Storia del pensiero economico
Storia concepita non come linea continua di sviluppo (teoria di oggi non più ricca necessariamente di quella di ieri) ma passando di generazione in generazione migliorano le conoscenze e le modalità di trasmissione dei dati. Inoltre un sistema economico è troppo complesso per poter fare delle previsioni in senso stretto. Ci sono stati studiosi che hanno adottato un approccio incrementalista (miglioramento nel tempo), altri economisti adottarono l'approccio discontinuista (correnti di pensiero che si scontrano tra di loro facendo scaturire nuove idee). Pensiero economico: non si analizzano solo gli strumenti analitici ma anche i presupposti filosofici della scuola di pensiero.
Periodo di rivoluzione scientifica
Periodo di rivoluzione scientifica (tra 600-700): prima di questo il pensiero economico (pensiero pre-scientifico) riguardava la risoluzione delle questioni di comportamento degli uomini senza usare metodi scientifici, poi ci fu questa innovazione di pensiero nata in Occidente. Ovviamente i pensieri economici pre-scientifici sono molto condizionati dai luoghi di nascita mentre con la sua evoluzione questo pensiero viene esportato in Nord e Sud America, Cina. Scientifico perché ha una collocazione di puro e astratto (utilizzo del metodo matematico). Rapporto tra i fatti e le teorie: ci sono autori assolutisti e altri relativisti che concepiscono la teoria come frutto della realtà. Oggi è difficile trovare una di queste correnti, si adotta una teoria delle concause per la quale fatti e teorie si intersecano e sono tra loro legati.
Teoria economica
Alcuni economisti considerano una teoria come giusta solo se verificabile nella realtà (verificabilità empirica); solitamente una teoria vale se convincente cioè se utilizza strumenti che convincono e riescono a renderla comprensibile ai miei colleghi di lavoro. Occorre definire uno standard di giudizio delle teorie. Abbiamo 3 atteggiamenti:
- Apriorismo Neo-kantiano: una teoria è giusta quando è coerente e senza contraddizioni al suo interno;
- Teoria Hopperiana (falsificazionismo): una teoria è giusta fino a quando i fatti non la smentiscono;
- Teoria dei Pragmatisti: una teoria è utilizzabile quando è in grado di procurare previsioni accurate.
Gli economisti non esistono fino al 1890. Oggi la scienza economica si trova in difficoltà; oltre alla crisi del 2008 ci sono stati altri momenti difficili, come la crisi del '29 e quella del '68.
Economia e filosofia
C'è un nesso tra filosofia ed economia perché spesso i problemi economici sono di origine filosofica. (Lettera dalla regina di Inghilterra nel 2008 a degli economisti quali le rispondono). Economia politica/Scienza economica= scienza sociale che studia come le varie politiche economiche possono andare a cambiare la vita delle persone, si analizzano i meccanismi di sopravvivenza e riproduzione di un consorzio umano basato sulla suddivisione del lavoro. Nel passato il modello si creava, poi si ricercava la sua esistenza nella realtà mentre oggi la teoria rappresenta la realtà. Homo economicus è quello razionale, con fini specifici, che raziona le risorse.
Tradizioni
Prima del ‘600/’700 non c’era mai stata alcuna teorizzazione dell’economia, nessuno si definiva economista, tutto si spiegava attraverso logiche diverse rispetto a quella economica (es. la logica politica, religiosa, civile e morale). Tratteremo gli esempi della tradizione ebraica, romana, greca, islamica e cattolica medioevale: sono tradizioni pre-scientifiche; anche se quella ebraica e islamica si stanno ancora adesso sviluppando hanno comunque origini pre scientifiche.
Tradizione ebraica
Giustifica il comportamento economico all’interno dei testi della sua tradizione religiosa dato che l’Antico Testamento è molto specifico nelle regole di condotta economica. L’idea di fondo è quella per cui qualsiasi loro comportamento è diretto a generare la pace originaria fatta da Dio nella creazione (shalom) e per fare ciò bisognava rifarsi a norme socio economiche presenti nei testi sacri. Un esempio di norme è il riposo del sabato, l’anno sabbatico o il giubileo. Il popolo ebraico è rimasto ancorato a queste norme e le ha rese norme delle propria vita, ha un forte influsso economico non lavorare il sabato. Il matrimonio è giudicato come un impegno che ha dei risvolti economici, ed essendo un contratto può essere sciolto. Da questi testi si evince che la moneta era un mezzo di politica di scambio, ma anche strumento per accumulare ricchezza. L’episodio della Torre di Babele può essere visto in chiave economica: per costruirla furono impiegate più di 600.000 persone, estendendosi verso l’alto come gesto di ribellione verso Dio. Dio se ne accorge e per confonderli inserisce lingue diverse e li disperde, dal punto di vista ebraico la morale è intesa come una sfida che va superata per generare la comunione e unione originaria. Quindi la lingua è uno strumento di scambio perché attraverso la lingua si fa mercato. Ogni legge economica deve rispettare prima quella divina.
Tradizione greca
Tutte le attività economiche vengono svolte in funzione della civiltà, quindi lette in chiave politica; ogni uomo ha un suo compito nella civiltà e la convivenza nello stato è vista come scambio di prestazioni (si attua l’aggregazione all’interno dello stato). Lo stato è visto come un’estensione dell’economia domestica e ciò è ben visibile in Platone e nella polis=città di Aristotele e l’obiettivo di ciascuna polis è quello di essere più forte delle altre. Essa è un sistema architettato per eseguire determinati fini però Aristotele vede che le relazioni tra i vari soggetti delle polis non sono statiche e sono molto semplici nel soddisfare bisogni primari. Si sviluppano anche attività più complesse dette artificiali perché l’uomo ha delle capacità che gli fanno superare i confini dei bisogni primari e grazie all’inventiva sa applicare nuove tecniche. Quindi in questa civiltà l’uomo capisce che può arrivare sia alla soddisfazione dei bisogni primari che al guadagno. Il guadagno può essere anche senza un fine però questo può generare cattive conseguenze nella società perché accumulando ricchezza si toglie dalla circolazione e i prezzi si alzano quindi chi non ce l’ha non riesce più a soddisfare i suoi bisogni primari e questo Aristotele lo definisce crematistica. Era malvisto il prestito di denaro per fare altri soldi. Nella società si svolgono due tipi di attività: produzione e scambio di un bene, ma l’aspetto innovativo è avere un aumento di ricchezza e spiegare come avviene cioè vedere il denaro come strumento di crescita. Quindi la visione della polis di Aristotele è di tipo dinamico e la società è la sorgente dello sviluppo comune. Da qui si sviluppano teorie alternative come Dadaismo e Stoicismo ovvero distacco totale dalle cose del mondo.
Tradizione della Roma antica
L'impero si estendeva e chi veniva inglobato diventava cittadino romano. Sappiamo che il commercio del denaro fu vietato da Giustiniano e condannato così come lo era per gli ebrei e per i greci. Il commercio avveniva soprattutto per mare e i romani imponevano le proprie leggi agli altri attraverso il diritto romano (logica molto imperialista). L'impero si riteneva l'unico soggetto di leggi e che si sarebbe esteso a tutti. Una volta nato il cristianesimo le attività economiche, le varie problematiche che si venivano a creare venivano risolte attraverso risposte desunte dalle sacre scritture.
Tradizione medievale
Dopo l’anno 1000 si intensificano i commerci che prima invece erano piuttosto bloccati. Quindi nasce un maggiore interesse dell’attività economica con maggiori scambi e investimenti (es. Crociate fatte per motivi religiosi ed economici). Si usavano tutte le fonti disponibili per dare risposte, tra cui fonti del diritto romano, giuridiche, teologiche (es. Tommaso d’Aquino). In risposta all’attività economica che si sviluppa sempre di più nell’agricoltura, nel settore commerciale, i primi banchieri, attività manifatturiera emerge sempre più la figura del mercante cioè colui che scambia, dà a prestito capitali. Si pongono questioni su domanda, offerta e prezzo, su concorrenza o monopolio, sulle conseguenze dei prezzi. Si inizia a riflettere sul valore dei beni e sul valore della moneta. L’obiettivo non è quello di fornire un’analisi economica, bensì delle direttive in chiave morale (es. commisurando il salario corretto ai lavoratori), quindi regole per una vita corretta per le quali sono necessarie piccole analisi economiche. Ovviamente questo non impediva di pagare giusti salari tanto da non potere soddisfare i propri bisogni primari, mentre la chiesa non dava esempi pratici di chiarimento.
Tradizione islamica
Si colloca nel mentre della tradizione medioevale, infatti riflettere su quella islamica significa anche riflettere su quella medioevale. L’islam nasce come protesta all’accusa di politeismo dei cristiani (trinità e santi); l’islam nel giro di un secolo si estende dalla Persia fino ai Pirenei e nel 1250 l’impero islamico è una potenza sia militare che commerciale. Le loro leggi sacre sono contenute nello Sharia scritto sulla base del Corano (Maometto 610-632) e nella Sunna (condotta), comprensivo di tutti i commenti e gli studi necessari per interpretare i due libri. Le riflessioni degli islamici sono tutti riferite all’ottenimento di una forma perfetta di Giustizia, concetto diverso rispetto a quelli espressi dalle altre tradizioni viste prima. All’interno della Sharia ci sono tre norme per realizzare tale giustizia:
- Una tassa sia sul reddito che sulla proprietà destinata a favore dei poveri;
- La proibizione del tasso d’interesse sul prestito di denaro perché questo è uno strumento neutro e non si può creare denaro con il denaro (in comune con le tradizioni precedenti);
- Una legge sull’eredità: è vietato avere un unico erede per evitare una concentrazione di ricchezza.
Nel X secolo gli arabi assorbono tutta la filosofia Greca e sono loro che portano in Europa Aristotele. Sia ebrei che cristiani prendono forte spunto sulla cultura islamica, fino al 1500 il dibattito economico si sviluppa nel Mediterraneo poi si sposterà verso nord fino a giungere nei paesi anglosassoni. Ci si interroga sulla differenza tra baratto e moneta e sulle prime attività di divisione del lavoro e si inizia a pensare che non sia male realizzare profitti dall’attività economica perché è una remunerazione del rischio e dell’incertezza. In questi secoli Parigi è il centro di queste riflessioni economiche e delle attività di traduzione dei testi Aristotelici. Il mercante è la figura simbolo di questo tempo, è una sorta di imprenditore che ha un capitale e lo investe in un’attività agendo secondo una logica economica per ottenere un guadagno.
Tradizioni e sviluppo economico
Nasce anche il sistema creditizio e un imprenditore molto spesso chiedeva un finanziamento per avviare attività agricole. Per questo nascono molti banchi per il prestito agricolo con lo scopo di fornire anche prestiti al consumo oltre che per evitare che i cristiani commettessero il peccato di usura (i prestiti potevano essere concessi solo dai banchi pubblici). Firenze nella seconda metà del ‘400 è il centro della vita culturale europea e si sviluppano anche qui le prime banche che concedevano prestiti principalmente agricoli, modelli rurali copiati in tutta Europa, ma quale tasso d’interesse si applica? Si decide quindi di aprire un banco a Firenze: i Medici erano contrari perché aprire un Monte francescano li avrebbe scontentati, ma dopo aver vinto una guerra con Pisa e aver confiscato i suoi beni finanzia l’apertura del monte di Firenze. L’evento della scoperta delle Americhe ha forti conseguenze sull’Europa, perché si ottengono nuove materie prime ma anche si esporta la conoscenza sempre grazie alla figura del mercante. In questo periodo siamo nella fase della formazione degli stati nazionali dove questi vogliono superare gli altri su molti campi, anche per avere risorse interne maggiori (eserciti ecc.).
I mercanti sono un buon punto di connessione perché gli stati assicuravano loro stabilità dal punto di vista economico e questo va ad accrescere il valore dello stato e il potere di conquista del Re.
Benedetto Cotrugli
Benedetto Cotrugli: diplomatico ed economista italiano fu un forte uomo di cultura, scrisse “Della mercatura e del mercante perfetto” (prima introduzione alla ragioneria con schemi che ponevano rapporti tra dare e avere). Era un mercante umanista interessato alla cultura e questi personaggi mostrano come in Italia si sta procedendo verso l’innovazione e lo sviluppo. Lui affermava che si nasce mercante quindi è un’attitudine naturale che poi viene incrementata con l’istruzione e l’esperienza. Il suo discorso è senza dubbio di visione aristotelica: seguendo il corso della natura sono inevitabili il passaggio da baratto allo scambio con l’uso della moneta, il mercante che deve accuratamente localizzare dove impiantare la propria attività e non deve farlo dove ci sono mercanti di poco valore, bensì dove operano quelli di spicco. Il suo scopo è avere un guadagno e questo è lecito se si raggiunge con strumenti leciti; il comportamento da disapprovare maggiormente è la coalizione tra mercanti (es. cartelli=accordi sui prezzi). Fondamentale per il mercante non perdere tempo=perdere denaro; consiglia ai mercanti ricchi di diversificare le proprie attività per incorrere in minori rischi. L’attività del mercante deve essere sempre annotata in un libro contabile in modo che sia evidente quali siano i debiti e i crediti, individuando anche i casi in cui i mercanti non si comportano correttamente. Essendo vissuto nel periodo di transizione tra il sistema feudale e la società capitalista il mercante di cui parla è più simile al massaro=capo famiglia piuttosto che al commerciante moderno; così la società è vista come una rete di famiglia di cui la vita di ognuno è interconnessa a quella degli altri.
Luca Pacioli
Luca Pacioli: (tardo 1400) scrisse molte opere arricchite da disegni di Leonardo Da Vinci. Trattò con particolare attenzione l’interesse sul prestito di denaro che lui chiama “merito” o frutto del capitale e il calcolo di questo obbliga a tenere sotto controllo le cifre e la contabilità. Egli non fu un economista però instaurò per primo una struttura a doppia entrata e lo si può definire un contabile perché insegnò a determinare la contabilità; la partita doppia venne attribuita a lui anche se in realtà è di Cotrugli (utile perché il cambio andava tenuto con grande precisione; non era da considerare usuraio colui che si occupava dei cambi). Introdusse i metodi di ripartizione di utili e perdite legate ai conferimenti iniziali. Fu il primo diffusore della partita doppia perché la stampa che fu inventata nel 1452 da Guttemberg e 10 anni dopo venne importata in Italia e il primo libro fu stampato nel 1464 e la stampa abbassò il costo delle copie e vendute dai tipografi stessi. È la prima volta che si mette per iscritto la rilevanza di fare profitti e questo viene detto da Pacioli stesso, un francescano che ha come prima regola la povertà, questo per cercare di liberalizzare il credito a interesse in modo da punire gli usurai da un lato e per fare accedere i bisognosi al credito dall’altro.
Nuova mentalità del 1400
Nasce una nuova mentalità quella del 1400 portatrice di nuove idee in campo demografico, doganale, fiscale e monetario per finalizzare la ricchezza del singolo mercante e del Re, quindi dello stato. Per diventare più ricchi bisognava togliere la ricchezza agli altri e questo è quello che stava alla base dell’estensione territoriale da parte dello stato (es. in America) per strappare materie prime a costo zero e per fare ciò bisognava avere la bilancia commerciale attiva cioè le esportazioni più numerose rispetto alle importazioni. Come si fa ad esportare a basso costo? Abbassando i salari, incentivando l’aumento della popolazione per avere sempre disponibile manodopera diretta. Solo due erano i pensatori che ritenevano che i salari non dovessero essere al minimo David Hume e Botero entrambi nel 1700. Sono i primi che parlano di “felicità pubblica” che garantisce fedeltà al Re e al sistema. Quindi un paese è ricco e felice se possiede tutti i requisiti di un sistema economico nazionale cioè se c’è un sovrano che conquista e che garantisce sicurezza interna ed estera. Per molti Re essere ricchi significava avere metalli preziosi per poi coniare moneta se necessario, altrimenti in caso di eccesso di moneta si ritirava e si fondeva di nuovo per evitare inflazione ecc.
Individualismo e illuminismo
Quello della moneta è uno dei temi più importanti e dibattuti tra gli operatori economici che lasciano qualche riflessione, non essendoci ancora gli economisti. Si tratta di osservazioni o tentativi di analisi per cercare di intervenire su problemi esistenti e quindi di si chiede a che livello deve stare il livello di moneta. Nel periodo mercantilista ci si pongono interrogativi sulla potenza dello stato e i suoi effetti economici.
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