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Il cavaliere, la morte e il diavolo

La sconfitta militare subita dalla Germania al termine della Prima Guerra Mondiale derivava, secondo il generale Hindenburg, dal tradimento dei “governanti borghesi” che avevano firmato l’armistizio nonostante l’esercito invitto fosse ancora schierato sul campo e tutto ciò evocava un desiderio di vendetta del popolo tedesco.

Il ritorno al passato feudale

Molti notabili, aristocratici, alti burocrati e militari iniziarono a pensare nostalgicamente al passato feudale, rappresentato da quello che era il Cavaliere Germanico (un Führer, un eroe senza macchia e senza volto, possente e virtuoso), identificato sostanzialmente nell’antico assetto imperiale. Ceti medi e piccoli borghesi minacciati dall’inflazione e dalla sfida rivoluzionaria si volgevano verso una moderna dittatura militare guidata da questo Cavaliere o Capo assoluto (in grado di vendicare l’ignobile sconfitta tedesca), profetizzata dai personaggi völkisch e dalla propaganda nazionalpopolare.

Questa ricerca di uomo forte avverrà a seguito del crollo delle certezze imperiali del popolo germanico anche se sarà espressa in maniera incoerente e convulsa. La figura dell’antimoderno Franz von Papen era un ideale Cavaliere tedesco: un “intermediario di Dio” per i nazionalisti, un interprete privilegiato per una soluzione unitaria ai problemi tedeschi, un uomo di fiducia per guidare i giovani tedeschi dalle miserie della modernità alla grandezza della Germania.

Le radici dell'ideologia nazista

Ex combattenti, reazionari e aristocratici, uniti dalle ideologie sulla purezza di sangue e sulla razza eletta, si ritroveranno – a fianco dei nazionalisti – nell’ottobre 1932 al raduno di Bad Harzbug. Si pensava ad una rivisitazione del modello del Sacro Romano Impero, dove Dio conferiva ad un Kaiser l’autorità ed egli doveva essere la guida dei suoi sudditi.

Il bisogno di una guida popolare, indicato da Bismarck nella “necessità del principato”, accomunava le varie tendenze interne in Germania, come auspicato da von Papen, nell’esigenza di un governo di élite che egli definiva “democrazia germanica”. La Germania era ormai completamente estraniata dai processi nazionali europei e aristocratici, conservatori, militari e funzionari statali (Papen) vedevano nell’esercito il miglior residuo del'epoca feudale. Quando Hindenburg fu eletto alla presidenza molti videro in lui un ritrovato Führer data la sua condizione di eroe di guerra sul fronte russo. Papen, dal canto suo, non capiva il complicato sistema democratico ma voleva che il governo fosse affidato ad un élite con la volontà di creare un proprio regime personale.

La fedeltà all'imperator

Anche il giuramento che il governo doveva alla figura del sovrano (e non alla Costituzione), facevano intuire quanto la Germania fosse ancora legata al concetto di fedeltà imperiale. Sarà proprio per questi motivi che l’ideologia nazista sarà accolta positivamente dal popolo tedesco: il regime prometteva tutto ciò a cui gli stessi tedeschi aspiravano e cioè le certezze sociali, l’ordine tedesco, la purezza della Comunità di Popolo Germanico che avrebbe quindi cancellato la presenza di slavi e giudei.

Papen è stato giudicato dalla storiografia come una sciagura per le sorti della Repubblica di Weimar o come battistrada di Hitler. Le uniche voci favorevoli sono le memorie di alcuni suoi collaboratori. Gli studi su di lui hanno messo in evidenza la fase del suo cancellierato leggendola come un momento di sperimentazione pretotalitario. Jurgen Bach aveva studiato la sua figura smentendo l’idea che il suo arrivo al potere fosse stato improvviso e fortunato, scoprendo come, grazie al sostegno degli industriali, aveva effettuato una vera scalata al potere.

La carriera politica di Papen

L’esperienza di Papen di addetto militare negli USA fino alla Prima Guerra Mondiale, lo qualifica molto negativamente: attività cospirative e di boicottaggio lo portarono alla sua espulsione dagli Stati Uniti. Durante il viaggio gli fu anche sequestrata una valigetta contenente documenti segreti sulle attività di spionaggio tedesche in America. Durante la guerra fu mandato a combattere sul fronte ottomano e, dopo la tragica ritirata dal fronte orientale, Papen rientrò in Germania al momento dello scoppio della rivoluzione socialista in Baviera.

Da questo momento iniziò la sua carriera politica, venendo eletto al Landtag di Prussia e criticando le riforme sociali del governo socialdemocratico e cattolico. Con il suo giornale “Germania”, criticò la politica dello Zentrum danneggiandone gli equilibri, nonostante egli facesse parte dello stesso partito dal 1921: questo perché egli rimaneva essenzialmente un conservatore e un nobile. La sua appartenenza al partito fu solo strumentale e si accostò alla frangia tradizionalista di destra. Non poteva pertanto capire la linea laica ed autonoma nell’orientamento religioso del partito dei cattolici. Inoltre il gruppo dirigente dello Zentrum aveva aperto le sue posizioni a socialisti e liberali, cercando di uscire dai limiti di una società troppo elitaria.

Papen aveva contribuito anche al fallimento della candidatura del capo del partito Marx alla carica di presidente, sostenendo invece il candidato delle destre Hindenburg. Anche nel 1931, usando bene le sue doti di manipolatore di consensi, fece cadere il governo del cattolico Brüning. Nel 1932 formò un governo composto da aristocratici reazionari nostalgici del vecchio assetto imperiale che si prefiggeva di esautorare il Parlamento e di dare tutti i poteri nelle mani del presidente (questo gli costò l’espulsione dal partito dello Zentrum).

Fallito questo tentativo di governo autoritario, si rivolse ad Hitler, favorendo la sua ascesa al cancellierato tedesco. Non comprendendo il nuovo regime totalitario di Hitler, Papen divenne vice-cancelliere rappresentando i conservatori nazionali non nazisti. Egli riuscì a dirottare il voto di molti cattolici verso Hitler che avrebbero in seguito approvato la legge sui pieni poteri al Führer.

Contributo di Papen al regime nazista

La notte dei lunghi coltelli coinvolse anche Papen, dato fu ucciso il suo segretario politico Jung. Dal quel momento Papen divenne uno strumento di Hitler ma, parallelamente, sembrava diventare un occulto oppositore interno nel caso di una non riuscita del sistema nazista: infatti si adoperò per denunciare le violenze naziste e per appoggiare gli antinazisti di destra; inoltre nella Seconda Guerra Mondiale andò in soccorso degli ebrei in Turchia.

Nonostante ciò, aveva contribuito alla firma del Concordato con la Santa Sede del 1933, era stato plenipotenziario a Vienna (direttamente agli ordini di Hitler) e aveva concluso un vantaggioso trattato commerciale in Turchia. Venne per questi motivi fregiato dell’insegna di Cavaliere della Croce di Ferro, la massima onorificenza del regime hitleriano. Solo le sue opere umanitarie (il sostegno all’apertura delle riserve alimentari germaniche in favore delle popolazioni greche affamate, il salvataggio di numerosi ebrei provenienti da Ungheria, Bulgaria e Romania, il sostegno degli ebrei in Turchia) porteranno ad una sua assoluzione al processo di Norimberga.

Gli ultimi anni di Papen

Negli ultimi anni di vita si dedicò alla stesura delle sue Memorie e alla redazione di alcuni saggi in cui voleva contrapporre un’Europa cristiana alla marea bolscevica, divenendo un ascoltato conferenziere nella Spagna di Franco. Papen morì nel 1969, a novant’anni.

Mito di uno Stato Germanico forte

Il mito di uno Stato Germanico forte, baluardo della Cristianità, era molto antico: secondo la tradizione, il confine orientale, dopo la cristianizzazione dei territori al di là dell’Elba, veniva delimitato dalle tombe dei Cavalieri Teutonici. Il riferimento comune restava il modello del Sacro Romano Impero dove la Chiesa era una sorta di scudo mistico e dove la Germania, sul mito del Drang Nach Osten (spinta verso oriente), doveva sconfiggere i nemici provenienti da est. Questi motivi porteranno alle ambizioni della guerra contro la Russia, da parte del generale Ludendorff nel 1918.

Nell’immediato dopoguerra, l’individuazione di un nemico comune per i popoli di razza tedesca e russa nella Polonia ed inoltre il trattato di Rapallo tedesco-sovietico del 1922, avevano creato le condizioni geopolitiche per un consolidamento della Germania come fautore di stabilità nell’Europa centro-orientale. Tuttavia prevalse il senso di umiliazione subito dall’orgoglio nazionale e militare della Germania, questo portò alla nascita del revanscismo militarista e alla creazione delle Freikorps, l’esercito di occupazione dell’est. Il Mein Kampf, infatti, teorizzerà lo Spazio Vitale tedesco, da ricercare nei territori orientali.

Il mito del condottiero tornato a salvare la Germania cristiana arrivava sin dai tempi della reazione antinapoleonica. Questo mito preparava l’ascesa di un invitto Führer, dovuto alla nostalgia del vecchio assetto dopo la caduta dell’Impero nel 1918. Questo Führer non era ancora inteso come figura politica, ma etico-morale come un’unica guida universale.

La gioventù tedesca si era rivolta alla destra radicale, rispondendo con un fanatico patriottismo ai problemi del presente repubblicano. Gli stessi cattolici cominciarono ad auspicare questo ordinamento, volendo eliminare le velleità della modernità liberale e auspicando il ritorno ad una Grande Germania portatrice di Cristianità. Tutto ciò sarà incarnato dalla mistica nazista.

Parte prima – “Got Mit Uns”: mito imperiale e rifiuto della modernità

Capitolo I – I cannoni di agosto

Secondo Papen, la scomparsa dell’ordinamento imperiale, era la «fine di tutto quello nel quale avevamo creduto per generazioni, la scomparsa di tutto quello che avevamo e per il quale avevamo combattuto».

In questo periodo appare quella che è la “nemesi novembrina”:

  • Il 9 Novembre 1918 era stata annunciata l’abdicazione dell’Imperatore Guglielmo II e la proclamazione della Repubblica di Novembre.
  • Il 6 novembre 1923 avvenne il primo assalto a botteghe ebraiche, anticipazione drammatica della notte dei cristalli.
  • Il 9 Novembre 1923 avvenne il fallito Putsch di Monaco, organizzato dallo stesso Hitler con la collaborazione di importanti uomini di potere del vecchio regime guglielmino, tra cui l’eroe del fronte orientale Ludendorff.
  • Il 9 Novembre 1938 ci sarà la terribile Notte dei Cristalli, con la distruzione dei numerosi edifici ebraici in tutta la Germania.

Il senso di disperazione e smarrimento dovuto alla caduta dell’assetto imperiale erano tali da giustificare – secondo Papen – la reazione e il nazismo. Il terreno era allora pronto per la grande menzogna: nacque per bocca del generale Hindenburg il mito nefasto della sconfitta per il tradimento della nazione tedesca nel 1918. La colpa dell’armistizio veniva fatta ricadere sugli ebrei e sui socialisti del governo provvisorio: i traditori di novembre. Inoltre una nuova maledizione ricadeva sopra i tedeschi: la pretesa della colpevolezza di guerra.

Il popolo tedesco doveva accettare il nuovo regime repubblicano e lo stesso Papen dirà che bisognava piegarsi alla situazione, ma non accettarla. Proprio per questo il nuovo sistema era destinato all’instabilità.

Capitolo II – Con Dio nella storia

Papen nelle sue Memorie diceva di essere un «individuo conservatore, sostenitore di una riforma sociale ma considerato nemico della classe lavoratrice. Autore di una soluzione pacifica alla questione austro-tedesca ma accusato di aver organizzato l’Anschluss. Dopo aver cercato di assicurare la forte posizione in Europa centrale della Germania, la vide passare in mano al dispotismo orientale».

Uomo appartenente al partito cattolico e in seguito suo deputato, il polo di riferimento di Papen si inquadrava all’interno della confluenza di interessi economici nell’ambito delle scelte sociali di prevenzione antisocialista. Mandato alla scuola del villaggio, i

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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