Capitolo I – Una storia di piccola gente
La giovinezza e gli studi fra Trento e Vienna
Alcide De Gasperi è nato a Pieve Tesino il 3 aprile 1881. Vive in una famiglia con difficoltà finanziarie, documentata dalla sua richiesta di esenzione per la tassa scolastica nel 1898. Gli studi di base al seminario di Trento dal 1885 rivelano un alunno con buone capacità, che svelano in seguito, al ginnasio vescovile, la propensione per la storia e le scienze umane. A questo periodo risalgono appunti e commenti di vario genere, dalla letteratura italiana alla filosofia.
Quando va a studiare a Vienna, a diciannove anni, la sua povertà lo costringe a mangiare nella mensa dei poveri in una chiesa italiana e a guadagnare qualcosa facendo ripetizioni. La capitale austriaca è un mondo cosmopolita e plurilingue, aperto alla modernità e alla multiculturalità e questo fa crescere in De Gasperi una visione delle differenze e delle singolarità, a differenza dei progetti di uniformazione tedesca. Avrà una visione più ampia della dimensione sociale, ispirata dalla tutela cristiano-sociale.
I suoi appunti mostrano molti riferimenti alle Scritture e una forte adesione alla Chiesa. Questo riferimento costante alle Scritture è alla base della sua credenza ai misteri della salvezza e della volontà, e allo stesso tempo del suo intervento nel campo sociale e civile. È in quest’ambito che va forse individuata la ragione della presa di distanza dal modernismo.
Si discosta nettamente da Murri, nel 1906, che definisce un eretico e del quale denuncia le contraddizioni. Inoltre nel commento all’enciclica Pascendi Dominicis Grecis egli prende le distanze da chi, secondo lui, voleva trasformare la democrazia cristiana in una riforma della filosofia delle scienze sacre e degli ordinamenti. Critica dunque il modernismo anche se non sempre è sulla stessa linea della Chiesa, la sua critica infatti non è assoluta.
Importante è l’influenza di Ernst Commer, docente di teologia dogmatica a Vienna, proveniente dalle università di Munster e Breslavia e considerato con favore in Vaticano. De Gasperi si schiera a fianco del “maestro” nella polemica contro lo storico della Chiesa Albert Ehrhald, fautore di un piano di rinnovamento dottrinario.
La frequentazione di Commer porta De Gasperi a fare ricerche sul confronto fra socialismo e cristianesimo e a un viaggio a Roma nel 1902 quando lo accompagna alle celebrazioni del XXV anno del pontificato leonino (Leone XIII).
Nella formazione del giovane studente, il ruolo di Commer è molto importante: non solo ne indirizza le scelte culturali, ma lo allontana dall’iniziale influenza del Murri. De Gasperi aveva curato la traduzione del volumetto di Commer “Die Kirche” del 1905 e successivamente lo recensisce sulla Reichpost, valorizzandone la ricerca dell’elemento soprannaturale, interno alla Chiesa.
Tuttavia, rispetto all’interpretazione del libro, si colloca su una linea più aperta ponendosi sulla scia riformatrice di Colonia staccandosi dal Commer e dall’integralismo di Berlino. Questo farà in modo che Commer, risentito, chiederà – qualche anno più tardi – al vescovo di Trento di ricondurre il giornale diocesano ad un cattolicesimo integrale, giustificando col fatto che De Gasperi – intanto subentrato alla direzione al posto di don De Gentili – non avvertisse l’importanza della questione romana.
Altre influenze vanno ricercate negli esponenti del cattolicesimo sociale germanico e in particolar modo renano, e quindi nel partito dello Zentrum che in quel periodo veniva colpito dal Kulturkampf di Bismarck. Questa esperienza lascerà un’impronta indelebile nella formazione del giovane trentino, fino a divenire riferimento costante anche nella maturità.
Il Kulturkampf secondo De Gasperi aveva tre cause: l’invidia dei protestanti per lo sviluppo cattolico; il dominio dei principi autoritari di ispirazione hegeliana; l’odio contro Roma, aumentato dopo la proclamazione dell’infallibilità pontificia. Avrà molta più influenza su di lui il Kulturkampf che la questione romana.
La frequentazione delle corporazioni studentesche gli consente di incontrare i futuri protagonisti del movimento cattolico nazionale (Friedrich Funder, futuro direttore della cristiano-sociale Reichpost e Franz Hemala futuro leader sindacale).
In quegli ambienti Alcide diffonde la stampa tridentina: “Archivio tridentino”, “Annuario degli studenti tridentini”, cui collaborano importanti personaggi della politica. Chi esercita maggiore influsso su De Gasperi è sicuramente Hemala, direttore di Kunschak dapprima nel movimento studentesco, successivamente in quello sindacale, poi nel partito cristiano-sociale e infine in Parlamento.
De Gasperi in questi anni subentra alla direzione de “La Voce Cattolica” sostituendo Don Guido Gentili. La sua produzione giornalistica è raramente firmata ma è molto intensa e da tutti ritenuta difficilmente confondibile. Decide di tramutare il nome di questo giornale nel 1906, in “Il Trentino” suscitando alcune accuse di “irredentismo”.
Proprio sulla questione nazionale trentina De Gasperi ha una sua linea di pensiero autonoma. All’interno del cattolicesimo politico in Trentino vi sono diverse posizioni:
- Un primo gruppo clericale fa riferimento al deputato don Guido de Gentili, poco sensibile ai richiami della nazionalità, antimodernista, rispettoso della linea romana e tridentina;
- Un secondo raggruppamento di moderati, più vicini all’idea di una maggiore vicinanza con l’Italia, in riferimento esclusivamente ai rapporti commerciali, e a cui fa capo il deputato cattolico liberale Emanuele Lanzerotti;
- Un terzo gruppo, più realista, è animato dallo stesso De Gasperi che affermava che il Trentino doveva trovare la via per il progresso economico e sociale e per la difesa della propria nazionalità, però all’interno dell’Impero.
De Gasperi avrebbe sempre conservato una sostanziale, anche se prudente, fedeltà alla monarchia e una certa suggestione per lo Stato multinazionale, un modo che favoriva la convivenza di genti e culture diverse, come una piccola Europa unita.
Mentre il movimento intransigente in Italia si ostina nella difesa delle rivendicazioni romane, in opposizione alle classi dirigenti liberali e massoniche, quello tridentino, in adesione al mondo cristiano-sociale, promuove le più avanzate rivendicazioni economiche e sociali, nell’affermazione dell’identità culturale di minoranza nazionale.
Sulla questione nazionale De Gasperi rifiuta l’idea di nazione come assoluto che deriva dall’appartenenza cristiana e che lo porta a proporsi come uomo di mediazione. Ogni concessione al nazionalismo va a ledere secondo lui la salvaguardia della nazionalità. Altre vie, come quelle degli irredentisti, conducono invece a scontri e divisioni.
De Gasperi scrive molti articoli, sempre molto coloriti e polemici, e in alcuni di essi si scontra anche con Benito Mussolini, a quel tempo socialista rivoluzionario. Polemizza inoltre, nel 1902, con lo studente irredentista Ferdinando Pasini, il quale accusa i clericali di sostenere una Università confessionale.
De Gasperi sarà arrestato poi a Innsbruck per la questione dell’Università Italiana. Per lui rappresenta un imperativo la creazione di questa Facoltà, soprattutto per quegli studenti meno abbienti (quelli più ricchi possono studiare, secondo la tradizione asburgica, negli Atenei del Lombardo-Veneto): è indegno per lo Stato che una parte dei suoi studenti debba recarsi all’estero.
La questione universitaria, sorta nel 1866, è attenuata nel 1882, dopo la stipula della Triplice Alleanza, ma poi raggiunge la massima disputa con le insorgenze pantedesche di inizio Novecento:
- Da una parte l’opzione laica e liberale del Regno d’Italia,
- Dall’altra quella antimoderna e tradizionalista dell’Austria cattolica e reazionaria, protettrice delle libere istituzioni civili e religiose.
De Gasperi sarà molto vicino anche al vescovo Endrici, da cui assorbe l’attrazione per l’azione sociale, poi l’impostazione laica e aperta del servizio in politica. Il piano pastorale del vescovo è incentrato sul piano di riconquista cattolica di Leone XIII.
Insofferente alle angustie del conservatorismo cattolico tirolese, De Gasperi riesce a comparare le diverse esperienze dei cattolici in politica, in Italia e in Austria. Qui i cattolici trentini sono rappresentati alla Dieta e in Parlamento. Nella lotta tra clericalismo conservatore e cristiano-sociale egli propende sin dalle prime esperienze viennesi per i secondi, contribuendo a sostenere in Trentino l’ala più sensibile alla nazionalità, confluita nel partito popolare trentino.
Nel 1911 egli appunta la sua invettiva sulle attività soprattutto economiche intraprese dal clero sulla scorta di quelle cooperative e casse rurali che avevano sostenuto l’azione del movimento politico. Durante le elezioni politiche del 1911 De Gasperi viene eletto tra le fila del Partito Popolare, entrando perciò nel Parlamento di Vienna e iniziando così la sua avventura politica.
Capitolo II – Cattolici, italiani, democratici
Il modello cristiano-sociale
La minoranza ebraica dell’Impero Asburgico, una volta integrata nell’impero tollerante – ne è diventata uno dei nuclei etnici più fedeli e preziosi, anche grazie al controllo sulle più diffuse testate giornalistiche di Vienna, Praga e Budapest.
Si tratta di persone acculturate, aperte alla modernità e ben disposta verso cambiamenti sociali. Proprio per questo erano così odiati: un antisemitismo che era più un sentimento che un motivo dottrinale, molto comune fra i cattolici.
De Gasperi coniuga l’avversione a liberalismo e socialismo con un antiebraismo di maniera, mitigato nei suoi eccessi dalla dottrina cristiana. Un antiebraismo più politico e sociale, come critica al predominio del capitale ebraico sulla banca europea, che come vero e proprio sentimento antisemita o razziale. Per De Gasperi il socialismo è visto come un esercito al soldo del capitale ebraico.
Gli appunti del periodo universitario di De Gasperi presentano considerazioni negative sugli ebrei, con citazioni bibliche e una ripetitiva ricostruzione dei casi storici di sacrifici infantili perpetrati da ebrei.
Il giovane Alcide, in un contradditorio con i socialisti del 1906, quando era già direttore de “Il Trentino”, utilizza tematiche antiebraiche per accusare i sindacati socialisti di essere al soldo del capitale ebraico. Dunque il tema centrale, comune al sentimento medio dei cattolici del tempo, resta limitato alla superiorità del capitale ebraico sul sistema finanziario e alle sue negative influenze, in termini politici, sulla società europea. Egli arriva a identificare il potere politico liberale, avverso al cattolicesimo, con l’influenza nefasta del sionismo mondiale.
Tematiche antiebraiche (e non antisemite e razziali) continuano ad essere usate da De Gasperi in diversi articoli, dove la qualifica “ebreo” è utilizzata in senso denigratorio e dispregiativo.
De Gasperi è affascinato da Lueger, il borgomastro di Vienna che era riuscito a superare l’opposizione dell’imperatore alla sua elezione dovuta al suo antisemitismo. Egli è un capo carismatico e un politico intuitivo e demagogo ma è soprattutto un uomo che ha capito il senso della moderna politica di massa e l’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione. Anche Hitler sarà molto affascinato da quest’uomo e in futuro ne riprenderà il dispositivo linguistico e scenografico del suo antisemitismo e della sua capacità tribunizia.
L’antisemitismo sarà un punto che sembrerà accomunare Hitler e De Gasperi, che semplicemente riprenderanno il diffuso linguaggio di Lueger: per entrambi gli ebrei asserviscono la politica dei liberali e socialisti e tessono una trama per dominare la società. Sono convinzioni molto diffuse negli anni immediatamente successivi al caso Dreyfus, che annunciano sviluppi inquietanti fra gli intellettuali dei decenni successivi.
Alcide individua in Roma e Gerusalemme le nemiche della Germania cristiana: gli ebrei dominano la civiltà europea attraverso i mass media e la grande finanza. Egli individua nel clima di spensieratezza che segue il Congresso di Vienna il moto di origine del capitalismo di matrice ebraica. De Gasperi osserva che mentre i grandi del tempo muoiono poveri, gli ebrei si dividono gli utili derivati da guerre e rivoluzioni. Questo spiega il profondo sentimento antisemita a Vienna e a Berlino.
Il giovane Alcide si identifica col movimento cristiano-sociale del quale assimila metodiche e linguaggi e, in seguito, paleserà un parziale ravvedimento su alcuni argomenti antisemiti, che comunque permangono. In un articolo per la decennale della Reichpost (1° gennaio 1904) egli espone l’ideale cristiano-sociale e sprona ad operare nel campo sociale, parla di ciò che è stato fatto in Trentino con casse rurali, aumento delle cooperative e della stampa dove dominano testate cattoliche.
Col 1905 termina definitivamente il suo ruolo da mediatore fra il movimento cattolico austriaco-trentino e il movimento cattolico italiano, ponendo a modello il primo ma sottolineando la valenza politica di quello intransigente italiano: il campo d’azione è il Trentino dove nascono l’unione popolare (1904) e il partito popolare trentino (1905).
Bisogna però parlare anche della storia della Chiesa in Trentino: qui, dopo la dissoluzione dell’alleanza cattolico-liberale, il cattolicesimo trentino risente più della linea tradizionalista della Chiesa austriaca che delle scelte di Pio IX. Molti, dopo lo scioglimento dell’alleanza rimasero fedeli al barone a Prato (capo di questa coalizione); ma negli anni ’90, sotto il vescovo Valessi, si è compiuta la svolta confessionale quando si procederà uniti in funzione antiliberale e antisocialista.
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