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STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

40005 | Prof. G. Fornari

Mercoledì 15 Marzo 2017

 L’orfismo offre la salvezza

Perché l’orfismo era così diffuso nell’Antica Grecia?

L’orfismo era un fenomeno diffuso perché – essenzialmente – forniva risposte che il culto ufficiale

dell’epoca, invece, non forniva.

La risposta fondamentale che forniva l’orfismo era la salvezza.

 Orfismo: morte per la patria

Il fenomeno dell’orfismo era molto diffuso – e praticato abitualmente: il singolo individuo era contento di

offrire la sua vita alla città, alla patria.

Il classico motivo della letteratura greca arcaica era, infatti, quello della morte per la patria.

Intendendo, per patria, la “polis”: la città dei Padri.

Questo viene additato, da alcuni poeti lirici (soprattutto da Tirteo), come esemplare: si esaltava la morte del

soggetto caduto, ma solo se affrontata di petto, con segni fisici evidenti che provavano l’affronto.

Al contrario, non veniva esaltato il soggetto caduto di “morte vigliacca”, ossia colpito o colpendo alle spalle

del nemico.

Se venerato, il soggetto veniva considerato pienamente “figlio degno della patria”.

Era quasi una sorta di imposizione: la polis esortava i cittadini a morire felicemente per la patria, anche se

giovanissimi – con lo scopo di ottenere l’immortalità (non fisica, chiaramente) di tipo comunitario e

collettivo, in quanto il nome del caduto sarà eternamente ricordato come “colui che ha dato la vita”.

Questo tipo di retorica ritornerà poi – parecchi anni dopo – nelle due grandi guerre mondiali.

 Il destino dopo la morte, secondo la religione tradizionale: l’ “ade”

Per quanto riguardava il destino dopo la morte – la religione tradizionale indicava l’ “ ade ” come il luogo

dove vi andavano le anime.

Queste anime erano:

 esseri diminuiti

 privi di tutte le funzioni vitali

 indebolite

(addirittura si pensava che, con l’andare del tempo, questi esseri si indebolissero: quindi, anche queste

anime, erano probabilmente destinate a ri-scomparire). 1

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 Il sacrificio animale per dare nuova vita alle anime

Nella Grecia micenea – per dare nuova vita a queste anime si sacrificavano

(ridotte ad uno stato fantasmatico)

degli animali – con piccole tubature: condotti nei quali scorreva il sangue, dall’animale alla tomba.

Si pensava, così, che il morto – in questa maniera – potesse prendere qualcosa del sangue degli esseri vivi.

Erano ovviamente riti – da cui prenderà poi forma la leggenda del vampiro (morto che si nutre di sangue umano).

 L’orfismo: visione più fiduciosa e ottimista

L’esistenza nell’ ”ade” era larvale: le anime erano ombre.

Invece, l’orfismo – prendendo sicuramente spunto dalla religione egiziana – porta in Grecia una visione più

fiduciosa e più ottimista dell’Aldilà – in cui ci si poteva salvare e raggiungere un’esistenza beata, migliore e

superiore di quella terrena.

 Cambiamento della tradizionale visione

Questo era un chiaro rovesciamento della visione tradizionale dell’ “aldilà”.

 Ad esempio: chiara documentazione di Omero – quando nell’Odissea descrive il viaggio di Ulisse nel regno dei

morti, in cui vede i suoi vecchi compagni di battaglia e i guerrieri greci che erano morti nella guerra di Troia,

che sono fantasmi e che vorrebbero scambiare la loro fama con la condizione anche dell’ultimo degli schiavi

purché vivo.

È interessante questo episodio – in quanto potenzialmente contiene già una contestazione dei valori della

polis tradizionale – in cui se si moriva in battaglia voleva dire aver dato la vita per la patria, interpretato

come un onore in vista della fama riservata.

 Ad esempio: anche nell’Iliade vi è un chiaro esempio: Achille, il paradigma del guerriero morto per la patria,

onorato per sempre dalla comunità.

 L’orfismo: introduce il mito eziologico

L’orfismo, dunque, riempie un vuoto – ma fa molto di più: introduce, in Grecia, un modello di mito

eziologico.

Tale modello verrà poi seguito – e rielaborato – dalla sapienza filosofica. 2

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 Anassimandro: il primo pensatore dell’Occidente

Anassimandro – allievo di Talete – può essere considerato il primo vero pensatore dell’Occidente: di lui si

dispone di qualche testo che prova il suo nobile pensiero, probabilmente introdotto da lui per la prima

volta.

 Primo concetto introdotto da Anassimandro: l’ “àpeiron”

Anassimandro introduce la nozione fondamentale – in filosofia – dell’ “àiperon”.

 Significato

Letteralmente significa “privo di limite”, “privo di confine”.

 Traduzione

Viene tradotto con “illimitato”, “indefinito”, “indeterminato”.

 L’ “archè”

L’ “àiperon”:

 è ciò che non ha limite e che non ha confine – ma non solo! (vedi punto successivo)

 segue anche un ragionamento molto preciso:

ciò che è “archè” (l’origine, il principio di tutte le cose)

non può avere le caratteristiche di una singola cosa,

ma deve contenere – in sé – potenzialmente, tutte le cose che da esso derivano.

 Progresso rispetto a Talete

Tale ragionamento cerca un’ “archè” più valido e convincente – da un punto di vista logico e

argomentativo.

Rappresenta un passo in avanti rispetto al pensiero di Talete – che, invece, poneva l’acqua come “archè”

(anche se, Talete, sottolineava come l’acqua generasse le cose in virtù delle sue caratteristiche interne, non

perché intervenga qualche divinità esterna). 3

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Anassimandro, come già detto, fa un passo ulteriore:

 cerca di identificare un principio più coerente,

 studia un processo mentale in cui:

 si prendano in considerazione varie possibilità

 e scegliere, alla fine:

o quella ritenuta più efficiente – da un punto di vista del “logos”

o e quella più soddisfacente – tenendo conto delle osservazioni naturali.

o

Per arrivare alla scelta della possibilità più esaustiva, si necessita di un procedimento logico e deduttivo.

 Il “logos”

Il “logos” funziona in sé stesso: se viene sviluppato con coerenza, probabilmente corrisponde alla realtà –

secondo un istruito greco.

In un certo senso, il greco antico – già usando il “logos” – parla della realtà.

Perché?

Perché questo “logos” non è assolutamente un insieme di ragionamenti o parole che stanno solo nella

mente umana, ma è il segnale della partecipazione della nostra mente al “logos” dell’intera realtà.

 Contrapposizione tra la mente umana e l’esperienza

Noi uomini moderni, cogliamo una contrapposizione tra un ragionamento compiuto dalla mente umana e

l’esperienza.

Questa contrapposizione, invece – per i greci antichi, non esisteva.

Perché?

Perché un ragionamento fatto correttamente – è già parte integrante dell’esperienza – in quanto frutto

dell’esperienza (noi siamo la nostra esperienza). 4

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 Secondo concetto introdotto da Anassimandro: “on”, “ontos”

Anassimandro è il primo pensatore che introduce un (altro) concetto molto strano – ma fondamentale per

lo sviluppo della filosofia.

 Il concetto di “on” e “ontos”

Il concetto è quello di “ON” / “ONTOS”: participio presente del verbo “essere”.

 Il verbo “essere”, secondo i greci: fondamentale per la sapienza

Nella lingua greca – c’è l’innovazione di usare il verbo “essere” come verbo fo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ocramgi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Fornari Giuseppe.
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