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Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Trinchese, libro consigliato L'Altro De Gasperi

Riassunto per l'esame di Storia Contemporanea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo L’Altro De Gasperi: Un Italiano nell’Impero Asburgico (1881-1918) consigliato dal docente Trinchese.
Sono analizzati gli anni di studio a Vienna, la nascita del suo pensiero politico e i personaggi politici che lo hanno influenzato, il suo impegno in politica e in Trentino, il rapporto... Vedi di più

Esame di Storia contemporanea docente Prof. S. Trinchese

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Nel giorno dell’inaugurazione del nuovo governo, tocca proprio a De Gasperi la mansione di

segretario del gruppo nazionale italiano: spetta a lui chiamare i colleghi italiani per prestare

giuramento all’Imperatore. A questo punto nasce la disputa tra Battisti, socialista, e De Gasperi:

col primo che lo accusa di essere filo-monarchico. Battisti aderisce al club socialista tedesco, dato

che non vi sono i numeri per formarne uno italiano. Allo stesso modo De Gasperi accusa Battista di

incoerenza visto che si divide tra la sua fedeltà internazionalista e il suo giuramento all’imperatore.

Al De Gasperi che frequenta assiduamente le sedute della camera, non sfugge il senso di inazione

che affligge i deputati. Lamenta l’inoperosità del governo, i progetti di legge troppo lenti e la

difficoltà nell’approvarli, la “gran fortuna” che occorreva per ottenere la parola. Insomma, la

fatica a dover quotidianamente affrontare problematiche complesse, fronteggiando la divisione di

interessi personali.

Importante sarà il discorso sulla situazione degli italiani d’Austria. Alla Dieta austriaca, il ministro

von Grabmayr denuncia come l’alleanza con l’Italia sia molto impopolare fra gli italiani, soprattutto

perché si da occasione agli italiani d’Austria di lamentarsi, a ragione, di un trattamento ingiusto.

Bisogna quindi evitare i processi di germanizzazione che possono offendere il sentimento

nazionale italiano. Per sconfiggere l’irredentismo quindi, bisogna non usare misure di polizia ma

convincere gli italiani in Austria che lo Stato può soddisfare tutte le loro esigenze economiche,

mantenendo viva la loro nazionalità, la loro lingua e la loro cultura.

Quindi la distanza tra De Gasperi e gli irredentisti tirolesi non può essere più netta: egli si scontra

con il tirolesismo del Volksbund, che arriva a negare persino la possibilità di una Facoltà italiana

nell’Università di Vienna (che secondo i tirolesi era un progetto troppo minimalista e moderato,

che serviva per attenuare i sentimenti irredentisti degli italiani d’Austria). Alcide sostiene invece i

diritti costituzionali degli italiani nella Duplice monarchia e la realizzazione di una Facoltà italiana

di diritto presso l’Università austriaca. La sua idea della Facoltà italiana riscuote un forte consenso

anche presso l’Imperatore.

Nelle sue interpellanze al governo si fa promotore di iniziative a favore del Trentino per difendere i

diritti dei lavoratori, per realizzare opere quali la linea mista ferro-tramviaria nella Val di Fiemme,

iniziative in senso pensionistico, interventi contro il costo della vita e la creazione di una Facoltà

italiana di diritto.

La particolare attenzione di De Gasperi verso i sindacati riconduce alle esperienze giovanili di

propagandista delle società agricole e operaie, quando Alcide si batteva per questioni salariali ed

educative.

La visione di De Gasperi prevede comunque l’intervento equilibratore dello Stato, in adesione al

sistema austriaco. Sul piano politico, riconosce la necessità di formare una classe politica che

sappia trascinare la maggioranza e affrontare i problemi sociali.

Uno dei temi da lui affrontati è quello linguistico, da lui interpretato come diritto riconosciuto alla

lingua madre nazionale e messo in crisi dalle politiche di germanizzazione. È vero che il tedesco era

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la lingua franca del centro Europa, ma non era tale da costituire l’idioma d’uso nelle

amministrazioni (lo attesta il fatto che l’esercito stampava i manuali di comando in dodici lingue).

Tornando alla disputa tra Battisti e De Gasperi, tra i due non corse mai buon sangue. Si deve a

Battisti l’inizio delle accuse di austriacantismo che non solo avrebbe perseguitato il deputato

cattolico per l’intera vita, ma lo avrebbe costretto a dissimulare una parte non secondaria della

sua esperienza formativa e politica.

Da parte sua, De Gasperi non risparmia epiteti non molto cortesi all’avversario, i cui discorsi egli

definisce “ammasso di chiacchiere”. Anche dopo l’esecuzione di Battisti non vi saranno molte

parole, se non formali proteste fatte un anno dopo la morte del deputato socialista.

Questo lo si evince anche quando, dopo la guerra (1917), alla riapertura del Parlamento verranno

deposte corone di alloro sui seggi dei deputati caduti, tranne che su quello di Battisti: De Gasperi

non protesterà, né dirà qualcosa. Sappiamo però che De Gasperi nel 1950 dedicherà un ricordo

all’avversario durante un discorso a Trento.

Altro mito da sfatare è il voto contrario di De Gasperi alle spese per l’aumento delle forze armate

nel giugno del 1914 e poi ancora, durante la guerra, nel 1917. Questo è impossibile perché tale

compito spettava all’organo legislativo comune austro-ungarico e non delle Camere austriaca e

ungherese.

De Gasperi si limiterà a votare contro l’aumento delle reclute nella milizia territoriale alla Dieta

regionale del Tirolo, per dare rilievo al disagio politico ed economico della popolazione trentina, in

relazione alle attività militari, pur ammettendone l’importanza per ragioni di difesa.

Quindi lui non vota contro la politica militarista dell’Impero, ma per il mancato ottenimento di

concreti indennizzi richiesti dalla popolazione locale. De Gasperi lamenta il trattamento della

popolazione trentina da parte della truppa di stanza in Tirolo, stigmatizzando di nuovo l’evidente

progetto di germanizzazione, deplorando l’abbandono dei propositi di autonomia del Trentino e

dell’istituzione della Facoltà universitaria italiana; egli però crede ancora all’appartenenza del

Trentino allo Stato austriaco.

Alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale la popolazione trentina si mostra ancora

fedele all’Austria, contro i germanizzatori, per nulla sensibile al richiamo della nazione irredenta,

ma desiderosa di pace e di migliori condizioni per lo sviluppo generale dello Stato.

Capitolo VI – “Carnovale Europeo”. L’incubo della fine di un mondo

Allo scoppio della crisi balcanica nel 1908 con l’annessione della Bosnia da parte dell’Austria,

nessuno si aspettava che ci sarebbero state tutte le complicazioni successive. Nel 1909 esistono,

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così come sarebbe stato nel 1913-1914, due esigenze primarie: trovare una giustificazione morale

alla guerra e che questa resti localizzata a livello regionale, possibilmente per poche settimane.

Le armi di distruzione di massa, i cannoni a lunga gittata, le prime macchine volanti vengono

interpretati come presagi dell’Apocalisse. In questo panorama desolato, che annuncia la

disintegrazione del mondo, compare la figura dell’autentico cavaliere dell’Apocalisse, il Kaiser

Guglielmo.

De Gasperi assiste allo sfaldamento progressivo di quell’Europa pacifica realizzata in tanti anni di

azione e si preoccupa per la leggerezza della stampa guerrafondaia. Il protrarsi della guerra di Libia

vanifica la sua fiducia che la nuova conquista africa possa rassodare i vincoli della Triplice: in realtà

quel conflitto – che non si chiude nel 1912 ma si prospetta come indomabile resistenza delle

popolazioni assoggettate – sconvolge l’assetto faticosamente raggiunto nel Mediterraneo

orientale e poi in Egeo, fa precipitare la latente crisi balcanica, apre crepe nella Triplice Alleanza e

costringe la Turchia a confrontarsi con la sua forte crisi.

La campagna militare italiana, per nulla facile e breve, non è celebrata da tutti, in molti la criticano,

come i gli uomini di Chiesa, Giolitti, Prezzolini, Benito Mussolini, Bosdari.

La stampa europea, specialmente austro-tedesca, è contraria alla guerra libica ed è, quindi, contro

la nazione italiana. De Gasperi si adopera per persuadere l’opinione pubblica che Austria e Italia

devono essere amiche, perché è nell’interesse di entrambe che i loro rapporti siano cordiali.

Dopo la fine del primo conflitto balcanico, sembra che si possa respirare una nuova aria di pace,

ma i vincitori si accaniscono sulla Turchia portando ad una nuova guerra fra loro stessi. Nel

massacro balcanico si scontrano turchi, bulgari, serbi, greci, rumeni e montenegrini. Una guerra

sanguinosa che vede gli ottomani dalla parte dei vincitori contro i Bulgari. I turchi rientrano

trionfalmente ad Adrianopoli, la loro Edirne, l’antica capitale ottomana. Enver Pasha li conduce in

persona all’assalto delle antiche mura, con indescrivibile spargimento di sangue, prima e dopo la

presa della città sacra.

Quel massacro dimenticato della storia del Novecento colpisce pesantemente anche la

popolazione di stirpe ebraica, che viene deportata dalla vasta area greco-turca sull’Egeo (che

popolava da secoli) da Salonicco a Kavala. Crolla in questo modo il sogno di Salonicco come nuova

patria culturale ebrea. Nella cultura ebraico-sefardita inizia un serpeggiante rimpianto per il

sostanziale equilibrio garantito dalla pax ottomanica.

L’Europa si è illusa di poter arrestare il conflitto constatando l’estinzione della presenza turca nel

continente: ma non hanno previsto la degenerazione della rabbia dei popoli balcanici che

provocherà l’estensione del conflitto in Europa. Tutto il grande edificio della respublica christiana

è caduto, al principio della guerra giusta si è sostituita la Ragion di Stato. È dunque crollata la base

dell’intera struttura internazionale. 12

L’atroce bombardamento dei cannoni turchi su Adrianopoli, così come nell’assedio montenegrino

di Scutari, viene descritto come una conquista romantico-erotica. I giornali austriaci sembrano di

godere di un piacevole divertimento.

Dopo la Pace di Bucarest nel 1913, che ha restituito la Tracia a quanto resta della Turchia europea,

De Gasperi si reca in visita al palazzo internazione dell’Aja (di recente inaugurato) dove si chiede

come mai i cattolici rimangono fuori dalle iniziative pacifiche prese qui. Egli dice che molti si sono

fatti coinvolgere dall’idea della sacralità della guerra, quando invece il cristiano deve, per dogma,

rifiutare la guerra.

I funerali dell’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie (4 luglio 1914) mostrano tutto l’astio

dell’Imperatore Francesco Giuseppe verso la donna (la cui bara sarà messa su un traino basso e

dimesso) e tutta la gioia degli ungheresi. Anche la Germania vede in questo attentato una grazia

della Provvidenza. In Italia si parla dell’arciduca come “principale nemico” e i circoli nazionalisti

sono in fermento.

Gli ambienti pontifici, invece, vedono nell’assassinio dell’arciduca una “speranza svanita”. Il

vescovo di Trento dispone l’imbandieramento a lutto di tutti gli edifici pubblici montando una

disputa tra cattolici asburgici e liberali.

L’Imperatore ancora rifiuta di firmare la dichiarazione di guerra, ma ormai non riesce a tenere più

l’impero, costretto così a pubblicare il proclama “Ai miei popoli” il 28 luglio 1914, con il quale

l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. De Gasperi sulle colonne del Trentino ringrazia il

sovrano della decisione, parlando di dimostrazioni di patriottismo.

La guerra alla Serbia in pochi giorni muta in conflitto europeo: il 1° agosto la Germania dichiara

guerra alla Russia e il 3 alla Francia. Come in precedenti occasioni celebrative della monarchia, De

Gasperi continua ad inneggiare all’imperatore e alla pace e aderisce appieno all’indispensabile

neutralità della Chiesa.

È sul campo di battaglia di Grodek, in Galizia orientale, che per la prima volta si annuncia

l’ecatombe anche per i tanti italiani d’Austria che sono chiamati alle armi su quel fronte. Il conflitto

diviene immediatamente un incubo nella guerra di trincea e De Gasperi si sente allora come

sospeso su una tempesta minacciosa e inevitabile.

Capitolo VII – Missione a Roma. Il Trentino tra guerra e pace

La volontà di completamento dell’unità nazionale da parte dell’Italia attraverso l’annessione di

territori dell’Impero Austriaco, si contrappone – dal 1866 al 1915 – all’esigenze da parte

dell’Austria di mantenere il complesso equilibrio europeo, tutelando il mantenimento di uno Stato

plurinazionale. L’ambizioso progetto sabaudo invece, incanalando le rivendicazioni nazionali verso

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una soluzione unitaria, andrebbe a sconvolgere l’assetto europeo. La stessa Austria – per contro –,

con la sua volontà di non garantire l’evoluzione verso uno stato federale, esaspera gli animi delle

varie nazionalità e le tensioni separatiste, agitate da una ristretta élite politica.

De Gasperi non comprende gli ideali nazionali che lui ritiene laici e insurrezionali, ma esprime il

suo indirizzo politico attraverso l’applicazione dei principi morali e religiosi. Egli difende l’identità

culturale della nazione ma non la sua realizzazione politica, difende le autonomie e le libertà

civiche, ma non la libertà generale e il diritto delle nazioni.

De Gasperi giunge a Roma nel settembre del 1914, sperando nella neutralità dell’Italia (qualche

settimana prima credeva ancora nell’ingresso dell’Italia in guerra ma al fianco dell’Austria, sia per

naturale logica d’alleanza, sia per la comune avversione allo slavismo) a causa del possibile scoppio

dei sentimenti nazionalisti ed irredentisti che avrebbero messo a dura prova il Trentino.

Questo primo viaggio pare motivato dall’incontro con l’ambasciatore austro-ungarico a Roma (il

barone Macchio) per conoscere le misure militari adottate in Trentino, ma in realtà egli raggiunge

altre personalità politiche per conoscere la situazione interna italiana e per verificare la volontà

neutralista del paese. Questo viaggio può essere dunque definito una missione di distensione, per

conservare la neutralità.

Non è possibile individuare quali siano stati gli interlocutori del deputato trentino. È difficile

escludere un incontro in Vaticano anche a causa della presenza della figura autorevole di Don

Guido Gentili (che ha affiancato De Gasperi nel viaggio a Roma).

Un incontro che ci sarà certamente nel suo secondo viaggio a Roma, nel novembre del 1914, di cui

sarà riportato un resoconto dell’incontro con Benedetto XV all’interno del “Trentino”. I temi

affrontati saranno la pace, l’interessamento del Papa verso il Trentino e una benedizione

particolare all’operato di De Gasperi.

Il giornale di De Gasperi, inoltre, riprende spesso in quei giorni gli articoli di quei giornali – sia

italiani che austriaci – che si battono per la neutralità italiana, contestando i gruppi interventisti

italiani. Nonostante la presenza di articoli contro la Triplice e contro la Monarchia, che lui attacca

duramente, De Gasperi confida ancora che – se l’Italia fosse entrata in guerra – l’avrebbe fatto al

fianco dell’Austria.

In alcuni articoli si parla anche di ciò che sarebbe spettato all’Italia in caso di neutralità: Valona,

l’entroterra albanese e il predominio nell’Adriatico e nello Ionio. Ma – quando la caduta della

Turchia sembra scontata – il ministro degli esteri italiano, Sonnino, decide di rivolgersi a Londra

per non restare fuori dalla spartizione dell’Impero Ottomano ed anche per ottenere numerosi altri

territori: Zara, Dalmazia, Istria, isole il liriche, Valona, territori in Africa e in Oriente.

Se nell’estate del 1914 De Gasperi aveva timore del possibile coinvolgimento del Trentino nel caso

dell’apertura di un fronte italiano, e se in novembre si erge a paladino della pace sulla scia delle

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intenzioni pontificie, nella primavera del 1915 la scena è cambiata: l’Austria ha ceduto sulla

possibilità di cedere il Trentino in pegno della neutralità italiana.

In Austria la situazione è confusa a causa dell’opposizione ungherese e della volontà

dell’Imperatore di non cedere volontariamente nessun parte dell’Impero, perché sono parte

integrate dell’impero eredito dai suoi predecessori. Ad essere dalla parte dell’Imperatore ci sono

anche i cristiano-sociali, preoccupati da un possibile scoppio insurrezionale.

Intanto l’esercito austriaco fa difficoltà a rilasciare i militari trentini impegnati sui fronti. Si battono

bene, sono importanti e si trovano a combattere sul fronte russo (tra loro c’è Augusto, fratello di

Alcide). Molti di loro saranno fatti prigionieri. Successivamente poi anche l’opposizione ungherese

cederà e le risposte austriache saranno più concilianti ma, per contro, quelle di Sonnino

diventeranno sempre più fredde.

Nel marzo 1915 si tiene un colloquio tra De Gasperi e Sonnino con il primo che pare non opporsi

più alla cessione del Trentino all’Italia. De Gasperi si convince della cessione solo per evitare che il

Trentino venga colpito dalla guerra. Egli non auspica un intervento italiano, del quale teme le

ripercussioni sul Trentino e sui precari equilibri imperiali, inoltre egli è angosciato per le sorti del

suo Paese, che ora non è più l’Austria e nemmeno l’Italia: la sua patria è il Trentino. De Gasperi

chiede che ci siano garanzie per la popolazione trentina, per il clero, per le amministrazioni

comunali (che godono di maggiore autonomia rispetto a quelle italiane). Sonnino prega il deputato

di registrare tutto in un memoriale.

Scopo principale di De Gasperi quindi è di salvaguardare l’interesse generale del Trentino

minacciato dalla guerra, in vista di una possibile cessione indolore, la cui eventualità appare più

subita per necessità di cose che per accolta convinzione.

Ma in Italia prevale la piazza, si susseguono i tumulti interventisti e la Germania cerca, in un ultimo

sforzo, di comprare opinioni favorevoli presso la stampa italiana, cattolica in particolare. L’Austria

cerca delle tardive proposte come la cessione di tutto il Trentino, tranne Bolzano, del confine

occidentale dell’Isonzo, di Gorizia, l’autonomia a Trieste, la cessione dell’Albania e di alcune isole.

Ma ormai l’Italia ha firmato il Patto di Londra e il parlamento ha approvato l’intervento (anche se

con 74 voti contrari). Così agli inizi di giugno, nei sobborghi di Gorizia, non sono le avanguardie

austriache a far fronte alla fanteria italiana che avanza, bensì i contadini di lingua italiana armati di

forcone e al grido di “Viva l’Austria”.

Capitolo VIII – Exodus. “Flüchtlinge”, profughi

Quando inizia la guerra con l’Italia nel 1915, per il Trentino è un dramma. Molti saranno costretti

all’esilio, arrestati, arruolati nell’esercito e mandati sul fronte orientale, perdono le loro case e i

loro averi. Sono tacciati di “fellonia” dato che è appena giunta la notizia del tradimento italiano. 15

Mentre Trento diventa città fortezza, il Trentino viene occupato – secondo De Gasperi –

dall’esercito del Wallenstein. Molti profughi sono inviati nei campi dell’Austria superiore e della

Bassa Boemia. Si tratta per lo più di poveri contadini, i quali neppure comprendono la ragione di

essere ingiuriati come traditori. De Gasperi denuncia l’arresto brutale e il trattamento arbitrario

riservato agli internati.

Dei centomila sfollati un gran numero sono destinati in Boemia, Moravia, bassa Austria, Austria

superiore, Stiria, Salisburgo, Bosnia, Ungheria, nella parte tedesca del Tirolo. Ai più è persino

ignota la destinazione: qualcuno scambia la Slesia con la Siberia, altri identificano la Moravia con

un misterioso paese dei Mori. Sono tutti Flüchtlinge, “profughi”, per distinguerli dai confinati nei

campi politici.

Ai profughi viene dato un sussidio base di una corona al giorno: non basta per sopravvivere,

soprattutto dopo i primi mesi di guerra quando le scorte iniziano a scarseggiare anche a causa

dell’inverno. Vivono in baraccopoli, circondate da recinti, dai quali è proibito allontanarsi.

All’interno di questi campi i reati contro i vigilanti sono puniti con la riduzione di cibo, l’isolamento

o persino il trasferimento nel duro campo di disciplina di Enzersdorf, vicino a Vienna.

Anche i sacerdoti, che cercano di assistere i profughi, vengono spesso allontanati per “reati di

pensiero”. Il clero cerca di spiegare il mistero della vicenda bellica, interpretandola come un

castigo divino per una umanità empia e ribelle a Dio.

Alla fine però si riescono a creare delle scuole elementari grazie a schiere di maestri e maestre.

Viene in seguito creato anche un comitato di soccorso dei profughi con all’interno personalità

politiche, culturali ed ecclesiastiche. Tra di loro c’è anche De Gasperi. Essi visitano periodicamente

i campi, sottoponendo alle autorità centrali i bisogni degli internati.

Ma i miglioramenti delle condizioni di vita per i deportati arrivano molto lentamente e sempre più

difficile diviene la loro condizione. Viene perciò creato un altro comitato di soccorso diviso in due

gruppi (approvvigionamenti ed esecuzione delle consegne). De Gasperi è incaricato di scrivere

relazioni sulle condizioni nei campi ed in particolare sul vitto. Egli è una sorta di piccola speranza

per i profughi, nonostante ormai sia ridotto all’impotenza.

I profughi trentini sono tutti accusati di sentimenti nazionali, quando invece sono ancora fedeli

all’Austria, auspicano la vittoria dell’Impero e la cacciata degli invasori italiani. Gli italiani d’Austria

sono generalmente devoti all’Impero: alla domanda sulla loro provenienza, non era raro sentirsi

rispondere “Siamo austriaci di lingua italiana”.

L’unico luogo dove De Gasperi può denunciare quei soprusi è l’aula parlamentare, riaperta nel

luglio del 1917 dopo la lunga pausa bellica. Il 15 luglio 1917 il Parlamento chiede al governo

l’immediata liberazione degli internati. Il deputato trentino riesce a far approvare una legge, la

“legge Degasperi”, in soccorso alle famiglie dei profughi, e un sussidio di sostentamento ai

rifugiati. 16

Dopo l’uccisione di un bambino nel campo di Wagna nel 1917 per mano di un soldato, De Gasperi

riesce ad ottenere il miglioramento delle condizioni di vita dei profughi, approfittando

dell’episodio.

Nonostante tutte le angherie subite, gli italiani d’Austria continuano a mantenere la loro fedeltà

all’Impero, mentre De Gasperi è annichilito dalla disperazione, dinanzi al suo mondo che in pezzi e

alla sua gente che vaga senza meta.

Ancora nell’inoltrato autunno del 1918, quando la fine dell’Impero è ormai vicina, si verifica nel

campo profughi di Braunau un rabbioso assalto popolare al tricolore italiano, sventolante su una

baracca.

Capitolo IX – “Austria erit in orbe ultima”. Dall’umanità attraverso la nazionalità alla bestialità

De Gasperi dopo il 24 maggio 1915 non viene inquisito dalla polizia austriaca come invece accadde

ad altri considerati “politicamente infidi”. Non solo non fugge all’arresto scappando a Vienna, ma

torna addirittura a Trento.

De Gasperi dunque non espatria come fa invece Battisti; non finisce al confino come molti

irredentisti, ma compie una scelta di grande coraggio civile: egli decide di affiancare il suo popolo

nell’esodo, mettendosi a disposizione dell’imperial-regio comitato nazionale, come delegato per la

Boemia occidentale e l’Austria superiore.

Dopo la morte di Francesco Giuseppe, a salire sul trono asburgico è il giovane Carlo I d’Austria e IV

d’Ungheria. Dopo gli avvenimenti legati al pericolo russo, o rosso, del 1917 il nuovo imperatore

decide di far riaprire le camere.

Mentre la moglie Zita, assieme al fratello e in sintonia col Papa, trama contro la Germania per

ottenere la pace separata, Carlo decide di revisionare i provvedimenti di restrizione, nomina dei

commissari per il rimpatrio dei confinati, postula condizioni migliori per i confinati, limita i poteri

dell’autorità militare. Ma proprio in quest’ultimo punto commette un errore fatale: si propone

come suprema autorità militare entrando in contrasto con l’alto comando, unificato sotto la guida

tedesca, e sostituendo Conrad.

Intanto le varie nazionalità sono in fermento: prima i cechi che chiedono la federazione di Stati,

poi gli slavi del sud che vogliono l’unione di sloveni, croati e serbi ma ancora sotto sovranità

asburgica, poi i Romeni che vogliono la separazione dall’Impero e, soprattutto i polacchi che

aspirano a ricreare una Grande Polonia. Solo i trentini non si proclamano, tuttavia Carlo vuole che

rimangano sotto l’Austria. Ma ormai la dissoluzione dell’Impero è annunciata.

Alle Camere De Gasperi critica la proposta federalista di Hussarek a causa del riferimento al diritto

all’autodecisione. Per lui si tratta solo di uno slogan dell’Intesa, che andava combattuto con tutte

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Riassunto per l'esame di Storia Contemporanea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo L’Altro De Gasperi: Un Italiano nell’Impero Asburgico (1881-1918) consigliato dal docente Trinchese.
Sono analizzati gli anni di studio a Vienna, la nascita del suo pensiero politico e i personaggi politici che lo hanno influenzato, il suo impegno in politica e in Trentino, il rapporto con l'Impero asburgico, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la questione trentina, l'irredentismo, l'autoderminazione dei popoli, la fine dell'Impero.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Storia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Trinchese Stefano.

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