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Storia contemporanea - il secondo dopoguerra

Appunti di Storia contemporanea per l'esame del professor Graziosi sul secondo dopoguerra e sui seguenti argomenti: la sconfitta del fascismo e del nazismo, la sconfitta del Giappone, il trionfo dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti
sui Paesi sconfitti.

Esame di Storia contemporanea docente Prof. A. Graziosi

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ESTRATTO DOCUMENTO

In seguito all’omologazione politica della leadership del partito comunista

presente nei paesi dell’est si ha anche l’omologazione economica attraverso

non solo la formazione del COMECON ma anche attraverso una serie di

riforme e di nazionalizzazione di industrie locali, di riforme agrarie e

formazione di istituzioni analoghe a quelle presenti in Unione Sovietica che

cercavano, da una parte, una forte produzione industriale mentre dall’altra

non si interveniva sulla politica dei salari e dei consumi.

Questo è invece il processo che viene avviato, già dal 1940, in Europa

occidentale: i paesi che formano il “Patto Atlantico” costituiscono il nucleo

dell’integrazione europea come i Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo

(Benelux) i quali avevano attivato una serie di scambi simile a quella che si

creò in seguito anche nei paesi scandinavi; il Benelux sarà preso come

esempio per quella che sarà poi l’Unione Europea; nel 1957 si arriverà alla

firma del “Trattato di Roma” tra i paesi del Benelux, Italia, Francia e

Germania Occidentale; questo sarà il primo tassello della Comunità

Economica Europea in quanto attraverso l’abolizione di dazi doganali, la

costruzione di un unico mercato del lavoro e gli scambi che mettono in

circolazione sia merci ma anche forza lavoro, si costituisce un unico

mercato che subirà in seguito anche dei processi di integrazione politica.

La Comunità Europea è formata:

- dalla Commissione che è organismo tecnico;

- Parlamento Europeo;

dei Ministri che è l’’organo supremo che attraverso i ministri

- Consiglio

rappresenta i paesi che compongono la Comunità Europea;

- la Corte di Giustizia che era un organo che doveva intervenire tra i dissidi

che eventualmente venivano a crearsi tra i vari paesi.

Precede la costituzione della C.E.E. la Comunità Economica dell’Acciaio

(1951).

Gli anni 50 sono caratterizzati, da una parte, da una certa distensione tra i

vari paesi, mentre dall’altra dalla c.d. “guerra fredda”. Infatti dopo il blocco

di Berlino si assiste alla guerra di Corea che scoppia nel 1951.

La Corea era stata divisa nel 1945 attraverso il 38° parallelo; così divise le

due Coree si svilupparono secondo gli schemi della guerra fredda, da una

parte l’Unione Sovietica (nord) e dall’altra gli Stati Uniti (sud).

Nel 1950 le truppe della Corea del nord sconfinano nella Corea del sud, ma

gli Stati Uniti, grazie anche al voto delle Nazioni Unite (voto avuto grazie

alla mancanza del rappresentante dell’Unione Sovietica il quale poteva

porre il diritto di veto) dove venne approvata una risoluzione, intervennero

militarmente in Corea.

La questione sembra risolversi con l’intervento appunto degli Stati Uniti,

ma nel 1951 interviene, sempre in Corea, la Cina che dal 1949 si era

costituita in stato comunista e che diventa in qualche maniera un problema

per gli Stati Uniti in chiave “guerra fredda”. Tra il 1951 e il 1953 vengono

avviati dei negoziati per la fine della guerra in Corea; si arriva al 1953 con

un accordo che ristabilisce i confini delle due Coree nel 38° parallelo.

Sempre tra il 1951 e il 1953 c’è una prima distensione della guerra fredda

provocata dalla morte di Stalin che muore nel 1953, gli succederà Crushov

che nel 1956 accumulerà le cariche che gli permettono di governare

l’Unione Sovietica e sempre nel 1956 nel 20° Congresso lancerà una

accusa contro Stalin e in particolare contro la politica che era stata adottata

in Unione Sovietica del c.d. “culto della personalità”.

Vengono sottolineati i crimini di Stalin soprattutto quelli legati alle purghe

del 1937 e del 1938, mentre meno chiara e la responsabilità di Stalin nei

processi di epurazione degli anni 30.

Vi saranno una serie di destabilizzazione in Polonia e in Ungheria dove si

avanzano ipotesi di riforme (riforme che si credono possibili con la fine di

Stalin). Ma presto tutto viene ricondotto alla normalità con la minaccia

dell’intervento dell’Unione Sovietica.

In Ungheria, infatti, nel 1956 interviene l’Unione Sovietica in seguito al

tentativo del governo Nargi di rendere l’Ungheria indipendente dal “Patto

di Varsavia”, questo porterà il partito comunista alla richiesta di intervento

delle truppe sovietiche.

Gli anni successivi vedranno una certa distensione tra i due blocchi, sino

alla crisi dei missili a Cuba. Crisi che vede scendere in campo da un lato

Crushov e dall’altro Kennedy.

A Cuba vigeva una dittatura che aveva dei forti legami con gli Stati Uniti;

la rivoluzione Castrista aveva portato al distacco dall’area di influenza

degli Stati Uniti e all’avvicinamento all’Unione Sovietica. La crisi dei

missili scaturisce non solo con il tentativo da parte di Kennedy di

appoggiare un gruppo di ribelli cubani, sia di promuovere una azione la c.d.

“spedizione ma anche perché in seguito a dei controlli

della baia dei porci”

americano si vede che l’Unione Sovietica sta portando

dello spionaggio

nell’isola delle basi missilistiche a cui naturalmente gli Stati Uniti si

oppongono. Gli Stati Uniti di conseguenza inviano la loro flotta navale al

largo delle isole di Cuba per effettuare un blocco navale.

Si arriva così ad un passo dallo scoppio della guerra che non avviene e nei

giorni tra il 14 e il 21 ottobre la crisi viene ricondotta ad un compromesso

che impegna Kennedy a non provocare e cercare di effettuare dei colpi di

mano nell’isola e da parte di Crushov di smantellare le basi missilistiche.

Sia Kennedy che Crushov scompaiono poco dopo dalla scena

internazionale; Kennedy perché come sappiamo venne assassinato, mentre

Crushov viene escluso da ogni incarico di partito.

IL SECONDO DOPOGUERRA, LA DECOLONIZZAZIONE E LA

QUESTIONE MEDIO-ORIENTALE

Come sappiamo lo scontro tra le due superpotenza (mondo bipolare) uscite

della seconda guerra mondiale è uno scontro soprattutto ideologico.

All’inizio di questo scontro il punto di discussione è: Chi possiede la

bomba atomica? Gli Stati uniti sicuramente si; l’Unione Sovietica la

costruirà da li a poco.

Tutto il periodo che va dal 1945 all’inizio del 1980 è caratterizzato dalla

continua corsa agli armamenti in cui queste due superpotenze si fanno la

concorrenza anche sulla potenza dei loro arsenali militari.

La guerra fredda ha un primo momento di scontro forte e immediato; gli

alleati diventano in pochissimo tempo contendenti. Il primo scontro è stato

sulla spartizione di Berlino e della Germania.

In realtà dopo la spartizione della Germania, dopo il superamento della

crisi di Berlino e dopo che si era stabilito che la Germania non può che

essere divisa, lo scontro si sposta, l’Europa non è più il piano di scontro in

quando c’è un assestamento del conflitto bipolare in Europa.

L’Europa orientale è di pertinenza dell’Unione Sovietica e sostanzialmente

l’Unione Sovietica può farci quello che vuole (non ci saranno crisi

internazionali nel momento in cui l’Unione Sovietica invierà i carri armati

in Ungheria e in Polonia nel 1956, non ci saranno crisi internazionali nel

momento in cui l’Unione Sovietica invierà nuovamente i carri armati nel

1968 per fermare la Primavera di Praga).

Quindi sostanzialmente dopo il 1948 e dopo la crisi di Berlino, l’Europa

occidentale ha cominciato a beneficiare degli aiuti del piano Marshall e

ricostruisce la sua economia e il suo sistema politico sotto questa influenza

degli Stati Uniti, mentre l’Europa Orientale è sotto la pesante l’egemonia

dell’Unione Sovietica.

per dire che il conflitto si sposta perché l’Europa a quel

Questa premessa

punto è un’area pacificata, sostanzialmente fino agli inizi degli anni 90

(guerre Jugoslave) l’Europa occidentale godrà di una lunga prosperità

economica mentre l’Europa orientale godrà di una stabilizzazione delle

c.d. democrazie, cioè diventeranno tutti paesi dell’area orientale dove i

sistemi politici sono simili al sistema sovietico (sistema monopartitico,

economia pianificata, assenza di diritti, elevato welfare redistributivo,

sanità gratuita, tutti hanno un lavoro, non esiste un bipolarismo partitico,

ecc.) e tutti sono controllati dall’Unione Sovietica.

Il conflitto si sposta in Asia e in Africa, cioè in quei continenti che non

avevano subito danni dalla guerra e perché è da queste aree che partono

dei movimenti molto forti che nel giro di poco più un ventennio, dal 1946

alla metà degli anni 70, trasformano completamente queste aree.

Da aree colonizzate (abbiamo visto che specialmente Gran Bretagna e

Francia avevano costruito i loro imperi coloniali) diventeranno per la

maggior parte degli stati nazione.

Nel momento in cui scoppia la guerra il Giappone comincia una politica

aggressiva nei confronti dei suoi vicini, questa politica diventa ancora più

aggressiva quando si rende conto che si aprono nuovi spazi: la Francia è

occupata dalla Germania; la Gran Bretagna allenta la morsa su quei paesi

in quanto ha ben altri problemi da risolvere (la Gran Bretagna combatte da

sola contro la Germania e contro l’Italia) e quindi c’è una sorta di

da parte della Gran Bretagna verso l’area l’Asiatica.

disimpegno

Il Giappone ne approfitta per sottomettere l’Indocina Francese, l’Indocina

Olandese e l’India Britannica.

Anche in Africa quando comincia lo scontro nell’area del mediterraneo i

dell’Africa del nord e dell’Africa occidentale diventano

territori soprattutto

scenario del conflitto. L’Italia perde le sue colonie come esito della

sconfitta contro gli inglesi i quali conquistano queste terre a discapito

dell’Italia, successivamente Hitler riesce a riconquistarle a sua volta

sconfiggendo la Gran Bretagna; la Francia è occupata e quindi i territori

sotto il dominio francese vengono incorporati dal regime nazista.

Tutto questo porta ad uno sballottolamento di queste colonie da un regime

ad un altro.

Alla fine della seconda guerra mondiale è evidente che questi due

continenti sono da risistemare. Ed è proprio sulla sistemazione di questi

continenti che ci sono opinioni diversi in quanto non tutti vogliono

l’indipendenza alle

liberarsi di queste colonie e non tutti voglio restituire

popolazioni locali.

Il processo di decolonizzazione comincia subito dopo la guerra ma per

certi versi era già cominciato prima nel senso che nel periodo che va dalla

fine della prima guerra mondiale e lo scoppio della seconda in molti paesi

si erano sviluppati dei movimenti di indipendenza e partiti che chiedevano

appunto l’indipendenza.

Questi movimenti avevano organizzato delle manifestazioni si erano avute

delle insurrezioni drammaticamente represse dai paesi colonizzatori.

In realtà le grandi potenze sembrano non accorgersi di tutto questo.

Nel 1924 a Londra e nel 1931 a Parigi vengono organizzate delle

esposizioni coloniali con grandi fiere che glorificavano appunto i paesi

colonizzatori. Queste manifestazioni danno l’impressione che ancora gli

imperi coloniali sono molto forti, ma in realtà cominciano a sgretolarsi

perché nelle aree colonizzate sono cominciati a nascere dei movimenti

indipendentisti e perché una parte della popolazione chiedeva la

costruzione di uno stato nazione e voleva liberarsi dai paesi colonizzatori.

I movimenti di indipendenza nascono un po’ dappertutto con

manifestazioni di malcontento e manifestazioni di piazza.

Nel momento in cui la guerra finisce le opinioni su cosa debba succedere

in questi paesi sono molto diverse e sono molto diverse tra quelli che sono

i principali protagonisti del colonialismo che sono tra l’altro, nel caso della

Francia e della Gran Bretagna i vincitori della guerra.

Queste opinioni si possono riassumere in seguenti tre punti:

- per gli Stati Uniti bisogna internazionalizzare questi movimenti

concedendo l’indipendenza e favorendo la costruzione degli stati

nazione;

- per la Francia bisogna continuare come prima della guerra e cioè

mantenere il proprio impero coloniale, cioè non ha in mente di

mettere in discussione il proprio impero coloniale una volta uscita

vincitrice dalla guerra;

- la Gran Bretagna invece sta in una posizione intermedia tra le idee

Americane e quelle Francesi, in quanto avendo già costruito a partire

dal 1926/31 il COMMONWEALTH (sistema di nazioni che sono

autonome e formalmente uguali e che sono legate da un rapporto di

fedeltà con la corona Britannica e che riconoscono al di sopra del

proprio sistema statuario il simbolo della Monarchia britannica) ha in

mente un modello di colonialismo decentrato nel senso di concedere

alle colonie una certa autonomia ma mantenendole in qualche modo

legate alla Gran Bretagna attraverso dei meccanismi di tipo

economico-amministrativo.

Queste ipotesi dei vari paesi colonizzatori però ad un certo punto devono

fare i conti con la realtà. Questo perché i movimenti locali cominciano a

chiedere a gran voce l’indipendenza e che i colonizzatori vadano via, in

alcuni casi arrivando anche a scontri sanguinari.

La decolonizzazione cambia completamente le carte geografiche nel giro

di un ventennio. In 20 anni il mondo si riempie di stati nazione

(specialmente nel continente africano e asiatico). Nel 1945 momento in cui

viene fondata l’ONU i paesi che vi aderivano erano 51 e di questi solo 10

erano paesi erano collocati tra Asia e Africa. Nel 1965 i paesi che

aderivano all’ONU erano diventati 120 e di questi ben 70 erano paesi che

stavano nel continente Africano o Asiatico.

Il processo di decolonizzazione spazza gli imperi coloniali dell’Olanda,

ridimensiona fortemente gli imperi coloniali francesi e inglesi, nel senso

che i rispettivi paesi perderanno le colonie più importanti mantenendo in

alcuni casi degli avamposti (es. l’ultimo pezzo significativo britannico è

stato ceduto solo nel 1997 ed è Hong Kong).

Paradossalmente a resistere di più e l’impero portoghese che da grande

impero coloniale era stato ridimensionato nel tempo ed era diventato un

paese assolutamente marginale. Però il Portogallo retto a partire dagli anni

30 da un regime di tipo fascista (Salazarismo) mantiene le sue colonie in

Africa in particolar modo l’Angola, la Guinea e il Monzambico sino alla

fine dei Salazar. Quindi l’impero coloniale portoghese muore con la fine

del regime di Salazar in seguito alla c.d. “rivoluzione che si

dei garofani”

festeggia in Portogallo il 25 aprile.

Le tappe di questo processo di decolonizzazione possiamo riassumerle in

quattro fasi:

1) la prima è quella che va dalla metà del 40 alla meta degli anni 50 che

vede soprattutto la decolonizzazione del paese asiatico (India,

Birmania, Filippine, Indocina, Indonesia, Cina, Malesia, ecc.) ;

la seconda fase e quella della decolonizzazione dell’Africa del 1960.

2) In particolar modo il 1960 è il c.d. anno dell’Africa perché in

quell’anno sono numerosi i paesi che ottengono l’indipendenza.

L’Africa mantiene comunque della sacche di colonizzazione che è

quella portoghese (Angola, la Guinea e il Monzambico) e c’è un

nuovo sistema che si impone e che sostituisce i colonizzatori in Sud

Africa ed in Zimbaue che è l’APARTHEID (segregazione razziale

applicata dalla minoranza bianca a danno dei neri del Sudafrica. Si

ha nel periodo di decolonizzazione nel quale le minoranze di

colonizzatori europei rimasti sul posto impongono alla popolazione

nera locale uno stato di segregazione considerandola una

popolazione inferiore. Questo è anche il periodo nel quale in Europa

si studia la conformazione del cranio e i tratti delle popolazioni

arrivando alla conclusione che alcune di esse sono degli esseri

inferiori).

3) la terza fase e quella che vede negli anni 70 la fine dei regimi

coloniali portoghesi;

4) la quarta fase è quella che si potrebbe datare nel 1990 perché è

proprio in quell’anno che crolla il sistema dell’Apartheid e dove i

bianchi e i neri sono sostanzialmente cittadini del Sud Africa con

analoghi diritti.

I popoli che avevano conquistato l’indipendenza hanno avuto dei grossi

problemi nel momento dell’indipendenza perché in questi paesi era stato

importato un modello di stato che era quello occidentale che spesso non

con l’organizzazione di queste società e che spesso taglia i

coincide

confini etnici. La costruzione di stati nazionali (soprattutto in Africa) come

conseguenza della decolonizzazione ha portato non solo a conflitti etnici

ma anche a gravi problemi legati alla gestione delle risorse.

Questi conflitti sono stati alimentati e anche gestiti molto male dai paesi

colonizzatori che non hanno avuto con questi paesi un rapporto

privilegiato, questo vale specialmente per la Gran Bretagna che potenzia il

COMMONWEALTH dal 1947.

Il 1947 è anche l’anno in cui viene decolonizzata l’India la quale viene

associata anch’essa al COMMONWEALTH cioè viene inserita in questo

sistema di nazioni che sono autonome e formalmente uguali, che sono

legate da un rapporto di fedeltà con la corona Britannica e che riconoscono

al di sopra del proprio sistema statuario il simbolo della Monarchia

britannica (la Regina periodicamente visita questi posti e viene accolta

come una sorta di Capo dello Stato).

Il processo di decolonizzazione dell’India è sicuramente quello più

importante perché l’India è un paese molto popolato, perché ha molte

risorse, e perché si era già sviluppato tra le due guerre un movimento di

indipendenza che aveva trovato in Ghandi e in Nehru gli esponenti più

significativi.

I movimenti di indipendenza si erano già costituiti negli anni 30 e si erano

fatti sentire in numerose occasioni alle quali l’Impero Britannico aveva

reagito duramente con una fortissima repressione e di fronte al quale

Ghandi elabora la strategia della non violenza (strategia della resistenza

passiva di fronte al nemico).

Questa strategia è molto importante perché il progetto Ghandiano non è

semplicemente il problema dell’indipendenza ma è anche la grande

riforma della società indiana che era una società organizzata in caste con

una fortissima e rigidissima organizzazione gerarchica e nella quale era

impossibile passare da una casta ad un’altra (chi era nato per fortuna sua

nella casta degli intoccabili non poteva neanche essere toccato da chi lo

avvicinava, chi era nato contadino rimaneva per tutta la vita contadino,

ecc.). La Gran Bretagna, colonizzando l’India, non aveva minimamente

intaccato questo sistema ma si era limitata a soprapporre la propria

amministrazione su quella locale.

Il progetto di Ghandi però fallisce perché puntava sulla forte integrazione e

sul forte dialogo tra i due gruppi etnico-religioso che erano i principali

dell’India. L’india era abitata in parte da persone di religione Indù e in

parte di religione Mussulmana.

La Gran Bretagna aveva concesso, già a partite dal 1935 sotto la pressione

dei movimenti, delle insurrezioni e delle azioni non violente di Ghandi,

l’autonomia che aveva portato anche alla costituzione di una sorta di

Parlamento. In realtà questo autogoverno aveva favorito il conflitto interno

in India tra la popolazione Indù e popolazione Mussulmana. Conflitto che

esplode nel momento dell’indipendenza, cioè nel 1947 quando

l’Inghilterra è governata dal governo laburista. Il primo Ministro è un

signore che si chiama Clement ATTLEE che favorisce il rapido processo

di decolonizzazione dell’India e quindi viene concessa l’indipendenza.

Il progetto di Ghandi della costituzione di uno stato unitario a questo punto

fallisce completamente, lo stesso Ghandi viene assassinato da un fanatico

mussulmano nel 1948 e l’indipendenza dell’India di fatto corrisponde

anche con la sua spartizione. L’india infatti viene divisa in due; uno stato

che è appunto l’India che è abitato da popolazione Indù e uno stato che è il

Pakistan abitato da popolazione Mussulmana.

La divisione di uno stato attraverso un confine che non è geografico ma

religioso è una cosa drammatica e l’indipendenza dell’India da luogo al

più spaventoso spostamento forzato di popolazione che la storia abbia mai

conosciuto, più di 10 milioni di persone sono costrette a cambiare città a

lasciare il posto in cui vivevano per andare a vivere altrove.

Questo gigantesco spostamento di popolazione tra l’altro non viene fatto in

maniera regolata ma in un clima di violenze, di conflitto violentissimo, con

massacri della popolazione indiana da parte dei mussulmani e viceversa,

avviene inoltre con massacri all’interno della stessa popolazione indiana e

mussulmana; sono moltissime le famiglie che uccidono i figli per paura

mani dell’altra etnia. Oltre a questo c’è l’altro problema

che cadono nelle

che non viene valutato nelle carte della spartizione che è la minoranza Siek

che era dislocata in un territorio a cavallo tra il Pakistan e l’India.

Tra le linee tracciate per la spartizione dei territori dalle varie etnie si

creano innumerevoli contese, una contesa ancora attuale e quella per la

spartizione del Cashimir per l’annessione al Pakistan o all’India.

La decolonizzazione come ben noto non è un fatto indolore, il fatto di

essersi liberati dai colonizzatori da luogo a nuovi conflitti e tensioni e

soprattutto non darà luogo immediatamente al progetto di Ghandi di

rivoluzionamento e completo cambiamento della società indiana.

In questo stesso periodo (anni 40) si sono altri paesi che si liberano dai

colonizzatori come ad esempio le Filippine che erano state una colonia

spagnola, erano poi state dei possedimenti americane ed infine durante la

guerra erano state aggredite e conquistate dal Giappone.

In questo periodo anche l’Olanda restituisce l’indipendenza all’Indonesia.

Mentre un caso a parte è la Cina. La Cina non è mai diventata la colonia di

una grande potenza ma un paese per lo più sfruttato da altri paesi.

Durante il conflitto russo-giapponese la Cina ne approfitta per aumentare

la sua indipendenza dal Giappone soprattutto in termini di sfruttamento

economico.

Negli anni 20 in Cina comincia a formarsi un movimento nazionalista che

ha un progetto di modernizzazione del paese.

Accanto a questo movimento si forma il partito comunista (1921), questo

partito e il movimento nazionalista unificano i loro obiettivi e fanno una

lotta congiunta per l’unificazione e la liberazione del paese.

L’estromissione degli interessi europei si realizza già alla fine degli anni

20, ma l’indipendenza economica trova una serie di difficoltà e contrasti

tra il partito comunista e il movimento nazionalista.

A partire dagli anni 30 però il Giappone comincia una politica di

aggressione nei confronti della Cina. La Cina si scontra con

l’imperialismo Giapponese che nel 1931 invade la Mangiuria e in

coincidenza dell’uscita della Germania dalla “Società delle Nazioni” esce

anch’essa da questa Società per avere mano libera e potersi muovere più

facilmente; restare nella “Società delle Nazioni” voleva dire avere

l’obbligo di negoziare e mantenere rapporti con gli altri paesi.

Comincia così a partire dal 1933 una lunga guerra con la Cina che dura per

tutto il secondo conflitto mondiale. La fine della guerra e la sconfitta del

Giappone riporta in Cina il conflitto tra nazionalisti e comunisti che si

risolve a favore dei comunisti come conseguenza della rivoluzione cinese

che porta alla proclamazione nel 1949 della Repubblica Popolare Cinese.

Il capo dei nazionalisti fugge dalla Cina e instaura una Repubblica non

a Thaiwan (Formosa) che è l’isola che sta ad oriente della Cina.

Popolare

Questa repubblica viene immediatamente riconosciuta dagli Stati Uniti i

quali impediscono che la Cina abbia un seggio alle Nazioni Unite fino al

1970. Seggio che è occupato sino al 1971 da Thaiwan; soltanto nel 1971 la

Repubblica Popolare Cinese viene riconosciuta dagli Stati Uniti e non

soltanto entrerà a far parte delle Nazioni Unite ma sarà uno dei cinque

paesi che avrà un seggio permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

(4 occupati dai vincitori della seconda guerra mondiale + appunto la Cina).

Il successo della rivoluzione comunista in Cina ha modificato

profondamente gli scenari mondiali, perché gli Stati Uniti cominciano ad

attuare anche in Asia la “politica del conteinment”.

punto il pericolo del comunismo non riguarda solo l’Europa ma

A quel

riguarda anche l’Asia e per fare in modo che questo pericolo venga

contenuto gli Stati Uniti cambiano radicalmente la loro politica nei

confronti del Giappone. Il Giappone sino a quel momento era stato tenuto

sotto l’amministrazione americana e sostanzialmente in una situazione di

totale sottomissione. A quel punto gli Stati Uniti attuano nei confronti del

Giappone la stessa politica che aveva attuato in Europa che consisteva

nella politica della ricostruzione, perché soltanto un paese ricostruito e

forte può fare da baluardo all’espansione del comunismo in Asia.

Quindi il Giappone viene ricostruito viene scritta una costituzione che fa

del Giappone un anomalo sistema democratico: ha un sistema a suffragio

universale, è smilitarizzato in quanto non può avere un esercito numeroso,

non può partecipare ad operazioni militari (di recente il Giappone ha

tentato di intervenire sulla costituzione per intervenire militarmente in Iraq

ma comunque prevede la figura dell’Imperatore che

con le proprie truppe)

rimane una sorta di semidivinità legata ai canoni della religione Scintiista.

Il processo di decolonizzazione da parte della Gran Bretagna è stato molto

più morbido (i paesi decolonizzati entravano a far parte del


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edlin57

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in scienze politiche dell'amministrazione e dell'organizzazione
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher edlin57 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Graziosi Andrea.

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