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STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO

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Martedì 21 Marzo 2017

ERACLITO

Rivisti i punti salienti del suo pensiero – pervenuti grazie ai frammenti.

Nel frammento visto precedentemente vi erano alcune contrapposizioni, tra cui:

- tra la sapienza e l’insipienza

(tra lui e la maggior parte dei suoi contemporanei e dell’umanità)

*Insipienza: mancanza di sapere, mancanza del “logos”.

La sapienza, secondo Eraclito

Nel frammento che si analizzerà questa volta, invece, Eraclito caratterizza la sapienza.

Eraclito chiama la sapienza: “sofòn” – perché è una caratteristica del greco come lingua filosofica,

e consiste nella trasformazione dell’aggettivo neutro in sostantivo.

Per cui: si prende una qualità (in questo caso, l’aggettivo “sofòs”, cioè “essere sapienti”),

 si declina al genere neutro questo aggettivo, premettendo l’articolo determinativo:

 

per cui diventa “il sapiente”, inteso come “sapienza” (concetto astratto).

In questo caso, non si può tradurre “il sapiente” perché, altrimenti, si creerebbe la sovrapposizione

con “colui che è sapiente”: non esistendo il genere neutro nell’italiano moderno bisogna utilizzare il

sostantivo astratto, “sapienza”.

In altri casi è possibile anche mantenere il sostantivo aggettivato.

Ad esempio: quando Platone o Socrate parleranno del “bello”, l’aggettivo sostantivato intenderà il concetto

di “bellezza”. Questo sarà un concetto più astratto del pensiero della fine del V secolo a.C.

Decenni prima – Eraclito già mostra di condividere questa innovazione (presente, ancora più

precedentemente, in Anassimandro).

Ad esempio: “archè” in quanto “il principio divino” – o l’ “àpeiron”. 1

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Martedì 21 Marzo 2017

Definizione di “sapienza”, nel frammento

Vediamo come Eraclito definisce la sapienza.

Testo:

“ […] che il tutto sia un Dio, diviso o indiviso, generato o ingenerato, mortale o immortale […] “

Eraclito pone una serie di caratteristiche opposte – per far capire che ci sono tutte queste

caratteristiche.

Come che sia, comunque, è giusto che:

- chi ne ascolta, ne capta, ne osserva l’avviso, l’opinione, l’indicazione, il consiglio …

- chi si mette in sintonia con tale avviso, in modo da raggiungere il vero “logos”, il “sofòn”

… giudichi l’avviso “sapiente”.

Quindi, allora: chi ascolta tutto l’avviso, ne attribuisce la sapienza – che appartiene al tutto.

Caratteristica oggettiva della realtà

Per Eraclito si tratta di una caratteristica oggettiva dell’intera realtà – e, a sua volta, chi recepisce

l’avviso di questa sapienza universale diventa “sapiente”.

Testo: “ […] Quanto a chi ascolta non me, ma il discorso

che riconosca

è sapienza conoscere tutte le cose come uno […] “

*Discorso: “logos”

Eraclito parla non in quanto cittadino di Efeso, ma in quanto ascoltatore e portatore di “logos”

dell’universo. 2

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Chi ascolta quello che Eraclito sta dicendo – capisce che tutte le cose:

- risalgono ad unico principio

- esprimono un’unica totalità (che è quella che il “logos” della sapienza intende far

conoscere).

Gli uomini inconsapevoli, secondo Eraclito

Uno dei frammenti più famosi – in cui continua questa contrapposizione e presenta il proprio testo.

“ […] benché codesto discorso esista perennemente

inconsapevoli restano gli uomini,

sia prima di udirlo, sia udendolo la prima volta […] “

“Perennemente” può attaccarsi:

- sia al verbo “esista”

- sia all’aggettivo “inconsapevoli”.

Ambiguità nella lettura

Eraclito introduce una tipica ambiguità: sono ammesse entrambe le letture.

Queste due perennità nascondono un serio problema nel pensiero di Eraclito.

Testo: “ […] benché tutto accada secondo codesto discorso,

inesperti sembrano costoro nell’espedire parole ed azioni

quali quelle che espongo, distinguendo secondo natura

e mostrando com’esse stanno […] “

*Discorso: “logos”

*Costoro: “gli uomini”

*Espedire: “fare esperienza” 3

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L’atteggiamento stupido dell’ignoranza

Qua, adesso, Eraclito continua con il tema sull’insipienza – che si traduce con un atteggiamento

stuporoso, stupido.

Testo: “ […] inconsapevoli quando ascoltano gli si direbbe dei sordomuti,

di loro testimoni addetto pur presenti sono assenti

*Inconsapevoli: “sconnessi”, letteralmente.

Incapaci di usare il “logos”

Testo: “ […] increduli, non meno incapaci di ascoltare che di parlare […] “

Cioè sono incapaci di usare il “logos”:

- sia in senso passivo – ascoltando

- sia in senso attivo – parlando.

Gli uomini sconnessi, secondo Eraclito

Testo: “ […] da ciò con cui hanno costantemente commercio

il discorso che inabita l’intero universo da quello si allontanano

e le cose in cui ogni giorno s’imbattono

loro sembrano estranei […] “

Eraclito intende dire che gli uomini sono “sconnessi”: non riconoscono le cose intorno a loro e non

riconoscono nemmeno sé stessi. 4

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Polemica contro Omero: falso sapiente

Eraclito polemizza contro Omero – che, secondo lui, è un falso sapiente.

Concetto fondamentale di Eraclito: il conflitto

Frammento 24

Adesso introduce un concetto fondamentale del suo pensiero: la necessità del conflitto.

Il termine “conflitto” in greco viene espresso con il termine “polemos”, da cui derivano alcune

parole italiane (“polemica”, cioè “fare una discussione ostile con qualcuno”).

La guerra, secondo Eraclito

La guerra, che di per sé è un atto distruttivo, è – però, secondo Eraclito – l’espressione di una

configurazione complessiva dell’intera realtà, formata da opposti.

Secondo Eraclito, la realtà risale ad unico principio ed è una totalità – però questa totalità include

in sé la diversità estrema (che arriva all’opposizione diretta).

L’opposizione tra cose, tra “onta” – che si escludono a vicenda.

Per cui o c’è l’uno o c’è l’altro.

Ad esempio: il caldo o il freddo, la vita o la morte.

Combattimento necessario

Tutte queste cose coesistono insieme, cioè si combattono a vicenda – ma è necessario che ci sia

costantemente questo loro combattimento, perché questo combattimento degli opposti ci

restituisce la vera totalità (che non è monolitica, non è un blocco unico) ma è una totalità viva,

animata – che conosce, dentro di sé, la distruzione – ma che proprio per questo è capace di far

sorgere sempre nuova vita dalla distruzione ed è inevitabilmente connessa con “polemos”, con il

conflitto.

*Un altro modo di tradurre “polemos” potrebbe essere anche “combattimento”.

Sarebbe una visione di tipo tensionale dell’intera realtà. 5

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Martedì 21 Marzo 2017

La guerra, secondo Eraclito: manifestazione dell’odio, ma si deve amare

Vediamo come Eraclito presenta questo concetto, secondo l’ipotetica ricostruzione.

Testo: “ […] necessario è però che il conflitto, essendo comune, e giustizia

si amino

e tutto è generato secondo discordia

e alla sua necessità sottomesso

il conflittuale converge dai divergenti

si genera la più bella armonia

e tutto nasce secondo discordia […] “

Eraclito introduce un concetto – che sembrerebbe contraddittorio: la guerra, cioè

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ocramgi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Fornari Giuseppe.
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