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Storia del pensiero economico

Discorso metodologico

Si studia la storia per conoscere i processi mentali degli scienziati e per avere nuovi interrogativi. Nel passato alcune teorie sono state sepolte per poi riemergere. Non si tratta solo di un'analisi economica ma anche dei presupposti filosofici e sociali di questo pensiero. Lo strumento analitico deriva da una serie di concause.

Prima del 700 vi era un periodo prescientifico con la necessità di elaborare queste scienze. In Europa si verificò la rivoluzione scientifica dal 700 in avanti, dopo la rivoluzione scientifica è stata esportata la nostra scienza in altre parti del mondo. Il termine scientifico significa puro e astratto. Le teorie sono dei fatti di un certo periodo. Ci sono rapporti diversi tra fatti e teorie, gli assolutisti ritengono che la scienza è considerata nel suo sviluppo interno, i relativisti concepiscono la teoria come frutto di una realtà.

Oggi si individua un pensiero intermedio che ritiene che le teorie sono frutto di concause. Il primo approccio si utilizza per capire una logica interna mentre il secondo per individuare il contesto in cui si è generata. È possibile dire se una teoria è giusta o sbagliata? Una teoria è sbagliata se contiene errori, alcuni ritengono che una teoria è giusta se verificabile nella realtà. Come standard di giudizio posso usare la verificabilità empirica.

Oggi sono tre gli atteggiamenti adottati: il primo, apriorismo neokantiano, punta sulla coerenza logica di una teoria negando la possibilità di verificare empiricamente i fatti (la teoria è giusta se non ha contraddizioni al suo interno); il secondo, popperiano o falsificazionismo, dice che una teoria è giusta finché non ce n’è un’altra che la falsifichi; il terzo, pragmatismo, ritiene che una teoria funziona se è in grado di procurare previsioni accurate.

La corrente più contemporanea dice che il discorso scientifico vale se convincente, ovvero se utilizza strumenti che convincono e sono comprensibili agli stessi miei colleghi di lavoro. La retorica punta a convincere l’interlocutore e a fargli cambiare opinione con canoni linguistici, strumenti logici, formali ecc. La tendenza ad usare la comunicazione come criterio di validità di una teoria si sta sviluppando molto perché il sapere è sempre più frammentato.

Gli economisti non esistono fino al 1890 quando Marshall decide di fondare una facoltà di economia e decide di togliere l’economia politica dalle facoltà di filosofia. William Petty fu uno dei più importanti pensatori economici mercantilisti. Oggi la scienza economica si trova in difficoltà a causa della crisi. C'è una grossa difficoltà a predire il futuro.

(Cercare in internet la lettera scritta da Hodson, Ancurt, Scilado alla Regina di Inghilterra nel 2008)

Cos’è la scienza economica?

È una scienza sociale che fa modelli per testare cosa o dove porterà una politica economica, è una riflessione scientifica sulla società che viene indagata da un consorzio umano basato sulla divisione del lavoro. L’economia politica cessa di essere una scienza che pianifica ex ante, è un tentativo di far sì che la società possa compiere esperimenti su se stessa.

Prima del 700 i discorsi erano studiati in prospettive diverse da quelle economiche perché l’economia ancora non esisteva. Si cercavano risposte in spazi diversi da quelli economici. Ogni società interpretava secondo una logica propria i problemi economici.

Esempi di pensiero economico prescientifico: tradizione ebraica, greca, islamica, romana e società cristiana medioevale. Queste tradizioni hanno le loro radici nell’antichità.

Tradizione ebraica

Il comportamento economico è giustificato dalla visione religiosa (testi ovvero l’Antico Testamento). Il concetto tradizionale si riferisce allo shalom ovvero la pace originaria che Dio ha impresso nella sua creazione all’inizio. Per affermare questo stato di pace bisognava rifarsi a modelli di comportamento contenuti nei testi sacri che hanno forte peso di carattere socio-economico e garantiscono la provvisorietà dell’uomo sulla terra e la necessità di un continuo riferimento dell’uomo a Dio (riposo del sabato, giubileo, ...). Queste leggi sono contenute nel Levitico. Il popolo è stato ancorato a queste leggi religiose elevandole a norme per la propria vita. Questi testi raccolgono tutto ciò che si ritiene valido per un corretto atteggiamento di politica economica. La moneta era un mezzo di scambio, un’unità di conto e un mezzo per accumulare ricchezza.

Lettura in chiave economica dell’episodio della torre di Babele

Le persone che si impegnavano nella costruzione della torre furono 600,000; l’impresa era un atto di ribellione contro Dio. Era così alta che per salire in cima ci voleva un anno, agli occhi degli ebrei un mattone valeva più di una persona, le donne fabbricavano i mattoni e non si fermavano mai. Gli uomini ogni volta che arrivavano su scagliavano delle frecce contro il cielo. Dio guardò giù e decise di disperdere quel popolo e confondere la loro lingua (che significa dare una nuova opportunità agli uomini per sforzarsi di creare un rapporto reciproco). La parola è vista come un primo mezzo di scambio o forma di mercato.

Levitico 25 c’è l’idea che la terra non è degli uomini ma affidata a loro e a 50 anni dal giubileo si deve restituire la terra a chi la lavorava in precedenza. Giubileo significa corno del caprone. Non c'è alcuna prova che sia mai stata applicata la regola del giubileo. Qualsiasi atto economico è per l’ebreo da inquadrare nel rispetto della legge di Dio.

Tradizione greca

L’attività economica è inquadrata alla luce del livello politico della convivenza. Lo stato è l’ente fondamentale che stabilisce regole e rapporti tra cittadini. Ognuno ha una propria funzione all’interno della polis perché fa parte della struttura organizzata dello stato. La città si regge sulla stabilità di questi luoghi e la convivenza all’interno dello stato è vista come uno scambio di prestazioni. Attraverso lo scambio di prestazioni si attua l’aggregazione all’interno dello stato.

Sia in Platone che in Aristotele si vede lo stato come un intreccio di relazioni tra cittadini e chi esercita il potere e gli obiettivi della polis (essere più forte); Aristotele è il primo che intuisce che le relazioni tra persone sono una faccenda molto più complessa, queste relazioni sono semplici se devono essere soddisfatti dei bisogni primari, mentre sono più complesse o artificiali volte alla soddisfazione di bisogni più complessi.

Le relazioni sono artificiali perché l’uomo sa applicare nuove tecniche, ha inventiva ecc. Tutto ciò porta a turbamenti della convivenza perché l’uomo può accorgersi che attraverso le attività artificiali può conseguire non solo il soddisfacimento dei bisogni ma anche il guadagno. L’uomo può arrivare a rincorrere il guadagno senza fine se non quello di arricchirsi. Si accumula ricchezza e la si toglie dalla circolazione. Per Aristotele si intende il perseguimento della ricchezza come fine in sé (crematistica).

Nella società si svolgono due tipi di attività economica: la produzione e lo scambio e l’uso di beni per accumulare ricchezza. La ricchezza è un aumento di disponibilità per produrre più beni o tesoreggiare ricchezza. La visione di Aristotele è dinamica del sistema economico e contiene un’immagine della polis come luogo di impegno civili e sorgente di sviluppo comune.

Nello stesso periodo, altre scuole predicavano il distacco dalle cose del mondo: l’epicureismo (vita umana è il susseguirsi di scelte volte a evitare il dolore) e lo stoicismo (predica il dominio di sé e il distacco dagli eventi del mondo). Aristotele per primo parla del valore dei beni, egli fornisce un esempio: la scarpa può essere usata sia per la funzione che svolge sia come mezzo di scambio per ottenere altri beni.

Tradizione romana

Si occupavano di codificare e scrivere codici perché l’impero era sempre più grande. L’uomo è rilevante perché riconosciuto dalla legge come cittadino dell’impero. L’esempio più eclatante di codice è quello di Giustiniano, il commercio del denaro era vietato e condannato. Il commercio avveniva soprattutto per mare e i romani imponevano le proprie leggi agli altri. Il mare era oggetto di diritto e il diritto romano veniva usato per regolare i rapporti con gli altri.

Per esempio nei codici vengono definite le rive dei mari, distinguevano quelle comuni e quelle dell’impero. A seconda del tipo di mare vi era un diverso diritto di esercitare l’attività di pesca, commerciale e sfruttamento risorse. Regolavano come comportarsi in presenza di privati e così via. L’impero romano si riteneva l’unico soggetto legittimo di leggi. La non formazione di una riflessione economica oltre a essere causata da questa impostazione giuridica derivava dal fatto che l’impero si disgrega, si interrompono gli scambi e le economie si racchiudono in un livello agricolo. Questo è accentuato anche dalla diffusione del cristianesimo che predica il distacco dalle cose dell’uomo.

Nelle interrogazioni in materia economica, la chiesa rispondeva secondo le sacre scritture (la ricchezza doveva essere ragionevole, i beni disponibili erano a uso comune e la vita impostata sulla solidarietà). Nel 4 secolo d.C. i nomi principali erano Ambrogio, Agostino, Giovani Grisostomo, Basilio Magno.

Tradizione medioevale

Dopo l’anno mille con le crociate si intensificano i commerci e diventa più acuta la curiosità nei confronti dell’attività economica. Nel medioevo veniva svolta l’attività di scambio, di investimenti e ci si aspetta dei guadagni. Le risposte vengono date in base alle fonti disponibili, riflessioni dei teologi, i codici romani, la filosofia greca e così via. Non c'è una riflessione economica autonoma ma la riflessione viene svolta in chiave morale. Il pensiero economico medioevale non è un campo autonomo di ricerca. Importante è la summa teologica di Tommaso D’Acquino.

Vengono trattati numerosi problemi al crescere della complessità dell’attività economica, c'è infatti l’attività agricola, commerciale, bancaria. Tutti coloro che svolgevano attività economica vengono chiamati mercanti, essi investono, organizzano la produzione, scambiano e fanno da piccoli banchieri (prestano o investono capitali). Si intensificano gli scambi tra città e campagna e anche tra paesi lontani. Si valuta il rapporto tra domanda, offerta e prezzo.

Ci si sofferma sul problema del valore dei beni e della moneta. L’obiettivo non è l’analisi economica ma dare delle direttive per ordinare la vita delle persone. C'è la convinzione che la ricchezza sia strumentale alla salvezza dell’anima.

Un aneddoto racconta di un frate che dal centro Europa venne a Roma per acquistare un calice d’oro e incontra dei mercanti, il frate gli mostra il calice acquistato e i mercanti gli dicono di averlo pagato poco rispetto al valore, allora il frate torna a Roma per dare la differenza di prezzo. Questo mostra il diverso punto di vista del frate e del mercante nei confronti del buon prezzo di un bene.

Si delineavano molti dibattiti di carattere morale soprattutto all’università di Parigi e Bologna. Uno dei filoni che interagisce maggiormente col medioevo è il filone islamico.

Tradizione islamica

Nasce nel 600 d.C. con Maometto l’islamismo in Arabia. È una risposta all’accusa mossa ai cristiani di essere politeisti (perché oltre Dio veneravano i santi e credevano nella trinità). Dal 750 a 1250 d.C. l’islam è la potenza egemonica del Mediterraneo sia in campo commerciale che culturale. Le leggi sacre sono contenute in un libro ''sharia'', scritto sulla base del Corano (=recitazione) e della Sunna (=condotta), e comprende anche tutti i commenti e gli studi per interpretare i due libri.

Il criterio di riferimento per gli islamici è la giustizia e per realizzarla ci sono tre norme:

  • Previsione di una tassa sia sul reddito che sulla proprietà che va a beneficio dei poveri
  • La proibizione dell’interesse sui debiti in denaro, il denaro è uno strumento neutro e non si deve fare denaro grazie al denaro, ma bisogna usarlo solo per effettuare gli scambi
  • Legge sull’eredità: si riconosce il diritto della proprietà privata, è vietato avere un erede unico affinché non si formino concentrazioni di eredità

Questi temi venivano dibattuti nelle università islamiche che erano quattro. Nel secolo XX gli islamici assorbono Aristotele e la filosofia greca e la portano in Europa; sia gli ebrei che i cristiani prendono molti spunti dalla riflessione islamica. Tutte e tre queste culture si trovano a riflettere sul significato di utile, la differenza tra baratto e economia basata sulla moneta e sulla divisione del lavoro; si inizia a pensare che uno dei risultati dell’attività economica sia realizzare profitti e che questo non sia male. La comunanza della riflessione tra ebrei cristiani e islamici deriva dal fatto che Parigi è il centro della ricerca e della revisione dei testi aristotelici.

Dal mercante allo sviluppo delle attività economiche

Il mercante all’inizio è una persona unica che svolge ogni tipo di attività economica, poi iniziano ad essere grosse famiglie che si specializzano in un’attività specifica. Il mercante finisce pian piano ad agire al di fuori dell’etica cristiana quindi secondo una logica cristiana. Il ventaglio dell’attività creditizia comincia ad ampliarsi e diversificarsi, nel 1400 è comune accedere a crediti per investire (prima si usavano solo per il consumo). In genere l’investimento più comune è quello per migliorare le attività agricole, nascono nel 400 in Italia i primi monti frumentali (banche per il credito agricolo). La maggior parte dei banchi esistenti era per il credito al consumo fino al 1400 e venivano chiamati monti di pietà (il primo nasce a Perugia, poi a Gubbio...), non si voleva che i cristiani facessero gli usurai e limitare la povertà.

Nel secondo 400 Firenze è il centro bancario d’Europa. L’idea dei francescani è che il capitale monetario venga fecondato con lavoro umano, e il vescovo di Firenze è un francescano e nel 1473 viene aperto un monte di pietà a Firenze (monte dei pascoli di Siena) era una vera e propria cassa rurale. Per aprire questo monte servivano 6000 ducati e gli ordini religiosi raccolsero il denaro necessario ma la famiglia dei Medici era contraria all’apertura perché loro finanziavano le loro guerre prendendo denaro in prestito dagli ebrei che vivevano a Firenze e quindi avevano paura di scontentare gli amici ebrei. Il dibattito era anche tra francescani e domenicani che avevano visioni religiose diverse. Infine nel 1498 Firenze termina una guerra con Pisa, la vince, confisca i beni ai pisani e li usa per aprire il monte di Firenze. Nel 1542 il monte di Firenze è un’istituzione solida, caratterizzata da depositi e prelievi, presta anche denaro ai poveri a tasso agevolato fino al 1947 quando viene assorbita dalla cassa di risparmio di Firenze.

Nel 700 il mercante diventa la figura protagonista. In un contesto di formazione degli stati nazionali, la figura del mercante cambia. Si vede il rapporto tra mercanti e sovrani, il re garantisce che i contratti siano rispettati mentre il mercante accresce il pregio dello stato arricchendo la politica di conquista del re.

Vi sono due personaggi Benedetto Cotrugli e Luca Pacioli. Benedetto nasce a Ragusa (ora si chiama Dubrovnik, attorno al 1410), era il terzo di 4 figli e suo padre si trasferì a Napoli dove fu nominato ambasciatore e ottenne il permesso dalla regina di aprire il consolato e ottenne il privilegio di commerciare alcuni prodotti (esclusiva). Il padre di Benedetto divenne monopolista, a Napoli si commerciava il sale, orzo e panni di lana. Vi sono altri Cotrugli che fanno commercio in questi anni e che hanno anche nodi marittimi e probabilmente sono fratelli di Benedetto.

Benedetto sposò una donna, ebbe 10 figli e una sua figlia sposò un signore dell’Aquila. Benedetto esercitò attività commerciale con la Catalonia che era il principale mercato della lana, esercitò commercio lungo le coste meridionali dell’Italia e lungo le coste dell’Adriatico. Nel 1451, si trasferì a Napoli alla corte degli Aragona. Si inserì alla corte napoletana con successo e fece missioni diplomatiche per il re, fu nominato direttore della zecca di Napoli e della zecca dell’Aquila.

Benedetto fu la figura tipica del colto uomo d’affari, era interessato al sapere in linea generale e il suo libro più importante è del 1458 (Della mercatura e del mercante perfetto). I libri allora si scrivevano a mano, questo libro girò in forma manoscritta, fu un mercante di Dubrovnik che portò questo libro nel 1573 a Venezia e lo fece stampare, fu pubblicato a Lione e fatta un’altra edizione a Brescia. Questo libro fu diffuso molto lentamente. È il primo libro conosciuto che contiene la descrizione della partita doppia, fu riconosciuto come il primo manuale di mercatura.

Benedetto Cotrugli fu soprattutto un umanista, gli umanisti furono protagonisti di un cambio culturale che iniziò nel corso del medioevo e si diffuse come mentalità nei mercanti dell’epoca, i mercanti erano umanisti. I mercanti italiani del tempo erano caratteristici, erano in grado di concatenare operazioni di scambio diverse, di considerare la propria attività economica come una vera e propria impresa architettata nel presente e proiettata verso il futuro.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valemann di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Parisi Daniela.
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