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Premessa: l'Italia in guerra

Giovane prigioniero di guerra scozzese, Stuart Hood, scappa da un campo di prigionia nel 1943; si unisce ai partigiani della banda Lanciotto presso Firenze, molti dei quali erano ragazzi saliti in montagna per evitare il reclutamento nell’esercito fascista; in seguito riesce a ricongiungersi all’esercito alleato: 1943-1944.

Politica e guerra

All’epoca capo del Partito Comunista in Italia è Palmiro Togliatti, che trasmette da Mosca sotto lo pseudonimo di Ercole Ercoli. In Italia il consenso al regime fascista crolla in seguito ai bombardamenti degli Alleati, alla mancanza di cibo e all’aumento vertiginoso dei prezzi. I primi a rendere evidente il malcontento sono gruppi di operai delle industrie del settentrione, per prima Torino, con una serie di scioperi, che costringono gli imprenditori e il governo a sostanziose concessioni; Radio Londra elogia l’iniziativa degli operai torinesi. Ma il malcontento si diffonde anche nel ceto imprenditoriale che comincia a prendere le distanze dal regime.

Eventi cruciali del 1943

  • 10 luglio 1943 - Gli Alleati sbarcano in Sicilia.
  • 19 luglio 1943 - Roma viene bombardata per la prima volta.

Incontro di Feltre

In un incontro con Mussolini, Hitler si rifiuta di destinare un numero maggiore di truppe per la difesa dell’Italia Meridionale. Il generale Ambrosio, Capo di Stato Maggiore, cerca di convincere invano Mussolini della necessità di ritirarsi dalla guerra. Il re, Vittorio Emanuele, decide che la monarchia avrebbe potuto salvarsi solo recidendo ogni legame con il regime fascista; si organizzò quindi un complotto per ottenere le dimissioni di Mussolini, fiducioso di poter contare sull’esercito e su settori di polizia e burocrazia. L’occasione per la rivolta di Palazzo si dà nella Riunione del Gran Consiglio (massimo organismo dello Stato fascista) prevista a Roma il 24 luglio. Diversi dirigenti fascisti sono diventati particolarmente critici nei confronti dell’operato di Mussolini; in particolar modo Dino Grandi, il quale chiedeva che il potere venisse condiviso fra tutti i dirigenti e il re.

Il colpo di stato

25 luglio 1943 - Durante il settimanale colloquio con il capo del governo, il re informa Mussolini di aver già mosso passi per sostituirlo con il maresciallo Badoglio. All’uscita dall’incontro Mussolini viene sequestrato in un’ambulanza. Il fascismo viene dunque rovesciato non da una rivolta popolare, ma da un golpe preventivo che salvaguardava l’azione dei tradizionali gruppi dirigenti della società italiana.

25 luglio – 8 settembre: i quarantacinque giorni

Iniziano con manifestazioni della popolazione per la fine del regime (distruzione di statue, attacchi alle sedi del partito, gli operai a Torino e Milano sono in sciopero e chiedono la cessazione immediata del conflitto). Alle manifestazioni risponde una repressione brutale: ad esempio a Milano vennero piazzate delle mitragliatrici ai cancelli dell’Alfa Romeo per evitare che gli operai si unissero alla folla delle strade.

Armistizio segreto fra Italia e Alleati

3 settembre - L’Italia si arrende senza condizioni; non viene ammessa fra gli Alleati e viene classificata ambiguamente come “cobelligerante”. L’indecisione del re e di Badoglio toglie ogni possibilità di salvare dall’occupazione tedesca almeno l’Italia centrale. All’inizio di settembre gli Alleati pensano a uno sbarco aviotrasportato a nord di Roma, ma per questa operazione vi era bisogno della collaborazione dell’esercito italiano; quando fu evidente che tale supporto era impossibile, Eisenhower abbandonò ogni progetto riguardante Roma e decise per lo sbarco a Salerno.

L'armistizio pubblico

8 settembre - L’armistizio viene reso pubblico con un famoso comunicato radio di Badoglio che ordina di cessare le ostilità contro gli Alleati, ma non dà alcun ulteriore ordine. La famiglia reale abbandona la capitale e si reca a Pescara, da lì a Brindisi non sapendo se la città è ancora in mani tedesche, ma le truppe naziste si sono ritirate rendendo possibile lo sbarco. L’azione ha il merito di mantenere intatta la figura del re e apre la strada alla creazione del Regno del Sud.

Henri Michel e la Resistenza

Henri Michel suddivide la Resistenza in tre fasi, la prima è “il rifiuto di sottomettersi”. La maggior parte dei soldati cerca di raggiungere le proprie case prima di essere bloccato dai tedeschi, ciò nonostante vengono deportati più di mezzo milione. A Roma, parte dell’esercito e della popolazione cerca di organizzare una disperata resistenza, prima che la città sia occupata sono morte 600 persone. La guarnigione italiana a Cefalonia sceglie plebiscitariamente di non arrendersi ai tedeschi, su circa 10.000 uomini 9600 perdono la vita.

Il governo Badoglio

13 ottobre - Il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.

Salo'

Mussolini viene liberato dalla prigione sul Gran Sasso dai tedeschi e portato a Salò, sulla costa occidentale del Lago di Garda. La località viene scelta così remota perché è ormai inverosimile pensare di mantenere un regime fascista nelle grandi città operaie come Torino o Milano. La Repubblica di Salò mantiene nominalmente il controllo su tutta l’Italia settentrionale. Fra le prime leggi di Mussolini, oramai un fantoccio nelle mani dei tedeschi, vi sono i decreti per la deportazione del maggior numero di ebrei italiani.

Guido Quazza e l'antifascismo italiano

Guido Quazza suddivide l’antifascismo italiano in tre categorie:

  • L’antifascismo di coloro che da sempre si erano opposti al regime di Mussolini.
  • L’antifascismo di reazione dei giovani che educati sotto il fascismo (es. lo scrittore Franco Fortini) videro nella caduta del regime la nascita di una nuova stagione di libertà; è la Resistenza esistenziale o spontanea.
  • L’antifascismo degli ex-fascisti che reputavano prudente mettersi in salvo finché possibile.
  • L’antifascismo politico organizzato è dominato dai comunisti.

Molti dei dirigenti del Partito Comunista, Gramsci, Teracini, Paletta erano stati condannati a lunghe pene dal Tribunale speciale fascista. Nei primi giorni della Resistenza le formazioni comuniste, le Brigate Garibaldi, contano circa il 70% dei partigiani della nazione. Seconde per forza sono le brigate Giustizia e Libertà del Partito d’Azione; l’organizzazione, fondata nel 1942, raccoglie insieme antifascisti radicali e democratici. Il Partito d’azione è composto inizialmente da giovani dei ceti professionali; prevedeva l’istituzione della Repubblica, la nazionalizzazione delle maggiori industrie, la suddivisione dei grandi latifondi, la compartecipazione degli operai agli utili delle aziende. A quest’epoca il PSIUP, il partito dei socialisti, era ancora un partito piccolo, legato alla classe operaia molto meno che i comunisti. La Democrazia è ancora un partito in formazione. Questi partiti tornarono ad agire solo dopo la fuga del re.

9 settembre: il Cln

Viene formato il Cln, il Comitato di Liberazione Nazionale. Vennero formati comitati clandestini in ogni città. Nel 1944 il comitato di Roma diede al comitato di Milano poteri straordinari per il governo del nord.

La società italiana nei primi anni del dopoguerra

Capitale e lavoro nel Nord

Il 40% della popolazione è impegnata nel settore agricolo. La zona industriale è formata dal triangolo Torino, Genova, Milano.

Torino

Qui le famiglie operaie hanno per lo più una struttura formata dai soli genitori e figli; ma l’isolamento è solo formale dati i forti legami di parentela e di vicinato. Spesso le unità familiari sono abbastanza ampie con tre o quattro figli, che iniziavano a lavorare molto presto, nonostante le norme contro il lavoro minorile. L’orario di lavoro spesso supera le dieci ore. I salari nel 1939 sono più bassi che nel 1921. Si forma una solidarietà basata su una complessa rete di scambi e favori; questa unione nasce e prende forza anche dalla condivisione di un ideale politico: la nuova classe operaia torinese fu negli anni 1910 e il 1920, l’avanguardia del movimento socialista in Italia. Questo sistema venne indebolito dal fascismo: distrutte le associazioni socialiste, le famiglie tesero sempre più a chiudersi in loro stesse. Ma il sistema spesso venne osteggiato dalle generazioni più giovani che lo trovavano opprimente; Gribaudo afferma che la mobilità sociale e l’integrazione complessiva del ceto operaio nella vita cittadina si accrebbe.

Milano

Vi era una presenza di ceti medi urbani, di terziario e di impiegati assai maggiore che a Torino. La presenza operaia non era però minore, tanto da comportare la mancanza di alloggi, soprattutto dopo che i quartieri centrali vennero sventrati per far posto a nuovi uffici amministrativi ed alloggi di lusso.

Genova

Era un importante centro siderurgico e cantieristico ed il più importante porto italiano. Durante il fascismo fu particolarmente importante la crescita sotto il fascismo del settore pubblico; infatti l’IRI, (Istituto per la ricostruzione industriale) controllava l’Ansaldo.

L'industria

Da un lato vi è una forte disoccupazione nei settori considerati non indispensabili allo sforzo bellico; dall’altro l’industria pesante ha un grande slancio. In questo periodo il ceto operaio acquista grande compattezza; i fattori sono molti: un generale livellamento verso il basso dei salari, una standardizzazione dei ruoli, in correlazione alla catena di montaggio e alla mancanza di forza-lavoro specializzata assorbita tutta dalla Germania, in definitiva la classe sociale risultava meno stratificata. Dopo l’occupazione il clima repressivo e terroristico all’interno delle fabbriche aumentò, tuttavia i tedeschi, che avevano vitale bisogno della produzione industriale italiana, non poterono imporre la loro volontà unicamente con la violenza, e furono costretti a fare larghe concessioni alla classe operaia italiana. Il movimento operaio rispose alle rappresaglie tedesche con una politica di attendismo, che voleva ridurre al minimo lo spargimento di sangue, che consisteva in una resistenza limitata in attesa della liberazione. Nel frattempo Mussolini tentava di rompere il fronte operaio proponendo un programma di “socializzazione” delle fabbriche: si volevano costituire dei comitati sotto il controllo della Repubblica di Salò; il progetto venne largamente disertato e la Resistenza operaia continuò ad essere organizzata da comitati autonomi e clandestini. Per tutto l’inverno 1943-44 nonostante la presenza tedesca continuarono scioperi e insurrezioni. Poco si sa dell’atteggiamento degli altri strati sociali in questi anni. In generale settori considerevoli della piccola media borghesia continuarono a sostenere Mussolini. Gli industriali, quando fu chiaro che gli Alleati avrebbero vinto, cominciarono a preparare piani post-bellici: non volevano inimicarsi tedeschi, ma allo stesso tempo temevano che dopo la guerra gli operai avrebbero potuto punire eccessi in collaborazionismo.

Agostino Rocca

Era l’amministratore delegato dell’Ansaldo di Genova; distribuì ai dirigenti una copia della costituzione sovietica con appunti di approvazione; durante il regime insisté sul diritto dei dirigenti di restare apolitici e fu infine arrestato per attività antifascista.

Valletta

La norma fu l’opzione del doppio gioco di cui furono maestri Giovanni Agnelli e Vittorio Valletta, presidente e amministratore delegato della Fiat. Nel 1944 Valletta offrì la propria fabbrica come un’occasione vantaggiosa per gli USA; la Fiat trasmise le richieste dei tedeschi e si accordò con gli Alleati sul regime di produzione da tenere. Nel frattempo la Fiat non irritava i tedeschi, né agiva per salvare i propri operai antifascisti. Dopo la liberazione, quando i partigiani si presentarono per arrestare Valletta per collaborazionismo, egli ottenne dagli Alleati un salvacondotto.

Il lavoro agricolo nell'Italia centrale

Toscana, Umbria, Marche:

Il proprietario non è assente ma ricopre un ruolo attivo; i rapporti fra il padrone e il mezzadro erano di natura paternalistica, fondati su un rapporto di profonda soggezione ma anche di tutela e protezione. I mezzadri dovevano compiere una serie di servizi personali a vantaggio del padrone, non potevano lavorare al di fuori del podere senza il consenso del padrone, e nemmeno i matrimoni erano liberi. Questi aspetti rendevano la mezzadria un importante strumento per il mantenimento dell’ordine sociale nelle campagne. La condizione mezzadrile era comunque privilegiata rispetto ai braccianti delle pianure settentrionali e ai contadini poveri del sud. La struttura di queste famiglie era in genere multipla e verticale, si basava su una prolungata sottomissione delle generazioni più giovani e dei parenti acquisiti al capoccia e alla massaia. Le famiglie avevano sviluppato una rete ampia di connessioni: es. il caso della aiutarella, lo scambio di lavoro fra famiglie diverse; o la veglia, un momento sociale in cui le famiglie la sera si riunivano. Le agitazioni mezzadrile toccarono l’apice dopo la Grande Guerra, quando i contadini riuscirono ad ottenere un certo controllo sulla terra, la cancellazione dei debiti. Il fascismo portò maggior pace nelle regioni rurali; ma i provvedimenti effettivi per risanare il mondo mezzadrile furono nulli. La “battaglia del grano” interferì con la libertà dei contadini di diversificare le colture; la consegna forzata del grano impoverì i contadini. Dopo l’8 settembre le campagne furono popolate da un gran numero di soldati sbandati, da ebrei in cerca di rifugio, da prigionieri politici e renitenti alla leva. La maggior parte delle famiglie mezzadrile decise di aiutare la Resistenza, nonostante il rischio di essere puniti secondo la legge marziale tedesca; i motivi erano molti: sembrava logico aiutare la parte che stava vincendo, si guardava all’utilità di un aiuto nel lavoro dei campi, alcuni erano spinti dall’odio verso il regime, responsabile della guerra, o dai precetti di fratellanza cristiani. Man mano che il controllo del governo si allentava i coloni trovarono più facile evitare di consegnare il grano agli ammassi e ricorrere invece al mercato nero. Presto vennero stipulati accordi con i partigiani: i partigiani avrebbero pagato per i prodotti presi rilasciando una ricevuta che dichiarava la confisca delle intere scorte, cosicché i contadini avrebbero potuto disporre liberamente del rimanente. I tradizionali rapporti fra città e campagna venivano capovolti.

Il sud agricolo italiano

Manlio Rossi Doria ha suddiviso il sud agricolo dell’epoca in due tipologie principali: il Sud “alberato” la cui agricoltura era basata su vigne, oliveti, alberi da frutto e il Sud nudo, era terra di pascolo e c coltura intensiva; le sue condizioni si devono differenziare per pianura, collina e montagna. L’altopiano era il luogo del latifondo, che costituiva in Sicilia l’80% della terra coltivata. La terra nelle zone del latifondo è di qualità scadente per la mancanza di irrigazione; la maggior parte dei proprietari si erano disinteressati delle proprietà e queste si erano degradate di anno in anno. In montagna le forme di proprietà della terra erano maggiormente differenziate: ad esempio in Sardegna il mondo dei pastori e dei contadini erano quasi del tutto separati.

Lentini

Famiglie con struttura limitata al nucleo centrale genitori-figli. Nel tempo libero gli uomini frequentavano il dopolavoro organizzato dal partito per ascoltare la radio. I preti non avevano grande influenza sulla popolazione, ma in occasione dei festeggiamenti del santo patrono e delle festività principali tutta la popolazione era partecipe; erano queste le occasioni più grandi di socializzazione all’interno del paese (spesso nel sud sopravvivevano forme di religiosità pagana, staccate dalla Chiesa ufficiale). Le cittadine agricole come Lentini dipendevano da grandi fondachi di singoli proprietari terrieri; i contadini non avevano alcuna assicurazione di lavoro stabile. Tra il XVIII e il XIX sec. ai contadini meridionali erano state sottratte quei terreni delle terre demaniali che spettavano loro. Sotto Bonaparte si decise che i contadini sarebbero stati indennizzati di queste perdite tramite l’assegnazione di parte delle terre prima destinate agli usi civici. Questa fu una promessa mai mantenuta, e le rivendicazioni vennero soffocate solo da dieci anni di guerra civile fra il 1860 e il 1870 con l’intervento dell’esercito sabaudo e rivissero ancora dopo nei Fasci siciliani 1893-94. Il continuo susseguirsi di ingiustizie creò una società in cui la fede pubblica era ridotta al minimo; a questo proposito bisogna ricordare la presenza, specialmente nelle aree di latifondo, della mafia. Nei primi anni del regime, Mussolini tentò di estirpare la mafia, fu particolarmente dura l’azione del prefetto di Palermo Cesare Mori, il quale venne però sollevato dal proprio incarico nel 1929 senza aver nulla concluso.

AMGOT

Sigla del governo militare alleato, venne immessa una grande quantità di denaro straniero che aumentò di molto l’inflazione. Non venne posto fra gli obiettivi primari la distribuzione dei beni di prima necessità alla popolazione, e i rifornimenti furono gravati da scandalosi episodi di corruzione, tanto che furono poi criticati anche dagli storici inglesi ufficiali. Gli Alleati si dichiararono al di sopra della politica, ma così facendo diedero il nulla osta alla situazione di sfruttamento e ingiustizia vigente nel Sud Italia.

Napoli

Dopo l’armistizio i tedeschi occuparono per breve tempo la città. Quando ordinarono a tutti gli uomini abili di presentarsi per un periodo di lavoro obbligatorio si presentarono solo in 150, i tedeschi iniziarono quindi una serie di rastrellamenti indiscriminati ai quali la popolazione rispose con una resistenza organizzata.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Karenina3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pezzino Paolo.
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