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Appunti di Storia dei Paesi islamici Appunti scolastici Premium

Appunti completi delle lezioni della professoressa Giunchi, corso di Storia e istituzioni dei paesi musulmani basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giunchi dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia dei Paesi islamici docente Prof. E. Giunchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

I partiti fondamentalisti hanno vario radicamento

● Jamaat e islami soprattutto il ceto medio urbano,

● i fratelli musulmani sono uno dei pochi partiti fondamentalisti con consensi da

parte di tutti i ceti,

● poi altri partiti con radicamenti misti, che si rivolgono magari ad una zona o una

corrente religiosa.

Tante idee dell'islam politico le troviamo anche in ambito sciita, soprattutto Ali

Shariati. Professore di psicologia che aveva studiato alla Sorbona, appassionato di

Hegel, Marx e Che Guevara che tornato in patria cercò di unire nel suo pensiero questi

impulsi legalitari di origine marxista e il suo essere fortemente coerente e la sua

tradizione non solo islamica ma anche islamica sciita. Nelle sue lezioni aveva grande

successo anche da parte di studenti di materie scientifiche e contribuì a diffondere

soprattutto in ambito urbano idee abbastanza simili a quelle sunnite di quel periodo.

Sviluppa l'idea che si dovesse creare uno stato islamico ideale con il potere detenuto

da una persona dedica alla causa, religioso o meno, c'era una versione attivista della

religione, non il quietismo tradizionale. La commemorazione della morte di Hussein a

Karbala non doveva essere una mera commemorazione, momento di lutto, ma

un'occasione di rivalsa. Si era sacrificato per darei un messaggio di attivarsi per

combattere per l'idea di stato islamico, doveva essere un invito alla rivolta contro il

potere costituito. Le sue lezioni non piacevano ai servizi segreti dello shah. Shariati

riuscì però a sfuggire dalla repressione.

Un altro elemento è la dicotomia tra oppressi e oppressori. Usa una categoria

tipicamente marxista ma in termini coranici. Parla di diseredati, usando i termini che si

trovano nel Corano stesso. Khomeini, esplodenti di spicco dell'establishment religioso,

recepì alcuni elementi di Shariati, in particolare la dicotomia tra diseredati e arroganti,

arrivando a non concordare su un punto, ossia chi poteva governare. Doveva

governare non qualcuno che si dava da fare, ma una figura religiosa tradizionale. Negli

anni settanta sviluppò la dottrina del governo del giureconsulto, che sosteneva che i

religiosi o i vertici religiosi dovessero governare al posto dello shah e il loro governo

avrebbe facilità il ritorno del dodicesimo imam. Quest'idea sarà parte della

ricostituzione.

Ci sono momenti essenziali nel fondamentalismo islamico, una è la rivoluzione

khomeinista, un altro è il Pakistan negli anni ottanta, un'altra è il teatro afghano negli

anni ottanta perché nasce Al Qaeda, poi negli anni novanta vari cambiamenti. Le

primavere arabe invece non hanno portato quasi a nulla.

Domanda tipica, ma secondo voi aveva ragione Kepel? Nel dire che il fondamentalismo

era in crisi.

14/02/18

Negli anni 20/30 Maududi inizia a teorizzare lo stato islamico, nello stesso periodo i

movimenti di massa come i Fratelli musulmani iniziano a diffondersi in altri paesi. Sono

dei decenni molto importanti per il medio oriente. Gli anni 20 sono gli anni in cui nel

Mashrek i territori oggetto di interesse di Francia e Gran Bretagna con Sykes Picot sono

oggetto di mandati e forme parziali di indipendenza, ma ancora dominano queste due

potenze, che dopo la Seconda guerra mondiale usciranno di scena.

Gli anni 20 sono anni in cui le potenze coloniali in Nord Africa e vicino Oriente

realizzano investimenti in agricoltura e industria estrattiva, causando cambiamenti nei

paesi colonizzati.

● L'agricoltura è destinata a coltura non per il consumo interno, ma l'esportazione

verso i paesi coloniali.

● Intanto c'è una crescente importanza del petrolio. L'estrazione era già iniziata in

Iran nel 1908 e si diffonde. Alla vigilia della prima guerra mondiale la Gran

Bretagna e altri paesi avevano convertito le loro navi dal carbone al petrolio. Col

diffondersi delle auto diventa uan risorse essenziale.

Negli anni venti ci sono delle sollevazioni anticoloniali, come in Egitto tra 1919/22.

Questa sollevazione non viene repressa ma nel 1922 si concede l’indipendenza

formale. C'è una sollevazione anche in Marocco, Algeria, Siria e Iraq, e India britannica.

La Turchia, dopo la deposizione del sultano ed eliminazione del califfato, avvia una

costruzione di uno stato nuovo che conta sulla complessa burocrazia ottomana e un

esercito efficiente, ma che cerca di allontanarsi dai legami con il mondo arabo. Ataturk

adotta una scrittura non araba, fa riferimento ad un’identità più turca che religiosa.

Negli anni 20/30 si sviluppano alcuni partiti ben organizzati, in maniera analoga ai

fratelli musulmani del 1928. I più importanti partiti organizzati e moderni sono Wafd in

Egitto e Destour in Tunisia. Sono due paesi che a differenza di altri hanno grosse città

soprattutto da un punto di vista demografico che domina la campagna, l'ambito

urbano è quindi molto sviluppato. Sono anche due paesi che avevano goduto di

grande autonomia in periodo ottomano e avevano sviluppato varie riforme ed

esperimenti costituzionali. C'era quindi un élite urbana sviluppata e vivace.

Francia e Gran Bretagna in questi anni si spartiscono il medio oriente. Questo è

possibile grazie alla dissoluzione dei tre grandi imperi, inoltre gli Stati Uniti non sono

ancora presenti nel medio oriente. Sono interessati al vicino oriente e Nord Africa per

vari motivi

- la Gran Bretagna era interessata a Suez, cotone egiziano, petrolio iraniano,

mercati per i propri prodotti industriali, rotte per l'India (controllate attraverso la

costruzione di porti, basi militari e basi aeree)

- La Francia cercava materie prime, era interessata al petrolio del nord dell'Iraq,

investimenti fatti in alcuni paesi come il Libano e in Nord Africa, soprattutto

Algeria c'erano moltissimi coloni francesi. Questi creeranno una dura resistenza

durante la furia guerra d’Algeria. Inoltre adducevano un impegno morale nei

confronti delle comunità cristiane che vivevano in Nord Africa e Libano. Il

rapporto privilegiato con i cristiani del Libano era usato da tempo per

giustificare la presenza francese e trattati ineguali con le regioni del vicino

Oriente. Così era già successo ai tempi della tratta degli schiavi, l'avevano fatto

sottolineando la loro superiorità morale.

L'industria estrattiva del petrolio era nella mano di compagnie europee che

concedevano royalty e quantità minime di petrolio per i paesi da cui si estraevano. In

futuro questi paesi cercheranno di aumentare le quantità che gli spetta erano e creare

le loro compagnie. Anche il trasporto avveniva attraverso navi mercantili inglesi e

francesi.

Inoltre in questo periodo c’è l’appropriazione di terre, le più fertili e strategiche, da

parte dei coloni. Questa è una caratteristica della colonizzazione italiana, francese ed

ebraica. L'Italia espropriò terre anche in Somalia da inizio secolo.

A inizio anni quaranta gli ebrei avranno il 20% delle terre nella Palestina storica, parte

di un fondo ebraico. Si pensava quindi che solo i proprietari potevano essere ebrei, ma

perfino i coltivatori si pensava che dovevano esserlo, per questo si creò malumore in

Palestina, questi anni sono anche un periodo in cui le potenze coloniali investono

sull'istruzione, creando una schizofrenia cultuale, perché le scuole dei missionari

prevedono un curriculum europeo e l'insegnamento è in lingue europee. Le élite

cercano di andare in queste scuole e tutti gli altri o non andavano a scuola, o

andavano in scuole di serie B.

Dal 1936 e 1939 c'è un insurrezione palestinese che rende gli inglese sempre più

preoccupati sul futuro dell'area.

La secondo guerra mondiale comporta grandi sacrifici per il medio oriente,

partecipano molti soldati delle terre occupate in territori lontani e che non avevano da

fare nulla per il proprio paese. Es l'esercito anglo indiano difendeva l'impero britannico

e non l'India. Vengono anche occupate vaste aree del medio oriente come Iran, Iraq,

Egitto, Marocco e Algeria e questo comporta un’accelerazione delle istanze

indipendentiste, mentre quelle prima erano di autogoverno. Si deve combattere per

una causa che non è la propria.

A queste richieste d'indipendenza è difficile dire di no, le potenze coloniali escono

molto provate dalla guerra, soprattutto la Francia. I paesi Medio Orientali ottengono tra

anni quaranta e settanta l'indipendenza in due modi.

● In alcuni paesi con delle rivolte, il caso algerino è quello più eclatante.

● In altri casi invece in maniera pacifica attraverso negoziati.

Questa modalità porterà al potere due tipi di elite al potere.

● Dove ci sono rivolte prenderanno il potere i leader delle rivolte, élite urbane di

estrazione medio borghese, che cercheranno di liberarsi dalle élite di

latifondisti. Nei paesi in cui fu ottenuta attraverso negoziati le élite al potere già

da prima continuarono a governare questi paesi e ritennero certe riforme meno

impellenti.

Alcune date d'indipendenza sono opinabili, in alcuni casi si tratta di dichiarazioni

formali di indipendenza a cui seguì il controllo imperiale. In generale il Vicino Oriente

ottenne l’indipendenza subito prima o subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’India

da cui nacquero due paesi nel 1947, i paesi del Nord Africa più tardi, soprattutto negli

anni 50. Alcuni di questi paesi divennero effettivamente indipendenti, ma altri furono

inventati: pensiamo a Libano, Giordania, Israele o Pakistan.

Poco prima del 1948 gli inglesi tentano di imporre delle limitazioni all'acquisto di terre

da parte dei coloni senza riuscirci e l'apparato dei funzionari britannici è sempre più

colpito da atti terroristici sionisti. La nascita d'Israele e per gli israeliani l'indipendenza

di Israele, per gli arabi è la naqba (disastro). “Il mio miglior nemico” scritto da un

agente del Mossad e un membro dell’OLP.

Con la nascita d'Israele nasce il problema dei profughi palestinesi che in parte fuggono

presi dal panico della guerra, molti pensano poi di ritornare ma non potranno più farlo,

alcuni vengono obbligati a lasciare le proprie terre e si crea un fenomeno ad oggi non

risolto. Si dirigono soprattutto nei paesi limitrofi, dove spesso vivranno in condizioni

spaventose, con uno stato di apolidi e senza diritto al ritorno.

La nascita di Israele impone anche una definizione chiara dei confini che porta ad una

spartizione del territorio in un'area che è Israele, un'area sotto il controllo Giordano e

una parte sotto il controllo egiziano. Questo triplice controllo porta ad un ordinamento

giuridico diverso.

Nasser > i punti principali del suo potere

● Necessità di un'unione araba, nel senso di collaborazione politica con fini

antimperialisti, con una finestra aperta ad un'unione in un unico stato arabo.

● Un punto centrale era l’indipendenza reale e non solo formale e soprattutto

delle riforme sociali > diminuzione orario di lavoro, salario minimo, servizi

sanitari gratuiti e pubblici, sistema di previdenza che contribuirà ad una

riduzione dei tassi di natalità,

● economia dirigista

● in politica estera un tentativo di neutralismo > una terza via che caratterizzerà

anche Maududi. Una terza via tra capitalismo e marxismo e tentativo di parlare

in termini di emancipazione sociale e redistribuzione dei redditi senza fare

eccessivo riferimento alla lotta tra classi e al conflitto tra borghesia e classe

operaia, anche perché erano quasi inesistenti queste categorie in questi

territori.

Perché l'idea di un'economia controllata dallo stato si diffuse in tanti altri paesi? Il

Marocco invece perseguì sempre una politica di economia controllata da libero

mercato e privati.

● In parte erano animati dal desiderio di scongiurare l'esistenza di centri autonomi

di potere economico che avrebbero potuto diventare centri di potere politico e

sfidare lo stato.

● C'è anche l'esigenza di modernizzare. C'è l'idea che di dovesse favorire

l'industrializzazione per mettersi al pari delle potenze europee e liberarsi dalla

loro potenza. Non si poteva modernizzare attraverso l’accumulazione di capitali

privati perché era limitata, lo stato invece a disposizione varie risorse. Molti

paesi avevano a disposizione entrate petrolifere efficienti. Erano stati aboliti i

privilegi delle imprese straniere che quindi dovevano pagare le tasse e gli stati

usciti dalla decolonizzazione potevano mettere le mani sul gettito fiscale e

richiesero a vari paesi dei prestiti per lo sviluppo interno.

Nasser è la figura più importante del tentativo di uscire dalla logica bipolare. A Badung

nel 1955 si incontrano vari capi di stato di medio oriente e Asia tra cui Nehru, Zhou

Enlai e Sukarmo. Non tutti i paesi mediorientali aveva firmato il Patto di Baghdad, che

diventerà noto come la SEATO a cui aderirono Turchia, Iraq e poi anche Iran e Pakistan.

Essere non allineati significava non allearsi con un paese.

L'Egitto negli anni cinquanta chiese agli Stati Uniti di sostenere un piano faraonico di

irrigazione del paese per la costruzione della diga di Assuan che avrebbe accresciuto

la superficie coltivabile e prodotto energia elettrica. Gli Stati Uniti all'inizio si dissero

favorevoli per poi ritirare all'ultimo la disponibilità finanziaria, poi Nasser si rivolse

all'Urss. Gli Stati Uniti si erano indispettiti per una richiesta di forniture militari egiziana

fatta all'Urss. La questione della diga di Assuan indusse Nasser a nazionalizzare la

compagnia del canale di Suez che indusse Francia e Gran Bretagna, nel loro ultimo

atto di presenza in medio oriente, ad attaccare l'Egitto insieme ad Israele. Israele

temeva l'invito di Nasser all'unità araba e alla causa palestinese.

Gli anni 50 e 60 sono anni in cui si diffondono radio e tv e Nasser li usa per fare

proselitismo non solo in Egitto. Le due superpotenze costringono le forze armate dei

tre paesi a ritirarsi, dando un grave colpo al prestigio dell’Europa e avvantaggiando

Nasser, che appare a molti arabi come colui che aveva scacciato le ultime potenze

coloniali dal proprie territori. Il suo prestigio facilitò la formazione di un primo nucleo di

comunità araba, la RAU, che durerà pochissimo a causa delle discordie tra la dirigenza

siriana ed egiziana.

L'ultimo tentativo francese di controllare il Nord Africa è la guerra d'indipendenza

algerina. Dominata dal fronte di liberazione nazionale che crea un governo provvisorio

col sostegno di vari altri paesi di Nord Africa e vicino oriente, che nelle 1962 a ottiene

l’indipendenza. Al governo di Ben Bella si sostituisce Boumedienne nel 1965,

estimatore di Nasser in modo analogo a Bourghiba in Tunisia. Proponeva riforme sociali

simili a Nasser ma era diffidente nei suoi confronti. Temeva le sue mire

espansionistiche e un’unione araba dominata da Nasser. Le riforme sociali di Borghiba

erano invece meno socialiste di quelle di Nasser.

Nel 1954 con uno dei tantissimi colpi di stato della storia dell’Iraq, viene deposto

l'ultimo sovrano da parte del generale Kassem che attua una serie di riforme di

stampo nasseriano e si avvicina all'Urss nella politica estera. Negli anni sessanta la

Gran Bretagna si ritirerà completamente dal golfo, a quel punto controllava solo Aden,

Oman, cercando di alimentare le mire espansionistiche dell’Oman a danno dello

Yemen e tra 1961 e 1971 si ritira anche dalle ultime rimanenze del suo impero

coloniale.

Negli anni cinquanta e sessanta ci sono cambiamenti epocali, come un grandissimo

aumento demografico iniziato già tra gli anni venti e trenta. Aumenta l'aspettativa di

vita per il welfare. Non aumenta invece il tasso di natalità. Il boom demografico porta

ad una particolare composizione della popolazione per fasce d'età e predominano i

giovani. Nel 1960 nella maggior parte dei paesi arabi più della metà della popolazione

aveva meno di vent'anni e questo è importante per capire la radicalizzazione. Negli

anni settanta diventeranno ventenni molti giovani che avevano partecipato ai

programmi di istruzione dei loro governi e per natura più radicali degli anziani.

Vengono abbandonate le campagne, in parte per l'aumento demografico e la

produzione era sempre più rivolta all'esportazione. Le élite investono anche sulla

meccanizzazione dell'agricoltura che crea disoccupazione nelle campagne.

L'inurbamento spezza i legami precedenti, non sempre è possibile andare nel quartiere

in cui ci sono i vicini del proprio villaggio, questo comporta una grande libertà di

comportarsi in maniera diversa, aderire a idee diverse. Le città mostrano anche le

disuguaglianze sociali. Le élite prodotto di scolarizzazione e che hanno sostituito le

potenze coloniali diventano i nuovi europei, mandano i figli in scuole europee, parlano

lingue europee.

Le popolazioni rurali invece vivono in condizioni precarie in condomini e in condizioni

promiscue perché ci sono servizi igienici unici per gli interi condomini o addirittura in

enormi bidonville, che crescono a dismisura. Sorgono anche nuove città come Fez,

creata di fianco alla vecchia Medina. Tel Aviv diventa la città dei coloni ebraici costruita

di fianco a Jaffa.

Le città sono i luoghi in cui ci sono le università e qui si crea il problema sempre più

forte della lingua da usare nelle università. Le élite post coloniali cercano di arabizzare

l'istruzione o usare la lingua nazionale come simbolo di liberazione dal dominio

coloniale, ma insegnare arabo rende difficile continuare gli studi a livello universitario

dove la maggior parte dei testi sono di matrice europea e diventa difficile andare

all'estero. Alla fine si crea una distinzione tra chi può permettersi di andare all'estero e

altri vanno ad Al Azhar, che sotto Nasser viene integrata nell'università di stato oppure

proseguono gli studi in Madrasa o scuole informali.

Chi abbandona la campagna o va in città o in parte emigra verso gli ex paesi coloniali,

da India verso Gran Bretagna, da nord Africa verso Francia e profughi palestinesi.

I governi filo nasseriani avviano grandi opere e si trovano nella necessità di chiedere

prestiti. Di solito i paesi che non fanno parte dei non allineati chiedono prestiti ai paesi

politicamente più vicini e questo porta ad un indebitamento progressivo e delle

condizioni che negli anni ottanta in varie aree del mondo musulmano costringeranno i

governi a tagliare il welfare, a ridurre il numero di impiegati pubblici e creeranno le

condizioni per sollevazioni sempre più ampie, che saranno cavalcate anche da

movimenti radicali, come la rivolta del cous cous in Algeria nell’88. È anche un periodo

di politiche di nazionalizzazioni in Egitto, con banche, fabbriche, compagnie di

assicurazione. Tali politiche si associano ad un tentativo, fatta eccezione per Marocco e

monarchie del golfo, di effettuare delle riforme agrarie caratterizzate dalla limitazione

dei latifondi e la redistribuzione delle terre in eccesso a contadini, fittavoli e piccoli

proprietari. Queste riforme agrarie hanno un significato politico di indebolire dei gruppi

sociali che avevano un peso politico e si opponevano alle politiche delle élite

moderniste. I nuovi media permettono di formare la coscienza nazionale e creare una

sensazione di clima globale, rendono possibili nuovi tipi di mobilitazione. Già da fine

ottocento i centri dell'editoria erano il Cairo e Beirut, ora si sviluppano testi di

divulgazione, romanzi ma anche editoria di natura religiosa. Si diffondono testi religiosi

classici e corano ma anche testi di teorici del fondamentalismo islamico, si trovano

quindi Maududi, audio cassette dei discorsi Khomeini.

Nasce il Baath, fondato da un cristiano in Siria, che si diffonde in vari paesi con

un'ideologia analoga a Nasser. In realtà tra Siria e Iraq è diverso e contiene al suo

interno gruppi diversi: c'è una sinistra filo marxista, un'ala moderata più di destra. Nel

1963 in Siria va al potere il Baath, in Iraq nel 1968 vanno al potere degli ufficiali filo

baatisti e avviano in Siria e Iraq una profonda riforma, analoga a quella di Nasser, del

welfare e dell'agricoltura. Si introduce l’istruzione elementare gratuita e obbligatoria,

un sistema sanitario di base gratuito.

Nasserismo e Baath sono venati anche da istanze di emancipazione di genere. In

Egitto e vicino oriente il governo promuove la partecipazione delle donne alla politica e

l'istruzione femminile aumenta. Questi discorsi vanno oltre l'orientamento ideologico.

In Iran intanto lo shah di orientamento filo statunitense attuò riforme molto simili.

Negli anni sessanta l’incremento delle entrate petrolifere permette ai paesi produttori

di ammodernarsi e nel caso dell'Arabia saudita i dollari vengono usati anche per altri

motivi, in particolare diffondere l'ideologia di stato, letteralista sul piano esegetico e

diffonderlo in tutto il mondo musulmano. La crescita delle rendite petrolifere provoca

anche l'immigrazione nel paese da paesi sia arabi che non arabi. Questi migranti

portano con sé idee ricorrenti nei loro paesi. Portano con sé la questione palestinese o

le idee di Nasser, ma negli anni sessanta anche molti membri dei fratelli musulmani in

Egitto emigrano in Arabia Saudita, perché tra fine anni cinquanta e sessanta si avvia

un processo di repressione dei fratelli musulmani. Questo è un evento importante

perché i vertici dei fratelli musulmani, in un paese sottosviluppato a livello di quadri,

diventano i professori universitari e in quanto docenti acquisiscono la capacità di

influenzare gli studenti e sono tra gli artefici del connubio tra rigorismo wahabita e

concezione attivistica dell'islam tipica dei fratelli musulmani in Egitto. La casa reale

saudita non solo li accetta, ma li attrae. Avere i fratelli musulmani nel territorio era

comodo in funzione antinasseriana, erano contrari alle deviazioni filo sovietiche.

Cercano quindi di porsi alla guida di un processo panislamico, più che panarabo. I

fratelli musulmani si videro costretti a smussare la carica contestataria del loro

messaggio, ma la tempo stesso rivelavano una concezione dell'islam nuova, quindi

attivista, ideologica... Dall'arrivo dei vertici dei fratelli musulmani nascerà il

fondamentalismo saudita, un fondamentalismo particolare, rigorista ma quietista sul

piano politico. Questo fondamentalismo resta fino ad un certo periodo collegato alla

casa reale saudita, che si servirà degli ambienti fondamentalisti per diffondere la

propria agenda. Questo legame si rompe nel 1990/91, con la guerra del Kuwait. A

questo punto i fondamentalisti si allontaneranno dal governo perché l’Arabia Saudita

chiede agli Stati Uniti di intervenire e questa è un sacrilegio, perché erano considerati

infedeli e vengono portati nei pressi delle città sante. Questi movimenti radicali che

fino a poco prima avevano beneficiato di finanziamenti sauditi, accuseranno l’Arabia

saudita di essere fondata da apostati. Questo costringerà l’Arabia saudita a trovare

altri alleati.

L'attrazione di emigranti in Arabia comporta anche flussi di denaro nei paesi d'origine

dei migranti e ad un’intensificazione della pratica religiosa dei migranti, di solito i

contratti durano pochi anni e portano con sé un'idea di islam diverso e la concezione

che sia l'Islam autentico. Questo porta a disequilibri nelle comunità d'origine.

La diffusione del wahabismo porta a far nascere la Lega musulmano mondiale con il

fine di promuovere la leadership saudita e l’idea saudita di Islam corretta. L’Arabia fa

aiuti diretti a paesi bisognosi con delle condizioni. Altro elemento è quello della finanza

islamica.

L’Arabia saudita riempie degli esperimenti iniziati in Egitto per sottolineare l'islamismo

del proprio sistema, elimina l'interesse dalle transizioni bancarie e dal sistema

assicurativo sostituendolo con delle forme di complesse di compartecipazione ad utili

e alle perdite. Non potendo però costringere il mercato internazionale da cui doveva

ricavare profitti, introduce nelle propie banche dei comitati sciaraitici che devono

epurare i profitti illeciti perché partecipano al sistema finanziario internazionale

ispirato all'interesse. Si epurano destinandoli a comunità caritatevole come ospedali,

istituti per orfani e associazioni caritatevoli del modo che in molti casi avevano anche

fini di proselitismo e addirittura, come nel caso degli anni ottanta dell’occupazione

sovietica in Afghanistan, quelle organizzazioni caritatevoli fornivano armi e

finanziamenti ai mujaheddin. La finanza islamica promuove la diffusione del modello

wahabita anche perché attira i risparmi di popolazioni diffidenti nei confronti delle

banche, in cui si pensava che ci fosse una cospirazione giudaico cristiana, nel

momento in cui le banche diventano islamiche si facilita il loro utilizzo. Aumentano i

tassi di risparmio e rende disponibili dolci usati a fini di proselitismo o finanziamento

delle teorie internazionali. Il wahabismo si diffonde anche attraverso la diffusione di

testi di Hanbal, Al Wahhab, raccolte della sunna, testi coranici, invio di predicatori.

Ovunque i sauditi negli anni cinquanta e sessanta finanziano la costruzione di cantieri

culturali, madrase e moschee. Le moschee saudite dagli anni sessanta in poi saranno

identiche. Cerca quindi di diffondere un Islam uniforme, standard, deculturazione,

privato di ogni appiglio ad un luogo preciso, aiutando la diffusione nei paesi in cui è più

forte l'influenza saudita si distruggono moschee precedenti che risentivano di

influenza extra islamiche. Il wahabismo si diffonde anche attraverso il controllo del

pellegrinaggio. Si può imporre una wahabizzazione dei rituali e ricatta in questo modo

l'Iran. In varie occasioni deciderà di vietare il pellegrinaggio degli Sciiti o ridurre le

quote degli iraniani che vogliono recarsi in pellegrinaggio. In questo modo si

diffondendo un wahabismo molto contraddittorio, da un lato rigorista d'altro porta agli

estremi il modello nord americano consumista. Non si rifiutano i centri commerciali ma

sono ma divisi per uomini e donne. Questo modello si poggia sul controllo delle figure

religiose, che devono essere integrate in una serie di istituzioni create dallo stato.

15/02/18

Tentativo saudita di esportare è prima in funzione anti nasseriana e poi dagli anni

settanta già in funzione anti-iraniana, anche prima della rivoluzione. Rappresentava

già un modo di vivere diverso. Entrambi erano alleati degli Stati Uniti, avevano

giacimenti petroliferi, entrambi avevano monarchie al potere (Pahlavi in Iran), però

erano diversi perché la monarchia Pahlavi investiva parte degli introiti petroliferi

nell’ammodernamento di forze armate, burocrazia, tribunali laici, scuole laiche,

editoria, tentativi di espandere gli spazi pubblici delle donne, concedere loro di

lavorare e l'elettorato attivo e passivo. Tutto questo era precluso alle saudite.

L'Iran controlla lo stretto di Hormuz, fondamentale a fini geostrategici e l’Arabia

saudita lo può controllare solo con un'alleanza con Emirati Arabi Uniti e Oman. L'Iran è

sempre stato uno snodo regionale di scambi commerciali tra aree diverse (Asia

centrale, Turchia, sud est asiatico e India), ha un grande peso demografico e alto tasso

di istruzione (il maggiore dei paesi circostanti), le forze armate hanno un alto livello

tecnologico, ha sempre potuto presentarsi all'esterno come il difensore delle comunità

sciite nel mondo oggetto spesso di discriminazioni e persecuzioni (come in Arabia

Saudita). Ha anche un programma nucleare molto avanzato. L'Iran ha iniziato a

sviluppare il programma nucleare già negli anni 50 sotto i Pahlavi e con sostegno

attivo statunitense all'interno del progetto Atoms For Peace = programma che prende

nome da un discorso di Eisenhower nel 1953 in cui legittimava la proliferazione

nucleare a fini pacifici, l'energia nucleare era mostrata come uno strumento di pace e

sviluppo per rassicurare l'Europa che era scettica alla proliferazione nucleare e anche

per assicurare l'opinione pubblica in una fase in cui i costi umani di Hiroshima e

Nagasaki erano diventati noti. Atoms for peace aprì la strada a tutta una serie di

regolamentazioni sull'uso delle armi nucleari e portò poi al trattato di non

proliferazione nucleare. È stato interpretato in vari modi

● per es ha dato vita ad una serie di regolamentazioni per fa sì che lo sviluppo

nucleare sia a fini pacifici.

● Il lato negativo è che ha giustificato l'enorme aumento di armi nucleari

statunitensi, da mille a ventimila armi nucleari solo in periodo Eisenhower e si

sposto materiale nucleare verso altri paesi amici, soprattutto uranio arricchito.

Il trattato di non proliferazione nucleare del 1970 non è stato firmato da India,

Pakistan, Cina, Corea del Nord e Israele. La Corea all'inizio l'aveva firmato ma poi si è

ritirato. Comunque è la zona più nuclearizzata al mondo. La Libia di Gheddafi è stata

dissuasa dal produrre armi nucleari e poi attaccata.

L'Arabia ha dalla sua parte i luoghi sacri e di pellegrinaggio, si è mostrata come

rappresentante del vero Islam, ha sostegno degli Stati Uniti ed è stato un grande

bastione antisovietico, mentre oggi si mostra come baluardo contro il terrorismo di

matrice radicale. In realtà la maggior parte dei gruppi radicali sono finanziati

dall'Arabia saudita e non ci sono casi di terrorismo anti occidentale di matrice iraniana.

Alcuni eventi hanno rafforzato il ruolo regionale dell'Iran

● La rivoluzione del 1979

● Il 2001

LA GUERRA DEI SEI GIORNI

Ha delle grandi conseguenze sul nasserismo e la capacità attrattiva del nasserismo tra

i musulmani e su ciò che segue alla crisi del nasserismo. Nel 1967 Nasser blocca il

traffico israeliano attraverso Aqaba. Ciò porta Israele in una guerra lampo che mostra

al mondo la forza delle sue forze armate e attacca l'Egitto. Nel giro di pochi giorni

occupa il Sinai, le alture del Golan, Gerusalemme e la West Bank, ossia il lato a ovest

del Giordano. Questa guerra prende di sorpresa i paesi arabi e le NU fanno la

risoluzione 242 variamente interpretata soprattutto per una frase

● Nella versione inglese chiede a Israele di ritirarsi da territori

● Nella versione francese chiede a Israele di ritirarsi dai territori (tutti)

Questa dichiarazione è alla base della pace in cambio di territori, da altri ribaltata

come territori in cambio di pace.

Le alture del Golan sono strategiche perché permettono di controllare lago di Tiberiade

e le pianure circostanti. La guerra dei sei giorni è forte colpo al prestigio di Nasser nel

mondo e per questo decise di ritirare le forze egiziane nello Yemen.

Nel 1962 l'imam Zaydita era stato deposto da un colpo di stato di ufficiali che avevano

dovuto affrontare la ribellione di parte della popolazione ancora fedele al l'imam

deposto. Era nata una guerra civile che vide da una parte i sostenitori dell'imam, ossia

Arabia Saudita sunnita e Giordania con finanziamenti di Gran Bretagna e Israele. Non

era quindi una guerra settaria. L'Egitto invece sostenne gli ufficiali filo-nasseriani,

utilizzando armi ricevute dall'Urss, che quindi venne implicata in questa guerra. Nasser

decide quindi di ritirarsi, si giunse ad un accordo con l'Arabia Saudita e nacque la

Repubblica Araba dello Yemen nel 1968. L'anno precedente la Gran Bretagna si era

ritirata da Aden ed era nata la Repubblica democratica popolare dello Yemen. Nel 1990

avviene l'unificazione con il potere del sunnita Saleh, che sarà deposto con le

primavere arabe, che si schiererà con un movimento sciita degli Houthi, ma poi nel

2017 si schiererà con l'Arabia Saudita contro gli Houthi e verrà ucciso.

Negli anni settanta inizia a diventare evidente una svolta. Ci sono ulteriori colpi di

stato militari da parte soprattutto di ufficiali nazionalisti, filo assedianti o ispirati al

socialismo islamico che però al potere prendono decisioni in linea con l'Islam politico. Il

colpo più importante è quello in Libia nel 1969 con Gheddafi che inizialmente ha idee

socialiste ma dagli anni settanta introduce leggi che vorranno portare la sharia nel

paese, in linea con Qutb e Maududi. Sarà l'antesignano di riforme che poi verranno

prese in Pakistan e nell'Iran post rivoluzione.

C'è un colpo di stato anche in Sudan con Nimeiri nel 1969. Avvierà poi una svolta

fondamentalista con le leggi di settembre, reintroducendo il diritto penale islamico e

moralizzando i costumi, è lui che metterà a morte per eresia Muhammad Taha.

Questo accade non solo perché le masse urbane chiedevano a gran voce l'Islam

politico ma anche perché erano delle pressioni saudite, soprattutto nel Sudan.

Nel 1970 c'è l'ennesimo colpo di stato in Siria. Va al potere l’alawita Hafez al-Assad,

filo Baath, che avviò riforme agrarie, nella situazione femminile, istruzione a tutti i

livelli, sanità gratuita.

Nell'Iran del 1968 c'è una situazione simile, un colpo di stato da parte del Baath.

Saddam Hussein diventa vicepresidente del consiglio del comando rivoluzionario che

si mette in mostra con un programma di riforma agraria e ammodernamento del

paese che insiste sullo spezzettamento del latifondo, sull'emancipazione femminile e

sugli investimenti nell'istruzione a tutti i livelli. A partire dagli anni 70 si abbatte

l'analfabetismo. Mentre portava avanti questi programmi, grazie ai quali Saddam

Hussein ottenere un premio dell'unesco, reprimeva però duramente qualsiasi forma di

opposizione a parte di movimenti politici e minoranze religiose sciite che chiedevano

maggiore partecipazione al potere politico. La comunità internazionale in realtà non

reagì. Negli anni ottanta usò impunemente il gas nervino senza reazioni della

comunità internazionale e gas letali contro curdi, sciiti e iraniani ma allora non si disse

nulla perché combatteva contro l'Iran e aveva il sostegno di mondo arabo e occidente.

Improvvisamente in Egitto Nasser, scalfito da guerra dei sei giorni, guerra in Yemen e

conseguente crisi economica data dall'aumento della tassazione ed eliminazione di

sussidi, morì. Seguì nel 1970 Sadat, uno degli ufficiali liberi. Sadat cambia strada,

introducendo la politica della porta aperta, chiamata infitah, ossia inversione

dell'economia dirigista, apertura a investimenti privati stranieri, fine delle restrizioni

alle importazioni di prodotti finiti e questo crea vari problemi e disordini, perché

l'afflusso di beni industriali da altri paesi provoca la crisi di industrie locali e interi

gruppi produttivi della società egiziana. Questi discorsi assumeranno una

connotazione religiosa, pensiamo alle rivolte del pane e in Algeria la rivolta del cous

cous.

Apparentemente c'è una cosa che non cambia e alcuni l'attribuiscono al fatto che le

forze armate avessero ancora forti sentimenti filo palestinesi, alcuni sostengo che

volesse lavare l'onta della guerra dei sei giorni e si accordò con la Siria. L'Egitto

attaccherà da sud attraverso il Sinai e la Siria dal Golan. Nel 1973 c'è la guerra dello

Yom Kippur che inizialmente mette in difficoltà Israele, poi i mezzi moderni riescono a

far recuperare terreno. I paesi arabi, costretti dall'opinione pubblica filo palestinese,

avevano l'arma del petrolio un periodo in cui cresceva a dismisura la domanda dai

paesi occidentali. L’OPEC decide di ridurre la produzione di petrolio, l'Arabia Saudita

fece un embargo contro Olanda e Stati Uniti considerati i più filo israeliani. Poi l’OPEC

aumentò il prezzo del petrolio del trecento per cento, causando forti pressioni

occidentali su Israele perché si ritirasse. Uno degli effetti non previsti dall'Arabia

saudita fu che accrebbe la propria influenza, anche perché fu tra i paesi che avevano

maggiore produzione di petrolio, e poi perché grazie all'aumento del prezzo del

petrolio godette di quantità enormi di fondi che continuò ad usare con aiuti ad attività

di proselitismo e sostegno militare a vari gruppi, partiti, anche paramilitari in giro per il

mondo.

Al termine della guerra del Kippur, chiamata dagli arabi guerra del Ramadan, per la

pressione degli Stati Uniti sull’Egitto, si lega agli Stati Uniti e lascia il blocco filo

sovietico. Questo porta alla pace separata con Israele nel 1979

● Israele lascia Sinai

● Egitto lascia la Lega Araba

● Il malumore della popolazione egiziana, che per decenni era stata fortemente

filo palestinese, fu guidato da gruppi filo estremisti staccati dai fratelli

musulmani che decisero di eliminare fisicamente Sadat.

Sul malcontento della popolazione pesava anche la decisione di Sadat di contenere la

spesa pubblica, su pressione del FMI che l'aveva messa come condizione per i suoi

aiuti e l'azione repressiva verso gruppi marxisti, estremi o liberali, quindi chiunque

criticasse la decisione di una pace separata con Israele e la decisione economica della

politica della porta aperta.

Nel 1981 un membro del gruppo estremista jihad islamica fu ucciso, gridando “ho

ucciso il faraone”, quindi come se fosse una figura preislamica, non un vero islamico e

quindi passibile di morte.

Il 1979 è un anno cruciale. Si mette in luce la capacità logistica di alcuni gruppi

radicali, la dicotomia esistente tra i più cauti fratelli musulmani e i gruppi qutbisti, è

l'anno della rivoluzione Iraniana che si conclude con il ritorno in Iran del 1º febbraio di

Khomeini e nel dicembre dello stesso anno ci sarà l'invasione sovietica

dell'Afghanistan, ultimo capitolo determinante per la disgregazione dell'Unione

sovietica.

Nel 1979 la grande moschea della Mecca viene occupata, fatto considerato

gravissimo, da un gruppo di estremisti di varia nazionalità che si oppongono alla

politica filo statunitense della casa reale. L'occupazione è repressa nel sangue, grazie

all'intervento di forze speciali francesi. Quindi già prima di 1990/91 la causa saudita

deve chiedere aiuto a forze europee.

In quell'occasione questo commando era misto per nazionalità, un gruppo con giovani

moderni, vestiti all'occidentale, con livello di studio abbastanza alto, di varia

provenienza, con una concezione attivista dell'islam.

Negli anni 70 si diffonde l'Islam politico e questo spiega anche la svolta filo islamista

dei generali dei vari paesi. Per quale motivo si diffonde soprattutto tra giovani e aree

urbane?

● Critica verso il neo imperialismo occidentale e a tutti i governi alleati con le

superpotenze

● Si diffonde la delusione verso governi che non avevano ottemperato alle

promesse fatte nel periodo della decolonizzazione come ascesa sociale ed

economica. Questi non avevano saputo aprire i loro sistemi alla partecipazione

di vari gruppi.

● Contrarietà ai valori che i governi al potere esprimevano, che fossero filo

comunisti o liberali. I valori che esprimevano, le lingue che parlavano, il modo in

cui vivevano e vestivano erano viste come nuove forme di colonialismo, anche

perché si chiedevano prestiti accompagnati da varie condizioni.

Questa contrarietà è sentita soprattutto dai giovani raggiungono l'età adulta, figli del

boom demografico e prodotti dei programmi di istruzione su cui i vari paesi avevano

investito. A differenza dei loro genitori avevano potuto studiare e le loro famiglie erano

emigrate nelle città nei decenni precedenti. Non hanno quindi un ricordo personale

delle lotte anticoloniali e quindi queste élite attuali non avevano avevano la stessa

visione dei genitori.

Questi giovani scolarizzati avevano grandi aspettative di ascesa sociale, dipendenti dal

fatto che avevano studiato. Le loro aspettative vengono deluse

● Scoprono che l'accesso al potere politico è limitato, in tutti i paesi usciti dalla

decolonizzazione si hanno sistemi a partito unico o democrazie di facciata e in

cui ogni forma di dissenso viene repressa. Il sistema politico continua quindi a

essere guidato o da vecchie famiglie possidenti o dalle élite che avevano

guidato i movimenti nazionalisti

● È bloccata anche la mobilità socio economica, deludendo le loro aspettative

Questo spiega perché sono soprattutto i giovani a iniziare a ribellarsi, a guidare le

rivolte, che avvengono soprattutto nelle città. Nelle città sono più visibili gli effetti

perversi della modernità, pensiamo ai quartieri separati, le bidonville. Le

disuguaglianze nelle aree rurali sono meno visibili e i ricchi delle aree rurali

proteggevano la popolazione locale, prestavano denaro, proteggevano in caso di

tassazioni non graditi, sistemavano le dispute (sistema praticamente mafioso). Per

questo in Iran il tentativo di dar la terra ai contadini avrà effetti controproducenti.

Negli anni settanta inizia a prodursi una dinamica per cui il senso di frustrazione tra i

giovani viene trasformato in una vittoria morale, che consiste nel dire che le élite

alleate con le superpotenze hanno le chiavi del potere economico e politico ma sono i

giovani a essere i più puri, superiori moralmente, rappresentanti della maggioranza

della popolazione, fedeli alle radici. Vogliono quindi reintrodurre le loro radici in una

forma più pura.

L'avanguardia dell'islam politico non era rappresentato dagli ulama, ma persone

istruite, ceti medi che non potevano partecipare al potere politico e si mostrano come

un'avanguardia dell'islam contro le élite de cultuale. Anche se loro stessi volevano

diffondere un Islam deculturato e globale.

Questi giovani iniziarono a manifestare contro le élite al potere per motivi economici e

religiosi. L'Islam diventava anche un mezzo, perché in paesi in cui non ci si poteva

liberamente esprimere su radio e stampa, le moschee diventano luogo in cui si poteva

parlare ed incontrarsi. Il discorso religioso era l'unico discorso possible di

contestazione.

In un momento in cui le moschee erano finanziate dai sauditi per la loro costruzione, i

giovani, che in precedenza non si erano dimostrati interessati alla religione, iniziarono

a frequentarle sempre più perché lì si parlava liberamente e si era uomini liberi perché

il potere non osava intervenire nei luoghi sacri, si crea il connubio tra discorso religioso

e politica, si trova contestazione politica e conservatorismo della media borghesia

conservatrice e religiosa e i giovani istruiti moderni e non molto conservatori su certi

aspetti che aderivano alle idee di Maududi e Qutb. Lo stesso succederà in Kashmir.

L'Islam politico di diffonde anche ad opera di governi filo socialisti o filo sovietici. Per

es Sadat aprirà fino a fine anni settanta le porte del dialogo a fratelli musulmani e

gruppi radicali esterni ai fratelli musulmani in funzione anticomunista, perché negli

anni settanta nelle università i gruppi studenteschi più forti erano di sinistra. Prenderà

varie iniziative per sostenere l'Islam politico in funzione anticomunista, cosa che

rientrarà nel suo schieramento con gli Stati Uniti.

Una politica analoga verrà fatta in altri paesi da leader che non nutrivano simpatie

fondamentaliste.

Il Pakistan negli anni 70 vedrà Zulfiqar Ali Bhutto, di un partito in primis con le idee del

Baath e Nasser, che inizierà ad adottare una politica non in linea con il

fondamentalismo come segregazione tra i sessi, divieto di bevande alcoliche, divieto

di night club, preparando la strada per l'islamizzazione a tappe forzate a partire dal

1977. In linea con il nasserismo prima aveva introdotto istruzione e sanità gratuita per

tutti, aveva facilitato l'ingresso delle donne in politica e lavoro ma poi inizia un

processo islamizzante.

Nimeiri non solo introduce le leggi di settembre ma sostiene Hassan al Turabi,

nominandolo ministero della giustizia e introducendo diritto penale islamico classico.

La posizione della sinistra nei confronti dell'islam politico era complicata. Tanti gruppi

anche europei lo vedevano come uno strumento antimperialista, anche se era

espressione di un dualismo sociale

● Rappresentava l’essenza dell'islam classico. Era antimperialista

● Proprietà privata e differenze di genere non possono essere scardinate

Alcuni gruppi della sinistra notarono però l'aspetto reazionario.

La sinistra europea fu abbagliata sia dai fondamentalisti sia dai rivoluzionari in Iran.

Foucault per esempio fu molto contrario alla sinistra marxista, ma era comunque un

uomo di sinistra che nel 1978/79 come indicato speciale per il Corriere si reca in Iran e

scrive una serie di reportage su quello che sta avvenendo. I suoi articoli sono stati

raggruppati nel libro “taccuini persiani”, esemplificativi di come ai tempi si capì poco

della rivoluzione, che affascinò la sinistra europea, venivano visti come eroi dell'anti

imperialismo e attori portatori di una società nuova che avrebbe rotto con le

dinamiche del potere. Foucault per esempio non noterà alcuni gruppi, per esempio non

parlò mai di donne senza velo che manifestavano a favore di una repubblica islamica

con moltissime donne senza velo.

LA RIVOLUZIONE IRANIANA

Shariati e Khomeini fanno discorsi simili a quello dei loro contemporanei, predicando lo

stato islamico, ma l'Iran è l'unico caso al mondo in cui gruppi fautori dello stato

islamico si impadroniscono del potere con una rivoluzione e lo gestiscono

direttamente.

Si riesce a creare solo in Iran grazie alla capacità di Khomeini di unificare istanze

diverse e gruppi sociali diversi uniti dall'odio contro lo shah. La coesistenza però di

interessi diversi diventerà evidente dopo la rivoluzione e Khomeini riuscirà a far

criticare questi gruppi e sostituirli al potere con gruppi favorevoli alla sua visione.

La vittoria khomeinista farà riflettere i governanti del mondo sunnita. Molti pensavano

che si era contrapposto formalmente ai religiosi, quindi la lezione di questa rivoluzione

è che non bisogna opporsi all'islam politico ma frazionare il movimento reprimendo le

frange più radicali e fare concezioni sul piano della moralizzazione dei costumi ai

gruppi più moderati.

21/02/18

LE GUERRE ARABO ISRAELIANE

● 1948

● 1956 > ma non è propriamente una guerra araba israeliana ma tra Egitto e

Israele

● 1967

● 1973

● considerata come quinta guerra arabo israeliana 1982 > invasione israeliana

nel Libano che è stata l'ultima guerra guerreggiata, ma i conflitti più o meno

latenti sono proseguiti anche dopo l’82 e continuano oggi

Queste guerre hanno avuto ricadute geopolitiche e geostrategiche a livello mondiale.

Bisogna dire qualcosa circa la dichiarazione Balfour e gli accordi Sykes Picot. Gli

accordi Sykes Picot sono stati stipulati per la spartizione del medio oriente dopo la fine

della prima guerra mondiale ma quando questa spartizione si è verificata con i

congressi di Losanna, Sèvres e Sanremo la suddivisione prevista dagli accordi non è

stata rispettata e si sono spartite zone diverse, ma questi accordi hanno un significato

simbolico. La dichiarazione Balfour diceva a lord Rotschild che la corona britannica

avrebbe visto di buon occhio e favorito la nascita di una National home in Palestina.

Il problema sta nel fatto che con questi accordi la Gran Bretagna si è permessa di

disporre di territori che non erano suoi. Questo perché nel 1916/17 era ancora in corso

la guerra e, sebbene fosse chiaro che l'impero avrebbe perso, la Gran Bretagna e la

Francia si spartiscono già dei territori che non sono loro. Questo è definibile come

protervia imperialistica, perché la questione della Palestina nasceva su basi ambigue,

accresciute dal fatto che mentre si spartivano territori non loro, la Gran Bretagna

prometteva a Husayn di creare un regno arabo in mezzaluna fertile e penisola araba.

Uno dei più importanti motivi del conflitto arabo israeliano e quindi la politica coloniale

dell'occidente, sono gli europei i primi responsabili del conflitto e anche del buco nero

che il medio oriente è diventato fino ad oggi, perché da quel momento la politica

imperialista europea ha seguito una sua vita logica che non teneva conto delle

esigenze delle popolazioni locali. Queste quindi non potevano guardare all'Europa con

grande amicizia. Il problema della Palestina nasceva quindi sulle basi fragili di un

coinvolgimento di Francia e Gran Bretagna in lunghi che non erano mai stati

colonizzati precedentemente dall'Europa, si erano già spartite Nord Africa e Asia ma i

territori dell'impero ottomano erano rimasti ottomani. Gli ottomani non erano amati

dagli arabi per vari motivi e questo stimolò le ambizioni di Husayn di sognare

utopisticamente la creazione di un regno panarabo. Si volevano saldare mezzaluna

fertile e penisola araba. Sharif > discendente del profeta, nobile

Nei trattati dopo la guerra

● Sanremo

● Losanna

● Sèvres

Le potenze vincitrici stendono un piano di riscrittura del medio oriente e la Palestina

viene affidata alla gestione mandataria della Gran Bretagna. Vi erano ambizioni

Hashemite di creare un regno siro iracheno e i britannici consentirono questo fatto

perché avevano avuto il mandato sull'Iraq, dove mettono sul trono Faisal, secondo

figlio di Husayn di La Mecca. Il primo figlio, Abdallah diventa emiro della

Transgiordania. La Siria invece diventa francese.

Quando Faisal cinge ufficialmente la corona dell'Iraq nel 1931, quando diventa

ufficialmente indipendente, anche se in realtà non è vero, la banda reale suona God

Save The King, perché l'Iraq non era una nazione, Faisal veniva da fuori, non era

iracheno, non conosceva nulla dell'Iraq e questo mostra quanto fosse ancora più

equivoco questo tipo di politica.

Tre fattori della questione palestinese

● Ambiguità della politica britannica è quello che venne vissuto come un

tradimento

● Quando c'è stata la dichiarazione Balfour e sono cominciate le migrazioni

sioniste verso la Palestina, uno degli slogan ebraici era che la Palestina fosse

una terra senza popolo che doveva spettare ad un popolo senza terra.

Sembrava quindi abitata solo da contadini selvaggi. Ovviamente è falso che la

Palestina fosse una terra senza popolo. Non solo perché i palestinesi sono

sempre stati tra le élite del mondo arabo, ma anche perché le città della costa

erano molto vive da un punto di vista commerciale. Questa propaganda però

servì per l'opinione pubblica europea a promuovere la giustezza della causa

dell'emigrazione ebraica in Palestina. Anche qui c'è un ambiguità dei britannici,

che hanno portato avanti una politica ondivaga

● Politica ondivaga della Gran Bretagna, che cercò continuamente di non

inimicarsi né gli arabi né gli ebrei, scontentando invece entrambi. Prima si

mostrò pronta ad accogliere gli ebrei, poi quando negli anni trenta è aumentata

l'immigrazione hanno pubblicato un libro bianco per limitarla.

Contemporaneamente cercava di mantenere le simpatie delle classi possidenti

arabe, anche se questo non fu sufficiente per la Gran Bretagna perché nel

trentasei scoppiò la rivolta araba che consistette in una serie di scioperi durati

sei/sette mesi. La Gran Bretagna cercò di reprimerle ma questo portò alla

nascita di gruppi guerriglieri, i più importante dei quali è stato quello guidato da

Al Qassam, che ha dato poi nome non solo alle brigate combattenti di Hamas,

ma anche ai missili usati dai palestinesi. Di fronte a questa situazione gli arabi

ragionano sul fatto gli i nemici dei miei nemici siano amici e per questo viene a

Roma e appoggia i fascismi.

Negli anni trenta l'immigrazione aumenta e quando i britannici cercano di porvi fine gli

ebrei reagirono con la violenza dell'Irgun e dell’Ehi che condussero una vera e propria

guerra nei confronti dei britannici. Durante la Seconda guerra mondiale queste

operazioni furono sospese perché anche i sionisti volevano la vittoria dei tedeschi, ma

immediatamente dopo le azioni ripresero. Il più clamoroso degli atti terroristici fu

l'attentato alloggerò King David a Gerusalemme sede del mandato britannico. La Gran

Bretagna si trova in mezzo a due fuochi e con un desiderio da una parte di divide et

impera e dall'altro, data la mancanze di energie e denaro dopo la guerra, lascia una

situazione gravemente compromessa. Le colpe britanniche sono evidenti ma questo

non toglie che tra sionisti e arabi il conflitto fosse già acceso e avesse raggiunto livelli

acuti.

Il movimento sionista era originariamente laico. Herzl, Rotschild, Weizman, Ben Gurion

erano laici e socialisti, non si sentivano ebrei perché credevano in un'importanza della

religione ebraica. L'emergenza di partiti di estrema destra religiosa in Israele è

relativamente recente e successiva agli anni ottanta e il problema consisteva nel fatto

che Israele avesse iniziato un progressivo radicalmente in israele organizzando

organizzazioni molto efficienti, che andavano dai kibbutz, all'havana, all’hiznabrut

(sindacati). Il fatto che fosse originariamente laico ci mostra come il conflitto iniziale

non avesse motivazioni di carattere pseudo religioso o strumentalmente religioso.

C'è stata una grande diversità delle narrazioni su questo conflitto, alimentando le

ostilità fin da bambini con i libri di scuola. Ci sono interpretazioni completamente

opposte e crea una mancanza di fiducia sempre più diffusa. Questo emerge in maniera

evidente riguardo alla guerra del 1948. La narrativa palestinese dice che i sionisti non

appena gli inglesi se ne andarono, che avevano iniziato nell’autunno del 1947 a

scacciare con la forza i palestinesi, continuarono a farlo. Gli israeliani dicono invece

che i palestinesi non sono stati costretti, ma sono fuggiti loro.

Alcuni elementi sono però indubbi

● Quando la famosa UNSCOP > commissione ONU per studiare la situazione sul

terreno e consigliare una soluzione e l’UNSCOP consigliò la spartizione tra i due,

elevando Gerusalemme a città libera. Propone di dividere la terra dando il 52%

agli israeliani che sono 800 mila e il 48 agli arabi che sono un milione e mezzo.

Questi hanno quindi detto di no. Agli israeliani interessava invece avere una

base territoriale su cui proclamare la nascita dello stato.

● Problema su chi ha iniziato prima, si danno la colpa a vicenda

● Mito del 1948 > bufala della propaganda israeliana. Diceva che gli israeliani

sarebbero stati un piccolo Davide contro un enorme Golia arabo, sono state

pubblicate da tempo ricerche su questo problema. L'esercito israeliano era

numericamente pari a quello arabo, ma meglio armato, più determinato e

meglio organizzato. Dall'altra parte c'è però la Nakba, ossia le migrazione dei

palestinesi dalla Palestina.

Il conflitto arabo israeliano è stato quindi un ginepraio da cui era obiettivamente

difficile uscire soprattutto quando le posizioni si sono irrigidite nel 1956 e 1967 per

motivazioni diverse. Il 1956 non è una seconda guerra arabo israeliana, perché è stata

una guerra egitto-israeliana. La nazionalizzazione del canale di Suez causa quella che

viene chiamata nei libri di testo egiziana, l'aggressione tripartita. Francia, Gran

Bretagna e Israele aggrediscono l'Egitto. Le motivazioni sono diverse perché la Francia

voleva potenzialmente ridimensionare Nasser perché era convinta che sostenesse i

movimenti di liberazione arabi in Algeria, dove era iniziata nel 1954 la guerra di

liberazione. La Gran Bretagna era stata offesa perché fino al 1956 il canale di Suez era

di proprietà britannica, la compagnia che gestiva il canale era britannica. Israele

invece aveva tre motivi

● Occupare il Siani perché è l'unico territorio nei dintorni che ha il petrolio

● Questione che a Gaza, allora egiziana, operavano gruppi guerriglieri palestinesi

che facevano guerriglia contro Israele

● Politica del muro di ferro > un certo tipo di dirigenza israeliana voleva trattare

con gli arabi da posizioni di forza. Allora era favorevole anche Rabin. La

dirigenza laburista allora dirigeva lo stato d'Israele era costituita da questi falchi

come ben Gurion, Golda Meir, Moshe Dayan.

L'aggressione è fermata da Stati Uniti e URSS, ma la guerra del 1956 ha un effetto

negativo dirompente per il medio oriente perché sposta Nasser su posizioni filo

sovietiche, potendo avere soldi per Assuan e armi e ha assunto una sorta di

autoresponsabilità nei confronti del mondo arabo.

Gli anni dal 1956 al 1967 sono anni di escalation della tensione, che è in questo caso

responsabilità araba, ma più che di Nasser della Siria, perché lì nel 1963 c'è il colpo di

stato del Baath e va al potere un’ala radicale che comincia una propaganda aggressiva

verso Israele.

La guerra dei 6 giorni è stata una guerra preventiva a cui hanno collaborato non solo

gli atteggiamenti della Siria, ma anche le incertezze di Nasser e gli errori delle Nazioni

Uniti. Quando si arriva al momento della crisi, quando Nasser chiede al segretario delle

nazioni unite di rimordere le truppe che facevano da cortina tra Egitto e Israele, U

Thant acconsente. La crisi però era ormai talmente acuta che Israele decide di colpire

per primo con una guerra lampo favorita dall’incompetenza del maresciallo egiziano

che fa una serie di errori (il giorno dell'attacco fa spegnere i radar, quando avviene

l'invasione del Sinai dice di star vincendo, i sovietici scrivono perfino un rapporto in cui

avvertono Nasser che gli israeliani sarebbero stato sul punto di colpire prima ancora

che lo facessero). La disfatta è totale per gli arabi e ha molte conseguenze

● Fine del mito di Nasser, che resterà al potere altri tre anni, ma è un'anatra

zoppa. Il fatto che il mito di Nasser sia crollato è uno dei motivi fondamentali

della nascita dell'islamismo radicale. Il crollo del mito del panarabismo socialista

laico aprì la strada per un ritorno dell'islam che si approfondisce e radicalizza

negli anni seguenti,

● Incancrenimento definitivo del conflitto Israelo palestinese. Dopo la naksa

aumentano gli immigrati, che andranno prima in Giordania, mineranno il regno

di Hussein che li caccia col settembre nero, loro vanno in Libano...diventa un

problema a cui diventa impossibile dare una soluzione, mentre prima sarebbe

stato sistemabile se ci fosse stata la volontà politica di trovare un accordo.

Questo perché le organizzazioni palestinesi conoscono una radicalizzazione.

Nasce quindi Olp, al Fatah e l’attentato alle olimpiadi di Monaco.

● Lo sbilanciamento dei rapporti di forza in medio oriente nel senso che la guerra

del 1967 implica l'espulsione dell’URSS dai giochi politici del medio oriente. Dal

1967 in poi solo gli Usa hanno un ruolo politico nel medio oriente e infatti

quando Sadat organizza la guerra dello Yom Kippur, consapevole del fatto che la

sconfitta militare dovesse essere riscattata da una vittoria militare. La naksa del

1967 non si poteva riscattare solo con colloqui diplomatici, ma nel farlo si

rivolge agli Usa invece che all'Urss perché è consapevole che gli Usa hanno in

mano il 90% delle carte della partita in medio oriente. Questo non dipende da

un indebolimento dell’URSS ma dal fatto che gli arabi non sono comunisti.

L'unico paese arabo che crea uno stato pseudo comunista e lo Yemen del sud. Il

socialismo di Nasser e Baath non hanno a che vedere con il socialismo

marxiano, si richiamano a nuovi paradigmi ideologico. Dunque è razionale la

politica sovietica, perché lì non aveva dei veri amici. Già allora i sovietici

appoggiano i paesi del fronte arabo radicale, Algeria e Siria, mentre gli Usa dalla

guerra dei sei giorni diventano alleati di Israele e piegano la politica Americana

mediorientale alla difesa di Israele, soprattutto con Kissinger e Nixon. L'URSS

non avrebbe mai richiesto una guerra nucleare per il medio oriente. Kissinger

dice chiaramente che per i palestinesi non c'è spazio. Quando poi nel 1973 c'è

lo Yom Kippur (a partire da quel momento va al potere la destra per la prima

volta), a livello militare non c'è stato vincitore ma da un punto di vista morale è

stata una vittoria per gli arabi, poiché in Israele è caduto il governo laburista,

c'è stato il ritorno della destra religiosa.

Questa guerra salva l'Egitto, ma ha due conseguenze fondamentali

● I palestinesi sono abbandonati al loro destino, anche dagli arabi, nessuno ormai

farebbe la guerra contro Israele per palestinesi.

● La pace separata Egitto israeliana toglie l'Egitto dal piedistallo di leader del

mondo arabo, da quel momento toglie il ruolo che aveva avuto per vent'anni e

questo ha avuto delle conseguenze perché nel medio oriente non c'è più stato

nessuno che abbia saputo prendere questa leadership. Ci ha tentato Faisal, re

saudita, Assad, Gheddafi, Saddam, ma nessuno c'è riuscito perché erano leader

meno validi di Nasser e Sadat e perché le circostanze geopolitiche cambiano. Il

fatto che il medio oriente abbia perso il suo centro di gravità è stato il

presupposto del crollo di tutto il medio oriente. L'Iran essendo sciita è stato

emarginato, gli altri non avevano la capacità, la Turchia ha avuto per molti anni

altri interessi ora Erdogan sta cercando di prendere quel ruolo.

Il conflitto arabo israeliano ha avuto quindi delle conseguenze dirompenti e non può

essere risolto. I palestinesi sono stati abbandonati dagli arabi, Israele non ha mai

avuto vera volontà politica di fare la pace con i palestinesi, forse solo Rabin a fine anni

ottanta. Non c'è quindi una soluzione al problema palestinese perché anche la

soluzione dei due popoli due stati sono parole al vento. Nessuno la vuole veramente e

non la può realizzare.

Il problema non è decidere se lo stato dirà che è legittimo o meno, ma centrale è il

fatto che il problema del conflitto abbia disgregato il medio oriente.

I particolarismi nazionali locali sono stati uno degli elementi disgregativi, perché non

solo nascevano su un terreno storico ideologico non preparato a questo tipo di

discorso. Il nazionalismo è stata una variabile importata che non ha aiutato il

compattamento del medio oriente ma ha promosso delle forze centrifughe.

Tra molti giovani palestinesi oggi si diffonde l'idea di un unico stato, pienamente

democratico, ma questo farebbe sì che non è più uno stato ebraico, andrebbe contro il

fondamentale istituzionale dello stato d'Israele.

Quando nasce Israele, nel giro di pochi minuti, Stati Uniti e URSS riconoscono lo stato.

All'epoca era presidente Truman, filo sionista, ma soprattutto con l'amministrazione

Eisenhower e Kennedy non c'era uno schieramento totale con Israele, tutto cambia

quando Kissinger sostiene una cosa di questo genere a metà anni cinquanta. Allora gli

Stati Uniti non sono ancora una potenza neo coloniale, ha costruito la credibilità verso

il terzo mondo sostenendo di avere le mani pulite dal punto di vista del colonialismo.

Gli Stati Uniti non potevano avere interessi con gli arabi perché in quel periodo erano

quasi tutti, tranne monarchia marocchina e Bourghiba, schierati con l'URSS. Johnson

aveva un forte atteggiamento di ostilità personale verso Nasser, però il problema non

è Johnson, è Kissinger, colui che ha impostato il discorso di quella che sarà dal 1968-

69 fino ad oggi, tranne Carter e parzialmente Clinton e Obama, la politica americana,

ossia la dottrina Kissinger che prevedeva che per i palestinesi non ci fosse posto.

I tentativi di irreale di occhiale il Libano meridionale hanno fini geopolitici

● Zona cuscinetto

● Il Libano meridionale è ricco di acqua, per quello non lascia nemmeno il Golan

● Nascita di organizzazioni come Hezbollah

22/02/18

Nell'islam è vietata l'usura ma in epoca medievale questo divieto è stato poco

rispettato dalla scuola hanafita, che si era sviluppata soprattutto tra le comunità di

mercanti che quindi avevano la necessità di poterla accettare. C'è una discussione sul

fatto che il prestito ad interesse sia corrispondente all’usura. Questo perché cerca di

cautelarsi rispetto al futuro, come le assicurazioni, ma questo va contro la volontà di

Dio.

L'Iran vive ripetute invasioni intorno al X secolo che affievolirono la capacità dello

stato centrale di controllare il territorio e parallelamente rafforzarono dei centri di

potere locali alternativi, con delle confraternite sunnite che andarono nei secoli

militarizzandosi per fornire protezione alle comunità. Così diedero vita a una serie di

stati dentro lo stato, permettendo alle figure religiose di assumere anche un potere

politico militare. Tra queste confraternite la safawiyya nei due secoli successivi si

militarizzò e a inizio XVI secolo, usando slogan e discorsi sciiti con particolare carica

protestataria e millenaristi (quasi tutti i movimenti cointestatari di quel periodo erano

sciiti), riesce a conquistare parte del territorio della Persia e il leader Ismail si proclama

nel 1501 shah degli shah e cerca di legittimarsi anche dal punto di vista religioso

davanti ai seguaci più infervorati. Da lì nacque l'impero Safavide che si protrarrà fino

ai primi decenni del settecento, arrivando a massima espansione nel diciassettesimo

secolo. Ismail proclama lo sciismo religione di stato e in quel momento diventa

irrilevante la dissimulazione, anche se all'epoca non c'erano sciiti. Ismail quindi chiama

a corte figure religiose sciiti da territori in cui esistevano, ossia sud del Libano, Iraq e

più avanti Bahrein, creando un dissidio tra sciiti arabi importati e vertici religiosi

sunniti persiani, obbligati a convertirsi allo sciismo, in uno o due secoli la Persia

diventerà sciita in maniera forzata, i vertici religiosi dovevano dichiarare

pubblicamente la propria scelta e chi non si adeguava veniva emarginato. Verranno

poi introdotte rituali e festività per sottolineare la natura sciita dell'Impero Safavide,

volte a creare un nemico esterno per combattere la popolazione. Questo nemico era il

sunnismo ottomano.

Sin dal 1501 si crea un'alleanza tra potere politico e religioso. Con il tempo si smussa il

conflitto iniziale tra ulama importati e persiani sunniti attraverso alleanze matrimoniali

e gli shah effettuano donazioni in terreni alle figure religiose, permettendo di gestire in

autonomia i soliti settori, dall'altra decidono di sostenere il potere costituito e di

invitare i fedeli all'acquiescenza.

All'inizio Ismail cerca di dare l'idea che l'imam è tornato alla fine dei tempi, ma le

figure religiose respingono questi idee e usano a loro vantaggio gli elementi

caratterizzanti dello sciismo, cioè dicono di essere loro i depositari del segreto e gli

shah non possono governare. Senza di loro si diffonde così l'idea della reggenza

generale degli ulama sciiti, cioè che in attesa siano gli ulama a conoscere il senso

nascosto del sovrano e guidare i fedeli. Si affrancano così dal controllo dottrinale,

diversamente dell'impero ottomano dove avevano un'autonomia più ridotta.

Le comunità rimaste escluse dal processo di conversione risiedevano nel Baluchistan,

abitati da popoli beluci oggi divisi tra Pakistan, Afghanistan e Iran ed abitata da

popolazioni persiane sunnite. Lo stesso vale per il Sistan, ricca di risorse idriche, e il

Kurdistan persiano.

Il Baluchistan oggi è importante perchè il Pakistan negli anni 60/70 ha stretto un

rapporto con la Cina e come parte di questo avvicinamento alla Cina ha ottenuto degli

aiuti di varia natura, anche militari. La Cina ha iniziato a finanziare l'ammodernamento

di un porto affacciato sul golfo che nelle intenzioni pakistane sarebbe un termine

importante degli oleodotti che già portano il Belucistan al mare, ma soprattutto

oleodotti e gasdotti che dovrebbero arrivare dal Caspio al golfo persico, bypassando

altri paesi. È una zona ambita da vie potenze, ha porti importanti, risorse naturali

come gas naturali e una composizione etnica interna esplosiva, che potrebbero essere

attivata da altri paesi sunniti.

Tra sedicesimo e diciassettesimo secolo si sviluppa l'idea secondo la quale i fedeli, non

potendo seguire tutti i religiosi, devono seguire un mujtahid molto sapiente,

competente e che sia in vita. Non necessariamente uno solo, uno può scegliere chi

seguire.

Nel corso del settecento la Persia cadde nel caos. Nel 1722 dei predoni afghani

saccheggiano al capitale Isfahan, fanno cadere la monarchia e inizia un periodo di

anarchia. In questo periodo aumenta quindi l'importanza dei religiosi, che riescono a

liberarsi dai lacci dell'apparato statale, diventano indipendenti e consolidano

un'autonomia in diversi campi, già rilevante nei periodi precedenti.

A fine settecento va al potere una nuova dinastia, la dinastia dei Qajar, di origine

turkmena. Quindi in Persia, come nell'impero ottomano e Mughal, il potere centrale è

detenuto da dinastie centro asiatiche che guidano paesi etnicamente diversi. La

dinastia qajara trova ulama molto indipendenti.

Nel corso dell'Ottocento si verifica un processo verticistico. Mentre nei secoli

precedenti c'era l'idea che tutti i mujtahid fossero sullo stesso piano e che il popolo

potesse decidere di seguirne uno, nell'ottocento l'idea si sviluppò ulteriormente

portando alla formulazione dell'idea che ci fossero delle fonti di emulazione ai vertici di

una gerarchia del sapere che dovessero ricevere anche la Zakat dei fedeli, c'è quindi

un accentramento del potere economico e spirituale per determinare la propria

formula di emulazione ci si basava sul sapere. Sulla quantità di fonti che venivano

emanate e seguite, era il seguito dei fedeli a dimostrare chi fosse più autorevole. La

fonte di emulazione quindi non è nominata ma è tale per la sua popolarità. I mullah di

campagna dovevano scegliere a loro volta una fonte di emulazione a cui convogliare la

zakat.

Dell'ottocento emerge negli scritti di Naraqi l'idea che un giurista possa esercitare

l'autorità politica dell'imam, non che debba, ma che possa farlo se i governanti si

rifiutano di ascoltare i consigli delle figure religiose. Contro una idea quietista, si

presenta un ruolo degli ulama, che minacciano anche lo Shah di poterlo sostituire se è

il caso. A inizio ottocento i giuristi si appropriano di una funzione dell'imam nascosto,

ossia lancio e guida del jihad in senso bellico. A inizio ottocento, quando la Persia deve

combattere delle guerre contro Russia e Gran Bretagna, dinanzi al fatto che gli shah

non dichiarano guerra, i giuristi si prendono il ruolo di cercare di convincere lo shah a

farlo. In queste guerre l'impero persiano vede ridimensionato il suo territorio, perde

alcuni territori del Caucaso, perde Herat oggi in Afghanistan e perde a favore dell'Iran

è l'area dello Shatt el arab, estuario di un fiume e nella zona di Bassora, causa della

guerra degli anni ottanta. Dovendo affrontare le pressioni di Russia, Gran Bretagna e

impero ottomano la Persia perde dei territori.

Nel corso dell'Ottocento la Persia si indebolisce ulteriormente a seguito dell’ingerenza

di Russia e Gran Bretagna. La Gran Bretagna riesce a controllare la Persia meridionale,

a nord la Russia fa lo stesso e le due aree vengono separate da un’area neutrale

interna tra le altre due aree.

La corte qajara è interessata a sperperare in ridotti di lusso i sussidi che riceveva da

Russia e Gran Bretagna, che impongono ai qajar una serie di privilegi. Per es i russi

ottengono il diritto esclusivo alla pesca nel mar Caspio, la Gran Bretagna ottiene diritti

estrattivi e l'aumento di questi monopoli non fa piacere ai ceti medi dei mercanti e ai

latifondisti, che sono danneggiati dalla concorrenza europea e si uniscono a gruppi di

religiosi e alle nuove élite riformiste nel protestare contro la crescente ingerenza

europea. È in questo contesto che avviene la rivolta del tabacco, una prova generale

della rivoluzione iraniana. Si tratta di un boicottaggio del tabacco del 1892, che porta

a unirsi i riformisti europeizzati, le figure religiose tradizionali e i bazari. Questa

alleanza riaffiorata nel movimento costituzionale del 1905-1911 con cui si chiedeva di

interrompere la presenza europea nel paese e concedere maggiore rappresentanza nei

gruppi del governo. Gli ulama avevano poco in comune però per quello che riguarda le

riforme. I Qajar dell'ottocento iniziarono ad ammodernare il paese, consapevoli che un

esercito moderno e una burocrazia più efficiente li avrebbero aiutati a mantenere

un'indipendenza rispetto all'Europa e questo ammodernamento prevedeva

l'introduzione di tribunali laici e scuole laiche, che non piacquero ai religiosi. Mentre

nell'impero ottomano erano abituati a decreti regi che avevano costituito una realtà

parallela rispetto alla sharia, in quel periodo invece non erano abituati gli Islam sciita.

La crisi costituzionale porta alla Costituzione del 1906 che è un compromesso tra i

riformisti progressisti e le figure religiose, viene costituito un parlamento

rappresentativo (poteva però decidere solo su questioni finanziarie) e si decide che ci

sia un comitato di soli religiosi volto a decidere l’islamicità delle leggi simile al

consiglio dei guardiani. Vengono però poi alla luce le differenze tra riformisti e figure

religiose. Si giunge alla sospensione del majlis e della costituzione. Tante figure

religiose fanno un passo indietro e sostengono lo shah. Si giunge quindi ad

un’involuzione, in cui c’è anche un ruolo di Gran Bretagna e Russia che erano

interessate ad uno shah debole. Questo porta poi a Reza Khan che nel 1921 diventa

capo delle forze armate, ministro della guerra, primo ministro finché nel 1925 dà vita

alla dinastia Pahlavi. Pahlavi era un grande ammiratore di Kemal, ma lo fa in un

contesto completamente diverso con figure religiose più forti e in un paese non

abituato ad un processo di riforme secolari. Reza Khan accelera il programma di

modernizzazione, espande l'industria, potenza l'esercito, istituisce un sistema laico di

amministrazione del diritto e scuole, avvia una riforma linguistica per epurare i termini

arabi, cerca di controllare la monarchia realista approvando nelle scuole un unico

curriculum. Cerca di introdurre la leva obbligatoria anche per i religiosi e con queste

riforme entra in collisione con più gruppi, soprattutto religiosi, che non amano l'enfasi

che Reza Kahn pone sul passato preislamico del paese. Reza Kahn cerca di valorizzare

l'identità nazionale dalla religione, insistendo sui fasti dell'epoca preislamica.

Con la seconda guerra mondiale la Persia è utilizzata da Gran Bretagna e Russia sia

per i rifornimenti utili ai sovietici sia per la posizione vicina a Hitler di Reza Shah. Lo

shah fu obbligato ad abdicare. Suo figlio Mohammad Reza Khan in cui certo tempo

cercò di ingraziarsi il clero ridando le terre conquistate, eliminò alcuni divieti come

quello del velo e tentò anche di ingraziarsi i settori conservatori in funzione

anticomunista, perché nel 1941 era nato il tudeh. Già nel venti era nato un partito

comunista in Persia che però era stato infiltrato e i cui membri erano stati costretti alla

clandestinità. Nel 1941 il tudeh riuscì ad avere più seguito e forza, il paese si era

industrializzato e c'era in classe operaia quindi c'erano le basi perché potesse fiorire.

La retorica marxista era diffusa anche per motivi di continuità geografica e vari

attivisti sovietici già nei primi anni venti erano presenti a nord della Persia.

A fine anni quaranta il tudeh viene messo al bando, esce dalla clandestinità a inizio

anni cinquanta, viene di nuovo messo al bando nel 1953, ha un periodo di fortuna con

la rivoluzione comunista quando i membri del tudeh saranno liberati dalle carceri e

parteciperanno con entusiasmo alla rivoluzione non capendo cosa sarebbe diventata e

poi saranno tra le prime vittime delle purghe del dopo rivoluzione. Prima saranno

eliminati gli alleati liberali e poi i vertici del Tudeh, nonostante avessero collaborato

alle epurazioni precedenti. A migliaia moriranno nelle carceri khomeiniste.

Intanto emerse la questione petrolifera. Nel 1951 vengono alla luce dinamiche

interessanti, una delle ultime circostanza insieme alla crisi di Suez in cui la Gran

Bretagna cerca di mantenere un ruolo in Medio Oriente. Mossadeq, leader del Fronte

nazionale, non solo spinge con il suo partito per la nazionalizzazione del petrolio,

contro la volontà dello shah, ma porta avanti anche una politica volta a diminuire i

poteri dello shah e a rendere effettivo il potere della majlis e introdurre riforme vicine a

quelle del tudeh ma realizzate anche altrove in quel periodo e legate alla terra,

spezzettando dei grandi latifondi e ridistribuendo le terre. Queste politiche erano

vicine a quelle del tudeh, tanto che ci fu una collaborazione effettiva tra i due, ma

questo spaventò Stati Uniti e Gran Bretagna che temettero che l'Iran passasse al

campo nemico. I britannici convinsero la CIA a provocare un’escalation di violenza che

avrebbe dato allo shah la scusa per mettere da parte Mossadeq e interrompere il

processo di riforme.

Lo shah rispose in nome degli interessi superiori della nazione, mise Mossadeq ai

domiciliari e il greggio fu dato in concessione a un consorzio di compagnie straniere

che avrebbero avuto diritto a vendere, controllando i prezzi verso l'esterno, dividendo i

prodotti con una compagnia iraniana che a lungo avrebbe avuto una posizione

secondaria.

Con la crisi di Suez la Gran Bretagna uscì dal medio oriente e fu sempre più

emarginata dalla regione e gli Stati Uniti invece videro nella Persia un baluardo al

contenimento sovietico e quindi l'Iran entrò al pari di Pakistan e Arabia in alleanze

regionali a guida statunitense per contenere l'URSS. Il colpo di stato coincide con una

svolta statunitense, l'abbandono della Gran Bretagna di controllare l'autonomia e

l’involuzione autoritaria dello shah che dà vita ad una politica di arresti e istituzioni di

massa verso i nemici, ossia tudeh, gruppi fondamentalisti e liberali.

Al tempo stesso accelera il programma di ammodernamento, in quella che è stata

chiamata “rivoluzione bianca”. In questo caso il termine rivoluzione è improprio, è un

pacchetto di riforme, tra cui quella agraria, la scolarizzazione laica, i tribunali, la

riforma del diritto di famiglia che migliora la condizione femminile (es permesso per

matrimonio poligamo), aumenta l'età minima per il matrimonio e concede elettorato

attivo e passivo, cosa che provoca le ire di tutti i religiosi. È una delle riforme meno

amate insieme alla coscrizione obbligatoria per chi frequenta le Madrasa e la riforma

agraria, perché fin dai Safavidi i religiosi erano ricompensati con terre, che vengono

espropriati da entrambi i Reza Shah.

È interessante che i religiosi si oppongano all'elettorato delle donne perché Khomeini

inviterà le donne a scendere in piazza e votare. Ma negli anni di Reza shah si era

opposto alla partecipazione politica delle donne.

La rivoluzione bianca in un solo colpo aliena le simpatie allo shah di gruppi diversi

come gruppi religiosi e bazari, che nei secoli si erano alleati con matrimoni. I bazari

non vedevano di buon occhi che le riforme fossero favorevoli alle classi più moderne,

c'erano un crescente acquisto di beni stranieri che li svantaggiava e avevano da dire

sulla politica autocratica e repressiva contro ogni forma di dissenso. Verranno in

questo periodo alla luce varie formazioni della sinistra, non solo il tudeh, ma anche la

sinistra islamica.

Le riforme dello shah non hanno un grande impatto sulle disuguaglianze sociali. La

meccanizzazione dell'agricoltura aumenta disoccupazione e inurbamento, si creano

masse enormi di persone che vanno a vivere in condomini e baracconi. Nella città

vengono alla luce le disuguaglianze sociali. Anche a Teheran si verifica una situazione

simile, le famiglie inurbate riescono a mandare i figli a scuola ma questi non avranno

accesso alla politica e non riusciranno ad avere aspettative di ascesa economia.

L’inurbamento crea un sottoproletariato urbano che nel 1979 si schiererà con

khomeini. Anche l’industrializzazione avrà affetti limitati per l’inefficienza della

burocrazia e la mancanza di manodopera specializzata. L’importazione di beni di lusso,

industriali, di armi, lo sviluppo di un programma nucleare (iniziato negli anni 50)

provocarono una crescente inflazione.

In questo contesto si inserisce la critica di Ali Shariati. Alcune cose sono tipiche

dell'islam politico come la critica al quietismo, all'attesa passiva del dodicesimo imam,

l'invito a trasformare l'attesa in una forma di resistenza attiva e quindi

quell'atteggiamento movimentista dell'islam.

Centrale è il mito di Hussain. L'Assurdo non deve essere un'occasione di lutto ma

incitamento alla battaglia. Nei suoi testi rientra spesso il testo “che fare?”, tipico di

Lenin. Aveva studiato alla Sorbona e portato ad un’ibridazione dell'islam rivoluzionario.

Portò ad un’unione del discorso rivoluzionario tipico delle religioni abramitiche delle

prime fasi e poi il discorso rivoluzionario tipico di marxismo. In questa ibridazione

traspose la lotta di classe in un lessico coranico che dice che “gli ultimi della terra

saranno gli eredi della terra”.

Centrale nel suo pensiero è la divisione tra sciismo rosso, originario e rivoluzionario da

riscoprire, e sciismo nero, quello istituzionalizzato dai Safavidi, passivo, che accettava

le ingerenze coloniali. Shariati è quindi centrale nella rivoluzione ma Khomeini darà

vita allo sciismo nero, un Islam istituzionalizzato, autocratico, che avrebbe perso la sua

carica rivoluzionaria iniziale.

Khomeini sosteneva che il dovere di ogni musulmano fosse di darsi da fare. Non basta

seguire le figure religiose di ricevimento ma bisogna agire per creare uno stato

islamico. Khomeini sottolinea che il martirio di Hussein non era ricordo di ingiustizia,

ma bisognava leggerlo come manuale d'azione. Khomeini rompe con Shariati quando

dice che il governo giusto non è quello che colui che si dà più da fare, ma della figura

religiosa migliore, forma di emulazione.

Qui nasce già un problema: dà per scontato che sarebbe stato lui la guida suprema del

nuovo stato e quindi insisteva sul fatto che il governante ideale dovrebbe essere il più

competente e fonte di emulazione, anche se in teoria la fonte di emulazione poteva

essere più di una.

Quando dell'esilio iniziò a divulgare le sue idee, da Turchia e Iraq e infine in Francia,

parlerà dalla francia. Lo scia fece pressione sull'Iraq perché lo mandasse in Francia, ma

fu un errore. All'epoca era conosciuto solo nelle città sante iraq, ma a Parigi riesce a

parlare con i giornalisti occidentali e ad avere un livello di libertà che non aveva avuto

in Iraq, riesce a scrivere e diffondere scritti, a registrare cassette che saranno diffuse

nel medio oriente, mentre in Iraq la libertà era limitata dal controllo dei servizi segreti

iracheni che non volevano del tutto rompere con l'Iran. Non tutte le figure religiose

sciite in Iran erano d'accordo. Le fatwa in teoria sarebbero non vincolanti, ma l'idea di

uno stato islamico in cui la figura più competente emette leggi rompeva con la

tradizione delle fatawa. L'idea che ci fosse un'unica guida rompeva con la tradizione

pluralista dell'islam e l'idea che il disaccordo fosse permesso. Solo dio conosce il vero

e nessuno può pretendere di imporlo. Se possiamo avere un governo giusto con i

giuristi al potere, che senso ha attendere il mahdi? Inoltre se vi fossero più fonti di

emulazione, chi sceglie il governante?

Le proteste generalizzate iniziano a Teheran, si diffondono rapidamente nel resto del

paese in una serie di boicottaggi e scioperi e alla diserzione di parti dell'esercito.

Inizialmente non si trattò di una rivoluzione islamica ma di una popolare che, mise

insieme gruppi diversi con diversi motivi per non amare lo Shah. Alle proteste

parteciparono giovani, donne, operai, movimenti di sinistra, il fonte nazionale di

Mossadeq senza avere idea di quello che sarebbe avvenuto dopo e senza riuscire a

creare una leadership unificata e carismatica. Quando Khomeini davanti ai giornalisti

era diventata una figura nota, una rivoluzione popolare ed eterogenea si trasformò in

una rivoluzione islamica.

Questo è quello che è successo anche nelle primavere arabe che non nascono da

leader religiosi, ma riusciranno a produrre una leadership carismatica e unificata. I vari

partiti religiosi cavalcheranno le proteste e decideranno di porre fine al loro

atteggiamento quietista ai governanti.

Khomeini si impossessa di tematiche care a molti gruppi che partecipano alla

rivoluzione come la questione delle diseguaglianze sociali, la difesa della sovranità

nazionale, inoltre la religione è un mezzo molto potente di diffusione delle idee perché

esprime in linguaggio autoctono e a questo proposito Foucault scriverà che il problema

dello shah era che lo shah era debole perché aveva esercitato un potere solo

interdittivo ma non era riuscito a esprimere un linguaggio disciplinante. Con linguaggio

disciplinante, Foucault intende la capacità di produrre discorsi che avessero un senso

per le persone e che agiscono dentro i corpi. Mentre lo shah aveva solo represso o

imitato modelli esterni, non riuscendo a produrre un vero sostegno, rendendosi debole

rispetto alle figure religiose, molto forti sul territorio.

Ai tempi si notò la partecipazione molto ampia di donne. Questo era paradossale

perchè lo shah aveva concesso loro molti diritti e quindi come spiegare che le donne

che avevano potuto svelarsi nelle città, entrare nel majlis, lavorare studiare, avere un

diritto di famiglia che rispondesse ai loro interessi?

23/02/18

Gli esperimenti di finanza islamica avvengono prima in Egitto negli anni sessanta e poi

vengono ripresi. Nei paesi in cui è iniziativa di stato può servire ad aumentare i

risparmi, quindi ad attirare chi non aveva accesso al credito e aumentare i legami con

chi si poteva permettere di avere un conto in banca e partecipare a utili e perdite delle

imprese. In caso di iniziative private c'è il rischio che si crei una sorta di stato nello

stato. Si rischiava di finanziare

- fazioni di combattenti all'esterno, convogliando i fondi tramite associazioni

caritatevoli

- Nello stato si finanziavano servizi sanitari e scuole, che scardinavano quindi

l'immagine e la legittimità dello stato, creando uno stato nello stato.

I profitti venivano concessi organizzazioni caritatevoli che porteranno poi a finanziare

anche gruppi terroristici.

Come mai le donne, nonostante quello che avevano ottenuto dallo shah partecipano

alla ribellione?

Spesso lo fanno perché le riforme della rivoluzione bianca avevano avvantaggiato solo

le donne dei ceti medio alti delle aree urbane, che conoscevano le nuove leggi e

sapevano applicarle, che potevano effettivamente andare a votare. Nelle aree rurali la

meccanizzazione dell'agricoltura e altre riforme in ambito agrario tolsero spazi di

autonomia alle donne creando una situazione di insicurezza presso le donne che

dovevano andare nelle aree urbane e vivere una vita ancora più segregata. Si creò

quindi una dicotomia tra le donne dei ceti alti che sostenevano lo shah e le altre che

erano state danneggiate dalle riforme.

Emerse nel contesto rivoluzionario un terzo modello di donna, ancorata alla tradizione

e quindi velata, ma più mobile rispetto a quelle dei ceti medi e bassi urbani e rurali. In

questo campo Shariati ebbe un ruolo importante, nell’esaltare la figura di Fatima che

era stata fino ad allora rappresentata come figura passiva di madre e moglie, ma

Shariati in “Fatima is Fatima” lesse la figura femminile rendendola esempio di donna

attiva anche in ambito politico e sociale. In questo modo si ha un tentativo di

stravolgere l'ideale femminile.

Spesso c'è il collegamento con Maria, come madre, che contrasta con l'idea di Shariati.

Con la rivoluzione molte donne dei ceti medi trovarono una collocazione politica,

entrarono negli spazi pubblici, chiamate da Khomeini stesso a uscire nelle piazze. Vi è

una rottura delle convenzioni giustificata eticamente e politicamente che portò le

donne nello spazio pubblico. Anche le donne non velate parteciparono alle rivolte

contrarie alla politica repressiva e alla perdita di sovranità nazionale, in un paese che

era sempre stato fiero della sua storia e indipendenza.

“Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi > scritto da una donna del l'élite urbana che

in virtù della sua posizione è riuscita a lasciare il paese e vivere negli Stati Uniti.

“Ti ho amato per la tua voce” sull'Egitto.

Le rivolte nel 1977/78 si diffondono nel paese finché lo shah risulta isolato e senza

ottenere aiuto dagli Stati Uniti. Carter si era presentato agli elettori come protettore

dei diritti umani e quindi aveva una posizione critica nei confronti dello shah, e quindi

decise di non intervenire. Lo shah lasciò il paese nel gennaio del 1979 e il primo

febbraio Khomeini tornò in patria dall'esilio francese. Fu accolto da milioni di

sostenitori che lo acclamavano come imam. In Iran come nel mondo sunnita è

certamente un titolo di prestigio, ma nel contesto iraniano significa Imam nel senso

tecnico. Si era immaginato che la crisi della monarchia potesse portare alla fine delle

ingiustizie. Sembrava il ritorno dell'imam nascosto. Un giornalista gli chiese tre volte

se fosse l'imam, ma lui non rispose mai. Non poteva dire di esserlo perché lo avrebbe

allontanato dal clero, ma al tempo stesso gli faceva comodo che la popolazione lo

vedesse in quel modo, perché gli permetterà di prendere iniziative contro le altre forze

politiche che avevano reso possibile la rivoluzione.

Nonostante il dire di Foucault in cui si diceva che rappresentavano l’antipolitica, la sua

abilità venne fuori quando affidò ad un liberale l'esecutivo, Mehdi Bazargan. Khomeini

si rifiutò di ricoprire qualsiasi carica e formò un esecutivo con nazionalisti laici e

moderati, ma si notava che da dietro Khomeini agiva per mettere Bazargan nelle

condizioni di non fare nulla, poiché il vero potere era nelle mani del clero.

A marzo si tenne un referendum che approvava la sostituzione della monarchia con

una repubblica islamica e si istituzionalizzò in questo modo il ruolo delle figure

religiose nello stato islamico, cioè si passò dall'islam rivoluzionario all'islam nero

controllato dalle figure religiose incardinate in una gerarchia.

L'assemblea ricreò una Costituzione che ricalcava in certe parti la costituzione del

1906 e includeva il velayat e faqih. Gli ulama non erano consiglieri ma dovevano

governare.

La struttura particolare del potere fu criticata da liberali e da persone di sinistra e la

loro critica al post rivoluzione venne presentata attraverso i media controllati dal

governo come una alla rivoluzione e Khomeini stesso, venerato dalla popolazione

iraniana. Queste critiche al testo costituzionale per misero a Khomeini di emarginare i

laici e la sinistra e le figure religiose che non concordavano con questo velayat è faqih

che furono abbassati di rango, messi agli arresti o fecero una buona fine. Furono messi

da parte anche i religiosi che non concordavano come Khomeini. Il delfino di Khomeini

sarà sempre più critico verso abusi e violazione dei diritti umani e sarà quindi costretto

a rinunciare alla politica per essere sostituito da un religioso di medio rango,

Khamenei. Questi tuttora non è considerato come fonte di emulazione e per questo ha

portato ad uno svuotamento religioso della carica della guida suprema.

L'Iran rivoluzionario si riempì di murales in stile iperrealista. Per esempio vi è

un'immagine in cui si mostra lo shah che se ne va con moltissimi soldi che cadono

dalle borse e con un cane, che in Iran non è ben visto. Il cane non è amato d all'islam e

simbolo dell'élite borghese che aveva il cane e tra l'altro e nero, simbolo del male, di

qualcosa che porta sfortuna come i gatti neri.

A novembre nel 1979 c'è l'occupazione dell'ambasciata statunitense, approvata dal

partito repubblicano islamico formato dalle figure più vicine a Khomeini e dai basiji. Si

dice che all’occupazione dell'ambasciata partecipasse anche Ahmadinejad. Qui si

rompe definitivamente il rapporto con gli Stati Uniti e inizia un lungo periodo di

sanzioni. Un gruppo di studenti occuparono l'ambasciata, non si sa quanto

autonomamente, per protestare contro la presenza dello shah negli Stati Uniti dov'era

per farsi curare dal tumore, i rivoluzionari volevano che venisse restituito all'Iran dove

sarebbe stato portato davanti ai tribunali. In protesta presero in ostaggio i funzionari

dell'ambasciata fino al gennaio 1981. Si chiusero i rapporti diplomatici con gli Stati

Uniti e vennero messi in difficoltà i membri liberali del governo. Khomeini diceva che il

governo, nelle mani dei liberali, non riusciva a risolvere la questione.

L'occupazione dell'ambasciata permette agli studenti di scoprire dei dossier segreti

che rivelano i nomi di coloro che nel governo precedente avevano avuto più a che fare

con gli americani e quindi iniziano una serie di esecuzioni sommarie e confische ai

danni delle l'elite più ricche. I beni espropriati finiscono in fondazioni religiose,

controllate dal clero sciita, estremamente ricche che hanno permesso di finanziare

movimenti amici fuori dall'Iran e fare importanti investimenti nell'economia nazionale

permettendo a gruppi fedeli al governo di arricchirsi ulteriormente e elargire aiuti ai

loro clienti.

L'organizzazione del potere è molto interessante. Sicuramente è molto più

democratico delle monarchie del golfo. Khomeini si era opposto alla shah dicendo che

il suo governo era illiberale, dopo la rivoluzione parlò di democrazia e forse perché

pensava che la gente volesse un sistema con elementi democratici e non democratici.

La massima autorità politica coincide con la massima autorità religiosa. Nelle

intenzioni iniziali di Khomeini doveva essere fonte di emulazione. Questa guida è

eletta da un'assemblea di esperti con figure religiose elette a suffragio universale da

otto anni. Il problema è che la popolazione può scegliere solo tra una rosa di candidati

che deve essere approvata dal consiglio dei guardiani. La guida suprema ha poteri

immensi, più di quelli di cui godeva lo shah.

- Nomina polizia, forze armate, guardie rivoluzionarie, fondazioni religiose, dei

media, delle principali mosche, dei servizi segreti,

- dichiara la guerra,

- firma trattati di pace,

- nomina e destituisce il presidente.

È però controbilanciato da un presidente eletto ogni quattro anni a suffragio universale

in elezioni sostanzialmente libere. Possono pagarlo perché le leve ultime del potere

sono in mano alla guida. Il presidente può essere eletto dalla corte suprema se viola la

costituzione, però il presidente della Corte suprema e letto dalla guida. Il potere

legislativo è di una majlis letto a suffragio universale ogni quattro anni. Il consiglio dei

guardiani ha veto su elezioni parlamentari e presidenziali. Le figure più riformiste su

questa struttura non potranno mai partecipare alle lezioni. La majlis può chiedere la

destituzione del presidente, ma è la guida che deve farlo.

Poi c'è il consiglio dei guardiani con sei figure religiose e sei laiche. Nominati dal

parlamento ma su suggerimento della corte suprema. Il consiglio dei guardiani

interpreta la Costituzione e controlla che candidati e presidente stesso non la violino e

non violino la sharia. Controllano anche le proposte di legge.

Per mediare i conflitti tra parlamento e consiglio dei guardiani fu istituito ad certo

punto il consiglio per il discernimento che dovrebbe mediare, ma i membri sono

nominati dalla guida suprema. Ci sono poi delle forme militari e paramilitari. I più

importanti sono i basiji, una sorta di polizia morale, composta da volontari che tutela

l'ordine pubblico e la moralità. I basiji vengono principalmente dai ceti poveri e sono

ricompensati attraverso il ruolo di protettori della rivoluzione e vanno per strada a

controllare che le donne siano ben velate. Le mal velate si solito sonodi alta società. In

questo si legge anche un conflitto di classe. I basiji sfogano le loro frustrazioni di

classe prendendosela con le donne d'élite.

Questo ceto sarà centrale nella guerra con l'Iraq.

Soprattutto nel 2009, in cui era più possibile che venissero elette figure di rottura, ci

furono dei brogli. Il secondo mandato di Ahmadinejad è stato quello più controverso,

queste sono le accuse dell'opposizione.

Bazargan sarà oggetto di critiche e, quando si rende conto che la repressione si

avvicina alla sua stessa figura, lascia il paese.

Bani Sadr, membro della sinistra islamica moderata, che aveva studiato in Francia e

partecipato alla rivoluzione, viene accusato di tutti i problemi per giustificare la sua

estromissione, per questo lasciava il paese e andava in esilio in Francia dove scriverà

vari libri tra cui “Il complotto di Teheran” perché quando lo scrisse i sostenitori del

regime lo accusarono di essersi inventato le cose, ma gli stessi documenti statunitensi

rivelarono che era vero. In questo libro racconta che la crisi degli ostaggi a avrebbe

potuto risolversi molto prima ma che ci furono degli incontri tra i repubblicani

statunitensi, che avrebbero poi vinto a inizio anni ottanta, e le persone vicine a

Khomeini. Questo perché non si voleva risolvere la crisi degli ostaggi per fare in modo

che la risoluzione della crisi venisse risolta dai repubblicani. Questo lo fece in cambio

di armi, componenti belliche e munizioni che avrebbe usato contro l'Iraq. È

paradossale perché nella guerra gli Stati Uniti sostennero soprattutto l'Iraq. Solo la

Siria sostenne l'Iran. Perché gli Stati Uniti danno armi all'Iran e sostengono

apertamente l’Iraq? Lo fanno per indebolire entrambi i paesi, facendo sì che non

creassero un pericolo per i paesi e non dessero impulso al panarabismo.

Gli Stati Uniti non regalavano le armi, ma le vendevano e con questi soldi finanziavano

i contrasti in Nicaragua. È lo scandalo Irangate del 1985/86, in cui sostenevano

l’oppozione al leader sandinista. Il governo sandinista era sostenuto da Castro e si

temeva che aree contigue agli Stati Uniti passassero all'altro campo. Il Nicaragua fu

anche oggetto di embargo. La loro colpa era di avere un'ideologia simile al

nasserismo, quindi riforma agraria, redistribuzione delle risorse, emancipazione

femminile. I contras fecero azioni molto violente ai danni di membri del governo.

Inizialmente le purghe khomeiniste colpirono i nazionalisti vicini a Bazargan, indotti al

silenzio. La sinistra inizialmente collaborò con eliminazione della leadership liberale

vista come borghese, era sospetto ai loro occhi di voler imporre lo stato precedente

alla rivoluzione, ma poi la sinistra non si rese conto che sarebbe stata la vittima

successiva delle purghe. Quindi fu chiusa l'università per essere epurata dalle

componenti tra docenti e studenti incolpate di essere antirivoluzionarie e i membri del

tudeh dovettero confessare in tv e radio di essere spie dell'urss e di essersi rese conto

che l'Islam era superiore all marxismo. La sinistra fu cacciata dalle scuole, Bani Sadr

lascio il paese nel 1980/81 e furono condannati a morte più di 6000 oppositori politici

e innumerevoli scomparvero. Non si sa quante perché molte famiglie non denunciano

la cosa perché era noto quello che succedeva nelle carceri e per questo le famiglie non

lo dicevano, si vergognavano di raccontarlo.

A Khomeini bisogna però riconoscere alcuni meriti. Promosse politiche volte a dare

priorità alle aree rurali più povere, promuovendo elettrificazione, ricostruzione delle

strade e processi di scolarizzazione non solo per i ceti alti delle università, ma anche a

livello emettere e rivolti alle donne. L'alfabetizzazione rurale e femminile aumentarono

drasticamente. Si creò una rete capillare di servizi sanitari di base che arrivò a coprire

la quasi la totalità della popolazione rurale e urbana. Istruzione di base e sanità

divennero gratuiti per tutti e diede inizio ad una campagna di pianificazione famigliare.

Replicò quella dello shah, che era stata accusata di essere una manovra

dell'occidente, ma quello di Khomeini ha successo. Crollano i tassi di natalità per

migliorare la situazione economica del paese.

Khomeini era interessato a favorire la partecipazione delle donne nella forza lavoro,

perchè gli uomini erano al fronte. Dava aiuti alle vedove e le invitava a lavorare, per

farlo dovevano avere pochi figli. In questo non violava l'Islam, perché non è contro la

pianificazione famigliare. In alcuni paesi negli ultimi decenni c'è stato un

avvicinamento alla dottrina cattolica, ma è contrario alla dottrina islamica classica. In

questo modo Khomeini diventava paladino delle donne.

Riesce a migliorare la condizione femminile, a includerle nella forza lavoro e a non

violare l'Islam. Invoca il jihad per lo sviluppo del paese, dice che è vostro compito fare

meno figli per sviluppo economico della nazionale. Negli anni ottanta l'indice di

sviluppo umano in Iran aumenta notevolmente, più velocemente che nei paesi vicini.

Iran e Iraq vedono un'accelerazione nei progressi ottenuti nel decennio precedente.

Anche grazie alle riforme dello shah e poi anche grazie alle politiche di Khomeini.

Gli indici di sviluppo umano sono interessanti perché rivelano un progresso sociale

notevole in un periodo in cui il regime khomeinista doveva affrontare la guerra con

l'Iraq, l'isolamento internazionale con sanzioni e le carenze strutturali dell'economia.

Se nel 1980 gli indici di sviluppo umano sono inferiori rispetto agli altri paesi, in quegli

anni finiscono per superarli.

Nel periodo khomeinista diminuiscono le disuguaglianze sociali, la differenza tra città e

periferie e il numero di persone che vivono sotto il livello di povertà. Lo sviluppo

economico iraniano quindi se le condizioni economiche del paese non fossero

peggiorate.

Tuttavia con Khomeini si promosse la segregazione nell'istruzione. Questo poté essere

positivo perché promuovendo l'istruzione solo femminile, anche donne in aree rurali

furono alfabetizzate. Se prima l'istruzione era vista come uno strumento di

occidentalizzazione, ora diventa un modo per realizzare un messaggio coranico. Lo

Shah aveva cercato di promuovere la scolarizzazione femminile con strumenti

originali, ossia gli eserciti del sapere e della salute. Mandava neolaureati o neolaureate

da Teheran con linguaggio marxista o liberale, vestiti occidentali e grande idealismo

nelle aree periferiche, dove venivano presi a sassate dalla popolazione rurale. Queste

persone per le persone rurali rappresentavano l'occidente e le élite che a quel punto

sembravano cercare di intervenire con gli usi locali. Lo stesso di verificherà in

Afghanistan nello stesso periodo.

Khomeini sospese però le riforme di diritto di famiglia introdotte dallo shah e i giudici,

che dovevano essere solo religiosi, erano liberi di applicare i testi religiosi ai casi da

giudicare, senza riferimento ai codici precedenti. Con una serie di riforme si ricodificò

però il diritto, riprendendo aspetti della rivoluzione precedenti, ma peggiorando i diritti

della donna. Vennero meno le possibilità di limite alla politigamia, limiti all’età minima

matrimoniale. Poi negli anni novanta per le pressioni delle organizzazioni femminili,

alcune clausole sono state reintrodotte. Faranno gruppi di pressione molto forti che

ancora oggi non hanno tale nel mondo islamico.

La rivoluzione permise ad alcune donne di migliorare la loro condizione. La rivoluzione

invece provoca un passo indietro per le donne dell'élite urbana che vedono perdere la

loro posizioni.

Con la rivoluzione l'iconografia riprende dei colori come il rosso, un rosso non solo di

forza, energia, ma anche rosso del sangue di chi muore in battaglia. Hussein che

cavalca contro l'Iran rappresenta il governo sciita come un governo minoritario ed

eretico, ma consapevole di governare in un paese a maggioranza sciita cerca di

rappresentarsi ormai leader del mondo sciita e sunnita. Si fa rappresentare quindi sullo

stallone bianco di Ali con però con elementi moderni.

L'Iran viene aggredito, ma la classe dirigente muove la guerra a suo favore. Può

ricompattare la popolazione contro l'aggressione, permette agli ufficiali di andare al

fronte ed a essere oggetto di amnistia (prima erano ufficiali dello shah). La guerra

permette di creare dei nuovi clienti, perché i giovani che avevano partecipato alla

rivoluzione, non potendo essere inclusi nella nuova struttura politica, vengono invitati

a combattere contro l'Iraq. Khomeini diceva di combattere perché dietro l'Iraq c'erano

gli Stati Uniti, anche perché nessuno sapeva che comprava le armi da loro e alle

famiglie dei martiri si promettono sovvenzioni, sistema di welfare, iscrizione gratuita

all'università per i fratelli.

I più poveri vanno in guerra consapevolmente andando incontro alla guerra per le

proprie famiglie, che così possano risultare famiglie dei martiri e possano uscire dalla

povertà. Da parte iraniana vengono mandati al fronte i ragazzi. Veniva dato loro una

chiave che rappresentava la chiave per il paradiso.

In questo modo lo shahid, martirio, diventa strategia in una guerra asimmetrica. Gli

iracheni avevano un esercito molto più potente, ma erano meno motivati e Saddam

Hussein non arrivo a tanto. Con i soldi sequestrati a shah ed élite vengono finanziate

nuove fondazioni di martiri e veterani di guerra che ancora oggi ricordano il sacrificio

fatto in nome della repubblica islamica e mantenere viva la fedeltà delle famiglie dei

mariti, ricompensate economicamente.

28/02/18

L'Iraq è un patchwork di gruppi etno-linguistici e religiosi. Vi è una ripartizione tra sciiti

e sunniti. La popolazione è a maggioranza araba, in minima parte anche persiana e

curda. Gli yazidi appartengono ai curdi. Sono una religione di cui si conosce molto

poco, ma sono dal punto di vista etno-linguistico dei curdi. La religione yazida è

sincretistici ed emanazionista, cioè parla di un dio che crea a sua volta sette angeli,

emanazioni della luce appartenenti alle senza divina e l'angelo principale è il

cosiddetto pavone che cade per poi pensare di salvare il mondo attraverso le sue

lacrime. La purificazione avviene anche attraverso la metempsicosi.

L'Iraq da quando è nato tra le due guerre mondiali come stato a sé stante è stato

caratterizzato da divisioni socioeconomiche tra proprietari terrieri, fittavoli in

condizioni miserevoli e popolazioni nomadi. È esistito un orientamento ideologico

nasseriano e al tempo stesso questo orientamento ha coesistito con un'identità tribale.

La storia dell'Iraq contemporaneo è la storia dell'integrazione tra questi elementi. La

tribù è stata usata da Saddam a partire dagli anni Settanta, prima di diventare

presidente, per frazionare gli oppositori facendo concessioni a gruppi coranico tribali e

non ad altri per evitare che si coagulano in un unico blocco contro il governo. Questo è

successo anche in Libia e Afghanistan.

L'area dell'Iraq era stata occupata dell'impero ottomano nel Cinquecento e gli

ottomani avevano cercato di sedentarizzare le tribù, trasformando i capi tribali in

latifondisti, ma si diedero a capi tribali ulteriori mezzi per portare avanti politiche di

stampo tribale. L'amministrazione britannica sull'Iraq installò al potere prima Faysal,

fece concessioni ai gruppi tribali, portando avanti la politica di creazione di poteri

paralleli, ossia divide et impera, molto famoso per l'India.

Negli anni Sessanta e settanta inizia un processo di industrializzazione accelerata,

nasce una classe borghese, una minima classe opera via, vi è un processo di

inurbamento, aumenta la popolazione giovanile e la dirigenza del Baath investe

proventi petroliferi in infrastrutture sanitarie e scolastiche, elementi che nel giro di un

decennio rendono l'Iraq una potenza regionale temuta da molti, che contende ad

Egitto e Arabia la leadership del mondo arabo. Dal punto di vista della salute l'Iraq

diventa un modello per i paesi circostanti, idem per l'istruzione. Pensiamo al premio

UNESCO per Saddam.

Nel 1976 fu resa obbligatoria e gratuita a livello primario, esattamente come avveniva

in Iran e Pakistan. Nel giro di due anni tra 1977 e 1979 l'analfabetismo femminile si

ridusse del 40%, questi dati comunque vennero dati dai governi. Nel campo della

sanità tra anni Settanta e ottanta il settore sanitario iracheno o divenne uno dei più

avanzati e c'erano tecnologie avanzate di diagnosi e trattamento, tanto che attivano

pazienti dal golfo. La sanità di base era gratuita e riguardava il 97% della popolazione

urbana e 78% di quella rurale. Qui si sviluppa grazie al declino della mortalità infantile

e ai tassi di fertilità una popolazione che portano l'Iraq a diventare un faro del Medio

Oriente.

La dirigenza irachena seguiva l'orientamento ideologico del Baath, questa idea

caratterizzava anche l'Iran dei Pahlavi e c'era l'idea che l'espansione economica

dovesse basarsi sul benessere sociale. C'era anche un desiderio di ambizione di

grande potenza regionale, ma contava anche l'orientamento ideologico.

Altro motivo del successo delle politiche di questi anni era l'esistenza di

un'organizzazione politica capillare sul territorio, c'erano sezioni del Baath ovunque e

quindi si poteva mobilitare la società civile in programmi di pianificazione familiare e

alfabetizzazione, ma questo significava anche di poter avere un controllo capillare,

esattamente come sarebbe avvenuto in Vietnam a partire dagli anni Ottanta.

Un altro grande passo in avanti fu fatto riguardo l'emancipazione femminile.

Nell'assemblea nazionale ci fu un aumento di donne dal sei a dieci percento, più donne

lavoravano e furono promulgate leggi già con Kassem che rendevano migliore la

condizione femminile in ambito famigliare. Queste leggi erano considerate dal mondo

arabo del tempo come un esempio di politica illuminata da emulare. Nel 1986 l'Iraq

firmò la CEDAW.

L'Iraq non solo era sede del califfato in passato, luogo con maggiore compenetrazione

al mondo di biblioteche prima dell'invasione mongola e, pur con un governo

repressivo, c'era stato un eccezionale sviluppo umano con le rendite petrolifere.

Questo fu rovinato con la guerra dell'Iran e l'invasione del Kuwait. Quindi lo sviluppo fu

vanificato dalle politiche di Saddam e dalle punizioni delle comunità internazionale, già

negli anni Ottanta e novanta, oltre che le sanzioni che pesarono sullo sviluppo umano

e non sulle élite al potere.

La guerra Iran-Iraq scoppiò perché entrambi sulla base dello Shatt el arab, estuario di

Tigri ed Eufrate. C’era stato un accordo nel 1975 per spartirsi il territorio. Questa

divisione era contestata dall'Iraq ed era una zona molto importante per le produzioni

petrolifere ed il trasporto del petrolio. Saddam approfitta del caos e dell'isolamento

internazionale del dopo rivoluzione e attacca l’Iran. Siccome il governo era controllato

dai sunniti, si temeva che la popolazione sciita irachena si sollevasse in seguito alla

rivoluzione khomeinista, anche perché Khomeini prima di tornare in Iran aveva invitato

ad esportare la rivoluzione contro i governi alleati con l'Occidente, accusati di essere

succubi dell'occidente e delle due superpotenze. Quindi Iraq compreso.

Il principio di esportazione della rivoluzione è contenuto anche nella costituzione, è un

elemento caratterizzante. In Iraq in effetti scoppiarono delle sollevazioni e si formò un

comitato, il consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq, che chiedeva che il

potere andasse nelle mani della maggioranza sciita e si creasse una repubblica

islamica come quella iraniana. Questa organizzazione aveva anche un braccio armato.

Saddam andò in guerra contro l'Iran sperando di coagulare la popolazione intorno alla

comune origine araba contro il nemico persiano. Quindi la comunità sciita di frazionò

tra coloro che vedeva il nemico etnico e chi fuggiva in Iran in nome della comune

identità religiosa.

L'Iran fu attaccato ma approfittò della situazione. La guerra permetteva di convogliare

il dissenso interno e tanti, che per patriottismo si erano opposti a Khomeini, decisero

di sostenere la guerra contro l'Iraq. La guerra fu anche una possibilità per essere

reintegrati nella struttura di potere, pensiamo alle forze armate e altri membri della

classe occidentalizzata che attraverso la guerra poterono sperare di reintegrarsi.

Durante la guerra quasi tutto il mondo occidentale e i paesi arabi presero la parte

dell'Iraq. L'Iran ebbe però il sostegno della Siria. L'Iran reagì attraverso forme di

terrorismo, come per esempio Hezbollah, un movimento che portava avanti gli

interessi dell'Iran. Nel corso degli anni Ottanta si rese responsabile di sequestri di

persone ed episodi terroristici. Col fine di convincere i paesi occidentali a non

sostenere l'Iraq. Teheran cercò di operare con operazioni di disturbo contro il

pellegrinaggio alla Mecca. Teheran voleva destabilizzare il pellegrinaggio per

indebolire l'immagine degli Al Saud.

L'Iran cerca di esportare la rivoluzione e l’Arabia di arginarla. Si mostra come bastione

dell'ordine. Le trattative di pace iniziano sotto pressione internazionale nell’88 e

portano nel 1990 ad un accordo di pace bilaterale che porta allo status precedente al

conflitto. Entrambi i paesi uscirono distrutti dalla guerra. La situazione degli anni

successivi sarà caratterizzata da sanzioni.

L'Iraq uscì dal conflitto con un grande debito pubblico, in particolare verso le

monarchie del golfo, in particolare il Kuwait con interessi pesanti e all'indomani della

guerra chiederà di riavere i loro soldi. Intimoriti dalle forze armate irachene, dal fatto

che l'Iraq aveva sottratto una grande potenza e organizzazioni. Insistettero quindi per

avere la restituzione dei loro prestiti, in particolare il Kuwait. Anche da questo nasce la

futura invasione.

L'Iraq è in ginocchio anche per la contrazione delle rendite petrolifere causate

dall'aumento di produzione di alcuni membri dell'opec per indebolire i paesi produttori

di Iraq e Iran che facevano paura.

Saddam nel corso degli anni Ottanta cerca di sottolineare le specificità sciite dell'Iran

per ergersi paladino del mondo arabo sunnita, ma, siccome buona parte della

popolazione era sunnita, cerca anche di presentarsi come un discendente della

tradizione alide e Khomeini nel corso degli anni Ottanta invece cerca di mettere in

sordina la specificità sciita del governo sottolineando invece luminosa retorica di

Khomeini, che sarà molto efficace. Saddam mandò al fronte nelle posizioni pericolose

gli sciiti, ma al tempo stesso ordinò la costruzione di luoghi di culto sciiti. Portò avanti

una doppia politica di incluse e repressione: fece scomparire anche importanti leader

dell’opposizione sciita, così gli sciiti crearono altri martiri in nome dei quali avrebbero

incitato la popolazione a combattere contro il potere sunnita.

Un altro terreno di scontro è l'occupazione sovietica dell’Afghanistan tra 1979 e 1989.

L'Afghanistan ha sempre avuto poche risorse naturali. Negli ultimi decenni si sono

scoperti giacimenti di gas, rame e oro ma a lungo si è creduto che non ci fossero ed è

un paese che per gran parte della sua storia non ha avuto accesso al mare ed è stato

oggetto di contesa tra tribù uzbeke, imperi Safavide e Qajar e impero Mughal. Questo

spiega la sua composizione linguistica complessa. Afghani era il termine usato nella

vicina persia per indicare i pashtun che nel 1747 costituivano la maggioranza nel

paese. Dal 1747 ad oggi, con poche breve eccezioni, sono stati i pashtun a governare

in un modo particolare, tipico non solo dell’Afghanistan ma di altre società tribali. Si è

sviluppata una struttura di potere incentrata sulla tribù. È istituito un amir, che come il

khan stabiliva alleanze ad hoc con le varie tribù, che mobilitava per i propri fini

concedendo in cambio i frutti della razzia. I gruppi tribali cercarono di espandere il

territorio, arrivando fino all’impero ottomano.

A fine Ottocento Abdur Rahman decise di voler ammodernare il paese, organizzando

un sistema di gettito fiscale e istituendo un esercito europeo, slegato dalle dinamiche

locali. Abdur Rahman mirava a creare una nazione moderna, con inno e bandiere, si

trovò obbligato a imporre un sistema di gettito fiscale perché a fine Ottocento la

Russia e la Gran Bretagna imposero una definizione di confini che non permettevano

più all’emiro di permettere alle tribù pashtun di razziare i territori circostanti in

assenza di confini. Nel momento in cui vengono posti dei confini, la razzia cessa di

esistere. Con l'indipendenza dell'Afghanistan del 1919 perde i sostegni inglesi e quindi

l'emiro ha bisogno del gettito fiscale, cosa che porterà a varie rivolte fino al colpo di

stato che eliminerà Amanullah nel 1929.

Fino a fine Ottocento l'emiro non solo convogliare la tribù verso esterno e dando loro i

prodotti della razzia, ma cerca di ottenere la loro fedeltà includendole nella struttura di

potere centrale e concedendo loro vaste forme di autonomia. Troviamo queste

caratteristiche anche nell’Afghanistan odierno, nonostante il processo di

democratizzazione formale. Ancora oggi governo e parlamento vedono queste

dinamiche. C'è il tentativo del governo di allearsi son le singole tribù in cambio di

appoggio e per le tribù in cambio di autonomia ma anche nel controllo del gettito

fiscale e includendoli nei gangli del potere. C'è una democrazia di facciata in

Afghanistan, oggetto di discussioni, favori reciproci che consolidano l'autonomia dei

capi tribali. Se lo stato nasce nel 1747 quando una tribù pashtun dà vita ad una

confederazione tribale, Abdul Rahman è considerato colui che ha costruito lo stato

moderno, governando col pugno di ferro e l'appoggio inglese. Diceva di voler creare un

muro intorno a sé, precondizione per l'ordine interno, ma con l'esercito che costruì con

sussidi inglesi convertì a forza tribù animiste come i Kafir, dagli occhi verdi e blu e i

capelli chiari. Vivevano in alcune valli, con l'indifferenza del potere e avevano seguito

la loro religione e cultura indisturbati a ma dine ottocento diventano oggetto di

campagne di conversione forzata e viene dato loro addirittura un nuovo nome, coloro

che vivono nella terra della luce, ossia gli urli stani. Non erano in realtà un vero e

proprio popolo, abitavano in aree diverse, con culture diverse e quindi sono un

esempio di gruppo etnico inventato dal potere centrale.

Abdur Rahman represse nel sangue qualsiasi tentativo di protesta pashtun e mandò

parte della popolazione delle aree centrali della Hazarajat abitate da una delle

popolazioni sciite afghane. Gli Hazara furono oggetto di massacri, persecuzioni e si

videro costretti a spostarsi verso le grandi città, dove sono tra i livelli più bassi della

manovalanza urbana. Qui c'era una discriminazione religiosa e di origine etnica,

distinguibili facilmente anche a livello fisico. Ci sono anche altri gruppi etnici sciiti

vicino al confine con l'Iran ma parlano soprattutto il dari, dialetto del farsi iraniano,

etnicamente diversi e parlando lingue diverse. Varie cose sono importanti perché nel

corso degli anni Ottanta e novanta vari paesi decisero di sostenere gruppi che

ritenevano più affini ed acuirono le differenze interne. I tagiki costituiscono la seconda

etnia nel paese dopo i pashtun.

Abdur Rahman cerco di creare una nazione, non solo con il pugno di ferro, spostando

le popolazioni, con la forza… ma anche sotto il profilo culturale giocando sull'identità

sunnita ed enfatizzando l'identità pashtun. La questione etnica in Afghanistan nasce

nell'ottocento. Quindi il problema etnico non è connaturato all'Afghanistan, ma le

recriminazioni reciproche sono nate solo nell'ottocento, in parte come risposta alla

politica filo pashtun di Abdur Rahman, ma in parte anche come reazione della

determinazione dei confini, perché gli inglesi nel 1993 imposero un confine tra

Afghanistan e India britannica che sottrae all'Afghanistan parte della popolazione

pashtun. Negli stessi anni per un accordo tra Russia e l'India si viene delineato il

confine settentrionale. Il confine nord inserisce in Afghanistan popoli turkmeni, tagiki,

uzbeki, popoli centro asiatici. Quindi a fine Ottocento il paese ha meno pashtun e vede

aumentare la percentuale di minoranze etniche.

Inoltre, a fine Ottocento scoppia in tutto il Medio Oriente l'idea del nazionalismo, in

questo caso quello pashtun, turkmeno, tagiko, uzbeko.

A inizio Ottocento gli inglesi in funzione antifrancese mandano un emissario a Kabul

per cercare di stringere un accordo con l'emiro. Si temeva un'alleanza franco russa che

volesse il controllo dell'India. Poi emerge un nuovo pericolo, i russi occupano zone

sempre più ampie verso l'Asia centrale.

La Gran Bretagna tra 1839 e 1879 cercò in due casi di occupare stabilmente il paese.

Due volte invase l'Afghanistan e perse. Le battaglie tradizionali combattute

dall'esercito anglo-indiano ed esercito pashtun vennero vinte dall'esercito anglo-

indiano, poi però gli afghani reagirono con la guerriglia. È lì che nasce la guerra

asimmetrica. Le guerre anglo-afghane dell'Ottocento sono un esempio di guerra

asimmetrica. Nelle battaglie campali vivevano gli inglesi ma gli afghani avevano la

meglio nella guerriglia. Gli inglesi dovettero quindi cambiare strategia, decidendo che

era meglio convincere il paese a cedere alla Gran Bretagna il controllo della sua

politica estera. Con l'accordo Gandamak del 1879 gli emiri afghani accettarono di

lasciare che gli inglesi controllassero la politica estera del paese in cambio di sussidi

generosi di cui gli emiri avevano bisogno. Il paese era povero di risorse e quindi

necessitava questi sussidi, spedì in larga misura nel tentativo di costituire un esercito

moderno. Così migliorarono i rapporti tra i due paesi fino al 1929 quando Amanullah,

approfittando della debolezza della Gran Bretagna, decide di provocare le truppe

anglo-indiane lungo la Durand Line. Gli inglesi usarono per la prima volta degli aerei

per bombardare le milizie pashtun, ma indeboliti dalla Prima guerra mondiale, e

pensando che l'Afghanistan non avessero importanza per loro, decisero di riconoscere

l’indipendenza proclamata da Amanullah nel 1919. Uno dei primi paesi a riconoscere

fu l'Italia, che aveva sempre avuto ottimi rapporti con gli emiri. La stessa famiglia di

Abdur Rahman si recava spesso in vacanza in Italia. L'Italia fu il primo o secondo paese

a riscoscerlo, le fonti sono discordanti. L’altro paese fu l'URSS, in nome

dell'indipendenza e autodeterminazione dei popoli.

Amanullah divenne per breve tempo un grande eroe nazionale, ma presto iniziò ad

essere inviso ai più perché mentre il padre e il nonno avevano ammodernato le forze

armate e l'amministrazione, Amanullah era sostenitore di Ataturk, decise di introdurre

tribunali laici, scuole di stato e riforme simili a quelle introdotte in quasi tutto il mondo

musulmano, provocando reazioni negative e la sua misura più invisa fu la decisione di

vietare la poligamia per i funzionari governativi.

Per l'attuazione delle riforme, avendo perso i sussidi inglesi, si trovò costretto a

cercare di rendere effettivo il sistema di organizzazione del gettito fiscale, aumentò i

dazi doganali e queste misure gli causarono l’ostilità di proprietari terrieri e figure

religiose. Lo scontento popolare portò ad una rivolta che portò un tagiko di umili

origine al potere, ossia Bacca e Saqqao, ma siccome era impossibile pensare che ci

fosse un non pashtun al potere, venne sostituito da Nadir Shah, poi dal 1933 Zahir

Shah.

Zahir Shah a partire dagli anni Sessanta dà inizio ad una politica di apertura che

permette la formazione di diversi partiti: si formano quindi varie formazioni politiche

che appartengono a due gruppi, uno fondamentalista e uno comunista. Il

raggruppamento fondamentalista è a sua volta diviso in due posizioni.

● Uno è Hezb e Islami di Hekmatyar, che proponeva una rottura con lo status quo,

rappresentava i ceti medio bassi e aveva ai vertici individui che avevano eletto

Maududi e Qutb ed erano influenzati da questi pensatori, scoperti nelle scuole

pakistane. L'Afghanistan aveva avuto una tradizione di studi di livello superiori

che gravitava sull'India britannica e Pakistan. Chi voleva continuare gli studi

nelle madrasa dopo un certo livello si recava nelle aree paghin dell'India

britannica e quei legami oggi rimangono. La leadership dei talebani nascerà qui.

● Un altro orientamento fondamentalista è invece uno più moderato

rappresentato a Rabbani con Jamiatt e islami, che non rappresentava solo la

popolazione pashtun, era multietnico. rappresentava i ceti medio alti, era vicino

ai fratelli musulmani e al Azar. Jamiatt e islami era un movimento, mentre Hezb

e islami un vero e proprio partito.

È interessante notare che anche nel raggruppamento si sinistra si crea una frattura

simile. Nel 1965 erano nato il PDPA, il partito democratico popolare dell'Afghanistan,

dichiaratamente filo comunista e filosovietico, che usava un linguaggio estraneo alla

realtà afghana, non industrializzata, senza classe operaia. A differenza di quello che

dicono molto manuali, non fu mai finanziato dall'Urss, fu sempre molto critico nei suoi

confronti. Nella sinistra c'erano

● Il khalq (popolo), favorevole al colpo di stato, contrario a compressi con il potere

● La corrente parcham, bandiera, più moderata, contraria alla violenza e con vari

gruppi etnici.

L'URSS temeva che il khalq si inimicasse alcuni gruppi della popolazione e che il

governo centrale si allontanasse del tutto dall'Urss. Negli anni sessanta e settanta

mentre il sistema politico si apre con nuovi partiti e associazioni, vengono alla luce

divisioni di natura ideologica. In questo contesto tornò ad affiorare le istanze

nazionaliste nella questione della frontiera, ossia le istanze nazionaliste pashtun già

emerse a cavallo tra otto e novecento sono sentite anche a partire dagli anni sessanta

e settanta.

Nel 1947 il Pakistan eredita la durand line, l'Afghanistan già negli anni trenta quando si

prospetta la possibilità che la colonia britannica cessi di esistere, gli afghani iniziano a

chiedere di poter riottenere la parte di territorio ceduta dall'India britannica nel 1893.

La comunità internazionale non prende in considerazione le richieste afghane, la

richiesta afghana si risente improponibile negli anni precedenti al 1947. Gran Bretagna

e Stati Uniti non ascoltano perché non vogliono creare uno stato pagato separato e

nemmeno permettere un indebolimento del Pakistan, che nasce inserito nella sfera

statunitense. Quando nasce il Pakistan le NU decideranno addirittura di non votare a

favore del riconoscimento del nuovo stato, solo dopo mesi lo darà ed ancora oggi il

confine non è riconosciuto dall'Afghanistan e d'un nodo cruciale nei rapporti pessimi

tra i due paesi.

Il Pakistan nasce con il contenzioso con l’India sul Kashmir. Nel contesto della guerra

fredda questi dissidi avranno il sostegno dell'una o dell'altra superpotenza.

Il Pakistan nacque nel 1947 come un mosaico etno linguistico e socio economico,

accomunato solo dalla religione principalmente sunnita. Ma non vi era altro che desse

significato a questo nuovo stato. Il timore era che la cessione dei territori pashtun

innescasse un effetto domino con il Punjab, il Belucistan e quindi cessasse di esistere

in un momento in cui la classe dirigente indiana non aveva nascosto il volere che il

Pakistan si separasse. Quando perderà il Bangladesh ci sarà anche lite evento indiano.

La questione del Pashtunistan creò varie crisi diplomatiche tra gli anni cinquanta e

settanta. Di fronte al rifiuto di Kabul di riconoscere il confine mandando

periodicamente truppe pashtun oltre confine per ridisegnare le frontiere, il Pakistan

reagì chiudendo i passi, mettendo in ginocchio l'economia afghana perché quasi tutti i

beni entravano e uscivano dall'Afghanistan attraverso i passi pakistani. Zahir Shah non

era simpatizzante dell’URSS ma di fronte a questa situazione dovette rivolgersi all'Urss

firmare accordi di transito che con il tempo si consolidarono. In realtà la classe

dirigente non voleva legarsi alla URSS con cui non condivideva l’ideologia e si rivolse

più volte agli Usa per chiedere aiuti militari ma gli Stati Uniti risposero in maniera

negativa per non alienarsi il Pakistan. Si trovarono quindi ostaggi un conflitto

bilaterale. Dinanzi al rifiuto degli Stati Uniti, Zahir Shah e poi Daud, che nel 1973 con

un colpo di stato mise fine alla monarchia e diede inizio alla Repubblica

dell'Afghanistan, pur essendo liberali, nazionalisti si legarono sempre più all'Urss a

livello economico e militare con l'URSS, da cui iniziarono a venire materiali bellici, aiuti

logistico e addestrati. L'URSS finanziò una serie di scambi tra i due eserciti, sostegno

dei vertici delle forze armate afghane in URSS e creando dei vertici militari legati

anche culturalmente all'Urss e che avrebbero simpatizzato per l'URSS. Quando il PDPA

andò al potere con un colpo di stato nel 1978, il colpo fu realizzato da ufficiali afghani

di simpatie sovietiche che avevano vissuto in URSS.

Quando Daud andò la potere avvio le riforme degli altri paesi, riforma agraria,

investimento in istruzione…. È possibile che con queste riforme intendesse

depotenziare il PDPA impossessandosi di alcuni dei cavalli di battaglia della retorica

del PDPA. Daud però fece un grande errore, era un liberale nazionalista e fu colui che

maggiormente riprese la polemica sul Pashtunistan nei confronti del Pakistan e,

secondo quanto la storiografia pachistana ha sempre dichiarato, decise di sostenere

gli insorti beluci in Pakistan, perché in quegli anni era scoppiata nel Belucistan

Pakistano un'insurrezione e gli afghani erano accusati di finanziare gli insorti e ospitati

in campi di addestramento militare.

Gli afghani hanno sempre negato e detto di dare sostegno morale e ospitalità in nome

della fratellanza etnica. In Pakistan Ali Bhutto, socialista ma non filo sovietico, decise

di reagire all’interferenza afghana istituendo una serie di campi di addestramento

nelle aree pashtun, destinate ai dissidenti islamisti fondamentali che negli stessi anni

venivano repressi in patria. Daud oltre ad avviare riforme non aveva alcune simpatia

per i fondamentalisti ed avviò una politica di repressione. I dissidenti fondamentalisti

trovarono appoggio nelle madrasa a sud del confine è ottenere anche sostegno

logistico e addestramento in campi a positivi, questo nonostante Ali Bhutto non fosse

per niente filo islamista. Questo è importante perché spesso si attribuisce a Zia la

politica di sostegno dei gruppi fanatici afghani nel corso degli anni ottanta, ma in

realtà era una politica iniziata già da Bhutto negli anni settanta per motivi legati alla

Durand line.

In Afghanistan si parla di settanta gruppi etnolinguistici. I beluci sono divisi in tre stati

e ci sono grandi interessi cinesi. I sindi al loro interno hanno problemi con immigrati di

vari stati. La situazione è molto complessa.

01/03/18

Mohammad Daud con un colpo di stato nel 1973 pone fine ad una monarchia e la

sostituisce con una repubblica. Attua una serie di riforme, come quella agraria.

Reprime i gruppi dissidenti, soprattutto fondamentalisti nati nel decennio precedente,

ottiene aiuti militari dall'Urss pur cercando di non allinearsi troppo con le politiche

sovietiche. Riprese anche le rivendicazioni etniche relative alla Durand Line, inducendo

Bhutto a ospitare i fondamentalisti afghani e fornendo loro sostegno logistico e

addestramento militare. Daud è sempre più isolato in patria, senza sostegno degli

Stati Uniti, ma neanche un grande sostegno dell'Urss e nel 1978 viene eliminato da un

colpo di stato che porta il PDPA al potere. Inizialmente la corrente del parcham ha la

meglio, ma gradualmente la corrente khalq, più estremista, prende il sopravvento e

impone al governo di introdurre riforme che toccano i pilastri della società tradizionali,

come la proprietà della terra e l'onore femminile. Riprendono riforme precedenti,

accelerandole, promuovendo l'alfabetizzazione con un modello e con linguaggio

sovietico e non autoctono, cercano di riformare la proprietà della terra e di favorire

l'emancipazione femminile, provocando la reazione dei conservatori sostenuti dagli

stessi contadini, che preferiscono la sicurezza dai rapporti preesistenti ai miglioramenti

socio economici che vengono loro promessi. Non volevano inimicarsi i proprietari

terrieri, per non perdere la protezione di questi individui e la possibilità di ottenere

credito.

Nel 1979 viene attuato un nuovo colpo di stato con il quale il khalq prende

direttamente il potere, estromettendo i membri della parte moderata e costringendo il

rappresentante del partito a fuggire in Unione Sovietica. Amin, che guidava la corrente

khalq, cercò di accelerare le riforme, nonostante l'URSS gli consigliasse di fare marcia

indietro, perché si rendeva conto che queste riforme avrebbero potuto scatenare una

rivolta che avrebbe potuto assumere facilmente connotazioni religiose. Questo perché

l'Afghanistan era direttamente a sud delle repubbliche islamiche centro asiatiche,

ventre molle dell’URSS, e da poco c'era stata la rivoluzione khomeinista.

Dopo il colpo di stato del 1979 la rivolta dilaga e prende varie forme con scioperi e

manifestazioni e come nel caso iraniano non ha inizialmente alcun elemento religioso.

Manifestano anche membri fondamentalisti e gruppi religiosi ma si tratta di

sollevazioni spontanee e di protesta contro un governo che parlava un linguaggio

allogeno e cercava di imporre riforme di struttura. Amin si trova ad essere sempre più

isolato e oggetto di critiche dall'Urss e cerca quindi incontrare dei rappresentanti di

nascosto del governo cinese, che intanto aveva rotto con l'URSS, e sembra che

incontrasse anche alcuni componenti della CIA. Cerca di addivenire ad un accordo con

Zia, facendogli intravedere la possibilità di un accordo sulla Durand Line, ma Zia Ul

Aqh non cerca l'accordo perché punta sulla rimozione del PDPA perché ha dalla sua il

sostegno statunitense. Carter nel 1979 firma l'autorizzazione a sostenere con aiuti non

militare la resistenza afghana e quindi aiuti non possono che arrivare alla resistenza

afgana con la mediazione pachistana, per motivi di contiguità geografica, perché gli

Stati Uniti non avevano coltivato nessun sistema di intelligence nella zona, mentre il

Pakistan che già con Bhutto aveva interferito con le questioni interne afghane

conosceva meglio la realtà politica afghana e non si poteva fare a meno del Pakistan.

Gli Stati Uniti sostengono la resistenza afghana, nota con il nome di mujaheddin

(coloro che combattono il jihad) e freedom fighters, perché sarebbe venuto alla luce

che i freedom fighter facevano gli interessi dell'occidente, ma non erano persone con

cui volersi associare.

Amin cerca un accordo con Zia e non ci riesce, cerca di incontrare esponenti cinesi e a

questo punto l'URSS non si fida più di lui. Amin nel 1979 aveva chiesto all'Urss di

intervenire militarmente per spegnere le rivolte, soprattutto dopo il mese di

settembre.

Ora sappiamo che fino al novembre del 1979 le tre istituzioni concordavano sul fatto

che sarebbe stato un suicidio intervenire per Amin. Nell'autunno quindi non ci si fida

più di Amin. Al tempo stesso l'URSS decise di rispondere all'ennesima richiesta d'aiuto

di Amin e di intervenire nel paese. Amin diventa la prima vittima dei sovietici, perché

entrati nel paese intorno al Natale del 1979 il primo morto è proprio Amin stesso.

L'URSS dice di essere intervenuta perché l’ha chiesto un governo amico ma non aveva

alcuna intenzione di farlo per lui. Im motivi erano altri.

● Temeva infatti il fondamentalismo, perché le rivolte dilagavano

● L'ostilità della Cina nei confronti dell'URSS e il timore che da questa situazione

di ostilità cinese e rivolte ne potessero approfittare gli Stati Uniti

● Sostengo americano ai mujaheddin come elemento determinante

L'URSS non voleva necessariamente un paese socialista, ma voleva tenerlo nella

propria orbita per fini difensivi dopo il Pakistan agli Stati Uniti e la rivoluzione in Iran.

Tremava un governo amico degli Stati Uniti che avrebbe potuto creare basi militari in

prossimità dell’URSS.

Diversi esperti americani e persone che negli anni ottanta promossero l'intervento

americano in Afghanistan riconobbero nei decenni successivi che l'azione sovietica,

un'azione indubbiamente aggressiva, che distrusse il sistema del paese e creò

moltissimi morti, che l'azione sovietica era stata aggressiva a scopi difensivi. Questo lo

sappiamo senza ombra di dubbio sulla base dei documenti sovietici. Non è un passo

verso il controllo dei mari caldi del golfo, ma il timore di perdere l'Afghanistan in

questo contesto.

Con l'invasione sovietica inizia una gigantesca guerra per procura. Da una parte c'è il

PDPA , reinstallando Karmal quindi il parcham, che viene coadiuvato dalle truppe

sovietiche che andarono incrementando le loro forze militari nel paese. Dall’altro lato

mujaheddin sostenuti dal mondo libero in quello che fu il capitolo più importante e

finale della guerra fredda. L'URSS uscirà a fine anni ottanta stremata da questo

conflitto e sarà probabilmente il colpo fatale ad un'economia già in crisi.

La resistenza afghana non avrebbe avuto successo senza il finanziamento e sostegno

logistico di moltissimi paesi. I russi avevano dalla loro la continuità territoriale. I

mujaheddin avevano il sostegno di moltissimi paesi tra cui Stati Uniti e Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti considerava l'invasione sovietica, come disse Carter, un attacco agli

interessi militari statunitensi del golfo persico, come se volessero mettere le mani sui

giacimenti petroliferi, cosa che in realtà non risulta.

Molti dissero però ai tempi che lo scopo era anche quello di dissanguare l'URSS,

Brzezinski era consigliere per la sicurezza nazionale sotto Carter e sperava che

finanziando i mujaheddin si sarebbe scalfita l'immagine dell'URSS nel mondo

musulmano e si sarebbe messa in difficoltà di fronte all'opinione pubblica

internazionale e anche dal punto di vista economico, cosa che accadrà. Si rendevano

conto del pericolo dei mujaheddin, ma a quell'epoca l'URSS era un pericolo maggiore.

Questo capitolo della guerra fredda non poteva essere combattuto dagli americani con

i propri uomini perché altrimenti sarebbe vista come l'invasione del nemico empio e

poi era impensabile soprattutto perché da poco nel 1975 era finita la guerra del

Vietnam e l'opinione pubblica era contraria a mandare degli uomini a morire lontano

da casa. Gli Stati Uniti decidono quindi di finanziare i mujaheddin. Ognuno qui aveva i

propri interessi, ai mujaheddin non interessa la guerra fredda.

L'Arabia Saudita si accordò con gli Stati Uniti per finanziare nella stessa misura i

mujaheddin. Il suo sostegno va letto nel senso della competizione con l'Iran in Asia

centrale, regione ricchissima di idrocarburi. Quindi al tentativo di occupare lo spazio di

senso islamico si accompagnavano interessi economici e geostrategici. I sovietici

speravano in un intervento breve volto a proteggere la capitale e l'istituzioni principali

mentre l'esercito nazionale avrebbe fatto il resto. Entrati nel paese si resero conto di

aver sopravvalutato la preparazione dell'esercito e si trovarono coinvolti in un conflitto

da cui uscirono solo nel 1988-89.

I sovietici non si resero conto della quantità di diserzioni. L'occupazione fu vista dai

mujaheddin come l'attacco di una potenza empia, poiché dichiaratamente atea, ad un

paese musulmano, coagulando le varie fazioni afghane che si combatterono contro gli

invasori.

Gli Stati Uniti per ovviare alla debolezza numerica delle loro truppe che non furono mai

sufficienti a coprire un territorio così vasto, i sovietici ben presto iniziarono a

bombardare e causare danni collaterali, causando ulteriore odio nei loro confronti.

Dimostrarono di non aver appreso nulla delle regioni del grande gioco. Se in

Afghanistan si combatte una guerra asimmetrica, anche con un esercito forte, non si

può vincere. La situazione si trova attualmente. I sovietici quindi erano facile vittima di

incursioni notturne, sabotaggio, guerriglia.

Gli Stati Uniti come aiutarono i mujaheddin? A partire dal 1980 il sostegno americano

da non militare diventa anche militare. Fino a partire dal 1985-86 per mascherare la

loro partecipazione a conflitto (per mettere in luce un'immagine negativa dell'Urss), la

Cia acquistava armi e munizioni di fabbricazione sovietica da paesi un tempo nella

sfera d'influenza sovietica ma che aveva cambiato campo, come l'Egitto di Sadat e

Mubarak, interessato a rinsaldare i rapporti con gli Stati Uniti e liberarsi di materiale

bellico che iniziava a diventare obsoleto, ottenendo in cambio soldi che venivano usati

per comprare nuove armi americane. Tutte le potenze ci guadagnavano.

Un altro paese a dare armi fu la Cina che nei primi anni settanta ha iniziato un

processo di avvicinamento con gli Stati Uniti. Riceveva armi anche dalla Turchia e da

Israele. Quindi i mujaheddin combattevano con armi sovietiche ottenuta da Israele.

La Cia acquistava queste armi in cambio di armi e munizioni proprie e li trasportava

via mare in Pakistan a Karachi o via aerea a Peshawar e le consegnava ai servizi

segreti pachistani, lasciando che fossero loro a decidere a chi darlo. Questo perché la

resistenza afghana aveva moltissime fazioni e il Pakistan si prestò a scegliere le fazioni

che avrebbero avuto diritto ai finanziamenti e all'equipaggiamento militare fornito

dalla CIA. Quindi diede vita ad un ufficio di coordinamento a Peshawar, che prevedeva

le sette fazioni di Peshawar da cui erano escluse tutte le fazioni laiche o di sinistra.

Esistevano infatti sezione di mujaheddin di fede maoista che non ebbero soldi da

nessuna parte. Esistevano anche fazioni democratiche che furono escluse. Queste

fazioni avevano una natura religiosa, altri erano fondamentalisti, alcuni più

conservatori e il partito che fu più avvantaggiato fu quello meno rappresentativo in

Afghanistan, con meno successo sul campo di battaglia, cioè l’ Hezb e islami, partito

composto da pashtun perchè in un ipotetico futuro governo avrebbero riconosciuto per

riconoscenza la Durand line. Inoltre Hezb e islami era un partito fondamentalista molto

vicino a Jamaat e islami.

Gli americani sapevano che le armi andavano alle parti più anti occidentali, però gli

accordi con i pakistani erano stati chiari. Questi si sarebbero prestati al gioco della

guerra fredda ma avrebbero deciso loro a chi sarebbero andati gli aiuti e quindi gli

americani credevano di avere le mani legate.

La guerra si trascinò per anni finché nel 1985/86 vennero introdotte armi più

sofisticate di produzione americana, mostrando apertamente il coinvolgimento

americano. Questi furono determinanti nel convincere l'URSS a ritirarsi. I tentativi

negoziali di risolvere il conflitto portati avanti dalle NU non ebbero successo perché gli

americani temevano che a Kabul si formasse un governo non allineato e l'URSS diceva

di essere disposta a non sostenere più il governo di Kabul a patto che cessasse

qualsiasi interferenza esterna, anche da parte statunitense e quindi gli americani non

erano più disponibili a non finanziare più i mujaheddin.

L'Iran negli anni 80 cerca di sostenere finanziariamente le fazioni di mujaheddin sciite

filo khomeiniste ma può fare poco perché sta combattendo una guerra con l'Iraq, ma

ovvia la propria debolezza sul teatro afghano presentandosi al mondo come un

sostenitore dei movimenti sunniti e sciiti che si oppongono a Israele, come Hamas ed

Hezbollah. Quindi l'Iran pur non potendo sostenere i mujaheddin in Afghanistan, presta

l'immagine di paladino della causa palestinese, cercando di minimizzare le specificità

religiose iraniane, aumenta quindi il proprio soft power nei paesi arabi sunniti e

assume una posizione filo palestinese.

I sovietici si ritirano tra 1988/89 dopo molte liti e distruzioni del sistema irriguo, che

faciliterà la diffusione di coltivazioni di oppio e causerà moltissimi profughi, circa

cinque milioni di profughi che si riversano in Pakistan verso le aree pashtun mentre la

popolazione sciita si sposta verso l'Iran. Trovano una situazione meno favorevole. Gli

sciiti a ovest dell'Afghanistan, soprattutto quelli di Herat, appartengano a ceti medi di

aree urbane, erano sofisticati anche culturalmente e si trovano a vivere in campi

profughi nel Belucistan desertico in condizioni miserabili, oggetto di diffidenze e senso

poter trovare un impiego.

Una delle tante conseguenze degli anni in Afghanistan oltre alla distruzione del paese

e che il sostegno ai fanatici non fa che aumentare i conflitti settari interni, nel

decennio successivo, durante la guerra civile del 1992, a fare le spese della guerra

civile saranno gli Hazara. Quando andranno al potere talebani in particolare che per

condizioni proprie e per il finanziamento saudita aumentano i massacri a danno degli

Hazara.

Secondo l'accordo di Ginevra Stati Uniti e Urss avrebbero dovuto cessare subito di

finanziare i loro clienti ma continuano fino al gennaio del 1992.

Appena cessa il finanziamento sovietico al presidente, il governo cessa di esistere. Nel

1992 fazioni di mujaheddin occupano la capitale e danno vita ad un governo che

include solo alcune fazioni dei mujaheddin, in particolare Jamiat. Nel 1992 scoppia una

guerra che vede da una parte il Jamiat che occupa la capitale e si mostra come

governo legittimo e dall'altra le fazioni che si sentono escluse dal potere, tra cui Hezb

e islami che continua ad essere finanziato dal Pakistan. Questa guerra civile assume

una connotazione etnica. L’Uzbekistan finanzia i mujaheddin uzbeki, il Pakistan

finanzia i pashtun, l'Arabia altri pashtun. Gli iraniani le formazioni sciite. Questa

interferenza acuisce i dissidi etnici nel paese.

Questa prima fase di guerra civile finirà solo quando arriveranno in scena i talebani,

ossia studenti di scuole coraniche, da taleb. Compaiono improvvisamente nel 1994.

Nella zona pashtun dell'Afghanistan meridionale è assalito un deposito di armi e se ne

impossessano di una quantità enorme. Il secondo momento di coinvolgimento cui se

ne parla e quando un convoglio di una compagnia Pakistan di compagnia dei servizi

segreti viene fermato e assalito da comandanti locali e liberato da un gruppo di

talebani, questo è significativo perché i talebani facevano anche gli interessi

commerciali del Pakistan.

I mujaheddin nelle zone occupate finanziano anche l'istruzione e c'è un'università

americana che produce testi scolastici che regala alle scuole afghane. Questi testi

scolastici sono stati ritirati solo recentemente dall’UNICEF. Ma hanno cresciuto

generazioni di bambini e sono stati ritirati solo una decina di anni fa. Le immagini con

cui si insegna ai bambini sono molto violente, ci sono armi per imparare a contare. Si

cercava di fare odiare i sovietici ma si stanno facendo crescere nella violenza intere

generazioni.

Il Pakistan è un paese giovane. Nel processo di diffusione dell'islam, l'islam arriva alle

coste occidentali dell'India nel settimo secolo con i mercanti e arrivano truppe di

Muhammad el Kassem nel Sindi e insieme alle truppe centro asiatiche arrivano anche

confraternite centro eidetiche, questi determina un Islam estremamente composito.

Ossia un Islam arabo, un Islam sufico, un Islam persiano. Quindi l'islam è portato da

individui con un substrato culturale diverso. Il continente indiano era molto

frammentato a livello politico, al civiltà è molto sofisticata e complessa con due

religioni molto complesse induismo e buddismo, che rimangono le religioni

maggioritarie. L’induismo ai tempi era un insieme di correnti, alcune delle quali erano

sostanzialmente monoteistiche. Poi c'è stato un processo di omogeneizzazione per cui

si è potuto parlare di induismo.

I popoli centro asiatici diedero vita a i sultanati di Delhi, che saranno spazzati via

dall'arrivo di altre truppe centro asiatiche che diedero vita all'impero Mughal, che nel

giro di un secolo riesce a coprire quasi tutto il subcontinente indiano ma senza riuscire

a controllarlo in maniera capillare e giungendo ad una serie di alleanze con i vari regni

locale.

L'impero Mughal importa ceti esperti religiosi sunniti e li integra in un apparato

controllato dal potere e che viene fatto operare solo nelle aree urbane. Si crea quindi

una dicotomia tra l'Islam ortodosso e di provenienza araba nelle aree urbane e poi

l'islam sufi nelle aree rurali. Il sincretismo dell'islam sufi viene alla luce in pieno nel

contesto indiano. Sotto l'impero Mughal si sono politiche religiose opposte. Per es un

imperatore del cinquecento attuò una politica di cooptazione degli indù nel potere,

equiparandoli alla gente del libro e riconoscendo loro diritti. Questo è l'imperatore

imperatore Akbar. Al popolo opposto troviamo Aurangzeb che attuò una politica di

estromissione degli indù dai vertici del potere e discriminazioni crescenti nei confronti

della popolazione. Cercò di uniformare e semplificare la dottrina islamica. Come

succedeva in quel periodo nel mondo musulmano.

Durante il settecento si verifica qualcosa di simile al Wahabismo, ossia movimenti volti

a riscoprire le origini della religione, eliminare gli eccessi del sufismo, quindi non il

sufismo in toto ma solo gli eccessi e rivalutare le fonti primarie a scapito di quelle

secondarie. Uno dei rappresentanti di questo movimento è lo Shah Waliallah.

Con Aurangzeb l'impero Mughal raggiunge la massima espansione territoriale, ma

proprio a causa di queste iniziala de decadenza dell'impero Mughal che deve

affrontare la frammentazione politica interna in un contesto in cui si moltiplicano le

incursioni persiane e afghane. In questo contesto di decadenza si presentarono

sempre di più le compagnie commerciali europee. Nel cinquecento i portoghesi, nel

seicento gli olandesi, nel settecento si fa pressante la presenza della compagnia delle

Indie Orientali inglese e francese. Avrà la meglio quella inglese che a fine settecento

inizia con varie battaglie a trasformarsi in governo locale e controllare tramite alleanze

gran parte del subcontinente indiano. Alla compagnia delle Indie Orientali subentra la

corona nel seguito alla rivolta dei Sepoys del 1857, scoppiata dietro l'esercito e che

ebbe come conseguenza di convincere Londra a controllare direttamente tramite la

compagnia il subcontinente e poi diede vita all'elaborazione della dottrina delle razze

marziali. Alla rivolta dei Sepoys parteciparono solo alcuni gruppi etnici, per es gli indù

sì e non i musulmani e quindi gli inglesi capirono che di alcuni non ci di poteva fidare,

mentre altri dovevano essere inclusi in maggior numero nell'esercito, essendo razze

più coraggiose, leali. Con questa rivolta viene quindi ristrutturato l'esercito anglo

indiano per diminuire il peso di alcuni gruppi e aumentare quello di altri, in particolare

punjabi, pashtun e kurka. Il fatto che alcuni gruppi poi siano sovrarappresentati

porterà della conseguenze negative perché darà più potere a dei popoli. Questo è

importante in Pakistan perchè per buona parte della sua storia e stato retto da gruppi

militari oppure l'esercito controllava le cose da dietro le scene. A fine ottocento

aumentano le richieste di autogoverno da parte indù e musulmana, nasce nel 1885 il

congresso nazionale indiano costituito sia da indu che musulmani, poi nasce la lega

musulmana che mirava a tutelare gli interessi musulmani nel subcontinente.

Gli inglesi portano avanti una politica che riconosce solo indù e musulmani per quanto

riguardava il diritto della sfera privata. Mantennero in piedi il diritto preesistente.

Tradussero quindi alcuni testi di diritto indù e musulmano in modo arbitrario e si resero

conto che erano incoerenti, con molte opinioni diverse. Fecero quindi un'opera di

scelta per non lasciare libero arbitrio ai giudici, scelsero solo alcune norme,

reinventarono il diritto islamico e lo raccolsero in un manuale formando un’intera

generazione di avvocati e giudici su testi che erano frutto di una reinvenzione

britannica. È il processo di “orietalizzazione degli orientali” secondo Said. Si creano

delle élite urbane che hanno una concezione di sé che in realtà è stata plasmata da

altri.

Dinanzi al controllo britannico in India, anche gli indiani si chiesero dove avessero

sbagliato, dove nascesse la loro inferiorità. La risposta fu di tornare all’islam. Quando

erano fedeli all’islam erano forti. Il ritorno alle radici fu interpretato da alcuni in senso

modernità, come il college di Amigar, che formò la leadership della Lega musulmana.

Un’altra risposta venne data dal scuola di Deoband, istituita nel 1867 che voleva il

ritorno al corano e sunna, alle origini dell’islam ma bisognava anche razionalizzare la

dottrina, liberarsi dagli eccessi del sufismo e organizzarsi secondo forme organizzative

e tecniche moderne. L’unico motivo per cui è importante questa scuola è che spesso si

usa il termine “deobandita”, spesso usato erroneamente in riferimento ai talebani. Il

college di Deoband usava forme organizzative moderne, attraenti anche per i ceti

medio alti.

Il college di Deoband rappresentava un fattore di orgoglio ma presentava l'islam con

un linguaggio e forme organizzative moderne. Questa scuola ebbe un tale successo

che nacquero altre scuole in tutto il nord dell'India in una rete ampia, tanto che

quando si celebrò il centenario vi erano in Pakistan 8634 scuole deobandite. Oggi

Deoband sembra un esempio di oscurantismo, ma inizialmente non era così, perché

voleva un ritorno alle origini con tecniche di insegnamento moderno, a partire dagli

anni settanta e ottanta queste scuole avrebbero subito un’infleizna saudita e di

wahabizzazione. I Saud avrebbero mandato i loro testi scolastici, con un processo di

wahabizzazione crescente.

Sorsero poi altri movimenti che prefiguravano la nascita del Jamaat e islami di

Maududi erano estremamente rigoristi, contrari al sufismo in toto. Questi movimenti

godevano la simpatia dell'Arabia saudita ma al contempo ebbero le caratteristiche

moderne della Jamaat, che verrà fondato nel 1941.

La comunità indo-musulmana nel 1919-20 collaborò nel movimento per la

sopravvivenza del califfato, vedevano nella sua sopravvivenza una difesa contro le

super potenze coloniali, ed era sostenuto da entrambe le comunità. Ma finito il

califfato, il gruppo si sfaldò ed iniziarono scontri tra le comunità già negli anni venti,

alimentati dalla propaganda del Congresso Nazionale indiano e della lega musulmana.

Questi dissidi furono alimentati dalla politica inglese volta a riconoscere nettamente

due comunità distinte. Senza l'azione inglese probabilmente non si sarebbero poste le

basi per la Partition.

Le élite della lega musulmana si convinse sempre di più che in India, visto che negli

anni trenta e quaranta si erano ottenute forme sempre più ampie di autogoverno ed

era sempre più probabile l'indipendenza, la lega si rese conto che in un’India

indipendente e unita i musulmani sarebbero rimasti in minoranza. La lega credeva

nella democrazia, ma si rendeva conto che, dati i rapporti di forza, sarebbero stati in

minoranza in una democrazia. L'unico modo era avere uno stato separato in cui i

musulmani avrebbero potuto avere la maggioranza.

Quello che ai tempi era presidente della lega nel 1938 enunciò pubblicamente la teoria

delle nazioni, dicendo che i musulmani non hanno nulla a che fare con gli indù, non

potrebbero mai coesistere in un solo stato e ognuno ha diritto ad un proprio stato.

Tuttavia per secoli le due comunità avevano convissuto in maniera pacifica. Inoltre

Jinnah chiede se creasse uno stato per i musulmani nelle aree ed est e nord ovest.

Quindi non sarebbero entrate le aree del nord dell'India a cui apparteneva la stessa

leadership della lega musulmana e aree del centro dell'indianità con forti minoranze

indiane. Anche in questo caso come in Israele i religiosi si opposero alla teoria delle

due Nazioni, per motivi di vario genere

● Il partito religioso più importante non aveva seguito nelle aree che avrebbero

formato il paese, ma erano aree in cui la religiosità era dominata dalle

confraternite, unico ambiente musulmano che si pronunciò a favore della

Partition

● Inoltre si sentivano indiani. L'idea di indianità andava oltre l'appartenenza

religiosa, per la continuità territoriale e storica. Nell’India indipendente i

musulmani avrebbero potuto seguire le loro leggi come era successo sotto

inglesi e Mughal

● Temevano che la separazione avrebbe spezzato la comunità musulmana

indiana, rendendo coloro che sarebbero rimasti in territorio Indiano più deboli e

temendo che la spartizione potesse causare odi reciproci che avrebbero reso

difficile il proselitismo

● Inoltre Jinnah e gli altri che dominavano la lega erano troppo occidentalizzati.

Jamaat e islami si oppose alla nascita del Pakistan perché credeva che Jinnah non

potesse dar vita ad uno stato islamico, “che i limoni si trasformassero in manghi e la

prostituta diventasse casta”. È erroneo quindi considerare Maududi padre fondatore

del Pakistan, lo è solo Jinnah.

02/03/18

Attenzione a non confondere mujaheddin e talebani (errore anche in Campanini). Sono

due cose diverse

- Mujaheddin > vari gruppi etnici e vario orientamento ideologico, ma

prevalentemente pashtun e fondamentalisti

- Talebani > compaiono dopo. Spesso erano stati mujaheddin o loro figli e i vertici

talebani arriveranno dalle madrasa pakistane a sud della Durand Line.

Abbiamo parlato del sostegno statunitense in Pakistan. La Cina inizialmente sostiene

gruppi maoisti. Inizialmente usa la mediazione pakistana, ma siccome si rende poi

conto nel 1981 che molte armi finivano sul mercato nero pakistano invece di

raggiungere i mujaheddin, decise quindi darli ad alcuni gruppi direttamente, quelli a lei

più congeniale. Tuttavia quelli maoisti verranno spazzati via in pochi anni dalla

repressione del PDPA al governo e altri gruppi foraggiati a livello internazionale.

I sauditi misero soprattutto soldi (tanti quando gli USA) e non armi. Finanziarono gli

acquisti fatti dalla CIA attraverso un conto svizzero e decisero di mandare dei propri

uomini che avrebbero organizzato arrivo, addestramento e impiego di volontari da

tutto il mondo islamico che avrebbero combattuto a fianco dei mujaheddin. I sauditi

finanziarono soprattutto un gruppo wahabita praticamente sconosciuto e l’Hezb e

islami.

Tra 1983 e 1988-89 arrivarono a Peshawar circa 35/40000 volontari del jihad per lo più

da paesi arabi, ma anche dai Balcani, dalle Filippine, dall'Indonesia, dalla Cina.

A Peshawar facevano riferimento ad un ufficio di coordinamento che forniva loro

addestramento, armi, corsi veloci (i summer camps di Kepel). Per alcuni sarà

un'esperienza limitata, altri andranno a combattere direttamente in Afghanistan.

Questa esperienza li brutalizzare. Nell'esperienza dei campi di addestramento e guerra

in Afghanistan si completò la rottura dei legami con la comunità d'origine e le famiglie.

L'Arabia Saudita creò campi di addestramento nel nord del Pakistan per i volontari del

jihad, soprattutto quelli arabi, e mandò dei suoi uomini a gestirli. Mandò Abdallah

Azzam, che addestrò Bin Laden. Il padre di umili origine divenne un costruttore

importantissimo in Arabia Saudita. Aveva un profilo tipico di molti jihadisti di allora e di

oggi, non aveva alle spalle studi approfonditi di dottrina islamica, ma aveva seguito un

master di studi islamici e aveva avuto tra i suoi docenti anche Azzam, un palestinese.

Osama Bin Laden, come Azzam, coordinando e gestendo questi campi di

addestramento, entrò anche in contatto con uomini della CIA. È forse esagerato dire

che gli Stati Uniti sostennero Bin Laden, ma sicuramente ebbero contatti e avevano

uno stesso obiettivo. Sapevano che l'orientamento ideologico di Bin Laden non era

conforme al loro, ma non lo sostennero finanziariamente, anche perché aveva un

grandissimo patrimonio ed era finanziato dalla casa reale saudita e da collette delle

monarchie del golfo e in Egitto in nome della resistenza contro un infedele che ha

occupato il mondo musulmano.

Dopo il ritiro dei sovietici, i volontari tendenzialmente non rimarranno in Afghanistan e

Pakistan, territorio che ritenevano estraneo. I mujaheddin avevano una visione

dell'islam più vissuto, consuetudinario, differente da quello dei volontari. Questi

volontari andarono alcuni in Kashmir, nel 1990-91, in Cecenia, nei Balcani, dove non

riuscirono ad attecchire. In parte riuscirono a tornare nei loro paesi di provenienza, in

particolare Egitto ed Algeria, sebbene non graditi. Questi uomini, brutalizzati dalla loro

esperienza, saranno i principali responsabili di una spirale di violenza che toccherà i

due paesi negli anni novanta e diventerà una guerra civile in Algeria. La presenza degli

“Afghani” (Kepel li chiama così per intendere coloro che erano andati a combattere in

Afghanistan, ma non di nazionalità afghana) spesso in contrapposizione con la

popolazione stessa creerà ulteriori problemi.

Contro la Partition si schierò il partito dei religiosi dell’India e Jamaat e islami. A favore

della Partition c'erano pir sufi (confraternite, perché il loro seguito era nelle aree del

nord est e nord ovest) e Jamaat-e Ulama-e Islam.

Nel 1947 l'Inghilterra era stremata dalla guerra, non era più in grado di controllare

l'India, dove c'erano crescenti richieste d'indipendenza e nel mutato contesto

internazionale accettò di concedere l'indipendenza all'India. Nell'agosto l'India si divise

in due stati, Pakistan e India. La Partition fu accompagnata da un esodo incredibile, 14

milioni di persone che attraversarono i nuovi confini tra l'estate del 1947 e l'inizio del

48, il più grande esodo recente. La confusione derivava dalla scoperta solo alla fine

delle linee di confine, che spartivano aree come il Punjab e il Bengala ma tagliava

addirittura dei villaggi. Gruppi paramilitari legati alla lega e anche gruppi sikh e indù

legati a partiti politici promossero delle violenze che nel caos della Partition portarono

al massacro di un milione di persone in alcuni mesi.

Es La spartizione del cuore > libro

Comunità multi religiose soprattutto in Punjab e Bengala scoprirono di appartenere a

due stati diversi mentre arrivando notizie di massacri degli uni e degli altri. Si creò una

spirale di violenza anche su coloro che andavano nelle altre direzioni. Non c'è famiglia

ancora oggi nelle aree del nord dell'India e del Pakistan che non abbia avuto vittime in

questa violenza.

In questa situazione di dislocazione di popoli, in cui la comunità internazionale non

disse nulla e lasciò l'India al suo destino, i due paesi dovettero combattere la prima

guerra Indo pakistana, scoppiata nell'autunno del 1947 e che riguardava il controllo

del Kashmir.

Gli inglesi in India avevano concesso un particolare autonomia a circa cinquecento

stati principeschi e diedero a questi stati la possibilità di unirsi a Pakistan o India

scegliendo sulla base di appartenenza religiosa della popolazione e continuità

territoriale. I problemi riguardavano il Kashmir, con maggioranza della popolazione

musulmana ma retta da un maraja indu. Il maraja indù avrebbe voluto mantenere

l'indipendenza, sperando di avere il sostegno di qualche potenza. Il sostengo non

venne perché la comunità internazionale era contraria ad una frammentazione

ulteriore dell'Asia meridionale di cui avrebbe potuto avvantaggiarsi l'URSS. In base alla

teoria delle due nazioni avrebbe dovuto far parte del Pakistan ma l'India non era

disposta a concedere al Pakistan questo territorio.

In altra area problematica era la Hyderabad, dove c'era un principe musulmano su

un'area a maggioranza indù. Questo principato era molto ricco. Anche in un'altra area,

subito a sud del Sindh, nel nord ovest dell’India, c’era un sovrano musulmano che

governava una popolazione mista a maggioranza indù. Questi principi avrebbero

voluto o rimanere indipendenti o far parte del Pakistan, ma l'India sottolineò la

maggioranza in due e la non continuità ed intervenne con l'esercito per forzare la

scelta di questi stati principeschi.

Il maraja tergiversava ma nell'autunno del 1947, a seguito dell'infiltrazione di milizie

pashtun, che secondo l'India avevano sostengo del Pakistan, ma che il Pakistan ha

sempre negato, entrarono nel Kashmir dal nord ovest andando verso al capitale. Il

maraja in panico chiede all'India di intervenire. L'India nel giro di una notte fece già

schierare le truppe, pronte nel Kashmir ma solo dopo che il maraja avesse firmato uno

strumento di accessione all’India e le truppe indiane entrarono nel territorio. Il Pakistan

protestò diplomaticamente e mandò le proprie truppe, facendo scoppiare il primo

conflitto che si concluse nel 1949 con una linea del cessate il fuoco che divise il

Kashmir in un'area settentrionale e occidentale sotto controllo Pakistan. Ancora oggi

sono sottoposte in Pakistan ad una gestione separata. Qui c'è una maggioranza

musulmana, ma l'area del nord aveva anche un gruppo di sciiti. Il resto del Kashmir fu

occupato dalle truppe indiane e include popoli Buddhisti, Indù e ad ovest una

popolazione musulmana nella valle del Kashmir. L'area occupata dall’India è quindi per

il 60% musulmana. Le NU chiedevano che si tenesse un referendum che non ebbe

luogo per il cristallizzarsi di due posizioni antitetiche.

● Il Pakistan ha chiesto che ci fosse un'espressione della volontà del popolo sulla

base dell’autodeterminazione dei popoli e teoria delle due Nazioni.

● L'India ha sempre chiesto il ritiro delle truppe Pakistan e dai territori occupati,

senza fare nulla con le proprie e la situazione si è andata complicandosi.

La Cina, che aveva sempre considerato la parte più ad est del Kashmir come propria, a

fine della seconda metà degli anni cinquanta cominciò a costruire una strada che

collegava Tibet e Xinjiang, con fini geostrategici.

Perché Tibet e Xinjiang interessano alla Cina?

In Tibet sono presenti risorse minerarie e immense riserve d'acqua. È una zona ricca di

fiumi.

Lo Xinjiang è una provincia cruciale per la Cina perché ha giacimenti di gas naturale e

ospita diverse basi militari e uno o due impianti nucleari. Lo Xinjiang ospita una

porzione rilevante a livello numerico di musulmani cinesi. I musulmani cinesi si

dividono in due, i musulmani Han, i maggioritari, e gli Uibur, di origine centro asiatica,

etnicamente diversi ed è la maggioritaria in Xinjiang. La Cina per rispondere ai

movimenti autonomisti, se non indipendentiste, e per rispondere anche alle istanze

integraliste emerse negli anni ottanta nello Xinjiang ha reagito favorendo gli

spostamenti di popolazione Han nello Xinjiang e in parte con politiche repressive di

ogni forma di dissenso e anche cercando di facilitare la mobilitazione delle proprie

truppe verso questa area, rilevante anche per la sua collocazione geografica, anche

perché negli anni novanta è venuto in luce che nell'area centro asiatica ci sono

giacimenti importanti di petrolio e gas naturale e la Cina può sperare di prenderli solo

servendosi di gasdotti e oleodotti che passano attraverso le due aree occidentali. Per

questo è importante controllarli. Si parla spesso dell'alleanza tra Cina e Pakistan. A

partire dagli anni sessanta il Pakistan si è avvicinato alla Cina (c’era stato un

avvicinamento tra USA e India) per diversificare le porrei alleanze, infatti la Cina

fornisce materiale militare in Pakistan. A partire dagli anni ottanta il Pakistan è

diventato uno dei sostenitori principali dei militanti islamisti nella regione, sia talebani

sia gruppi estremisti pakistani, che hanno legami con alcuni gruppi dello Xinjiang e

quindi si è creato un rapporto ambivalente tra i due paesi. La Cina non vede favore il

sostegno del governo all'islam militante.

La Cina inizia a costruire questa strada nella metà degli anni 50, senza comunicare a

nessuno che quei territori fossero suoi. L’India protesta e si arriva alla guerra Sino-

Indiana del 1962, molto importante per gli effetti che crea. Tra questi l’India che non

riesce a reggere all’onda d’urto delle forze cinesi che sfondano il confine, chiede aiuto

agli USA, che concedono aiuto militare all’India in funzione anticinese. Questo è il

primo avvio dell’avvicinamento dell’India agli USA, cosa che fece arrabbiare il governo

pakistano, parte importante della politica di contenimento antisovietico. Il Pakistan

reagì negli anni 60 a diversificare le proprie alleanze, avvicinandosi alla Cina, sulla

base del nemico del nemico che è amico. Il Pakistan stringe accordi di varia natura con

la Cina e le cede nel 1963 alla Cina la Shaksgam Valley, parte del Kashmir sotto il

proprio controllo. Al di là della questione della Aksai Chin, il problema è l'ulteriore

cessione di una parte del Kashmir in un terzo paese. Nel 1965 il Pakistan deciderà di

dare inizio ad un nuovo conflitto con l'India per la questione del Kashmir che

confermerà la linea di cessate il fuoco precedente, nota come line of control e a fine

anni 80 la questione si complicherà ulteriormente perché oltre a ad esserci tre paesi

interessati, nel 1989 scoppierà una rivolta indipendentista in nome della kashmiriyat,

indipendentemente dalla propria fede. A questo si aggiungerà tra 1990 e 1992 l'arrivo

degli Afghani, l'India ha sempre sostenuto che fosse il Pakistan ad avviarli dopo un

addestramento nell’Azad Kashmir. Il Pakistan invece sostenere di dare sostegno

morale e politico pieno a questi combattenti per l'autodeterminazione dei popoli ma

nega di addestrarli e finanziarli.

Negli anni 50 ci sono state delle elezioni dell'area del Kashmir occupata dalle truppe

indiane con la quale l'assemblea legislativa voterà l'annessione all’India e diventerà

formalmente l’unico stato indiano a maggioranza musulmana. Il Pakistan sosterrà che

l’India ha manipolato queste elezioni.

Il Pakistan lo vede come un'area contesa il cui status è ancora da determinare. Parla di

Pakistani influence e non occupied. In India si dice invece Pok, ossia Pakistan occupied

Kashmir. Il Pakistan dice che la zona cinese è Controlled, mentre la Cina che è

occupied.

Il Kashmir è così importante per la sua posizione, fa da cerniera tra aree molto

importanti, non solo Cina, India e Asia centrale ma tra aree che per la Cina sono

estremamente importanti. Conta la sua collocazione geografica, l'importanza dal

punto di vista cinese di collegare Tibet e Xinjiang, l'importanza per il Pakistan di avere

un confine con la Cina per gli importanti rapporti commerciali e un'importanza legata

alle risorse idriche. Il Kashmir è ricchissimo di acqua. Ospita un ghiacciaio, ancora oggi

non delimitato e di nessun paese, il Siachen Glacier, da cui si originano importanti

fiumi centrali per l'irrigazione del Punjab pakistano e indiano. Inoltre entrambi gli stati

vogliono usare la questione del Kashmir per distrarre da altre questioni. Spesso i

media risvegliano la questione in momenti in cui i governi avevano problemi a livello

interno ed economico. È usato come giustificazione del Pakistan per usare anche alte

spese militari, diversamente dalle poche risorse usate per istruzione e ospedali.

Siccome l'esercito ha a lungo governato non è disposto a un depotenziamento e ha

reagito male ai tentativi di ridurre le spese militari. Negli anni novanta quando la

Bhutto e Sharif cercheranno di farlo verranno spodestati. C'è poi il motivo più

importante per le opinioni pubbliche, ossia la motivazione simbolica. Si riproducono

due idee di nazione diversa: una quella del Congresso Nazionale Indiano basato su

un'esperienza storica e di comunanza del territorio indipendentemente dalla fede,

stato laico formalmente ma con apartheid giuridico. Dall'altra un'idea che si basa sul

criterio confessionale. Le due opinioni pubbliche sentono questa necessità. L'India ha

sempre sostenuto che il marajà ha fatto legalmente la sua scelta, tramite lo strumento

di accessione del maraja. C'è stata anche la decisione dell'assemblea legislativa di

confermare l'unione all'India, ma il Pakistan sostiene che sono strumenti illeciti e

bisognerebbe tenere un referendum. Il Pakistan ha sempre investito

sull'autodefinizione dei popoli in Kashmir, ma ha negato la stessa possibilità ai pashtun

che vivevano lungo la durand line.

Nel 1984 le truppe indiane riescono a controllare gran parte del ghiacciaio e si apre un

fronte di guerra, quello a maggiore altitudine al mondo. Da allora ci sono state delle

scaramucce sul ghiacciaio. Ma la maggior parte di morti in queste zone è stato

costituito da slavine e freddo.

Il Kashmir si appella alla comunità internazionale perché venga sentito il parere della

popolazione, ma secondo l'India è solo un contrasto bilaterale deciso già dallo

strumento di accessione legale, mentre per il Pakistan l'annessione è illegale. Dal 2000

in poi la posizione Pakistan si è ammorbidita nei confronti del plebiscito, però non

hanno rinunciato a chiedere almeno al valle del Kashmir. Sono però delle posizioni

inconciliabili.

Dove c'è il Karakorum Pass, arriva un'autostrada che è principale linea di

comunicazione tra Pakistan e Cina ed è parte di quella che viene chiamata nuova via

della seta. Questa via di comunicazione verso la Cina, dall'altra parte arriva al porto di

Gwadar, in Baluchistan, porto che da decenni è stato ricostruito con ingenti

finanziamenti cinesi e che oggi è uno dei principali punti di arrivo di gasdotti e

oleodotti, con prodotti che da lì sarebbero trasportati verso la Cina. Quelli trasportati

via terra passerebbero per una strada legate alla Karakorum pass.

Il territorio è contiguo ad entrambi quindi pensando a questo non si può risolvere.

L'India si giustifica su base legale, anche se sulla base dei criteri della Partition

avrebbe dovuto essere parte del Pakistan.

Le aree controllate dal Pakistan hanno una popolazione che non gode degli stessi diritti

politici e civili. Anche le truppe indiane sono accusate di portare avanti un'occupazione

militare. Né gli uni né gli altri sono contenti di far parte di India e Pakistan, tanto che

negli anni ottanta si è sviluppato il movimento per l'indipenza ma questi gruppi vanno

difficilmente d'accordo e sono degli ultimi anni sono stati coinvolti nei tentativi di

negoziato.

Nel 1947 nasce il Pakistan senza avere alcuna caratteristica dello stato nazione.

Perché è composto da due aree non contigue territorialmente, divise da molti

chilometri di territorio nemico, e da popoli che livello etno linguistico sono molto

diversi, non hanno nulla in comune. In Pakistan ci sono moltissimi gruppi etnici e

tantissimi spostamenti di popolazioni. I confini dividono anche aree culturalmente

omogenee come Punjab e Bengala. All'indomani della Partition furono prese due

decisioni

● Adottare come lingue nazionali l’urdu e l'inglese. L'urdu è una lingua di origine

farsi che veniva usata dal l'impero Mughal, indianizzazione del farsi, scritta con

caratteri arabi. Era una lingua colta. Entrambe le lingue nel 1947 non erano

parlate. L'inglese era usato dalle élite, come Jinnah che parlava un urdu molto

stentato. Mentre l'urdu era parlato dal quattro o sette percento della

popolazione. Anche oggi, nonostante il ruolo dei media o il fatto che i concorsi

pubblici si tengono in urdu, resta parlato solo da una parte della popolazione. In

famiglia si parlano altre lingue legate al territorio come pashtun o beluchi. Viene

adottato l'urdu perché era la lingua delle élite colte dell'India settentrionale, che

formarono il movimento nazionalista pakistano. Era la lingua di coloro che

avevano voluto il paese e di parte dei migranti che si spostarono verso le due

ali, partendo dall'India. In seguito a questo a spostamento vengono chiamati

“coloro che effettuano l’egira” come quella di Maometto del 622, muhajir. Il loro

sacrificio sarà celebrato e in loro onore si deciderà di scegliere l'urdu come

l’inno nazionale.

● Scegliere Karachi come capitale del proprio paese.

Queste due decisioni provocarono le proteste della popolazione bengalese. L'area

orientale era formata in parte dal Bengala, costituito da musulmani. La maggior parte

della popolazione pakistana veniva nell'area Orientale e chiedeva che la capitale fosse

Dacca e la lingua il bengalese. Nonostante le proteste la lingua sarebbe rimasta l'urdu,

ma la capitale sarebbe stata spostata a Islamabad negli anni sessanta.

Inoltre i bengalesi vennero sotto rappresentati nel governo e nell'amministrazione

nazionale ma anche provinciale. Perfino nell'area orientale i vertici erano controllati da

individui dell'area occidentale, di etnia punjabi e mojahid. Nelle forze armate

prevalgono i pashtun e i punjabi, che volevano e tersi buoni i pashtun sulla base delle

rivendicazioni. Il Punjab è il cuore economico del Pakistan, zona più sviluppata a livello

agricolo e industriale, più ricca. Alla sovrarappresentanza di punjabi seguirono varie

rivendicazione non solo bengalesi ma anche degli altri popoli, come sindi e beluchi fin

dalla nascita del paese. Il Pakistan per andare incontro alle proteste pashtun decide di

concedere loro vaste forme di autonomia, che avevano già avuto in precedenza, ma

non si dimostrò disponibile a concedere forme analoghe di autonomia all’ala orientale.

Nell'atteggiamento del Pakistan nei confronti dell'ala Orientale si nota una

componente razzista, non ritenerli dei veri musulmani perché il loro Islam era sempre

stato più sincretistico. Erano i popoli autoctoni che si erano convertiti, mentre i punjabi

potevano vantarsi di essere discendenti delle truppe certro asiatiche che avevano

conquistato il potere.

Questo malumore sfocerà il crescenti richieste di autonomia e a fine anni sessanta,

inizio settanta il Pakistan manderà l'esercito per reprimere le rivolte pacifiche dei

bengalesi. Fecero un massacro. Le truppe entreranno nei campus universitari e

uccideranno gli studenti, nel silenzio della comunità internazionale. L'ambasciatore

statunitense in India continuerà a scrivere a Washington che stavano succedendo cose

terribili, ma gli Stati Uniti non lo potranno fare perché sono gli anni in cui inizia

l'avvicinamento con la Cina, che avviene sulla base della mediazione pakistana e

quindi non si poteva perdere la mediazione pakistana perché avvicinarsi alla Cina

durante la guerra fredda poteva significare colpire l'URSS.

Nel 1971 le richieste di autonomia diventano di indipendenza e l'India decide di

intervenire militarmente. Formalmente lo fa per la massa di rifugiati, circa nove

milioni, che scappano dalle violenze nell'area orientale e si riversano in India. L'India

senza sostegno internazionale non riesce più aiutare i profughi bengalesi, quindi per

porre fine a questo fenomeno e in nome dei diritti umani decide di intervenire

militarmente. L'accusa pakistana ancora oggi è che l'India abbia usato la guerra civile

bengalese per aver la scusa per frammentare il Pakistan per indebolirlo. Magari la Cina

voleva mostrarsi come unico sostenere dei diritti bengalesi e indebolire il nemico. Il

Pakistan si divide in due nel gennaio del 1972. Nasce il Bangladesh. Questo è un

trauma enorme per il Pakistan che perde buona parte della popolazione, un mercato

importante per l'industria del Punjab e ricco materie prime come la juta. È anche un

colpo forte perché a livello emotivo era l'islam che in teoria era ragion d'essere del

Pakistan non era riuscito a tenerlo assieme, l'area orientale si stacca per motivazioni

etno linguistiche. Quindi le élite pakistane avrebbero dovuto insistere su un altro tipo

di collante, non quello religiose.

In questo gruppo di popoli, vari studi fatti in entrambe le ali del paese rivelavano che

non c'era un'idea univoca su quello che avrebbe dovuto essere l'apparenza allo stato

islamico. Il Pakistan doveva essere uno stato islamico? Se il collante è l'islam quale

deve essere il ruolo dell'islamismo? Emerse che non vi era un'unica idea. A ovest

buona parte della popolazione diceva di volere uno stato islamico, ma la risposta era

estremamente vaga. Es mantenere usi e costumi, moralizzare la società… A est invece

la maggior parte della popolazione non voleva uno stato islamico e i settori che lo

volevano lo intendevano nel senso di maggiore giustizia sociale. Era un territorio dove

c'erano stati movimenti di sinistra che sentivano la necessità della giustizia sociale. A

ovest si indicava la giustizia dell'islam però in senso etico.

L’Assemblea costituente pachistana, nonostante le idee diverse sul ruolo dell'islam,

decise fin dal 1947 di fare crescente riferimento all'islam, rendendosi conto che non

poteva esserci altro appiglio per tenere assieme il paese. Ci fu quindi

un'islamizzazione delle istituzioni, nei media, nei testi sociali, ma questo processo si

intensificherà negli anni ottanta.

07/03/18

ALGERIA

Spesso si parla di eccezionalismo, espressione spesso usata anche dal regime algerino

per distinguersi dagli altri paesi. Effettivamente ci sono situazioni che la rendono

eccezionale, a partire dalla colonizzazione durata fino al 1962.

L'Algeria infatti è stata una colonia completamente assimilata alla Francia. La

colonizzazione è iniziata nel 1839, in un modo singolare, prima dell'inizio dell'età degli

imperialismi. Non è stata conquistata ma sono arrivati i francesi, per la conquista del

territorio ci vorranno circa 40 anni per reprimere l'ultima rivolta algerina. In questo

territorio la Francia mette in pratica un colonialismo basato sull’assimilazione,

diversamente dell'indirect rule britannica. Il territorio algerino è stato unito a quello

francese, l'Algeria era costituita da tre dipartimenti come il territorio francese. I

bambini algerini studiavano a scuola di avere come antenati i galli, dicevano di essere

solo separati dal mare, era la cosiddetta Algerie française. Questo ha significato una

completa spoliazione delle terre, una colonizzazione soprattutto agricola, gli algerini

divennero soggetti con pochi diritti. Nel 1954, data di inizio della ribellione algerina

che comporterà l'indipendenza, vi erano un milione di francesi che abitavano da due

generazioni in Algeria, erano i pieds noirs. L’amministrazione di questi tre dipartimenti

aveva escluso gli algerini, non individui ma soggetti ad un potere altrui nella loro terra.

La guerra d'indipendenza algerina dura dal 1954 al 1962, guidata dal Fronte di

liberazione nazionale. Anche il solo modo di chiamare questa guerra di liberazione è

stato argomento di dibattito, infatti non è stato accettato dalla Francia di parlare di

guerra d’Algeria. Questa definizione è stata accettata solo nel 1999, perché le

insurrezioni nel paese del popolo algerino che ha preso le armi contro l'occupante

francese potevano essere definite guerra d’Algeria perché l'Algeria era parte del

territorio francese, era una questione interna, quindi la Francia ha parlato solo di

avvenimenti in Algeria.

Il dispositivo militare francese arriva a 450000 uomini per sedare la rivolta guidata dal

fronte di liberazione nazionale che non era un partito, non era un semplice

movimento, ma si chiamava Fronte perché accoglieva diverse anime del nazionalismo

algerino, sviluppatisi già alla fine della Seconda guerra mondiale, che aveva avuto un

momento tragico con i morti delle manifestazioni del 1945 e successivamente il Fronte

era comparso solo nel 1954, con le prime rivolte, unendo movimenti nazionalisti. Non

c'era un movimento che prevaleva. Questo fronte sarà protagonista assoluto, partito

unico fino al 1989, ma ancora oggi è al potere e ha una posizione di primo piano.

La Francia mette in campo l'esercito perché non vuole perdere questa colonia. Nel

1956 vengono arrestati i 4 capi storici della FLN tra cui Ben Bella. Nel 1957 c'è la

battaglia di Algeri. Il FLN perde la guerra sul campo ma diplomaticamente riuscì a

vincere la battaglia e poi la guerra, perché dopo la battaglia di Algeri l'attenzione

dell'opinione pubblica internazionale e degli Stati Uniti in primis viene catalizzata su

questo paese per episodi di tortura. Da quel momento la lotta di liberazione esce dai

confini algerini, viene combattuta da Marocco e Tunisia e nasce poi un governo in esilio

riconosciuto da vari paesi. La causa algerina verrà portata avanti anche in sede ONU,

ma la battaglia continua soprattutto con la partecipazione dell'esercito delle frontiere,

guidato da Boumedienne.

Nel maggio 1958 si rischia la guerra civile in Francia perché in questo periodo dei

sostenitori dell'Algeria francese, estremisti pieds noirs cercano di prendere con le armi

il potere ad Algeri. Viene indicato da tutti i ribelli dell'Algeria francese De Gaulle come

presidente, che torna in Francia, torna al potere acclamato come presidente della

nuova repubblica francese e nasce la quinta Repubblica. De Gaulle viene acclamato

dagli ultras perché mantenga l'Algeria nel territorio francese ma in realtà riesce a

convincere il popolo francese a concedere l’indipendenza all’Algeria. Si arriva

all’indipendenza nel 1962 con gli accordi di Evian. A questo punto l’Algeria non

festeggia: la prima situazione che si crea infatti è quella di una resa dei conti tra le due

anime del FLN che avevano convissuto nella guerra di liberazione ma con una

predominanza della parte militare. Le due anime erano una militare e una politica. La

parte militare nell'estate del 1962 ha il sopravvento sulla parte politica e inizia una

lotta per il potere tra il GPRA, l'esercito in esilio, e l'esercito delle frontiere di

Boumedienne. L'esercito delle frontiere di Boumedienne sostiene Ben Bella che ottiene

il potere e viene trasformato in trionfo ad Algeri dall'esercito e diviene primo

presidente. Resterà al potere al 1962 al 1965, il FLN rimane asse portante della vita

politica e istituzionale. Predomina l'ala militare. Il FLN diventa riferimento mitico,

perché ha ottenuto l’indipendenza e legittima il potere di Ben Bella. Ben Bella si

impone come leader carismatico, che mostra una degenerazione nel personalismo e in

una deriva autoritaria e il popolo viene richiamato in continuazione nel discorso di Ben

Bella, perché il FLN chiama il popolo a unirsi durante la lotta per la liberazione. Era

stata una guerra di popolo che prometteva una rivoluzione. Con rivoluzione intende sia

una rivoluzione dell'assetto attuale, quindi l’indipendenza, ma anche una rivoluzione

socialista. L'Algeria si pone dalla parte socialista e l'Algeria socialista ha un suo modo

di intendere il socialismo. Si dedica soprattutto ad una rivoluzione agraria. La

colonizzazione era arrivata soprattutto espropriando terre agli algerini e la rivoluzione

agraria è uno dei successi di Ben Bella.

I pieds noirs all'indomani dell’indipendenza scappano dall'Algeria. Tornano in Francia.

Il 19 giugno del 1965 Boumedienne, che aveva portato in trionfo Ben Bella, nel periodo

di crisi dell'Algeria indipendente, guida un colpo di stato militare contro Ben Bella

accusato di praticare culto della personalità ed esagerare nell’arbitrio politico.

La presidenza Boumedienne durerà dal 1965 al 1968. Viene coadiuvato nella sua

funzione di presidente dal consiglio della rivoluzione, l'istituto in questo frangente è

costituito da militari ed ex colonnelli della ex armata di liberazione nazionale, braccio

armato del FLN.

Il consiglio della rivoluzione sospende il parlamento, annulla la Costituzione del 1963 e

per alcuni anni Algeria vive senza una carta costituzionale e il presidente verrà eletto

solo nel 1976 con l’emanazione di una nuova costituzione. Siamo lontani dalla

democrazia. Il consiglio della rivoluzione ha comunque scelto Boumedienne che

resterà al potere fino al 1968. Nel 1963 il FLN era stato individuato come partito unico

sopra lo stato, controllava la nazione e non scompare con Boumedienne, ma viene

rivista la ideologia, il socialismo algerino, nel senso che al centro della retorica ufficiale

non vi è più la riforma agraria ma lo sviluppo industriale. L’Islam, non è mai

scomparso, anche il movimento nazionalista aveva una parte nata sull'onda del

riformismo islamico. La religione è posta tra gli elementi fondanti della personalità

musulmana dell'Algeria nel momento della liberazione dalla Francia, un’Algeria

svuotata di una sua identità. Gli ulema negli anni 30 dissero

● L'Algeria è la mia patria

● L'arabo è la mia lingua

● L’Islam è la mia religione

L’islam scomparse nel socialismo di Boumedienne? Viene preso soprattutto nei suoi

principi messi al servizio dell'uguaglianza e giustizia sociale ed eliminazione dello

sfruttamento. È un riferimento religioso regolato dallo stato.

Un altro caposaldo dell'Algeria di Boumedienne è il terzomondismo. Era vista come

esempio per le colonie ancora sotto la dominazione straniera, era un esempio perché

la ribellione popolare che aveva portato all’indipendenza aveva avuto successo. Algeri

divenne capitale per vari leader terzomondisti e rivoluzionari che giunsero ad Algeri ad

apprendere le tecniche della guerriglia. Si avvicinò al mondo dei non allineati. Nel

1973 infatti venne organizzata ad Algeri una conferenza dei non allineati.

In questo periodo il caposaldo della dottrina strategica algerina è ancora il non

interventismo al di fuori delle frontiere. L'Algeria per questa tragica storia di lotta

contro il colonialismo non accetta in alcun modo l’intervento straniero nei suoi affari

interni, ma significa viceversa che lei non agisce all'esterno. Qualsiasi intervento

straniero in territorio altrui è motivato da interessi imperialisti e l'estero è considerato

una minaccia per la sacra integrità nazionale. La politica estera algerina quindi

tendenzialmente non è mai diretta a interferire in affari di altri paesi. L'Algeria è in una

posizione che negli anni sessanta e settanta favorisce una politica che predica il non

interventismo, ma che vuole porsi al centro come punti di riferimento di leadership

regionale. Si apre a più mondi e per quello è centrale tra mondo arabo, mediterraneo,

africano, islamico, non allineato e petrolifero.

Nella presidenza Ben Bella il punto di riferimento della politica estera algerina era

l'Africa. I paesi africani che non avevano avuto l’indipendenza guardavano all’Algeria

come punto di riferimento. Durante la presidenza Boumedienne invece la leadership

dell'Algeria si concentra sul non allineamento e sull'uso politico dell’OPEC. Nel 1975

Algeria rientra nella regione nordafricana, ridimensiona la propria azione perché la

questione del Sahara occidentale richiama tutte le forze in patria.

Il Sahara Occidentale è la parte sottostante al Marocco, territorio colonizzato dalla

Spagna fino al 1975. Già nel 1973 viene fondato un movimento per cercò di battersi

contro gli spagnoli, questo è il Fronte Polisario che esiste ancora oggi per chiedere

l’indipendenza del Sahara occidentale, oggi dal Marocco. Una volta che la Spagna si

allontana, il Marocco inizia ad avanzare verso questo territorio e a cercare di

occuparlo. Il Polisario però rivendica l’indipedenza e in questa ribellione contro il

Marocco è aiutato dall’Algeria. Riguarda quindi le relazioni tra Marocco e Algeria,

ancora bloccate. I due confini sono chiusi e i paesi sono nemici.

Nel 1976 nasce la Repubblica Araba Saharawi, sostenuta dall'Algeria, la guerra contro

le forze marocchine continua fino agli anni ottanta, quando il Marocco costruisce il

muro di sabbia. La zona aldilà del muro viene ritenuta dal Marocco sua parte perché

questa regione è ricca di fosfati e con affaccio sull'Oceano. Il cessate il fuoco viene

sancito tra Marocco e fronte Polisario nel 1991 e da allora una forza ONU è presente

nella regione con il compito di organizzare un referendum per decidere sul destino del

territorio indipendente e autonomo nel regno marocchino. Questo contrasto impedisce

l'unione del Maghreb, costituita nell’89 tra i cinque paesi dell'area Nord africana,

compresa la Mauritania, Unione che nei fatti non funziona per la divisione tra questi

due componenti nel gruppo.

Nel 1978 muore Boumedienne, il consiglio della rivoluzione sceglie un nuovo militare

ossia Chadli Benjedid. Non ci sono elezioni democratiche e tutto avviene all'interno del

partito. Questi si insedierà con un programma rivoluzionario. Lentamente si passa,

abbastanza in sordina, dal socialismo a politiche di liberalizzazione. Chadli propone la

liberalizzazione dell'economia sia precedente alla liberalizzazione politica. La

popolazione aveva stipulato un patto con il regime. All’indomani dell’indipendenza il

paese doveva risollevarsi da una situazione economica insoddisfacente, ma quello che

Ben Bella e Boumedienne fecero fu la lotta al sottosviluppo e riuscirono ad ottenere

alcuni successi che però non cambiarono in maniera decisiva la vita delle persone. Il

popolo dava fiducia a chi aveva vinto contro l'occupante francese affinché vincesse

anche contro il sottosviluppo e si dava il ruolo al FLN in cambio della libertà. Questo

patto si rompe a inizio anni ottanta. A causa della crisi economica mondiale il

benessere della popolazione diventa sempre più un miraggio e quindi la vita della

popolazione non migliora in termini di condizioni economiche e anche il compromesso

che aveva fatto rinunciare alla libertà la popolazione viene messo in discussione nel

1980, quando c’è la primavera berbera. La primavera berbera è una rivolta popolare

da parte della popolazione berbera algerina, questa primavera si scatena a seguito del

divieto per i berberi di fare una conferenza. La componente berbera dell'Algeria era

stata sempre messa da parte delle decisioni e dai quadri dirigenti, nonostante il

sistema delle divisioni durante la guerra, in particolare la regione della Cabilia, aveva

portato un grande contributo alla guerra di rivoluzione. La questione cabila non era

mai stata affrontata e nei confronti della lingua berbera c'era stata un’esclusione dalla

vita dell'Algeria. La lingua ufficiale era solo l'arabo. In Cabilia, tuttora ritenuta parte

irrequieta dell'Algeria, porta a rivolte represse con la forza dal FLN. L'armata nazionale

popolare reprime le rivolte. Si rompe anche il patto di rispetto nei confronti di un

partito contro il suo stesso popolo in nome di un integralismo arabo.

In questo periodo cresce il fondamentalismo islamico che va di pari passo con

stagnazione economica, peggioramento delle condizioni di vita, impossibilità del

miglioramento delle condizioni di vita e cresce un fondamentalismo islamico che si

occupa più concretamente dell'assistenza alle persone. In quegli anni ci fu un

terremoto e non intervenne lo stato ma le associazioni islamiste.

Nel 1984 il regime rimuove il codice di famiglia, il regime di Chadli cerca di avvicinarsi

alla corrente più tradizionalista. Questo codice regola il matrimonio, la vita della donna

e strizza l'occhio alla componente più conservatrice con norme legate alla poligamia,

alla questione di matrimonio ed eredità e posizioni più conservatrici. Lo stato laico e

tollerante vacilla.

Si arriva all'ottobre del 1988. Chadli aveva promesso la liberalizzazione politica dopo

quella economica, ma quella politica la deve concedere per forza dopo le

manifestazioni popolari. È questa quella che viene considerata la vera primavera

algerina. C'è il crollo del costo del barile, il petrolio raggiunge un costo molto basso e

quindi i generi di prima necessità aumentano di prezzo e la popolazione decide di

scendere in piazza. Se la primavera berbera era confinata alla sola Cabilia, questa

volta Algeri scende in piazza la popolazione per rivendicare migliori condizioni di vita.

La popolazione va contro i simboli del regime, vengono attaccate le sedi del partito e

l'armata popolare e l’esercito reprimono con violenza queste manifestazioni. L'ottobre

di quell'anno è considerato un punto di non ritorno perché le forze dell'ordine uccidono

centinaia di persone e Chadli è costretto a concedere la liberalizzazione politica, quindi

il multipartitismo. Viene data una nuova Costituzione, che nel 1989 sancisce la fine del

partito unico e indice delle elezioni che non si erano mai svolte in Algeria se non su

una lista precostituita del FLN e il paese si avvia a consultazioni libere. È il primo

paese della regione che accede al multipartitismo e legalizza un partito di stampo

islamista, perché il movimento islamista era cresciuto negli anni ottanta e crea il

Fronte Di Salvezza, che partecipa alle elezioni con tanti altri partiti. Nascono altri

partiti come il raggruppamento per la cultura e la democrazia che si avvicina alle

istanze del mondo berbero. Si arriva quindi ad elezioni svolte tra ottantanove e

novanta, prima amministrative e poi il primo turno delle legislative. Alle

amministrative il FIS ottiene moltissimi voti, intuendo quindi un consenso intorno agli

islamisti, confermato al primo turno delle legislative, col 47%. Il FLN diventa un partito

come gli altri e ottiene il 20%.

Nel dicembre del novanta si deve svolgere il secondo turno e gli islamisti vengono

percepiti dal mondo politico esterno come pericolo per la democrazia. Le forze presenti

in Algeria come il partito berbero e i comunisti, ma non il FLN, vedono nel fis un

gravissimo periodo e vengono organizzate manifestazioni per la democrazia che

rivendicano un intervento dello stato affinché questo partito antidemocratico non

possa arrivare al governo. Questo intervento avviene per mezzo dell'esercito.

L’esercito decide di istituire un altro organismo che prende il potere, facendo

dimettere Chadli nel gennaio 1991 e il potere passa questo organismo costituito

dall'esercito che subito annuncia che il secondo turno delle legislative non ci sarà. A

questo punto gli islamisti considerano questo incostituzionale e iniziano le tensioni nel

paese. Questo gesto dell'esercito è stato richiesto dalle forze democratiche che

avevano appena ottenuto la legalizzazione e provocherà una guerra civile di circa dieci

anni, dal 1991 fino almeno al 1999 ma con strascichi successivi. Le vittime di questa

guerra, detta decennio nero, non sono ancora state conteggiate definitivamente ma si

aggirano intorno alla 150/200 mila.

In questi dieci anni si ha una guerra civile. Alcuni però parlano di guerra contro i civili

dato che la guerra si combatte tra lo stato e le forze islamiste che presero le armi

contro il colpo di stato. La rivendicazione del fis, che avrà il braccio armato nella

Armata islamica di Salvezza chiederà sempre il ritorno alle urne e alle pratiche

democratiche. Il fis voleva tornare nella vita democratica, ma era stato appena messo

fuori legge. Il leader del fis saranno incarcerati per tutto il decennio e verrà imposto lo

stato d'emergenza. La repressione determinerà la repressione da parte dell'esercito

che porterà nelle braccia del Fis molti militanti islamisti che si uniranno nell'armata

islamica di salvezza, che richiamano nel loro norme il FLN e l'armata di liberazione

nazionale mostrandosi come veri eredi delle lotte di liberazione.

Si formano anche altri gruppi islamici come i Gruppi islamici armati detti GIA. La

guerra di questi gruppi islamisti armati sarà una guerra totale contro esercito ma

anche contro funzionari del regime civili, ma anche intellettuali e civili che toglierà al

paese una classe intellettuale che emigra in Francia.

Si crea uno stato ed esercito che userà metodi brutali per contrastare le forze islamisti.

Sembra che lo stato sia anche coinvolto in alcuni massacri dei civili, in particolare nel

1997/98. In questo periodo vennero attaccati quattro o cinque villaggi nei dintorni di

Algeri che furono completamente distrutti con l'uccisione di circa quattrocento civili in

una sola notte, è una violenza inaudita. In quegli anni ci si chiedeva chi uccidesse chi,

non c'era una chiarezza che fossero gli islamisti a compiere questi massacri ma

potevano essere funzionari dell'esercito che facevano queste azioni per reprimere con

più facilità gli islamisti. Non c'è luce su chi sia stato. Sul decennio nero manca molta

chiarezza. Ci sono molte testimonianze di addetti alla sicurezza e civili testimoni dei

massacri ma che non ci danno ancora la certezza della colpa.

Il FIS dal 1989 al 1992 è parte della vita politica dell'Algeria. Dopo il colpo di stato

proliferano i GIA, molto più anarchici rispetto all’AIS, infatti alcuni massacri sono

guidati dai GIA detti anche emiri, perché provenivano dai arabi afghani. Nel 1997 l’AIS

decide di firmare una tregua con l'esercito che mette fine ai combattimenti da parte

dell'armata islamica di salvezza. Questo accordo viene contenuto in cambio di

un'amministrazione. I GIA non aderiscono alla tregua, ma continuano nella loro lotta e

nei massacri e dai GIA si stacca il gruppo Salafita per la predicazione e il

combattimento che opera soprattutto a sud del paese. Mentre la guerra civile si

svolgeva soprattutto a nord. Al sud dove c'erano i giacimenti di petrolio non ci furono

mai attacchi durante la guerra civile. Nel 2007 il gruppo salafita per la predicazione e il

combattimento ottiene l'affiliazione ad al Qaeda e diventa AQMI.

AQMI non è solo la costola nordafricana di Al Qaeda ma la sua storia deriva dal

decennio nero.

Bouteflika, presidente attuale dell'Algeria, viene eletto nel 1999. Le elezioni erano

state bloccate, il potere era in mano all'esercito e nel 1996 viene promulgata una

nuova costituzione, ci sono nuove elezioni presidenziali che portano al potere Zeroual,

che resta al potere fino al 1999. In questo frangente Zeroual cerca di trovare una

mediazione e otterrà la tregua con gli FIS. Sono elezioni trasparenti ma incandescenti,

violente. Si arriva nel 1999 ad elezioni anticipate perché Zeroual si dimette prima del

tempo,’ alcuni dicono che non era d'accordo con la mediazione con gli islamisti e si

arriva ad elezioni anticipate che vedono dei candidati, ma sei si ritirano prima del voto

perché le considerano già precostituite. Infatti, il candidato sponsorizzato dal regime è

Bouteflika che verrà eletto senza competitor e in un modo non legittimante. Riuscirà

ad ottenere la legittimità promuovendo un processo di riconciliazione nazionale. La

condizione nel paese migliorava, si riduceva il numero degli attentati e Bouteflika

promosse la riconciliazione nazionale promuovendo due tipi di legge. La prima nel

1999 promosse un referendum che confermava la legge sulla concordia civile del

novantanove che prevedeva la concessione dell’amnistia a chi deponeva le armi.

Questa legge avrà compimento nel 2005 quando ci sarà un altro referendum per

accertare la carta per la riconciliazione nazionale, che replicherà la legge per la

concordia civile che aveva termine dopo sei mesi. Questa carta per riconciliazione

nazionale prevedeva anche la sospensione indagini sulle azioni portate avanti

dall'esercito. Vi era il divieto di indagini sulla tragedia nazionale, modo in cui il regime

chiama il decennio nero per cui si poteva fare inchiesta solo sugli atti commessi dagli

islamisti. Il processo di riconciliazione nazionale si ispirava a quello del Sud Africa che

prevedeva un momento nel quale vittime e carnefici si incontravano pubblicamente e

raccontavano la propria verità. Questo non accadrà però in Algeria. La carta per la

riconciliazione nazionale (ma anche quella sulla concordia civile) non prevedeva

dibattiti pubblici su quanto avvenuto, non prevedeva inchiesta indipendenti, né un

approfondimento della verità e impedivano una concessione di giustizia. Quindi si

tratta di un’amnistia senza indagini su quanto avvenuto. 17000 sono le amnistie

concesse e 7000 i dispersi, cioè le persone scomparse durante il Decennio Nero

perché, secondo le testimonianze, sono state prelevate dalle forze di sicurezza,

mentre secondo il regime sono persone che si sono date alla macchia, ma per loro è

ancora prevista l’amnistia.

Bouteflika nel 2008 modifica la costituzione e viene rieletto oltre il secondo mandata,

una terza e quarta volta. Quando ci sono le primavere arabe nel 2011, in Algeria ci

sono alcune manifestazioni (cominciano qui prima che in Tunisia, già nel dicembre

2010) ma vengono sedate le rivolte, grazie alla rendita petrolifera che permise di

mantenere un sistema assistenziale che garantisce istruzione, sanità e beni di prima

necessità, e quindi il paese non piomberà nuovamente nel caos anche per evitare il

ritorno agli anni della guerra civile. L’Algeria è un'eccezione proprio perché è riuscita a

frenare la violenza delle primavera arabe, freno posto dalla popolazione. Nel 2014 è

iniziato il quarto mandato, nel 2019 potrebbe essere rieletto, ma nel 2016 è stata

consegnata al paese una nuova Costituzione in cui si promette più spazio alla

democrazia, che imporrà il limite di due mandati, ma permetterà a Bouteflika di

ricandidarsi, che nel frattempo però è molto ammalato. Dal 2013 è assente dalla vita

politica e istituzionale del paese. Si dice che c'è una cerchia di ristrettissimi che

assume le decisioni al suo posto ma ogni tanto Bouteflika incontra i presidenti di altri

paesi. Nonostante la malattia si è fatto rieleggere nel 2014.

Il decennio nero ha lasciato una lotta al terrorismo che ha portato l'Algeria ad

aumentare le spese militari, che hanno fatto dell'Algeria il paese al quale è stata data

grande fiducia nella lotta globale al terrorismo dopo il 2001.

Nel 1957 è stato scoperto petrolio e gas gestito da una compagnia statale. Dal 2014

con il crollo del prezzo del petrolio si vede l'Algeria in una situazione che potrebbe

portare ad una situazione simile a quella del 1986. Algeria manda molto gas in Italia.

C'è una componente oltre che berbera anche tuareg che si muove in tutto il Sahel e

che si è unita dopo le primavere arabe in alcuni casi ai jihadisti.

Operazione Barkhane è un'operazione guidata dalla Francia contro il terrorismo

jihadista del Sahel.

Le elezioni avvengono continuamente secondo regole democratiche, ma non sempre

in modo completamente trasparente, infatti ci sono gruppi che talvolta boicottano le

elezioni però c'è un fortissimo astensionismo del 40% della popolazione che vota. Le

rivendicazioni berbere sono state accolte parzialmente infatti il berbero è diventato

una delle lingue ufficiali.

Durante la colonizzazione gli ebrei avevano dei particolari diritti.

AMONG THE BELIEVERS

Red Mosque > sede dei militanti islamisti nel cuore della capitale del Pakistan. I

peggiori attentati avvengono a Islamabad per mano di affiliati alla Red Mosque.

Maulana Abdul Aziz > guida della moschea

They told me to forget my parents > sradicamento > li vedono una volta l’anno

La maggior parte viene da aree povere del Kashmir

Le ragazze devono indossare il burka

Immagini di Reagan che incontra i “freedom fighters”.

Il Pakistan si è alleato con gli USA nella guerra al terrorismo dopo l’11 settembre. Il

presidente era Musharraf. Nel 2007 il governo informò the Red Mosque che la maggior

parte delle sue madrasa sarebbero state chiuse.

2007 > vigilantes della moschea vogliono fare rispettare le loro regole a tutti >

violenza > 100 mila pakistani protestano perché non vogliono queste azioni, dicono

che l’islam è religione di pace. La moschea rossa dice che il Pakistan non segue le

regole della sharia. A causa dell’escalation di violenza, l’esercito governativo mise

sotto assedio con i carri armati la Red Mosque. Aziz cercò di scappare usando un

burqa, con la scusa che se fosse rimasto più persone sarebbero morte. È stato

arrestato ed è rimasto in carcere per 2 anni.

Prima della guerra in Afghanistan 6000 madrasa, oggi 35/40 mila in modo non

ufficiale.

Nelle madrasa è tutto gratis, mentre nella scuola pubblica bisogna pagare l’uniforme e

le tasse. Problema della povertà.

Imparano a recitare il corano ma non sanno nemmeno cosa significa.

Non sarebbe più sensato rafforzare il sistema scolastico statale pakistano per

prevenire la diffusione di attacchi in futuro invece di assediare ogni tanto queste

madrasa? Bisognerebbe sradicare il problema alla radice, ma il fatto che un

personaggio come Aziz possa comparire in tv non indica l’esistenza di una certa

accettazione statale della scuola che sopperisce alcune sue lacune? Poi nei momenti di

tensione “finge” di combatterla.

La povertà porta anche alcune famiglie a far sposare le ragazze giovanissime.

Pervez Hoodbhoy > attivista, ha studiato al MIT

08/03/18

In Kashmir l’islam arrivò a partire dal 16esimo secolo.

Impero mughal si indebolì e anche il kashmir entrò in una fase di declino ed

evanescenza. Nel 1750 il fondatore dell’Afghanistan a capo di una confederazione

pashtun non riuscì a invadere gran parte del territorio del Kashmir, inaugurando un

periodo nero del Kashmir, con collasso dell’industria tessile, un periodo di crisi anche

culturale e artistica che era stato attivamente sviluppato dalle politiche degli imperi

mughal.

Nel 1845, a seguito delle sconfitte con l’impero britannico, ci fu la capitolazione di Rajit

Sing, che cedette il Kashmir.

Nel 1919 una parte fu controllata dalle truppe di un condottiero capo di

una confederazione sikh, poi a seguito di sconfitte contro le truppe inglesi fu costretto

a cedere all’Inghilterra il kashmir e l’Inghilterra le vende ad un condottiero indù che

assunse il titolo nel 1946 di maraja. Nel 1918 i sikh vennero sconfitti dagli inglesi?

Nel 1921 la dinastia sikh riprende i poteri. Nel 1931 iniziarono a scoppiare una serie di

rivolte che non avevano natura religiosa ma socioeconomica e nacque nel 1932 la

Muslim conference guidata da Abdallah e si spaccherà da lì a breve in due.

Negli anni prima della partition un partito promuove l’unione con l’india e un altro

promuoverà l’unione con il Pakistan. Ci sarà una biforcazione politica ma la maggior

parte della popolazione seguirà l’istanza unitaria, idea di uno stato multi religioso e

laico.

La valle del Kashmir è quella a maggiore presenza musulmana nell’attuale India.

Il Pakistan con la prima costituzione venne introdotto un sistema democratico che era

congeniale alla lega musulmana ma la democrazia non prese piede nel paese:

mancava un’organizzazione democratica all’interno della lega musulmana. La lega

musulmana aveva votato attorno alla futura di Jinnha che decideva senza dibattiti la

linea partitica e altro motivo era dato dal fatto che nel 1947 l’unica associazione coesa

era l’esercito. Era stata organizzata dai britannici mentre la leadership politica era

frammentata. Dinnanzi a corruzione dell’apparato statale, l’esercito, che interviene più

volte assume l’immagine del difensore della pace del paese. Il Pakistan nasce con un

senso di vulnerabilità, costretto a affrontare una guerra con l’India, un contenzioso con

l’Afghanistan per la durand line e problemi con gruppi etnici.

Dal 1954 quando il Pakistan entra nell’alleanza in funzione anti sovietica il paese

beneficia di aiuti USA e l’esercito aumenta la sua influenza.

Si ha un graduale rafforzamento delle forze armate sia dal punto di vista del know how

sia dell’immagine che assume nel paese. Nel 1959 vi è il primo colpo di stato. La gente

reagisce in maniera apatica e sollevata perché pone fine a un periodo di inefficienza e

mala amministrazione.

Ayub Khan era un modernista, islam con principi meccani, di uguaglianza sociale e di

progresso della nazione e miglioramento delle condizioni di vita. Tentò di riformare il

diritto di famiglia promulgando nel 1961 una legge progressista che fu subito criticata.

Si presentò come sostenitore di un islam progressivo, iniziò a delinearsi un rapporto

opportunistico tra governo e settori religiosi. nel 1965 quando scoppia la seconda

guerra con l’India. Il jamat islami di mawudidi dichiarò guerra agli infedeli. La seconda

occasione che vede consolidarsi il rapporto opportunistico dell’esercito fu uno scontro

nel 1970 e 71 che vede la nascita del Banghladesh. I partiti religiosi sostennero che la

guerra civile era giustificata dall’esigenza di portare l’islam autentico nell’ala orientale

dove i bengalesi non professavano un islam autentico.

La secessione fu un fatto assolutamente sconvolgente perché minò le basi del paese

pakistano.

Ali butto andò al potere dopo la secessione, invece di insistere sulla natura diversa

insisteva sulla comune identità islamica e in quel decennio il pakistan divenne

all’interno della storiografia non più una patria per gli indo musulmani ma l’avamposto

moderno dell’oriente islamico.

Gli anni 70 sotto Butto.

Prima primo ministro e poi presidente vedono il tentativo di promuovere riforme

socialiste. Riforma agraria, istruzione elementare gratuita per tutti. Dopo la guerra

sino indiana del 1962 e nella guerra del 1965 quando gli usa non intervengono a

favore del pakistan contro l’india, le forze armate iniziarono ad attivarsi per

diversificare le alleanze del paksitan. Sono anni un sui si arriva ad una alleanza solida

anche con l’Arabia Saudita che decide di invadere per promuovere il wahabismo. Inizia

a sostenere il partito laico per Butto. I due paesi si avvicinano e butto decide di

giocare la carta islamica nel contenzioso con l’Afghanstan.

Darà sostegno logistico ai combattenti afghani. pressione su Kabul perchè riconosca la

linea confinaria.

questione del beluchistan. Scoppia una guerra civile. Il governo rischia di perdere

anche il beluchistan ed interviene con il pugno di ferro. manda l’esercito che è

percepito come un esercito di invasione. Bombardano con sostegno degli aerei iraniani

e di altri paesi. È una guerra di cui non si è parlato in occidente. Nessuno si è attivato

a suo favore.

Butto porta avanti un programma socialista ma lo abbandona. L’alleanza saudita non

era d’accordo, c’erano pressioni USA e il ppp, fondato da latifondisti non era

d’accordo, pressioni fondamentaliste che emergono negli anni 70. Attorno al 75

ridimensiona le riforme socialiste fa sempre più concessioni al settore religioso.

Intorno al 76 77 mette al bando il consumo di alcool e altro e spera di mettere a tacere

le prot4ste contro il suo governo accusato di essere troppo laico.

Nel 1977 sull’onda dei disordini nelle aree urbane viene rimosso con un colpo di stato

dal generale Zia. Prima viene messo in carcere e nel 79 Zia deciderà di farlo impiccare,

decisione che segnerà la rottura definitiva tra famiglia Butto ed esercito. La figlia

prenderà il potere nel decennio successivo. Zia era sostenitore di Mawududi ed è

sostenuto dal jamat e islami. Promuove un programma di islamizzazione

profonda. Vieta l’interesse dalle transazioni bancarie. Decide di introdurre le ordinanze

hudud. Reintroduce il diritto islamico classico. Islamizza la struttura giudiziaria.

Istituzioni delle madrasa.

Non tutte le scuole coraniche sono radicali. Negli anni 80 proliferano ma molte sono

scuole estremiste o scuole già esistenti che subiscono un processo di wahabizzazione.

Madrassà deobandite vanno estremizzandosi in senso ultra conservatore. iniziano a

insegnare docenti filo sauditi. Negli anni 80 tante madrasà, quelle al confine con

l’Afghanistna iniziano a fornire vitto e alloggio ai rifugiati afghnai ma anche da dare

supporto ai mujahedin.

I talebani e i loro vertici emergeranno proprio da queste scuole debandite che negli

anni 70 si erano wahabizzate. Nel corso degli anni 70 zia islamizza anche i libri

scolastici. Visione dell’islam sempre più esclusivista. Dagli anni 80 appare una visione

negativa degli altri. Altro negativo. L’occidente, l’india. L’indù. Molto più grave è che

gli studenti

09/03/18

Nelle formazioni radicali algerine erano presenti gli “arabi-afghani”. La loro presenza,

in vari contesti anche quello egiziano, spiega la violenza di questi paesi. Erano

individui brutalizzati dalla guerra in Afghanistan, erano sradicati da loro luogo di

origine, dalla loro comunità, non avevano più controllo statuale, rifiutavano l'autorità

delle figure religiose tradizionali. Per questo Kepel li chiama “elettroni liberi”. Non

erano più collegati ad alcuno stato o comunità e lasciavano il paese per esportare il

jihad in vari contesti, tra cui Algeria, Kashmir ed Egitto.

In Egitto non si parla di vera e propria guerra civile ma il periodo tra 1992 e 1998 è un

periodo che vede un’escalation di violenza mai vista prima è attribuita alla presenza di

arabi afghani, ossia egiziani radicalizzati partiti per l'Afghanistan che dopo qualche

anno tornano in patria, anche se Mubarak ha fatto di tutto per non accettarli nel

paese.

(Among the believers > documentario, mostra le Madrasa pakistane in cui non si

discute ma si impara a memoria il corano. È una responsabilità anche dello stato che

spende pochissimo per l'istruzione pubblica e le infrastrutture, quindi le famiglie

povere si trovano costrette a mandare i figli lì. Il problema dell'indebitamento porta

sempre più le famiglie pashtun a vendere le proprie figlie. Per secoli all'interno delle

madrasa si discutevano testi cumulativi, cioè testi in cui gli studenti aggiungevano

commenti che diventavano parte del testo in futuro. Oggi si leggono meno testi, non si

studia più la filosofia, la logica, pochi studiano le materie scientifiche, i testi religiosi

sono pochi e presentati come codici da imparare a memoria. In Pakistan si imparano in

arabo, lingua che però in Pakistan non parlano in famiglia e sarà quindi

un’alfabetizzazione limitata e legata solo alle materie religiose. Vengono insegnate le

lettere associandole ad elementi violenti. Sei legano quindi elementi associati

all'infanzia come le prime amicizie alla brutalità).

L’Egitto aveva attraversato un processo di islamizzazione non tanto delle leggi come in

Pakistan, ma della società in maniera graduale. Si inizia con un emendamento

costituzionale del 1970, secondo il quale i principi della sharia sono una delle fonti

principali della legislazione. L’Egitto apre la strada ad un processo che caratterizzerà

altri paesi.

Sempre più paesi aggiungeranno nella costituzione clausole simile a questa,

stabilendo che la sharia o i principi di una scuola giuridica o delle scuole giuridiche in

generale sono una delle fonti principali o la fonte principale della legislazione. Si

decise di dare alla corte costituzionale suprema il compito di decide quali norme erano

conformi all'islam e quali no. Questa corte è sempre stata composta da individui vicini

alla classe dirigente, laici, con idee islamiche progressiste. Quindi quando

successivamente al 1971 sono state presentate petizioni per eliminare leggi non

islamiche, la corte ha sempre respinto queste petizioni, sosteneva che le leggi in

questione non sono pienamente islamiche, perché rispondevano ad una visione

modernista dell'islam. Nel 1981 ci sarà un altro emendamento costituzionale sotto

pressione dell'islam politico, per cui l'islam diventerà da una fonte la fonte principali di

legislazione. Verranno fatte richieste di stracciare leggi, rifiutate però dalla Corte

costituzionale suprema. La corte federale Sharia del Pakistan era comporta sta giudici

laici, che decidono ex post e la corte egiziana è composta unicamente da laici

occidentalizzati vicini alle élite al potere. Diversa è la situazione nella corte iraniana

composta da sei laici e sei religiosi.

Negli anni ottanta si diffonde l'islam politico nelle aree urbane, prolificano i movimenti

radicali. Uno di questi gruppi radicali uccide Sadat nel 1981. Negli anni settanta si

creano sia nelle università dove i gruppi dell'islam politico sono attivi sia nelle aree

urbane degli spazi islamizzato, ossia comunità che si autoregola no basandosi su un

Islam puro, che in realtà è un Islam inventato, ispirato a quello wahabita. Si

moltiplicano negli anni ottanta le violenze verso vari gruppi della popolazione tra i

quali i copti del basso Egitto. La proliferazione di gruppi radicali e la nascita di spazi

islamizzati è facilitata dall'assenza dello stato nel welfare. Questi gruppi islamizzati

forniscono alla popolazione servizi che lo stato non sa fornire.

Kepel menziona due attivisti che influenzano notevole sia il pensiero di Bin Laden che

dei jihadisti. Uno è Faraj, un informatico, che nel 1981 scrive un testo chiamato

“L'obbligo assente”, continuamente citato da gruppi estremisti e spesso nelle sede di

gruppi militanti viene trovato questo testo. L'obbligo assente secondo Faraj è il jihad in

senso bellico, qualcuno lo chiama obbligo dimenticato, distaccato dalla dottrina

classica. Questo concetto si ti trova anche in Al Zawahiri, mendico che scrisse il testo

“Raggiungi la carovana”, ossia la carovana del jihad bellico.

Il potere centrale come reagisce alla radicalizzazione? Mubarak va al potere dall’81

fino alla primavera araba e cerca di combinare concessione e repressione. Reprime le

frange estreme ma fa concessioni su libertà di espressione di settori liberali, laici o atei

e permette una moralizzazione dei costumi. Resiste alla pressione di associazioni

liberali e alla pressione proveniente dagli Stati Uniti. I fratelli musulmani dalla fine

degli anni settanta partecipano sempre più alle elezioni amministrative o politiche non

come fratelli musulmani ma gruppi con altri nomi e in coalizione con gruppi

dell'opposizione antigovernativa come laburisti e liberali, ottenendo un crescente

successo alle lezioni evidente a metà anni duemila.

Dal 1992, in parte per il ritorno degli arabi afghani, aumentano gli attacchi a copti,

polizia e turisti, il cui apice è a Luxor nel 1997. Questa strage viene approvata con un

decreto religioso da Abdur Rahman. È una figura ambigua che aveva collaborato con la

CIA negli anni ottanta e per questo aveva potuto emigrare negli Stati Uniti dove in

tutta libertà critica i governanti musulmani e soprattutto Mubarak, invitandoli alla jihad

contro il nemico proletariato, ossia i falsi musulmani contro cui si era schierato Ibn

Taymiyya, che parlava di governanti empi. Ibn Taymiyya si riferiva però ai governanti

mongoli o di discendenza mongola.

Rahman è implicato anche nel primo attacco alle torri gemelle del 1992 in cui sono

implicati vari Pakistani. L'attentato fallisce ma è lui l'aveva organizzato.

Man mano che la violenza aumenta, Mubarak fa crescenti concessioni ai tradizionalisti

e soprattutto ad Al Azahr. Al Azahr che nei secoli aveva perso la propria autonomia e si

era integrata nell’apparato statale, negli anni 90 riesce a riacquisire una certa

autonomia, perché si presenta come un bastione contro l’estremismo religioso. Gli

ulema quindi riescono a riavere spazio e concessioni, proprio presentandosi come gli

unici che in nome dell’islam potevano combattere gli estremisti. I fratelli musulmani in

questi anni si inseriscono sempre più nei gruppi sindacali, infatti la loro forza non ha

nel potere elettorale, ma nella loro influenza negli ordini professionali. Negli nani 90 si

approfondisce il processo di cambiamento nella composizione della cultura e nel caso

pakistano anche della magistratura.

Nel caso del Pakistan, elementi fondamentalisti entrano anche nella magistratura e

questo ha conseguenze più radicali perché sempre più i giudici pakistani decidono di

non osservare leggi e clausole perché a loro modo di vedere non sarebbero conformi

all'islam o alla scuola hanafita. Di conseguenza in Pakistan si è vista una

frammentazione crescente della magistratura, per cui in casi identici ci sono decisioni

diverse dei giudici.

In politica estera Mubarak continua con la politica filo statunitense di Sadat e conta

anche sul sostegno statunitense anche per motivi economici. È uno dei paesi

mediorientali maggiormente sostenuti a livello finanziario e con armi, insieme a

Pakistan e Arabia Saudita. Mubarak nel 2005 si presenterà alle elezioni presidenziali.

Siamo quindi in un contesto in cui veniva criticato per la mancanza di democrazia nel

paese e si trova a non poter ignorare completamente l'opinione pubblica in alcune

posizioni.

Per es nel 1980 si schiera a fianco degli Stati Uniti e dell'Iraq, nella guerra contro l’Iran,

ossia la prima guerra del golfo. Nel 2003 si opporrà invece all'invasione degli Stati

Uniti dell'Iraq, conformandosi all'opinione pubblica nazionale.

Nel 1990 scoppia la seconda guerra del Golfo. Saddam Hussein attacca il Kuwait

formalmente accusandolo di rubare il petrolio iracheno lungo il confine tra i due paesi,

accusandolo di produrre troppo greggio per indebolire le entrate irachene. Questa era

una fase in cui si richiedeva che l'Iraq pagasse i debiti contratti durante la

prima guerra del golfo. L'Iraq voleva quindi eliminare un importante creditore e

ampliare le riserve petrolifere perché erano stati scoperti nuovi giacimenti lungo il

confine tra i due paesi, che l'Iraq non riconosceva in quanto scelto dai britannici che

avevano controllato la politica estera di questo paese fino a fine anni sessanta. Questo

confine prima non era mai esistito e separava popolazioni simili, ma l'Iraq stesso è un

paese recente i cui confini sono stati creati in modo artificiale. Tra Kuwait e Iraq c'è

stato un accordo nel 1923 che però non precisava la delimitazione confinaria, messa in

dubbio quando si scoprivano nuovi giacimenti. Molti problemi del medio oriente

derivano dai confini imposti in modo superficiale, senza sentire la popolazione locale.

L'Iraq nel suo ha pagato per le sue ambizioni territoriali perché all'indomani

dell'invasione del Kuwait fu soggetto di bombardamenti che distrussero la sua rete

viaria, fognaria, ospedali e industrie e fu oggetto di sanzioni imposte dalle nazionali

unite. Gli indici di sviluppo umani nel paese crollarono, aumentò il tasso di

denutrizione quadruplicando, aumentò il numero di bambini che lasciavano le scuole.

Il sistema sanitario venne distrutto e il paese non aveva più medicine essenziali e

strumenti chirurgici.

Le NU, cercando di porre rimedio a questa distruzione, alleggeriscono le sanzioni con il

programma che entra in vigore nel 1996, ossia Oil For Food. È tardi perché le prime

medicine entrano nel paese nel 1996. Questo programma decide che il paese possa

offrire quantità limitate di petrolio in cambio dell'acquisto di determinati beni. I

guadagni della vendita del petrolio devono essere spesi secondo percentuali

predeterminate, che lasciano poco nelle mani della popolazione: il 30% deve andare in

riparazioni di guerra a Kuwait e stati che l'hanno bombardato, il 20% ai curdi, tra

15/20% deve ripagare le NU delle operazioni in Iraq, il 5% per riparare oleodotti e il

rimanente può essere usato per la popolazione non curda che riesce ad avere a

disposizione solo sette dollari e cinquanta per persona al mese. Quindi non bastavano

per cibo, medicinali e ricostruzione del sistema sanitario.

Di fronte a condizioni di crisi economica e violenze, il primo gruppo a farne le spese

sono le donne, i diritti non vengono più rispettati, sono le prime a lasciare il lavoro.

Ci si chiede perché gli Stati Uniti non hanno eliminato il regime in questo caso. Il

regime, mentre aggredisce paesi esterni, reprime infatti già gli oppositori interni in

particolare sciiti e curdi. Molti sostengono che la caduta di Saddam potesse portare un

paese a maggioranza sciita, in un paese in cui le opposizioni sciite erano più militanti e

guardavano al modello iraniano. Si temeva quindi una repubblica su modello iraniano.

Molti stati arabi onorare volevano colpire le ambizioni di Saddam e non vedevano

positivamente la concorrenza dell'Iraq ma non avevano intenzione di anarchia che

avrebbe potuto influenzare negativamente la situazione interna ai paesi circostanti e

non volevano uno stato a maggioranza sciita influenzato dall'Iran. L'Iraq fu colpito ma

lasciato in vita.

All'indomani dell'invasione del Kuwait, Saddam minacciò di lanciare la madre di tutte

le battaglie contro i Saud, accusati di essere collusi e motivando queste minacce

all'Arabia saudita, che non voleva intervenire nella questione con il Kuwait, di ottenere

il sostegno dei gruppi radicali che già da tempo criticavano la collocazione

internazionale dei Saud.

I Suad reagirono però chiedendo a Stati Uniti e loro alleati di intervenire per difendere

il paese, quindi contingenti militari a guida statunitense operarono da basi saudite

dalle quali colpirono l'Iran e diedero un segno di voler difendere la monarchia saudita.

Ma la decisione di chiedere agli Stati Uniti di intervenire militarmente mise in cattiva

luce gli al Saud. Bin Laden si era offerto di difendere gli Al Saud con i propri jihadisti,

che negli anni ottanta avevano militato in Afghanistan. I sauditi non presero in

considerazione questo proposte, contando sulle forze militari Stati Uniti superiori ai

volontari di Bin Laden.

L'intervento degli Stati Uniti indusse delle figure religiose importanti a criticare la crisi

saudita. Si trattava di religiosi che si posero in opposizione alla presenza statunitense.

Alcuni di loro militeranno apertamente per gruppi estremisti sauditi e saranno poi

frammentati dall'azione governativa volta a reprimere le critiche e far cooperare i

religiosi che avessero cessato di criticare.

L'intervento degli Stati Uniti fa però arrabbiare Bin Laden e gruppi che in precedenza

erano stati finanziati dall'Arabia tra cui l'Hezb e Islami di Hekmatyar e il Jamaat di

Maududi. Questi criticano pubblicamente la decisione saudita di invitare truppe degli

Usa sul suolo sacro e da qui la casa reale saudita non conta più su questi clienti, li

finanzia meno o per niente e li sostituisce con altri clienti. Qui nasce la decisione

saudita di sostenere il progetto di Bhutto di sostenere i talebani. Le accuse

delegittimanti mosse dal Jamaat e Islami verso i Saud, portano i Saud a cercare un

nuovo cliente, ossia i talebani, che saranno sostenuti da Pakistan, Al Saud e gli USA

avranno nei loro confronti un atteggiamento ambivalente.

In Iran nel 1988 muove Khomeini che aveva deciso già chi sarebbe andato al potere,

ma il suo delfino viene considerato troppo critico nei confronti della repubblica

islamica e viene estromesso e messo agli arresti domiciliari. Khomeini sceglei una

figura religiosa molto nota ma di medio rango a differenza del suo prescelto originario,

che poteva essere una potenziale fonte di emulazione. Khomeini è quindi costretto a

emendare la costituzione, perché si prevedeva che la guida fosse fonte di emulazione.

Quindi si elimina la parte che fosse la massima autorità religiosa e Khamenei è quindi

legittimato ad andare al potere nel 1989. Si passa quindi da un criterio religioso sulla

base dell’appoggio del popolo alla fedeltà politica, scendo un religioso meno noto,

meno erudito e meno acclamato dalla popolazione. Si elimina il punto in cui si dice che

la guida spirituale deve essere considerata un'autorità religiosa di grandissima

importanza. È ancora al potere. C’è quindi un passaggio dal sapere alla fedeltà

politica. Non si sceglie un erudito che critica la repubblica islamica, ma si sceglie un

individuo meno noto ma che è fedele politicamente. Khomeini dichiarerà prima di

morire che la cosa più importante è la Repubblica Islamica, addirittura più dell'islam,

bisogna salvaguardarla anche a costo dei precetti religiosi. Gli interessi di stato

prevalevano quindi su quelli religiosi, anche se quella Repubblica era nata per formare

uno stato islamico. Negli stessi anni cambia anche la presidenza. Alla presidenza

vanno due uomini religiosi Rafsanjani e Khatami. Già con Rafsanjani c'è il tentativo di

agire nella direzione di una distinzione con Europa, Stati Uniti e Arabia Saudita. Questa

distensione ha frutti a livello culturale e simbolico. Gli Stati Uniti non cambiano la loro

posizione, ma si allenta la tensione fino al 2002. Dal punto di vista iraniano si farà di

tutto per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti, perché era soggetto ad un numero

crescente di sanzioni e non ha più soldi per ammodernare i propri impianti petroliferi.

L’Iran quindi nell'autunno del 2001 dà aiuto alla coalizione di Enduring Freedom contro

i talebani.

Nel gennaio 2002 vi è il discorso sul l'unione di Bush jr che elenca una serie di stati

canaglia, in cui inserisce Corea del Nord, Libia e l'Iran. Questo ha l'effetto di

compattare l'opinione pubblica, anche progressisti, a favore della repubblica islamica e

si vedono traditi. Hanno iniziato un processo di distensione eppure vengono inseriti

nella lista dei cattivi. Questa dichiarazione alimenta le critiche dei settori ultra

conservatori e Khatami verrà accusato di fare il gioco degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti

vengono spesso chiamati grande Satana. Si hai quindi un’involuzione della politica

iraniana successiva, che si allontana dalla distensione propugnata da Rafsanjani e

Khatami.

Khatami è una figura religiosa con background tradizionale, molto colto, che però nei

suoi scritti presentava una visione dello stato islamico ideale molto diversa da quella

di Khomeini e con critiche esplicite al sistema iraniano. Infatti Khatami verrà

riconosciuto da molto giovani progressisti come l'unico che avrebbe potuto cambiare il

sistema dall'interno, però Khatami non sarebbe mai dovuta arrivare una seconda

rivoluzione. Di Khatami esiste in italiano una raccolta di sue dichiarazioni chiamato

“Religione, libertà e democrazia”. Khatami critica i religiosi dogmatici. Khomeini aveva

sottolineato che i religiosi devono agire politicamente, ma Khatami va oltre e insiste

sul fatto che le figure religiose devono avere a cuore il destino sociale dell'uomo e non

solo dio. Non basta rettitudine e semplice conoscenza. Anche quando parla di

democrazia va molto contro Khomeini. Khomeini prima del settantanove parlava di

sistema empio e occidentale, poi aveva accettato un sistema misto e Khatami scrive

che l'islam stabilisce solo norme generali, senza dire che tipo di governo deve esserci:

è la maggioranza della popolazione che deve decidere il proprio governo. Ha quindi

una visione più aperta di Khomeini. Dice che se il popolo iraniano vuole può anche

scegliere un non musulmano come suo capo, per questo questi suoi testi non sono

diffusi in Iran. È anche possibile che all'estero dicesse queste cose per opportunismo,

ma non possiamo saperlo.

Il processo di distensione a cui Rafsanjani dà inizio portato avanti da Khatami è uno

dei motivi per cui nella seconda metà degli anni novanta, in cui si accelera il tentativo

di distensione, gli Stati Uniti iniziano a vedere la possibilità di una payton che

attraversi l'Iran. Questo è uno dei motivi per cui forse a partire dal 1996 gli Stati Uniti

rompono l'atteggiamento ambiguo nei confronti dei talebani e rompono

definitivamente. Negli Stati Uniti era al potere Clinton che fa una politica incentrata

sulla democrazia e i diritti umani. L'elettorato democratico è molto attento a diritti

umani e della donna e quindi non si possono accettare individui come i talebani. I

talebani arrivano nel 1996 a Kabul e li scoprono i giornalisti cosa sono davvero i

talebani. Iniziano le lapidazioni di adultere, le amputazioni, si vieta alle donne di uscire

di casa, non possono farsi visitare da medici uomini…. Quindi i giornalisti raccontano

che sono individui come dice Albright spregevoli. Non si potevano quindi giustificare

davanti all'elettorato.

Negli anni immediatamente precedenti c'erano stati degli attentati in varie parti del

medio oriente contro gli interessi degli Stati Uniti. Il più famoso avverrà però nel 1998,

attribuiti ad Al Qaeda, contro l'ambasciata di Dar Al Salaam di Nairobi, ma già nel 1996

c'erano stati attentati di Al Qaeda contro gli Stati Uniti. Cosa c'entrano quindi talebani

ed al Qaeda? L'opinione pubblica collegava taliban e Al Qaeda. Nei primi anni 80,

Azzam e Bin Laden avevano organizzato campi di addestramento in Afghanistan ed

erano stati responsabili di un ufficio di coordinamento dei volontari a Peshawar che si

trasforma in al Qaeda. Quando devono lasciare l'Afghanistan inseriscono però in un

database, al quale viene dato norme di Al Qaeda, i nomi dei volontari che avevano

frequentato i campi di addestramento negli anni ottanta. L'idea era di riattivare questo

database in futuro per altre jihad. Azzam muore poco dopo in situazioni misteriose e

Bin Laden darà la colpa all'occidentale, ma secondo degli esperti è stato Bin Laden

stesso ad eliminarlo perché aveva obiettivi di jihad diverso. Era un Giordano

palestinese per cui l'obiettivo del jihad doveva essere la liberazione della Palestina e di

Israele, invece Bin Laden voleva distruggere il nemico lontano, ossia gli Stati Uniti. Il

nemico lontano infatti ora raggiava il nemico vicino come le minoranze religiose i

governi e poi dopo occuparsi degli altri. Bin Laden non aveva simpatia per le

deviazioni interne ma credeva che l’islam dovesse temporaneamente unirsi contro il

nemico principale. Oggi il leader principale è al Zawahiri, dopo la morte di Bin Laden.

Zawahiri per gran parte degli anni 90 fino al 98 era a capo del jihad islamico egiziano

e credeva che il nemico principale fossero i governi in particolare quello egiziano.

Nel 1998 si rende conto che il tentativo di mobilitare la popolazione contro il governo

non può avere successo perché è finanziato dagli Stati Uniti, bisogna quindi rimuovere

prima chi sta dietro. Le stragi degli anni novanta, in particolare quelli di Luxor fa

crollare il turismo, creando astio dalla popolazione egiziana nei confronti dei gruppi di

Zawahiri, che era andato in Afghanistan dove diventerà braccio destro di Bin Laden,

pur avendo due visioni un po’ diverse senza che questo fosse un problema. Zawahiri

era sempre rivolto ai dotti, mentre Bin Laden ai jihadisti europei e all'opinione pubblica

internazionale.

Bin Laden nel novanta torna in patria, ma l'Arabia viene accusata di empietà, è

dichiarato persona non grata, gli viene ritirato il passaporto e trova rifugio in Sudan. Il

Sudan ha situazioni economiche disperate, è stato pressione statunitense data la

necessità economica e in seguito a bombardamenti statunitensi a quelli che secondo

gli Stati Uniti erano campi di addestramento di al Qaeda in Sudan ma erano anche

civili, costringe al Qaeda a lasciare il paese. Nel 1996 Bin Laden arriva in Afghanistan.

Dove viene accolto dai talebani e stringe con loro un'alleanza, diventando uno dei

principali finanziatori dei talebani e sostituendo permettendo ai talebani di liberarsi

dalla tutela Pakistan e rendendoli più svincolati dalle pressioni pakistane.

Molti esperti ritengono che i talebani fossero contrari alla distruzione dei Buddha di

Bamiyan ma Bin Laden chiede di distruggerli, ma a quel punto al Qaeda ebbe

un'influenza determinante ed essendo portatore di una visione iconoclasta obbligò i

taliban a distruggere le statue, la radicalizzazione estrema dei talebani sarebbe da

attribuire ad Al Qaeda. Quindi dal 1996 gli Stati Uniti chiedono al Mullah Omar, leader

dei talebani di consegnare Bin Laden, ma si rifiuta di farlo adducendo come motivo

l'ospitalità tradizionale dei pashtun, in realtà dipendeva quasi completamente dai

finanziamenti di Bin Laden, anche se rimanevano anche monarchie del golfo (non

tanto formalmente ma tramite i numerosi membri della famiglia reale) e l’economia

criminalizzata dell’oppio (negli anni 90, l’Afghanistan diventa un grandissimo

esportatore di oppio, diventando il più grande produttore nel 1999, superando il

triangolo d’oro. Immette tra il 90 e il 93% dell’oppio e le aree coltivate ad oppio erano

quelle coltivate dai talebani.). Quindi i talebani avevano varie fonti di introiti. Dopo il

1996 i talebani avanzano con più difficoltà nelle aree pashtun.

Nel 1999 l'Afghanistan si trova in una situazione di stallo. I talebani occupano il 90%

dell'Afghanistan ma non riescono ad occupare l’Hazarajat, aree al confine con l'Iran e

aree del Nord tagiko e uzbeko dove si conserva l'opposizione antitalebana composta

da sigle e gruppi etno linguistici sotto il cappello dell'alleanza del nord. I talebani erano

sostenuti da Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. L'alleanza del nord era

sostenuta da repubbliche centro asiatiche, India (perché erano contrari al Pakistan),

Iran (perché erano fortemente antisciiti), la Cina (perché i talebani erano legati ai

gruppi estremisti dello Xinjiang e i cambi di addestramento ospitavano anche molti.

cinesi di fede musulmana e la Cina voleva evitare che dilagasse un Islam estremista in

prossimità dello Xinjiang), alla vigilia del 2001 inizierà anche l'Unione europea,

sull'onda della mitizzazione di una figura centrale dell'alleanza del nord, il Leone del

Panshir, che è stato molto idealizzato dai media per il sostengo all'alleanza del nord,

ma queste fazioni non erano molto diversa dai talebani. Lo stesso Mansour era un

fondamentalista e i territori controllati dall’alleanza producevano oppio per

esportazione e violavano i diritti umani e diritti delle donne.

14/03/18

Kepel a fine anni 90 dice che l’islam politico è in crisi. Ma regge ancora la sua teoria

oggi?

Al Qaeda non è un'associazione con un programma stabilito, non è organizzata in

maniera precisa, ma è una rete che negli anni novanta funziona come un brand in

franchising, quindi anche lupi solitari possono fare atti di terrorismo, attribuendoli ad

Al Qaeda. E anche difficile dire chi sono i vertici di Al Qaeda. Sicuramente Bin Laden e

Zawahiri, ma ce ne sono anche altri e gli Stati Uniti hanno sempre cercato di far fuori

individui ai vertici, ma questo funziona poco nei confronti di una rete diffusa in cui non

è ben chiaro chi sia al vertice e in cui non c'è un'azione decisa dai vertici e applicata

nei vari contesti. Negli anni novanta le azioni terroristiche diventano decise da cellule

indipendenti senza affiliazione ad al Qaeda che solo dopo l'atto terroristico chiedono

l'affiliazione ad Al Qaeda.

Momento centrale del cambiamento sono le fatwa del 1996 e 1998. Probabilmente al

Qaeda le chiamava dichiarazioni e non fatwe, si tratterebbe di un termine improprio

perché Bin Laden non ha un'edizione religiosa tale da avere il titolo di mufti. Lui non le

aveva chiamate fatwe, ma nemmeno l'ha negato, quindi un autodidatta prende il

posto dei religiosi. In queste fatwe si trova un'evoluzione del suo pensiero, perché in

quella del 1996 il nemico da combattere sono gli Stati Uniti e i loro alleati che

occupano l'Arabia Saudita e i territori sacri. Qui si parla di alleati, mentre nel 1998 c’è

un allargamento del nemico. Vi è l'idea retributiva: voi ci uccidete facendo massacri in

vari territori e noi vi puniamo. La retorica ricorrente è quella della resistenza alla

crociata giudaico-cristiana, usa il termine crociata per le politiche statunitensi verso

l'islam. C’è quindi un tentativo dei jihadisti e di al Qaeda in primis di uno scontro di

civiltà, è l'idea quindi di politologi di uno scontro di civiltà, come Huntington in cui può

vincere solo una delle due civiltà.

Al Qaeda accusa il discorso sui diritti umani e la democrazia. Dice che la democrazia

viene imposta in maniera ipocrita, attraverso violenze. Sarebbe una copertura per

interessi di natura geopolitica e religiosa.

Il fine del jihad è di indurre il nemico americano a lasciare la terra sacra in cui si

intendono sia le basi militari in Arabia Saudita sia la questione Israelo-palestinese, con

la liberazione della sacra moschea di Gerusalemme dall'interferenza israeliana. Noi

non abbiamo modo di sapere cosa pensasse e utilizzasse per ottenere consensi.

Gli scritti di Bin Laden e Zawahiri sono stati tradotti e hanno vari livelli di

comunicazione perché si rivolgono a persone diverse, ma hanno dei tratti in comune,

in particolare il jihad in senso bellico. Secondo il corano la gente del libro non

andrebbe convertita a forza o uccisa, ma sottomessi politicamente tramite una tassa.

Il fine del jihad in senso bellico nel Corano è più politico che religioso. Diverso è il

destino per i politeisti, ossia gli arabi della penisola araba al tempo del Corano.

Nei discorsi di al Qaeda e dei jihadisti vediamo una violazione di questo perché i

nemici principali sono cristiani ed ebrei perché oggi sono quelli che più cercano di

sottometterci eliminarci.

Maududi e Qutb parlavano di jihad per distruggere il sistema occidentale in modo che

la gente fosse libera di scegliere il sistema di propria preferenza. Non si parlava di

uccidere e Maududi va di non uccidere i civili. Faraj invece auspicava il jihad come

conversione del mondo intero. Azzam, colui che porrà le basi per al Qaeda, riteneva

che il jihad non solo dovesse distruggere i sistemi ma anche combattere contro il

nemico per la liberazione della Palestina, ritenendo comunque che il jihad fosse il

sesto pilastro dell'islam. Il sesto pilastro era il jihad bellico per la liberazione delle terre

occupate.

Negli scritti di Bin Laden la finalità del jihad è di natura politica, mentre leggendo i

testi più colti e destinati alle figure religiose di Zawahiri la finalità è di natura religiosa.

Bin Laden nelle dichiarazioni e nelle interviste utilizzava argomentazioni di natura

politica. Quelle tipiche della fatwa del 96, il concetto retributivo e vendicativo. Invece

negli scritti di Bin Laden rivolti alle figure religiose per es saudite, ma non destinate al

pubblico occidentale, il suo linguaggio è più religioso e parla di jihad per convertire il

mondo intero e permettere l'applicazione della sharia nella sua totalità. Cambiano i

contenuti sulla base dell’audience. È una questione di priorità, per lui prima bisognava

combattere il nemico lontano, poi applicare la sharia e fare i conti con il nemico

interno.

Bin Laden critica anche le politiche ambientaliste dell'occidente, che porteranno alla

fine del mondo, il consumismo, la corruzione dei governanti sostanziale dall'occidente,

la mancanza di diritti umani e democrazia nei governi sostenuti dagli Stati Uniti nei

paesi islamici, e l'imposizione di forme culturali dietro le quali c'è un tentativo di

supremazia o politica. Non sappiamo quanto fossero sentite o quanto fossero

opportuniste queste critiche. In un discorso ibrido non democratico e contro i diritti

delle donne strizza l'occhio ai giovani emarginati che vivono in occidente.

Il jihad di Al Qaeda non richiede alcuna autorizzazione, mentre quello aggressivo

dovrebbe avere l'autorizzazione del califfo. Il califfo non c'è più e le figure religiose

sono screditate e non si può neanche immaginare che i governi musulmani lancino il

jihad perché sono loro il nemico, anche se non il principale. In al Qaeda il jihad è

individuale. C'è un processo di individualizzazione del rapporto tra fedele e religione,

cosa tipica anche dell'occidente.

È un jihad senza regole, senza gli hudud tipici della dottrina classica. Tra questi c'erano

anche di non colpire la proprietà privata, ma allora come giustifica Bin Laden che nella

fatwa del 1998 il nemico diventato alleati e loro alleati, civili e militari, ovunque essi si

trovino? Lo giustifica sulla base di due concetti

● Reciprocità > per le azioni bellicose degli Stati Uniti

● Responsabilità collettiva > siccome siete democrazie e tutti votano, siete tutti

responsabili delle nefandezze dei vostri governi.

Nel 1998 c'è quindi un allargamento del nemico a tutti gli alleati dell’America. Nel

1998 aumentano anche gli attacchi verso alleati europei con truppe in Afghanistan.

Ogni musulmano deve agire individualmente per liberare i luoghi sacri della Mecca e

Gerusalemme, bisogna espellere i loro eserciti da tutte le terre musulmane. Ma quali

sono le terre musulmane da liberare?

Nella fatawa del 1998 la finalità è quasi esclusivamente politica, perché gli eserciti

devono essere sconfitti e indeboliti al punto di essere incapaci di minacciare i

musulmani. L'idea dell'attacco al modello di vita non è presente da nessuna parte,

nonostante venga spesso citato. Sotto attacco sono le questioni politiche e religiose

non in maniera prioritaria.

In “Moderate Islam is a prostration to the West” dice che i musulmani hanno il dovere

di sostituire i loro governi con un governo islamico e imporre la sharia. Dice che parte

della religione è imporre le nostre convenzioni agli altri. Non dice però in nessun modo

che caratteristiche deve avere il governo islamico, infatti gli interessa più distruggere

che dare una dimensione costruttiva. Viola la dottrina classica quando dice di imporre

le convenzioni agli altri e contrasta con il versetto coranico che dice che non deve

esserci costrizione nella fede. A differenza dell'islam classico negli scritti di al Qaeda

non c'è nessun compromesso, mentre la dottrina lascia prevede delle possibilità di

tregua, la cosiddetta terra dell'accordo. In al Qaeda c'è una guerra totale che prende le

distanze dai non musulmani. Il musulmano quindi si deve attivare individualmente

senza autorizzazione per uccidere il nemico militare, altrimenti bisogna vivere in bolle

deculturate, cioè luoghi in cui ci si isola dall'infedele e si vive un Islam corretto, che

non è influenzato dal nemico e dalle nuove versioni dell'islam. Questo si adatta

perfettamente ai Foreign fighter, cioè alle seconde generazioni o musulmani che

vivono nei paesi islamici in contesti urbani ma ormai deculturati e occidentalizzati.

Quindi le maggiori adesioni dalla seconda metà degli anni novanta verranno da

individui acculturati. Azzam stesso si era trasferito in vari territori, lo stesso Bin Laden

si spostò in vari territori. Erano quindi individui sradicati che non appartengono a

nessuna cultura.

Il nemico è multiforme, non è solo l’infedele ma anche il musulmano chiamato ipocrita,

cioè quello che sostiene il governo colluso con l'Occidente o l'elite occidentalizzata. Vi

è un recupero anche dell'idea del vero e del falso musulmani che si ritrova anche nel

pensiero di Ibn Taymiyya. Fino al 1998 ci sono due anime in al Qaeda

● Quella che troviamo in Algeria che vede il nemico vicino

● Bin Laden invece vedeva come nemico principale il nemico lontano, quindi Stati

Uniti, alleati ed Israele

Quando il tentativo di rovesciare il governo algerino e destabilizzare lo status quo

fallisce, l'escalation di violenza in Egitto non porta ad un cambio di governo, gli stessi

leader dei movimenti algerini ed egiziani sposano la dottrina di Bin Laden. Zawahiri

lascia l'Egitto dove era legato alla jihad islamica e va in Afghanistan per combattere il

nemico lontano. Questo dipende dal fallimento dei tentativi di eliminare il nemico

vicino. Non tutti sono d'accordo perché Zarkawi, fondatore dell'isis, negli anni novanta

credeva che il nemico principale fossero gli Sciiti, i falsi musulmani, mentre Bin Laden

dice che bisogna soprassedere sul nemico vicino e le devianze sciite e poi si sarebbero

regolati i conti in futuro. Da questi scritti esce anche l'idea che i vertici di al Qaeda

hanno nei confronti della democrazia. Maududi parlava di teodemocrazia, Qutb vedeva

la democrazia come un'invenzione occidentale per mascherare la repressione, Azzam

invece parla di democrazia come religione pagana eretica e Zawahiri dice che chi vota

è un apostata e merita di morire. C'è quindi di un distanziamento graduale dalla

democrazia. Perché la democrazia non piace?

● In parte è un'imposizione dell'occidente volta a mascherare le repressioni, è un

prodotto culturale tipico dell'occidente

● È associata a principi che al Qaeda non condivide come i diritti umani

individuali, la prevalenza dell’individuo sulla comunità, l'emancipazione

femminile, la secolarizzazione

● È volta a sostituire il volere di Dio con il volere della maggioranza, mentre

l'unica fonte di legge dovrebbe essere dio. I più perseguono i loro interessi, ma

la verità deve avere la preminenza indipendentemente da quello che dice la

gente.

Ci sono di scritti molto moderni di critica politica inframezzati da versetti coranici

estrapolati dal loro contesto, tradizioni profetiche, esempi storici tratti da periodi e

fonti diverse in modo parziale. Viene per es menzionato un mistico che sottolineava il

ruolo intimistico della religione, ma gli facevano dire che il jihad fosse individuale.

Quindi si prendono vari personaggi e si fanno dire loro cose false. Si fanno riferimenti

islamici falsi perché chi legge, non hanno una conoscenza approfondita dell'islam e

non lo può sapere. Chi si lega al jihad spesso non ha studiato materie umanistiche, ma


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e istituzioni europee
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazanotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei Paesi islamici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Giunchi Elisa.

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