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Storia dei paesi islamici

Principi della religione islamica (Prof.ssa Anna Masala) - 18/10/2006

La formula “In nome di Dio clemente e misericordioso” (“Bismillah al-Rahman al-Rahim”) è l'inizio di tutto (anche delle sure del Corano). Un musulmano è tale perché fa la sua professione di “Non c’è altro Dio che Dio e Muhammad è il suo profeta” (“Asciadu an la ilaha illa Allah wa Asciadu anna Muhammadun Rasulu Allah”), chiamata shahada, davanti a due testimoni maschi. Quando un musulmano si tocca il cuore significa che sta nominando il Profeta.

La traduzione di “Allah” è “Dio”. È una parola che deriva dall’articolo “al” e da “ilah”, che significa “divinità”: quindi significa “Il Dio”, segnando una scelta monoteistica. Il Corano insegna che esso è l’ultima rivelazione e che Muhammad è l’ultimo dei profeti. Si tratta, quindi, dell’ultima rivelazione, in lingua araba chiara. Il rosario musulmano è composto da 11, 33 o 99 grani. I nomi di Dio, infatti, sono 99. C’è anche un centesimo nome (è una grande conquista filosofica), che noi ignoriamo perché Dio è oltre la mente umana: è la grandezza assoluta di Dio.

Le religioni sono create o da uomini o da popoli. Ad esempio, Buddha ha dato via a una religione, ma non a una rivelazione di Dio. Anche Mosè e Muhammad furono “inviati di Dio”. L’Islam riconosce che ebrei, cristiani e musulmani hanno avuto la rivelazione: la rivelazione è unica, ma gli uomini o l’hanno capita male o hanno voluto capirla male. Questa rivelazione unisce le tre grandi religioni monoteistiche.

“Islam”, in arabo, significa “abbandonarsi” (a Dio), “sottomettersi”, “obbedire”: Allah, infatti, è Signore e creatore di tutti gli universi. Quindi Dio è universale: cioè ridurrebbe le divisioni religiose.

20/10/2006

L’Islam, per i musulmani, è l’ultima rivelazione e il Corano è il testo sacro rivelato. Questa rivelazione contiene molti problemi politici, giuridici, economici, spirituali. C’è una grande spiritualità nell’Islam, espressa, ad esempio, da poeti mistici e confraternite. L’Islam è anche legge: Maometto ha dato al suo popolo un dono importantissimo, cioè il senso dello stato, una patria (prima erano divisi in tribù), una comunità (l’ummah). Attraverso la rivelazione Muhammad ha dato dei dettami di vita.

Secondo l’Islam, Dio non genera e non è generato: quindi l’uomo non è figlio di Dio. Ciò esclude la trinità. Anche oggi, a seconda dei vari stati, lo stesso diritto (la sharia) è messo in opera ed interpretato in modo diverso, anche se c’è qualcosa che li unisce tutti: l’arabo lega tutti i musulmani del mondo, è la lingua della religione, che li dovrebbe unire. Questa unità presupposta di tutto il mondo islamico, però, è problematica proprio per la contrapposizione tra la parte umana e la parte spirituale. La parte spirituale può unire chiunque, la parte umana di meno.

L’Islam è un attributo: chi lo possiede, anche se non lo sa, è musulmano perché se ti comporti in un certo modo sei musulmano. Per alcuni non è possibile convertirsi all’Islam: si nasce musulmani. Per proclamarsi musulmano basta ripetere per tre volte, sinceramente, la professione di fede (shahada) davanti a due testimoni.

Per il Corano, l’Islam è stato dato per tutti i tempi e per tutti i popoli: per questo motivo è l’ultima rivelazione. Gli uomini buoni costituiscono il popolo di Dio: anche senza saperlo, se si comportano in un certo modo sono musulmani (Dio comunque lo sa: uno dei suoi 99 aggettivi è “sapiente”).

L’universo è fatto di ordine e legge. Ogni cosa ha un ruolo e un posto: il cielo, la luna, le stelle appartengono a leggi immutabili e perfette, tanto che ci sfuggono. Così è tutta la natura e anche l’uomo, la cui vita segue dei cicli (la morte è un cammello che si inginocchia davanti ad ogni porta, è un grande caravanserraglio: da una porta si entra e da una si esce). L’ordine atomico è retto dalla vita. L’ordine è di Allah e ogni particella lo deve rispettare (quindi lo deve fare anche l’uomo). Anche coloro che, per ignoranza o per destino, seguono altre religioni, se sono buoni e seguono la legge divina, sono musulmani.

L’uomo segue le leggi naturali, ma ha due cose in più: la ragione e l’intelligenza. Ne deriva che ha libertà di pensiero e di azione: tutto è scritto e stabilito, ma non avrebbe senso dover espiare se non ci fosse libertà di agire (altrimenti l’uomo non avrebbe colpa). I musulmani, dopo la morte, o sono condannati ad espiare all’inferno o salgono in paradiso: ma ci sono la grande provvidenza e benevolenza di Dio, che può salvare anche chi sta all’inferno.

L’uomo che si assoggetta a Dio e alla sua legge è musulmano e quindi il mondo gli appartiene e lui appartiene a Dio, che è padrone di tutto. Il mondo è dell’uomo perché è di Dio e l’uomo appartiene a Dio.

23/10/2006

Il libero arbitrio c’è in qualsiasi religione: l’uomo deve essere libero di scegliere, altrimenti non potrebbe essere punito. Nell’Islam l’uomo può scegliere anche la sua via religiosa. L’apostata viene condannato a morte: l’apostasia è il peggiore dei peccati perché non significa solo essere infedeli, ma significa essere musulmani che hanno tradito, che sono tornati indietro. L’uomo che è nato musulmano ma che si serve della sua libertà per negare Dio è un “kafir”, cioè un infedele: questo termine viene da “kufr” (copertura, dissimulazione, ma anche ignoranza massima). Secondo l’Islam non si può negare l’esistenza di Dio: l’ateo non esiste, esiste solo il miscredente. Il termine “kufr”, però, può indicare anche la tirannia (la forza usata contro la giustizia), la ribellione, l’ingratitudine (cioè quando non si riconosce tutto il bene che Dio ha dato), l’infedeltà a Dio, il tradimento di quello che è il proprio signore.

L’uomo può conoscere tutte le discipline, ma è cieco in quanto a conoscenza dell’Essere. La scienza, comunque, è importante: venivano insegnate tutte le discipline. Una persona, però, può avere tante conoscenze, ma se nega Dio è un ignorante.

In questa vita terrena c’è un obbligo molto importante: il rispetto dei genitori. L’uomo deve rispettare i propri genitori. C’è poi un intervento divino, che mette nel cuore dei genitori l’amore verso i figli: il duplice legame tra genitore e figlio è dovuto a Dio.

La disobbedienza e la ribellione a Dio portano alla rovina dell’uomo pre- e post-mortem. L’uomo intelligente e sincero cammina sulla retta via. La prima sura (la Sura Aprente, “Fatiha”) è importantissima: dice che coloro che sono sulla via dei veri credenti conoscono quella realtà che noi chiamiamo da alfa a omega, cioè conosce Dio (cioè conosce i suoi attributi, eccetto quel “quid” che non si può conoscere).

Il filosofo medita, ma oltre alla meditazione c’è bisogno di un’illuminazione, cioè di quel “quid” che permette di capire: la meditazione non serve senza l’illuminazione. Una parola importantissima nel mondo islamico è “nur” (luce). Con l’illuminazione si eliminano tutti i dubbi che nascono dalla meditazione filosofica e si evita il cattivo uso della scienza.

Gli orfani, le vedove, i poveri e i viaggiatori devono essere aiutati: per questo motivo “l’imposta per i bisognosi” è uno dei cinque pilastri dell’Islam. Così nasce l’Islam. La fede dice che Allah è un essere reale, non è una fantasia partorita dalla mente umana, non è immaginario: quindi, se è reale, anche se non lo si vede, gli si può obbedire. Si possono conoscere i 99 attributi di Dio ed avere la conoscenza della condotta umana voluta da Dio. Bisogna anche credere nell’idea di vita futura: non si può pensare che tutto termini con la morte, perché altrimenti sarebbe inutile seguire le leggi divine ed umane. Bisogna, invece, capire che le leggi divine sono importanti. L’unico modo per conoscere Allah sarebbe quello di conoscere le sue innumerevoli manifestazioni perché Allah si manifesta in modo infinito in ogni uomo.

Esiste la grazia divina: quindi l’uomo non è abbandonato a se stesso, ma perfino il più grande peccatore può essere salvato: tutto, infatti, è possibile per Dio.

L’uomo deve avere fede anche in ciò che vuole nell’esperienza umana. L’Islam non ama parlare di miracoli, ma ci sono cose che esistono anche se non si possono (né vogliono) spiegare.

Nell’incontro con la fede c’è una grande importanza della missione profetica. Dio ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno. L’uomo ha facoltà fisiche molto importanti, ma anche delle facoltà mentali, dono di Dio anch’esse. Inoltre l’uomo ha anche la facoltà di distinguere il bene dal male: tutto ciò serve alla lotta continua per l’esistenza.

Il profeta di Dio ha sempre dato un esempio di sincerità, moralità, purezza, umanità, pensiero: egli, per queste qualità riconosciute, è il vero inviato di Dio. Dio, tramite il Corano, ci ha indicato la retta via, quella che il Profeta dice venire da Allah. Chi rifiuta Muhammad come inviato di Dio è un “kafir”: se lo si conosce, non si può negare che sia il vero inviato di Dio.

L’umanità è una coppia originaria unica (Adamo e Eva), già portata al peccato originale. Quindi la Gente del Libro proviene dalla stessa origine: molti popoli hanno adorato le cose più impensate (sole, pietre, ecc.), mentre i Popoli del Libro hanno seguito le rivelazioni che si sono succedute e, quindi, sono inclini a seguire la volontà di Dio.

25/10/2006

Quando si parla di “periodo dell’ignoranza” si parla dell’ignoranza rispetto ai principi dell’Islam, ma le persone in Arabia erano già colte. La penisola araba ha avuto una posizione tra l’Oriente e l’Occidente, tra i cristiani bizantini, gli ebrei di Medina, i sasanidi al tramonto: era già un crocevia prima dell’Islam: le merci (ambra, spezie, incenso, ecc.) passavano dall’Arabia con le carovane che si dirigevano verso nord.

Il Profeta ebbe conoscenza del monoteismo attraverso i contatti carovanici dei bizantini, dei sasanidi, ecc. Era un uomo ispirato. L’Arabia aveva una posizione geografica ed economica centrale, tra l’India e l’Europa. Gli arabi, anche se erano una popolazione antica, potevano essere considerati un popolo nuovo dagli europei, anche perché il Profeta aveva dato loro la consapevolezza di essere un’umma, mentre gli europei erano in guerra tra loro.

Nel VII secolo, gli arabi erano pagani, ma non “inquinati” ancora dal progresso sociale dell’Europa, logica decadente. Erano pronti a salire sul carro della storia perché i loro difetti erano le loro virtù: erano frugali (per l’aridità della loro terra, ecc.), liberi (le tribù erano libere), poveri e senza profeti (e, quindi, pronti a ricevere l’ultima profezia): erano pronti per il balzo spirituale dal paganesimo al monoteismo. Inoltre possedevano la lingua araba, adatta a concetti elevati atti a trasmettere la conoscenza coranica: è una lingua duttile; ad esempio, esistono circa cento parole per definire il cammello. Il Corano è stato trasmesso in lingua araba chiara.

Prima delle conquiste, i vicini erano la Persia (di grandissima tradizione), Bisanzio e l’Egitto (che poi conquisteranno: i beduini conquistarono la grande Alessandria). Lo scambio con questi vicini iniziò attraverso la mercatura. Gli arabi non avevano nessuna organizzazione statale: le tribù erano sovrane ed erano belligeranti. La razzia era il loro sistema di vita. In vigore c’era la legge beduina, che prevedeva la mancanza completa di unità nazionale. Gli uomini morivano nelle razzie: le donne rimanevano con il carico dei figli, senza la legge coranica che le avrebbe tutelate (le figlie femmine appena nate venivano sotterrate se non si poteva mantenerle). Erano politeisti. I matrimoni erano complessi: se si rimaneva vedovi, ad esempio, si poteva anche sposare la matrigna (ciò fu vietato dall’Islam).

Prima dell’Islam c’era una mancanza di regole fisse per la vita quotidiana: la legge fu data dall’Islam. Non avevano conoscenza di un Dio superiore: si ritenevano discendenti di Ibrahim e Ismail.

Muhammad nacque nella tribù dei Curaisciti, intorno al 570 (ma non ci sono vere testimonianze e il computo è difficile per il calendario lunare). Quando nacque il padre era già morto. Pochi anni dopo morì anche la madre: fu educato dal nonno e, quindi, subì la mancanza di un’educazione infantile. Era illetterato. Prima fece il pastore, poi portò le carovane: questo gli permise di conoscere e recepire le leggi religiose degli altri popoli. Conobbe molte persone ricche, ma non approfittò mai di queste conoscenze. Incontrò anche persone colte. Secondo la tradizione fu un uomo eccezionalmente leale, con modi gentili, un linguaggio elevato e limpido e un grande carisma. Per i rapporti di affari erano importanti la correttezza e l’onestà. Gli avevano dato il nome “Il Fededegno”. Non beveva e non giocava, al contrario dei suoi contemporanei. Aveva una moralità quasi unica. Spesso le tribù erano brutali, ma lui aveva già aiutato le vedove, gli orfani e gli ospiti. Era un uomo pacifico tra uomini bellicosi.

Dopo una lunga vita casta (non sopportava la corruzione, l’immoralità, l’idolatria, il disordine, l’ignoranza) si ritirò a meditare e a digiunare su un’altura (per la Masala anche Gesù ha fatto la stessa cosa). Fu tentato. Quando fu pronto, Dio gli mandò la sua rivelazione tramite Gabriele. Abbandonò la solitudine, tornò dalla sua gente, condannò l’idolatria e parlò del Creatore: gli arabi, che vedevano così sconvolto il loro sistema di vita e di credenze, gli scagliarono contro insulti e pietre. Fino ai quaranta anni non era stato un capo, né un oratore per le folle, anche se era stato fondamentale il suo matrimonio con la ricca vedova Khadigia, che aveva 16 anni più di lui: era un matrimonio basato su qualcosa di grande e lui la amò teneramente. Dopo il suo ritorno dal deserto fu trasformato: non era un militare ma diventò coraggioso; non era un politico ma diventò un grande riformatore; si proclamò un essere umano come tutti gli altri, a volle dare una rivelazione fatta direttamente da Dio. Era umile: per questo diventò il messaggero di Allah.

27/10/2006

Davanti a Dio sono tutti uguali: durante la preghiera stanno tutti vicini, senza separazioni sociali. La Profezia, in genere, è la dottrina tramandata dai precedenti profeti, però interpolata e corrotta da altri uomini: Dio non sbaglia; ripete la profezia, ma non ne dà una nuova. Inoltre questa rivelazione era incompleta e necessitava di un sigillo. Inoltre ogni tempo e ogni popolo hanno avuto una Profezia: l’ultima è quella di Muhammad che, quindi, per i musulmani è quella universale.

Ilah” è “colui al quale viene attribuita la divinità”: “Allah” è quindi “Il Dio”. La sua elevatissima concezione di divinità è quella tramandata dai Profeti: Adamo, Noè, Abramo (che non è capostipite ma progenitore), Mosè e Gesù. Dopo questi è venuto il sigillo: Muhammad. La proclamazione di fede ha con sé qualcosa di eroico, perché si assume la responsabilità della fedeltà a Dio nel nome di cui ha parlato. Un uomo musulmano credente è un uomo libero perché onora soltanto Dio.

Cosa è che rende un uomo vigliacco? La paura della morte. Per questo motivo, l’attestazione di fede islamica porta la pace. Nell’Islam, Dio non genera e non è generato. I mistici credono con profondità a Dio, con una spinta emotiva: il loro cuore è la casa di Dio, che è l’Amato. Senza negare l’unicità di Dio, pensano di fare una lunga scala di stazioni mistiche, a partire dall’osservazione della caducità del mondo, che è fallace e ingannatore. Ciò che è ingannatore non è Dio. Dall’osservazione del mondo, nasce l’annichilimento di se stessi: il dono massimo è l’identificazione in Dio. Ma ciò rafforza l’idea dell’unicità di Dio: si vuole annichilire se stessi e fondersi con Dio.

È da sfatare l’idea che l’Islam, come il cristianesimo, abbia una gerarchia di angeli: ci sono solo “gli angeli” (quattro), non “arcangeli”. Anche la concezione è diversa: gli angeli sono ministri di Dio (è il secondo articolo di fede islamica: se fossero esseri indipendenti, infatti, si cadrebbe nel politeismo). Il Corano è Il Libro per eccellenza: ha origini esterne. I libri sono il terzo articolo di fede. Bisogna credere nei libri, che sono le rivelazioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/10 Storia dei paesi islamici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Islamistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Raffaelli Sergio.
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