Il fascismo: il periodo della dittatura a viso aperto (1925-1929/30)
In questo periodo c'è la svolta autoritaria del Fascismo, segnata dall’emanazione di leggi e provvedimenti che sono causa della fine dello stato liberale. Vengono eliminate le libertà fondamentali ed è instaurato un regime totalitario.
Ci sono nuove forme di controllo della stampa, soprattutto su quella che aveva appoggiato la questione morale. Viene introdotta, inoltre, la censura preventiva sulla pubblicazione degli articoli e viene attuato il sistema delle veline: i giornali, cioè, devono attenersi ai comunicati stampa emessi dal Ministero della Cultura Popolare.
Leggi e provvedimenti del periodo
Nel 1925 viene emanata una legge per controllare le associazioni. Negli anni '20 del '900, comincia la penetrazione dello stato fascista nella società. Questa penetrazione culmina negli anni '30, quando comincia la fascistizzazione della società. Viene, infatti, organizzato il tempo libero dei lavoratori dipendenti (dopolavoro) e quello dei giovani.
I primi passi verso lo stato totalitario
- Dal 1925 al 1926, sono emanate le leggi fascistissime, che eliminano lo stato liberale. Con esse, infatti, sono sciolti i partiti contrari al Fascismo, sono dichiarati decaduti i secessionisti dell’Aventino, sono chiusi tutti i giornali contrari al Fascismo, è introdotto il domicilio di polizia, è introdotta la pena di morte contro coloro che attentano al re, al capo del governo e allo stato.
- Nel 1926, segue la riforma delle amministrazioni locali, che elimina le elezioni elettive dei capi locali (ad esempio sindaci).
- Nel 1928, è introdotta la lista unica compilata dal Gran Consiglio del Fascismo che è reso organo costituzionale, cioè organo dello stato. È compilata anche una nuova legislazione sindacale, cioè ci sono nuovi rapporti tra imprenditori ed operai. Tale legislazione, infatti, stabilisce che il potere di contrattazione spetti solo ai sindacati riconosciuti dallo stato. Di fatto, però, si prende in considerazione solo il sindacato fascista.
Nel 1926, viene emanata la costituzione delle corporazioni, che riprende l’idea di eliminare la lotta di classe e vuole instaurare una collaborazione tra capitale e lavoro regolata dallo stato per il bene nazionale. Il corporativismo non è né liberale, cioè individualistico, né socialista, cioè collettivo.
Nel 1933 nascono le corporazioni, cioè organismi corrispondenti a diversi settori produttivi in cui è eliminata la rappresentanza dei sindacati autonomi, ma vi sono insieme rappresentati di datori di lavoro e quelli dei lavoratori. Queste corporazioni sono osteggiate da alcune parti dello stesso Fascismo.
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