Il primo dopoguerra in Italia: la crisi dello stato liberale
Crisi politica
La crisi politica porta al crollo del sistema liberale in seguito alle elezioni del novembre del 1919. Queste elezioni avvengono col sistema proporzionale (vengono, cioè, assegnati tanti seggi quanti sono i voti ottenuti. Il Parlamento è diviso tra tutti i partiti partecipanti alle elezioni).
Il primo partito che emerge è quello Socialista con il 35% dei voti. Il secondo partito è quello Popolare, fondato da Luigi Sturzo pochi mesi prima delle elezioni. Crollano i partiti liberali e falliscono anche le liste che rappresentano l’area del combattentismo, cioè di coloro che sono usciti dalla guerra con l’idea di essere la nuova classe dirigente al posto della vecchia borghesia in virtù dell’esperienza di trincea.
Il Partito Socialista e la spinta rivoluzionaria
Il Partito Socialista, nel Congresso di Bologna del 1919, rafforza di più la sua spinta rivoluzionaria e decide di conquistare il potere non per via parlamentare, ma per via rivoluzionaria. Non attua, quindi, un’alleanza con i partiti borghesi. I componenti del socialismo riformista danno vita alla corrente napoletana con Amedeo Bordiga e a quella torinese con Gramsci. Queste due componenti, al congresso di Livorno del 1921, danno vita al Partito Comunista d’Italia, che critica il Partito Socialista.
Il Partito Popolare e il ruolo dei cattolici
Il Partito Popolare, con Sturzo, vuole l’ingresso dei cattolici nella politica con un loro partito autonomo. Questo partito fa riferimento al mondo cattolico, cioè alle masse contadine egemonizzate dalla Chiesa. Sturzo non vuole che il partito abbia una denominazione confessionale. Esso, inoltre, deve essere votato per il contenuto del suo programma e non per la fede. Sturzo pensa che la dottrina sociale della Chiesa influenzi i programmi, ma il messaggio cristiano non deve essere confuso e strumentalizzato con quello politico.
Tra gli obiettivi del programma ci sono il decentramento dello stato e lo sviluppo della piccola proprietà contadina. Questo partito, secondo lo storico De Rosa, nasce dal processo di legittimazione nazionale che il mondo cattolico aveva maturato quando aveva appoggiato la guerra. I cattolici, quindi, possono presentare un programma politico.
Il combattentismo e le diversità interne
Il combattentismo è il protagonismo degli ex-combattenti e nasce per difendere i loro diritti. Al suo interno ci sono diverse visioni. Alcuni, ad esempio, sono antidemocratici e, quindi, giolittiani.
Conclusione
Alle elezioni del 1919 vincono, quindi, il Partito Socialista e quello cattolico (Popolare), che hanno come modello i partiti di rappresentanza di massa, determinando l’irruzione delle masse al potere. Tra il 1919 e il 1922, ci sono molti partiti al potere che, però, sono deboli perché non riescono a fronteggiare e a governare.
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