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Storia contemporanea - le vicende italiane nel primo dopoguerra

Appunti di Storia contemporanea per l'esame del professor Graziosi sulle vicende in Italia nel primo dopoguerra, l'evoluzione e i cambiamenti politici e sociali dopo la Prima Guerra mondiale, le vedove e gli orfani di guerra nel corso del dopoguerra in Italia.

Esame di Storia contemporanea docente Prof. A. Graziosi

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ESTRATTO DOCUMENTO

all’interno dei vari partiti socialisti, e gran parte dei partiti comunisti si

formano da scissioni del partito socialista.

Le elezioni del 1921 non stabilizzano il quadro politico Italiano che continua

ad essere fortemente instabile, in cui si succedono i governi: quello

capeggiato da Giolitti, quello capeggiato da Bonomi, quello capeggiato da

Luigi Facta e che si concludono di fatto, con il fallimento del nuovo tentativo

di costituzione di un governo Giolitti e con la nomina alla Presidenza del

Consiglio di Benito Mussolini, a cui verrà dato l’incarico di formare il

governo dal Re Vittorio Emanuele III nell’ottobre 1922.

A questa nomina si arriva dopo la c.d. marcia su Roma, degli inizi di ottobre

del 1922, che è una manifestazione di fascisti che giungono da tutta Italia e

marciano su Roma nel tentativo di forzare la mano alla situazione politica.

Sulla marcia su Roma, tra gli storici, c’è ancora una accesa discussione, c’è

chi la ritiene un colpo di stato e chi la ritiene solo una forzatura, perché in

effetti l’arrivo di Mussolini al governo si fa attraverso la normale prassi

Costituzionale, l’allora presidente del Consiglio Luigi Facta, di fronte alla

lo stato d’assedio il Re si rifiuta,

marcia su Roma, chiede al Re di dichiarare

Facta da le dimissioni dal Governo, ed il Re usando le sue prerogative,

concesse dallo statuto Albertino, incarica Mussolini di formare il governo.

In realtà, per certi versi, il colpo di stato c’è stato perché Mussolini non era

esponente del partito di maggioranza, ma era un personaggio che con le azioni

di forza che duravano dal 1919 culminate con la marcia su Roma, forza la

mano a quella parte della classe dirigente italiana che guardava al fascismo

per la sua funzione di contenimento dell’espansione socialista

con simpatia,

per la funzione che esso poteva avere di moderazione e di stabilizzazione del

vecchio blocco liberale. In realtà lo stesso vecchio blocco liberale verrà

completamente travolto dal fascismo e quando il fascismo arriva al potere non

fa assolutamente sconti al vecchio blocco liberale.

L’avvento al potere di Mussolini il 29 ottobre del 1922 è il risultato della

convergenza di due movimenti paralleli: da una parte la lotta contro la

sinistra, contro il pericolo rosso, la lotta contro la minaccia bolscevica,

condotta attraverso l’azione violenta diretta delle squadre fasciste, le

persecuzioni gli incendi delle sedi socialiste, le manganellate agli esponenti

politici e sindacali ecc., e dall’altra è il risultato della crisi politica, delle

divisioni all’interno delle elite politica e della volontà di una parte della classe

politica di uscire quanto più rapidamente dalla crisi (il fascismo in quel

momento sembra la strada più veloce per uscire dalla crisi).

Il primo governo Mussolini è un governo di coalizione in cui Mussolini

assume, oltre che l’incarico di Presidente del Consiglio, anche quello di

Ministro dell’Interno e di Ministro degli Esteri, assomma sostanzialmente le

cariche principali all’interno del governo.

Le prime iniziative del governo sono la salvaguardia della Banca di Roma, la

riforma della scuola che va sotto il nome dell’allora ministro della Pubblica

Istruzione Giovanni Gentile.

L’annessione di Fiume nel 1924 arriva a coronare l’impegno dell’ex-

combattentismo e reducismo e comincia l’azione di esautorazione dei

sindacati socialisti con l’attivazione delle funzioni di rappresentanza dei nuovi

sindacati fascisti.

Già nel triennio che va dalla fine 1922 all’inizio del 1925, viene disegnato il

nuovo stato, ma il completamento della fascitizzazione dello stato Italiano si

ha a partire dal 1925.

Sempre nel 1923 si ha la legalizzazione della squadraccie fasciste, che

avevano imperversato dal 1919 al 1922 e che vengono istituzionalizzate col la

creazione della milizia volontaria per la sicurezza Nazionale, un corpo

paramilitare di partito che viene istituzionalizzato e viene sostanzialmente

affiancato alle forze dello stato nel compito di tutelare l’ordine pubblico e,

sempre all’interno delle trasformazioni che finiranno, in qualche modo, ad

incidere proprio sulla Costituzione materiale del paese, viene costituito il

Gran Consiglio del Fascismo; incidono sulla Costituzione materiale del

paese perché da un certo punto in poi, di fatto, il Gran Consiglio del

Fascismo diverrà governo - di fatto vi sarà una coincidenza tra questo

organo che è un organo di partito ed un organo che è dello stato.

Con la costituzione della milizia volontaria e con la costituzione del Gran

Consiglio del Fascismo, la commistione tra strutture del partito e istituzioni

statali, che sarà tipica del ventennio fascista, diventerà totale. Di fatto lo

Statuto Albertino non viene messo in discussione (per tutto il ventennio la

costituzione non verrà toccata) ma di fatto sarà esautorata e comincia questo

stravolgimento del sistema costituzionale Italiano.

Nel momento in cui Mussolini costituiva la milizia volontaria e il Gran

Consiglio del Fascismo lo faceva soprattutto con l’obiettivo di rafforzare il

controllo sul movimento che lo aveva portato al potere, è un qualcosa che

accadrà anche nella Germania di Hitler e, per certi aspetti, nella Russia di

Stalin i dittatori che arrivano al potere, in genere, non si fidano sempre e

fino in fondo di chi li ha portati al potere e li ha sostenuti al potere.

La Milizia Volontaria Nazionale diventava una sorta di esercito personale di

Mussolini, una sorta di forza di sicurezza direttamente a disposizione del

primo Ministro che agiva sotto la protezione dello stato, in questo periodo si

intravede già il fatto che il fascismo si stia configurando come un sistema

monopartito.

Il P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) nel momento in cui si era candidato

nelle le elezioni del 1921 e poi quando era stato dato l’incarico a Mussolini,

non aveva ancora assunto una dimensione nazionale, era molto forte in certe

zone nell’Italia centrale e dell’Italia settentrionale, ma al momento della sua

istituzionalizzazione, era ancora molto debole nel mezzogiorno almeno fino

alla fine del 1922.

In realtà già a partire dal 1923 comincia ad assumere questa dimensione

nazionale e a trovare consensi sempre più larghi anche nel mezzogiorno,

soprattutto tra i grandi agrari meridionali e prospera grazie al sud, grazie ad

una operazione trasformistica nei confronti dei gruppi notabilari meridionali e

dei gruppi liberali. Un’altra delle riforme fortemente caldeggiate dal governo

Mussolini in questa prima fase è la trasformazione della legge elettorale, in

Italia si era votato con il proporzionale nel 1919, si era votato ancora col

proporzionale nel 1921, ma nel 1923 viene varata una nuova legge elettorale

che va sotto il nome di legge Acerbo (Acerbo era il relatore in parlamento

della legge) che viene approvata anche con il consenso del partito popolare.

Questa legge era di tipo maggioritario che dava alla coalizione o al partito che

avesse ottenuto la maggioranza relativa i 2/3 dei seggi in parlamento, cioè

bastava raggiungere poco più del 30% dei consensi per ottenere i 2/3 dei seggi

in Parlamento. Con questa legge Acerbo si va alle elezioni del 1924, elezioni

che vengono ancora fatte da Mussolini con un compromesso con i vecchi

partiti conservatori, stavolta non è il PNF nelle liste di Giolitti, ma sono i

vecchi liberali nelle liste del PNF, c’è un inversione del rapporto di autorità

all’interno dello schieramento.

La campagna elettorale è condotta in un clima di intimidazione, di violenze, le

milizie volontarie attuano una serie di atti orrendi, violenza nei confronti dei

candidati dei partiti che non stanno nello schieramento mussoliniano, queste

intimidazioni, queste violenze e sopratutto poi i brogli nello spoglio delle

schede vengono denunciati apertamente in parlamento dall’allora segretario

del partito socialista unitario Giacomo Matteotti, che verrà rapito ed

assassinato dopo questa fortissima denuncia in parlamento. Il suo corpo viene

trovato nel giugno del 1924, questo rapimento ed assassinio provoca una

drammatica crisi parlamentare, si capisce che è impossibile tornare agli

equilibri politici precari del periodo precedente, le opposizioni, con

l’eccezione del partito comunista d’Italia, abbandonano il parlamento per

manifestare contro quanto stava succedendo, e questo episodio,

dell’abbandono del parlamento, è ricordato come la “Secessione

dell’Aventino” in ricordo di quanto era accaduto secoli prima. Questo

abbandono del parlamento in realtà fa accelerare la trasformazione della

ancora parvenza di stato liberare italiano in regime.

Mussolini fa delle mosse che apparentemente dovevano servire a

la situazione: cede il Ministero dell’Interno a Fedele Sogni,

tranquillizzare

rassicura l’Esercito, rassicura la chiesa che teme una guerra civile, cerca di

calmare insomma gli animi, ma in realtà questa secessione delle opposizioni è

parlamento, per sospendere l’attività

una occasione per chiudere il

parlamentare e per andare tranquillamente verso il discorso che Mussolini

pronuncia agli inizi di gennaio del 1925 contro le opposizioni, in cui

sostanzialmente si assume la responsabilità politica del delitto Matteotti, ma

nello stesso tempo lancia una sfida alle opposizioni e lancia il progetto di quel

pacchetto di leggi che verranno varate tra il 1925/1926 chiamate leggi

fascistissime.

Il programma di Mussolini è un programma arrogante, che spezza la funzione

rappresentativa del parlamento, viene poi sostenuto dalla pubblicazione il

Manifesto degli intellettuali fascisti a cui, poco dopo, risponderà il Manifesto

degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce e che porta tutta una

serie di firme illustri.

E’ l’apice della crisi ed è l’apice della fine – con l’inizio del 1925 – di quella

parvenza di stato liberarle che ancora resisteva in Italia. Il varo di questo

pacchetto di leggi fascistissime mette, tra l’altro,

fuori legge i partiti di opposizione, comincia così una campagna di

repressione di condanne che porta alla fuga all’estero di una serie di esponenti

politici di primo piano.

Viene istituito un sistema poliziesco per la repressione della attività

clandestina antifascista, viene istituito un tribunale speciale che viene

destinato appositamente a occuparsi dell’inquisizione politica, viene

introdotto l’istituto del confino politico, per mezzo del quale gli oppositori

venivano, in alcuni casi arrestati, ma in altri casi confinati in luoghi appartati,

in luoghi completamente lontani dove non potevano nuocere a nessuno

(moltissimi oppositori politici finiscono in paesi di montagna dell’Appennino

meridionale o nelle isole come ad esempio Lipari).

C’è un progressivo svuotamento delle prerogative del parlamento ma anche

un progressivo svuotamento delle prerogative del PNF, cioè continua questa

sorta di commistione stato/partito, all’interno del partito vengono fatte una

serie di epurazioni di sostituzioni ed il partito diventa sempre più una sorta di

subordinato al potere dell’amministrazione; tra l’altro Mussolini

apparato

finisce per governare in periferia rafforzando il potere dei Prefetti, governa

più attraverso i Prefetti che non attraverso il Podestà (attuale sindaco), il torto

il regime è l’eliminazione dell’elettività dei

che gli viene fatto durante

Sindaci, che si eleggevano a partire dalla legge sulla elezione delle

amministrazioni provinciale e comunali fatta durante il governo Crispi,

vengono sostituiti da queste figure che sono il Podestà e che sono delle figure

del partito e delle emanazioni del PNF.

L’esercizio del governo comincia a fondarsi da questo momento in poi e

durerà fino al luglio del 1943, quando il Gran Consiglio Nazionale del

Fascismo sconfesserà Mussolini. Sul ruolo del leader comincia a partire dal

1925, anche un’altra cosa tipica dei regimi dittatoriali e autoritari e cioè il

culto del capo, Mussolini incomincia a farsi chiamare Duce (colui che

conduce) così come Hitler di farà chiamare Fuhrer. Comincia appunto questo

ruolo sempre più definito di leader supremo, che basa al sua azione su una

prassi costituzionale informale e asistematica e sulla continua oscillazione dei

poteri tra il partito e lo stato.

Il fascismo passa attraverso tre fasi:

1. una prima fase, dal 1922 al 1929, che è la fase della conquista del potere,

della istituzionalizzazione del fascismo al potere e dell’annullamento

completo dell’opposizione, cioè i Tribunali Speciali, l’attività svolta dalla

milizia volontaria contro gli oppositori del regime fascista sostanzialmente

alla fine degli anni 1920 avrà avuto completamente ragione dell’antifascismo

in Italia, nel senso che rimane in piedi una struttura clandestina del partito

comunista, ma sostanzialmente ormai le opposizioni sono state completante

azzerate e l’unico tipo di opposizione antifascista che esiste è un’opposizione

antifascista fuori dall’Italia, nell’esilio e quella che porterà a lacerazione del

gruppo giustizia e libertà di Francia e quella nata da varie figure, quella della

militanza antifascista che però in questa fase politica non riescono a trovare

spazi per questa attività;

2. la seconda fase va dal 1929 al 1936: sono gli anni in cui il regime si

consolida, il regime si costruisce, le opposizioni sono state completante messe

a tacere, sono gli anni in cui si costruisce il consenso, sono gli anni in cui

alcuni storici hanno stabilito che in realtà il consenso al regime è amplissimo,

sono gli anni dei c.d. “successi economici”, quota 90 (la rivalutazione della

lira fissata a “quota 90” rispetto alla sterlina), la “battaglia del grano” ma

sono soprattutto gli anni in cui si costruisce l’impero coloniale italiano, il

culmine del consenso è la conquista dell’Etiopia nel 1935 e 1936 in seguito

alla quale viene proclamato l’Impero;

3. la terza fase che va dal 1936 al 1945: è la fase in cui si accentua la

tendenza totalitaria del regime, è la fase in cui il regime fascista presenta

anche la sua faccia razzista e antisemita, sono gli anni in cui vengono emanate

tra l’Italia e la Germania

le leggi razziali, sono gli anni in cui il rapporto

nazista si fa sempre più stretto e sempre più forte, sono gli anni in cui

crescono i pericoli di guerra, ma sono anche gli anni in cui comincia il

distacco dell’opinione pubblica dal fascismo, cominciano ad intravedersi i

segnali di una incrinatura nel sistema del consenso al regime, in cui

intellettuali - ma non solo che erano stati fino a quel momento anche

entusiasti del regime cominciano a ricredersi, cominciano a rendersi conto

degli effetti drammatici che questo ha sono sul paese.

La costituzione di questo stato fascista era uno dei temi principali su cui gli

storici di questi ultimi anni, soprattutto dopo la gigantesca opera di Renzo De

Felice sul Fascismo, hanno molto discusso ed è il consenso che ha ancora

oggi, questo regime fascista era un regime che agli italiani piaceva? Quanti

erano gli italiani che lo hanno semplicemente sopportato? Quanti erano gli

italiani invece che l’anno sostenuto?

Ovviamente tutto questo dibattito ha avuto influenze molto forti su un’altra

questione molto dibattuta della storia unitaria italiana, e non solo, e cioè la

questione della resistenza, ossia quanto la resistenza sia stata una sollevazione

di popolo, quanto la resistenza sia stata un’azione, tutto sommato marginale; è

stata importante indipendentemente dal fatto che poi a liberarci effettivamente

furono gli americani, oppure no?

Tutte queste questioni sono evidentemente ancora oggetto di dibattito, anche

perché l’Italia dopo il fascismo non ha subito un processo (come in realtà non

lo hanno subito tutti paesi che hanno subito un regime autoritario o totalitario

come il fascismo come il nazismo) di epurazione di tutti coloro che avevano

più o meno collaborato.

Il consenso è lo strumento di cui il regime ha bisogno per sopravvivere, i

regime non può sopravvivere senza il consenso, ovviamente questo consenso

è difficilissimo da quantificare non siamo assolutamente in grado, anche sulla

base ormai di ricerche storiche molto raffinate, molto ben fatte, molto

documentate non siamo assolutamente in grado di misurare il consenso al

regime.

Il consenso è l’acquiescenza, furono creati essenzialmente mediante

l’eliminazione fisica e mediante l’intimidazione degli oppositori, uno degli

elementi principali per cominciare a costruire questo regime di consenso fu

propriamente eliminare gli oppositori fisicamente o portandoli alla morte,

come capita a molti, mediante le violenze subite, eliminandoli mettendoli in

carcere, mandandoli al confino, eliminandoli provocandone la fuga e magari

uccidendoli anche in esilio (è il caso del prete Dosselli, ucciso in Francia dal

movimento nazionale fascista francese).

Il regime quindi si costruisce sul terrore, sulla forza, sulla intimidazione fisica

sulla violenza, si scoraggia l’opposizione perché opporsi in realtà è troppo

rischioso e sono pochi coloro, tanto coraggiosi da rinunciare alla vita, alla

propria famiglia, alla propria quotidianità per opporsi a questo regime.

Il regime si costruisce anche sul culto del duce sul culto della personalità di

Mussolini, si costruisce su un uso sapiente dei mezzi di comunicazione di

massa che erano a disposizione della società degli anni 1920/1930 in Italia,

perché questo regime usa moltissimo la radio, il cinema, la stampa che è

– nell’Italia della

stata completamente asservita dopo le leggi fascistissime

seconda metà degli anni ’20 e per tutto il ventennio circolano soltanto giornali

– –

di regime. È in quel periodo che nasce il termine oggi attribuito ad altro

delle veline che sono le informazioni che direttamente dal governo,

direttamente dal ministero della propaganda, venivano passate ai giornali che

riportavano soltanto le informazioni del regime.

Sono gli anni in cui si stabilisce un rapporto diretto tra il leader e le masse,

Luce che passavano prima dei films

tramite la radio, i cinegiornali dell’istituto

e davano le informazioni su quanto stava succedendo in Italia e nel mondo

(abbiamo tutti presente l’immagine di Mussolini che parla al balcone di

piazza Venezia e in quel momento, masse di popolazione di altre parti di Italia

sono riunite in una piazza per ascoltare il messaggio di Mussolini attraverso

gli altoparlanti attraverso la radio).

C’è quindi un uso sapiente della propaganda politica e la popolarità del leader

si separa sempre più dalla popolarità del partito, il realtà il leader è più

popolare del partito, è Mussolini ad essere popolare, non è popolare in se il

PNF, anzi questa popolarità del leader spesso si costruisce a spese del partito.

Ad aumentare il consenso contribuirono una serie di parole d’ordine utilizzate

sapientemente: la pace, la stabilità, l’ordine e via di questo senso.

Ma l’acquisizione del consenso si fa anche con tutta un’altra serie di

meccanismi, si fa attraverso la politica estera, la politica estera

particolarmente aggressiva, in cui una nazione si presenta come una nazione

potente, sono in genere politiche che hanno una forte capacità di integrazione

delle masse, ci si riconosce in una politica estera aggressiva, che sollecita

l’orgoglio della appartenenza nazionale e quindi la politica estera di Mussolini

è una politica estera aggressiva che porterà alla conquista dell’Etiopia, alla

conquista dell’Albania, è da questo punto di vista, una politica integrativa,

così come integrativa è la famosa politica di quota novanta. A un certo punto,

Mussolini difende a spada tratta la moneta Italiana (quota novanta è il cambio

fissato con la sterlina. La sterlina era allora la moneta di riferimento, il

parametro della stabilità monetaria quota novanta è una quota

particolarmente alta per la lira di quegli anni e per le condizioni economiche

del paese).

Ma una politica forte in un paese si fa anche potendo valutare la moneta forte,

l’Italia in quel momento non ha l’economia per sostenere una moneta forte ma

si impegnerà a sostenere questa moneta forte perché Mussolini ritiene che sia

una battaglia di immagine, mantenere un cambio alto con la sterlina significa

affermare una superiorità dell’Italia anche in campo economico. La politica

l’indottrinamento, si fa

del consenso poi si fa essenzialmente anche attraverso

attraverso la scuola, si fa attraverso la definizione di un testo unico per le

scuole elementari nel 1928 e successivamente con un testo unico per le scuole

medie, cioè tutti gli studenti delle suole elementari, a partire dal 1928,

studiano sullo stesso testo che dice le stesse cose e quindi interpreta la storia,

la geografia, la letteratura allo stesso modo, con una lettura univoca delle

l’indottrinamento attraverso la costruzione di un grande

cose. Si fa soprattutto

apparato che irreggimenta tutta la società e la irreggimenta dal momento in

cui si è molto piccoli fino a quando si è molto grandi, attraverso le

organizzazioni giovanili, l’”Opera Nazionale Balilla”, dal 1926 tutti i giovani

vengono sostanzialmente incapsulati in un organizzazione che è di tipo

sportivo/ricreativo, che ha un compito di socializzazione e in cui ci si mette

tutti con la divisa e si va alle parate, alle manifestazioni, si va ad ascoltare

Mussolini che parla, avviene in sostanza un processo di identificazione

collettiva in un regime in un capo in una struttura. Le organizzazioni giovanili

avevano appunto questo compito di inculcare nei giovani quelli che erano i

miti fondamentali del regime, il culto del Duce le teorie nazionalistiche e

razzistiche, l’accettazione della violenza; avevano anche il compito di

proporre dei modelli di socializzazione alternativi rispetto alla famiglia

rispetto alla chiesa. Questo tipo di organizzazione viene poi diffuso, per cui

sostanzialmente tutta la vita di una persona che aveva cominciato la scuola

elementare a partire dal 1926 si trovava incapsulata nelle organizzazioni para-

partitiche, per cui c’era l’organizzazione per i bambini delle scuole

elementari, man mano che si diventava grandi si passava, attraverso un

gradi ad un’altra organizzazione, fino ad arrivare, per chi arrivava

sistema di

all’università, ad entrare nei gruppi universitari fascisti, i cosiddetti GUF

oppure nella GIOVENTÙ ITALIANA DEL LITTORIO. Alla fine degli

anni ’30, fino al 99%, degli studenti sono inquadrati nelle organizzazioni

fasciste; il fascismo si occupa anche di irreggimentare le donne, nei confronti

delle donne il fascismo ha un atteggiamento molto ambiguo, si preoccupa in

qualche modo anche di organizzare le donne in associazioni come le massaie

rurali, come i fasci femminili e si preoccupa di organizzare i lavoratori

(ancora oggi, da qualche parte, si può vedere qualche dopolavoro ferroviario).

Tutto questo nasce con il fascismo che costituisce l’opera Nazionale

Dopolavoro che era un’organizzazione sempre parallela al partito nella quale


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edlin57

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in scienze politiche dell'amministrazione e dell'organizzazione
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher edlin57 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Graziosi Andrea.

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