Appunti su Hitler, storia contemporanea
Il potere di Hitler: un enigma
Nulla che sia accaduto nei 30 anni precedenti alla sua ascesa politica avrebbe potuto far intuire chi Hitler sarebbe diventato in seguito: non brillò mai negli studi, tanto più che venne rifiutato per ben due volte dall'Accademia di Arti Grafiche a Vienna, e condusse principalmente una vita solitaria e da escluso. Si arruola nell'esercito bavarese come volontario, la prima guerra mondiale sarà per lui un modo per "ritrovare sé stesso" ed uno dei momenti più "indimenticabili e grandi" della sua vita, dove egli potrà rafforzare i suoi pregiudizi e ossessioni. Finita la guerra continua a lavorare con l'esercito a Monaco dove avrà l'opportunità di entrare in contatto con quel gruppo nazional-sciovinista di destra che diventerà poi il Partito nazionalsocialista. All'interno di questo gruppo egli diverrà il portavoce di tutti i più volgari pregiudizi e risentimenti populistici grazie alle forme demagogiche capaci di far presa sugli ascoltatori.
Hitler era insomma un vero e proprio outsider, non era nemmeno tedesco (ottenne la cittadinanza nel 1932 soltanto), caratterizzato da fobie ideologiche profondamente radicate e un talento demagogico fuori dall'ordinario. Molti osservatori esterni dalla Germania del 33 ritennero che fosse soltanto un fenomeno di breve durata e ben poco incisivo.
E allora come ha potuto diventare ciò che è stato? Gli storici si dividono al riguardo. Gli storici marxisti hanno minimizzato l'importanza svolta del ruolo di Hitler ritenendo che esso fosse l'espressione per potere dei magnati dell'industria e della finanza che videro nel nazismo l'unica possibilità per risollevare un'economia ormai a terra. Egli non avrebbe quindi mai avuto un vero e proprio pensiero indipendente, ma solo come un burattino.
Gli storici liberali si affascinano invece molto allo studio della vita e della personalità del dittatore, nel immediato dopoguerra si diffonde l'idea che la sua influenza abbia traviato una nazione intera che avrebbe invece continuato a vivere in pace.
Interpretazioni storiche
In tempi più recenti gli approcci interpretativi si suddividono in due categorie:
- Intenzionalista: questa interpretazione dà per scontato il ruolo dominante del potere di Hitler e vede nel nazismo come il completamento pratico delle sue ideologie personali.
- Funzionalista: le decisioni del dittatore non vengono prese basandosi esclusivamente sul suo programma, che diviene solo un canovaccio da completare a gradi, ma con lo scopo di mantenere la propria autorità intatta, quindi appoggiandosi ad altre forti personalità decisionali.
In questo libro la trattazione non si basa su nessuna di queste teorie ma le mescola tra loro: Kershaw ritiene che il potere di Hitler non sia stato un potere "fantasma" ma che allo stesso tempo sia stato influenzato da certi eventi e situazioni. Sicuramente fu infatti forte il potere simbolico che emanava la figura di Hitler, la sua assolutizzazione del potere a spese degli altri elementi che componevano il sistema di dominio della Germania nazista fu infatti graduale.
Il suo potere è "carismatico" e quindi fortemente instabile, poiché si basa sulla percezione e sulla fedeltà dei propri seguaci, questo tipo di potere non si adatta molto all'ideale caratteristico ma ha senso se confrontato con la precedente esperienza della Repubblica di Weimar appena vissuta dalla Germania. I tedeschi inoltre, a causa degli eventi storici che avevano portato alla graduale unificazione del paese, erano particolarmente propensi a cercare una figura "eroica" o "mitica" alla quale fare riferimento. L'influenza di questo potere carismatico si muove in due sfere: era rivolto in primo luogo agli attivisti del suo movimento (esclusi i fedelissimi che condividevano con lui ogni ideale) e in seguito alla popolazione.
Hitler era un uomo mediocre, senza particolari talenti o attitudini. Egli non dubitò tuttavia mai delle proprie idee, ognuna delle quali veniva ricondotta in uno schema filosofico precostituito e radicalmente esclusa nel caso in cui non combaciasse con esso. Tra queste una delle idee portanti era il fatto che la Germania dovesse riconquistare il proprio "spazio naturale" a spese della Russia e la necessità di uno scontro risolutivo con il marxismo.
Non è chiaro il motivo che spinse Hitler a sviluppare un odio tale per gli ebrei da diventare un'ossessione. Molte sono le teorie che negli anni sono state formulate, tuttavia sono tutte infondate e senza alcuna prova anche solo marginale. L'unico accenno dell'inizio di tale isteria viene fatto dallo stesso Hitler nel "Mein Kampf" (1924) dicendo: "cominciai a vedere ebrei ovunque andassi, e più ne vedevo, più chiaramente apparivano ai miei occhi come una razza distinta dal resto dell'umanità". Ad aver peggiorato tale ossessione influì certamente la perdita della Germania della Prima Guerra Mondiale, poiché egli vedeva la guerra come una lotta tra razze destinata a risolversi con la vittoria della più forte.
Inizio della carriera politica
Il dittatore inizia a farsi strada come demagogo e agitatore delle folle a Vienna nel periodo tra le due guerre: attacca il trattato di Versailles e l'alleanza franco-britannica in particolar modo, ma anche la gestione del capitale da parte degli ebrei. Ad esaltare le sue convinzioni riguardo "l'ebraismo bolscevico" influirono le idee degli antisemiti radicali Scheubner-Richter e Rosenberg. Le sue idee divennero sempre più radicali: inizialmente mirava ad estirpare la razza ebraica soltanto in Germania ma estese in seguito il raggio della propria azione al mondo intero.
Egli si scagliava contro il male in forma del capitale finanziario che prosperava a vantaggio degli ebrei, non in quello industriale. Già nel Mein Kampf egli propone l'idea dei campi di sterminio e l'uso del gas come mezzo per uccidere. Ben due anni prima della stesura di questo egli aveva ben chiari alcuni punti della propria politica futura: la crociata contro l'ebraismo, la lotta contro il marxismo e la Russia per dare alla Germania il suo giusto spazio vitale, la purezza della razza. Queste idee non cambieranno e resteranno in lui radicate per sempre.
Nei primi anni Venti la superiorità di Hitler rispetto a tutti i potenziali aspiranti alla guida del movimento nazionalsocialista venne sancita: solo lui infatti possedeva le capacità demagogiche ed oratorie capaci di trascinare l'ascoltatore nelle proprie idee, negli ambienti interni al partito egli era visto come l'unico capace di concretizzare il programma nazionalsocialista. Il culto di "eroe" di Hitler si sviluppa comunque già nel 22-23, veniva visto come un Mussolini tedesco, e il periodo di prigionia a Landsberg nel 24 non fece che incrementarne la diffusione, coloro che divennero i suoi adepti già in quel periodo crearono delle solide basi per la totale conquista e il soggiogamento del potere che sarebbe avvenuto in futuro.
Alla conquista del potere
Il movimento nazionalsocialista fu inizialmente, come tutti i movimenti a sfondo autoritario, soggetto a scissioni e lotte intestine. Fu Hitler stesso a scatenare la prima di queste nel 1921, quando venne proposta da Drexler una fusione con altri movimenti, sa quest'anno inoltre il partito si doterà di una protezione paramilitare le SA. Portò poi alla sua rifondazione nel 1925 (si sciolse infatti non appena il leader venne imprigionato). Il Partito come si può notare non era basato su basi così solide come si voleva far credere nel 1933.
Il culto del capo e della figura del Fuhrer divenne fondamentale per mantenere, almeno all'esterno, l'unità del partito. Egli riuscì ad ottenere la propria posizione di preminenza all'interno della destra radicale bavarese anche grazie all'aiuto economico, alla protezione e al sostegno di alcuni borghesi bavaresi convertiti al proprio credo nei primi anni, inoltre ottenne anche protezione dalla polizia e dalle autorità stesse.
Le masse vennero attratte da lui non soltanto per il suo carisma. Intorno all'immagine di Hitler infatti venne fatta una vera e propria promozione, egli prometteva grandi benefici a chi gli sarebbe rimasto vicino ed il totale annientamento dei nemici della patria (che inizialmente erano i marxisti non gli ebrei). Egli riuscì inoltre a dar voce alle ansie più radicate e nascoste della popolazione.
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