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STORIA DEI PAESI ISLAMICI

- NAZIONALISMO ARABO

Ideologia nazionalista comune a quasi tutto il mondo arabo nel corso del XX secolo.

Basato sull’assunto che le naizoni che vanno dal Marocco alla Penisola araba sono

unite dalla loro comune base linguistica, culturale e dal loro comune retaggio

storico.

Da sottolineare quindi il carattere laico del primo nazionalismo arabo, dimostrato

dal ruolo svolto nel suo ambito, dai cristiani di lingua araba tra i militanti, gli

ideologi e i dirigenti di questo nazionalismo, essendo questi ovviamente attratti da

un’identità nazionale politica piuttosto che da una religiosa. Solo in un secondo

momento il movimento nazionalista ha assunto un carattere più religioso a discapito

degli arabi non musulmani e del loro ruolo nella società.

PREMESSA SOCIO-GEOGRAFICA

La penisola arabica si estende su una superficie pari a 3 mln di km quadrati e

geograficamente si protende nell’Oceano Indiano, bagnata a ovest dal Mar Rosso, a

sud dall’Oceano Indiano e ad est dal Golfo Persico.

La posizione della penisola è al centro degli scambi commerciali tra Occidente ed

Oriente.

La religione diffusamente praticata nell’antica Arabia pre-islamica era una religione

politeistica di impronta semitica. I templi, come nel vicino Egitto erano banche e

centri commerciali, con sacerdoti che godevano di vaste proprietà.

L’Islam è una confessione e denota accettazione della Rivelazione e attuazione di tale

comando, mentre in un senso più vasto indica il sistema legale storicamente evoluto

che regola sia il culto di Dio sia la condotta dei credenti all’interno della comunità.

Coloro che professano l’Islam formano una comunità religiosa e politica (l’Umma)

che venne fondata secondo la volontà di Dio, dal suo profeta.

L’Umma rimane tuttora (ovvero dopo il collasso dell’unità politica della “civitas

Dei”) la comunità dei popoli, delle nazioni e degli stati che nel loro credo, si

sottomettono alla legge rivelata nel Corano, basata appunto sulla Rivelazione.

LEGGE ISLAMICA E I 5 PILASTRI

Il diritto islamico si sviluppò attraverso l’applicazione e l’elaborazione dei precetti

coranici. Il suo oggetto è rappresentato dai doveri di ogni musulmano nel culto di

Dio. La Legge (la Shari’a) è un comando religioso, ed il supremo legislatore è Dio.

I cinque pilastri dell’Islam indicano i cinque obblighi fondamentali di ogni

musulmano, uomo o donna, in base alla legge religiosa, appunto la Shari’a, che il

musulmano devoto è tenuto ad osservare, ritenendoli atti essenziali per compiacere

Dio che li ha ordinati.

Tali obblighi sono:

1. Shahadatein, Testimonianze di fede

“Non esiste divinità all’infuori di Dio e Maometto è il Suo profeta”

Questa dichiarazione di fede viene detta “tayyab”, una semplice formula che il

musulmano pronuncia giornalmente. Intrinseca in questa azione è l’accettazione del

Profeta Maometto.

2. Salat, Preghiere rituali

I musulmani eseguono la preghiera rituale cinque volte ogni di, in precisi momenti

del giorno: mattina, mezzogiorno, metà pomeriggio, tramonto, un’ora e mezza dopo il

tramonto.

Per gli uomini è obbligatorio riunirsi in una moschea per pregare, per le donne no. Il

venerdi, giorno festivo per i musulmani, la preghiera congregazionale si tiene a

mezzogiorno, ed è ritenuta obbligatoria per gli uomini e facoltativa per le donne.

Tradizionalmente la Salat deve essere recitata in arabo. Si recitano la prima sura (al-

Fatiha) e una o più parti del Corano imparate a memoria.

3. Zakat, Elemosina e carità

Uno dei principi fondamentali dell’Islam è il credo che tutte le cose appartengano a

Dio e che il benessere appartiene solo agli uomini meritevoli di fiducia. Ogni

musulmano calcola la sua zakat individualmente, e nella maggior parte dei casi

questo implica il pagamento annuale del 2,5% del capitale in eccesso a quello

necessario per i bisogni primari. Un musulmano può anche donare una somma

addizionale come atto di carità volontaria (sadaqa) nella speranza di ottenere

un’aggiuntiva ricompensa divina.

4. Sawm, Digiuno nel di (dall’alba al tramonto) del mese di Ramadan (quest’anno

corrisponde a poco più della metà di Giugno)

L’osservanza del digiuno include l’astinenza dal mangiare, dal bere, dal fumare e dai

rapporti sessuali. Il digiuno è ordinato dal Corano, e viene osservato dai musulmani

devoti, durante tutto l’arco del dì, fino al calar del sole, per i 29 o 30 giorni del mese

lunare di Ramadan. Ne sono esentati i malati e le donne durante il loro ciclo

mestruale (ma i giorni saltati devono essere recuperati il prima possibile).

Durante il mese lunare di Ramadan i musulmani trascorrono più tempo in preghiera o

ascoltando ogni giorno una parte del Corano letto da lettori specializzati in moschea o

in luoghi allestiti allo scopo. Il Sawm mira a disciplinarsi, rafforzando le virtù della

pazienza e dell’autocontrollo.

5. Hajj, Pellegrinaggio alla Mecca e ai suoi dintorni nel mese di Dhu I-Hijja

(quest’anno corrisponde alla metà di Settembre)

L’esecuzione del Hajj almeno una volta nella vita è obbligatoria per tutti quelli che

siano in grado di affrontarlo, economicamente e fisicamente, e circa due milioni di

persone si recano alla Mecca ogni anno. Il pellegrino indossa una tenuta distintiva

composta da due pezze di stoffa non cucite per lo più di colore bianco che non

mostrino differenze di classe sociale e di cultura, perché tutti sono uguali davanti a

Dio. Meno rispetto ai secoli scorsi, comunque il Hajj costituisce ancora oggi una

prova ardua e potenzialmente rischiosa e non sono infatti mancati negli ultimi anni

gravi incidenti che hanno provocato un gran numero di morti fra i pellegrini.

Comunque con l’avvento dei moderni mezzo di trasporto e un’adeguata infrastruttura,

l’Arabia Saudita ha mostrato di essere in grado di accogliere milioni di visitatori

l’anno.

E IL SESTO PILASTRO

6. In ambienti come quelli sciita, kharagita e sunnita-hanbalita si aggiunge un sesto

pilastro: il jihad, la guerra santa, che in realtà letteralmente significa sforzo interiore,

riferito al dovere di ogni musulmano per diffondere il suo credo religioso.

- MAOMETTO

La tradizione islamica vuole che Maometto fosse nato il 20 aprile 570 a Mecca. Le

notizie sui suoi genitori si ricavano dal Corano. La data di nascita proviene dalla

congettura secondo la quale nel 610, anno delle prime esperienze mistiche, avesse sui

quarant’anni.

Non vide mai il padre, e la madre morì quando aveva soli 6 anni. Fu affidato ad una

donna facente parte della tribu dei Banu Sa’d che effettuava piccolo nomadismo

nell’area circostante Mecca.

Nel 595 sposò una ricca e colta vedova, di circa 15 anni più anziana e titolare di

un’impresa carovaniera, dalla quale ebbe 4 figlie e 2 figli morti in giovane età. Fu sua

moglie fino all’anno della morte, nel 619.

Ma la predicazione di Maometto iniziò nel mese di Ramadan (9 mese dell’anno) del

610, quando secondo la tradizione, sul Monte Hira, nei pressi della Mecca, al profeta

sarebbe apparso l’arcangelo Gabriele. In un primo momento, Maometto credette di

aver sognato, tanto che c’è un periodo abbastanza lungo tra la prima apparizione del

Monte Hira e quelle che seguiranno.

LA RIVELAZIONE

Maometto si trovò ad essere profeta. Era il destinatario della Rivelazione, lo

strumento umano di Dio. La sua missione era quella di ripetere e recitare il messaggio

del Libro celeste della rivelazione.

Il compito di trascrivere e di raccogliere le rivelazioni non venne completato durante

la vita terrena di Muhammad: ciò si verificò solo in seguito, durante la generazioni

dei suoi immediati successori; precisamente sotto il terzo califfo ‘Uthman, venne

messa in circolo una forma completa e unificata e da allora immodificabile, di parti

precedentemente slegate. Conta 114 Sure disposte non in ordine cronologico di

rivelazione ma secondo la lunghezza. All’interno di essa si trovano an

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/10 Storia dei paesi islamici

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