Capitolo 1: La primavera dei popoli, il biennio 1848-1849
1.1 I caratteri del biennio rivoluzionario
- Sconvolgimento improvviso e radicale, specie per le classi dirigenti;
- Vasta estensione geografica dei moti rivoluzionari;
- Coinvolgimento di paesi molto differenti fra loro (per tradizioni e istituzioni politiche);
- Motivazioni differenti: questione sociale, maggiore libertà politica, indipendenza nazionale.
1.2 I fattori comuni
- Crisi economica 1846-1847: L'Europa fu colpita da gravi carestie agricole che portarono a un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari e alla sovrapproduzione di beni. Questa crisi fu particolarmente tragica in Irlanda dove una malattia del tubero (patata) provocò 750.000 morti.
- Azione svolta dai democratici: Permaneva una tradizione rivoluzionaria alimentata da ex soldati e politici dell'epoca napoleonica che non sfociò in tumulti.
- Richiesta di maggiori libertà politiche (carta costituzionale, suffragio universale): La borghesia stava crescendo economicamente e per questo richiedeva l'allargamento del suffragio e l'approvazione di carte costituzionali in modo da tutelare le conquiste politiche.
- Questione sociale: I paesi che si stavano avviando all'industrializzazione stavano andando incontro a un’eccessiva urbanizzazione, a miseria e pessime condizioni di lavoro.
- Spinta verso l'emancipazione nazionale da potenze straniere: Protagonista assoluto dei moti 48-49 fu il concetto di Stato nazionale.
Significato di Nazione:
- Prima della rivoluzione francese la parola "nazione" era un semplice riferimento geografico.
- Dopo la rivoluzione francese assunse il significato di un contratto fra i cittadini che "forma" e tiene insieme una società politica.
Lo Stato era lo strumento che doveva dare forma a questo contratto tra cittadini per poter esprimere la volontà del popolo e l'identità collettiva.
1.3 Il ruolo decisivo degli intellettuali per diffusione del tema nazionale
- La Nazione è un’identità oggettiva esistente da lungo tempo (visione tedesca). Gli intellettuali romantici tedeschi elaborarono un’idea di nazione basata su elementi non volontaristici. Si accentuò l’importanza della lingua, della purezza del sangue e della stirpe.
- La Nazione è una costruzione politica recente (visione francese). Nella versione francese il concetto di “nazione” si avvicina a quello di “volontà generale”. Si tratta di un concetto politico che dipende dalle scelte razionalmente compiute dai cittadini. Ernest Renan affermava che la nazione non è che “un plebiscito di tutti i giorni”. Abbiamo a che fare con un concetto dinamico basato sul “consenso attuale”.
Immaginare la “comunità nazionale”: Gli intellettuali ebbero un ruolo fondamentale nel selezionare alcuni caratteri che proposero come prova dell’esistenza “a priori” di diverse nazioni. Furono loro a diffondere su larga scala l’idea dell’appartenenza a una comunità – quella nazionale – ben più grande rispetto alle comunità tradizionali. Questo processo avvenne con maggiore facilità dove esisteva un’élite culturale forte.
N.B: nel 1848 il problema nazionale si intrecciò ad altri problemi: quello della sovranità popolare e quello del rapporto tra Stato e società civile. Si passerà così dalle rivendicazioni liberali alle inedite richieste di maggiore democrazia e di limitazione delle diseguaglianze sociali.
1.4 Gli eventi e i luoghi
Francia
In Francia abbiamo una situazione differente dalle altre perché non esisteva una questione nazionale da risolvere (la Francia era uno Stato-nazione ormai da secoli) e perché per la prima volta comparvero temi come la diseguaglianza sociale.
Prima dei tumulti
In Francia regnava, fin dal 1830, la monarchia liberale di Luigi Filippo d'Orleans; si trattava di un regime oligarchico, che conduceva una politica ultramoderata. Vi erano grandi possibilità di arricchimento personale ma anche una forte compressione dei diritti politici e d’opinione. Contro re Luigi Filippo d'Orleans troviamo un’opposizione che puntava all’approvazione suffragio universale. Il divieto di riunione pubblica (dei “banchetti”) provocò tumulti che scoppiarono a Parigi il 22 febbraio 1848.
La rivoluzione
La Guardia Nazionale, mandata a reprimere l’insurrezione, solidarizzò con i manifestanti e si rifiutò di sparare contro di loro. Il 24 febbraio 1848 Luigi Filippo d'Orleans fuggì da Parigi: venne quindi proclamata la Seconda Repubblica. Fu anche convocata un’Assemblea Costituente, da eleggere a suffragio universale maschile. Il nuovo governo era formato da democratici e repubblicani, compresi alcuni socialisti. Fu cancellata ogni limitazione alla libertà di riunione, si permise la nascita di nuovi giornali e fu abolita la pena di morte per reati politici.
La reazione
Le elezioni dell’Assemblea Costituente (il 23 aprile 1848) videro la vittoria dei repubblicani moderati e dei bonapartisti (nostalgici della monarchia). Il 1 giugno 1848 il nuovo governo emanò un decreto con cui si stabiliva la chiusura degli Ateliers Nationaux. La reazione dei lavoratori di Parigi fu immediata e spontanea: il 23 giugno oltre 50.000 persone scesero in piazza, e questa volta la repressione guidata dal generale Louis Eugene Cavaignac, fu durissima. Tutta la società francese, dalla borghesia al clero, ai contadini irritati per l’aumento delle tasse, fu attraversata da un’ondata di riflusso conservatore.
La stabilizzazione conservatrice
Nel novembre 1848 l’Assemblea costituente approvò a stragrande maggioranza una costituzione democratica che prevedeva un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo per la durata di quattro anni e un’unica Assemblea legislativa eletta anch’essa a suffragio universale. Nelle elezioni presidenziali del dicembre 1848 proclamarono Luigi Napoleone Bonaparte Presidente della repubblica (figlio di Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone). II 2 dicembre 1851 Bonaparte attuò un colpo di stato militare (confermato poi da un plebiscito a suffragio universale). Nel dicembre 1852 Bonaparte assunse la corona imperiale con il titolo di Napoleone III.
Europa centrale
Il motivo dominante del biennio 1848-1849 fu la lotta contro l’autoritarismo e per la costruzione di stati-nazionali. Lo scontro fu tra borghesia liberale e assolutismo. Molte sollevazioni in contemporanea:
- 13 marzo 1848: insurrezione a Vienna;
- 15 marzo 1848: insurrezione a Budapest;
- 17 – 18 marzo 1848: si sollevano Venezia e Milano; e Berlino;
- 19 marzo 1848: a Praga petizione per ottenere maggiore autonomia;
- Ottobre 1848: rivolta a Vienna (repressa nel sangue).
Impero asburgico
La sollevazione in Ungheria
- La sollevazione nazionale fu guidata dagli intellettuali, portò alla nascita di un governo nazionale;
- Il nuovo governo decretò la fine dei rapporti feudali nelle campagne;
- Venne eletto un parlamento e fu formato un esercito nazionale.
Nella battaglia di Vilagos, l’insurrezione ungherese verrà repressa solo nell’estate 1849, per mano dei russi e degli austro-ungarici.
La sollevazione dei popoli slavi
- Aprile 1848: governo provvisorio a Praga;
- Giugno 1848: a Praga si riunì un congresso di tutti i popoli slavi soggetti alla corona asburgica.
Gli “assi nella manica” dell’imperatore d’Asburgo
- L’esercito rimase fedele alla casa di Asburgo,
- La casa di Asburgo sfruttò i contrasti tra le diverse nazionalità,
- Attivismo del giovane imperatore Francesco Giuseppe, che sciolse d’autorità il Reichstag e promulgò una costituzione «moderata».
Germania
Nel 1834 venne realizzato lo Zollverein tra 38 stati della Confederazione Germanica. L’Impero Asburgico aveva deciso di non partecipare all’Unione doganale.
18 marzo: manifestazioni popolari a Berlino risultati:
- Re Federico Guglielmo IV di Prussia concesse la libertà di stampa e convocò il parlamento prussiano. I liberali dei vari Stati tedeschi si riunirono così nell’assemblea a Francoforte;
- Questione istituzionale: si doveva promuovere la nascita della “piccola Germania” (ovvero mirare a riunire tutti gli Stati tedeschi attorno alla Prussia, escludendo l’ Austria perché nazione non omogenea dal punto di vista etnico) oppure della “grande Germania” (ovvero puntare a costruire un unico Stato tedesco, anche con l’Austria)?
- In Prussia la borghesia diveniva via via sempre più timorosa di possibili rivolgimenti sociali a Berlino;
- Nell’aprile 1849 la delegazione inviata a Berlino dall’Assemblea di Francoforte ricevette il rifiuto ad accettare la corona da parte del re di Prussia.
Italia
Il dibattito politico precedente al 1848
Prima del 1848 molti pensatori politici si erano confrontati circa il possibile futuro dell’Italia. Le principali idee erano le seguenti:
- L’Italia avrebbe dovuto costituirsi come Confederazione di Stati, ciascuno governato dal proprio principe e sotto la presidenza “onoraria” del papa (Vincenzo Gioberti);
- L’Italia avrebbe dovuto costituirsi come Confederazione di Stati, dotata di larghissima autonomia e animati dalle riforme democratiche; il modello in questo caso era la Svizzera (Carlo Cattaneo);
- L’Italia avrebbe dovuto costituirsi come Stato centralizzato, su modello della Francia, organizzato attorno al Piemonte e alla dinastia sabauda (Italo Balbo);
- L’Italia avrebbe dovuto costituirsi come stato centralizzato e repubblicano, realizzato grazie alle insurrezioni popolari e senza che ai vari principi fosse concesso un ruolo (Giuseppe Mazzini).
Gli eventi
La guerra dei sovrani
- Gennaio 1848: scoppiò un’insurrezione a Palermo (il motore dell’insurrezione fu la tradizionale aspirazione della Sicilia all’autonomia da Napoli); il 29 gennaio 1848 Ferdinando II concesse una costituzione;
- Nella penisola s’innescò un processo a catena: anche gli altri sovrani concedettero costituzioni liberali (Leopoldo II in Toscana, Carlo Alberto nel Regno di Sardegna; Pio IX nello Stato della Chiesa);
- Iniziarono poi le sollevazioni contro l’Austria: il 17 marzo 1848 insorse Venezia (il 23 marzo si costituì la Repubblica veneta con un governo provvisorio presieduto da Manin), il 18 marzo 1848 insorse Milano (le cinque giornate di Milano);
- Il 23 marzo 1848 il Piemonte di Carlo Alberto, con l’intento di espandere il proprio territorio dichiarò guerra all’Austria. Iniziò così la prima guerra d’indipendenza;
- La scelta piemontese condizionò gli altri stati italiani, che furono costretti a inviare contingenti militari in aiuto all’esercito piemontese. Sembrò così avverarsi il progetto di Gioberti ma dopo poche settimane le truppe “non piemontesi” si ritirarono dal conflitto. Questo perché:
- Re Carlo Alberto non fece nulla per nascondere le mire espansionistiche del Piemonte;
- Pio IX non riuscì ad assecondare un tale conflitto;
- Ferdinando di Borbone riconquistò il potere.
- Dopo alcune vittorie (Pastrengo e Goito) arrivarono le sconfitte (Custoza e Novara) con la conseguente abdicazione di re Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II (23 marzo 1849).
La guerra popolare: Roma e Venezia
- Nel gennaio del 1849 si tennero le elezioni per l’Assemblea Costituente, il mese seguente venne instaurata la Repubblica Romana (9 febbraio 1849 – 1 luglio 1849);
- Il governo era presieduto da un triumvirato composto da Armellini, Mazzini e Saffi.
- Il 4 luglio la Repubblica romana cadde e il mese seguente anche Venezia, dopo un lungo assedio, cedette agli austriaci.
Le varie sconfitte non cancellarono però il concetto e l’idea di Nazione.
Capitolo 2: L'Europa delle grandi potenze
2.1 Francia
I caratteri della Francia della seconda metà dell’Ottocento
In Francia si instaurò un sistema di governo fortemente centralizzato sorretto da:
- Un esercito forte;
- Un parlamento che rappresentava il luogo della mediazione con la periferia;
Il sistema politico s'incentrava attorno a due grandi tradizioni: il partito del mouvement e quello della resistance (progresso e conservazione).
La Francia di Napoleone III
Il 2 dicembre 1851 un colpo di stato determinò l’estensione a dieci anni del potere del presidente Luigi Napoleone. Il 21 novembre 1852 toccò a un plebiscito proclamare Luigi Napoleone imperatore con il nome di Napoleone III. La Francia tornava quindi a essere una monarchia: era un regime del tutto nuovo che non aveva paura del suffragio universale.
Bonapartismo: si intende un regime che formalmente rende omaggio al principio della sovranità popolare (plebisciti, suffragio universale), il potere però è fondato sul controllo burocratico (Consiglio di stato, prefetti) e sul consenso dei gruppi militari.
Napoleone III quindi aveva il potere di impedire alle forze politiche di esprimersi liberamente (attraverso la censura e i divieti vari); inoltre era avvantaggiato da una grande crescita economica (II rivoluzione industriale). Napoleone III voleva affermare la leadership francese in Europa (come lo zio), per questo avviò una politica coloniale e partecipò dunque a varie guerre:
La guerra di Crimea (ottobre 1853 – febbraio 1856)
L’origine della guerra è da cercare nella disputa tra Francia e Russia attorno alla questione della “tutela dei luoghi santi”. Quando la Turchia accettò le proposte francesi (volevano imporre il clero cattolico rispetto a quello ortodosso), la Russia nel luglio 1853 la attaccò. La Gran Bretagna, temendo l'espansione russa verso il Mediterraneo, si unì alla Francia ed entrambe si mossero per difendere la Turchia, dichiarando guerra alla Russia nel marzo del 1854. Il Regno di Sardegna, nel timore che la Francia si legasse troppo all'Austria, nel gennaio 1855 inviò un contingente militare al fianco dell'esercito anglo-francese dichiarando a sua volta guerra alla Russia. Dopo vani tentativi dei russi di rompere l'assedio, Sebastopoli fu abbandonata dai difensori il 9 settembre 1855, portando alla sconfitta della Russia.
La guerra del 1859 in Italia (27 aprile-12 luglio 1859, la Seconda Guerra d’indipendenza)
Con gli accordi di Plombiéres (21 luglio 1858) Cavour strinse un’alleanza segreta con Napoleone III. Il patto prevedeva la cessione di Nizza e Savoia alla Francia; in cambio Napoleone III avrebbe aiutato militarmente i piemontesi per consentire loro di conquistare la Lombardia e il Veneto. Napoleone III in realtà mirava a sostituire l’influenza austriaca in Italia con quella francese.
Le battaglie importanti: Magenta, San Martino e Solferino
Poiché Napoleone III avviò trattative di pace con l’Austria senza tenere conto dell’accordo con il Piemonte, anche i piemontesi furono costretti a fare altrettanto (non potevano sperare di sconfiggere l’esercito dell’imperatore, senza l’aiuto francese). L’8 luglio 1859 si giunse così all’armistizio di Villafranca. Il Piemonte ottenne la Lombardia, ma non il Veneto. Napoleone III si ritirò prima di ottenere una vittoria decisiva a causa dell’insurrezione dei ducati dell’Italia centrale che chiesero l’annessione al Regno di Sardegna: ciò impediva a Napoleone III di sostituire l’egemonia austriaca con quella francese.
La guerra franco-prussiana (19 luglio 1870-10 maggio 1871)
Il pretesto per lo scoppio delle ostilità fu rappresentato dalla vacanza del trono di Spagna e dalle trattative tra le potenze europee per decidere a quale famiglia nobiliare dovesse essere assegnato. Durante la discussione diplomatica fu inviato da Guglielmo I un comunicato a Napoleone III: il telegramma fu perciò manipolato da Bismarck in modo da risultare offensivo. Napoleone III dichiarò dunque la guerra alla Prussia.
L’efficienza militare prussiana fu amplificata dalla superiorità logistica, la sviluppatissima rete di ferrovie tedesche spostò con rapidità le truppe e consentì loro di avere una schiacciante superiorità. La Francia fu sconfitta nella battaglia di Sedan (31 agosto – 1 settembre 1870). Il disastro militare provocò la caduta di Napoleone e la nascita della Terza Repubblica in Francia.
La Francia della Terza Repubblica
Il primo periodo (1871-1879) fu caratterizzato da grande instabilità
La Comune di Parigi
18 marzo 1871 - 21 maggio 1871: Parigi si ribellò all’ipotesi di pace con la Germania e costituì la “Comune”. I magistrati divennero elettivi, fu garantita l’istruzione laica gratuita e i salari vennero equiparati per tutte le professioni. La Comune venne repressa nel sangue e il 31 agosto 1871 nacque la III Repubblica.
Caratteri ed eventi peculiari della Terza Repubblica Francese
- Parlamentarismo puro: La Terza Repubblica era un sistema politico che non riconosceva un ruolo decisivo ai partiti, erano più che altro grandi schieramenti pro o contro il sistema. In parlamento la politica consisteva soprattutto nella capacità dei leader di aggregare i deputati attorno ad alcune singole idee o provvedimenti.
- Le grandi riforme: Nel 1879 le camere parlamentari ritornarono a Parigi; nel 1880 venne adottata come inno nazionale la Marsigliese, la data del 14 luglio fu scelta come festa della Comune. La Terza Repubblica si costituì come regime liberale (piena libertà di stampa, di riunione pubblica e di attività sindacale). Furono adottate anche leggi anticlericali e infine un fortissimo investimento fu fatto sulla scuola.
- La Francia potenza coloniale: Nel 1830 venne occupata l’Algeria.
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