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L'età carolingia

La politica culturale di Carlo Magno

Noi chiamiamo latinamente Germania quella che i tedeschi chiamano Deutschland. La nostra definizione è storicamente imprecisa in quanto numerose popolazioni dei primi secoli del Medioevo vennero definite Germani per indicarne l'origine comune e tale definizione non ebbe in realtà a che fare con la Germania storicamente e geograficamente definita.

Le popolazioni che contribuirono alla formazione della cultura e della storia tedesche furono quelle del gruppo occidentale, che dalle sedi scandinave si trasferirono nell'Europa centrale, subirono l'influsso della cultura latina e si convertirono al cristianesimo cattolico: Svevi, Alemanni, Bavari, Franconi, Turingi, Sassoni e Angli. (Gli Angli e i Sassoni migrarono in Britannia dove diedero inizio alla civiltà anglosassone.)

Tra le popolazioni della Germania ebbero il ruolo più importante, almeno fino all'età di Carlo Magno, i Franconi, i quali mutarono il loro nome in Franchi, e dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente fondarono un Regno franco autonomo, che si estese poi su tutta la Gallia e iniziò ben presto l'espansione su tutto l'arco alpino e sulle terre dell'attuale Germania.

Il punto nodale che lega la storia del Regno franco con la futura Germania si può individuare nella persona di Carlo Magno e nella sua politica culturale.

La politica culturale di Carlo Magno influenzò e condizionò profondamente la cultura tedesca molto più che la cultura francese e italiana (Francia, Italia e Germania: tre parti più importanti del Sacro Romano Impero) in quanto la cultura tedesca era arcaica, orale e soprattutto fragile di fronte all'organizzazione feudale del regno franco e della gerarchia cattolica alleate da sempre, e unificate nella volontà dell'imperatore.

Carlo Magno applicò la stessa politica sul terreno francese, dove però dovette spesso scontrarsi con il substrato tenace della cultura preesistente, cattolica e latina. Carlo era consapevole di ciò e così volgeva le sue intenzioni in particolare al mondo germanico, oggetto anche delle sue maggiori cure militari. Infatti, egli teneva di preferenza la sua corte nelle città della Germania, soprattutto orientale, come Aquisgrana, Kassel, Marbach, dove era più necessaria la presenza dei suoi eserciti.

Il 25 dicembre dell'800 Carlo Magno venne incoronato imperatore dal Papa e da quel momento lui stesso si considerò defensor fidei come se fosse stato incoronato da Dio stesso.

Dopo aver sconfitto il Regno longobardo (774), Carlo Magno intraprese tre diverse campagne: contro i Sassoni, contro i Longobardi e contro gli Arabi di Spagna. In tutte e tre queste campagne Carlo Magno consolidò il suo atteggiamento di defensor fidei, ma in realtà solo una era dettata da autentiche necessità difensive, del territorio e della fede, ovvero quella contro gli Arabi che premevano sul confine dei Pirenei. Infatti, i Longobardi non insidiavano il dominio del papa e i Sassoni non avevano velleità di espansione a occidente del Reno.

Tra tutte le popolazioni che si sono nominate e che hanno contribuito alla formazione della Germania, i tedeschi non ci sono. Il loro nome deriva, infatti, dalla parola theotisc, che è l'esatto calco del latino vulgaris e che indica la lingua in cui vennero tradotti i primi testi latini utili per il culto e l'educazione religiosa del popolo.

Il termine theotisc compare in principio in testi in latino a indicare una specie di koinè di dialetti germanici, quali francone, svevo, alemannico, bavarese, che si diffuse nei conventi e che costituirà la lingua in cui si tradurrà il latino. Quindi, come vulgaris è la lingua del vulgus, theotisc è la lingua del theot, thiud, il popolo, oggi deutsch. Questa lingua letteraria, in seguito a un lungo processo di unificazione, diventerà la lingua delle popolazioni che costituirono la Germania: il termine passerà a indicare le popolazioni stesse che usano questa lingua, il tedesco, e l'area che nel Medioevo fu coperta della theotisca lingua. Da quest'area si separeranno successivamente l'Austria e la Svizzera, ma la lingua continuerà ad essere il tedesco, e nella letteratura tedesca saranno comprese, anche se distinte, quella austriaca e svizzera.

La nascita della letteratura in volgare tedesco

La nascita della letteratura in volgare tedesco è strettamente legata alla politica di Carlo Magno. La politica culturale carolingia si fondava innanzitutto sul cristianesimo, inteso come instrumentum regni, come insieme di valori su cui fondare l'armonizzazione e la compattezza dell'Impero e la conseguente obbedienza al Papa e all'imperatore.

Carlo Magno ebbe un'importante intuizione a questo proposito: il popolo obbediente e fedele doveva essere un popolo di cristiani consci poiché l'esistenza di una grande massa della popolazione, che subiva passivamente il peso della gerarchia feudale e l'imposizione religiosa senza convinzione, poteva essere estremamente pericolosa (come aveva sperimentato nella guerra contro i Sassoni, pag 17). Da qui nacque l'idea di un sistema di educazione capillare, le cui tappe salienti sono:

  • La fondazione della Schola Palatina nel 780: in questa scuola si insegnavano tutte le scienze del tempo, cioè le arti del trivio e del quadrivio, a coloro che sarebbero stati preposti ai conventi e avrebbero occupato le cariche più elevate della gerarchia ecclesiastica. Si trattava quindi di un'istituzione finalizzata soprattutto alla formazione dell'alto clero, da cui dipendeva il basso clero, ovvero preti e monaci che dovevano istruire la massa del popolo. A dirigere la Scuola di palazzo Carlo chiamò dalla Britannia Alcuino, diacono di York, il cui insegnamento basato sui principi di chiarezza, ordine e regolarità era improntato sulla grande personalità di Beda, monaco anglosassone autore della "Historia ecclesiastica gentis Angolonorum".
  • La fondazione dell'Admonitio generalis nel 789: con essa Carlo Magno impartì agli educatori del suo popolo le regole del loro magistero, ovvero rigida ortodossia cristiana e istruzione religiosa incentrata sulla vita di Cristo e su quanto delle Sacre Scritture potesse essere utile e accessibile alle menti degli umili.

Le preoccupazioni di Carlo erano rivolte soprattutto ai popoli germanici di più recente conversione e sottomissione: a questo proposito, tra l'VIII e il IX secolo, fioriscono le traduzioni dal latino di opere di uso liturgico, delle cosiddette "armonizzazioni" dei Vangeli o di opere di varia cultura, come l'Abrogans. La realizzazione di questo progetto culturale non fu breve e nemmeno i suoi frutti furono immediati: solo dopo la morte di Carlo (814), sotto il suo successore Ludovico il Pio, la parola educatrice raggiungerà finalmente ogni popolo nella sua lingua, svevo per gli Svevi, bavarese per i Bavari, sassone per i Sassoni.

Le traduzioni dal latino

Nel fervore di divulgazione dei contenuti della religione cristiana nasce sia la letteratura in volgare sia la lingua di quelle popolazioni che occupavano il suolo dell'attuale Germania, Austria e Svizzera, e che non corrisponde esattamente a nessuna delle varie lingue allora parlate: sarà una lingua letteraria comune, abbastanza unitaria, e prenderà il nome di tedesco. Quindi, è la lingua letteraria e volgare insieme, che vuole essere comprensibile alla massa analfabeta del popolo, e che ogni predicatore adatterà al suo pubblico.

Il volgare letterario, nascendo come traduzione interlineare, riproduceva la struttura sintattica del latino: i monaci calavano meccanicamente il testo latino nel contenitore volgare lasciando intatta la disposizione delle parole. Un'altra caratteristica del volgare tedesco è che per ragioni storiche sarà formato dal confluire di dialetti prevalentemente meridionali: le popolazioni dell'arco alpino infatti, le più meridionali, furono le prime a essere convertite, già in età merovingica. A queste si possono associare i Franconi e i Turingi.

Il testo più antico in lingua tedesca è il glossario, che oggi definiremmo vocabolario, detto Abrogans: esso contiene le parole latine con la loro spiegazione e la traduzione, delle parole e della spiegazione, ha lo scopo di fornire un lessico adatto a esporre questioni religiose. La stessa parola abrogans lo dimostra perché appartiene alla formula battesimale con cui il battezzando "rinunciando" al demonio si rende disponibile ad accogliere il sacramento. L'Abrogans contiene infatti prevalentemente religiosi: i glossari dovevano fornire gli strumenti per le traduzioni di opere religiose, le quali, a loro volta, fornivano materiale per le prediche dal pulpito, attraverso cui la dottrina cristiana arrivava alle orecchie di tutti.

Il volgare andava quindi costruendosi sul modello latino e si stava formando il tedesco meridionale o alto tedesco, ovvero l'Hochdeutsch:

  • Meridionale perché alle popolazioni della Germania meridionale (Svevi, Alemanni, Bavari, Franconi e Turingi), da più tempo assoggettate al Regno franco e poi all'Impero, e quindi di più antica cristianizzazione, appartengono i monaci dei conventi e i membri del clero in genere;
  • Alto perché la Germania meridionale è attraversata dall'alto corso dei fiumi, in particolare del Reno, che scorre da Sud a Nord. I conventi stessi si trovavano prevalentemente nella fascia centromeridionale della regione germanica, che assunse nell'VIII e IX secolo un ruolo guida nell'ottica culturale carolingia. Inoltre, il Centro-Nord della Germania, patria dei Sassoni, era terra di rivolte, in cui la nuova religione non aveva ancora messo radici profonde. Questo spiega il ritardo con cui il Nord della Germania entrerà nella scena letteraria, con la sua lingua che per contrapposizione all'alto tedesco, Hochdeutsch, verrà definita dagli storici basso tedesco, Niederdeutsch.

Una suddivisione cronologica dell'Hochdeutsch definisce:

  • Althochdeutsch il volgare fino al XII secolo;
  • Mittelhochdeutsch il volgare fino alla fine del XIV secolo;
  • Neuhochdeutsch il volgare successivo a quella data. In realtà, però, nel '400 la lingua si avviava rapidamente all'unificazione comprendendo anche apporti settentrionali e sfugge quindi alla denominazione di alto tedesco.

La letteratura in volgare

Nell'ambito della produzione religiosa il testo più antico è la cosiddetta Wessobrunnergebet, ispirato alla Genesi, alla creazione. Esso faceva parte della letteratura didascalica e la sua comparsa così precoce fa pensare che avesse un modello anglosassone, di cui potrebbe essere persino una tradizione. La letteratura anglosassone precede infatti di più di un secolo la letteratura tedesca.

Il linguaggio, pur conservando tracce del modello anglosassone, è caratterizzato da elementi bavaresi. (pag. 24 dispensa) Nella stessa lingua con influssi bavaresi è scritto il Muspilli (830), un frammento di cento versi circa riguardante il Giudizio Universale e con ambientazione apocalittica.

Prima di passare alle grandi opere poetiche sulla vita di Cristo ricordiamo ancora i brevi carmi magici detti Segen, contenenti benedizioni e scongiuri, che segnano il confine tra paganesimo e cristianesimo. Alcuni conservano anche la presenza di divinità precristiane, come i Merseburger Zaubersprüche: in essi la tradizione magica, tipica della tradizione pagana, si unisce alla richiesta, alla preghiera fatta al Dio onnipotente.

Il primo grande poema sulla vita di Cristo è lo Heliand (830), scritto in sassone, ovvero nella lingua di quella popolazione sassone che fu l'ultima della Germania a essere convertita e sottomessa. Di questo poema, probabilmente voluto da Ludovico il Pio, ne abbiamo soltanto un frammento. "Heliand" significa "salvatore" e racconta la vita di Gesù Cristo a cui si attribuisce la cultura guerriera, barbara, sassone, facendolo apparire come un forte condottiero. Questo poema venne realizzato da un autore rimasto anonimo, che probabilmente lo scrisse per far conoscere ai suoi connazionali, i Sassoni, la "lezione dei divini precetti" e il messaggio di Carlo Magno.

Il suo carattere epico non intacca tuttavia la purezza concettuale della dottrina cristiana e non può quindi essere considerato un indizio di cristianizzazione superficiale o solamente formale. Lo Heliand, infatti, non è assolutamente un poema pagano rivestito di forme cristiane, tanto è vero che il punto idealmente centrale dell'opera è il discorso della montagna, o delle beatitudine, in cui Cristo riassume per i discepoli tutto il suo pensiero sulla salvezza degli uomini.

Ora ricordiamo il testo più antico non appartenente alla tradizione religiosa, ovvero lo Hildebrandslied: si tratta di un carme epico, composto, o messo per iscritto verso la fine dell'VIII secolo, che ci è aggiunto frammentario (68 versi). Non è un testo funzionale alla trasmissione del messaggio cristiano, ma possiede una dimensione religiosa.

Questo testo ci è pervenuto in una copia di molti decenni posteriore redatta da due mani diverse: è con ogni probabilità un'esercitazione di scrittura di due monaci, che già con difficoltà intendevano l'originale, e questo spiegati infatti lacune e incongruenze in vari punti, e vi impressero tracce riconoscibili dei loro dialetti d'origine, meridionali e settentrionali.

Il testo racconta il duello mortale tra padre e figlio che fanno parte di due schieramenti diversi. La canzone è priva della fine: i versi che possediamo interrompono il racconto al momento decisivo, quando si dovrebbe leggere l'esito del fatale duello tra padre e figlio. Probabilmente il monaco, o i monaci redattori del manoscritto non hanno avuto il cuore di scrivere una conclusione così tragica.

Questo non lo sapremo mai, ma conosciamo bene il contesto leggendario da cui la canzone estrae la vicenda di Ildebrando e del figlio Adubandro. Si tratta del vasto ciclo di leggende sorte intorno alla figura del re dei Goti, ovvero Teodorico, il vincitore di Odoacre e fondatore nel 493 del Regno ostrogoto in Italia.

L'inizio del componimento mette subito l'uno di fronte all'altro i due eroi, senza dare alcuna informazione al loro riguardo. Questo dimostra che il carme faceva parte di un corpus più vasto e completo, un ciclo di canzoni probabilmente, di cui gli ascoltatori dovevano già conoscere il contenuto.

Sulla scena dell'incontro Ildebrando e Adubrando si comportano come due attori sulla scena, personificazioni dell'orgoglio guerresco, vincolati da un codice d'onore che volgerà in tragedia. Sono fin da subito evidenti la saggezza, il rispetto e la sapienza della persona più anziana, quindi di Ildebrando, che si esprime in modo misurato e moderato.

Quando il padre scopre chi è il suo avversario e tenta il gesto di conciliazione con il quale vorrebbe forzare il codice guerresco e scongiurare il duello. Ma Adubrando, rifiutando, ristabilisce la necessità della sfida, inevitabile tra due guerrieri che non fanno parte della stessa schiera. Ildebrando tenta di convincere il figlio, ma di fronte alla sua ostinazione si rivolge a Dio con la seguente espressione "Sorte infausta". Nel testo tedesco è presente un'allitterazione tipica dell'antico alto tedesco che sostitutiva la rima e che sottolineava la forza di questo punto. A questo punto Ildebrando "si consegna, si rimette all'onnipotente Dio", accetta sorte che Dio gli ha dato e si abbandona alla decisione divina consolidando quindi una visione di tipo cristiano.

Il duello si concluderà con la morte, dal padre già presentita, del giovane guerriero: Ildebrando sa che la sua esperienza di vecchio guerriero non lascia scampo al giovane. Qui ci troviamo davanti a un topos dell'antica epica germanica, il duello tra padre e figlio, che si conclude con la morte del figlio.

La cosiddetta "età degli Ottoni": il silenzio del volgare

Dopo la morte di Carlo Magno, avvenuta nell'814, il figlio e successore Ludovico proseguirà fedelmente la politica del padre e ne è la testimonianza la redazione dello Heliand in lingua sassone, destinato all'educazione religiosa di quel popolo riottoso e ribelle. Ma il regno di Ludovico mostra già le crepe di una instabilità profonda e Ludovico non mostra le stesse capacità del padre.

Con la morte di Ludovico, avvenuta nell'840, la politica di Carlo si esaurisce insieme all'idea stessa di unità che aveva retto l'Impero. Già prima di morire, nell'836, Ludovico aveva deciso la spartizione dell'Impero tra i figli e pochi anni dopo la morte del padre i figli si riunirono a Verdun (Trattato di Verdun, 843), dove riuscirono a trovare un accordo definitivo:

  • Carlo il Calvo: a lui vennero assegnati i territori a ovest del Reno fino ai Pirenei e all'Atlantico, ovvero l'attuale Francia;
  • Ludovico il Germanico: a lui vennero assegnata la Baviera, la Sassonia e tutte le terre a est del Reno, ovvero l'attuale Germania;
  • Lotario: gli vennero assegnate Borgogna, Provenza, Savoia e il Regno d'Italia con il titolo di imperatore;

Questo accordo però era stato preceduto da un patto di alleanza tra Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, ovvero dai Giuramenti di Strasburgo, redatti in duplice versione: in antico francese per Carlo e in antico tedesco per Ludovico.

L'episodio non è importante per le consulenze storiche, essendo poi stato corretto dal trattato di Verdun, ma è il segno tangibile della separazione di quelle due parti dell'Impero che erano state la Franconia occidentale e la Franconia Orientale, le quali si riconoscono ormai in due differenti lingue e che avranno due diverse storie: la francese e la tedesca. Anche l'Italia andrà per la sua strada, e il fatto che il titolo imperiale...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher glibertino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Mor Lucia.
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