LE ORIGINI DELLA RIFLESSIONE ECONOMICA
Ricopre un ruolo fondamentale ricercare la logica, in categorie diverse da quella economica,
attraverso la quale si sono instaurati rapporti interpersonali, nel momento in cui nella società si
pone il problema della soddisfazione dei bisogni primari, dall'approvvigionamento di sussistenze
della remunerazione delle funzioni svolte.
Dobbiamo ricordare a tal proposito che la riflessione economica ha le sue radici in una tradizione
mediterranea; quindi costituisce oggi un mezzo utile per la ricerca di soluzioni riguardanti problemi,
ma indispensabile è ricordare sempre l'aggancio tra fatti economici e il loro impatto con le norme
etiche e religiose.
A tal proposito andiamo ad analizzare l'evoluzione di questa riflessione economica:
- POPOLO EBRAICO: tutte le azioni dell'uomo trovano spiegazione della vita religiosa; Dio ha il
dominio assoluto sulla terra. L'aleggia ebraica è attratta dai risvolti economici delle attività umane
ed in particolare gli aspetti economici esistenti all'interno della comunità ebraica e fra la stessa
comunità e l'esterno. Nel pensiero ebraico in conclusione l'economico è strumentale al rispetto
della legge di Dio;
- MONDO GRECO: partiamo dalla definizione di Senofonte sull'economia come "norma della casa"
per arrivare a Platone (427-347 a.C.) secondo il quale lo Stato è un'organizzazione economico-
produttiva che consente di acquisire il necessario. Platone continua dicendo che attraverso strutture
politiche si stabilisce l'organizzazione della produzione, dove per produzione intende lo scambio di
prestazioni che creano legami tra le persone.
La visione di Aristotele (384-322 a.C.) è per certi aspetti analoga; questi riconduce i fatti economici
alle relazioni di giustizia che si stabiliscono tra i cittadini, tra i cittadini e chi esercita il potere e tra la
comunità e i suoi obiettivi.
Possiamo quindi definire il ruolo della politica cioè quello di assegnare ad ogni attività dell'uomo lo
spazio adeguato in relazione al fine da perseguire.
Questo discorso, secondo Aristotele, cioè l'inquadramento politico può essere fatto nel caso di fatti
economici naturali (che riguardano l'approvvigionamento dei bisogni primari), ma non può essere
fatto per quanto riguarda le attività artificiali (cioè quello che l'uomo ha sovrapposto naturale), nate
dall'inventiva dell'uomo e da nuove tecniche.
I pericoli che possono perturbare l'economia naturale sono la ricerca di guadagno finalizzato al
solo arricchimento.
Aristotele quindi condanna l'interesse, visto come arricchimento perseguito a scapito di altri.
Quindi in conclusione il modello è questo: esistono due livelli di attività economica, naturale e
artificiale. Il primo è la risposta ai bisogni (soddisfare i bisogni primari) mentre il secondo nasce
dall'inventiva dell'individuo e riguarda l'aumento della disponibilità dei beni cioè della ricchezza;
- EPICUREISMO E STOICISMO: dove l'epicureismo predica il distacco consapevole dal mondo e il
comportamento umano deve essere costituito da scelte che abbiano il fine di evitare pene e
realizzare il piacere; lo stoicismo invece considera la razionalità come la disciplina delle passioni
ed esalta il dominio di se'.
Epicureismo e stoicismo si contrappongono alle concezioni menzionate precedentemente e
rappresentano due scuole filosofiche portatrici di disinteresse per le vicende umane;
- ANTICA ROMA: anche qui non si sviluppa una dottrina sul fatto economico nonostante
l'estensione delle attività economiche e creditizie dell'impero.
Ciò che interessava era l'attività pratica; per quanto riguarda l'attività pratica ciò che c'è stato
tramandato è il codice dell'imperatore Giustiniano (527- 565) in cui emerge la condanna al
commercio del denaro e la conseguente riscossione di interesse;
- MONDO CRISTIANIZZATO: con la disgregazione dell'impero nei primi secoli dopo Cristo il
sistema europeo si sostituisce da agricolo a creditizio e questo passaggio non preoccupa molto la
gente tanto da interrogarsi su determinate problematiche economiche.
I fedeli incominciano però a chiedere risposte alla Chiesa la quale attraverso i Padri della chiesa
imposta i propri discorsi sulla necessità di acquisire ricchezza ragionevole, di utilizzare il
comunismo dei beni e di essere solidali;
- EPOCA DELLE CROCIATE: è in quest'epoca con il riaprirsi dell'Europa al resto del mondo, che
l'uomo comincia ad essere più attento per quanto riguarda le pratiche terrene dell'uomo.
Attorno all'attività mercantile emergono una serie di problematiche pratiche, giuridiche, morali
perché questo commercio genera guadagni e investimenti. I frati predicatori e i teologi si
interrogano e il problema centrale riguarda la legittimità o meno della proprietà privata, il valore dei
beni, il ruolo della moneta, il "prezzo giusto", l'interesse del prestito;
- MEDIOEVO CENTRALE (1200): l'analisi delle problematiche e dei temi precedenti continua
soprattutto in questo periodo e l'elaborazione di diverse posizioni concorre a maturare la riflessione
sull'economia.
La teorizzazione più completa fu quella di San Tommaso d'Acquino (1225- 1274) secondo il quale
l'uomo attraverso la sua mente coglie fenomeni particolari e la stessa mente può riconoscere
nell'essere gli universali esistenti già in Dio.
Le sue opere più importanti che affrontano direttamente problemi economici sono una breve nota
sul " Comprare e vendere a credito" (1262) e la Summa Teologiae.
Nella prima parte della Summa esprime il proprio punto di vista sulla ricchezza in relazione al fine
dell'uomo e alla legge divina e umana per poi arrivare nella seconda parte a trattare tematiche
economiche più specifiche come la proprietà, il necessario, il superfluo, la moneta e l'usura;
- 1200 - 1300: continua la riflessione economica attraverso i rapporti tra maestri e allievi all'interno
delle Scholae e i confronti e scontri tra le teorie dei teologi. La riflessione economica è incentrata
sul messaggio cristiano.
Menzioniamo l'opera degli Scolastici per quanto riguarda il valore dei beni, cioè il prezzo giusto e il
prezzo dei beni, cioè la sua espressione quantitativa.
In questo periodo ricordiamo Eurico di Gand che nel 1276 condanna l'arricchimento egoistico
nell'applicare interessi ingiustificati (usura).
L'usura era molto diffusa e i teologi si trovavano in difficoltà nel sostenere un danno sociale ed
economico provocato dal prestito ad interesse. Si arriva a condannare l'usura in quanto proibita da
Dio, ma si accerta un lato positivo cioè chi ha prestato denaro e riceverà quindi interessi, investirà
nuovamente questo denaro in attività produttive.
Una visione completamente laica dell'interesse è quella di William Petty (1623-1687) che più
avanti definirà l'interesse come il premio per il rischio corso dal prestatore di denaro;
- 1300 - 1500: continuano le riflessioni dei teologi sul ruolo dell'industria ed in particolare quelle di
Antonino e Bernardino.
Emerge la figura del mercante, il quale svincolata la propria condotta dalla morale cristiana, agisce
secondo criteri razionali e consapevoli, non secondo l'etica cristiana. Questi affina le sue doti,
utilizzando l'ingegno e la sua esperienza per migliorare le tecniche nelle proprie arti, per
aumentare il proprio risparmio e per gli investimenti.
Nel 1400 viene utilizzato sempre più spesso il credito essenzialmente per investimenti, per
migliorare le strutture agricole.
I mercanti costituiscono e fortificano la loro posizione attorno agli Stati che si stanno formando dallo
sfaldamento del Sacro Romano Impero.
I mercanti si riuniscono in veri e propri gruppi come la famiglia o le minoranze religiose.
I mercanti operano accrescendo ricchezza e prestigio propri e dello Stato. Lo Stato invece
garantisce la stabilità, l'ordine pubblico e l'allargamento del mercato.
Possiamo dire che l'economia è finalizzata principalmente all'interesse dello Stato ma quest'ultimo
rappresenta un mezzo a disposizione degli interessi dell'economia mercantile.
Sicuramente alcuni Stati europei adottano politiche finalizzate all'aumento della crescita economica
e all'espansione nazionale, con il fine di aumentare la ricchezza generale dello stesso Stato.
A tal proposito citiamo Locke (1632-1704) che vede la ricchezza non come essere in possesso di
molto oro o argento ma possederne più di altri.
Secondo Beker (1625-1685) l'arricchirsi è possibile solo a danno di economie estere, quindi
vendendo all'estero e acquistando meno da altri paesi.
Beker introduce il discorso della bilancia commerciale, la quale deve essere attiva attraverso una
serie di provvedimenti di politica economica, attraverso la quale vi è il desiderio di massimizzare la
produzione interna e di esportare al minor costo possibile;
- 1500 - 1600: in Europa affluiscano ingenti quantità di metalli preziosi dai nuovi territori
oltreoceano e la preoccupazione degli Stati è essenzialmente quella di un'abbondanza
incontrollata di moneta rispetto ai reali bisogni.
Jean Bodin (1530-1597) afferma che l'abbondanza di moneta in circolazione crea un aumento
generale dei prezzi.
Secondo William Petty il denaro ha una triplice finzione quella di unità di misura, strumento di
circolazione delle merci e riserva di valore; una sua abbondanza riduce l'agibilità del commercio
mentre una sua scarsità lo fa ammalare.
I mercantilismo rappresenta una serie di regole di politica economica che hanno il fine di
aumentare la disponibilità di ricchezze per raggiungere gli obiettivi prefissati dai vari Stati.
Il mercantilismo può concretizzarsi in modi diversi a seconda delle esigenze: vi è utilizzato per
finanziare eserciti e Stati o per rafforzare il sistema di produzione scambio (proibizioni alle
importazioni e protezione per le produzioni nazionali come avvenne in Inghilterra).
Nelle Province Unite del Nord Europa, per esempio, il discorso sul protezionismo non viene
utilizzato perché secondo loro solo la tolleranza e la libertà possono favorire la migrazione di validi
operatori a vantaggio delle attività economiche locali.
In Francia vi è una promozione delle manifatture ad opera dello Stato.
In Germania vi è l'attuazione di politiche demografiche di sviluppo per contrastare l'economia che
peggiora e la popolazione che diminuisce.
Keynes nel 1936 operò una rivalutazione completa del mercantilismo, in un'ottica di lungo periodo
sottolineando le questioni monetarie e collegando le politiche di espansione all'abbassamento del
tasso di interesse. LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
Nel 1600 si ampliano gli argomenti trattati nei secoli precedenti sul ragionamento economico, in
particolare attorno ai temi della crescita e della ricchezza.
In questo periodo si assiste al tentativo di operare una separazione tra livello politico e livello
economico che aveva costituito lo sfondo del pensiero mercantilista.
L'atteggiamento di chi opera del mondo va gradualmente laicizzandosi a partire da questo periodo
per poi esplodere del 1700.
Questa laicizzazione è presentata in particolare da una fiducia nelle proprie capacità, dell'intelletto
e nell'iniziativa.
Ci si accorge che i fatti tendono a ripetersi ed è quindi importante per l'uomo conoscere queste
concatenazioni di fatti, quindi non fermarsi al singolo problema ma incentrarsi su una classe di
problemi.
Nasce di conseguenza il dibattito sull'uso del metodo, sulla ricerca scientifica.
L'uso del metodo è giudicato un requisito fondamentale dello scienziato.
A tal proposito George Louis Leclerc Buffon (1707- 1788) precisa che sia il metodo induttivo che il
metodo deduttivo sono entrambi validi perché tentativi parziali di ottenere una impossibile
descrizione e irraggiungibile ricostruzione storica dei fenomeni.
Il rinnovamento scientifico che va delineandosi in questo periodo ruota attorno al concetto di legge
naturale spontanea e benefica, cioè accettazione di un ordine naturale delle cose che seguendolo
si persegue il bene; la legge naturale rappresenta la traduzione del "giusto" medievale.
Con Locke (1632-1704), Newton (1642-1727) e Bacon (1561-1626) si afferma che è bene ciò che
è dimostrato scientificamente.
Accettare l'esistenza di una legge naturale vuol dire, per gli scienziati, andare a ricercare come il
sistema funziona attorno a questo perno.
Lo scienziato nel 1600-1700 indaga sul problema della felicità, ad esempio come sia possibile
svolgere i propri doveri e contemporaneamente pensare al proprio benessere; teorizza la necessità
di valorizzare al massimo la libertà dei singoli perché utile anche a migliorare la società.
Inizialmente, come nel periodo mercantilista, lo scienziato approva un trasferimento diretto e
immediato dei risultati ottenuti dalle scienze fisiche sui fatti economici; successivamente invece, lo
strumento di analisi della realtà sembra essere diventato il modello della macchina, all'interno del
quale ogni pezzo è correlato ad un altro.
Questo modello della macchina raggiunge il suo massimo sviluppo con Laplace (1749-1827);
questi afferma che ogni fenomeno non può essere spiegato da solo ma rinvia ad un altro.
Anche gli economisti cercano quindi di legare insieme i fenomeni, cercando di stabilire una catena
nascosta.
A questo punto esistono tre vie per dare una soluzione alla ricerca del sistema adatto per
descrivere il fenomeno economico:
- ARITMETICI POLITICI: si applicano attraverso un'indagine di tipo induttivo.
Il massimo esponente è William Petty, professore di anatomia e medico il quale dedica gran parte
della sua vita alla distribuzione delle terre irlandesi a nuovi proprietari.
Gli aritmetici politici segnano il passaggio del mondo scientifico inglese ad una maggiore sensibilità
per i problemi della società moderna.
Il contributo di Petty nell'economia politica riguarda l'introduzione del metodo quantitativo cioè
consente di ragionare in termini di numero, peso, misura che consente di conoscere "l'anatomia
politica";
- la seconda può essere sintetizzata da Grount (1620-1674), pioniere della demografia, condusse
studi tra tassi di natalità e di mortalità etc...; abbiamo poi chi si dedica allo studio dei fenomeni
economici secondo la logica di Decartes (1596-1650) cioè attraverso principi validi perché
coerenti e attraverso un ragionamento si giustifica il funzionamento della realtà.
In base al ragionamento di Decartes. Locke deduce che il sistema economico si equilibra
spontaneamente;
- questo terzo approccio unisce tradizioni di pensiero geograficamente molto distanti: la scuola
storica scozzese e la scuola filosofica di Gian Battista Vico (1668-1744).
Della scuola scozzese citiamo Stuart (1717-1780), il quale affermò che scomponendo un sistema
complesso alle parti che lo compongono e poi ricombinando le parti stesse in modo coerente, si
giunge alla descrizione del fenomeno nel suo complesso.
Stuart in primo luogo osserva i fatti, in seguito afferma principi certi e ipotesi di base e infine
chiarifica la struttura complessa dei fenomeni.
Riguardo Gian Battista Vico, consideriamo la scuola napoletana, la quale concepisce vero solo
quello che può essere conosciuto dall'uomo; i fenomeni che riguardano la produzione e lo scambio
di beni possono costituire il corpo di una scienza solo se si risale al motivo primo per cui l'uomo ha
dato luogo ad essi.
Quanto detto precedentemente è utile a sottolineare la centralità della figura dello scienziato.
Nella maggior parte dei casi la formazioni di quegli scienziati è filosofica come per Stuart e come
vedremo per Adam Smith.
RICHARD CANTILLON
Nel 1600-1700 è possibile rintracciare alcuni trattati con intenti di completezza nell'esposizione
della materia economica e in essi è possibile riconoscere lo sforzo di una riflessione più
consapevole su alcuni singoli temi.
Anche in Italia a partire dal 1700 si apre una vastissima letteratura, immatura sotto il profilo
scientifico ma attenta al problema pubblico attraverso manovre economiche che coinvolgono il
singolo.
Lo scienziato è stimolato da interrogativi posti dalla società in continua evoluzione.
L'economia politica va maturando come conseguenza della volontà di ragionare, attraverso un
coinvolgimento e un impegno concreto.
Un esempio di concomitanza tra elaborazione di strumenti teorici e acquisizione di esperienza di
una realtà nuova è lo sviluppo della scienza economica in Francia tra il 1600 e il 1700.
A questo proposito citiamo l' "Essay de la nature du commerce en general" di Cantillon
(1680-1734) e la Scuola Fisiocratica.
In tutta Europa si pongono i problemi per il passaggio da una realtà feudale a una moderna,
fondata sulla riorganizzazione dello Stato.
Questo cambiamento si concretizza sul piano economico in Francia con il sistema delle manifatture
nazionali e con il piano di riordinamento delle finanze, delle imposizioni finali e doganali. Ciò che
manca sia in Inghilterra che in Francia è una riforma generale del sistema bancario nazionale.
In questo periodo Cantillon, banchiere irlandese, costituisce la propria fortuna, vendendo titoli della
Compagnia del Mississipi (Low (1671-1729) tenta con risultati catastrofici per l'economia francese
di controllare l'emissione di banconote attraverso la Banca Reale da lui fondata e di legarne il
valore a fondi agricoli della colonia della Louisiana attraverso la Compagnia del Mississipi), prima
che il loro valore cali vertiginosamente, come conseguenza dell'emissione troppo abbondante di
banconote.
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