Apollo a Siracusa troviamo un ritmo diverso delle colonne e dei triglifi
(intercolumnio variabile), più largo sull’ingresso.
L’unica regola comune era il linguaggio architettonico.
Denominatori comuni dei templi arcaici:
- sviluppo longitudinale - Peristasi = colonnato esterno
- Cella con il simulacro della divinità - Pronao = corte davanti alla cella
Criteri progettuali comuni:
- Ordine dorico con echino schiacciato, curvilineo e molto sporgente
- Rastremazione accentuata
- Variazione proporzionale
- Impianti lon
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