Memorie italiane: Le dichiarazioni di guerra e l'Italia dell'epoca
Il 10 giugno del 1940, Mussolini si affacciò dal balcone di Palazzo Venezia e pronunciò il discorso che annunciava agli italiani l'entrata in guerra a fianco della Germania. Il Duce aveva stabilito che il momento propizio di cogliere (senza troppa fatica) il frutto della vittoria si stava avvicinando. L'esercito tedesco stava dilaniando nei territori francesi e l'occasione per partecipare alla spartizione del ricco bottino non si sarebbe mai più ripresentata (anche se ciò significava gettare in guerra un intero popolo e un esercito la cui impreparazione era ben nota). Il fascismo era un regime guerrafondaio, aggressivo, come aveva dimostrato nei suoi anni precedenti (l'invasione dell'Albania nel 1939, l'aggressione all'Etiopia nel 1935-36, ecc).
Dopo l'amaro in bocca per la prima guerra mondiale (l'Italia ne uscì vincitrice ma insoddisfatta per i risultati), al Führer era stato lo stesso Mussolini ad aver confidato nella primavera del 1939, l'anno in cui si strinse il patto d'acciaio che ci legò alla Germania, che l'Italia sarebbe stata pronta per la guerra solo a partire dal 1942. Quando però fu chiaro che la Germania avrebbe travolto nel giro di pochi giorni le ultime resistenze francesi, Mussolini ruppe gli indugi. Così il Partito Nazionale cercava di darsi da fare per convincere gli italiani a supporto del regime fascista, e per chi non si adeguava ci sarebbero stati ostacoli.
Testimonianze
Un giovane studente andando a scuola si trovò nel mezzo di una manifestazione pro la guerra, “Voi volete la guerra?” “sììì”. Ma una voce, di una persona anziana in mezzo alla folla disse di no, venne arrestato. Il fascismo aveva puntato alle generazioni più giovani per realizzare l'ambizioso progetto di creare un nuovo mondo, il culto del Duce era instillato in profondità nelle menti dei ragazzi, era punto di riferimento ideale. Questa pratica faceva leva sull'inquadramento dei giovani nelle organizzazioni di massa del regime, sulle attività sportive e l'educazione scolastica. Lo sport doveva servire per formare il futuro esercito, con competizioni annuali e non la casuale presenza del Duce alla manifestazione finale nella capitale (serviva a rafforzare l'immagine del capo indiscusso). La scuola, era luogo delegato alla formazione delle nuove generazioni cresciute nel credo mussoliniano, nel culto del Duce che aveva sempre ragione.
Maestri autoritari, picchiavano. Quando gli insegnanti entravano in classe, c'era il capoclasse che si alzava in piedi e gridava l'attenti e fintanto che il maestro non dava l'ordine nessuno si sedeva. Anche i compiti assegnati erano adeguati e si ispiravano alla politica fascista (es.: rappresentare con il disegno il patto tripartito fra Italia, Germania e Giappone). Anche le ragazzine venivano indottrinate, andavano vestite a scuola con la divisa (gonna nera e camicia bianca). Poi il sabato era “fascista”, erano obbligatorie attività e non dover andare a scuola.
Le ragazzine al sabato andavano in campagna per lavorare, “perché c'era la fame!”, ma quelli del partito fascista proibivano che la gente ci andasse. Anche la discriminazione a scuola era forte: dai bambini ricci a quelli poveri, per non parlare degli orfani. L'abilità del regime fascista fu nel cercare di fornire occasioni di svago agli italiani, ingabbiandoli in organizzazioni di massa al tempo stesso che educavano alla parola del fascismo. Il tutto in una nazione che era in larga parte ancora rurale.
“Si stava tutti insieme, tutte le braccia servivano per lavorare”. “La maggior parte del guadagno andava al padrone”. “L'acqua e l'energia elettrica mancavano”, “ci si andava al pozzo”, “i bambini dopo la scuola andavano al pozzo più vicino portando l'acqua agli adulti che lavoravano nei campi”. “Non esistevano i servizi igienici”. “Una mansione per ciascun componente della famiglia, come impastare il pane”. La mortalità infantile era molto alta: mancanza di soldi per medicinali e mancanza di ospedali. I bambini lavoravano, nelle campagne quindi erano analfabeti, i maschi di solito venivano scelti per andare a scuola, mentre le femmine restavano a casa per i lavori domestici. “Chi poteva permetterselo cresceva un animale, come il maiale.”
È questa l'Italia che entrò in guerra nel 1940 per la volontà di Mussolini di non lasciarsi sfuggire l'occasione di sfruttare le stupefacenti vittorie di Hitler. La Germania, dopo la rapida invasione della Polonia del 1939, aveva conquistato la Danimarca, la Norvegia, i Paesi Bassi, il Belgio e il Lussemburgo (1940) e di lì stava penetrando la Francia, che non sembrava opporre una resistenza efficace. La mobilitazione dell'esercito italiano accelerò il proprio ritmo. “Si viveva sulle spine e dai discorsi di Mussolini si capiva che appoggiava la politica di Hitler”. Il conflitto era ormai cominciato per l'Italia.
La guerra
La seconda guerra mondiale è stata definita un conflitto “totale”, un aggettivo che è stato utilizzato anche per la Grande guerra del 1914-1918, ma in questo caso assume un significato diverso. Per la prima guerra, la totalità dell'esperienza bellica (periodo di guerra) si riferisce al fatto che per ciascun paese impose sacrifici enormi per sconfiggere l'avversario. La popolazione civile, però, a parte quella che abitava sui luoghi di scontro, non fu direttamente coinvolta nella guerra, a parte rare occasioni in cui alcuni aerei sganciarono bombe sui centri abitati nemici.
Per il periodo 1939-45, il concetto di guerra totale muta, perché viene a mancare la distinzione tra il fronte e il resto del paese, la guerra non corrispose a nessun luogo separato. La seconda guerra mondiale poi (rispetto alla prima dove i sistemi politici, ideali ed economici erano molto diversi) è stata definita come uno scontro tra paesi che appartengono alla stessa civiltà (esempio Francia ed Inghilterra con modello politico liberale, pur con differenze che vanno alla democrazia come l'UK al regime autoritario nazista come la Russia).
Al fronte
La guerra dell'Italia era rivolta contro l'Inghilterra e la Francia. L'imminente caduta di quest'ultima sembrava presagire la resa anche dalla sua alleata, e su un fine precoce di combattimenti puntò Mussolini. Ordinò, pochi giorni dopo la dichiarazione, un'offensiva sulle Alpi contro i francesi ma i risultati furono molto deludenti. Sebbene le truppe contro l'Italia erano inferiori (perché la maggior parte erano contro i tedeschi), la Francia era in ginocchio per Hitler, non per gli italiani, che faticosamente erano avanzati di pochi chilometri, questa era una palese conferma dell'impreparazione dell'esercito italiano.
Inoltre ben presto ci si rese conto che la Gran Bretagna non aveva alcuna intenzione di abbandonare la contesa ma, forte della sua posizione insulare che la rendeva difficilmente attaccabile, con la tenacia del popolo e del governo guidato da Winston Churchill, continuò la guerra. Con l'Italia gli scontri furono sia navali, nel Mediterraneo, sia terrestri in Africa. Italia e Inghilterra avevano possedimenti coloniali confinanti. Nei primi mesi l'Italia attaccò i possedimenti inglesi e francesi confinanti nel Corno d'Africa ma la sconfitta era certa, perché l'Inghilterra controllava il canale di Suez e impediva che i rifornimenti raggiungessero l'Africa orientale.
Tuttavia, il fronte principale italiano fu nel Mediterraneo e occorreva vedersela con l'Inghilterra, con la sua potente flotta e con le forze che occupavano l'Egitto. Nonostante la sconfitta con la Francia, Mussolini ordinò di attaccare l'esercito inglese che occupava l'Egitto. Ad una prima incursione italiana in Egitto, tra il 1940-41, seguì un'ancora più rapida avanzata britannica verso la Libia, che mise in evidenza lacune dell'esercito. Sebbene la classe militare e politica italiana sapesse che il carro armato sarebbe stata un'arma decisiva le truppe italiane si presentarono con mezzi piccoli e lenti e senza buone corazze. A pagarne lo scontro furono i soldati italiani.
Testimonianze
Alberto T. in Africa svolse il ruolo di conduttore di automezzi e si trovò coinvolto tra la guerra sul fronte tra Libia e Egitto, sul deserto, rischiò la vita. Dopo l'impreparazione dell'esercito si fece ritirata, indietro attraverso il deserto (di nuovo). Hitler aveva deciso di inviare in soccorso le proprie truppe, l'aiuto tedesco sottolineava l'incapacità di Mussolini. Una volta in Russia, Rommel (generale tedesco) prese in comando le truppe italo-tedesche e le guidò contro gli inglesi (la cattura di Tobruk), poi l'offensiva si spinse ancora più avanti in Egitto, ma la distanza rispetto alla base in Libia e l'ostilità dell'ambiente desertico resero l'avanzata difficile.
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Malfitano, libro consigliato Memorie italiane: Dalla guerra al miracolo…
-
Riassunto esame storia contemporanea, Prof Malfitano, libro consigliato Memorie Italiane, dalla guerra al miracolo …
-
Riassunto esame di storia contemporanea, prof Malfitano, libro consigliato Hitler e l'enigma del consenso, Kershaw …
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Malfitano, libro consigliato L'Officina della Guerra, Gibelli