Secondo dopoguerra: sconfitta del fascismo e del nazismo
La fine della 2ª guerra mondiale è caratterizzata da uno spostamento di potere; con il trionfo degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica e con l'equilibrio del potere dall'Europa verso l'Asia da una parte e verso le Americhe dall'altra. In questo periodo inizia la c.d. era del bipolarismo e della "guerra fredda" (termine coniato nel 1947 da un giornalista che si chiamava Woter Limman (?)).
Fine del colonialismo e nascita degli stati nazionali
Lo scacchiere internazionale vede la fine del colonialismo, il processo di decolonizzazione e la formazione di stati nazionali in Asia e Africa. Questi stati nazionali, inserendosi in questo bipolarismo, fanno sì che la guerra fredda assuma un contesto non solo europeo ma internazionale. Questo periodo è inoltre caratterizzato da un forte sviluppo dell'economia dei paesi capitalisti del blocco occidentale, che è una delle ragioni che viene addotta per il progressivo deterioramento del blocco orientale sovietico, che, come sappiamo, andrà incontro poi alla fine del 1980 con lo sgretolamento dell'Unione Sovietica e dell'ordine sancito a Yalta.
Il crollo del blocco orientale
I paesi interessati da questo sgretolamento, oltre all'Unione Sovietica, sono la Polonia, la Cecoslovacchia, la Romania, la Bulgaria, la Germania Orientale e l'Ungheria. Questi paesi assumono una nuova indipendenza in quanto vengono sganciati dall'Unione Sovietica e avviano quasi tutti un processo che porterà all'avvicinamento all'Unione Europea (molti di questi paesi sono entrati in data 01.05.2004, la Romania e Bulgaria entreranno nel 2007 mentre è più complicata la situazione della Jugoslavia che, sganciata dall'Unione Sovietica già nel 1948, si è poi frantumata e il processo di integrazione ha riguardato sino ad ora solo la Moldavia).
La difficile situazione economica del dopoguerra
Il secondo dopoguerra si caratterizza innanzitutto da una grave situazione economica, gli apparati produttivi sono distrutti e l'inflazione, dovuta alla forte emissione di carta moneta avvenuta durante il conflitto, si fa sempre più drammatica (pagamento delle infrastrutture, produzione di armi e sovvenzionamento dell'apparato bellico). Con la crescita dell'inflazione, il disagio della popolazione si fa sempre più pesante, i prezzi al consumo hanno una fortissima impennata nel giro di pochi anni; si riportano alcuni esempi:
- Inghilterra più 100%;
- Francia più 1800%;
- Italia più 4000/5000%.
L'Italia, ma non solo, è uno dei paesi che deve affrontare la ricostruzione del patrimonio immobiliare, dei trasporti e delle infrastrutture in genere. Le popolazioni, un po' per il caro vita, un po' per l'incapacità delle strutture economiche di ricominciare le attività in maniera non traumatica, vivono un periodo di razionamenti alimentari, vivono il mercato nero e anche denutrizioni e malattie infettive.
L'ascesa economica degli Stati Uniti
La fine del secondo conflitto mondiale vede i paesi europei in assoluta subalternità agli Stati Uniti: l'Inghilterra non riesce più a mantenere il suo impero sia per difficoltà economiche che per difficoltà politiche; la Francia è provata dalla lunga occupazione tedesca; l'Italia deve superare il problema della guerra civile e dei bombardamenti. Tutti questi paesi sono in grave difficoltà economica, non così gli Stati Uniti, i quali escono dalla guerra mondiale con un indice di produzione industriale alto, un'inflazione e disoccupazione contenuta ma soprattutto grandi riserve auree.
Il ruolo del dollaro e degli accordi di Bretton Woods
Il periodo di crisi dei paesi europei viene quindi sfruttato dagli Stati Uniti; la sterlina, che era stata la moneta di riferimento, perde la sua centralità a favore del dollaro. Gli Stati Uniti diventano così il punto di riferimento per l'economia dei paesi occidentali, questo viene sancito anche nella conferenza di Bretton Woods del 1944, dove hanno particolare successo le tesi di Keins che rappresenta la Gran Bretagna, ma dove è chiaro che la posizione dominante spetta agli Stati Uniti. È importante sottolineare la presenza di Keins perché grazie a lui si afferma un'idea di grosso intervento dello stato per la ricostruzione attraverso il quale dare fiducia alla popolazione. In questo periodo si afferma definitivamente come moneta di riferimento per i cambi il dollaro che soppianta la sterlina e si arriva ad un sistema di cambi fissi. Questo ha come effetto un ulteriore rafforzamento del dollaro e un'integrazione dei paesi ad economia capitalistica che però si vedono completamente subalterni al colosso americano.
La Banca Internazionale e il Fondo Monetario Internazionale
Immediatamente dopo gli accordi di Bretton Woods è necessario un corollario che porta nel 1946 all'istituzione della Banca Internazionale e del Fondo Monetario Internazionale, che saranno attivate nella ricostruzione del c.d. piano Marshall. In questo contesto bisogna ricordare anche la formazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che viene formata in seguito ad un congresso tenutosi a San Francisco nel 1945 è che formata da cinquanta stati. Quindici di questi cinquanta stati fanno parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che è composto da una serie di stati a rotazione e da quattro stati membri fissi che sono i vincitori della seconda guerra mondiale e cioè gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica, l'Inghilterra e la Francia. Nel 1971 sarà anche inserita la Cina.
L'Organizzazione delle Nazioni Unite
L'organizzazione delle Nazioni Unite risponde alla volontà degli stati di impedire i conflitti futuri e un deterrente sarà la creazione del Tribunale Militare Internazionale che ha per scopo la punizione dei responsabili del conflitto, i due processi che verranno celebrati saranno quello di Norimberga e quello di Tokyo. Durante il conflitto vennero effettuati diversi incontri al fine di combattere il nazismo (principalmente da Stati Uniti e Unione Sovietica) uno di questi incontri fu quello di Casablanca del gennaio del 1943 dove furono prese una serie di decisioni tra le quali lo sbarco degli alleati (per il momento solo in Sicilia). Altri incontri importanti furono quelli che hanno fissato gli orientamenti del dopoguerra che sono quelli di Teheran del 1943, di Yalta del 1944 e di Posdam. Quest'ultimo stabilisce: l'assetto del mondo bipolare; la divisione della Germania in 4 sfere di occupazione e di influenza. Berlino viene anch'essa divisa in 4 settori controllati dai paesi vincitori della guerra.
La conferenza di pace di Parigi
Negli anni tra il 1945 e il 1947 ha inizio la conferenza di pace di Parigi dove c'è, da una parte, la voglia di punizione nei confronti degli sconfitti, mentre dall'altra c'è un ammorbidimento e moderazione per evitare che quello che era accaduto si ripetesse. In questo contesto c'è la forte influenza delle decisioni prese dai paesi vincitori della guerra che limitano l'azione delle trattati di pace. L'Unione Sovietica si ingrandisce inglobando gli Stati Baltici e alcune parti della Finlandia, della Romania e della Cecoslovacchia.
L'Italia e le sue perdite territoriali
L'Italia paga il fatto di essere stato uno dei paesi ad aver scatenato la guerra e che ha avviato una politica di spartizione nell'area adriatica (quando la Germania occupò la Jugoslavia nel 1941, l'Italia e appunto la Germania si spartirono questo paese creando uno stato fantoccio chiamato stato Croato Indipendente). Pur essendo formalmente indipendente, fu comunque diviso in due sfere di occupazione. Quello che non fu inserito in questo stato fu annesso all'Italia; in particolare furono annesse all'Italia le zone della Dalmazia che furono state formalmente chieste nel "Patto di Londra" della prima guerra mondiale e le regione orientali della Slovenia, mentre la parte occidentale fu annessa alla Germania.
Quando, alla fine della seconda guerra mondiale, furono tenute le conferenze di pace, l'Italia perse ovviamente queste zone che aveva acquisito ma anche buona parte di ciò che era stato acquisito dopo la prima guerra mondiale e cioè la città di Zara e l'Istria con le isole. L'Istria nel 1945 fu inclusa nel c.d. territorio libero di Trieste e fu divisa nella zona "A" e nella zona "B". Della zona "A" faceva parte la città di Trieste propriamente detta e della zona "B" faceva parte tutta la penisola Istriana.
Nei trattati di pace erano state fatte quattro proposte da Inghilterra, Francia, Unione Sovietica e Stati Uniti, che rappresentavano anche la posizione di questi paesi nei confronti dell'Italia. La più punitiva nei confronti dell'Italia era quella dell'Unione Sovietica che spalleggiava il regime comunista di Tito (fino al 1948), mentre la linea più moderata era quella degli Stati Uniti che vedeva il confine passare lungo la penisola Istriana. Alla fine si decise, nell'impossibilità di arrivare ad un accordo generale, con la creazione dello stato libero di Trieste diviso nella zona "A" sotto l'amministrazione Anglo-Americana (Trieste era oggetto delle rivendicazioni Jugoslave dipeso anche dal fatto che poteva rivendicare l'occupazione di un territorio chi fosse arrivato per primo appunto su quel territorio. È da tener presente che una liberazione coincide sempre con un'occupazione perché chi libera di fatto occupa i paesi liberati) e la zona "B" sotto l'amministrazione Jugoslava.
La situazione di Trieste e le tensioni nella regione
A Trieste erano arrivati per primi i partigiani di Tito che avevano fatto una corsa al massacro entrando appunto a Trieste il 01 maggio 1945 (alcuni giorni dopo l'avvenuta liberazione dell'Italia). Rimasero a Trieste per circa 40 giorni dove si sono verificati alcuni episodi di violenza in parte imputati alle popolazioni slave che abitavano in quelle regioni e in parte alla logica che era quella dei paesi comunisti.
In queste regioni, si verificano degli spostamenti forzati di popolazione così come era avvenuto per i cittadini nell'est europeo. La situazione di Trieste rimane così sino al 1953/54 tranne che nel 1948 quando Tito viene espulso dal COMINFORM (organizzazione di cui facevano parte i partiti comunisti dell'Europa orientale ma di cui facevano parte anche il partito comunisti italiano e francese).
Le difficoltà in Grecia e Turchia
In Grecia e in Turchia la pacificazione è più difficile. In Grecia c'è un forte partito comunista che non accetta la politica della spartizione e che non vuole far parte del polo occidentale avviando una guerra civile che durerà alcuni mesi senza che Stalin intervenisse secondo quella che era stata la logica delle spartizioni. In Turchia il governo Truman non vuole che la tensione che si crea con l'Unione Sovietica dia dei vantaggi appunto all'Unione Sovietica per il controllo dello stretto dei Dardanelli e invia la flotta al largo delle coste turche.
Il piano Marshall
La preoccupazione statunitense in questo momento è quella di evitare un'eccessiva espansione e controllo militare della zona dell'Europa orientale al confine con l'Europa occidentale e in questo contesto delle politiche fa parte anche il piano Marshall. Gli obiettivi del piano Marshall sono:
- L'aiuto alle popolazioni locali che si trovavano in grave disagio alimentare;
- Sovvenzionare la ricostruzione fornendo dei capitali;
- Integrare l'economia tedesca nel sistema di scambi europei creando una certa dipendenza dei mercati ma facendo una politica per limitare l'espansione dell'Unione Sovietica.
La situazione in queste zone occidentali dell'Europa in questo momento è così drammatica che il costo del lavoro è bassissimo. Questo sarà uno dei motivi principali alla base del successo di queste economie degli anni '50. In questo periodo (48/49) vengono create delle strutture che vengono utilizzate per il coordinamento della ricostruzione, in particolare viene ricordata l'Organizzazione Europea della Cooperazione Economica. Si diviene ad un accordo tra le tariffe con la creazione del c.d. C.A.T. che in qualche maniera fa sì che tra i vari paesi esista un libero scambio.
Crisi e tensioni della guerra fredda
Sempre in questo periodo tra il 1948 e il 1949 vanno sottolineate alcune crisi nell'ambito della c.d. "guerra fredda", e cioè la crisi di Berlino che può essere considerata una prima tappa delle contraddizioni che esplodono tra Stati Uniti e Unione Sovietica determinata dalla decisione del 1947 da parte di Francia, Inghilterra e Stati Uniti di riunire le sfere di occupazione a Berlino e in tutta la Germania occidentale. Questo porta al blocco per 11 mesi da parte dei sovietici che impediscono i rifornimento per terra a Berlino. Gli statunitensi a questo blocco rispondono rifornendo le popolazioni con un ponte aereo. La situazione si risolve comunque in maniera pacifica però evidenzia già alcune crisi tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.
La costituzione della Repubblica Federale Tedesca
Dopo il blocco di Berlino c'è la costituzione ufficiale della Repubblica Federale Tedesca che riconosce una sovranità limitata al paese, in teoria l'obiettivo era quello di arrivare ad unificare tutti i territori, non a caso infatti quando si avrà il crollo il blocco sovietico, a cavallo tra gli anni '80 e '90, Gorbaciov darà il suo assenso alla caduta del muro di Berlino e all'unificazione della Germania est e ovest.
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