STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO
40005 | Prof. G. Fornari
Mercoledì 29 Marzo 2017
In questa lezione si cercherà di focalizzare i punti tipici del pensiero di Platone – emersi nella spiegazione
del pensiero di Socrate.
Differenza tra Socrate e Platone
La questione socratica: capire che cosa risale:
all’insegnamento del Socrate realmente vissuto (che non coincide con il Socrate presentato da
Platone)
e che cosa, invece, risale a Platone.
Poche testimonianze
Purtroppo la documentazione è piuttosto lacunosa, in quanto:
o molti scritti dell’antichità sono andati perduti
o gli stessi antichi non avevano i criteri storici e documentali (che, invece, abbiamo noi moderni).
Per gli antichi molte informazioni non erano così importanti da metterle per iscritto – al fine di conservarle
nel tempo.
Zona condivisa da Socrate e Platone
Al di là del problema documentale (cioè dei documenti non pervenuti) – è da sottolineare la forte
interazione tra maestro (Socrate) e discepolo (Platone).
La loro interazione era così forte – tanto da creare una sorta di “territorio comune”, in cui:
il discepolo si impadronisce delle nozioni fornite dal maestro
il maestro interagisce con la comprensione del discepolo (il quale ha capito lo spirito di fondo della
ricerca)
… creando così una zona condivisa da entrambi.
Questo è quello che certamente è successo tra Socrate e Platone.
Pensiero di Platone: origine nel pensiero di Socrate
Pertanto, quando si parla di Platone – si sa che l’origine dei suoi pensieri risale a Socrate. 1
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Socrate vuole trasmettere, Platone vuole concludere
Il criterio è quello di distinguere tra:
- l’insegnamento di Socrate
Socrate insegna e vuole trasmettere: vuol far nascere dalla nostra anima l’amore per la sapienza,
che è già racchiusa.
Lui è soltanto un “allevatrice”, che porta alla luce l’amore per la sapienza.
Socrate vuol far questo.
Come riesce a farlo?
Riesce a farlo anche perché si mette in una condizione di mancanza, di privazione di conoscenza
della sapienza.
Questo è ciò che lo differenzia nettamente dal “maestro di sapienza” o dal “maestro di verità”
(come è stato chiamato) del pensiero presocratico: Socrate è l’uomo che ha ricevuto il logos
dell’universo e vuole comunicarlo agli altri (dandogli dell’ “insipiente” se non lo seguono o
comprendono).
Socrate è un personaggio fortemente diverso, ma il suo insegnamento – in base anche ai dialoghi di
Platone – ha un’impronta fortemente negativa (in senso filosofico): cioè confuta le risposte
sbagliate intorno ad un determinato interrogativo, ma non ha una risposta positiva (cioè
affermativa, riconoscibile) intorno allo stesso problema.
Socrate evidenzia la criticità di rispondere a determinati quesiti su questioni fondamentali per
l’esistenza umana (sia individuale che collettiva), ma non ha una risposta.
- Il pensiero di Platone cerca di dare questa risposta – certamente partendo da presupposti propri di
Socrate.
La risposta: il mondo delle idee
In cosa consiste questa risposta?
È difficile spiegarlo: per comprendere Platone bisogna entrare nella mentalità antica.
Platone è famoso per essere il “pensatore”, il “teorico” del mondo delle idee (come chiama lui).
Le idee: differenza tra noi e Platone
Cosa sono queste idee?
Prima di dirlo, bisogna tener presente che la parola “idea” (di origine greca) ha un significato radicalmente
diverso da ciò che noi intendiamo con questa parola: 2
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NOI, ATTUALMENTE
Noi, per “idea”, intendiamo quello che ci passa per la testa: ognuno di noi ha la propria idea.
L’ “idea” è il contenuto di ciò che noi pensiamo – individualmente e soggettivamente.
Per noi, dunque, le idee sono soggettive: possono variare da un soggetto all’altro.
PLATONE, SECOLI FA
Il significato che intende Platone è esattamente l’opposto.
Quello che noi intendiamo per “idea” – Platone lo chiama con un’altra parola:
la parola “dox”, che significa “opinione”.
Deriva dal verbo “dochein”, che significa “sembrare”, “parere”.
“dox” ed “episteme”
“Dox” è ciò che pare a me, ciò che io penso – individualmente.
Platone sottolinea che la “dox” è fonte di errore.
Lui contrappone la “dox” a quella che – in greco – lui chiama “episteme”.
Deriva dal termine moderno “epistemologia”, che significa “scienza”.
La parola è molto significativa: letteralmente si traduce con “ciò che sta su qualcosa”, “ciò che poggia su
qualcosa” – di stabile.
È solida, stabile: poggia i suoi fondamenti su fondamenta sicure.
È una metafora – di per sé spaziale – che indica un sapere basato su un fondamento solido, stabile.
Questa è la scienza.
Perché?
Perché la scienza segue un metodo rigoroso, e poi verifica quanto dedotto da tale metodo.
La “dox”, invece, è soggettiva e variabile: ognuno ha la sua opinione, ma in questa maniera non c’è un
criterio per stabilire una verità condivisa da tutti.
Invece l’ “episteme” dà delle dimostrazioni, in grado di convincere chiunque (se ovviamente ne segue lo
svolgimento). 3
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Secondo Platone, il massimo esempio di “episteme” (dunque, di “scienza”) era la matematica,
in particolare la geometria (il settore più sviluppato della matematica greca).
Ad esempio: il teorema di Pitagora, nel momento in cui viene spiegato ed appreso, non è più “dox”.
Seguendo le concatenazioni logiche, si rimane convinti (se seguito il ragionamento). È scienza.
Platone è molto netto in tale distinzione: la “dox” (l’opinione) non può prendere il posto dell’ “episteme”
(della scienza).
Gradi conoscitivi: dox, episteme, filosofia
Abbiamo, dunque, dei gradi conoscitivi:
1. La “dox” (opinione personale, soggettiva, variabile e facilmente arbitraria).
La “dox” può essere anche esatta, ma fin quando si rimane a questo livello non si potrà mai sapere con
certezza.
2. L’ “episteme” (scienza che dà una serie di dimostrazioni).
Anche l’episteme ammirato da Platone non è sufficiente.
Perché?
Perché le varie scienze, pur essendo rigorose e pur fornendo risultati certi, si occupano di determinati e
precisi settori della realtà.
Mentre invece la filosofia segue il concetto della “totalità”: è una forma di sapere che si occupa della realtà
nella sua totalità – non riguarda un singolo settore.
3. La filosofia (le idee).
Il pensiero di Platone.
Idea: principio supremo della realtà
Che cosa intende Platone per “idea”?
Fondamentalmente, la filosofia è la scienza, il sapere che si occupa delle idee. 4
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Cosa sono le idee, ?
se non sono le opinioni personali e individuali
Secondo Platone – le idee sono:
i principi supremi della realtà
delle realtà assolutamente oggettive.
Come capire perché l’ “idea” di cui parla Platone ha questo significato?
Bisogna riflettere sulla radice della parola.
Platone usa, di solito, due parole per indicare le idee:
4. La parola “idea”, ( letteralmente omofona alla parola italiana)
5. Il sinonimo “èidos”.
In ambedue i casi c’è la radice “id” : è la stessa radice del verbo latino “video”,
(che deriva dall’indo-europeo)
da cui deriva l’italiano “vedere” (con tutti i derivati).
Cos’è successo?
In greco, la consonante iniziale “V” è caduta: il greco classico non pronuncia più la “v”.
Quindi rimane solo la radice priva della prima consonante: “id”.
La radice “id”, anche senza la “v” iniziale, corrisponde comunque esattamente al significato della radice
“vid” – che invece si è conservata con la “v” iniziale in latino, e di conseguenza nell’italiano).
“Idea”: la visione oggettiva di qualcosa
“Idea” ha un significato fortemente oggettivo – perché indica la visione di qualcosa.
Il significato tradotto in modo esatto, non c’è,
originario del sostantivo – derivato dal verbo “vid” –
ma è il significato di vedere qualcosa, visione di qualcosa – con un accento fortemente poggiato
sull’elemento che viene visto.
Quindi, in questo senso, è una visione.
*Anche il concetto di “visione” e di “vedere”, nelle lingue moderne, ha una sfumatura fortemente soggettiva. 5
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Nelle lingue antiche, il fatto di vedere era fortemente oggettivo.
“Idea” è l’atto visivo, l’atto di vedere – focalizzandosi su ciò che viene visto.
Non esiste una parola moderna in grado di tradurre la parola platonica “idea”: non c’è nessuna parola moderna
adeguata.
Traduzione concettuale: collegamento con la psicologia
Il significato di Platone è opposto al nostro attuale.
In questo senso si fa una traduzione non linguistica – ma concettuale, necessaria dal punto di vista storico,
ma non solo.
Cosa c’entra tutto questo con psicologia?
C’entra moltissimo:
1. Evoluzione della “psiche”
Intanto serve per capire com’è nata e come si è evoluta l’idea storica di “psiche”
2. Necessità di traduzione culturale.
Entrare nella mentalità della traduzione (concettuale) non solo è importantissimo proprio nelle nostre
relazioni – di qualunque tipo – ma soprattutto per chi vuole fare, della psicologia, non solo una propria
curiosità personale ma anche una qualifica professionale.
Lo psicologo deve imparare la traduzione mentale al fine di riuscire nel suo lavoro.
Oltre al collegamento con la psicologia, l’esercizio di traduzione concettuale è importante anche nella vita
personale di ognuno: ad esempio nel campo di studi o di attività in senso più generale.
La necessità di tradurre per i rapporti inter-personali
La necessità di tradurre, attraverso i modi di pensare, le mentalità messe a confronto – è fondamentale nel
rapporto tra persone di culture diverse (oggi un rapporto molto frequente, in quanto la popolazione mondiale oggi
.
più che mai è mescolata) 6
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La necessità di tradurre per la comunicazione
Ma in realtà la traduzione concettuale è una necessità anche per la comunicazione tra singoli: sia tra le
regioni di provenienza sia tra le singole persone le differenze sono clamorose.
L’ “idea” per Platone
Calare la nostra mentalità moderna in quella degli uomini antichi è una palestra straordinariamente utile.
L’ “idea”, per Platone, significa qualcosa del genere.
L’ “idea” per Platone ( e nella mentalità greca classica in generale) non è esattamente ciò che io vedo: è un
concetto molto più sottile.
Per tradurre cosa intendono i greci classici per “idea” (o “éidos”) bisognerebbe dire che
l’ “idea” è la struttura essenziale di ogni cosa che la rende visibile.
Ad esempio: se io vedo una matita, non è un’idea. L’idea sta dentro la matita che io vedo e che io tocco. L’idea si trova
dentro la matita stessa. Dentro la matita in senso empirico.
L’idea di essere umano
Platone parla delle idee di ogni classe di oggetti.
Il tipico esempio è l’idea di uomo, di essere umano (“antropos”).
L’idea di essere umano è presente in ognuno di noi e che ci rende visibili e riconoscibili in quanto esseri
umani.
L’idea di essere umano, quindi, corrisponde alle caratteristiche generali dell’essere umano.
Quindi “caratteristica generale” è la definizione?
Sì . Si può dire anche che si tratta della definizione – ma non è la definizione che intendiamo noi:
noi per definizione intendiamo la voce di un dizionario.
Ma assolutamente no.
Le caratteristiche generali sono dentro la cosa stessa, ma non costituiscono l’idea di essere umano.
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Definizione de “l’idea di essere umano”
L’ “idea di essere umano” è l’insieme delle caratteristiche essenziali – che rendono riconoscibile l’essere
umano (o qualsiasi altra cosa).
Ma queste caratteristiche essenziali sono dentro la cosa stessa!
L’ “idea di essere umano”: schema essenziale e primario
In questo senso si traduce la struttura essenziale – per cui ogni cosa, un essente (un singolo “on”) è quello
che è: è riconoscibile come appartenente ad una determinata classe di onta.
Quindi è lo schema essenziale di una cosa, di una realtà – che però prescinde da tutte le caratteristiche
secondarie.
Ad esempio: il colore o la marca della matita. Sono irrilevanti per la comprensione dell’idea. L’ “idea di matita”
prescinde dal colore o dalla marca.
Allo stesso modo per gli esseri umani: le caratteristiche somatiche sono secondarie.
Quello che conta è la presenza di determinate caratteristiche fondamentali, che sono quelle che
compongono l’ “éidos” che definisce gli esseri umani.
E che, una volta che ne vediamo uno, siamo in grado di riconoscere gli altri simili.
Questa era l’idea di Platone.
L’ “idea di appartenenza” secondo Platone
Platone sostiene che – ad ogni cosa – corrisponde un’idea di appartenenza.
Quindi la realtà non è composta da singoli oggetti individuali – ma esistono degli insiemi, delle classi di
oggetti – e, ad ogni classe, corrisponde un’idea.
Realtà composta da insiemi/classi di Ad ogni insieme/classe di … corrisponde un’idea
oggetti. oggetti …
Realtà = CLASSI DI OGGETTI → IDEA DI APPARTENENZA
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Idea: proprietà interna delle cose, dentro la realtà
Questa idea – per Platone – non risale assolutamente alla mente di chi la percepisce, di chi la vede –
ma è una proprietà interna delle cose, è dentro la realtà.
E noi uomini dobbiamo limitarci a prenderne atto, nel momento in cui ci liberiamo delle nostre opinioni
(“dox”) – ed accediamo ad un piano di conoscenza superiore – che è quello che ci permette, infine, di
arrivare alla conoscenza delle idee.
Dunque, noi uomini dobbiamo:
liberarci delle nostre opinioni
accedere ad un piano di conoscenza superiore
arrivare alla conoscenza delle idee
*(vedi i 3 livelli conoscitivi: dox, episteme, filosofia).
Idea: l’essenza delle cose
Un altro modo di chiamare queste “idee” potrebbe essere:
non solo la struttura essenziale delle cose
ma anche l’essenza delle cose.
È l’essenza delle cose: cioè ciò per cui le cose sono ed esistono.
Idea: essenza. L’ontologia
La parola “essenza” ricorda che le “idee” sono la componente centrale dell’essere, sono il nucleo – ciò per
cui le cose sono ed esistono.
*la parola “essenza” ancora non esiste, al tempo di Platone. Sarà poi il suo allievo Aristotele a coniare questo termine.
Quindi il significato dell’ “idea” è, in questo senso, ontologico: cioè riguarda la sfera dell’essere.
*L’ontologia, che al tempo di Platone ancora non esiste, diventerà la parte della filosofia che studia la proprietà più
generale di tutte le cose che sono: essere.
Dunque: le idee sono l’essenza, l’essere di tutte le cose. 9
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Pensiero derivato da Socrate
Questa concezione delle idee però mostra chiaramente la sua derivazione dal pensiero di Socrate.
La “teoria delle idee” è, senza dubbio, opera di Platone – ma la colleghiamo immediatamente al pensiero di
Socrate quando ci rendiamo conto che:
per Platone, le idee sono:
l’essenza di tutte le cose che sono
l’unica vera realtà
(una realtà vera, assoluta, indipendente dalle opinioni arbitrarie e dalle esperienze sensibili)
indicano una realtà superiore.
Le idee appartengono alla realtà suprema
Le idee appartengono alla Realtà – alla realtà suprema.
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