GLI ORDINI ARCHITETTONICI
La conoscenza degli ordini architettonici la dobbiamo certamente a Vitruvio, il quale ne ha però una conoscenza
parziale, che spesso non si confronta con i luoghi che descrive. Sembrerebbe che egli abbia una conoscenza diretta
dell’architettura greco-italica e che la sua conoscenza si basi sulla lettura di manoscritti di età ellenistica, ma si pensa
che non sia mai stato di persona in Grecia e vi sono infatti alcuni elementi di discordanza tra quello che Vitruvio scrive
e la realtà. Probabilmente Vitruvio aveva tra le mani le opere dell’architetto Ermogene da Priene, architetto asiatico di
epoca ellenistica, che aveva accompagnato l’attività progettuale a quella editoriale, descrivendo tutte le tecniche di
progettazione e costruzione di un tempio dorico. Vitruvio dice che prima di Ermogene c’erano i Greci antichi, ma non
ne ha una buona conoscenza.
Vitruvio parla degli ordini dorico, ionico, corinzio e tuscanico ed è stato per questo criticato per aver parlato in modo
esatto di quattro ordini dandogli una caratterizzazione. I puristi, tra cui Giorgio Rocco, sostengono infatti che nel mondo
greco si possa parlare di due ordini, cioè il dorico e lo ionico. In realtà Vitruvio specifica che il corinzio non viene
sviluppato da un’etnia antica ma è derivato dall’ordine dorico e ionico. Così da d e ordini per il frapporsi di n n o o
capi ello si creò negli edifici n er o ordine (Vitr. IV, i, 3))
Vitruvio vuole far risalire l’ordine dorico e ionico a due generi etnici: i Dori, che secondo l’ipotesi più battuta sarebbero
la causa del decadimento della civiltà micenea, e gli Ioni, più antichi dei Dori, costretti a spostarsi verso le coste asiatiche
a causa dell’arrivo dei Dori.
Così m arono dalla fig ra mana l in en ione delle colonne ma con d e differen a fondamen ali l na colonna
dall omo n da bellezza senza ornati (sobrio e virile l al ra corrisponden e alle gra ie e all armonia femminili la
prima colonna e la più an ica è la dorica Vi r IV, i, 7)
Secondo Vitruvio il primo tempio dorico è il tempio di Hera (Giunone), ad Argo.
Q ando ollero in q el empio collocar le colonne e cercando con q ali cri eri e comp i po essero conseg ire lo
scopo di costruirle capaci a sostenere il carico e, al tempo stesso, di riconosciuta bellezza, presero a unità di misura
l impron a del piede dell omo e lo ripor arono in altezza. E poiché avevano riscontrato che il piede è la sesta parte
dell al e a dell omo applicarono q es a propor ione anche alla colonna facendola al a sei ol e il diame ro della
base. Così la colonna dorica rappresentò negli edifici la proporzione, la solidità e la bellezza del corpo virile. In seguito
poi, volendo edificare un tempio ad Artemis, e di un nuovo tipo di bellezza lo intonarono alla gracilità femminile, pur
usando lo stesso vestigio del piede come misura. Fecero così la colonna alta o o ol e il diame ro dell imoscapo, onde
avesse un aspe o pi slancia o Vi r IV, i, 6-7)
A differenza del dorico, sobrio ed essenziale, nello ionico vi è una ricerca formale decorativa molto spinta. Le colonne
sono molto snelle (alte oltre i 9 diametri). Vitruvio sottolinea il legame tra i due stili e le caratteristiche dei due popoli: i
Dori sono un popolo di guerrieri.
Il corinzio, invece, è una fusione tra i due ordini e non si può dunque ritenere un ordine in senso proprio. Si tratta di uno
sviluppo decorativo dell’ordine ionico. Il corinzio appare molto tardi (tempio di Bassae, in Arcadia) e si sviluppa molto
in ambito ellenistico. In ambito tardo-classico ed ellenistico lo stile ionico inoltre si diffonde sempre di più anche in zone
non ioniche.
L’ordine tuscanico viene invece definito da Vitruvio come una contaminazione di generi tra dorico e ionico.
Infine, l’ordine composito, di cui Vitruvio non parla, è una fusione di elementi ionici, dorici, corinzi e tuscanici, che si
sviluppa nel periodo ellenistico. Lo ritroviamo nel 1500, ad esempio con Palladio.
L ORDINE DORICO
CONTESTO STORICO E GEOGRAFICO
Gli ordini dorico e ionico hanno quasi sicuramente dei legami con un’epoca pregreca, caratterizzata dalle civiltà egee:
la civiltà minoica (città più importanti: Cnosso, Festo e Malia) e quella micenea (decaduta a causa dei Dori). Infatti, tra
il 700-600 a.C. si verificano sicuramente delle esperienze che hanno a che fare con degli antecessori dei templi greci,
probabilmente con materiali molto deperibili (edifici misti pietra-legno, poi interamente in pietra).
La Grecia era costituita da:
La : comprendeva la penisola del Peloponneso e un’appendice dell’Attica e della Beozia. In primo
MADREPATRIA
piano vi era l’Argolide (non a caso le capitali dei micenei, Micene e Corinto, si trovano in questa regione), dove
lo stesso Vitruvio dice che fu costruito il primo tempio dorico in pietra. I Dori nel corso dell’VIII secolo a.C.
costringono molti gruppi achei (micenei) a spostarsi verso l’Occidente, il Mediterraneo, e molti gruppi ionici ad
emigrare verso l’Oriente, nella Grecia d’Asia. Sembrerebbe, in realtà, che i Dori furono solo l’ultimo anello del
declino di Micene, e quando arrivarono la trovarono già in una situazione compromessa a causa dei popoli del
mare (non si sa se si tratta dei Dori o altri) che scardinarono i commerci di Micene sul mare determinando una
crisi economica. I Dori erano un popolo barbaro rispetto alle raffinatezze di Micene, città ricchissima dal punto
di vista artistico, come si può dedurre dalle tombe e dagli elementi in oro ritrovati in queste sepolture.
Il dialetto dorico si sviluppa nella parte sud-occidentale della Grecia continentale.
G ’A : vi sono molte poleis ioniche, di cui Atene è l’esempio per eccellenza. Questo è dovuto ai flussi
RECIA D SIA
migratori dell’VIII secolo. La Grecia d’Asia comprende inoltre le isole di fronte alla costa asiatica: Samos
(santuario di Era, forse addirittura precedente alla formazione delle colonie ioniche nel corso dell’VIII sec.),
Lesbo e Chios.
C : costituiscono un altro sistema insediativo. In particolare, Naxos e Delos. Già dalla fine del VI sec.
ICLADI
esisteva il santuario di Delos, molto frequentato dall’Atene dei tiranni. Nelle Cicladi vi sono giacimenti di pietra
molto raffinata, motivo per cui gli abitanti di queste isole si specializzarono nella lavorazione del marmo ed
hanno dunque un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’ordine ionico. Molta manodopera dell’Atene dei
tiranni proviene infatti dalle Cicladi.
G ’O : formata a seguito dei flussi migratori che si spingono fino agli orizzonti del Mediterraneo
RECIA D CCIDENTE
occidentale: La Grecia d’Occidente comprende la Magna Grecia (Puglia, Basilicata…) e la Sicilia (non fa parte
del mondo magno-greco, poiché mantiene una sua specificità). Il tempio di Era I a Paestum, ad esempio,
rappresenta questo incontro tra culture (Greci e “italioti”), fusione culturale che non troviamo nei templi nella
Grecia della madrepatria caratterizzata da templi piuttosto canonici.
L ORIGINE DELL ORDINE DORICO
Il trilite
L’antenato più antico del sistema colonna-trabeazione è la struttura del trilite, alla base delle strutture primitive: due
elementi portanti, che sostengono, ed un elemento orizzontale. I primi esempi di trilite furono molto probabilmente
abitazioni di legno, mentre lo Stonenge e il Dolmen di Bisceglie già rappresentano strutture sublimate dall’uomo, che
ha voluto oltrepassare il sistema geometrico del trilite conferendogli, nel caso dello Stonenge, un significato mistico,
religioso. Nel caso del Dolmen, si tratta di un vano chiuso che si pone come terminazione di un percorso e rappresenta
quindi comunque un passo avanti rispetto alle strutture primitive.
L’ordine architettonico nasce con la finalità di coniugare la necessità strutturale con la bellezza e le proporzioni.
L’ordine dorico e ionico sono innanzitutto accomunati proprio dallo schema geometrico del trilite.
Il tempio dorico ha sicuramente origine in madrepatria, in particolare nel Peloponneso. Contestualmente alla comparsa
del dorico in madrepatria sul finire del VII sec., assistiamo anche alla sua comparsa nella Grecia d’Occidente.
Quest’ordine dunque trova le ragioni culturali della sua origine nella madrepatria ma anche la Grecia d’Occidente
partecipa della sua origine. Ci sono delle significative differenziazioni tra le scelte formali in questi due luoghi, che man
mano che ci si avvicina al V secolo si attenuano. Infatti, dopo un primo periodo ricco di sperimentazioni e caratterizzato
da una grande libertà compositiva, già nella seconda metà del VI secolo quest’architettura tese a stabilizzarsi.
Edifici a megaron
Gli storici hanno sottolineato il ruolo fondamentale degli edifici a megaron nel percorso che porterà alla nascita del
tempio. In epoca micenea le strutture palaziali erano legate all’attività politica, economica e religiosa (sacerdote dei riti
= monarca). I palazzi micenei erano caratterizzati da cortili in cui il lato lungo era molto sviluppato rispetto a quello corto
(caratteristica che ritroviamo nel tempio greco) e il megaron costituiva l’edificio di conclusione, di testata, destinato alle
attività di rappresentanza del monarca. Questo spazio centrale era notevolmente più importante rispetto a quelli
intorno, in quanto era il luogo in cui il monarca esercitava la sua podestà. Tra gli esempi più importanti di edifici a
megaron vi sono il palazzo di Pilos e di Tirinto.
P P corte aperta (1) - corte chiusa (3) - edificio che si sviluppa longitudinalmente. A questo edificio si accede
ALAZZO DI ILOS
attraverso un vestibolo ( ), aperto sulla corte interna con due colonne, da cui si accede ad un vano e poi ad un’altra sala
con il podio del monarca (6), costituita da una serie di colonne che individuano uno spazio centrale. Il vano tra il vestibolo
e la sala del trono ha degli accessi ai corridoi laterali di servizio.
Gli edifici a megaron erano dunque caratterizzati da un vano monumentale posto in maniera consequenziale rispetto
ad altri due vani (vestibolo e vano intermedio)
P T sequenza dei vani piuttosto simile a quella dei templi greci. Il lato lungo del megaron è notevolmente
ALAZZO DI IRINTO
più sviluppato rispetto a quello breve, in modo ancora più evidente rispetto al palazzo di Pilos anche per la mancanza
dei corridoi di servizio laterali. Inoltre, nel megaron di Tirinto non vi è un vano intermedio.
Intorno al 00 a.C. inizia un processo di decadenza della civiltà micenea, che ha come concausa l’arrivo dei popoli del
mare. Tra il 00 a.C. e l’VIII secolo i territori della Grecia si arricchiscono di villaggi, in cui vi era una residenza dedicata
al capo-villaggio ( ). Queste residenze erano molto simili ai megaron di età micenea.
X-IX secolo a.C. età protogeometrica / protostorica: nome derivato dalle forme espresse dalle ceramiche
caratterizzate da motivi geometrici; questo non si può dire per l’architettura. Il periodo tra il X e l’VIII sec. è necessario
per comprendere il passaggio a quelle che saranno le poleis greche. Si ritiene infatti che il tempio possa essere stato
una forma raggiunta attraverso una serie di sperimentazioni a partire dal megaron di età protostorica.
M U databile intorno al X secolo a.C. Questa dimora è allo stesso tempo la casa del capo-villaggio (vani
EGARON DI LISSE
accessori destinati alle attività domestiche di Ulisse) e il luogo dove esercita la podestà, dunque le funzioni politiche,
amministrative, di tipo giudiziario e probabilmente anche religiose. Nel contesto storico tra il X e l’VIII sec. il monarca
svolgeva probabilmente anche una funzione di sacerdote e non ci sarebbero luoghi di culto specifici, ma un luogo di
culto riservato, privato, inserito all’interno della dimora del capo-villaggio.
D L tipologia che richiama molto da vicino quel tempio a cui vorremmo tendere. Si trova a Lefkandi, in
IMORA DI EFKANDI
Eubea (isola greca). All’inizio sembrava essere una sepoltura, ma si tratta in realtà di un edificio di età
protostorica/protogeometrica databile alla metà del X secolo a.C. Questa sepoltura celava i resti di un uomo (si pensava
un guerriero perché ritrovato insieme alle armi e ai cavalli) e una donna. Si avanza poi l’ipotesi che questa fosse
inizialmente la dimora del guerriero, che una volta morto venne sepolto in questa dimora ed in seguito questo tumolo
divenne un luogo di culto in cui si ricordava il mito di un eroe, divenuto nel tempo tanto famoso da essere accostato ad
una divinità (eroe = semidio). Questo sito è stato poi abbandonato e non è stato tradotto in santuario.
Portico – vano tra il portico e la dimora – vano della dimora stessa
Attività del signore di carattere religioso (attività privata ma estesa anche ad altri)
Nella testata terminale convessa si ha la prova che vi fosse una cambusa (luogo per la conservazione di generi
alimentari), poiché è stato ritrovato un drenaggio in pietra che serviva per allontanare l’umidità del terreno. I due vani
tra la dimora e la testata absidale erano dei vani tesoro (thesauros), dove il guerriero poteva custodire le armi. La
sequenza lungo una direttrice longitudinale, lungo un asse, di vani destinati a funzioni diverse suggerisce un forte
collegamento di questi edifici con il tempio greco.
Inoltre, sono stati ritrovati basamenti di pietra intorno alla dimora staccati di qualche metro dalla parete esterna, su
ognuno dei quali molto probabilmente era infisso un elemento verticale in legno. Venivano utilizzati materiali deperibili
(es: fusti verticali ricavati dalla lavorazione dei tronchi di legno), ma anche la pietra, ad esempio per le fondazioni e i
basamenti. L’elevato vero e proprio della dimora è in mattoni crudi (muratura a secco). La muratura, per quanto non
sia lavorata da professionisti, denota un certo livello di tecnologia.
Vi era dunque una peristasi di elementi verticali discontinui. Questa peristasi serviva per intercettare delle percorrenze
esterne alla dimora. Inoltre, aveva l’importante funzione di protezione delle murature in mattoni crudi, fortemente
deperibili se esposte agli agenti atmosferici. Nel contesto del villaggio la peristasi concorre probabilmente anche a
conferire una qualità alta alla dimora del capo-villaggio. Anche la peristasi del tempio greco nasce probabilmente per
questioni funzionali e di carattere pratico. All’origine doveva avere la finalità di proteggere la dimora di una personalità
importante.
Tutto l’VIII sec. è caratterizzato sia in Occidente che in Oriente da una rivoluzione orientalizzante, che vede l’imporsi
nella cultura greca di modelli provenienti dal vicino Oriente. I templi greci hanno un legame con i templi e i labirinti egizi.
Un’importante colonia greca in Egitto fu Naucratis, che servì per alimentare gli scali commerciali, grazie ai quali vi furono
molti scambi, anche dal punto di vista artistico.
Modellini votivi: costruzioni in terracotta in scala, in miniatura, fatte da artigiani con
la finalità di offrire un voto. Questo è stato ritrovato nell’Heraion di Argo e
rappresenta un tempio prostilo distilo con una copertura a capanna; potrebbe
rappresentare una dimora primitiva del simulacro e la monumentalizzazione
potrebbe essere avvenuta in un secondo tempo.
Anche nei resti vascolari (ad esempio quelli al museo di Metaponto) vi sono dipinti
di architetture ed edifici, che rappresentano importanti testimonianze.
Tempio ligneo
La società dei andò poi incontro ad una trasformazione verso una realtà insediativa-politica completamente
diversa: la polis, una città in cui tutti partecipano alla vita politica e che ha un santuario aperto a tutti. Inizialmente
non necessariamente doveva esserci un luogo chiuso, un tempio, destinato specificamente alla conservazione di un
simulacro. Bastava un luogo molto suggestivo dove riporre un altare per l’azione di culto fondamentale, il sacrificio, e
qui doveva essere conservata una rappresentazione della divinità; ma prima ancora di arrivare ad un simulacro scolpito
da un artista, era sufficiente anche un segno naturale di una presenza divina (ad esempio una pietra o un tronco
d’albero, come nel santuario di Hera a Samos: simulacro aniconico, di tipo non figurato). Bastava una copertura, una
protezione a questo simulacro e un altare. Questo rappresenta il primo tentativo di trasferire il culto domestico, privato,
al di fuori della dimora di un singolo. Tra l’VIII e il VII secolo si moltiplicano le città-stato e i santuari.
La prima funzione del tempio era quella di fornire un riparo duraturo al simulacro. È per questo motivo che si volle
superare la copertura a capanna in paglia e le strutture verticali in legno che erano la parte più fragile. Si innesca una
rincorsa al sempre più grande e più bello e si sviluppa il desiderio di costruire per il simulacro una dimora sempre più
monumentale. L’elemento di fabbrica che consente ai vari elementi di essere più duraturi è la copertura, di primaria
importanza ai fini della protezione delle fabbriche. Per questo, si cominciarono ad utilizzare per la copertura le tegole
in terracotta o pietra. La prima città capace di introdurre quest’innovazione fu Corinto, all’avanguardia innanzitutto
nella lavorazione della ceramica. La copertura del tempio di Zeus ad Olimpia, ad esempio, è costituita da tegole in
marmo pario. L’aggiunta delle tegole innescò un aumento molto significativo dei carichi. I primi elementi a diventare da
legno a pietra furono dunque le colonne, mentre la trabeazione rimase per molto tempo in legno. Questo comportava
un aumento dei carichi non così significativo da necessitare di colonne così massicce. Inizialmente, infatti, le colonne
doriche sono molto divaricate tra loro e snelle (vedi tempio di Argo). Quando il processo di litizzazione interessa anche
la trabeazione, le colonne diventano molto più massicce. Tutte queste tr
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