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Storia contemporanea

Tra Otto e Novecento

Viene a crearsi la questione sociale, ovvero differenza fra accumulo di ricchezze e la povertà della

maggior parte della popolazione. Vi è un miglioramento delle condizioni, ma allo stesso tempo

aumenta divario fra élite e popolazione, che progressivamente va ad aggregarsi intorno alle città.

Quello che cambia è la consapevolezza di entrambi gli estremi delle condizioni. Iniziano ad

emergere intolleranza e volontà di muoversi verso condizioni migliori da parte delle masse. Le città

iniziano ad aprirsi, abbattendo le mura e migliorando soprattutto i quartieri delle zone più ricche,

mentre le zone più povere vengono “migliorate” con materiali più poveri. Anche dal punto di vista

lavorativo iniziano ad esserci rivendicazioni per orari migliori e contro l’alienazione. La questione

sociale diventa la questione centrale di questi anni.

Una risposta che emerge dalla questione sociale la si può identificare con un crescente senso di

identità nazionalistica, ovvero nazionalismo. Si tendeva a incolpare i problemi ai confini per i

problemi dello stato. Questo produce un rafforzamento del senso d’identità nazionale

d’appartenenza. Questo avrà importanza anche quando, dopo che l’Europa aveva raggiunto un

lungo periodo di pace, andrà a rompere quest’ultima.

Senso d’identità di classe si rafforzerà in questo periodo, ovvero appartenere ad una stessa classe

(dottrina marxista), soprattutto fra i lavoratori del mondo industriale e anche nelle campagne.

Vi è anche un altro senso d’identità che emerge verso la fine del secolo, ovvero il senso d’identità

di genere che porterà al femminismo. In questi anni porterà il genere femminile ad ottenere diritti

politici, come diritto di voto sia passivo (essere elette) che attivo (votare). Spesso questi

cambiamenti avvenivano in contemporanea alle rivoluzioni. In UK si arriverà al voto fra il 1918 e il

1928, negli USA nel 1920. L’attivismo delle donne si concretizzerà durane o appena dopo la

Grande Guerra. Questo è un momento per le donne di nascita della consapevolezza di diritti legati

alle donne.

L’elemento più significativo di questo periodo è l’avvento delle masse. Di masse si inizia a parlare

negli anni 30/40 dell’Ottocento, ma se ne può parlare in modo vero e proprio con l’avvento della

Seconda Rivoluzione Industriale. Per massa intendiamo una moltitudine indifferenziata di persone,

cioè un aggregato omogeneo nel quale i singoli tendono a scomparire rispetto al gruppo. Il

termine deriva da una parola greca che può essere interpretata come qualcosa che può essere

plasmato a seconda delle esigenze. Si andranno a formare degli eserciti di massa che non si erano

mai visti che porterà alla difficoltà di gestirli. La società di massa ha inevitabilmente delle cadute

(primo partito di massa nasce a Genova ed è il Partito Socialista Italiano). Nasce il taylorismo,

ovvero organizzazione scientifica del lavoro dove vi erano tentativi per riuscire a gestire le masse.

L’organizzazione del lavoro si affidò ai militari in quanto erano gli unici ad aver manovrato masse

elevate.

In questo periodo, oltre ad esserci i singoli stati, si hanno anche gli Imperi. L’impero è una forma di

organizzazione dello spazio politico (ma anche dello spazio militare, sociale, economico, culturale)

tra un centro (di solito rappresentato da una metropoli come Londra) egemone e una periferia,

secondo un rapporto gerarchico.

1870-1914 è detta Età dell’Imperialismo.

08.10.2019

Gli imperi sono delle entità sovra-statali. Abbiamo, in questa fase, quattro tipi d’impero:

- Impero continentale tradizionale, che da un centro si allarga per continuità (Impero Russo,

Impero Cinese, Impero Ottomano)

- Impero transcontinentale tradizionale, fondato su colonie da sfruttamento (Spagna e

Portogallo)

- Impero transcontinentale moderno, vi è un controllo politico indiretto attraverso le élite

locali (UK)

- Impero a rete, è l’impero che costituiranno gli USA a partire da questo periodo e per tutto il

‘900, ovvero vi è un controllo di tipo commerciale

1914 data spartiacque e inizio della Prima Guerra Mondiale. I motivi per cui non si riuscirono ad

identificare i segnali che hanno portato allo scoppio della guerra, sono dovuti al fatto che si

proveniva da un lungo periodo di pace e vi fu una sottovalutazione della crisi che si aprì nel 1914.

L’equilibrio su cui si basava l’Europa era dato dalla potenza degli stati, che viene a diminuire a

causa di tre elementi:

- Concorrenza economica fra gli Stati per prevalere sui mercati interazionali

- Impulsi nazionalistici sempre più forti, che spinge a trovare soluzione ai problemi

all’esterno, mentre all’interno iniziano ad esserci attriti (revanscismo francese nei confronti

della Germania per rivendicare l’Alsazia e la Lorena, in Italia si sosteneva mancassero

ancora zone per l’unione completa dell’Italia)

- Mancata soluzione alla Questione Sociale

C’è anche una mancata comprensione dei progressi tecnologici.

La crisi scoppia il 28 giugno 1914 quando viene assassinato Francesco Ferdinando, erede

dell’Impero Asburgico. Francesco Ferdinando era il maggior autore di una federalizzazione

dell’Impero Asburgico, pensando ad una terza separazione da una zona slava. Passa un mese da

quando viene assassinato al 28 luglio quando l’Austro-Ungheria dichiara guerra alla Serbia ed è

chiaro fin dal principio che vi è una sottovalutazione della crisi. Entro il 4 di agosto porta al

coinvolgimento dei principali stati europei.

Due alleanze principali:

- Triplice Alleanza fra Italia, Austria e Germania

- Triplice Intesa fra Inghilterra, Francia e Russia

L’Italia entrerà nel maggio del 1915 ma al fianco della Triplice Intesa, in quanto quella con l’Austria

e la Germania era un’alleanza difensiva ed era stata l’Austria ad aver dichiarato guerra. Alla

Triplice Intesa si unirono anche USA e Giappone, mentre alla Triplice Alleanza si unì l’Impero

Ottomano.

La Guerra può essere suddivisa, secondo Winter, in:

- Guerra delle Illusioni (1914): si pensava che la guerra possa essere la soluzione ai problemi;

- Guerra di Posizione e di Stallo (1915): le nuove armi tolgono quello che aveva sempre

contraddistinto gli eserciti, ovvero l’avanzata (trincea);

- Grande Carneficina (1916-1917): si originano le peggiori battaglie (Somme luglio-novembre

1916 dove appaiono i primi carri armati, Verdun da febbraio a luglio la fase più intensa ma

terminerà nell’autunno del 1916, Caporetto 1917);

- Rivoluzione Russa e la Pace.

È la prima guerra di Massa:

1. Nella Guerra sono presenti eserciti di massa, che comportano problemi come vestirli,

nutrirli e gestirli in luoghi ristretti e comportano una Guerra di Logoramento

2. Armi di distruzione di massa, come la mitragliatrice che in Europa non era stata valutata

appieno, in quanto era usata solo in ambito coloniale dove le persone erano viste come

“animali”, come le armi chimiche e i carri armati

3. Mobilitazione di massa delle nazioni, che comportano produzione industriale di massa e

una grande propaganda: da un lato censura e limitazioni, dall’altro propaganda

pubblicitaria. Vi è anche un’integrazione sociale di massa, dove si rafforzano i rapporti

sociali fa classi diverse, anche se molti ricchi non andranno in guerra, per l’Italia sarà un

momento di forte rafforzamento dell’identità nazionale. Sarà la prima volta che le donne

usciranno dalla loro “domesticità” per andare nelle fabbriche e nei campi portandole a

rivendicare dei diritti, primo fra tutti quello politico. Il rapporto fra lo Stato e le masse

migliorò perché ampliò le sue prerogative e le sue competenze.

4. Finanza di guerra, ci fu un’internazionalizzazione della finanza attraverso tasse indirette,

prestiti internazionali che vide vantare gli USA crediti per $12miliardi, vuol dire che il

potere finanziario che l’Europa aveva prima della guerra scompare e diventerà debitrice.

5. Impatto emotivo della guerra sui soldati, il carico di violenza che avevano giornalmente

subito i soldati, trasformò il loro modo di comunicare e pensare. Tipica è l’omissione del

momento più cruento: l’assalto. Altissimo è il numero di casi di follia e devianza, forme

istintive di resistenza, casi di mutilazione volontaria per poter andar via. Tutto questo di

fronte ad una disciplina della guerra (Officina della guerra). La modernità irruppe

violentemente nella vita dei soldati. Fu perciò il binomio tecnologia- distruzione ad

introdurre l’uomo alla società di massa del ‘900.

14.10.2019

Cosa porterà l’Italia, dopo che si tenne fuori dal conflitto, a spostare l’atteggiamento del paese da

neutrale a interventista?

Una delle motivazioni è sicuramente la credenza che la guerra avrebbe risolto tutti i problemi,

nonostante dopo alcuni mesi la guerra mostrò il suo vero volto: le morti, il numero crescente degli

uomini al fronte e le altre difficoltà. I motivi che portarono l’Italia in guerra furono quattro:

1. Senso d’identità nazionale (nazionalismo) che in Italia aveva portato anche alla creazione di

un piccolo Partito, che però si faceva sentire;

2. Importanti settori della Grande Industria: in altri paesi la guerra si stava dimostrando un

ottimo affare per le grandi industrie;

3. Una parte del ceto medio-conservatore vedeva nella guerra quella soluzione alla questione

sociale. Tra i fautori di questo atteggiamento, vi erano soprattutto alcune persone

conosciute, ma anche non conosciute, come Benito Mussolini che formerà il giornale “Il

Popolo d’Italia”, il poeta D’Annunzio. In ambito politico era fortemente sostenuto il primo

ministro Antonio Salandra e il ministro degli Esteri Sidney Sonnino;

4. I repubblicani democratici speravano di ottenere con la guerra il completamento di

un’unificazione nazionale.

Attorno alla questione di unificazione, si formarono le trattative per decidere con chi scendere in

guerra. A partire dalla fine del ’14, negli ambienti politici si sviluppa questa volontà di entrare in

guerra. La questione era: con chi?

I primi approcci furono con gli ex alleati, ma le richieste italiane toccavano solo uno degli alleati

(Austria-Ungheria): sul Trento e il Trentino (che l’Italia voleva) l’Austria-Ungheria avrebbe trovato

un compromesso, ma il problema era Trieste, che non avrebbero mai potuto cedere in quanto

unico porto. L’area di Trieste aveva, inoltre, un importante rilievo economico. Gli italiani, quindi,

fallirono con gli ex alleati.

L’Italia, allora, si spostò in campo opposto, ovvero con la Triplice Intesa con cui siglerà il 26 aprile

1915 il cosiddetto Patto di Londra, un patto segreto con cui l’Italia si impegna ad entrare in guerra

un mese dopo la firma. In questo patto, oltre a concedere le richieste italiane, venivano concesse

all’Italia alcune aree che si affacciavano sul Mar Adriatico. Le richieste vennero accolte perché,

sostanzialmente, non le avevano: è semplice concedere qualcosa che non si ha.

C’era un problema: passare dalla firma di un patto segreto a una dichiarazione di guerra che deve

passare sotto l’assenso del Parlamento. C’era poco consenso nel popolo italiano, nonostante la

presenza di alcuni interventisti. Anche nel Parlamento non vi era molto consenso: il Senato era di

nomina regia e di conseguenza la Camera dei Deputati era strettamente legata alla corona e al Re,

che era il Capo dello Stato, Vittorio Emanuele III. La Camera dei Deputati era a favore alla

persistenza della neutralità.

Come avvenne il radicale cambiamento? Con una forzatura del sistema costituzionale. Grande fu

l’influenza data da Giolitti, neutralista che fin da subito pensava che l’Italia non ce l’avrebbe fatta

nel conflitto: l’Italia non era all’altezza degli altri paesi. Quando tornò da Roma, avvenne però un

fatto rilevante: la maggior parte dei deputati dimostra di essere dalla sua parte. In quel periodo

comunque, gli interventisti persistono, ignari dell’accordo già fatto. Giolitti, allora, il 13 maggio

rassegna le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato: il Re, con una mossa a sorpresa, richiama

Giolitti e Salandra e poi rimanda al Parlamento il governo di Salandra, non accettando le sue

dimissioni. Fu quindi una forzatura. Il voto del Senato era ovviamente scontato; a quel punto però

vengono votati Pieni Poteri al governo di Salandra e di conseguenza l’Italia entrò nel Primo

Conflitto Mondiale il 24 maggio 1915.

L’Italia era molto impreparata, ma colmerà in modo insufficiente quel “gap” nell’ambito militare.

Subiranno molte perdite, soprattutto nel Carso, per quanto riguarderà l’esercito. Solo nell’ottobre

1917 avvenne la “disfatta di Caporetto”. Da lì in poi ci fu una ripresa e l’Italia dimostrò di essere

riuscita a ripristinare gli armamenti e che, quindi, le loro industrie funzionavano correttamente.

Figura importante fu Cadorna, comandante dell’esercito fino alla disfatta di Caporetto. L’Italia

riuscirà a sconfiggere gli austriaci in maniera autonoma nel 1918, anno in cui venne firmato

l’armistizio.

Il sistema Paese funzionava in Italia: consisteva nello Stato dietro ai soldati. Questo sistema invece

crollò in Russia dando origine alla Rivoluzione Russa.

Storia russa

La Russia passa attraverso più esperienze rivoluzionarie. Ci sono tre elementi principali che aiutano

a capire meglio:

- Travagliato avvicinamento alla modernità dell’Impero Zarista, la forma di Governo della

Russia, tra tradizione e innovazione. Fu un difficile processo verso la modernità in quanto

c’era una dinastia da 350 anni.

- Le complesse modalità di riforma che avvengono in Russia: buone idee che, talvolta, sono

mal realizzate o complicate.

- L’importanza che l’ideologia socialista raggiunse nelle trasformazioni della società russa,

soprattutto in relazione alla loro mancanza di una serie di diritti già presenti negli altri

paesi.

Guerra di Crimea: guerra della Russia contro la Turchia per aprire un varco nel Mediterraneo.

Guerra che non finisce bene per la Russia, ma durante questa guerra vi è un cambio di dinastia:

muore Nicola I. Alessandro II avvia una serie di riforme: era lo zar, che significa autocrate, e quindi

aveva potere totale. Nonostante le riforme, Alessandro II rimase un autocrate. Alcune riforme

principali:

- La più importante riforma è l’abolizione nel 1861 della servitù della gleba, gli ultimi nella

scala feudale.

- L’insediamento dei Codici, cioè di norme scritte di diritto.

- Vengono introdotte delle giurie popolari nel sistema politico.

- Si introduce la costrizione militare, con lunghi periodi (4/5 anni).

- Si inizia ad adottare un’organizzazione amministrativa-locale con autonomia.

- Viene creata una banca di Stato.

Alla fine lo zar non ottenne il consenso e il movimento populista deciderà di ammazzarlo.

Alessandro II innova, pur essendo uno zar, però la risposta è solo un assassinio.

Alessandro III imporrà un regime di controllo severissimo. Viene quindi repressa quella liberà

ottenuta. Migliora l’aspetto economico e fonda la polizia politica.

15.10.2019

Avvicinamento alla modernità dell’impero zarista. Nel 1855 diventa zar Alessandro II, potere

autocratico ma molte importanti riforme, tra cui nel 1861 l’abolizione della servitù della gleba.

Le riforme hanno difficoltà ad applicarsi perché la popolazione è dispersa e analfabeta. Queste

difficoltà fanno nascere movimenti populisti che causano come reazione l’omicidio dello zar (1881)

e gli succede Alessandro III che applica una forte forma di repressione. Processo di sviluppo

economico di tipo industriale (seconda ondata) grazie a investimenti britannici, soprattutto a

partire dagli anni ’80 dai francesi, in quanto la Francia ha perso la guerra con la Germania e vede

nello sviluppo economico industriale russo una chiave di politica estera di alleanza. Questo spiega

perché entreranno in guerra insieme. Questo sviluppo è simile a quello di altri paesi, per cui è

soprattutto presente nell’industria pesante e nella concentrazione di pochi luoghi con grandi unità

produttive (Caucaso e Mar Caspio). Su questa linea continua lo sviluppo della Russia tra gli anni ’80

e il 1904, anno in cui scoppia la guerra fra Russia e Giappone (impero in decadenza) per prevalenza

in alcune aree geografiche cinesi. La Russia va incontro a una sconfitta (prima volta che uno stato

asiatico sconfigge uno stato europeo), ciò significa che nella parte occidentale nasce un

malcontento nella popolazione in quanto ha portato a un decadimento della vita e scoppia nel

1905 una rivoluzione popolare. Questa rivoluzione riesce ad ottenere successi perché lo zar Nicola

II non dispone di sufficienti forze militari per reprimere il moto rivoluzionario in modo massiccio (ci

sono tentativi ma fallimentari).

La rivoluzione del 1905 ottiene un importante risultato, che passa attraverso una richiesta delle

forze rivoluzionarie: il Manifesto d’Ottobre che porta alla creazione della Duma, il primo

parlamento russo. Ci sono delle elezioni che portano ad avere un parlamento che non era gradito

allo Zar, per cui veniva sciolto e rieletto finché non era gradito allo Zar, in quanto riacquisì potere.

In questo momento di rivolta nascono i soviet (c

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.cepollina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Maccarini Roberto.
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