Dalla grande guerra ad oggi
Lo scoppio della Prima guerra mondiale ha alle spalle una sequenza di processi di mutamento già iniziati dal 1800, che riguardano la nascita del nazionalismo, l’esplodere dei conflitti sociali dovuti all’industrializzazione e l’emergere delle tensioni sociali e di genere, tutti fenomeni introdotti dalla nascita della società di massa. Fu una guerra di posizione, di trincea e di massacro. Il motivo scatenante è l’assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914 per mano di un nazionalista serbo. Un mese più tardi l’Austria-Ungheria attacca la Serbia, ritenuta corresponsabile dell’attacco e che aveva rifiutato le condizioni del loro ultimatum.
A questo punto scatta il meccanismo delle alleanze: Germania con Austria-Ungheria (Triplice Alleanza), Russia, Francia e Inghilterra (Triplice Intesa) con Serbia; impero ottomano con Austria-Ungheria (motivo: ostilità nei confronti della Russia) e Germania, Italia, Portogallo, Romania, Grecia e USA a fianco dell’Intesa. Stupisce l’entusiasmo dei paesi, la gente festeggia e alcuni intellettuali (Rilke, Freud, ecc.) sostengono la guerra e il patriottismo. Pensavano fosse uno scontro veloce e “indolore”. Anche la maggioranza dei partiti socialisti è coinvolta, a tal punto da sciogliere la Seconda Internazionale. Con il passare del tempo, però, appare chiara la brutalità della guerra con i suoi milioni di morti e feriti. Vennero introdotte nuove armi quali mitragliatrici, cannoni, granate e i primi aerei. L’idea di combattere per la difesa della propria terra, famiglie radica un profondo nazional patriottismo in ogni paese europeo.
I governi assunsero il coordinamento del sistema economico dei loro paesi, dirigendo le ordinazioni, controllando gli afflussi di materie prime e di fonti energetiche e regolando il mercato dei beni alimentari. Dal canto loro, le industrie belliche sono in rapida crescita, portando grandi profitti agli imprenditori. Allo scoppio della guerra, nonostante la Triplice Alleanza, il governo italiano opta per la neutralità; la ragione ufficiale è che la triplice aveva carattere difensivo e non offensivo e di fatto era stata l’Austria-Ungheria a partire. Si aggiungono anche altri motivi quali l’insicurezza di ottenere le terre promesse, l’esercito non ancora pronto e la posizione dell’Italia che la metterebbe in pericolo da un eventuale attacco della marina inglese.
Si formano due schieramenti nell’opinione pubblica: neutralisti, ovvero liberali che detengono la maggioranza in Parlamento, i socialisti che espelleranno Mussolini ed il mondo cattolico (Benedetto XV) ed interventisti, ovvero democratici, rivoluzionari che ritengono un’opportunità per fare un po’ di pulizia di istituzioni inutili e nazionalisti interessati alle terre ed al concetto di nazional-patriottismo. La propaganda interventista (Gabriele D’Annunzio) e l’orientamento del governo alla fine porteranno l’Italia in guerra (fianco dell’Intesa); difatti, il presidente del Consiglio Salandra (il quale succede a Giolitti) attraverso trattative segrete, cerca di capire quale dei due schieramenti offriva di più in caso di guerra e l’offerta più allettante venne dall’Intesa che sfociò nel Patto di Londra del 1915.
Nel 1916 gli Austro-Ungarici organizzano una spedizione punitiva nel Trentino contro l’Italia. L’esercito italiano è costretto ad arretrare, pur riuscendo a bloccare l’attacco, e Salandra decide definitivamente di dimettersi. L’USA entrerà in guerra al fianco dell’Intesa, iniziativa sostenuta dal Presidente Wilson oltre che per la difesa dei principi quale democrazia e pace anche perché l’economia USA è in larga parte dipendente dalla Gran Bretagna e dalla Francia (gli USA hanno elargito numerosi prestiti alle due nazioni). Le truppe toccheranno il suolo europeo solo nella primavera del 1918. Il 1917 è l’anno più tragico, la Russia, in seguito alle due rivoluzioni scoppiate, si ritira dalla guerra e nel ‘18 firma un trattato di Pace con la Germania.
Il ritiro della Russia permette agli imperi centrali di avere più forze da concentrare contro l’Italia, il risultato sarà la disfatta di Caporetto che porterà l’avanzata aus-ted fino alle zone del Piave. Le forze italiane riescono a resistere giusto in tempo fino allo sbarco degli armistizi della Germania e dell’Austria. Nel ‘18 termina la Prima guerra mondiale. Pochi giorni prima della fine in Germania scoppia una rivoluzione che depone l’imperatore Guglielmo II ed instaura la repubblica di Weimar, due giorni più tardi la Germania firmerà l’armistizio. Con l’intervento in guerra il presidente Wilson vuole raggiungere 14 punti, tra cui la libertà di navigazione, il disarmo generale, la fine della diplomazia segreta e la creazione di un organismo internazionale che sovrintenda all’applicazione di questi principi, fondamento di tutto dovrebbe essere la realizzazione di una pace senza vincitori, la visione di Wilson risulta quasi utopistica agli occhi di Francia e Inghilterra che vogliono punire la Germania e dell’Italia che vuole riscuotere ciò che le era stato promesso.
La conferenza di pace si apre a Versailles il 18 gennaio 1919, intanto la Russia è diventata una repubblica socialista, l’impero tedesco non esiste più, l’impero austro-ungarico è crollato. Le conseguenze della guerra per la Germania sono pesantissime, perde l’Alsazia e la Lorena, parte della Slesia e tutte le colonie tedesche vengono spartite tra UK, Francia e Giappone. Inoltre, è tenuta a risarcire ai vincitori, rinunciare alla flotta e ridurre l’esercito.
In Irlanda nel 1914 era già pronto a essere ufficializzato un trattato che prevedeva l’autonomia dalla UK, ma, a causa dello scoppio del conflitto, fu rimandato. Da qui partirono le prime rivolte portate avanti dai nazionalisti irlandesi che si trasformano in scontri sanguinosi. Poco dopo, in seguito alla firma di un trattato tra Stato britannico e irlandese che prevedeva sì l’esistenza dello stato irlandese ma anche la sua indipendenza dall’Impero britannico, gli scontri cominciarono all’interno dello stesso gruppo nazionalista, cominciò una guerra civile tra persone che pochi mesi prima combattevano insieme contro lo stato britannico.
Nel 1920 viene creata la Società delle Nazioni sotto i 14 punti di Wilson, ne fanno parte USA, UK, Giappone, Francia e Italia. Sulla carta è un bel progetto, ma gli Usa si tolgono al momento di approvare l’adesione. La Società delle Nazioni nasce dunque già monca dello stato che doveva esserne il protagonista. In termini percentuali la Russia è il paese che più di tutti risente della guerra, con il massimo di perdite, la produzione agricola inoltre non è più sufficiente a soddisfare la domanda dei mercati cittadini, anche a causa del blocco navale inglese che limita gli scambi. Nel 1916 una cattiva annata agricola porta i prezzi alle stelle e causa ulteriore disperazione per la popolazione.
All’inizio del 1917 molti operai di Pietrogrado sono in agitazione e successivamente in sciopero, il governo è distratto dalla guerra e non dà troppo peso alla manifestazione. Lo zar ordina all’esercito di intervenire ma alcune parti non obbediscono e il giorno dopo un intero reggimento si ammutina (rivoluzione di febbraio). L’unica via d’uscita è un’abdicazione dello zar a favore di suo fratello Michele, ma egli dice di accettare l’incarico solo da un’assemblea costituente, che però non è stata convocata, per questo la sua dinastia scompare. Ad aprile su ordine dei tedeschi ritorna dall’esilio in Svizzera Lenin, leader dei socialisti bolscevichi, per tornare a Pietrogrado, egli è favorevole all’uscita della Russia dalla guerra ed espone le sue posizioni nelle tesi d’aprile, secondo le quali tutto il potere deve essere dato ai soviet, formati da soli operai, braccianti e contadini.
I menscevichi guidati da Kerenskij tentano di arrestare Lenin invano e il primo ministro di Kerenskij, Kornilov, tenta un colpo di stato marciando su Pietrogrado. Sventato il colpo di stato i veri trionfatori saranno i bolscevichi i quali decidono nella notte del 24 ottobre 1917 di proclamare l’insurrezione generale dando inizio alla Rivoluzione d’Ottobre occupando la sede del governo. Lenin diventa capo di Stato e subito promuove la pace e ridistribuisce tutte le terre confiscate alla Chiesa. Pensano di avere in pugno il paese ma con le successive elezioni i bolscevichi sciolgono con forza l’assemblea costituente e pongono le basi per un regime a carattere dittatoriale (quindi si realizzano 2 dei punti delle tesi d’aprile).
Dopo le trattative di pace del ‘17, la capitale viene spostata da Pietrogrado (troppo vicina al confine ed esposta ad attacchi) a Mosca. Nel 1918 la Russia bolscevica si ritrova completamente accerchiata e sotto attacco, i bolscevichi organizzano l’Armata Rossa, comincia la guerra civile tra comunisti, truppe nazionaliste e truppe filo zariste. Queste si rivelano alla fine inefficienti, non hanno un comando unificato e sono poco organizzate. Finita questa guerra, per la Russia comunista di Lenin, sembra incombere un nuovo pericolo, lo stato di Polonia, che insoddisfatto dei confini orientali stipulati dagli accordi di Versailles attacca la Russia, l’attacco viene contenuto ma la Russia deve comunque assegnare alla Polonia parti della Bielorussia e dell’Ucraina. La guerra civile ha lasciti devastanti, si parla di 7 milioni di morti. Il governo comunista instaura una vera e propria dittatura, nazionalizzando le fabbriche, dichiarando nullo il debito pubblico e le terre vengono ridistribuite.
Allo scoppio della guerra contro le armate bianche (controrivoluzionari, ostili all’Armata rossa), Lenin ricorre al comunismo di guerra, quindi tutti i beni, viveri, generi alimentari, ecc. sono affidati alle autorità municipali e distribuiti in seguito in base a età, peso, caratteristiche dell’individuo. Qui trova terreno fertile il mercato nero che Lenin reprime con violenza più bruta. Nel Luglio 1918 tutto il potere va in mano ai soviet, le campagne sono oggetto di discriminazione politica poiché hanno appoggiato i social rivoluzionari durante la guerra civile, per cui il voto degli operai e delle operaie vale di più di quello dei contadini. Nel 1919 i dirigenti comunisti fondano il Comintern (internazionale comunista, Terza Internazionale), che ha come obiettivi la diffusione del comunismo nel resto d’Europa.
Nel 1921 i marinai di Kronstadt si ribellano al comunismo di guerra e questo fa pensare a Lenin un nuovo metodo di gestione economica del paese, la NEP (nuova politica economica) che prevede l’abolizione della requisizione del grano, riavvia gli scambi e i rifornimenti dei mercati ma fa sì che i kulaki (contadini che gestiscono aziende medio-grandi) si arricchiscano ancor di più. Lenin muore nel ‘24, dopo due ictus nei due precedenti anni e in concomitanza con alcune proteste riguardo l’eccessivo favoreggiamento di questa politica dei contadini a discapito dei cittadini urbani.
Stalin al potere
Nel 1922 lo stato ha già preso il nome di URSS, dall’aprile dello stesso anno il segretario del partito comunista è Stalin, che inizialmente era stato promosso da Lenin ma che negli ultimi mesi di vita era stato oggetto di dure critiche da parte dello stesso Lenin per la sua eccessiva brutalità. La lotta al comando del partito si fa a due, Stalin (socialismo solo in Russia) e Trotskij (diffondere la rivoluzione in tutta Europa), quest’ultimo perde il confronto e viene espulso dal partito e dal paese. Stalin instaura una politica a partito unico (bolscevichi) dove non possono esistere opposizioni né interne né esterne. Stabilizza il paese in un momento di grande confusione, aiutando molto le famiglie, autorizzando il divorzio consensuale, offrendo servizi sanitari e ospedalieri gratuiti, promuovendo la scuola come luogo di formazione per ogni giovane attraverso una politica di violenza contro chi andava contro il partito, terrore rosso che incute grandissima paura sui cittadini.
L'economia europea post-bellica
Per i governi europei la guerra è stata anche un enorme sforzo economico, Francia, UK e Italia hanno ingenti debiti con gli USA e inoltre questi stati hanno emesso grandi quantità di cartamoneta, anche oltre le capacità delle riserve auree. La conseguenza è una violentissima inflazione in quasi tutta Europa. I danni economici sono più gravi in Germania che ha basato tutta la sua economia di guerra sull’emissione di cartamoneta, quindi il marco viene rapidamente svalutato e di conseguenza i prezzi aumentano vertiginosamente (Iper Inflazione).
Le industrie siderurgiche, che durante il conflitto vedevano le loro produzioni al massimo, ora si trovano a doversi adattare al contesto di pace, da ciò l’aumento della disoccupazione e questo è alimentato anche dal fatto che i soldati reduci devono ricollocarsi all’interno della società e dell’economia ma ciò in molti casi risulta difficile se non impossibile. Gli scambi e i flussi economici vengono totalmente squassati e molte nazioni, come Germania e la Russia rivoluzionaria si trovano isolate dai circuiti di mercato. Gli USA intanto emergono vedendo la loro produzione aumentare del 20%, poiché essi sono i principali fornitori del materiale per la ricostruzione europea.
La Germania ha un debito nei confronti delle potenze vincitrici di 132 miliardi di marchi: il governo tedesco alleggerisce il peso del debito pubblico risarcendo i creditori in un periodo di svalutazione della moneta, per cui se al momento del prestito la cifra era 100 ora sarà 80 o 70. Nel 1924 la Germania abbandona questo metodo rivalutando il marco e rientrando nelle medie europee nell’ambito dei salari e dei prezzi, questo anche grazie alle direttive fornite dal piano Dawes (banchiere e politico statunitense), che prevedeva l’obbligatoria rivalutazione del marco, una dilazione del pagamento dei risarcimenti e la possibilità da parte della Germania di ricevere prestiti internazionali. Difatti arrivano preziosissimi capitali e gli investitori statunitensi possono acquistare cartelle di prestito che annunciano ottimi tassi di interesse.
Con questa manovra comincia un loop, un ciclo che prevede: finanziamenti USA a GER, GER paga riparazioni tedesche a FRA, UK, ITA, che pagano debiti a USA e si ricomincia. Comincia una buona ripresa dal ‘25 al ‘29.
I ruggenti anni '20
Negli USA, ricchi, giovani e pieni di speranza nasce l’insieme delle stelle hollywoodiane, il cinema tratta nuovi argomenti, si delinea la figura della donna con potere sotto il mito di Coco Chanel: sono i ruggenti anni ‘20 statunitensi (roaming twenties). Nel 1920 le donne statunitensi conquistano il loro diritto al voto sul piano federale. In Inghilterra la guerra porta 3 grandi novità: l’indipendenza dell’Irlanda, l’introduzione del suffragio universale maschile e femminile e la crisi del partiti liberale con l’ascesa di quello laburista (causa: sistema maggioritario uninominale che prevede che in ogni singolo collegio venga eletto un solo candidato). Nonostante ciò, dal ‘22 al ‘29 i conservatori sono costantemente al governo con Winston Churchill (Ministro delle Finanze), ma perderanno consensi quando appoggeranno gli imprenditori durante gli scioperi dei minatori di fine ‘26/inizio ‘27.
In Francia grandissima instabilità dei governi (dal 1920 al 1924 sono 6 i governi che si susseguono, dal 24 al 27 altri 7). Sulla scia della Russia rivoluzionaria anche nell’Europa centrale si diffondono le idee comuniste, come in Germania dove viene fondato nel 1918 il Partito comunista tedesco dai capi della Lega di Spartaco, un gruppo di socialisti che si sono però allontanati dal SPD. Per colpa della scarsa organizzazione queste rivolte vengono spente dallo stato.
Nel 1919 in Germania viene promulgata una costituzione che prevedeva che la nazione mantenesse la struttura federale e che fosse dotata di un parlamento eletto a suffragio universale maschile e femminile; nasce così la Repubblica di Weimar (cittadina dove si era riunita l’assemblea). Opinione pubblica, operai e classe lavoratrice sono profondamente contrari alla repubblica e simpatizzano per i partiti che propongono una Germania sulla scia della Russia rivoluzionaria. I Nazionalisti di estrema destra sostengono che la repubblica sia stata fondata su una farsa, sostenevano infatti che l’esercito tedesco non fosse stato veramente battuto, e che i nemici non fossero mai entrati in Germania e quindi se non ci fosse stata la rivoluzione di novembre che ha costretto Guglielmo II alla fuga la Germania avrebbe potuto resistere (pugnalata alla schiena). Si susseguono vari tentativi di colpo di stato, nel 1923, dopo due attentati a personalità dello stato, Adolf Hitler, reduce di guerra, iscritto al partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (programma: fondazione di una grande Germania, abolizione dei trattati di pace, abolizione redditi non derivanti dal lavoro, esclusione dal paese degli ebrei e degli immigrati, ecc.; nel 1921 diventa Führer del partito) con un reparto armato di SA (Reparti d’Assalto) fa irruzione in una birreria nella quale c’è il capo del governo, il capo dell’esercito e della polizia, dichiarando decaduto il governo di Berlino e tenta di arrestare le tre autorità, ma essi riescono a fuggire. Hitler viene condannato a 5 anni di carcere, dove scriverà il suo Mein Kampf (sconta solo 9 mesi), testo nel quale espone le sue convinzioni politiche e ideali.
In Italia c’è una forte inflazione da contenere nel dopoguerra oltre all’insoddisfazione da parte del popolo. Dal ‘18 c’è un vero e proprio terremoto sociale, anche a causa di due nuove leggi elettorali che prevedono il suffragio universale maschile e la rappresentanza proporzionale con scrutinio di lista, (a ogni partito tocca un numero di rappresentanti.
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