STORIA CONTEMPORANEA – secondo anno; 1°semestre 6CFU
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Cos’è la storia? È una scienza che non rientra nel campo delle “scienze esatte” – è più che altro una
scienza astratta (forma di conoscenza) che si costruisce sui fatti del passato. Si serve di tre strumenti
fondamentali:
1. Osservazione della realtà: trovare tracce del passato nel presente;
2. Raccolta di dati empirici: fonti e documenti. Una volta raccolti vanno ordinati;
3. Specifica metodologia.
Rivoluzione storiografica: Marc Bloch e Lucien Febvre fondano la rivista “analisi di storia economica
e sociale” (1929). Tale rivista allargava i confini della storia a tutte le questioni economiche e sociali
delle varie età.
L’oggetto della conoscenza storica, per i due, era:
1. Gli uomini e le donne: come vivevano gli uomini e le donne del passato;
2. Individualità ed identità collettive: rapporti tra le persone nel passato;
3. Relazioni: la storia riguarda lo studio degli uomini del passato e delle loro relazioni nel tempo;
come si trasformano nel tempo in base ai contesti che circondano la vita;
4. Tutte le componenti della società: la storia non è soltanto quella dei grandi eventi e dei
grandi personaggi.
La storia è una scienza inclusiva: non esclude nulla. Fernand Braudel ha scritto “tutto è storia, quel
che è stato detto o pensato o fatto o soltanto vissuto…” “la storia è una dialettica della durata…”
“…è uno studio del sociale, di tutto il sociale, e dunque del passato, e dunque del presente, entrambi
inseparabili.”
La storia si allarga ad immensi orizzonti perché l’interesse dello storico non si focalizza soltanto su
alcuni aspetti o grandi eventi, bensì sulla totalità – e su tutti quei fattori che prima erano esclusi dal
contesto storico (marginali: componenti esclusi ; difatti si parla anche di popoli senza storia).
Lunga durata connessione tra diversi eventi, in cui il singolo evento viene valorizzato ed
acquisisce importanza in quanto collegato ai precedenti ed ai futuri accaduti. Es: prima guerra
mondiale – se collocata in un contesto di lunga durata, possiamo individuarne le cause e le
conseguenze – quindi da fine 800 agli anni 30 del 900, non soltanto 14-18.
Passato e presente sono inseparabili il presente è lo sviluppo del passato, ma l’uno dipende
dall’altro: si studia il passato per valutare le condizioni del presente, e per studiare il presente si
deve considerare il passato.
La storia ha bisogno delle altre scienze umane:
1. Geografia: evoluzione dell’ambiente; naturale e antropica;
2. Sociologia: trasformazioni sociali;
3. Antropologia ed etnologia: struttura delle organizzazioni umane. Entrambe le scienze
nascono verso l’800, soprattutto dagli islamici di esplorazione oltre europea;
4. Psicologia e psicanalisi: mondo dell’interiorità e dell’inconscio, quindi processi emotivi,
sociali, cognitivi… che influiscono sui comportamenti degli uomini;
5. Economia: scienza dominante in quanto regola l’indice di sviluppo di un paese.
Ciascuna di queste scienze ha un percorso ed uno sviluppo autonomo ma sono interconnesse fra
loro.
Henri-Irenee Marrou: la conoscenza storica parte dal rapporto con il passato il passato è una
dimensione temporale “altra”, cioè è altro da sé, è altro da ciascuno di noi, in quanto non si può più
vedere, sentire, toccare…
Quindi lo storico, di fronte ad un passato che è altro da sé, come fa ad entrarci in contatto? Necessita
di uscire da sé, cioè uscire dal proprio presente e dai propri modi di osservare il presente. Non si
può interamente comprendere il passato se lo si osserva con gli stessi occhi con cui si osserva il
presente.
Bloch dice: la storia è comprendere e non giudicare. Essa è finalizzata alla comprensione.
Per Marrou, lo storico deve acquisire delle virtù al fine di comprendere senza giudicare:
1. Apertura culturale, libertà dai pregiudizi;
2. Sensibilità umana;
3. Profondità spirituale;
Es: Hitler, che rappresenta uno dei mali della storia, non dovrebbe essere giudicato come un mostro,
bensì studiato come uomo – ciò comporta la storicizzazione della persona. Allo storico interessa
capire quali motivi l’hanno portato a distinguersi dagli altri (cosa l’ha reso disumano? Comunque
non era l’unico, era una disumanità collettiva, difatti aveva il consenso di molte persone).
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A cosa serve la storia? “se conosco come sono andate le cose in passato, posso sapere come vanno
nel presente e come andranno nel futuro”; “la storia serve a non ripetere gli errori del passato” –
potrebbe trattarsi di risposte ovvie, ma vediamo perché sono vere con alcuni esempi:
1812: Napoleone invade la Russia con circa 700 mila uomini – arriva fino a Mosca ma è
costretto alla ritirata, e l’impresa napoleonica si rivela un disastroso fallimento: i russi
adottano la tattica della terra bruciata e tengono conto del fatto che l’invasione stesse
avvenendo in inverno.
1941: Hitler invade l’URSS di Stalin, l’operazione Barbarossa - Hitler fa affidamento ai potenti
mezzi militari – l’assedio di Stalingrado dura molti mesi, dall’estate del 42 al febbraio del 43
(si conclude con la battaglia di Stalingrado) ma la resistenza sovietica e l’inverno
contribuiscono alla prima grande disfatta di Hitler che determina le sorti della SGM.
Sulla base di questi due esempi vediamo due disfatte simili. Hitler, che conosceva la storia di
Napoleone, commette l’errore di sopravalutare i grandi mezzi militari e l’organizzazione militare
stessa – inoltre trascura il “fattore uomo”: i soldati tedeschi soffrono molto il freddo e quindi vanno
in contro a grandi difficoltà, contrariamente ai russi che sono fortemente motivati a resistere
all’assedio per difendere il loro Paese e le loro famiglie.
Da ciò deduciamo che non è la storia che ci insegna qualcosa, ma sono le circostanze (i contesti) a
cambiare le situazioni. Ciò che se mai la storia ci insegna è una lezione d’umanità.
Pregiudizio: opinione non documentata crea un sentire collettivo – attraverso esso si osserva e
si filtra la realtà. Dal pregiudizio nasce lo stereotipo, cioè la riduzione di un gruppo o di un individuo
ad una categoria generale (negativa o positiva che sia). Nella storia vediamo delle estreme
semplificazioni che possono essere definite come pregiudizi, quali:
Ebrei = sfruttatori, usurai;
Islam = terrorismo, contrasto obbligato con l’occidente;
Africani = lavativi;
Profughi = invasori.
Ricostruire le radici di un fenomeno o di un evento presuppone la scomposizione in molti elementi
dell’avvenimento stesso – quindi la storia deve essere l’opposto di un semplice pregiudizio.
L’ignoranza della storia è considerata come un terreno fertile per piantare pregiudizi, ciò implica
una lettura semplificata di essa.
Un esempio lo abbiamo considerando i tweet pubblicati tra marzo e maggio 2019, dai quali
si evince: odio contro i migranti, neri in particolare, che sale del 15,1% rispetto all’anno
precedente; intolleranza verso gli ebrei, che era quasi inesistente fino al 2018, cresce del
6,4%. L’utilizzo che viene fatto dei social in questo contesto è l’incitamento all’intolleranza
ed al disprezzo nei confronti di gruppi minoritari o socialmente più deboli – sono i diffusori
dei discorsi d’odio nella narrativa e nel linguaggio della politica.
Il giornalista racconta il fatto accaduto, quindi la cronaca, che sia essa nera o un semplice
evento – stretta correlazione tra giornalismo e storia: se il giornalista ha una conoscenza
storica, le informazioni sono più esatte e complete, e sono in grado di far emergere il
significato di ciò che racconta (Sergio Zavoli che con le inchieste sugli anni di piombo riesce
ad entrare nel vivo dei fatti).
Il giornalista racconta la verità e l’attualità, interpretando e spiegando il presente – lo storico
invece passa dalla cronaca alla storia, interpretando il passato e leggendo il presente alla
luce del passato; cerca nel passato le radici del presente.
Dicevamo che la storia ha delle scienze alleate, tra cui la psicologia: il lavoro dello
psicologo/psicanalista/psichiatra richiede l’impiego di conoscenza storica si intende la storia
personale del paziente, il percorso da lui compiuto.
La storia è cambiamento la conoscenza del passato ci mette in contatto con un mondo altro da
quello presente – tempi diversi e comportamenti diversi che portano a “mondi alternativi”. Il
passato ci propone quindi delle alternative rispetto a ciò che conosciamo oggi, e non cogliendo
l’alterità del passato non saremo capace di immaginare mondi diversi, migliori, per il futuro il
confronto con le alternative del passato aiuta ad immaginare un mondo alternativo anche per il
futuro.
Quindi le funzioni della storia sono:
1. Comprendere il presente, non giudicare: leggere la realtà in modo profondo;
2. Comprendere la complessità degli eventi, delle cause che hanno portato a determinati
avvenimenti;
3. Svelare le mistificazioni delle semplificazioni: la storia smonta i pregiudizi e gli stereotipi;
4. Agire in sé stessa;
5. Immaginare ed intuire il futuro, nonostante essa sia imprevedibile;
6. Costruire l’identità di un popolo.
La datazione nella storia è un punto fondamentale. Essa dev’essere concepita come una
navigazione, la cui bussola sono le date ci rimandano al contesto. Si tratta di un cammino a
ritroso: da una traccia del presente, risaliamo alle radici del passato.
I metodi di datazione sono:
Datazione diretta: la data compare sul documento (giornale, fotografia ecc);
Datazione indiretta: la data è assente (mobile antico, lettera, fotografia ecc);
Cercare elementi che permettono di datare il documento o l’oggetto nel tempo:
1. Aspetti materiali (carta, inchiostro);
2. Tipo di scrittura;
3. Mittente;
4. Destinatario ecc.
La rivoluzione francese del 1789 è caratterizzata come l’avvenimento che stabilisce l’inizio della
storia contemporanea perché:
1. Cambia radicalmente il modo di organizzare lo spazio politico in Europa, creando le nazioni;
2. Avviene la modernizzazione dell’economia e del sistema dei trasporti;
3. Nascono i grandi complessi urbani, ovvero le città.
Tutto ciò, in parallelo, porta alla trasformazione della mentalità della gente dell’epoca (effetti del
lungo periodo).
In realtà però ci sono state altre periodizzazioni dell’età contemporanea:
1815, Congresso di Vienna: nuovo sistema di equilibri in Europa;
1848, la Primavera dei popoli: esperienza rivoluzionaria, (marxismo Marx pubblica il
Manifesto del partito comunista), rappresenta lo scontro tra vecchio e nuovo;
Altre interpretazioni giudicano riduttivo identificare l’inizio dell’età contemporanea con il
solo superamento dell’antico regime.
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Gli elementi caratteristici della storia contemporanea:
la società di massa implica una spersonalizzazione degli individui e
1)) Il ruolo delle masse:
un’omologazione dei modi di vita (standardizzazione). Tutto ciò parte dalla rivoluzione francese, in
cui: si afferma il concetto di “laicità” = separazione tra sfera politica e sfera religiosa – fino a poco
prima c’era un’alleanza tra le due.
aumenta la partecipazione popolare, la rappresentanza dei gruppi sociali.
si afferma il concetto di “uguaglianza politica”, come principio universale, come obiettivo da
raggiungere si tratta di una cesura nei confronti delle epoche precedenti.
C’è un grande protagonismo delle masse, che si afferma crescente lungo l’800 e nel 900. Masse
determinanti nel senso che appoggiano i regimi/rovesciano i regimi; sostengono le
dittature/rovesciano le dittature.
Nella la battaglia per l’uguaglianza politica, l’obiettivo era ottenere gli stessi diritti per i cittadini:
diritto di voto e quello di essere rappresentati, attraverso il voto, nel governo di uno Stato
l’obiettivo più radicale è il suffragio universale, quindi diritto di voto esteso a tutti coloro che
abbiano compiuto la maggior età indistintamente dal sesso e dalla classe sociale.
Rivoluzioni del 1848: in Francia esplodono le rivoluzioni e si ottiene il suffragio universale maschile
– il diritto di voto era attribuito soltanto ad una minima percentuale di popolazione, soltanto le classi
più agiate che avevano accesso alla cultura e al campo economico avevano diritto di votare.
Ci sono delle resistenze tra ceti intellettuali e politici liberali: l’ascesa delle masse è un pericolo per
l’ordine sociale, perché possono agire anche con violenza e con la forza da qui il problema delle
derive rivoluzionarie.
(Nello stesso anno, di Engels e Marx)
Manifesto del partito comunista
Le masse cambiano radicalmente il sistema economico e urbanistico delle società rivoluzione
industriale in Gran Bretagna (seconda metà del XVIII secolo):
si trasforma il lavoro: donne e bambini lavorano in fabbrica e si formano cos’ le masse
“marginali” – entrano nel mondo del lavoro nuovi soggetti storici.
Urbanesimo: spostamento dalle campagne verso le città ciò comporta un cambiamento
delle città, del loro assetto urbanistico, con la concentrazione delle masse negli slums
(quartieri molto poveri della periferia, costituiti da abitazioni misere e fatiscenti).
passaggio da 700 a 800 in cui le grandi potenze acquisiscono una grande
2)) Ricchezza e povertà:
rilevanza economica. Il concetto di potenza si trasforma, e non si basa più soltanto sulla forza
militare, bensì sulla potenza economica l’economia è centrale nei rapporti tra gli stati e la prima
potenza in questo campo è l’Inghilterra:
trionfo dell’economia di mercato c’è un libero scambio (libera concorrenza,
inizialmente
poco controllo alla dogana), che viene poi sostituito con un’altra forma di mercato, il
protezionismo (innalzamento delle dogane tra vari paesi, imposizione di tasse sulle merci
che entrano).
l’economia modifica il percorso dello sviluppo nazionale, dando vita a nuove classi sociali
(ceti medi, proletariato) e a nuovi soggetti politici (trade unions, associazionismo operaio) –
da qui la nascita dello sciopero, che è uno strumento molto importante nella vita dei
lavoratori.
Lo sviluppo di un paese coincide con il suo arricchimento: questo è l’obiettivo
dell’industrializzazione:
nasce la produzione in serie (Taylor, applicata da Ford), che comporta l’aumento dei salari e
la crescita della domanda interna individuale necessità di manodopera specializzata.
Novecento:
Entra in gioco la che porta a grandi trasformazioni della mentalità dei contemporanei.
modernità,
C’è un divario crescente tra ricchi e poveri (“questione sociale” irrisolta): ciò apre una prospettiva
problematica della storia, con cui viviamo ancora oggi.
PMG: cesura anche sul piano economico – in Italia:
crisi del dopoguerra: esce fortemente provata dalla guerra.
biennio rosso (19-20): la questione sociale è fin troppo pronunciata ed il divario tra ricchi e
poveri prende il sopravvento.
Avvento del fascismo per mediare alla situazione, tentativo di fare ordine.
crollo della borsa di New York – è la prima crisi economica dell’età contemporanea
La crisi del 1929:
basata sul fattore finanza si era prodotto più di quanto il mercato fosse in grado di assorbire; crisi
di sovrapproduzione che si intreccia con la crisi finanziaria. Crolla il valore del dollaro e quindi
abbiamo fenomeni come la disoccupazione.
La grande crisi si mette in evidenza perché:
1. ha un ruolo determinante negli assetti politici in Europa: ciò porta all’avvento del nazismo in
Germania;
2. il capitalismo presenta delle imperfezioni: Roosevelt fronteggia la crisi con il “new deal”, cioè
lo stato è a sostegno dei cittadini, quindi a scapito della libera concorrenza. È l’applicazione
della teoria interventista di John Maynard Keynes (1936).
Roosevelt si pone l’obiettivo di ricreare posti di lavoro e di rimettere in circolazione il denaro
che era stato completamente svalutato – attraverso la costruzione di opere pubbliche ed
altri interventi, in pochi anni si supera questa crisi;
3. L’URSS di Stalin, nata dopo la morte di Lenin, aveva creato un sistema collettivista, cioè il
sistema socialista non esiste la libera concorrenza, economia chiusa regolata dallo Stato,
lavoratori stipendiati – quindi Stalin ha reso l’Unione Sovietica un paese escluso dal mercato,
e tale esclusione le garantisce stabilità rafforzamento del “mito sovietico”, cioè la grande
industrializzazione del paese, Stalin lo rende una grandissima potenza militare basata
principalmente sull’industria pesante.
SGM: seconda cesura da cui nasce un nuovo ordine economico e politico:
Espansione del modello americano “american way of life” – basato sulla ricchezza, sul
consumo, sull’ideologia del benessere.
Parliamo di welfare state, cioè lo stato sociale, che interviene attivamente nella vita dei
cittadini.
Si espande il modello collettivista che parte dall’Unione Sovietica negli anni della crisi – si
formano di
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