2. L’apprendimento come fenomeno sociale.
Apprendimento nella teoria cognitiva tradizionale I primi studi
sull’apprendimento delle organizzazioni presero spunto dalla teoria cognitiva
dell’apprendimento in un periodo in cui i cognitivisti stessi la stavano abbandonando. A
parere di Weick le principali debolezze di questo punto di vista erano l’identificare
apprendimento con cambiamento e l’apportare un’analogia tra mente e organizzazione
(attribuendo quindi a quest’ultima degli schemi mentali che non possiede).
A questa prospettiva cognitiva si contrappone quella sociale che vede l’apprendimento
come un fenomeno indistricabile dalla società, per quetso motivo è anche detto
apprendimento situato nel campo dell’interazione sociale.
La differenza tra i due approcci è stata sintetizzata da Fox che piega il processo
cognitivo dell’apprendimento in cinque punti fondamentali:
Apprendimento come processo che ha luogo nella mente.
Apprendimento come problema individuale, anche se una schiera di specialisti è
dedita ad esso resta comunque responsabilità dei singoli individui.
Apprendimento nelle istituzioni (scuola).
Apprendimento rappresentato come processo entro contesti formali, un esempio
di questo sono le espressioni come “digerire o assimilare il sapere” o “investire in
conoscenza”.
Ricerca dell’apprendimento focalizzata sull’insegnamento.
Teoria dell’apprendimento situato Per contrasto ai punti di Fox, Lave e
Wenger hanno delineato gli assunti principali della teoria dell’apprendimento situato:
A differenza del mentalismo che separa corpo e mente, i fenomeni mentali
vengono visti come sociali, quindi hanno luogo in situazioni materiali.
La mente non è un contenitore di conoscenze, ma mente in azione nel mondo
quotidiano.
La conoscenza non è oggettiva, decontestualizzata, astorica, asociale e apolitica,
ma un processo indissociabile dal coinvolgimento attivo.
I confini tra conoscenza prodotta professionalemnte (come le scienze) e la
conoscenza acquisita di ogni giorno sono labili, anche la conoscenza teorica ha
radici sociali.
Apprendere è una pratica indissociabile da altre pratiche sociali situate in contesti
storicamente limitati.
Per sintetizzare, come affermò Ilya Prigogine, possiamo dire che “la scienza è un
fenomeno culturale, che prende forma entro un contesto culturale”
Approccio cognitivo e approccio sociale Alla luce di quanto detto,
possiamo facilmente intuire che l’apprccio sociale dell’apprendimento sia più adatto a
studiare l’apprendimento nelle organizzazioni. Questo perché la prospettiva sociale
consente di rappresentare l’apprendimento organizzativo come situato in contesti
lavorativi quotidiani, distribuito entro comunità, custodito e trasmesso attraverso
relazioni sociali e radicato in istituzioni e contesti materiali.
L’istituzionalizzazione del sapere in regole L’istituzionalizzazione del
sapere in regole è fondamentale per l’apprendimento nelle società, innanzitutto perché
le regole conservano e mettono a disposizione il sapere necessario a risolvere situazioni
inmodo flessibile. La loro incompletezza (ovviamente le regole non possono andare a
specificare il comportamento da tenere nelle situazioni in modo minuzioso) rende
possibile un comportamento flessibile entro certi limiti.
Il nesso tra efficienza e regole è abbastanza recente. Da una parte le regole facilitano
l’apprendimento in quanto riducono la complessità di alcune decisioni, accrescono
l’efficienza perché facilitano il coordinamento, servono da memoria organizzativa e
costituiscono la razionalità; ma dall’altra parte hanno un effetto coercitivo forzando gli
individui al di là delle loro inclinazioni personali e ostacolano il cambiamento
organizzativo in quanto spesso si cade nell’errore di non usarle come mezzo per
raggiungere uno scopo ma lasciarle fini a se stesse.
Questa doppiezza delle regole portò alla nascita di una nnuova corrente, il
neoistituzionalismo (March) che mise in luce come le organizzazioni si assomigliavano
sempre più le une alle altre a causa degli effetti mimetici e coercitivi delle norme. Il filone
di March si inscrive nella corrente sociale dell’apprendimento e ha anticipato la divisione
tra nuovo e vecchio apprendimento avvenuta negli anni 90.
“Vecchio” e “nuovo” apprendimento organizzativo Turner mette a
fuoco le caratteristiche del vechcio apprendimento organizzativo basato sui feedback:
Osservazione delle istanze rilevanti e la loro memoria
La comparazione di questa memoria con alcuni aspetti rilevanti
Raggiungimento di conclusioni tramite la comparazione
Azione retroattiva delle conclusioni che influenza le scelte future.
Il nuovo apprendimento, invece, si basa su una rappresentazione più complessa
dell’organizzazione e del trattamento della conoscenza al suo interno. Secondo il nuovo
apprendimento bisogna aprirsi verso l’ignoto in quanto apprendere è si un processo
attivo che passivo, si tratta di vivere la situazione e apprendere da essa.
Learning-in-organizing Il passaggio da “vecchio” a “nuovo” apprendimento è
avvenuto anche a causa del cambiamento di lessico, infatti, dal parlare di
organizzazione si è passati a organizzare.
Nella terminologia moderna, se si parla di organizzazioni si fa riferiemento alle
organizzazioni in senso materiale (imprese, scuole, ospedali ecc.); se si parla di
organizzazione si intende la teoria, cioè il discorso su un’organizzazione, mentre se si
parla di organizzare ci si riferisce all’insieme di attività che danno luogo a
un’organizzazione.
Gli studi organizzativi hanno progressivamento abbandonato lo studio delle strtture
focalizzandosi sui processi. Alla luce di questo si introdusse il concetto di learning-in-
organizing che vede l’apprendimento come un fenomeno organizzativo e
contemporaneamente vede l’organizzare come processo indistricabile dall’apprendere.
Le forme della conoscenza L’idea che la conoscenza fosse qualcosa di
tangibile e non astratta e dincarnata piacque molto a Blackler, la cui teoria espone due
dimensioni: localizzazione della conoscenza (corpi, routine, mente e simboli) e la natura
dei problemi (inusuali e nuovi). Le forme di conoscenza sono così delineate:
Conoscenza oggettivata, radicata nelle tecnologia
Conoscenza incorporata, insita nelle abilità degli attori
Conoscenza assimilata, prodotta e conservata nei processi sociali
Conoscenza mentalizzata, conoscenze concettuali e competenze cognitive degli
attori
Ovviamete le organizzazioni faranno riferimento a tutti i tipi di conoscenza,
privilegiandone uno in paricolare. Da qui deriveranno quattro tipi di organizzazione:
Organizzazioni in cui i processi di conoscenza possono essere ruoutinizzati
Organizzazioni in cui i processi del conoscere fanno ffidamento alla
comunicazione
Organizzazioni che dipendono dal sapere dei loro attori
Organizzazioni che dipendono dagli analisti simbolici e dalla conoscenza
mentalizzata.
Il tessuto della conoscenza Simon introdusse il dibattito tra i vari livelli di
apprendimento nelle organizzazioni in quanto affermava che questo poteva avvenire
solo attraverso l’apprendimento dei suoi membri o acquisendo nuovi membri già istruiti.
Secondo lui l’apprendimentodelle organizzazioni non può essere un processo solitario
ma va considerato organizzativo solo se si può individuare dove sta la conoscenza e chi
apprende. L’aggettivo organizzativo però può far nascere il rischio di antropomorfizzare
l’impresa, bisogna quindi distinguere tra gli individui che apprendono nelle
organizzazioni e l’apprendimento delle organizzazioni. La soluzione più accreditata è
quella di focalizzarsi sulla routine. Quando si decide di mod