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Gran Bretagna, Russia, Austria e Prussia (protagoniste della coalizione che aveva abbattuto l'impero di

Napoleone) si mossero con intento di “restaurare” passato, cioè riportare il mondo all'ordine politico, sociale

e culturale precedente la Grande rivoluzione. Congresso di Vienna 1814-15: non vengono tolti territori alla

Francia (di quelli che aveva prima delle conquiste napoleoniche) per non far scatenare nuova guerra, e

Francia viene invitata a partecipare al Congresso. Principi del congresso: principio dell'equilibrio (non

indebolire troppo la Francia perchè significherebbe rafforzamento di qualcun altro; non devono esserci Paesi

dominanti, quindi carta d'Europa ridisegnata per bilanciare le influenze); principio di legittimità (si cerca di

ricollocare sui troni i sovrani spodestati da Napoleone, rispettando però il principio dell'equilibrio); barriera

attorno alla Francia (continua a essere vista come paese pericoloso; barriera costituita con l'unione di Belgio

e Olanda per fare da stati cuscinetto, creazione confederazione tedesca, unita per evitare influenze francesi

sui piccoli stati, che però mantengono la sovranità, e altri); no al principio di nazionalità (stati disegnati su

principio di equilibrio e non sulla base delle aspirazioni nazionali). Anche Italia sistemata secondo logica di

compromesso. Già all'indomani del 1815 emerse una diffusa ostilità verso l'ordine restaurato da parte di quei

ceti sociali che erano stati favoriti dai più moderni ordinamenti giuridico-amministrativi introdotti dai nuovi

regimi. In Italia, come in tutta Europa, non fu facile sistemare i confini, ma ancora più difficile risultò il

compito di restituire credibilità a forme statuali legate a concezioni dell'antico regime. Scaturì un

compromesso della Restaurazione: es. nell'ambito del diritto privato restò viva l'impronta del c.c. di

napoleone, che aveva sancito il principio dell'uguaglianza giuridica; nella sfera pubblica si cercò di

riaffermare una concezione del sovrano come unica fonte di volontà e autorità. Altre conseguenze dell'età

napoleonica che non finiscono con la sua caduta: sconvolgimento della geografia politica (riconoscimento di

alcune realtà nazionali, come Regno d'Italia, confederazione germanica e Polonia; movimenti di

indipendenza in America Latina, dovuti alla lontananza dell'Europa durante le guerre di Napoleone); riforme

(abolizione feudalesimo; laicità Stato, cioè Stato diviso da Chiesa, introdotto matrimonio civile e divorzio;

sviluppo capitalistico); sentimento nazionale (reazione al dominio napoleonico; guerra di popolo, di

liberazione nazionale: mentre prima eserciti e professionisti, adesso popolo interviene nello scontro militare

per la propria nazione). Al nascere del sentimento nazionale è legato anche il romanticismo (centrali per esso

sono: tradizioni storiche; lingua e cultura nazionali; religiosità; rivalutazione del passato) e società segrete

(diventano il centro della reazione antinapoleonica e porteranno all'unificazione nazionale).

Paragonando esiti del Congresso di Vienna con quelli del trattato di Versailles molti studiosi hanno sostenuto

la saggezza del primo: il continente poté godere di una pace di 100 anni, destinata a rivelarsi decisiva per lo

sviluppo di una moderna economia capitalistica, dell'ideologia del progresso. Altri, pur apprezzando la

risistemazione della geografia politica e la moderazione con cui venne trattata la sconfitta della Francia,

hanno sottolineato che è difficile definire di pace un'età gravata da miserie, rivolte, insurrezioni e repressioni.

Crisi della restaurazione: causata da moti, ha dimensione europea. Moti causati da ideologie della

rivoluzione francese, mentre in altri Paesi si aggiungono a questi motivi anche aspirazioni all'unificazione

nazionale. Causa della crisi della restaurazione anche società segrete, soprattutto la Carboneria (presente

soprattutto in Spagna e Italia). Questa mirava all'introduzione di una costituzione liberalmoderata. Altre

società segrete hanno ideali democratici; alcune sono intellettuali, altre militari (più organizzate

gerarchicamente e più intraprendenti). I militari danno il via ai moti in Europa. Ma prima che in Europa i

moti sono iniziati in America Latina perchè colonie spagnole erano insoddisfatte. Guerre europee e

rivoluzione sudamericana fanno nascere movimenti rivoluzionari in America Latina, ma Napoleone li

sconfigge. Rivoluzionari continuano lotte e Bolivar guida una serie di rivolte e vuole creare un Paese unico

in America Latina. Crea la Grande Colombia ma troppi particolarismi. Limiti dei moti sudamericani: i Paesi

conquistarono l'indipendenza ma non si svilupparono economicamente; non avvengono mutamenti profondi

nella proprietà delle terre; potere economico concentrato in una piccolissima élite creola (bianca, di origini

europee) e il resto della popolazione vive nell'estrema miseria.

Moti del 1820-21

Iniziano in Spagna, c'era ordine di andare in Sudamerica a calmare i moti ma non obbediscono e si ribellano.

Poi due Sicilie, Portogallo, Grecia, Piemonte e Russia. Elementi comuni: contro i sovrani assolutisti; società

segrete; volevano costituzione; volevano indipendenza nazionale (non in tutti i casi). In tutti i casi c'è

intervento straniero per fermare moti (deciso al congresso di Vienna).

Spagna: 1820 c'è una sollevazione militare; rivolte nelle caserme si diffondono; re costretto a ripristinare

costituzione del 1812, basata sul modello della Carta francese del 1791 e imperniata sul principio di

sovranità parlamentare (questo accende le speranze in Europa); ma 1823 intervento militare francese e

cancellata costituzione.

Napoli: 1820 rivolta militare e introdotta costituzione; da subito partecipazione in massa dei civili; 1821

intervento militare Austria.

Piemonte: 1821 rivendicazioni liberali; c'è un progetto nazionale da parte di nobili liberali e un settore della

borghesia, che tentano di convincere monarchia ad attaccare l'Austria; ma intervento militare austriaco

sconfigge truppe costituzionali piemontesi.

Nel Lombardo-Veneto non c'è una vera e propria sollevazione perchè arresti preventivi.

Grecia unica tra rivoluzioni del 20-21 che consegue vittoria duratura: 1822 indipendenza nazionale. Cause

del successo: clero ortodosso procura al movimento grande seguito popolare (eccezione); sostegno

internazionale (Grecia classica vista come fondamento della cultura europea e molti intellettuali vanno in

Grecia a combattere per la sua indipendenza); Russia aiuta perchè stessa religione (ortodossa) e voleva

indebolimento impero ottomano (di cui faceva parte Grecia) e appoggio anche di altri Paesi (Gran Bretagna e

Francia) per il secondo motivo.

Debolezza dei moti: opera di gruppi molto ristretti, più di tutti classi elevate, per questo non c'è il sostegno

delle masse contadine (non dappertutto, es. Sicilia). Inoltre la rivoluzione francese doveva combattere contro

il silenzio perchè all'indomani della caduta di Napoleone, chi avesse voluto informarsi di ciò che era

accaduto negli ultimi 25 anni non avrebbe avuto a disposizione nessuna narrazione dei fatti: della

rivoluzione, male assoluto, non era possibile parlare se non per condannarla, e cercare di analizzarla

significava darle legittimità.

Moti del 1830-31

Nuova ondata rivoluzionaria, stavolta più forte. Partono dalla Francia: colpo di Stato Carlo X con

approvazione di quattro ordinanze (sciolte camere, abolita libertà di stampa e di riunione, mutata legge

elettorale, riducendo gli elettori); sollevazione popolare (a differenza dei moti 20-21 i ceti popolari

combattono) che costringe il re ad abdicare (si combatte per tre giorni: le giornate di luglio); corona offerta a

Filippo I d'Orleans che crea una monarchia costituzionale. Questo successo è uno stimolo per il resto

d'Europa.

Belgio da tempo insofferente dell'unione con l'Olanda sotto la dinastia degli Orange. Grazie al massiccio

intervento dei ceti popolari, la rivoluzione vince a Bruxelles; Belgio si separa dall'Olanda e dà vita a una

monarchia costituzionale.

Stati della Germania, pressati da richieste dei cittadini, si impegnano a riformare in senso liberal-

costituzionale le loro vecchie Camere corporative.

Svizzera: agitazioni liberali conducono all'introduzione di costituzioni cantonali.

Stati italiani: dura repressione indebolisce movimenti italiani (già indeboliti dai moti 20-21); Polonia idem.

Conseguenze dei moti: aumenta la distanza Est-Ovest perchè si infrange accordo di contrastare le

rivoluzioni; Inghilterra-Francia vs Austria-Russia; frattura liberali/democratici (divisione tra movimenti

moderati borghesi e movimenti a base operaia democratici, che erano in lenta ascesa e preoccupavano i

borghesi). La ricaduta europea delle giornate di luglio si rivelò più fragile e controllabile di quanto si fosse

temuto. Solo l'indipendenza del Belgio fu riconosciuta da una conferenza internazionale e garantita da un

accordo tra Francia Inghilterra e Prussia.

In Inghilterra le elezioni 1830 avevano portato al formarsi di una maggioranza di deputati e di un governo

più attenti alle pressanti richieste di riforme radicali del sistema politico. L'obiettivo era quello di

ridimensionare il peso dell'aristocrazia, della tradizione, del privilegio, togliendo di mezzo le Corn Laws

(dazi sull'importazione dei grani) e la strutturazione consuetudinaria dei diritti. Classe dirigente inglese

accetta 1832 di varare una riforma elettorale (Reform Bill) fondata su una razionalizzazione dei collegi e dei

requisiti elettorali che sostituiva il principio del diritto a quello del privilegio. Si stava allora aprendo il

“regno delle classi medie” (borghesia), e l'aristocrazia stava perdendo ogni speranza di poter essere qualcosa

di più di una sopravvivenza del passato.

Gli anni 30

Contraddizioni degli anni 30: accavallarsi di grande slancio economico e dure crisi. Infatti trionfo delle

ferrovie e del sistema di fabbrica, grande incremento dei commerci e delle attività bancarie e finanziarie; ma

crescevano squilibri tra una zona e l'altra del continente e tra città e campagna, e si aggravavano i problemi

legati alla crescita demografica e alle migrazioni verso le città, ai cambiamenti nella domanda e nell'offerta

di manodopera e di beni.

Nei Paesi economicamente più avanzati, la tensione sociale aveva da tempo un nuovo protagonista collettivo,

il “movimento operaio”, che però non comprende solo moderni operai di fabbrica ma lavoratori di “mestieri”

incerti del proprio futuro. Questo nuovo soggetto collettivo diede vita in Francia nel 1830 a una catena di

scioperi, tumulti e manifestazioni. Tra loro trovarono ascolto le parole su un “cristo socialista” e su un

cristianesimo egualitario traditi dalle Chiese rivelate, o le utopie di Saint-Simon e di Fourier, con le loro

appassionate descrizioni di “nuovi mondi”, “cellule comuniste” e “società perfette”. Il movimento operaio

inglese fece scioperi volti a ottenere migliori condizioni di lavoro e orari più umani, e ciò permise di

costruire una rete di contatti perchè nel 1836 uomini molto diversi tra loro per età, cultura, esperienze ecc.

cominciarono a incontrarsi per mettere a punto una “carta del popolo” che rivendicasse, col voto, parlamenti

in cui gli interessi dei lavoratori fosse direttamente rappresentati e difesi. Tante manifestazioni popolari,

raduni promossi da società operaie, scioperi accompagnarono la campagna cartista. Ma il carattere di classe

che la rivendicazione del suffragio universale venne ad assumere finì per indebolirla. Allontanando ogni

possibilità di incontro tra cartisti e promotori della anti-corn-laws-league, che si proponeva di ottenere

l'abolizione delle leggi protettive sul grano per avere pane a miglior prezzo.

In Prussia si accentuò al max la stretta reazionaria. Si realizzò a Vienna una conferenza sull'ordine pubblico

il cui scopo era quello di istituzionalizzare il regime di polizia in modo da impedire qualunque

“contaminazione” dell'assolutismo, facendo divieto ai singoli Paesi membri di accedere a ogni sia pur

minima richiesta di riforme dal basse e inserendo nella costituzione confederale norme segrete che se violate

potevano portare a pesanti condanne.

A Parigi, nonostante le leggi repressive della libertà di stampa, associazione e riunione, era possibile parlare,

scrivere e muoversi con tranquillità tra opuscoli, giornali e libri (non accadeva da nessun'altra parte,

Inghilterra esclusa). Grazie a ciò la capitale della rivoluzione alimentò il formarsi di complicità e convinzioni

comuni.

Tutti gli Stati sembravano colpiti da una sorta di paralisi che gli impediva di assumere iniziative di respiro e

di progettare il futuro.

Il moltiplicarsi di cattolicesimi definiti in base alle posizioni assunte in campo politico finì per rendere di uso

corrente espressioni come cattolicesimo liberale, democratico, socialista, ecc. Per il momento le posizioni

che ebbero maggiore diffusione e maggiore capacità di incidenza politica furono quelle del “cattolicesimo

liberale”.

Biennio 1846-47 l'Europa intera fu scossa da una sequenza impressionante di scioperi e tumulti sui mercati,

insurrezioni, manifestazioni, campagne di opinione e di stampa, petizioni. Di fronte a ciò i governi seppero

opporre solo un rifiuto.

Quindi causa moti 48: crisi economica (46-47) prima settore agricolo e poi si diffonde nel commercio e

industria, quindi carestie e malessere; attivismo dei democratici; collegamenti europei (quindi prime due

cause erano comuni un po' in tutta Europa).

I moti del 1848

La scintilla della rivoluzione scoccò a Parigi e si propagò in pochissimo tempo in gran parte del continente

europeo, fino a configurare una situazione molto simile a quella di una rivoluzione mondiale, nonostante

l'assenza di un qualunque centro organizzatore. Abdicazione di Luigi Filippo seguita dalla formazione di un

governo provvisorio (socialista, grande novità che preoccupava borghesia) che proclama la repubblica;

decreti relativi suffragio universale maschile, libertà di stampa, abolizione della schiavitù, della pena di

morte per reati politici e della prigione per debiti; insediamento di una commissione di governo per i

lavoratori. Seconda repubblica francese: atteggiamento moderato (conservato tricolore e rifiutata bandiera

rossa perchè simbolo di rivoluzione) e per tranquillizzare altri Paesi si dice che non c'è intenzione di

esportare la rivoluzione, quindi estremisti insoddisfatti; politica sociale (stabilito limite max per ore

lavorative, 11; nasce diritto al lavoro; ateliers nationaux, cioè aziende finanziate dallo Stato che creano

lavoro e producono per l'interesse pubblico); aumentano le divisioni all'interno del movimento repubblicano

perchè ateliers nationaux pesavano sulle finanze statali.

Italia: penisola era entrata in fibrillazione quando 1847 Pio IX (pressato da opinione pubblica e prigioniero

della grande popolarità che si era guadagnato come papa liberale) aveva dovuto concedere libertà di stampa e

consulta governativa, e obbligato gli altri sovrani a fare altrettanto. Prima insurrezione scoppia a Palermo

1848 e suo successo si traduce in formazione di governo provvisorio siciliano con partecipazione dei

democratici. Questo fa crescere tensioni rivoluzionarie a Napoli, che spingono Ferdinando II a concedere

costituzione, seguito dal papa, dal granduca di Toscana e dal re di Sardegna. Milano: straordinaria

insurrezione di popolo costringe alla fuga autorità e truppe imperiali; subito dopo Carlo Alberto dichiara

guerra all'Austria dando inizio alla “prima guerra d'indipendenza”.

A rimanere fuori dal circuito rivoluzionario furono solo le periferie del continente, immerse nella loro

diversità (Russia, perchè arretrata e quindi borghesia meno potente; penisola iberica e scandinava; Grecia),

Stati appena riformati o definiti di recente (Svizzera Belgio e Olanda), mentre l'Inghilterra poté spegnere le

residue tensioni sociali con opportuni interventi riformatori in settori chiave.

Germania: “movimento di marzo” partito dalla Renania chiedeva la trasformazione della Confederazione in

un moderno Stato federale, costituzionale e liberale, che fosse espressione della nazione tedesca. Gli eletti al

parlamento tedesco di Francoforte iniziano ad affrontare il problema dei confini del nuovo Stato e della

compatibilità della sua natura nazionale con la confluenza in esso di tutti i territori e i popoli della monarchia

prussiana. Risuonarono allora per la prima volta espressioni come razza eletta e spazio vitale.

I rapporti di forza tra rivoluzione e controrivoluzione stavano mutando a favore della seconda. Alle elezioni

in Francia vincono moderati (quindi governo spostato più a destra e socialisti esclusi) che chiudono gli

ateliers nationaux. Questo provoca una rivolta popolare, e scoppia una “guerra di classe” (borghesia

moderata vs ceti popolari, differenza con i moti precedenti, ma solo in Francia). Sconfitta dell'insurrezione

operaia segna la fine dell'insurrezione europea e in Francia c'è l'ascesa di uno Stato di polizia (spietata

repressione).

La rivoluzione è repressa in tutta Europa, quindi finisce, ma in Italia riprende nel tentativo di dar vita a una

Costituente italiana. A Roma il papa fugge dopo l'uccisione del suo ministro e nel 1849 si proclama la

decadenza del potere temporale e la repubblica.

Francia restaurazione avviata nel 48 era proseguita con elezione alla presidenza di Luigi Napoleone

Bonaparte, nipote dell'imperatore, sostenuta da larga coalizione conservatrice, e si era consolidata con

elezioni legislative 49, che confermano quella maggioranza. 1851 colpo di stato del presidente della

repubblica e 1852 plebiscito sancisce trasformazione della repubblica in impero e del presidente in

imperatore (II imp

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Di Michele Andrea.
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