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Storia della letteratura

Duecento e trecento

Letteratura volgare

  • Nascita

Affiancarsi dei volgari nazionali al latino come lingua di scrittura: la tradizione latina resta predominante (esclusiva), ma importante è la nascita delle letterature nazionali in volgare. In Francia, già intorno al Mille, esiste un pubblico laico composto da donne. In Italia, la civiltà cortese (Corte di Federico II di Svevia; Comuni Italia centro-settentrionale) ha modificato la composizione sociale di produttori e consumatori di letteratura: elites economiche e intellettuali, non nobiliari del mondo cortese.

La Scuola Siciliana inizia una importantissima tradizione lirica, contrariamente alla narrazione in prosa: novella e romanzo sono generi francesi. Un quadro socio-politico movimentato ha origine dall'espansione economica, con la fine del modello feudale e la nascita di nuovi soggetti politici come i comuni.

  • Contesto

La frammentazione politica include 4 aree di influenza. La teoria dei tre ordini, proposta dal vescovo Adalberone, descrive un ordine sociale immutabile, provvidenziale e necessario. La figura intellettuale, come magister, doctor, litteratus, è spesso un ecclesiastico. La maggior parte dei laici è analfabeta, i colti sono chierici e solo loro possono seguire un regolare corso di studi.

Gli studi includono l'esegesi della Bibbia, gli scritti dei Padri della Chiesa e le arti liberali, con il discorso scientifico sempre subordinato alla fede. C'è una condanna degli autori pagani e un'interpretazione in chiave cristianizzata, con un'assimilazione critica e selettiva dei modelli antichi.

Nell'XI secolo emergono le università, portando a una laicizzazione dove la componente laica diventa importante quanto quella ecclesiastica. L'insegnamento avviene in latino, un fattore di internazionalizzazione della cultura e di coesione tra i colti di nazioni diverse. Gli intellettuali chierici e laici si combinano con l'uomo di pensiero al servizio dello Stato, che si rende indipendente dalla gerarchia ecclesiastica. Questo è significativo nella vita politica tra il Duecento e il Trecento, con i maggiori scrittori che prendono ornamenti religiosi per fede e rendita economica.

Non esiste saggiistica in volgare perché non esiste un pubblico non colto interessato a temi non pratici e quotidiani. La prosa scientifica, come il Convivio, rimane isolata.

  • Con letterature europee: Francia
  • Rapporti d'Oil

Già dal X secolo si ha una larga produzione di poesia volgare con materie agiografiche e epico-cavalleresche. La produzione epico-cavalleresca si basa sul mito della corte di Carlo Magno, con opere come la Chanson de Geste in francese antico del nord, lingua d'oil. Ha uno storico fondamento e si è diffusa in corti e città, con un'abbondanza di varianti di forma e contenuto per la stessa canzone, recitate in pubblico e ritoccate dai giullari. La più famosa è la Chanson de Rolande, i cui protagonisti sono simboli di vizi e virtù (Gano vs Orlando). È ispirazione per poeti italiani come nell'Orlando Innamorato e Orlando Furioso. Lo stile formulare utilizza espressioni-cliché frequentemente ripetute e motivi ricorrenti facilmente memorizzabili dai giullari e dal pubblico.

Affini ma distinti sono i romanzi cortesi, sempre in lingua d'oil. I romanzi in versi dei secoli XII e XIII sono ispirati alla storia antica, come Alessandro Magno e il Romanzo di Troia, e alla materia bretone con le avventure dei Celti e di Re Artù, come la leggenda arturiana di Tristano e Isotta. Il maestro del romanzo è Chretien de Troyes con il suo Lancelot, epopee personali sulla costruzione della personalità del personaggio principale.

  • Lingua d'Oc

La Francia vede la lirica in volgare nelle regioni della Provenza e Linguadoca, in dialetto occitanico. I lirici sono i trovatori e i loro argomenti includono cronaca e vita politica, satira, morale e religione (sirventese) e amore. L'amore è idealizzato e immateriale, noto come amore cortese, che non raggiunge mai il suo scopo: si ama, si loda, si corteggia e si implora una donna già sposata e irraggiungibile. Il poeta è vassallo del suo signore e le rende omaggio. Il paradosso cortese è la devozione a una donna che sarà sempre inaccessibile.

Letteratura italiana

Non c'è una storia unitaria della letteratura italiana: Toscana ed Emilia detengono il primato culturale. La frammentazione politica e linguistica significa che nessun dialetto ha abbastanza prestigio per imporsi sugli altri, manca un idioma comune. Al di sopra c'è il latino, lingua di comunicazione colta. I primi documenti di poesia volgare risalgono alla fine del Cento e inizio del Duecento nell'area padano-orientale, dove si trova il più antico componimento amoroso.

Poesie di argomento morale e religioso sono in volgare per l'esigenza di far intendere il messaggio ai non colti. In futuro, durante il Duecento, si espande organicamente in centro Italia con Francesco d'Assisi e Jacopone da Todi con la lauda.

Scuola siciliana

La corte dell'imperatore Federico II di Svevia nel terzo decennio del XIII secolo vede la poesia come attività separata dagli impegni professionali. La lingua utilizzata è il siciliano illustre, ricco di latinismi e provenzalismi, lontana dal registro quotidiano e realistico. L'attività parte da pochi elementi base elaborati da un gruppo di intellettuali della stessa estrazione sociale, fisionomia culturale e artistica. La poesia alla corte di Federico è poesia d'amore, con assenza di tema politico. La volontà di chiusura dal contesto storico-sociale si traduce nell'assenza di stanza congedo che indirizza la poesia a un destinatario, con rare tenzoni.

L'assenza di eventi rende il poeta un prigioniero di un eterno presente di dolore e attesa. Il precetto del celar, trobadorico, è salvaguardare il nome dell'amata: l'amore è esperienza privata. La gamma di forme metriche e di motivi e lessico è ristretta: 3 forme metriche principali sono la canzone, il discordo e il sonetto, quest'ultimo il lascito siciliano più significativo. Il tema amoroso isola un ridotto numero di motivi ricorrenti come l'effetto beatifico della visione della donna amata, il dolore del poeta, i maldicenti che seminano discordia, e la lontananza.

La prima generazione siciliana, i fondatori, include Federico II di Svevia, Pier delle Vigne, Giacomo da Lentini (il notaro), caposcuola con conquiste formali tra i primi a scrivere sonetti e tenzoni. In lui si sviluppano tutti i temi, motivi, e forme che saranno poi sviluppate dai siciliani. Iniziatore del trobar clus, una fitta rete di rime interne, come in Guittone d'Arezzo. Guido delle Colonne è un altro esponente importante.

La seconda generazione funge da tramite con l'Italia centrale, con l'esportazione tramite Re Enzo e Percivalle Doria. I componimenti popolareggianti non sono estranei a corte: parodie dotte di Cielo d'Alcamo, come "Rosa fresca aulentissima".

Poeti toscani ed emiliani

L'approdo della poesia siciliana avviene grazie alla mediazione personale dei poeti e al carattere itinerante della corte federiciana. I testi di Giacomo da Lentini sono difficili da tradurre: vengono mantenute rime tra e chiusa ed i; o chiusa con u, noto come rima siciliana, riflesso dell'adattamento linguistico. In Toscana, la situazione storico-sociale è diversa: c'è unità tra attività artistica individuale e ruolo pubblico dei poeti. La poesia non è più solo d'amore e si diffondono le tenzoni in sonetti e canzoni. Le poesie vengono inviate a destinatari espliciti e diventano un mezzo di comunicazione alternativo alla prosa.

Due diverse tendenze emergono:

  • Rielaborazione del modello siciliano con riproposizione dei loro valori lirici da parte di Bonagiunta, Guido Guinizzelli.
  • L'amore come idolo da combattere, con la moralità e la fede come valori supremi, come in Guittone d'Arezzo.
  • Bonagiunta

È il trapiantatore dei modi siciliani in Toscana. È un poeta d'amore nella tradizione siciliana, anche nel metro: canzoni di estensione canonica. È fedele ma innovativo, come nella ballata laica di argomento amoroso.

  • Guinizzelli

Come Bonagiunta, ma in Emilia, compone secondo modi siciliani ed è il precursore dello Stilnovo fiorentino, di cui sarà riconosciuto padre. Importante è la botta/risposta in sonetti con Bonagiunta, una controversia storico-letteraria. La canzone "Al cor gentil rempaira sempre amore" è un punto fermo nella teoria d'amore duecentesca, sviluppato e arricchito con metafore di fisica e astronomia, tra cui ferro, fango, gentilezza che risiede nella virtù e l'assimilazione della donna amata a un angelo.

  • Guittone d'Arezzo

È una delle personalità di maggiore spicco della poesia italiana predantesca. Di estrazione medio-alta, gioca un ruolo di rilievo nella vita politica e civile dell'epoca.

La prima parte della sua carriera si dedica all'amore, con una lettura diversa. Mentre la Sicilia vede l'amare e cantare come un dogma e un'esperienza nobilitante, Guittone dà una visione negativa dell'esperienza sentimentale, vista come una malattia dalla quale guarire. C'è una demistificazione della finzione cortese, un tenue velo che cela il desiderio fisico.

Nella seconda parte, negli anni sessanta, c'è una conversione al cristianesimo rigido (ordine dei Cavalieri di Santa Maria), con rinuncia alla poesia d'amore. Il senso cristiano diventa il metrica, veicolo di contenuti etico-religiosi. Guittone è importante per la sua vena sperimentale in stile e metrica, nota come scuola guittoniana. Le forme includono canzoni e sonetti, come il sonetto caudato, con varietà ibride e forme complesse allusive e chiuse per contenuti politici e morali (trobar clus).

Lo Stil Novo

Il giovane Dante, Cino da Pistoia, Cavalcanti, Lapo Giannini, Dino Frescobaldi sono tutti fiorentini in rapporti amichevoli tra di loro e vissuti tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento. Ci sono analogie tra le poesie, ma il nome Stil Novo è dedotto dalla spiegazione di Dante come un modo di fare poesia nuovo rispetto alla maniera antica di Guittone (de vulgari eloquentia). La vecchia maniera viene rifiutata in blocco, si salva solo Guinizzelli come iniziatore e padre del nuovo percorso.

La Commedia vede una replica e controreplica tra Dante e Bonagiunta, dividendo la poesia italiana in due: prima e dopo lo Stilnovo. La forma vede una semplificazione dello stile, in una maniera lieve, facile e comprensibile. C'è una semplificazione metrica in contrasto con i guittoniani. La frattura nei contenuti rispetto alla generazione passata si manifesta nel fatto che l'amore è l'unico tema possibile, con la donna come immagine di Dio, un angelo, una salvezza. L'innamorato entra in una cerchia di beatitudine contemplandola. Si parla di un ritorno ai siciliani, con un rimando all'antico modello cortese e una poesia indifferente alla quotidianità.

  • Cavalcanti

Guido Cavalcanti, nato tra il 1250 e il 1260, proviene da ambienti averroisti e sarà definito eretico. Viene esiliato nel 1300 a Sarzana. È diverso da Dante e Cino perché vede l'amore non come un'esperienza positiva, anche nei suoi risvolti dolorosi, ma come un'esperienza tragica che confina con la morte. Si richiama al dramma teatrale, con poesia dialogica e vari attori nella rappresentazione amorosa, personificati e dotati di parola.

La canzone "Io non pensava che lo cor giammai" ha l'intreccio come principio strutturale. "Donna me prega" è un prodigio formale e concettuale, una importante novità perché non è una canzone d'amore ma una canzone sull'amore. "Perch'i' no spero di tornar giammai" è una ballata-testamento, una messaggera delle sue ultime parole, un congedo dall'esilio e una sensibilità moderna.

  • Cino da Pistoia

Cino riassume i caratteri distintivi della scuola Stil Novo: stile dolce e piano, misura classica in metri e lingua, amore come tema esclusivo. Guelfo, esule, ha incarichi di consigliere comunale e è l'autore più prolifico. I suoi testi sono dedicati a una donna, Selvaggia. Nello Stilnovo i poeti tornano a dare nome alle donne, in continuità con la lirica classica.

È sperimentale nei sonetti in corrispondenza, negli anni bolognesi, con un registro medio, a servizio di satira, invettiva e burla. Corrispondenti meno bravi ma con lui c'è una comunicazione aperta tra Toscana e il centro-nord est. L'esilio di Dante contribuirà.

Poesia comico-realistica

Ha grande rilievo la poesia burlesca dei giullari. I temi includono vita quotidiana non rosea, piccole gioie come sesso, vino, e gioco. I Carmina Burana ne sono un esempio. Non è solo appannaggio dei giullari o goliardi ma si cimentano anche poeti stilnovisti. I maggiori esponenti sono Rustico Filippi e Cecco Angiolieri, che esplorano l'amore nei suoi aspetti fisici e materiali, fino a quel momento estranei alla lirica italiana. Si vedono posti come i bordelli, la povertà, il poeta che parla di sé e ritrae con caricature personaggi popolari. C'è una radicale rottura con la tradizione lirica, con il mondo comunale che entra nell'arte. Caratteri burleschi includono lessico basso, corposità delle immagini, e esplicite allusioni.

Poesia religiosa

La prosa di argomento religioso è quasi esclusivamente in latino, come nella letteratura francese che si volgarizza solo nel Trecento. È coltivata dai massimi poeti del secolo come Guittone d'Arezzo e Jacopone da Todi. La lauda è un inno dedicato a Maria e ai Santi, preghiere delle confraternite laiche. Nasce a Siena e Bologna e poi si diffonde, diventando un comune mezzo di devozione. I testi sono anonimi e in forma di ballata.

  • Francesco d'Assisi

Il Cantico delle Creature è la più importante opera sacra del duecento per qualità letteraria e significato storico. Composto negli ultimi anni di vita di Francesco, non ha uno schema metrico preciso ed è un documento di religiosità spontanea, sciolta da preoccupazioni dottrinali e possibili sottintesi anti-ereticali.

  • Jacopone da Todi

Autore di laudi, Jacopone è il codificatore del genere. Dopo la conversione nel 1269, conduce una vita di penitenza e lotta contro Papa Bonifacio VIII, subendo il carcere. Ha una varia gamma di registri e temi, includendo una componente mistico-ascetica della spiritualità cristiana e temi di natura privata come autobiografie e invettive. È un modello di poesia dell'io con un tono brusco e diretto, che si avvicina alla scuola poetica di Cecco Angiolieri.

Poesia nel Trecento

La poesia del Trecento è distinguibile in due filoni principali: Cino, Cavalcanti, e Dante. Dopo Petrarca e Boccaccio, la lirica didattico-morale si sviluppa in un terreno fertile come il Veneto, meta di molti intellettuali toscani arruolati nelle corti signorili.

Il narrativo è aperto dalla Commedia e dai Trionfi di Petrarca. L'allegorico include Cecco d'Ascoli che polemizza con Dante e Fazio degli Uberti che lo imita esplicitamente.

Prosa

Gli esordi della prosa italiana duecentesca sono tardi e incerti, come nei libri di conti, portolani, e lettere di mercanti, dove l'uso del volgare è per una comunicazione rapida. Nel XIII secolo, scuole e università portano a un cambiamento per fornire agli studenti modelli di volgare di materia privata e pubblica. Si vedono i volgarizzamenti di trattati latini, prime avvisaglie del trionfo del volgare.

La prosa morale e scientifica ha un'applicazione più ampia nel Duecento, con Bono Giamboni, Brunetto Latini, e Ristoro d'Arezzo. La prosa narrativa è meno ampia: le storie esemplari con fini che sottintendono lezioni morali portano a una divisione più netta con il Novellino.

  • La prosa narrativa

I frutti sono poverissimi nel Duecento, con una fusione tra istanza narrativa, morale e religiosa: si può narrare solo se serve all'edificazione del lettore, come negli exempla e nelle vite dei filosofi. I protagonisti sono spesso personaggi anonimi legati alla chiesa.

  • Il Novellino

Il Novellino è una raccolta di brevi racconti che getta le basi della nostra prosa narrativa. C'è assenza di architettura del macrotesto, con novelle unificate per tema, ambientazione, e protagonisti, ma non è un organismo compatto. Ha finalità esemplari ma nella sfera pratica, con un impegno di natura laica, dove i valori religiosi hanno una parte esigua. È un'opera di fruizione popolare, con fatti al servizio delle parole. Le situazioni sono risolte da colpi di scena e battute argute, con centralità della dimensione della parola, non dell'evento, come in Boccaccio. È un modello di retorica civile abbordabile e avvincente per persone di media cultura.

  • Narrazioni storico-mitologiche

Filtrano attraverso la letteratura francese, includendo la materia troiana, romana, e bretone. Il Milione è eccezionale come resoconto del viaggio del mercante Marco Polo in Asia, con informazioni, notizie curiose e leggendarie, rendendo l'Oriente una nuova sorgente romanzesca.

Prosa nel Trecento

La crescita del volgare è sempre più evidente, con letteratura d'invenzione, storiografia, e letteratura edificante. La prosa viene dalla Toscana, ma il capolavoro è nel Lazio con la Cronica dell'Anonimo Romano su Cola di Rienzo, che ha una forza espressiva nel dialetto romanesco.

Novellistica

Poche opere e autori precedono Boccaccio, ma la produzione novellistica dilaga dopo la pubblicazione del Decameron. Francesco Sacchetti scrive le Trecentonovelle, senza cornice e con lo scopo di far ridere e sorridere con personaggi presi dalla cronaca pettegola fiorentina.

Scrittori religiosi

Una decisiva spinta nell'uso del volgare è per farsi comprendere da un pubblico ampio, volgarizzando scritti religiosi. Un esempio sono le leggende su San Francesco. Il centro del movimento è la Toscana, con il domenicano Giordano da Pisa e Domenico Cavalca.

Dante Alighieri

Vita

Dante nasce nel 1265 a Firenze, in un periodo di lotte tra Guelfi, sostenitori del papato, e Ghibellini, filoimperiali. Diventa priore nel 1300. Papa Bonifacio VIII vuole Firenze e appoggia i Guelfi neri, portando Dante a essere condannato all'esilio. Gira per le corti dell'Italia centro-settentrionale, fino all'ultima a Ravenna dei Da Polenta, dove muore nel 1321.

La sua lirica è carica di realtà, come nella Vita Nova, un'autobiografia attendibile. Nel periodo successivo all'esilio scrive opere in prosa come "De vulgari eloquentia", "Convivio", e "Monarchia". La Commedia è il lavoro in margine contemporaneo.

Dante non lascia autografi, al contrario di Petrarca e Boccaccio, quindi la sua scrittura è ignota.

Vita Nova

La morte di Beatrice chiude la prima fase della vita di Dante. La Vita Nova è un diario di questa fase, un diario della vita interiore di Dante e del suo io testimone di eventi memorabili. La forma è un prosimetro, un testo in prosa con poesie all'interno. I capitoli in prosa sono composti dopo la morte di Beatrice e introducono e commentano le poesie. L'idea centrale è l'evento straordinario che decide della sua vita e della sua arte.

Il modello del canzoniere include 31 rime: 23 sonetti, 2 sonetti doppi, 1 ballata, 4 canzoni, e 1 canzone tronca per il lutto. È d'autore e ordinato. Gli aspetti che ne fanno un canzoniere includono l'ordine cronologico, le rime iniziali e finali come incipit e chiusa che rimanda ad attacco, e una bipartizione dal 19 che segna la morte di Beatrice. I testi di lutto non sono solo commemorazione, ma gravitano intorno alla morte e descrivono il rimpianto e il dolore per chi rimane vivo, un motivo che entrerà nel repertorio.

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Riassunto esame Storia letteratura, prof. Rabboni, libro consigliato Storia della letteratura. Dalle origini al 1900 Pag. 1
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marzia.muroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Rabboni Renzo.
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