Che materia stai cercando?

Storia del pensiero filosofico: Il pensiero di Platone Appunti scolastici Premium

Lezione del 29 Marzo 2017.
Rielaborazione della lezione in modo ordinato, strutturato e sistematico (con elenchi, definizioni, schemi ...).
In questo riassunto vengono trattati gli argomenti relativi al Pensiero di Platone e di Socrate.
In particolare: i punti chiave del pensiero di Platone, la teoria delle idee, il concetto di "dox" ed "episteme", il collegamento con la psicologia, il... Vedi di più

Esame di Filosofia docente Prof. G. Fornari

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

È una storia immaginaria – divertente: vuole intrattenere, ma per trasmettere una realtà molto profonda.

L’anima, entrando nel nostro corpo, si è dimenticata di tutto ciò che aveva conosciuto precedentemente,

nel mondo delle idee. Solo la filosofia può risvegliare in lei il ricordo della sua vita anteriore.

È la cosiddetta “reminiscenza platonica”: il ricordo, che Platone spiega con questa pre-esistenza delle

anime.

 Scopo del mito: spiegare le verità filosofiche superiori

Questo mito è un modo per spiegare la singolarità dell’essere umano, che:

 da una parte partecipa al mondo divino

 dall’altra è lontano dal mondo divino.

Platone sa che questo mito non fornisce una spiegazione completa – ma è una storia (“mitos”: “storia”)

raccontata per indicare le verità filosofiche superiori (che gli esseri umani e la filosofia umana non sono in

grado di spiegare).

 Scopo del mito: spiegare un mistero della realtà

Quindi, il mito indica un mistero della realtà – di cui noi possiamo capire il significato e la struttura

fondamentale: per saperne di più dovremmo ritornare al mondo delle idee.

Il ritorno al mondo delle idee, secondo Platone, avverrà soltanto dopo la nostra morte (se saremo riusciti

ad innalzare la nostra anima e la nostra mente fino alla conoscenza della verità).

A quel punto – la conoscenza della verità, il sapere filosofico – ci permetterà di ritornare nella patria celeste

da cui siamo stati esiliati.

 Platone si rifà all’orfismo

Qui Platone riutilizza, in maniera creativa e personale, l’escatologia orfica.

Il collegamento di Platone con l’orfismo è evidente e dichiarato: anche l’orfismo viene utilizzato

liberamente, da Platone, per questi miti simbolici di una verità superiore.

 Analizzare la conoscenza, secondo Platone

Quindi allora Platone comincia a definire, in termini più precisi, quello che Socrate ancora non aveva

definito. 13

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Per comprendere la dimostrazione platonica, molto sottile ed efficace, bisogna fare un’analisi della

conoscenza (intesa come la intendeva Platone).

Perché?

Perché – secondo Platone – la conoscenza più banale mostra la presenza nascosta (ma reale) delle idee –

dentro questa conoscenza, quindi dentro la nostra esperienza, dentro il nostro pensiero.

 Ad esempio, la geometria

L’esempio più semplice potrebbe essere quello della geometria (che, appunto, per i greci era la parte più

importante della matematica).

La geometria si basa su dei concetti fondamentali, chiamati “enti geometrici”, “enti matematici” – che sono,

appunto, delle entità (delle nozioni) che rispondono ad una definizione ben precisa.

Una volta conosciuta questa definizione, siamo in grado di:

1. non solo di utilizzare questi concetti

2. ma anche di riconoscerli nella nostra esperienza.

 La definizione di “triangolo”

Tuttavia queste definizioni hanno qualcosa di strano.

Perché?

Ad esempio, la definizione di “triangolo”:

«Il triangolo è una figura geometrica chiusa, composta da 3 lati – che hanno determinate caratteristiche.

La somma interna dei lati dà sempre 180 gradi»

Tuttavia noi sappiamo che il “triangolo perfetto” (come lo definirà Euclide) è una figura geometrica

perfetta, composta da linee/segmenti di retta, che – come tali – devono:

 avere solo la dimensione della lunghezza

 essere perfettamente dritti. 14

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Triangolo: ha anche uno spessore!

Ma se noi disegniamo un qualunque triangolo, le cose sono molto diverse!

Se si traccia la figura di un triangolo, certamente si riconosce la forma.

Ma, se si guarda bene:

 spesso i segmenti non sono proprio dritti

 i segmenti possono non chiudersi e rimanere aperti

 i segmenti di linea retta hanno anche uno spessore

… mentre invece nelle definizioni di Euclide la linea retta deve avere solo ed esclusivamente la dimensione

della lunghezza!

Ovviamente nella realtà fisica non si osserverà mai qualcosa che abbia solo la dimensione della lunghezza:

ci sarà sempre uno spessore, anche se minimo.

In questo (vago) modo ci si avvicina alla definizione di “triangolo perfetto” – ma senza mai fare qualcosa di

congruente.

 Triangolo: quale tipo? Ne esistono molti!

Non solo: c’è un’ulteriore difficoltà.

L’ “idea di triangolo” è la definizione di:

«un ente geometrico, avente 3 lati – la cui somma interna deve dare sempre 180 gradi»

… ma esistono vari tipi di triangolo: equilatero, rettangolo, isoscele, scaleno … !

L’idea di triangolo è su un dislivello, mai colmabile.

 Triangoli materiali: semplici approssimazioni, mai perfettamente corrispondenti alla definizione

Tutti i triangoli materiali – che possiamo disegnare o vedere – i “triangoli empirici” – saranno sempre delle

approssimazioni, molto spesso estremamente imperfette, ad una definizione che noi conosciamo da un

trattato di geometria.

Non solo: ma per quanto i triangoli disegnati (o immaginati) siano vicini alla definizione geometrica,

risponderanno sempre ad un determinato tipo di triangolo o ad un altro.

Ma non riusciremo mai a visualizzare un triangolo che abbia in sé tutte le caratteristiche dei triangoli

rettangoli, equilateri, isosceli, scaleni … 15

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Non ci sarà mai un triangolo fisicamente o mentalmente visibile, che abbia in sé le caratteristiche di tutti i

triangoli.

Per cui l’ “idea di triangolo” è:

 inclusiva, nel senso che deve essere riconoscibile in tutti i triangoli – in tutte le singole

manifestazioni dedite

 ma allo stesso tempo è anche esclusiva, perché esclude tutte le caratteristiche inferiori rispetto alla

classe universale del triangolo.

 Euclide: un grande matematico

Euclide è stato un grande matematico greco, vissuto nell’epoca ellenistica (quindi dopo la conquista di

Alessandro Magno).

Nel trattato suo trattato (“Elementi”, ), Euclide ha raccolto una serie

tuttora una pietra miliare nella matematica

di trattati e teoremi geometrici che erano stati scoperti dai matematici greci nelle generazioni precedenti.

Molti di queste parti risalgono proprio alla geometria studiata nella scuola fondata da Platone (chiamata,

poi, “accademia” – ). Qui si coltivavano scienze e geometrie.

dall’eroe greco Accademo

 L’interesse platonico verso le scienze

Questo dimostrava un forte interesse verso le scienze.

Perché?

Perché, secondo Platone, le singole scienze esatte (corrispondenti al concetto di episteme) sono un

eccellente introduzione, poi, allo studio delle idee vere e proprie.

L’esempio del triangolo è molto pertinente ad un ambiente come quello della scuola di Platone – dove,

appunto, la matematica e la geometria erano studiate a livelli straordinariamente approfonditi.

Ormai la Grecia aveva preso la guida nel progresso scientifico – nel mondo mediterraneo antico.

Fino a qualche generazione prima, invece, la guida era in mano alle civiltà dell’Antico Oriente.

 Traduzione in termini platonici

Traduciamo ora queste riflessioni – nei termini della concezione di Platone:

 Idea trascendente

Secondo Platone, tutto questo dimostra una sola cosa: che l’ “idea di triangolo” è trascendente

rispetto ai singoli triangoli – che noi possiamo immaginare o disegnare. 16

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Eccedenza

C’è un’eccedenza nel triangolo ideale – che non può essere colmata da nessuna esperienza.

L’eccedenza che noi – con una terminologia nostra – chiamiamo “trascendenza”.

 Idea geometrica

Quindi l’idea di triangolo è un’idea geometrica, ma paradossalmente va al di là dell’esperienza e

dello spazio.

 Idea di triangolo: oltre lo spazio

È un bel paradosso!

Il triangolo è una figura geometrica – e, come tale, delimita una porzione di spazio.

Ma nessun triangolo spaziale corrisponde pienamente all’idea di triangolo!

Quindi l’ “idea di triangolo” è qualcosa che va oltre lo spazio.

È un bell’enigma!

 Idea di triangolo: oltre il tempo

Ma non solo: siccome il triangolo ha anche altre proprietà (ad esempio quella di dare una determinata

somma) questa verità è vera oggi, così come lo era 2400 anni fa ai tempi di Platone e come lo sarà tra 1

milione di anni.

È una verità che – oltre a prescindere dallo spazio – prescinde anche dal tempo.

 Riassunto: idea di triangolo

È all’al di là:

5. dell’esperienza

6. dello spazio

7. del tempo.

Non ha estensione, non ha durata temporale (prescinde dal tempo).

 L’eternità, secondo Platone

Platone è stato il primo filosofo a dimostrare che la vera eternità non è durare infinitamente: questa è

soltanto una quantità (infinita) di tempo.

L’eternità è essere in una dimensione al di là del tempo. 17

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Questo modo di ragionare ci trasporta in una strana dimensione: una dimensione staccata dalla nostra

esperienza, ma al tempo stesso a contatto con la nostra esperienza.

 Ragionamento in due passaggi

Allora, ci sono 2 passaggi da fare:

1. il passaggio dal mondo dell’esperienza al mondo delle idee

È un passaggio traumatico: ci troviamo catapultati in una realtà che non conosciamo.

Non conosciamo né cosa sia né dove sia: è al di là dello spazio e del tempo.

Non c’è un luogo in cui ci sono le idee.

Noi potremmo andare ai confini dell’universo, alla ricerca delle idee di Platone, e non le

troveremmo!

Nello stesso tempo, però, le idee – Platone dimostra che ci sono.

Perché se non ci fossero le idee, noi non potremmo conoscere neanche il più piccolo pezzo di

realtà.

Saremmo come degli animali, che non hanno dei principi conoscitivi che guidano la loro esperienza.

2. il passaggio dal mondo delle idee al mondo dell’esperienza

A questo primo movimento di ascesa – di salita – al mondo delle idee, corrisponde un movimento

di discesa, cioè un movimento di ritorno.

Perché?

Perché se da una parte le idee sono separate dall’esperienza (sono trascendenti rispetto

all’esperienza), dall’altro – però – le idee partecipano alla realtà empirica.

In che senso?

Quando si disegna un triangolo (che non è un triangolo, è un’approssimazione dalla definizione

rigorosa) tutti riconoscerebbero la figura (stilizzata, approssimata, stramba) di triangolo.

Platone direbbe chiunque avrebbe riconosciuto la figura di triangolo – perché ognuno tutti

partecipano, senza saperlo, all’idea di triangolo.

Tutti abbiamo già in mente la figura di triangolo, senza saperlo.

Questo ha una conseguenza.

Vuol dire che il mondo delle idee è dentro di noi, nella nostra anima – in qualche modo.

Ecco perché Platone elabora il “mito del Fedro” (della diga alata). 18

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Mito del Fedro

Secondo questo mito:

 le anime vivevano nel mondo delle idee (non è ben chiaro cosa facessero, ma è un’immagine simbolica)

 le anime poi entrano in un corpo e si dimenticano di tutto ciò che hanno imparato nel mondo delle

idee.

 poi arriva il filosofo (Socrate o chi per esso), che accende nell’anima il desiderio di conoscere la

realtà superiore, cioè il desiderio di ritornare in quella che sospetta e intuisce essere la sua vera

patria

 così comincia un viaggio avventuroso, che Platone immagina con una metafora: come un cocchio

tirato da 2 cavalli.

Questi cavalli:

 sono alati (perché le idee, simbolicamente, si trovano in alto nel cielo – anzi al di là dello stesso

cielo).

 Sono guidati da un auriga, rappresentano ognuno di noi – nelle sue varie parti.

Sono una metafora dell’anima.

Tuttavia, quest’anima ha:

 un auriga

(che è la parte più razionale, quella che desidera raggiungere la conoscenza delle idee)

 2 cavalli:

 1 bianco (docile, mite, paziente).

Rappresenta la parte migliore in noi

 1 nero (indocile, mai completamente domato, mai del tutto affidabile).

Rappresenta la nostra componente più passionale: quella che si lascia distrarre da

desideri più materiali, distogliendosi dal desiderio di raggiungere la realtà suprema.

 Morale del mito

Quindi succede che, ognuno di noi – che lo sappia o meno – fa questo viaggio per tornare nella patria da cui

proviene, ma molto spesso il cavallo nero non accetta di farsi tirare dall’auriga – perciò cerca i staccarsi e di

scendere a terra.

In questa maniera la diga alata precipita rovinosamente. 19

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Affinché il viaggio riesca ad andare a buon fine, bisogna domare anche il cavallo nero – quindi sottomettere

le passioni che ci porterebbero verso il basso e – in questa maniera (attraverso la filosofia) – si può tornare

al mondo delle idee.

 Significato del mito (e orfismo)

Tradotto: si può raggiungere la salvezza – che, per Platone, diventa addirittura la salvezza dopo la morte.

Questo mito diventa così una dottrina di carattere religioso ed escatologico (sempre prendendo spunto, in

maniera originale, dall’orfismo).

Quindi allora cosa succede?

Noi siamo pienamente coinvolti in questo viaggio – strano e sconosciuto – che ci ha visti:

a. prima, precipitare sulla terra

b. dopo, faticosamente (ma spesso senza riuscirci) salire verso la patria superiore da cui proveniamo.

 Noi: protagonisti passivi ma attivi

Tutto questo ci vede protagonisti passivi – ma attivi, nello stesso tempo.

È come se ci trovassimo in mezzo ad una specie di grande spettacolo, in cui pensavamo di essere gli

spettatori – e invece scopriamo di essere i protagonisti.

 Il mondo delle idee: al di là del cielo (iper-uranio)

Ma la collocazione del mondo delle idee di Platone?

L’immaginario mitico e simbolico – che Platone ci presenta – fa pensare a qualche luogo.

In realtà – Platone, nel Fedro – definisce il mondo delle idee come “luogo iperuranio”: al di là del cielo.

Allora l’antica immagine è quella del cielo – come simbolo del luogo in cui dimorano le divinità.

Ad esempio: metafora usata anche nella preghiera cristiana: «padre nostro che sei nei cieli».

 Immaginazione mitica

Questa è chiaramente un’immaginazione di origine mitica. 20

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Platone sa bene che la realtà superiore non sta nei cieli fisicamente.

Ad esempio:

o Per Eraclito – il Dio si manifesta nei cieli (perché è il fuoco): è presente ovunque, ma si manifesta in

modo diretto dove è direttamente visibile il fuoco;

o Per Anassimandro – il Dio si manifesta nell’ “àpeiron”.

 La realtà superiore di Platone non è in nessun luogo

Platone, che è passato attraverso la rivoluzione “spirituale” di Socrate – la realtà superiore non è in un

luogo.

Perché?

Perché non è materiale.

Ma ciò che non è materiale non ha una grandezza, non ha un peso, non ha nessuna caratteristica

quantitativa – né tantomeno una posizione spaziale e temporale.

 La realtà superiore di Platone: al di là del cielo

Quindi non è da nessuna parte.

È al di là del cielo.

Cosa vuol dire al di là del cielo?

Siccome il cielo è il simbolo tradizionale della trascendenza religiosa e divina, questo vuol dire che il mondo

delle idee è sovra-trascendente.

È al di là anche della trascendenza.

Detto in questi termini, sembrerebbe irraggiungibile: già è difficile raggiungere ciò che è trascendente, figurarsi ciò che

è doppiamente trascendente!

 Sovra - trascendente: presente nell’intera realtà e negli uomini

No, in realtà il significato è opposto: sovra-trascendente vuol dire che è spirituale, immateriale … ma che è

presente – non in un oggetto, non in un luogo o in qualche entità definita – ma:

 nell’intera realtà

 soprattutto in noi stessi

(che siamo capaci di accenderci del desiderio di conoscere questa realtà sovra-trascendente). 21

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 La scoperta di Platone: il mondo delle idee è nell’anima degli uomini

Quindi, in realtà, il mondo delle idee si trova nell’anima dell’uomo.

Questa è la scoperta di Platone.

È una scoperta densa di conseguenze.

Come sempre – nelle grandi scoperte del pensiero – ogni nuova scoperta fa capire meglio delle cose, ma introduce

anche a dei nuovi problemi, a delle nuove domande (il che non deve essere visto negativamente: ogni nuovo

problema, ogni nuova domanda significa che si aprono nuove prospettive, nuove strade – che potrà percorrere il

pensiero).

A grandi linee – la teoria delle idee di Platone dice questo.

 La “teoria”, secondo Platone

È interessante il termine “teoria”: è anch’esso di origine greca, “theoria” – “theorein” in greco significa

“vedere”, ma:

 è un vedere particolare

 è un vedere qualcosa di molto importante.

Originariamente significava soprattutto “vedere qualcosa che non possiamo non vedere”.

È vedere qualcosa che:

 non possiamo rifiutare di vedere

 non possiamo fare a meno di vedere

 si impone alla vista.

 “Teoria” → “vedere”: visione religiosa

Ma che cosa si impone alla vista?

Le divinità. È una visione religiosa.

La divinità non si poteva non vedere: si imponeva da sé (ovviamente se la divinità accettava di rendersi visibile. Al

contrario, se si vedeva una divinità senza il suo volere di esser vista, io venivo punito).

Questi verbi indicavano, in origine, una visione in senso religioso. 22

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Obbedienza visiva

Riepilogo:

 ci sono i fedeli della divinità

 la divinità appare (in un modo o nell’altro)

 l’atto di vedere è necessario – perché è un’obbedienza visiva alla divinità .

(che si rende visibile)

 Concetto tuttora attuale

Questa è una struttura talmente profonda della nostra esperienza, che ancora oggi noi facciamo così.

Ad esempio: se io vedo una bella ragazza, che mi piace molto – mi scatta automaticamente questa specie di

obbedienza visiva.

Cioè l’obbedienza visiva scatta alla vista di una cosa (o persona) per me talmente bella – così tanto bella che

mi costringe a guardare tale bellezza.

Ad esempio: se io vedo un’opera d’arte, un edificio, un paesaggio … qualcosa che mi trasmette delle

sensazioni di carattere estetico – tale “qualcosa” (sicuramente bello) si impone alla mia vista.

 “Ammirare”: guardare in modo forte

Il termine “ammirare” designa questo guardare in modo più forte.

Qual è il modo più forte?

Guardare qualcosa che non possiamo non guardare: è qualcosa di talmente grande, talmente straordinario,

talmente bello che non possiamo sottrarci alla vista di questo qualcosa.

La bellezza è un’esperienza estetica (anche legata al nostro desiderio).

 Due passaggi

Abbiamo 2 caratteristiche:

1. veniamo colpiti dalla bellezza in modo improvviso (non ce l’aspettavamo quella bellezza!)

2. non possiamo non guardarla.

 Fenomeno religioso → esperienza psicologica

Quindi c’è una fenomenologia di origine chiaramente religiosa – che è diventata, per noi, un’esperienza

psicologica – ma che conserva ancora la struttura di una manifestazione di carattere religioso. 23

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 “Theorein”: guardare qualcosa di sacro

Tornando a Platone, il termine “teoria” ha un significato tecnico.

Perché “theorein”, in greco antico, indicava – originariamente – la visione di qualcosa di sacro (di solito si

trattava di statue o oggetti di carattere sacro).

*Oggetti estranei alla propria cerchia, perché si trattava di statue (o immagini o simboli) sacri, collocati in qualche

santuario o luogo sacro.

Quindi “theorein” indicava l’andare in pellegrinaggio, in un luogo sacro, per vedere un’immagine divina

(che, di solito, nell’Antica Grecia era una statua, un idolo).

*Nelle credenze più arcaiche, la statua rappresentava concretamente la divinità: cioè le statue delle divinità erano

ritenute vive, per cui addirittura – nell’Antico Egitto – si portava da mangiare alla statua della divinità e la si vestiva.

Erano delle procedure rituali e magiche – che vedevano la statua come viva.

“Theorein” voleva dire, in greco arcaico, andare a visitare – in pellegrinaggio – l’immagine sacra.

 Secondo Platone gli uomini devono andare a vedere le idee

Il verbo usato da Platone è un verbo molto preciso: Platone vuole dire, con la “teoria delle idee”, che noi –

le idee – dobbiamo andarle a vedere, dobbiamo scoprirle (così come l’immagine sacra nell’antica azione

religiosa del “theorein”).

Per scoprire, però, che quest’idee (immagine sacra) ci riguardano molto da vicino.

 “La Repubblica” di Platone

C’è un altro grande mito: il “mito della caverna”.

Tale mito si trova nella parte centrale de “La Repubblica”: è una grande metafora che descrive, appunto,

tutto questo processo di ascesa verso il mondo delle idee e di ridiscesa, poi, dentro la caverna). 24

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Questo mito si trova nel dialogo de “La Repubblica” .

“La Repubblica” è un dialogo molto articolato e lungo, di Platone.

È un’opera molto complessa: ci presenta tutti i temi fondamentali di Platone.

In quest’opera – Platone immagina che:

 Socrate vada al Porto di Atene (chiamato “Il Pireo”)

 qui Socrate assiste ad una festa, dedicata ad una dea straniera – una dea di origine tracia, il cui

culto aveva un carattere orgiastico .

(e per questo motivo ricorda i culti di Dioniso)

 Nel mentre stanno facendo questa gita – una passeggiata lunga alcuni chilometri da Atene

al Pireo – Socrate, con i suoi amici, viene invitato nella casa di un ricco straniero – residente ad

Atene.

 Qui inizia una lunga discussione su che cosa sia la giustizia.

Non c’è un accordo tra di loro: ci sono varie risposte.

 Socrate comincia ad applicare il suo metodo dialetto

 ma, ad un certo momento, uno dei presenti (un sofista, Trasimaco) – risponde a Socrate

dicendo che «sta perdendo il suo tempo in chiacchere, perché la giustizia non è altro che il

diritto del più forte».

 Ne nasce una discussione molto approfondita: è il motivo di partenza di tutto il lungo

dialogo.

Con questi preliminari, si arriva al secondo libro (“La Repubblica” è lunga dieci libri!).

Dal secondo libro in poi prende luogo il dialogo vero e proprio – che, appunto, riporta la discussione per

definire il concetto di “giustizia”.

Nel dialogo, Socrate (sempre dialogando e interloquendo) non fornisce una definizione concreta di

giustizia, ma spiega come dovrebbe essere una comunità ispirata al criterio della giustizia.

 La giustizia, secondo Socrate (nel dialogo)

Secondo Socrate, la giustizia è – in sé – un’idea.

Il termine “giustizia” tradotto tecnicamente sarebbe: “il giusto”.

Però Platone usa apposta un termine leggermente diverso: un termine che indica la condizione di essere

giusti – cioè la virtù della giustizia. 25

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

È una giustizia:

 non soltanto un concetto da definire

 ma anche una qualità morale di chi partecipa a questa giustizia.

È chiaro che questa giustizia deve corrispondere all’ “idea di giustizia” – o al “mondo delle idee” nel suo

insieme (che è vero e giusto).

 Il dialogo: Socrate descrive la comunità ideale

Quindi si sviluppa il dialogo.

Socrate descrive come dovrebbe essere questa comunità ideale

(il portavoce di Platone)

(non nel senso utopico della parola, ma nel senso di conforme al mondo delle idee).

In questa comunità ideale:

 ci deve essere una serie di regole e istituzioni rivoluzionarie

 un punto fondamentale è quello dell’educazione dei cittadini della “politeia” (uno stato greco).

 L’educazione, secondo Platone (per bocca di Socrate)

L’educazione, secondo Platone, deve avvenire selezionando secondo le propensioni che mostrano fin da

piccoli, tutti i nuovi nati, i nuovi venuti di questa comunità.

 Società divisa in tre classi

E, secondo queste propensioni, c’è una divisione tra:

 LAVORATORI

quelli che devono andare a lavorare

(cioè coloro che seguono soltanto i primi gradi elementari dell’istruzione e poi vanno a fare dei lavori di

pubblica utilità)

 GUARDIANI → MILITARI o GOVERNANTI

e quelli invece che mostrano più capacità sia mentali che fisiche – vanno a formare i cosiddetti

guardiani. 26

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Tra i guardiani si selezioneranno, poi, quelli più propensi alla filosofia:

 

i cittadini più propensi alla filosofia diventeranno i governanti dell’intera comunità

 

gli altri, invece, formeranno una sorta di esercito

(pronto a difendere la città dai nemici esterni e garantire l’ordine pubblico interno)

Alla fine abbiamo una società divisa in 3 classi.

 Abolizione della famiglia, secondo Platone

La cosa più singolare è che Platone, per facilitare e per rendere possibile la selezione fin dai primi anni di

età di ogni cittadino – secondo le qualità della sua anima – deve togliere i figli dalla famiglia.

L’educazione dei figli è comune ed è sorvegliata dai filosofi (dai governanti della comunità).

La conseguenza è che le famiglie – in quanto nucleo famigliare – non esistono più.

Quindi Platone abolisce la famiglia.

 Donne emancipate, secondo Platone

La conseguenza, logica per un greco e rivoluzionaria (anche se poi questa rivoluzione non avverrà nel mondo antico)

è che – siccome le donne nel mondo greco e antico erano principalmente deputate all’accudimento della

casa e alla crescita della prole, nel momento in cui non c’è più la necessità di crescere i propri figli da parte

dei singoli familiari, le donne – di colpo – si trovano emancipate e hanno gli stessi diritti degli uomini.

*Quindi la civiltà greca, con quest’elaborazione di Platone, raggiunge un’incredibile audacia – anche se si tratta solo di

una rivoluzione filosofica e teorica.

*Per la prima volta nella storia dell’umanità viene espressamente dichiarata la perfetta uguaglianza tra gli uomini e le

donne (anche se appunto poi nel mondo greco né in quello romano accadrà mai nulla di simile). Però è già

straordinariamente interessante che questa cosa venga formulata a livello filosofico. 27

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Scopo del “mito della caverna”

Però bisogna ancora capire i principi primi – in base ai quali realizzare questo disegno politico e

costituzionale.

Quale connessione c’è tra questo progetto politico e la teoria delle idee?

Il “mito della caverna” viene introdotto per:

 spiegare com’è la struttura dell’intera realtà

 come deve essere applicata la struttura dell’intera realtà nel progetto politico ed educativo della

“politeia”.

 Il mito della caverna

È un racconto molto semplice.

Platone immagina che Socrate, protagonista del dialogo, immagina che:

 ci siano degli schiavi prigionieri, in una caverna,

legati in modo da poter guardare soltanto il fondo di questa grotta – su cui, in un debolissimo

chiarore, vengono proiettate delle ombre.

 Queste ombre, siccome sono le uniche cose che i prigionieri possono vedere, per loro costituiscono

l’intera realtà.

È una limitazione conoscitiva – che Platone esprime con la metafora della prigionia, della schiavitù.

 Uno di loro però viene misteriosamente liberato – e può, per la prima volta, salire attraverso un

percorso che porta verso la superficie, verso il mondo esterno.

 Il prigioniero liberato scopre che – a distanza dal mondo – c’è un camminamento che attraversa

questa grotta con un grande braciere dietro che proietta la sua luce. E davanti a questo braciere dei

servi portano vari oggetti, che appunto proiettano la loro ombra sul fondo.

E quindi si ha la spiegazione – ovviamente simbolica – delle ombre: i prigionieri, nel fondo –

essendo l’unica cosa che vedono – la scambiano per la realtà. 28

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Poi, il prigioniero liberato prosegue nella sua risalita e arriva finalmente nel mondo della superficie,

dove vede la luce del sole, del giorno.

I suoi occhi, però, non reggono e non sopportano la luce solare (essendo abituati da sempre

all’oscurità): è troppo forte.

Lo schiavo-scappato, allora, deve cominciare a vedere il cielo notturno: la luce della luna e delle

stelle è molto meno forte, quindi la può osservare abituandosi alla loro vista.

 Ma infine diventa capace di vedere la luce del sole e di contemplare la realtà così com’è.

 Significato del mito

Il significato di tutto questo è molto chiaro e viene spiegato nel dialogo:

uomini prigionieri nel fondo della caverna uomini prigionieri dell’ignoranza

l’immagine della luce rivelazione divina, la verità, la conoscenza

lontananza dalla fonte divina della luce

buio (l’ignoranza)

*Gli uomini prigionieri nel fondo della caverna sono gli uomini prigionieri dell’ignoranza.

*Antichissima immagine della luce, che indica la rivelazione divina, la verità – la conoscenza.

*E il buio che, viceversa, indica la lontananza dalla fonte divina della luce (l’ignoranza).

*Questa stessa metafora, migliaia di anni dopo, tornerà nel movimento filosofico e culturale che – nel XVIII secolo –

prenderà il nome di “Illuminismo” (cioè il movimento della luce in quanto ragione).

 Livelli conoscitivi: la “dox”, il livello più basso

Quindi abbiamo questa antichissima immagine – che acquista un significato anche cognitivo e sapienziale.

Questi uomini sono prigionieri di un sapere apparente – che scambiano per la realtà.

Sono prigionieri della “dox” (l’opinione). Dunque sono al livello più basso della conoscenza.

 Livelli conoscitivi: primo livello

Questo strano camminamento, con una luce artificiale, che proietta le sue ombre – corrisponde ad una

prima acquisizione di come funziona veramente la conoscenza. 29

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Cioè lo schiavo liberato capisce che la conoscenza non consiste tanto nel vedere le ombre, ma nel vedere gli

oggetti che le producono. Quindi è il primo livello di esperienza, che comincia a ragionare sulle cose –

comincia a rappresentarle, ma è ancora un livello iniziale.

 Livelli conoscitivi: secondo livello

Quando lo schiavo arriva al livello della superficie e ammira il cielo stellato, i corpi celesti notturni ecc.

siamo al livello della scienza, dell’ “episteme” – che fa conoscere le cose su un fondamento ben più solido.

 Livelli conoscitivi: il più alto

Manca tuttavia il grado supremo della conoscenza.

È simboleggiato dal sole – che, per Platone, indica l’idea più importante di tutte.

Cioè l’idea di “agathos” – che in greco significa letteralmente “il buono”.

*(però la traduzione tradizionale è “il bene”, l’idea di bene).

 L’idea di bene, secondo Platone

L’idea di bene, per Platone, è l’idea più importante di tutte.

Perché?

Intanto “agathos” in greco significa “buono”, ma nei vari sensi della parola.

*“agathos” – per i greci – vuol dire anche “bello”: sia buono che bello, insieme.

 Bontà: bellezza e potenza

La bontà di una persona si doveva tradurre, in qualche modo, anche:

 in qualche forma di bellezza.

 ma poi “buono”, nelle lingue antiche, contiene anche l’idea di forza, di potenza.

Quindi è il bene: ma carico di potenza. 30

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 L’idea di bene: Dio

L’idea di bene è il termine platonico che potremmo tradurre con “Dio”.

È Dio.

È la traduzione più semplice.

Anche lo stesso Platone ha tradotto così: parlando di “oxeos”, che vorrebbe dire “il Dio”.

Platone rimane un politeista, ma in questo senso intende il Dio supremo.

Il Dio vero e proprio, spirituale, incorruttibile, eterno … è “(to) agathon”.

Quindi il bene, l’idea di bene.

 L’idea di bene: livello supremo della realtà

L’idea di bene coordina tutte le altre idee, che partecipano della sua natura

Ad esempio: così come il Sole, che illumina tutti corpi celesti.

Quindi, lo schiavo liberato – seguendo questo mito – arriva a contemplare il livello supremo della realtà.

 La seconda parte del mito: significato

Questa è solo la prima metà del racconto.

La seconda parte consiste nella necessità che lo schiavo liberato torni nel fondo della caverna.

Perché? Qual è il suo scopo?

Il suo scopo è di convincere i suoi compagni di prigionia che:

 quella che vedono non è la realtà – ma sono solo delle ombre

 e dovrebbero quindi anche loro liberarsi e risalire (come ha fatto lui)

per raggiungere la contemplazione della vera e unica realtà: quella spirituale, delle idee. 31

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

Tradotto cosa vuol dire?

 Schiavo liberato: Socrate.

Intanto lo schiavo liberato è chiaramente uno solo: è Socrate (il maestro di Platone).

È lui lo schiavo liberato dalla prigionia dell’ignoranza, dell’opinione, della falsità – ed ha raggiunto la

visione delle idee, delle essenze ideali dell’intera realtà.

 Viaggio: dentro l’anima

Questo viaggio avviene dentro l’anima di colui che ama la sapienza.

 Liberare i compagni di prigionia: trasmettere/diffondere l’idea di bene

Socrate, però, non si accontenta egoisticamente di partecipare a questa visione.

Questa idea di bene riguarda l’intera realtà, quindi deve riguardare anche tutti gli uomini ed è

necessario che quindi ne sia partecipe anche la collettività intera a cui apparteneva lo schiavo

liberato.

Così lo schiavo liberato torna nel fondo della caverna: vuole liberare anche gli altri.

 Uccisione dello schiavo non creduto: analogia con la condanna di Socrate

Ma gli altri non gli credono: rifiutano il suo messaggio di verità e alla fine, esasperati di tutti i

tentativi di convincere, lo aggrediscono e lo uccidono.

Il parallelo con Socrate è qua trasparente.

Nella finzione di Platone – a raccontare il mito della caverna – è Socrate stesso.

È come se Socrate, morto, raccontasse la propria morte.

È uno sfondo, dietro il testo, che dà molto da pensare.

 Bilancio storico di Platone

Quindi, il sapiente (colui che ha raggiunto la visione del mondo delle idee) deve tornare nel fondo della

caverna, deve tornare nella comunità, deve tornare nella polis.

Anche se questo è molto rischioso, e Platone lo sa bene (data l’amara esperienza): alla fine la polis ha

condannato a morte l’unico maestro di sapienza che poteva aiutarla (Socrate).

Questo è l’amaro bilancio storico – che Platone deve fare per la conclusione dell’esperienza socratica. 32

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Riepilogo 

La conoscenza del mondo delle idee è la conoscenza della realtà suprema,

che deve riguardare – non soltanto il singolo che la raggiunge – ma l’intera realtà

(e proprio per questo motivo, a maggior ragione, deve riguardare anche l’intera comunità umana) …

Quindi:

 La conoscenza del mondo delle idee è la conoscenza della realtà suprema

 Tale conoscenza deve riguardare l’intera realtà (compresa l’intera realtà umana)

… il sapiente non deve limitarsi a conoscere le idee per sé stesso,

ma le deve conoscere anche per gli altri, in modo da trasmettere questa verità delle idee a tutta la società …

Quindi:

 Il sapiente conosce le idee per sé stesso, ma poi le trasmette a tutta la società

… E, una volta che le idee fossero conosciute per quello che sono,

si introdurrebbe (finalmente) un criterio per governare in modo giusto la polis.

Quindi:

 Quando tutti conosceranno le idee, si troverà un criterio adeguato per governare la polis 33

STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 29 Marzo 2017

 Criterio adeguato per governare la polis

Cioè per trasporre l’idea di bene – che implica l’idea di giustizia, di ordine, di pace, di verità – nella comunità

umana – bisogna parlare di:

(che finalmente potrebbe diventare quello che già Eraclito voleva che diventasse)

microcosmo che riflette in sé le leggi del macrocosmo.

 Il macrocosmo di Platone: mondo delle idee

Solo che il macrocosmo di Platone non è più semplicemente il “cosmos” con le sue leggi,

ma diventa il mondo spirituale e invisibile delle idee (che noi possiamo e dobbiamo raggiungere dentro la

nostra anima).

Una volta che l’abbiamo fatto – il passo successivo è, appunto, quello di trasmettere agli altri questa stessa

esperienza, esigenza di cercare e trovare la verità.

Ma Socrate mostra quanto la cosa sia difficile, sia pericolosa: su questo Platone non si illude.

 Platone: pensatore metafisico

Intanto una precisazione: Platone è stato ammirato, per secoli e secoli, come pensatore metafisico.

Perché?

Perché, si diceva, questo mondo delle idee si trova al di là del mondo fisico – iperuranio – e,

di conseguenza, indica la vera meta che deve raggiungere la conoscenza, la sapienza filosofica.

La filosofia non si deve occupare di altro.

 Conoscenza anche religiosa: offre la salvezza

Questa conoscenza, poi – che già Platone interpreta in una chiave filosofico-religiosa, è in grado di offrire la

salvezza a coloro che la raggiungono.

 Osservazioni!

Però – con questa enfasi sugli aspetti metafisici del pensiero di Platone:

1. Iper-uranio: luogo simbolico (dentro di noi)

in primo luogo non ci si è resi conto che l’iperuranio (che sta oltre il cielo) è un luogo simbolico che

in realtà designa qualcosa di estremamente vicino a noi, così vicino che talvolta si trova dentro di

noi. 34


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

50

PESO

1.16 MB

AUTORE

ocramgi

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Lezione del 29 Marzo 2017.
Rielaborazione della lezione in modo ordinato, strutturato e sistematico (con elenchi, definizioni, schemi ...).
In questo riassunto vengono trattati gli argomenti relativi al Pensiero di Platone e di Socrate.
In particolare: i punti chiave del pensiero di Platone, la teoria delle idee, il concetto di "dox" ed "episteme", il collegamento con la psicologia, il concetto di "idea", il mondo delle idee, il Mito delle Anime, l'escatologia orfica, la geometria secondo Platone, il concetto di "teoria", il Mito della Caverna, breve descrizione de "La Repubblica", il mito dell'Anello di Gige, la politica secondo Platone, la giustizia secondo Platone, la critica a Socrate.


DETTAGLI
Esame: Filosofia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ocramgi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Fornari Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filosofia

Storia del pensiero filosofico: Anassimandro (frammenti e orfismo)
Appunto
Storia del pensiero filosofico: Anassimandro ed Eraclito
Appunto
Riassunto esame Ermeneutica, prof. Giannetto, libro consigliato Malinconia, Borgna
Appunto
Psicologia clinica
Appunto