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1882 varata la riforma elettorale : potevano votare tutti coloro che

 avevano compiuto 21 anni, erano alfabeti oppure pagavano una certa

quota di imposta.

Nello stesso anno della riforma elettorale, 1882, si apre anche un nuovo capitolo

• per l’Italia in politica estera: con Prussia e Austria si conclude il 20 maggio 1882 il

trattato di TRIPLICE ALLANZA (patto essenzialmente anti francese)

E’ una vera svolta in quanto si lascia la tradizionale linea di amicizia verso la

• Francia per avvicinarsi a quello che per decenni è statoli nemico storico, l’Austria.

A corte re Umberto I succede al padre Vitt. Emanuele II e tutti sono molto fieri di

• essersi alleati con imperi centrali così forti.

L’Alleanza, però, tornava molto più utile alla Germania (che aveva un alleato in più

• contro la Francia) e all’Austria (che aveva le spalle coperte contro la Russia) che

non all’Italia.

Depretis, viste le politiche espansionistiche degli altri grandi stati, inizia nel 1882

• una politica coloniale. Le imprese africane cominciano proprio nel 1882 ma nel

1885 il primo tentativo coloniale italiano si conclude con una totale disfatta.

L’ultima iniziativa politica di Depretis è nel 1887 il tentativo di una conciliazione

• fra Stato e Chiesa ma le trattative si arenano ben presto sul punto cruciale del

potere temporale del Papa: il Pontefice rivuole Roma e il Lazio mentre lo stato

italiano non concedere nulla.

Il 29 luglio 1887 Depretis muore. Gli succede Crispi che per quasi un decennio

• dominerà la scena politica italiana.

Crispi, sostenuto nel suo nazionalismo da industriali e armatori, intende, appena

• giunto al potere, dare al trattato della Triplice Alleanza un tono di ostilità attiva

verso la Francia e in campo coloniale mira subito a risollevare il prestigio italiano

(maggior successo trattato di Uccialli in cui l’Etiopia riconosce le conquiste italiane

in Eritrea). In politica interna accentra su di sè le cariche di Pres. del Consiglio,

ministro degli esteri e ministro degli interni.

Nel 1889 viene emanato un nuovo codice penale (detto Codice Zanardelli),

• abolisce la pena di morte e rende libero lo sciopero.

Nasce, però, da parte Radicale e Repubblicana, un programma decisamente

• anticrispino. E’ il PATTO DI ROMA (maggio 1890).

Patto di Roma: chiede sostanzialmente la riduzione dei poteri dell’esecutivo, il

• decentramento, l’uscita dell’Italia dalla Triplice Alleanza, una energica riforma

fiscale e la riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore.

Crispi cade nel gennaio del 1891 perché la Camera si rifiuta di approvare

• proposte di inasprimento fiscale.

Febbraio 1891 entra in carica al governo Antonio di Rudinì e nel maggio 1892

• gli successe GIOLITTI, il più abile statista dopo Cavour.

Giolitti, divenuto Ministro del Tesoro di Crispi (e anche delle Finanze 1890), si

• dimette nel dicembre 1890 in quanto non condivide gli eccessi militaristici e coloniali

(e relative spese) del governo.

Il primo ministero Giolitti (1892) è molto breve. Dichiara di voler rivedere il

• sistema fiscale diminuendo il carico dei non abbienti e fa sentire alle opposizioni un

clima più liberale ma la sua opera è interrotta da due fatti: lo scandalo della

Banca romana (il cui direttore era stato fatto nominare senatore da Giolitti) e la

crisi legata alle agitazioni in Sicilia dirette dai Fasci siciliani (organizzazioni di

contadini, braccianti, piccoli possidenti) per crisi agraria. La rivolta era incentrata

soprattutto contro un eccessivo fiscalismo.

A fine novembre 1893, per questi motivi, Giolitti diede le dimissioni. Il 15

• dicembre dello stesso anno Crispi torna al potere: viene proclamato lo stato

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d’assedio in Sicilia e ci sono circa 100 morti. Crispi arriva a far credere che i fasci

volessero staccare la Sicilia dall’Italia per poi consegnarla a potenze straniere e ciò

porta alla repressione di movimenti oprai e socialisti in tutto lo stato italiano.

Crispi è salutato con soddisfazione dalla maggior parte della borghesia che vede in

• lui l’uomo forte della repressione. Riprende anche le mire espansionistiche verso

l’estero anche se l’unico possedimento italiano d’oltre mare era lEritrea. Il controllo

sulla colonia, però, è precario dato che i rapporti tra Italia ed Etiopia sono andat

sempre più deteriorandosi.

Il 7 dicembre 1895 un contingente italiano subisce una sanguinosa sconfitta

• all’Amba Alagi. Crispi cerca ad ogni costo una rivincita ma nel marzo 1896 gli

italiani vengono nuovamente sconfitti (7.000 morti)

In Italia aumentano ogni giorno le manifestazioni contro la guerra e Crispi

• rassegna le dimissioni.

A Crispi succede Rudinì (marzo 1896-giugno 1898) che si trova a fronteggiare

• un’eredità quanto mai pesante. Cerca di attenuare la tensione politica interna

concedendo un’amnistia che libera i condannati dei fasci e in politica estera avvia

un processo di distensione con la Francia.

La situazione, però, precipita nel corso del 1898. La tensione esplode a Milano:

• il prezzo del pane è notevolmente rincarato a causa di un cattivo raccolto e dalla

diminuzione delle importazioni di grano dagli USA che sono in guerra con la

Spagna per il possesso di Cuba e delle Filippine.

Il 6-9 maggio 1898 il Gen Bava Beccaris affronta la folla con artiglieria e causa

• molti morti ricevendo, per questa azione, da Umberto I la Gran Croce dell’ordine

militare dei Savoia. Indignazione generale tra socialisti e borghesi.

Rudinì chiede al re di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Il re rifiuta e

• Rudinì si dimette. Viene nominato (dal re) il generale Pelloux che rimane in carica

per circa 2 anni (giugno 1898-giugno 1900). Gli succederà Saracco (giugno 1900-

febbraio 1901).

Il 29 luglio 1900, un anarchico venuto dagli USA, uccide Umberto I per

• vendicare i morti di Milano del 98 e l’offesa della decorazione di Bava Beccaris. Gli

succede il figlio Vitt. Emanuele III

Il nuovo re tira le somme della situazione politica creatasi nel paese e nomina

• presidente del Consiglio Zanardelli (opposizione liberale a Pelloux) e il ministro

degli Interni è Giovanni Giolitti.

L’ITALIA DURANTE L’ETA’ GIOLITTIANA

Nel 1901 primo ministro è Giuseppe Zanardelli, uomo di saldi principi liberali,

• mentre ministro dell’interno è Giovanni Giolitti.

Il ministro degli interni ha un compito delicatissimo: la tutela dell’ordine

• pubblico.

Appena insediato, Giolitti capovolge l’operato dei suoi predecessori soprattutto

• nei confronti dell’atteggiamento verso le proteste dei lavoratori: dichiara che di

fronte ai conflitti di lavoro lo stato si sarebbe comportato in modo neutrale nei

confronti delle due parti lasciando sbigottite le classi possidenti che sino ad allora

erano state abituate ad essere difese dallo stato.

Gli scioperi hanno così una brusca impennata.

• L’idea di Giolitti è precisa: lasciar svolgere senza interventi gli scioperi di ordine

• economico per consentire il rialzo dei salari (che sarebbe stato utili ad accrescere

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poi la domanda interna) e combattere gli scioperi di natura politica perché

perturbatori dell’ordine pubblico.

1902: la resistenza padronale, specie nelle campagne, assume caratteri di estrema

• durezza. La magistratura si schiera dalla parte padronale e anche Giolitti deve far

vedere un aspetto più conservatore della propria politica minacciando i ferrovieri

che volevano scendere in sciopero (non si poteva non garantire un servizio

pubblico essenziale)

Il dominio di Giolitti dura, salvo brevi interruzioni, dal 1901 al 1909 e dal 1911

• alla primavera del 1914. Resta al timone dello stato sia nella fase di progresso

dell’industria (durata fino al 1907) sia durante la crisi.

Giolitti interpreta bene la situazione così complessa dello stato negli anni del

• nuovo secolo tanto da consacrarla come età giolittiana.

1902-1907 si verifica la massima accelerazione dell’industrializzazione all’interno

• della fase di generale sviluppo iniziata nel 1896. Progressi nel campo della

siderurgia, della meccanica, dell’industria elettrica e automobilistica ( la FIAT viene

fondata nel 1899 da Giovanni Agnelli).

Iniziano le distinzioni di sviluppo tra nord, centro e sud. Il meridione rimane

• come retroguardia, così si spiega la disoccupazione come ondata di emigrazione

verso il centro-nord.

Ancora nel 1902, il ministro delle finanze Wollemborg, propone una riduzione

• delle tasse indirette e un aumento di quelle dirette e Giolitti, dopo aver in un primo

tempo sostenuto l’idea, deve abbandonarla a causa delle durissime resistenze delle

classi alte. Sono invece approvate modifiche in materia di legislazione sociale:

tutela del lavoro minorile e femminile.

Sempre nel 1902 ci sono interventi a favore del mezzogiorno: legge per

• l’industrializzazione di Napoli, acquedotto pugliese, provvedimenti per la Basilicata.

Zanrdelli, malato, si dimette nell’ottobre del 1903. Gli succede Giolitti che

• forma il suo secondo ministero (novembre 1903-marzo 1905)

Emerge un disegno che sarà poi l’anima della sua strategia: dividere il partito

• socialista così da legarne una parte a sé.

A grandi linee il partito socialista si presenta con una doppia ideologia: da un

• lato vi sono i cosiddetti riformisti, che hanno in Turati il loro uomo più determinato,

aperti a un possibile dialogo col mondo borghese e liberale; dall’altro ci sono i

cosiddetti rivoluzionari che hanno in Labriola e Ferri i loro esponenti di punta,

intransigenti verso qualsiasi dialogo con la borghesia, convinti di cambiare il mondo

non con i patteggiamenti ma con una rivoluzione che spazzi via la proprietà privata.

Giolitti propone a Turati di entrare a entrare nel ministero. Turati, convinto che

• il partito non lo avrebbe seguito, rifiuta.

Tra il 4 e il 14 settembre del 1904 l’Itala è sconvolta da una serie di scioperi molto

• duri, proclamati per protesta contro un eccidio proletario compiuto dalla forza

pubblica.

Giolitti non cede ai conservatori che chiedono la repressione aperta. Scioglie

• la Camera e fa indire dal re le elezioni che sono un successo per lui.

A questo risultato favorevole ai liberali concorre un fatto nuovo: Papa Pio X ha

• consentito, facendo eccezione al no expedit, che i cattolici, in alcuni collegi,

votassero per i liberali per impedire la vittoria dei socialisti.

Le organizzazioni cattoliche fanno capo all’Opera dei congressi del 1874 e

• hanno dato vita, secondo i principi dei bisogni dei più deboli, a una serie di

organismi sociali, culturali e economici, fra cui spiccano le casse rurali e le società

di mutuo soccorso. Tra la fine secolo e il 1904 diedero vita, guidati da Romolo

Murri, a un sindacalismo cattolico che mette le sue radici soprattutto al nord nelle

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industrie tessili. In Sicilia, un altro giovane prete, Luigi Sturzo, si fa vigoroso

organizzatore di leghe contadine. (Nel 1904 Pio X scioglie l’Opera)

Il secondo ministero Giolitti termina nel marzo 1905, in seguito alle agitazioni

• indette dai ferrovieri di fronte a un progetto che vieta ai dipendenti delle ferrovie lo

sciopero.

Il successore è Alessandro Fortis (marzo 1905- febbraio 1906). Luogotenente di

• Giolitti attua il progetto ma l’opposizione liberale, cappegiata da Sonnino, causa la

sua caduta. Sonnino gli succede per brevissimo tempo (febbraio-marzo1906) in

quanto il suo programma si basa su riforme non gradite né ai proprietari meridionali

né agli industriali settentrionali.

Giolitti torna al governo e questa volta per un periodo lungo: maggio 1906-

• dicembre 1909. Questo è il suo terzo ministero e consente a Giolitti di operare con

forza nella direzione di un riformismo attento, però, a non modificare gli equilibri tra

le classi e gli interessi delle classi alte.

Leggi a favore della Calabria e della Sicilia e sgravi per i proprietari terrieri.

• 1907-1908: una crisi industriale dovuta a eccessivi investimenti e a uno scarso

• assorbimento della produzione investe tutti i paesi più avanzati e si fa sentire anche

in Italia.

La crisi è superata nel 1908 con una soluzione che divenne classica: maggiore

• concentrazione delle imprese più forti e l’accentuazione del loro carattere

monopolistico.

Tra il 1908 e il 1913 il tasso di sviluppo è assai più moderato rispetto al

• decennio precedente.

Nel 1909 ricompare il disavanzo di bilancio dello stato destinato ad aumentare

• notevolmente e questa situazione si riflette nelle agitazioni sociali. Nel 1907

l’ondata di agitazioni è assai forte sia da parte proletaria sia da parte padronale.

Nel 1906 nasce la CGL (confederazione generale del lavoro) per correggere il

• carattere troppo locale delle camere del lavoro e doveva diventare roccaforte del

riformismo.

Gli imprenditori fecero qualcosa di analogo: a Torino nel 1906 sorse la lega

• industriale che nel 1910 diventa confederazione italiana dell’industria

(CONFINDUSTRIA)

In campo cattolico, dopo lo scioglimento dell’Opera dei congressi, il

• movimento si organizza, nel 1906, secondo le direttive del Vaticano, in varie unioni.

Murri, che non vuole arrendersi alla fine della “democrazia cristiana”, da vita a

una propria organizzazione. Viene scomunicato e allontanato dalla Chiesa.

Sturzo, invece, obbedisce al Vaticano in attesa di tempi migliori.

Murri e Sturzo in effetti sono antigiolittiani. Considerano Giolitti come

• l’esponente di un liberalismo trasformista (di fatto aveva proposto alleanza con

Turati) che privilegia ancora i rapporti con organizzazioni socialiste emarginando

quelle cattoliche.

Fra gli intellettuali di rilievo dell’epoca, il grande filosofo Benedetto Croce, che

• nel 1903 fonda “La Critica”, è uno dei pochi che ha sostenuto Giolitti e ne ha

appoggiato l’operato. Vede in Giolitti un uomo capace di conciliare le esigenze del

liberalismo e quelle del conservatorismo.

Nel 1908 viene fondata, per opera di Prezzolini e Papini, “La Voce”, una rivista

• destinata a suscitare larga eco di critica al giolittismo senza, però, esagerazioni.

Nel marzo del 1909 le elezioni segnano un forte rafforzamento dei socialisti.

• Anche radicali e repubblicani si rafforzano.

Per fronteggiare questo pericolo Pio X attenua ulteriormente il valore del no

• expedit e permette a sempre più cattolici di votare a sostegno dei liberali.

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Nel dicembre del 1909 Giolitti si è visto bocciare dalla Camera alcune proposte di

• legge. Si dimette.

Gli succede Sonnino per il suo secondo ministero che cade dopo pochi mesi,

• marzo 1910.

Sonnino è sostituito da Luttazzi, luogotenente di Giolitti che avvia un progetto di

• allargamento del suffragio a tutti gli alfabeti.

Nel marzo 1911 Giolitti torna al potere e forma il suo quarto ministero (marzo

• 1911- marzo 1914)

Giolitti propone il suffragio universale maschile (riprendendo il progetto

• Luttazzi) sperando, in questo modo, di attenuare le ostilità socialiste (come se fosse

una resa di favori) nei confronti della guerra alla Libia, ormai chiaramente nelle sue

intenzioni.

Il suffragio universale maschile viene approvato e quindi il diritto di voto si

• estende anche agli analfabeti. (Legge approvata 25 maggio 1912)

Con questa legge Giolitti ha posto le basi per un allargamento di consensi a

• sinistra e può, allora, rivolgersi alla Libia.

I motivi sono in parte di natura internazionale e in parte di natura interna: sul piano

• internazionale Giolitti intende parare il pericolo che la Libia cadesse sotto il controllo

di altre potenze europee data la sua posizione strategica. Sul piano interno, invece,

voleva dare soddisfazione agli ambienti della finanza vaticana che in Libia avevano

numerosi interessi attraverso il Banco di Roma.

La guerra, iniziata nel settembre 1911, contro la Turchia sotto la cui sovranità era

• la Libia, termina nell’ottobre 1912.

Uno sciopero generale verso la guerra viene più o meno contenuto ad eccezione

• della Romagna dove un rivoluzionario socialista Mussolini e un repubblicano

Nenni promuovono violente agitazioni di piazza.

La guerra contro la Turchia è assai più dura e lunga del previsto: ha provocato oltre

• 3.000 morti, migliaia di feriti, consumato molto materiale bellico e aumentato

fortemente il disavanzo dello stato.

Nel 1913 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale maschile (le

• donne solo nel 1946). Questa ampia affluenza preoccupa i liberali in quanto privi di

una organizzazione capace di mobilitare le masse (che avevano i socialisti).

“Patto Gentiloni”: Gentiloni, presidente dell’unione elettorale cattolica, invita i

• liberali a stringere un patto. Il voto dei cattolici in cambio dell’opposizione nella

nuova Camera ad ogni legge volta a ledere i principi cattolici (es. divorzio). Giolitti

non si impegna personalmente, ma lascia fare.

L’aiuto cattolico salva i liberali dalla sconfitta ma i socialisti ottengono

• comunque 79 deputati

La nuova Camera, però, non è la Camera che voleva Giolitti. Così si dimette.

• Giolitti stesso indicò come successore Calanda, pugliese liberale, di destra, di

• tendenze autoritarie.

Il clima politico e sociale del paese è assai mutato. Finisce così quella che è

• passata alla storia come l’età giolittiana.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

TRIPLICE ALLEANZA : Germania, Austria, Italia

TRIPLICE INTESA : Francia , Inghilterra, Russia

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La storia dei rapporti fra le potenze che corre fra la fine del 1800 e il 1914 sta a

• mostrare quanto carica di tensioni sia stata la situazione in Europa.

Il fatto che Austria e Germania abbiano avuto un atteggiamento

• particolarmente aggressivo, in questo periodo, e che abbia provocato lo scoppio

della guerra mondiale è stato il risultato di continue disfatte diplomatiche

accumulate negli anni.

La Germania, inoltre, era particolarmente ansiosa di confrontare la sua splendida

• macchina bellica di terra contro gli eserciti più deboli dell’Intesa

La scintilla, non in alcun modo la causa, che ha dato fuoco alle polveri scoppia a

• Sarajevo, in Bosnia il 28 giugno 1914 con l’assassinio dell’arciduca Francesco

Ferdinando, erede al trono austro-ungarico e sua moglie. (Francesco Ferdinando

era il più duro sostenitore delle mire aggressive dell’Austria nei confronti della

Serbia)

In Austria l’accaduto provoca notevole sdegno e il fatto viene preso come spunto

• per liquidare la Serbia. La Germania dà a questo progetto tutto il suo appoggio.

Il casus belli viene trovato dall’Austria che lancia un ultimatum durissimo alla

• Serbia: se quest’ultima avesse accettato sarebbe diventata uno stato satellite

dell’Austria.

Una proposta inglese di mediazione dell’Inghilterra viene seccamente respinta,

• l’Austria rifiuta ogni compromesso, mobilita il proprio esercito e il 28 luglio attacca.

Intanto la Russia, in appoggio alla Serbia, il 30 luglio proclama la mobilitazione

• generale.

La Germania, allora, interviene direttamente e il 31 luglio indirizza alla Russia un

• ultimatum: deve revocare immediatamente la mobilitazione. La Russia non

risponde neppure.

Il 1° agosto la Germania dichiara guerra alla Russia

• La Francia mobilita lo stesso giorno e il 3 agosto la Germania dichiara guerra

• alla Francia.

Sempre il 3 agosto l’Italia fa conoscere la sua posizione di neutralità

• giustificandola col fatto che la Triplice Alleanza ha scopo difensivo e non bellico.

La Gran Bretagna, resasi conto che una vittoria dell’Alleanza avrebbe portato un

• dominio incontrastato della Germania sull’Europa, decide di entrare in guerra e il 4

agosto dichiara guerra alla Germania.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE DELLA STORIA ERA COMINCIATA

• Scendono in campo eserciti immensi alimentati dalla potenza delle industrie

• belliche moderne e appoggiati da un apparato propagandistico forte come la

stampa. Il conflitto dura dall’agosto 1914 al novembre 1918.

La Gran Bretagna, con la potenza della sua flotta, contro cui la Germania ha

• potuto ben poco, riesce a isolare sia Germania che Austria da tutti i rifornimenti

di materie prime per l’industria bellica che di prodotti alimentari provenienti dai paesi

extra europei. Inoltre ha messo a disposizione degli alleati ingenti capitali sotto

forma di prestiti e tutte le risorse immense del suo impero.

Gli Stati Uniti, ormai divenuti la prima potenza industriale del mondo, sono stati

• portati a sostenere il campo antitedesco e anche il Giappone, che entra in

guerra il 15 agosto 1914, è contro la Germania e si impadronisce dei

possedimenti tedeschi in Cina.

Lo scopo della Germania è vincere la guerra, diventare una potenza mondiale e

• dominare un’Europa rimodellata sotto la sua egemonia. Non valuta, però, le forze

che la Gran Bretagna è in grado di mobilitare nel mondo né la ricchezza di risorse

del campo avversario. 13

L’imperialismo e il nazionalismo sono diventate ideologie di massa in grado di

• cementare fra loro categoria sociali fino ad allora in lotta di fronte a problemi di

politica. Ogni paese scopre, così, nella guerra la sua missione storica.

In tal modo l’annientamento del nemico diventa un servigio al progresso e

• alla civiltà. Ogni governo fece credere alla propria opinione pubblica di essere

vittima dell’aggressione da parte degli altri.

La guerra è così sentita come una liberazione.

• I partiti socialisti di tutti i paesi europei, sino ad allora contrari ad ogni guerra, si

• mostrano ora a favore. Gli unici contrari sono i socialisti russi, i bolscevichi e il

partito serbo ma sono casi isolati.

L’inizio della guerra pare confermare le previsioni tedesche: la Germania ha un

• esercito disciplinato comandato da un corpo ufficiali selezionato e dotato di

artiglieria pesante senza eguali. L’Austria ha un esercito ben armato anche se

soffriva della sua composizione multinazionale. La superiorità sembrava ovvia.

Sul campo opposto la Francia ha un esercito armato di artiglieria leggera

• superiore a quella tedesca, la Russia ha un esercito male armato e ufficiali con

scarsa efficienza tecnica (ma la sua forza è il numero) e la Gran Bretagna ha un

esercito di terra ridotto.

Tutti i maggiori stati contavano su un conflitto di breve durata. Il fatto è che la

• Germania contava di tenere l’Inghilterra fuori dal conflitto e di schiacciare la Francia

e la Russia in 2 o 3 mesi basandosi sulla forza d’urto delle proprie armate.

Le previsioni tedesche, all’inizio della guerra, sembrano confermate.

• Il 4 agosto l’esercito germanico penetra in Belgio e, dopo averlo travolto, punta su

• Parigi. Il 3 settembre il governo francese abbandona Parigi e si trasferisce a

Bordeaux. L’esercito francese si distribuisce sulle sponde della Marna dove gli

viene ordinata una resistenza ad oltranza.

Battaglia della Marna 6-12 settembre 1914 (vede impegnati 2 milioni di uomini)

• arresta lo slancio tedesco e permise una controffensiva francese. I risultati sono di

enorme portata: non solo l’esercito francese evita la distruzione ma sfuma anche il

piano tedesco di trasferirvi (in Francia) la gran parte delle forze germaniche.

Ha ora inizio la guerra di logoramento, segnata dalla costruzione di lunghe

• trincee.

A oriente i russi in agosto tentano una penetrazione in Prussia ma vengono

• duramente sconfitti nelle battaglie di Tannenberg 27-30 agosto e dei laghi Masuri 8-

10 settembre. Ottengono, invece, successi contro gli austriaci che devono evacuare

la Galizia. Le sconfitte russe, però, sono importanti in quanto costringono i

tedeschi a muovere truppe dal fronte occidentale favorendo la resistenza francese.

Alla fine di ottobre, gli imperi centrali, riescono a far entrare in guerra la

• Turchia. Il fatto costringe l’esercito russo a dividere le forze su due fronti e

permette agli imperi centrali di assumere il controllo degli Stretti.

Bloccati dalla battagli della Marna i tedeschi tentano di tagliare l’Inghilterra dalla

• Francia ma non riescono a spezzare la resistenza franco-britannica (battaglia delle

Fiandre)

Alla fine del 1914 la battaglia sul fronte occidentale ha assunto carattere di

• battaglia di trincea lungo 800 km dalle Fiandre alla Svizzera. La situazione si

stabilizza

Tedeschi e austriaci decidono, allora, si sferrare una massiccia offensiva alla

• Russia che risente in modo drammatico della mancanza di un’industria interna che

rifornisca l’esercito di armi e munizioni. I russi vengono respinti fino alla

Beresina. 14

Mentre veniva sferrata l’offensiva ai russi, l’Italia dichiara guerra all’Austria. Ma

• facciamo un passo indietro: dichiarando la sua neutralità, l’Italia, aveva messo in

luce due fatti. Il primo era la labile alleanza con l’Austria (il Trentino era ancora

sotto il dominio di Vienna) e il secondo che aveva una scarsa preparazione militare.

In generale le maggiori forze politiche italiane sono favorevoli alla neutralità: i

• liberali giolittiani proprio per l’inadeguatezza militare, molti settori dell’industria

erano convinti che restando neutrali avrebbero fatto affari migliori, i socialisti

esprimono il pensiero operaio e contadino contrario al conflitto, i cattolici sono in

genere pacifisti. In più, dichiarando neutralità, l’Italia si era attenuta alla lettera al

trattato della Triplice Alleanza (principio difensivo e non offensivo) e quando

Germania e Austria dichiararono guerra non interpellarono minimamente l’Italia.

Gli unici favorevoli erano alcuni capi del sindacalismo rivoluzionario, i nazionalisti

• interventisti, ovvero Mussolini e i liberali anti giolittiani.

Dal connubio tra antigiolittiani e nazionalisti scaturisce una forza che, seppure

• limitata, riesce a trascinare l’Italia in guerra. Quindi il passaggio dalla neutralità

all’intervento in guerra è stato deciso, al di fuori dell’opinione pubblica e del

Parlamento, dal Governo con l’appoggio della Corona e dei nazionalisti.

Di fatto Salandra, capo del gabinetto, segue una politica di patteggiamenti tanto

• con gli stati centrali che con l’Intesa. Ma è la logica stessa degli interessi che

spinge l’Italia nel campo dell’Intesa. L’Italia ha rivendicazioni verso l’Austria

(Trento e Trieste).

Il 26 aprile 1915 viene firmato a Londra un trattato in base al quale l’Italia

• s’impegna a entrare in guerra entro un mese dalla firma. Il trattato, che rimarrà

segreto all’opinione pubblica fino al 1917, sostanzialmente prevede:

l’annessione del Tirolo cisalpino fino al Brennero

 l’annessione di Trento

 Trieste e Gorizia

 L’Istria fino al Quarnaro esclusa Fiume

 La Dalmazia

 Valona in Albania e il protettorato sull’Albania

 Il Dodecaneso e parte del bottino da spartire dopo la distruzione

 dell’impero turco

Il bacino carbonifero di Adalia

In fine la Gran Bretagna concede crediti ingenti così, l’Italia, entra in guerra con

• un duplice obbiettivo: nazionale, per congiungere territori alla madre patria e uno

imperialistico perché prevede la conquista di territori stranieri.

Il Governo manovra le manifestazioni di piazza che hanno il loro culmine in maggio,

• le cosiddette “radiose giornate di maggio”, per appoggiare un intervento già

deciso. Funzione delle agitazioni era fare da contraltare alle opposizioni delle

masse lavoratrici. Acclamati dai nazionalisti sono soprattutto i discorsi di

D’Annunzio.

Il 23 maggio l’Italia indirizza un ultimatum all’Austria e il 24 entra i guerra contro

• questa.

Si è già detto che gli italiani entrano in guerra proprio mentre i russi subiscono gravi

• rovesci da parte degli austriaci. L’esercito italiano, sotto il comando supremo di

Luigi Cadorna (figlio di Raffaele che aveva guidato le truppe a Porta Pia) gode di

una notevole superiorità numerica e soprattutto non è stanco. Manca però di

adeguata preparazione. 15

Cadorna ordina una serie di offensive nelle zone dell’Isonzo e del Carso tra la

• fine di giugno e l’inizio di dicembre del 1915 senza raggiungere alcun reale risultato

nonostante il valore della fanteria.

Alla fine dell’anno il nostro esercito è in stato di semi collasso.

• Sul fronte francese gli alleati non facevano passi avanti, i russi restano assediati

• nelle loro posizioni tra il Baltico e il Dniepr, mentre nei Balcani in ottobre 1915 la

Bulgaria entra in guerra a fianco degli imperi centrali aggravando la posizione

della Serbia che viene invasa.

Il 1915 si chiude nettamente a favore degli imperi centrali anche se gli effetti del

• blocco navale imposto dagli inglesi cominciava a farsi sentire in modo pesante. Le

riserve dell’Intesa, in vista di una guerra lunga, erano decisamente superiori.

Il 1916 è contraddistinto da una serie di grandi offensive tedesche sul fronte

• occidentale, da un’inaspettata offensiva russa e dal tentativo dell’Austria di

eliminare l’Italia. Nessuna di queste offensive, però, raggiunge l’obbiettivo di

sfondare le linee nemiche arrivando a una vittoria sostanziale.

I tedeschi sono convinti di poter infliggere un colpo decisivo alla Francia e il 21

• febbraio 1916 attaccano Verdun. I francesi riescono a tenere le linee fino a che, il

22 giugno, per alleggerire Verdun, francesi e inglesi sferrano un attacco durissimo

sul fronte della Somme. Per la prima volta gli alleati impiegano carri armati. Il

fronte della Somme salva così Verdun.

In seguito all’offensiva di Verdun, la Francia sollecita italiani e russi ad offensive per

• aiutarla. Inizia, così, sul fronte dell’Isonzo la quinta offensiva che, però, non

consegue alcun obbiettivo. Anzi, il mancato successo italiano convince gli austriaci

che è possibile sferrare un attacco decisivo all’Italia.

Il 15 maggio inizia la Strafexepidion (spedizione punitiva contro l’alleato

• traditore) tra il lago di Garda e il Brenta. Nel corso di questa offensiva gli austriaci

catturano Cesare Battisti anche se quest’ultimo è suddito austriaco e quindi viene

considerato più che un prigioniero: è considerato un traditore e viene impiccato.

Cadorna e Vitt. Emanuele III rivolgono un appello di soccorso allo Zar. I russi il 4

• giugno passano all’attacco arrivando fino ai Carpazi meridionali. Un intervento

delle truppe tedesche riesce parzialmente a contenere i russi ed evitare la

capitolazione dell’Austria.

Il successo russo ha due conseguenze: la prima è che induce la Romania ad

• entrare in guerra a fianco dell’Intesa (agosto 1916) che non riesce, però, a resistere

ai tedeschi e viene messa fuori combattimento a dicembre, la seconda, invece,

consente all’esercito italiano di passare al contrattacco ad agosto e conquistare

Gorizia.

La strafexspedition mette a nudo l’impreparazione dell’esercito italiano e ha come

• contraccolpo la caduta di Salandra. Viene sostituito da un ministero nazionale

presieduto da Boselli (giugno 1916-ottobre 1917).

28 agosto 1916 l’Italia dichiara guerra alla Germania.

• In definitiva anche il 1916 si chiude senza risultati decisivi.

• I governi di tutti i paesi sono entrati in guerra nella convinzione di una rapida

• conclusione. Invece, nell’impossibilità reciproca di distruggere gli avversari, gli

eserciti si sono attestati su lunghissimi fronti che, a volte restano immobili per mesi

e mesi.

Le armi, rispetto a quelle usate nelle ultime guerre dell’800, sono nuove e ancora

• più devastanti: fucili a ripetizione, cannoni, mitragliatrici e uso di gas. Nessuna di

queste nuove armi, però, si rivela decisiva.

Il prolungarsi della guerra ha avuto decisive conseguenze sia sul piano

• economico sia su quello politico. Per rifornire gli eserciti l’industria viene mobilitata

16

in modo imponente ma, data la scarsità di manodopera maschile, vengono

largamente impiegate le donne. Così la produzione per l’esercito, in tutti i paesi, è

fonte di ampissimi profitti per le grandi industrie la cui ricchezza contrasta con la

miseria delle masse.

Le carneficine senza vittoria né per l’uno né per l’altro mutano profondamente

• l’orientamento degli spiriti verso la guerra e il suo significato: l’ondata di

patriottismo si tramuta nella più amara delle delusioni. Tutti i soldati desiderano

ardentemente la fine, al più presto, dello spaventoso massacro.

Significative manifestazioni di questo orientamento si hanno sia nel 1915 sia nel

• 1916 con due conferenze che aspirano a una “pace senza annessioni e senza

indennità”. Una specie di ritorno allo status quo ante.

Nel dicembre del 1916, Guglielmo II, imperatore di Germania, prende un’iniziativa

• spettacolare: fa un’offerta di pace. Si tratta di una manovra a scopo

propagandistico volta a contrastare l’immagine della Germania come responsabile

della guerra. L’Intesa la respinge e afferma che non c’è soluzione se non una

vittoria totale sugli imperi centrali. I tedeschi, allora, si propongono di spezzare il

blocco navale inglese con una guerra sottomarina illimitata. Ovvero i tedeschi

avrebbero colpito senza preavviso tutte le navi, anche quelle dei paesi neutrali.

Una simile decisione suona come una minaccia nei confronti degli USA, principale

• fornitore della Gran Bretagna e della Francia. Infatti la guerra sottomarina

illimitata provoca l’ingresso in guerra degli stati Uniti (6 aprile 1917).

L’ingresso degli USA ha straordinariamente rafforzato l’Intesa sia

• finanziariamente che militarmente. Il presidente Wilson dichiara che bisogna

mettere fine ai governi autoritari degli imperi centrali anche se, in effetti, gli interessi

americani erano non proprio ideologici ma pratici. La guerra sottomarina

minacciava i commerci statunitensi coi paesi dell’Intesa e una vittoria tedesca

avrebbe rafforzato il capitalismo germanico.

L’ingresso degli USA ha un grande valore per l’Intesa anche perché avviene

• proprio mentre la Russia sta cedendo. La Russia zarista cade sotto il peso della

sua arretratezza economica e dei contrasti sociali e politici interni.

Nel marzo 1917, a Pietrogrado, scoppia la rivoluzione che provoca la caduta

• dello varismo e la proclamazione della repubblica. L’esercito russo va

rapidamente disgregandosi.

I tedeschi, con la guerra sottomarina, sono convinti di poter mettere in ginocchio gli

• inglesi in pochi mesi ma tale guerra non raggiunge i suoi obbiettivi.

In Germania, presa nella morsa del blocco navale, l’opposizione delle masse

• operaie alla guerra va rapidamente crescendo. Tuttavia, i generali tedeschi,

inebriati dal cedimento russo, contano di mettere fuori campo Francia e Gran

Bretagna prima che gli effetti dell’intervento americano si facciano sentire in modo

efficace.

L’Europa è ridotta ad un immenso mattatoio.

• In questa situazione, così altamente drammatica, con la rivoluzione russa alle porte,

• papa Benedetto XV compie un gesto clamoroso: Il 1° agosto 1917 invia una

nota ai capi degli stati in guerra in cui deplora “l’inutile strage” e avanza

concerete proposte di pace.

All’interno dei vari paesi in guerra, in effetti, nel corso del 1917 si fa sentire

• imponente l’ondata pacifista: le truppe francesi sono stremate e vi sono

ammutinamenti e ribellioni e a questo generale malcontento la Francia risponde nel

modo più duro (spietate repressioni); in Italia il pacifismo fa passi da gigante anche

perché la condotta della guerra del Gen Cadorna, palesemente ispirata al totale

17

disinteresse per la vita degli uomini e dei soldati, suscita un serpeggiante spirito di

rivolta.

Nonostante l’ingresso in guerra della Grecia nell’estate del 1917 a fianco

• dell’Intesa, in ottobre l’esercito italiano va incontro ad una bruciante sconfitta:

quella sul fronte di Caporetto che sembra segnare la definitiva sconfitta. Le perdite

italiane di quei giorni sono di circa 40.000 uomini e circa 280.000 sono fatti

prigionieri dagli austro-tedeschi.

Cadorna parla di viltà dei nostri soldati ma la disfatta di Caporetto ha comunque

• ripercussioni violente sul comando supremo: Cadorna viene sostituito dal Gen.

Diaz più attento alla psicologia e ai bisogni dei soldati.

Ritiratosi sul Monte Grappa, l’esercito italiano, anche aiutato da limitati sostegni

• franco-britannici oppone una resistenza che non è spezzata. Per sopperire alle

numerose perdite di uomini, comunque, si arriva all’arruolamento dei ragazzi del

99. Gli austro-tedeschi sono fermati e devono iniziare il ripiegamento.

Il 1917 è in definitiva l’anno in cui le potenze decidono di lottare fino in fondo

• per la vittoria finale.

E’ anche l’anno in cui in Russia (febbraio) finisce lo zarismo. I bolscevichi

• conquistano il potere nell’ottobre di quell’anno e la loro posizione è chiarissima: la

Russia deve uscire da un conflitto che il popolo non vuole. Trattano la pace con i

tedeschi che viene firmata il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk.

La pace della Russia provoca, a sua volta, quella della Romania il 7 maggio

• 1918.

L’assenza di Russia e Romania permette ai tedeschi di volgere tutte le proprie

• forze contro il fronte occidentale sferrando attacchi che portano a una serie di

brillanti vittorie parziali. Eppure il fronte occidentale non cede e, nel frattempo,

gli americani, accelerano l’invio di truppe.

I tedeschi sferrano l’ultimo colpo sul fronte della Marna. E’ questa la “seconda

• battaglia della Marna” dopo quella del 1914. I tedeschi, però, sono esausti ciò

permette una controffensiva generale. Francesi, inglesi e americani possono ora

contare una superiorità schiacciante di mezzi che infliggerà ai tedeschi una

durissima sconfitta che è stata definita “la giornata nera” dell’esercito tedesco. A

seguito di ciò Guglielmo II prende in considerazione la possibilità di trattative

di pace.

Gli alleati, ormai forti della loro superiorità, pretendono la capitolazione totale

• degli imperi centrali, condizioni che la Germania non intende accettare. La

situazione tedesca, però, è ulteriormente aggravata dalle condizioni critiche dei suoi

alleati: impero austro-ungarico, Turchia e Bulgaria che capitolerà il 26 settembre

1918. I tedeschi non sono più in condizione di resistere e retrocedendo

disciplinatamente sgomberano il nord della Francia e il Belgio occidentale.

Mentre la Germania si dibatte in piena crisi interna (si cerca di far abdicare

• Guglielmo II in quanto Wilson ha una particolare avversione per l’imperatore e il suo

sistema politico autoritario, per cercare di avere più opportunità in eventuali

trattative di pace… Ma ovviamente Guglielmo II non abdica), la Turchia firma

l’armistizio il 31 ottobre 1918 con le potenze alleate e l’Austria si dissolve: a

Praga i nazionalisti proclamano la repubblica cecoslovacca, a Zagabria viene

costituito la stato iugoslavo e gli ungheresi danno vita a una repubblica

indipendente.

Il colpo decisivo all’impero ormai in sfacelo viene dato, però, dall’esercito

• italiano. Il 24 ottobre il gen. Diaz ordina l’offensiva generale e a Vittorio Veneto gli

austriaci subiscono la disfatta definitiva.

18

Sotto la pressione della catastrofe militare anche la Germania si sgretola: l’8

• novembre a Monaco viene proclamata la repubblica e il 9 anche a Berlino. I

socialdemocratici danno vita ad un governo provvisorio presieduto da Ebert e nella

notte fra il 9 e il 10 novembre Guglielmo II fugge in Olanda.

L’11 novembre 1918 una delegazione tedesca FIRMA L’ARMISTIZIO CON GLI

• ALLEATI. Pochi giorni prima, il 3 novembre, l’Austria aveva firmato

l’armistizio con l’Italia. L’imperatore Carlo abdica dal trono d’Austria e Ungheria e

in Austria viene proclamata la repubblica.

E’ COSI’ FINITA LA PRIMA GUERRA MONDIALE: il bilancio fra i combattenti era

• di circa 9 milioni di morti e 20 milioni di feriti gravi e mutilati.

L’8 gennaio 1919 il presidente Wilson indica i 14 punti su cui avrebbe dovuto

• fondarsi la ricostruzione del mondo dopo la fine del conflitto.

1. Abolizione della diplomazia segreta così da permettere un pubblico

controllo sugli accordi internazionali.

2. Libertà dei mari

3. Libertà dei rapporti commerciali

4. Riduzione degli armamenti all’estremo limite compatibile con la

sicurezza interna dei paesi

5. Politica coloniale più illuminata tenendo conto dei diritti delle

popolazioni

6. Rispetto delle decisioni della Russia in materia politica ed

evacuazione dai suoi territori

7. Restaurazione della piena sovranità del Belgio

8. Restituzione dell’Alsazia e della Lorena da parte della Prussia ai

francesi

9. Rettifica delle frontiere italiane secondo i principi di nazionalità

10. Sviluppo autonomo dei popoli dell’Austria-Ungheria

11. Riconoscimento dei diritti della Romania, Serbia e Montenegro e

garanzie per la loro indipendenza politica e economica

12. Autonomia delle zone non turche dell’impero Ottomano e apertura dei

Dardanelli alle navi di tutti i paesi

13. Creazione di uno stato polacco indipendente

14. Creazione di una società delle nazioni

Wilson era, comunque, portavoce consapevole degli interessi degli Stati Uniti: se

• queste regole fossero state introdotte avrebbero sancito, in modo spontaneo e

naturale, la superiorità e il massimo sviluppo per gli USA.

Il 18 gennaio 1919 si apre a Parigi la conferenza di pace: appaiono subito

• evidenti i contrasti tra gli obiettivi delle potenze vincitrici.

I francesi vogliono che la Germania finanzi la ricostruzione del paese distrutto dai

• lunghi anni di guerra, i capitalisti francesi vogliono espandere la propria influenza in

Africa, in Asia e nei territori dell’ex impero turco

Gli inglesi, che hanno già raggiunto i loro obiettivi di distruzione della flotta tedesca

• e loro conseguente eliminazione come concorrenti sui mercati internazionali, si

sentono appagati

Anche gli USA sono ormai soddisfatti

• Il trattato di pace, redatto tra Francia, Inghilterra, USA e Italia è firmato il 28

• giugno 1919 a Versaille (dove nel 1871 i prussiani hanno proclamato l’impero

germanico)

La Germania è accusata di essere la vera e unica responsabile della guerra e le

• clausole principali che le vengono imposte sono:

1. Riduzione delle forze armate a soli 100.000 uomini

19

2. Abolizione del servizio di leva

3. Riduzione della flotta a un’entità trascurabile per esigenze di difesa

costiera

4. Smilitarizzazione della zona del Reno

5. Perdita di tutte le colonie e divieto di nuovi acquisti

Le perdite territoriali tedesche sono:

• 1. Restituzione dell’Alsazia e della Lorena

2. Cessione di tutte le colonie

Le perdite economiche tedesche sono:

• 1. Consegna ai vincitori della gran parte della flotta commerciale

2. Forniture di enormi quantità di carbone per 10 anni

3. Cessione alla Francia e al Belgio di grandi quantità di bestiame

4. 132 miliardi di marchi oro a titolo risarcimento danni

5. Occupazione per 15 anni della riva sinistra del Reno a garanzia del

rispetto delle clausole succitate.

La pace tra l’Intesa e l’Austria viene invece firmata il 10 settembre 1919 a

• Saint-Germain, presso Parigi:

1. L’impero austro-ungarico non esiste più, perde immensi territori (la

nuova Austria si ritroverà con un ottavo del territorio originario)

2. Si formano i nuovi stati di Cecoslovacchia e Iugoslavia

3. Si ingrandiscono Polonia e Romania

4. Il Trentino fino al Brennero e l’Istria vanno all’Italia

5. Si scinde l’Ungheria

Il trattato di Trianon, il 4 giugno 1920, fissa le condizioni di pace con

• l’Ungheria:

1. I suoi territori perduti vanno alla Cecoslovacchia, Iugoslavia e

Romania

2. E’ condannata a pesanti riparazioni di guerra e a limitare

drasticamente le proprie forze armate

Il trattato di Neuilly, il 27 novembre 1919, fissa le condizioni con la Bulgaria:

• 1. Cessione della Tracia alla Grecia

2. Cessione della Dobrugia alla Romania

3. Cessione della Macedonia alla Iugoslavia

Assai complessa la pace con la Turchia firmato a Sevres il 10 agosto 1920:

• 1. Alla Gran Bretagna va il controllo dell’Iraq e della Palestina

2. Alla Francia va la Siria

3. La regione di Smirne va ai greci

4. Gli stretti, aperti a tutte le navi, cadono sotto controllo britannico

Il 28 aprile 1919 nasce la SOCIETA’ DELLE NAZIONI:

• 1. Cooperazione fra le nazioni

2. Non ricorso alla guerra

3. Relazioni internazionali fondate sui principi di giustizia

4. Rispetto del diritto internazionale

La Società delle Nazioni è così composta:

• Assemblea a cui partecipano tutti i paesi membri

o Un consiglio di 9 stati di cui 5 permanenti

o In caso di contrasti si sarebbe ricorso a una mediazione o a un arbitrato

o Nessun paese membro avrebbe dovuto ricorrere alla guerra.

o 20

LA RIVOLUZIONE RUSSA

La Guerra Mondiale mette in evidenza l’arretratezza russa e fa esplodere contrasti

• sociali al punto di far scoppiare la prima rivoluzione socialista.

Paradosso della rivoluzione russa è che non esplode in un paese capitalistico

• avanzato, come pensava Marx, ma in uno poco sviluppato.

Il crollo dello zarismo avviene il 23 e 24 febbraio 1917 : scoppiano a Pietrogrado

• scioperi contro la penuria di approvvigionamenti. Ben presto si mutano in agitazioni

politiche contro l’autocrazia zarista.

Il 25 febbraio si fermano tutte le fabbriche della capitale e il 27 si ha la svolta

• decisiva: la rivolta è in effetti una vera e propria rivoluzione.

A Pietrogrado le masse degli scioperanti, a cui si sono uniti anche i soldati, si

• organizzano e provvedono a eleggere un Consiglio di delegati (SOVIET).

La borghesia, sorpresa dalla rivoluzione popolare, rompe troppo tardi con lo

• zarismo, solo quando capisce che altrimenti l’intero spazio politico sarebbe stato

occupato dalle forze socialiste.

Viene formato un primo governo provvisorio, su decisione della Duma,

• presieduto dal principe liberale L’vov ( viene detto provvisorio perché in attesa di un

governo eletto a suffragio universale)

Dietro pressione del governo provvisorio lo zar abdica il 2 marzo del 1917 in

• favore del duca Michele il quale, però, rendendosi conto delle spaccature presenti

nel governo, non accetta. La conseguenza è che l’impero diventa di fatto una

repubblica.

Le masse degli operai e dei contadini sono rappresentate da due formazioni:

• Socialrivoluzionari e Socialdemocratici (a loro volta divisi in bolscevichi e

menscevichi).

I socialrivoluzionari sono una formazione politica che raggruppa diverse correnti

• poco coordinate tra loro. Essi si sentono i rappresentanti naturali delle masse

contadine.

I Socialdemocratici menscevichi e bolscevichi, al contrario, hanno le proprie radici

• nelle città e nel proletariato urbano, considerato la forza fondamentale della

rivoluzione russa.

Il principe L’vov capisce ben presto di dover allargare il proprio potere, peraltro

• molto fragile, e chiede al Soviet di entrare nel governo. Il Soviet accetta.

Nasce così il secondo governo provvisorio, sempre presieduto da L’vov.

• Intanto nelle campagne i contadini, in conseguenza all’inerzia del governo a

• prendere provvedimenti sulla questione agraria, iniziano una vera e propria rivolta

bruciando case padronali e uccidendo i possidenti. I bolscevichi, che dal canto loro

assumono un atteggiamento sempre più radicale, esortano il Soviet ad abbattere

il governo borghese e a prendere tutto il potere.

La Guerra Mondiale, tra l’altro, sorprende Lenin in Svizzera, dove si trova esiliato. Il

• 3 aprile 1917, tornando a Pietroburgo, fa conoscere le sue “tesi d’aprile” in cui, in

sunto, dice che l’unico partito in grado di rovesciare il potere borghese è il partito

bolscevico. Questo ha l’effetto di scatenare in luglio una repressione da parte del

governo contro i bolscevichi.

Un terzo governo provvisorio viene formato da Kerenskij. Questo governo è di

• fatto minacciato da tre fattori: l’avanzata inarrestabile delle truppe tedesche,

dall’aperta volontà di dittatura degli elementi reazionari intono a Kornilov e dal

movimento bolscevico che, nonostante la repressione, si rafforza sempre di più.

21

Kornilov, infatti, appoggiato dagli inglesi, lancia a Kerenskij un ultimatum: si

• chiedono le dimissioni del governo e il passaggio dei poteri a lui stesso. Kerenskij

reagisce prontamente ricorrendo all’ aiuto dai bolscevichi, i quali, estendono la

loro influenza. Kornilov viene arrestato e Kerenskij assume il comando supremo

dell’esercito.

La situazione precipita alla fine di settembre: due poteri in contrapposizione: il

• governo da una parte e i Soviet dall’altra.

I Soviet di Pietrogrado e di Mosca sono a schiacciante maggioranza

• bolscevica. Emerge la spiccata personalità di Trockij, presidente del Soviet di

Pietrogrado, che, insieme a Stalin sostiene la teoria di Lenin che spinge per

un’insurrezione diretta dai bolscevichi.

Di fatto, i bolscevichi, nella notte fra il 24 e 25 ottobre passano all’azione.

• Assumono nelle proprie mani il controllo della capitale e il 25 mattina Kerenskij

fugge con la speranza di trovare al fronte truppe a lui fedeli.

Il 26 ottobre viene eletto dal congresso il primo governo rivoluzionario

• socialista: il “Consiglio dei commissari del popolo” presieduto da Lenin.

Si vota a suffragio universale per eleggere l’assemblea costituente ma i risultati

• sono ben lontani dalle aspettative bolsceviche. La maggioranza dei voti va ai

socialrivoluzionari. Lenin denuncia l’assemblea come roccaforte della borghesia e

la fa sciogliere. Egli rivendica il diritto del proletariato industriale come classe più

avanzata e progressiva della Russia, fra cui i bolscevichi hanno la maggioranza, e

cerca di stabilire la propria dittatura.

LA CRISI DEL DOPOGUERRA

L’EUROPA FRA CONSERVAZIONE E RIVOLUZIONE

Tra gi stati europei, la Gran Bretagna è quella che esce dal conflitto meno

• danneggiata, grazie anche alle risorse del suo immenso impero. Verso di lei sono

fortemente indebitate Francia e Italia ma tutti lo sono, comunque, anche verso gli

Stati Uniti. I paesi sconfitti hanno debiti interni pesantissimi e può, dunque,

riassumere dicendo che tutti i paesi europei si trovano nella necessità d importare

molto più di quanto non siano in grado di pagare con le loro riserve ed esportazioni.

La conseguenza inevitabile è un rialzo dei prezzi e un’inflazione galoppante. Solo

• la Gran Bretagna riesce a controllare un po’ la situazione.

Il paese in cui la crisi del 1919-20 si e fatta sentire maggiormente è la

• Germania. Tra il 30 dicembre 1918 e il 1 gennaio 1919 viene fondato il partito

comunista tedesco: il programma è la rivoluzione proletaria. Tra il 10 e il 15

gennaio la repressione scatta durissima su ordine dei capi socialdemocratici

Ebert e Noske.

Come s’è visto, dunque, le speranze bolsceviche di vedere affermarsi la rivoluzione

• internazionale nell’immediato dopoguerra nei paesi europei sono andate in fumo.

Nel marzo 1919, però, i russi prendono l’iniziativa di dar vita alla III Internazionale.

Il compito dell’Internazionale comunista doveva essere quello di guidare la

rivoluzione europea e mondiale.

L’Italia esce dalla guerra come potenza vincitrice ma in preda a una profonda

• crisi: il suo sforzo è stato gigantesco ma, in effetti, modesto se paragonato a

Francia e Inghilterra. Ciò ha portato a un trattamento di secondo piano, per

l’Italia, al tavolo delle trattative e della pace. In più, a differenza di Francia e

22

Gran Bretagna, le masse popolari italiane non avevano sentito la guerra come

nazionale e patriottica ma solo come fonte di sofferenze.

E’ così che la polemica tra “neutralisti” e “interventisti” riprende violenta nel

• 1919. Gli interventisti, divisi in due gruppi, sono, alcuni sostanzialmente soddisfatti

dall’annessone del Trentino e dell’Istria (democratici), altri (imperialisti) un po’ meno

dato che miravano all’annessione anche della Dalmazia e di Fiume.

La “questione adriatica” (ovvero l’annessione della Dalmazia e di Fiume) suscita

• in sede di trattative di pace le ostilità di Wilson che dichiara che le pretese italiane

violano i diritti di altre nazioni (Iugoslavia). Ciò porta Orlando e Sonnino (imperialisti)

ad abbandonare la Conferenza per poi farvi ritorno circa un mese dopo senza aver

ottenuto nulla di sostanziale.

Nasce, in conseguenza, tra gli interventisti imperialisti e gli strati borghesi la

• frustrazione che li porta a ritenere di aver subito una vittoria mutilata.

Il dopoguerra vede la società italiana profondamente mutata: Innanzi tutto il

• bilancio dello stato mostra un deficit pauroso, la moneta si deprezza sempre più,

le tasse crescono notevolmente, i prezzi salgono, la piccola e media borghesia si

trova all’improvviso impoverita e, per contro, la grande borghesia finanziaria e

industriale è stata l’unica vera beneficiaria della guerra (le fabbriche, durante il

conflitto, hanno lavorato a pieno regime). La classe operaia, organizzata nei

sindacati, ha resistito all’ascesa dei prezzi con gli aumenti salariali ma le masse

lavoratrici di contadini e piccoli proprietari hanno vita durissima.

Le condizioni precarie e il mutamento sociale diretto dai socialisti porta il

• Vaticano a una decisione storica: consente la formazione di un partito di cattolici il

“Partito Popolare Italiano” nel gennaio 1919 sotto la direzione di Luigi Sturzo.

Nel loro programma i popolari prevedono, oltre alla difesa dei valori cattolici, il pieno

riconoscimento della libertà di movimento delle proprie organizzazioni, la riforma

fiscale, la riforma elettorale secondo sistema proporzionale, il voto alle donne e lo

sviluppo della piccola e media proprietà (in contrasto con i socialisti).

Nonostante la forza propagandistica dei popolari attraverso l’opera dei parroci e

• dei circoli sociali cattolici il partito maggiore restava quello socialista.

Alla fine del 1918 nasce il “movimento dei combattenti”:rivendica il valore e gli

• ideali della guerra. I combattenti raccolgono consensi per lo più piccolo borghesi e

conquistano posizioni notevoli in meridione. In questo panorama si inserisce la

figura dell’ex dirigente socialista Benito Mussolini che, il 23 marzo del 1919 fonda

a Milano i “Fasci di combattimento”.

Allo scoppio della Guerra Mussolini si dichiara prima neutralista poi si sposta a

• favore degli interventisti convinto che i socialisti, con il loro comportamento passivo,

si avviavano verso un dottrinarismo inerte.

I presupposti dei “Fasci di combattimento” sono la difesa della guerra e

• dell’intervento, la messa in accusa della classe dirigente liberale, richieste di

mutamenti sociali e politici. In effetti il programma è poco coerente ma mette ben in

evidenza le contraddizioni dei ceti piccolo borghesi, la loro posizione intermedia fra

le grandi classi e la volontà di fare concorrenza al socialismo.

Di fatto i fascisti manifestano sfiducia nel passato e rivendicano:

• La repubblica

o Suffragio universale per ambo i sessi

o Fine della coscrizione obbligatoria

o Scioglimento della polizia politica

o Lotta agli speculatori

o Inasprimento fiscale per i ricchi

o 8 ore di lavoro

o 23

Partecipazione degli operai agli utili aziendali

o Disarmo universale

o Convocazione di una Costituente

o

Di fronte alla crisi che la società sta attraversando la classe dirigente e liberale

• appare improvvisamente invecchiata e questa crisi, tra l’altro, coincide con

l’organizzazione delle masse in due grandi partiti politici ben strutturati (socialisti e

popolari). Il governo Orlando cade nel giugno del ‘19 e gli succede Nitti che

rimarrà al governo un solo anno (da giugno a giugno).

Durante il governo Nitti si svolgono le elezioni generali (nel novembre ’19) e i

• risultati mettono del tutto a vista la crisi liberale. Il fatto è che nessun governo

liberale può più contare su una maggioranza autonoma e quindi deve dipendere dai

socialisti o da popolari. A giugno del ’20 il governo Nitti cade e viene sostituito dal

vecchio Giolitti.

In politica estera Giolitti ha pieno successo: rinuncia al mandato dell’Italia

• sull’Albania che viene riconosciuta indipendente, firma con la Iugoslavia il trattato di

Rapallo in cui l’Italia ottiene tutta l’Istria e la città di Zara, la Iugoslavia ottiene la

Dalmazia e Fiume viene dichiarata città-stato indipendente.

In politica interna affronta il conflitto del lavoro. Il più grande scoppiato nel paese

• del dopoguerra: dopo che gli industriali rifiutano qualsiasi aumento salariale al

sindacato dei metallurgici (FIOM) questo proclama l’ostruzionismo (rallentare la

produzione), ma quando poi le officine Romeo di Milano risposero con una serrata

(chiusura su iniziativa padronale) la FIOM decide la l’occupazione delle fabbriche.

Giolitti agisce con abilità: rifiuta di affrontare l’occupazione delle fabbriche con la

• forza militare, come invece chiedevano i conservatori, perché era convinto che si

sarebbe trasformata in una insurrezione politica. Tuttavia la borghesia vede

nell’atteggiamento di Giolitti una sorta di debolezza del liberalismo e la grande

industria incomincia a vedere nei fascisti un utile strumento da contrapporre ai

movimenti operai. Così prese a finanziare i fasci. Siamo nel corso del 1920.

Alcune misure finanziarie prese da Giolitti creano qualche problema sia alla

• borghesia ( aggravio delle tasse di successione) sia al popolo (abolizione del

prezzo politico del pane), tuttavia il deficit dello Stato diminuisce.

Il 1921 è l’anno decisivo per la crisi dello stato liberale e si intende subito che la

• crisi avrebbe avuto sbocco a destra.

Nel gennaio del 1921, da un’ala estremista del partito socialista, nasce il partito

• comunista italiano. L’idea è che la rivoluzione italiana, ormai matura, non ha inizio

perché la direzione del partito socialista è inadeguata. L’influenza dei comunisti

sul proletariato rimane, però, inferiore a quella dei socialisti.

Mussolini, dal canto suo, si rende conto che il movimento operaio stava perdendo

• di slancio e, sempre nel gennaio del 1921, secondo il suo opportunismo, fa una

professione di fede nei confronti dei valori insostituibili del capitalismo

attirandosi le simpatie degli industriali.

Giolitti, in quell’anno, non più sostenuto dai socialisti che vedono in lui troppa

• tolleranza nei confronti dei fascisti, sentendo traballare la sua maggioranza fa

sciogliere le camere e indice nuove elezioni per il maggio del 1921. I primi sei

mesi del ’21, comunque, sono anche contrassegnati da una devastante violenza

fascista nei confronti di socialisti, sindacalisti e gente comune.

Dopo i risultati elettorali Giolitti rinuncia a formare il governo e ciò indica che

• lo stato liberale si avvia verso la fine decisiva.

24

LE POTENZE DEMOCRATICO-LIBERALI NEGLI ANN 20 E 30

Il 1920 è un anno importante anche per gli Stati Uniti. Le donne ottengono il

• diritto di voto e le elezioni di quell’anno chiudono un’epoca e ne aprono un’altra:

quella dell’isolazionismo di Harding (che viene eletto nuovo presidente) che durerà

un ventennio. Il programma è far fruttare la forza economica statunitense

promuovendo lo sviluppo produttivo interno. E’ anche l’anno del proibizionismo e

dell’avversione profonda verso i neri e verso gli stranieri in generale. E’ l’anno della

nascita del KU KLUX KLAN (setta che si erge a giustiziere dei cattolici, dei neri e

degli ebrei).

La crisi scoppiata nel ’29 con il crollo della borsa di NY interrompe la lunga

• stagione del benessere economico. La crisi continuerà fino al ’32 e in quegli anni gli

Stati Uniti appaiono, addirittura, come una potenza povera.

Gli anni 30 e 40 sono dedicati a una sorta di ricostruzione economica e l’uomo

• simbolo ne è Roosvelt. Eletto presidente proprio nel ’32, vara il New Deal ovvero

una sorta di Stato sociale favore delle persone più svantaggiate.

Nei 20 anni tra 1920 e il 1939, anno di inizio della II G.M., la Gran Bretagna, pur

• ancora molto potente è in declino. Nel ’26 s verifica un’ondata di agitazioni sociali

e scioperi senza precedenti e i disoccupati sono diventati una massa considerevole:

circa 1 milione. Un altro problema importante è il rapporto con le colonie

dell’impero: mentre quelle più evolute come Canada, Australia e Sud Africa

diventano sempre più autonome, più complesso è il rapporto con il Medio Oriente,

l’Egitto e l’India.

La più antica di queste colonie è senz’altro l’India e proprio negli anni della I°

• G.M. in quelle terre emerse la figura di un leader importantissimo: il Mahatma

Ghandi, promotore del nazionalismo indiano.

Ghandi, negli anni precedenti al 1915 ovvero il suo ritorno in India, lavorava in Sud

• Africa come avvocato proteggendo i lavoratori indiani nelle miniere. Una volta

tornato in India, nel 1915 appunto, si mise a capo della lotta per

l’indipendenza.

Il governo britannico affronta il nazionalismo indiano con una serie di leggi di

• riforma e la più importante è l’”India act” del 1935: viene costituita una federazione

indiana e allargato il suffragio per l’elezione di un’assemblea legislativa pur

restando il paese sotto il controllo inglese. L’India si trova, così, a metà strada tra il

colonialismo e l’indipendenza acquistata. Tale condizione non poteva essere

accolta dai nazionalisti che voleva un’indipendenza senza limitazioni.

L’AVVENTO DEL FASCISMO IN ITALIA E LA REPUBBLICA DI WEIMAR

In Italia, le elezioni del 1921, come abbiamo visto, non hanno dato a Giolitti il

• risultato sperato e da qui le dimissioni da presidente del Consiglio. L’idea forte di

Giolitti, ma perdente, era quella di costituzzionalizzare il fascismo ovvero di

renderlo meno sovversivo, assorbendolo nella maggioranza parlamentare, e

spegnerne gradatamente gli effetti destabilizzanti. Il progetto non va in porto.

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