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Imperi e nazionalismi nell'Europa orientale

Nel corso del secolo XIX l'Europa orientale era ancora in gran parte dominata da tre imperi plurinazionali: ottomano, asburgico (o austriaco) e zarista (o russo). Ma via via al loro posto nacquero nuovi stati basati sull'idea di nazione. In territori caratterizzati da grande eterogeneità etnica, linguistica e religiosa, il processo della formazione degli Stati-nazione fu assai più contrastato e violento.

Hintze, storico tedesco, stabilì correlazione tra indipendenza dello stato, la sua attività in campo economico e gli sforzi di modernizzazione: quanto più debole e arretrata è la base dello stato, tanto maggiore sarà l'intensità con cui questa base verrà mobilitata e quindi tanto più stretto l'intreccio tra politica ed economia.

Impero asburgico

Nessuna delle nazionalità che componevano l'Impero asburgico superava il 25% del totale della popolazione. Tutte erano perciò minoranze nazionali, alcune dominanti, altre dominate. Nel decennio precedente la rivoluzione francese l'imperatore Giuseppe II aveva cercato di fare dell'Impero uno stato centralizzato e unificato fondandosi sulla minoranza tedesca. La riduzione dei privilegi dei nobili e della Chiesa e il tentativo di abolire la servitù dei contadini, conquistarono alla causa imperiale la fedeltà delle nazionalità oppresse. Ma il piano di imporre il tedesco a tutti i sudditi provocò la reazione dei ceti dominanti ungheresi e cechi. Queste reazioni, l'opposizione di nobili e Chiesa, lo scoppio della rivoluzione francese, fecero fallire il tentativo di riforma.

Impero russo

L'impero russo si era guadagnato uno status di grande potenza grazie alle riforme dello zar Pietro il Grande, che avevano assicurato l'esistenza di un settore economico moderno. Tra 1772 e 1815 era mutato anche l'equilibrio tra le nazionalità, a causa degli enormi acquisti territoriali, che fecero scendere i russi dal 70% a meno della metà della popolazione minandone il predominio quantitativo. Nel 1804 furono varate le prime misure repressive contro gli ebrei, che non erano troppo pesanti se paragonate al loro incrudimento nei decenni successivi anche ad altri gruppi nazionali. Nuove popolazioni e loro territori erano spesso più sviluppati di quelli del centro imperiale; all'inizio ciò favorì le propensioni riformiste degli zar ma poi due fattori bloccarono le riforme: nazionalità da poco sottomesse erano irrequiete; grande vittoria contro Napoleone. Infatti si parlava della “sfortuna” della vittoria: il successo spinse a rimandare le riforme.

Impero ottomano

Al suo vertice il sultano, padrone di ogni bene e persona. Sotto di lui il corpo sociale era tagliato orizzontalmente: strato superiore servitori diretti (membri dell'amministrazione statale); al di sotto il gregge. Questa stratificazione era complicata da tagli verticali a base religiosa. La religione definiva l'identità delle persone anche in campo amministrativo. Identità nazionali iniziarono a manifestarsi all'interno delle varie chiese, in maniera pacifica se queste coincidevano col gruppo etnico, in maniera conflittuale all'interno di chiese che raccoglievano più nazionalità, come quella ortodossa. Quest'ultima garantiva la posizione privilegiata dei greci, che ne formavano il gruppo dominante. Anche all'interno dell'impero ottomano gli eventi francesi giocarono un ruolo decisivo. Coscienza della necessità di cambiare espressa dalle prime riforme militari, fiscali e commerciali. Però riforme suscitano opposizione dei religiosi e dei giannizzeri (corpo di schiavi-soldati professionali che aveva fino ad allora costituito il nocciolo dell'esercito ottomano). Contro la tirannia dei giannizzeri scoppiò 1804-12 la prima rivolta serba, seguita da una seconda in cui la Serbia acquistò una certa autonomia. Greci iniziarono guerra di indipendenza vinta grazie appoggio occidentale. Nel 1826 il sultano fece massacrare i giannizzeri, ma ciò non bastò ad assicurare la riforma dell'esercito. Seguirono altri tentativi di riforme, tra cui il più importante una dichiarazione di principi che prometteva garanzie per la vita, la libertà e la proprietà di tutti i sudditi, indipendentemente dalla fede religiosa, e riforme fiscali e militari. Riforme furono ispirate da un'ideologia chiamata ottomanismo: riformare e omogeneizzare l'impero rendendone cittadini con uguali diritti i membri di tutte le etnie e di tutte le religioni.

Regno di Prussia

Rispetto ai tre imperi, il Regno di Prussia era un caso a sé. Esso aveva in apparenza una maggiore compattezza etnica, ma non mancavano le minoranze. Inizio '800 esercito umiliato da Napoleone, e sconfitta dà il via a una grande stagione di riforme resa possibile dalla perdita dei territori polacchi. Poco dopo però quei territori vengono riconquistati e la Prussia si ritrovò ad essere stato nazionale atipico, cioè che si voleva e si credeva nazionale senza esserlo fino in fondo. Per questo il regno di Prussia poteva pensare alle minoranze come a un problema da risolvere con una loro germanizzazione. Nel 1886 sarebbe stata in certi casi autorizzata l'espulsione dei polacchi e la sostituzione con coloni tedeschi.

L'intrico delle nazionalità

La differenza cruciale tra Europa occidentale e orientale: già nel XVII e XVIII secolo gli stati dell'Europa occidentale erano nazionali o comunque composti da un insieme di aree abbastanza omogenee. Qui la questione nazionale si riduceva alla semplice unificazione di territori divisi (es. Italia); mentre stati Europa orientale avevano esigenze di unificazione di tipo diverso: più gruppi etnici e religiosi coesistevano. C'erano anche nazionalità senza territorio (ebrei, zingari, ecc.), gruppi spostatisi in seguito a invasioni, persecuzioni religiose, ecc. Fu il perdurare di invasioni e contesti imperiali a far sì che la convivenza di più nazionalità sullo stesso territorio si protraesse a Oriente più che a occidente. Europa orientale sottosviluppata: diversità etnica tra abitando dei centri urbani e quelli delle campagne aveva come conseguenza l'acutizzazione del conflitto città-campagne; rapporto tra ceti dominanti e contadini era caratterizzato da conflitti che ritardavano sviluppo economico e sociale.

Spinta alla modernizzazione e i suoi effetti 1848-1914

Le rivoluzione del 1848 acuirono il bisogno di modernizzazione dei grandi imperi dell'est europeo, che rinnovarono i loro sforzi in questa direzione. A causa dei successi economici britannici, belgi e francesi, i tentativi di riformare dall'alto le strutture socio-economiche ebbero ora al centro lo sforzo di dotarsi di un apparato industriale in grado di competere con quello degli avversari. List: per lui teorie del liberismo economico possibili solo nel rapporto tra eguali: compito dei governi delle nazioni più arretrate è quello di accelerare e sostenere lo sviluppo economico e industriale. Parabola del rimboschimento: se questo è necessario, bisogna affidarsi ai tempi lenti della natura o intervenire piantando gli alberi necessari? Per lui la risposta giusta è la seconda: al centro dell'attenzione c'era il rapporto tra sviluppo economico e direzione politica.

Crescita demografica, industrializzazione e urbanizzazione cambiarono composizione etnica della popolazione delle città e quindi i rapporti tra queste e le campagne. Questi processi mutarono anche le strutture sociali e occupazionali. Le élites nazionali di tipo tradizionale spesso rifiutarono di prendere parte delle attività economiche moderne, considerate degradanti, e da cui derivò l'acutizzazione dell'ostilità dei gruppi sociali autoctoni verso la modernizzazione. Ne derivò la caratteristica tensione antisemita, l'odio contro l'ebreo mercante e usuraio, numerose teorie del complotto dipingevano gli ebrei come agenti della finanza internazionale.

Che cos'è una nazione?

I contemporanei si chiesero quali fossero le precondizioni necessarie per la costituzione di uno stato nazionale. Innanzitutto una nazione presuppone l'esistenza di un patrimonio linguistico comune, in grado di unire gli individui e trasformarli in comunità. I contadini hanno sempre mantenuto un'ambiguità di fondo, fornendo agli sforzi dei nazionalisti un sostegno instabile e precario. Infatti essi partecipavano di una cultura che si potrebbe definire prenazionale ed erano da un certo punto di vista membri di un'internazionale.

Seconda precondizione: conseguimento di un certo livello di sviluppo, grazie al quale si abbia la presenza di comunità urbano e intellettuali, di un certo grado di ricchezza e di divisione del lavoro, capaci di garantire l'esistenza di un'élite indigena moderna abbastanza forte. Secondo Hroch nell'Europa orientale il processo di maturazione di una coscienza nazionale avrebbe attraversato tre stadi tipici:

  • Studiosi studiano la lingua, le tradizioni e il patrimonio etnico locale.
  • Fermentazione della coscienza nazionale tra gruppi intellettuali indigeni, letterati si mettono al lavoro per creare nuove lingue “alte” di cui si cercherà poi di imporre l'adozione.
  • Costruzione nazionale, in cui il movimento coinvolge larghi strati della popolazione.

Il fatto che ogni nazionalità si ponga il problema della creazione di un proprio stato non deve sorprendere: uno stato è una forma di organizzazione sociale adatta alla difesa contro l'attacco straniero e alla regolazione degli affari della propria terra. Mentre tra le nazionalità oppresse si manifestavano le prime e benigne forme di nazionalsocialismo, tra quelle dominanti già si era avviata la rapida degenerazione del liberalismo politico, parallela a quella del liberalismo economico. Dietro al liberalismo si nascondeva la paura che la concessione del voto e di maggiore libertà ai contadini slavi avrebbe dato loro la maggioranza e portato alla degermanizzazione. Intanto si manifestavano anche i primi segnali della possibile degenerazione dei nazionalismi oppressi. La forma benigna del nazionalsocialismo lasciava così intravedere il suo possibile maligno, fondato sulla nostrificazione del paese, cioè sull'espulsione delle minoranze. Intanto faceva la sua comparsa il populismo di destra.

Vecchio e nuovo negli imperi asburgico e zarista

La sconfitta subita ad opera della Prussia nel 1866 aprì la strada a nuove riforme nell'impero asburgico. Gli austriaci si accordarono con l'altra nazionalità dominante, quella ungherese, per la cogestione dell'Impero. L'accordo del 1867 prevedere l'esistenza di due stati indipendenti, quello austriaco e quello ungherese, uniti nella persona del monarca e con ministeri comuni per esteri, finanze e guerra. Parte austriaca Cisletania; parte ungherese Transleitania. Un problema a sé era costituito dagli ebrei, in maggior parte poverissimi, legati alle tradizioni religiose e quindi conservatori, stavano dando vita a piccoli ma importanti gruppi intellettuali e finanziari-commerciali-industriali, che giocavano un ruolo decisivo nella vita culturale dell'Impero. Maggioranza delle comunità restava legata agli stili di vita tradizionali ed emigrava verso un nuovo mondo, mentre questi gruppi sceglievano l'assimilazione abbracciando i valori, la cultura e il patriottismo delle nazionalità dominanti. Discriminazioni, crescente antisemitismo, coscienza della propria diversità spinsero una frazione di questi gruppi moderni verso un proprio nazionalismo: idea del ritorno in Palestina per crearvi uno stato ebraico come unica possibile soluzione del problema (sionismo). I cechi, per assicurare uguale trattamento a tutti i gruppi nazionali, insistettero per un allargamento dell'Ausgleich (accordo tra austriaci e ungheresi). Polacchi insistettero con successo affinché gli austriaci li lasciassero padroni della Galizia, dove i polacchi cattolici fronteggiavano gli ucraini. Polacchi contrari a ogni concessione e definivano il nazionalismo ucraino una creatura artificiale messa in piedi dagli Asburgo per dare loro fastidio. In maniera analoga in Russia il nazionalismo ucraino venne definito una creazione tedesca. Gli ucraini rispondevano con una crescita del sentimento antipolacco, e alla vigilia della grande guerra si raggiunse un accordo. Nel resto dell'Impero le tensioni erano meno gravi, anche per il relativo benessere assicurato dai successi dell'industrializzazione. La sopravvivenza dell'Impero dipendeva dai rapporti tra le diverse nazionalità, così nacquero molte proposte per risolvere il problema (es. in un quadro di uguaglianza, autonomie culturali-nazionali ad ogni nazionalità).

Anche nel caso russo fu una sconfitta (di Crimea) ad aprire una stagione di riforme. Nel 1863 la rivolta polacca spinge Alessandro II (zar che aveva liberato i contadini dal selvaggio) a varare leggi repressive nei confronti delle nazionalità. Alessandro III, salito al trono dopo l'assassinio del padre ad opera di terroristi di sinistra, impresse una svolta di segno reazionario. Anni '80 grandi pogrom e misure come l'espulsione. Nell'impero russo maturava così un nuovo tipo di antisemitismo: scritti i “protocolli dei savi di Sion”, un falso documento attribuito agli ebrei che avrebbe dovuto provare le loro mire di dominio mondiale. Anche nell'impero zarista le minoranze tendevano verso l'assimilazione con la cultura russa o abbracciavano il sionismo. Nel 1897 primo censimento dell'impero conferma che i russi erano meno della metà della popolazione; inoltre i russi non erano la nazionalità più progredita del loro impero. Questa doppia debolezza rese più affannosi gli sforzi tesi alla russificazione, che accelerarono il risveglio delle nazionalità minoritarie. La crescita del sentimento nazionale si collegò alla diffusione del socialismo, infatti il primo partito dell'Ucraina russa fu il partito rivoluzionario ucraino (socialista) nato nel 1900 e presto diviso dai conflitti tra chi ne voleva fare un partito socialdemocratico indipendente e chi lo voleva trasformare nella sezione ucraina del partito socialdemocratico russo. Anche nella Polonia russa il nazionalismo fu legato alla diffusione del socialismo. Emerse così un nuovo nazionalismo a base popolare che trovò voce nel partito socialista polacco che si divise in due correnti: quella marxista ortodossa e quella populista. La sconfitta con il Giappone fu vissuta da molti russi come un'umiliazione nazionale e fu una delle cause scatenanti la rivoluzione del 1905. Questa a sua volta accelerò i tanti risvegli nazionali in corso, che approfittarono delle limitate libertà che lo zar fu costretto a concedere. Emergeva dalla sconfitta un nazionalismo russo aggressivo di tipo nuovo, rappresentato da un movimento di estrema destra: le “centurie nere”.

La polveriera balcanica

1854-55 guerra di Crimea; poco dopo emesso il più importante decreto di riforma ispirato all'ottomanismo. Nel 1865 nasce la società dei Giovani ottomani che testimoniava l'impegno a non privilegiare nessun gruppo nazionale. 1868-76: riforme tra cui varo di un Codice civile e di una costituzione. Intanto sopraggiunse il collasso finanziario dell'impero (1874). Tra 1875 e 1877 rivolte aprono la strada ad una nuova guerra russo-turca, che si conclude con una sconfitta in cui molti videro un'umiliazione nazionale turca. Il 1878 congresso di Berlino sanziona nascita di nuovi stati balcanici e formalizza indipendenza serba, ma nessuno dei nuovi paesi era soddisfatto del territorio che gli era stato assegnato e tutti avevano problemi socio-economici. Questi problemi erano in parte legati alla mancanza di élites alte tradizionali, particolarmente grave nei Balcani dove dopo la partenza dei turchi era rimasto ben poco. Ma il fenomeno non aveva solo conseguenze negative: rese possibile riforme agrarie distribuendo la terra dei signori turchi. In quel che restava dell'impero ottomano fece la sua comparsa negli anni '80 il movimento rivoluzionario e nazionale degli Armeni, la nazionalità più moderna del paese. Nel 1896 pogrom antiarmeni, istigati dal sultano che odiava il millet armeno per le sue tendenze riformiste e i suoi legami con l'occidente. Nel 1907 a Parigi congresso di tutte le forze riformiste e rivoluzionarie; fondato il comitato “unione e progresso” che si proponeva di creare un nuovo impero in cui tutte le nazionalità potessero vivere l'una accanto all'altra in pace e in reciproco rispetto. Nel 1908 vittoriosa insurrezione delle comunità armene. Dopo aver restaurato la costituzione del 1876 il nuovo governo dei turchi fece del turco l'unica lingua ufficiale dell'impero: nazionalismo turco soppianta ottomanismo. 1913 prima guerra balcanica: Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria sconfiggono i turchi. Seconda guerra balcanica oppone la Bulgaria alla Serbia, accanto a cui si schierarono la Grecia, la Romania e la Turchia (perché vincitori della prima volevano le spoglie sottratte all'impero). Bulgaria disfatta. Nel 1912 sconfitta ad opera dell'Italia provoca in Turchia un colpo di Stato degli ufficiali più estremisti contro il governo, giudicato troppo arrendevole nelle trattative di pace. Al potere sale un triumvirato, e un anno dopo il nuovo governo organizza la liquidazione del problema armeno: disarmo dei soldati di origine armena e deportazione delle comunità armene. Dalla sconfitta della prima guerra mondiale e dalla vittoria sulla Grecia nasce uno Stato repubblicano turco, che si impegna in una vasta opera di modernizzazione basata sul controllo diretto di gran parte dell'economia.

Imperialismo e colonialismo

Dal 1871 al 1914 i paesi più sviluppati o militarmente meglio attrezzati assoggettarono in maniera diretta o indiretta la quasi totalità delle terre emerse, soprattutto Gran Bretagna e Francia.

Il sistema bismarckiano delle alleanze

Con formazione di due nuovi grandi stati (regno d'Italia e Reich tedesco), il sistema delle relazioni internazionali registrò un profondo mutamento. La Germania acquistava lo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Di Michele Andrea.
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