La nazionalizzazione delle masse – George L. Mosse
Capitolo I – La nuova politica
Ogni rivoluzione crea nuove forme politiche, nuovi miti, nuovi riti e, secondo Mussolini, ora era necessario usare le vecchie tradizioni ed adattarle ai nuovi scopi. Dovevano essere inventate nuove feste, nuovi gesti e forme che a loro volta sarebbero diventate nuovamente tradizione. La principale innovazione introdotta dal nazional-socialismo fu l'invenzione di un nuovo stile politico, per cui ogni azione politica divenne la realizzazione drammatica di nuovi miti e culti. Gli esempi di architettura fascista che ci sono rimasti ci danno l'idea del suo stile politico.
Stile che non era una novità e Mussolini aveva ragione quando parlava di adattare le vecchie tradizioni ai nuovi scopi. Quello che noi chiamiamo stile fascista deriva dall'idea di sovranità popolare nata nel 1700.
- Sovranità culturale: connaturata tendenza degli uomini a partecipare attivamente alla vita della comunità.
- Volontà generale: il concetto di sovranità culturale viene precisato da Rousseau nella volontà generale, la quale si realizza quando tutto il popolo agisce attivamente in quanto cittadino.
La volontà generale divenne una religione laica, il culto del popolo per se stesso. Nel 1700 si affermò che la nazione dovesse fondarsi sul popolo stesso, sulla sua volontà generale. Il culto del popolo = culto della nazione e la nuova politica cercò di esprimere questa unità con la creazione di uno stile politico che divenne una religione laica, attraverso miti e simboli e creando una liturgia che avrebbe permesso al popolo di partecipare attivamente al culto (riti, cerimonie). Il popolo divenne così un movimento di massa unito nella fede dell'unità popolare.
Il governo parlamentare e rappresentativo sembrò a molti in contraddizione col concetto di volontà generale, perché più che creare unità, atomizzava gli uomini e le politiche. Fin dall'inizio la nuova politica si affiancò al movimento anti-parlamentare in Europa, facendo ricorso a una religione laica che univa la nazione.
Per coloro che si consideravano liberali o di sinistra, il fascismo fu spesso concepito come un'occupazione del paese da parte di una minoranza imbarbarita ed il popolo era quindi prigioniero di essa. Questa idea era particolarmente diffusa tra coloro che furono costretti ad emigrare perché oppositori del regime fascista. Ernst Nolte pensa che la borghesia abbia accettato il fascismo solo in un momento di crisi e che poi una volta superato sia tornata al suo tradizionale liberalismo.
Il fascismo è il prodotto della prima guerra mondiale, senza la guerra e la pace che ne seguì non vi sarebbe stato un movimento fascista. Il fascismo viene così strettamente legato alla sua epoca (l'Europa tra le due guerre), è una diretta risposta ad una particolare situazione storica. Il crollo dell'Europa dopo la guerra fu una componente essenziale del fascismo e diede una grande efficacia alla sua forza d'attrazione popolare.
Totalitarismo implica l'uso del terrore sulla popolazione e un rapporto diretto tra capo e popolo. Si basa sul presupposto che solo il governo rappresentativo può essere democratico. I miti e i culti dei primi movimenti di massa hanno costituito la base con la quale il fascismo poté iniziare a operare e lo fecero diventare un'alternativa alla democrazia parlamentare.
Le persone vedevano nelle tradizioni di cui parlava Mussolini una possibilità di partecipazione politica più attiva e significativa rispetto a quella offerta dall'idea "borghese" di democrazia parlamentare.
Il contesto tedesco
Germania: in questa nazione priva di unità, l'esaltazione della volontà generale / "culto per il popolo come religione laica" fu stimolata contemporaneamente da due fattori:
- nazionalismo (fondato sul volk)
- movimenti e politica di massa (richiedevano un nuovo stile politico che trasformasse la folla in una coerente forza politica e fu il nazionalismo appunto nell'uso che fece della nuova politica a offrire il culto e la liturgia adatti ad assolvere questo compito).
Le masse tedesche costituivano un movimento con precisi fini e presupposti e si ricostituivano sempre entro uno schema ben definito e secondo fini sempre permanenti. Mentre i movimenti di massa e la democrazia di massa si opponevano alle istituzioni rappresentative come elementi mediatori tra governo e governati, essi in realtà non potevano fare a meno di questi tramiti. Il partito ufficiale di uno stato a partito unico poteva agire ed agì come mediatore tra il capo e i suoi seguaci.
Nuove istituzioni vennero costituite che si presentarono come componenti di una religione laica e che allo stesso tempo furono uno strumento di controllo sociale sulle masse. La religione laica e nazionalista che divenne operante nella vita politica tedesca in quanto parte dei movimenti di massa, faceva leva su una grande varietà di simboli e miti. I miti del passato tedesco e classico venivano restaurati con l'obiettivo di un nuovo senso di comunione, andando quindi ad atomizzare la tradizionale visione del mondo e distruggendo i legami tradizionali e personali.
Nel 1400 la semplice presenza di un'immagine visibile delle cose sacre era sufficiente a stabilirne la verità. Ciò avrebbe quindi potuto costituire il motivo di attrazione anche del moderno simbolismo nazionale della Germania. Questi miti, legati a concezioni religiose e cristiane del mondo vennero laicizzati sia attraverso il passato pagano sia attraverso l'imminente felicità da essi promessa a coloro che li accettavano. Questi miti non rimanevano staccati dalla realtà ma diventavano operanti con l'uso dei simboli (oggettivazioni visibili dei miti ai quali il popolo poteva partecipare).
Il simbolismo che era l'unica maniera per esprimere questo universo doveva comporre di una componente estetica e di una componente artistica. I simboli, oggettivazione dei miti popolari, costituivano l'identità del popolo. Il nazionalismo fece dei simboli l'essenza del suo stile politico (anche nel Cristianesimo avevano avuto una parte importante, ora in veste laicizzata divenivano parte e sostanza del culto nazionale tedesco).
Le cerimonie pubbliche durante la Rivoluzione francese erano diventati riti culturali e vennero ripresi dalla Germania per la nuova politica. Gruppi tedeschi contribuirono effettivamente alla nuova politica creando proprie feste e liturgie che facevano parte di un contesto politico (i più importanti erano le associazioni corali maschili, quelle dei tiratori e dei ginnasti). Questi offrirono gli elementi essenziali per le prime e più significative cerimonie pubbliche. Alcuni simboli permanenti contribuirono a condizionare la popolazione alla nuova politica (monumenti in pietra e cemento). Il monumento nazionale come mezzo di auto espressione nazionale servì a radicare i miti e i simboli nazionali nell'autocoscienza del popolo. Essi erano espressioni concrete di un nuovo stile politico.
Il termine stile in questo contesto denota però qualcosa di più che uno stratagemma politico destinato a sostituirsi alla concezione liberale di governo parlamentare o a spiegare la realtà del mito. Questo stile si fondava su presupposti artistici e un'estetica essenziali all'unità del simbolismo ed anche l'aspetto drammatico.
Conclusione
L'idea centrale della nuova politica fu di trasformare l'azione politica in azione drammatica, il dover coinvolgere direttamente le masse popolari costrinse la politica a farsi dramma (basandosi sui miti e sui loro simboli) e questo dramma acquistava coerenza grazie a un preesistente ideale di bellezza. Spesso infatti si consideravano particolarmente efficaci delle azioni politiche solo perché erano belle. La tradizione religiosa ebbe a questo riguardo una parte importante (permeata com'era dall'idea che gli atti di devozione dovessero avvenire in un contesto "bello").
Siamo vicini qui alla tradizione del Barocco (che ci appare nelle chiese di questo periodo). I Nazionalisti dell'Ottocento la respinsero come frivola, perché secondo loro la bellezza che doveva dare unità politica non poteva essere gaia, ma doveva simboleggiare l'ordine e la gerarchia. Alla fine furono dunque queste le tradizioni adottate dal nazionalsocialismo, senza in realtà mutarle di molto, come movimento di massa.
Il pensiero politico fascista e nazionalsocialista non può essere giudicato come una teoria politica tradizionale in quanto ha poco in comune con questi sistemi costruiti razionalmente e logicamente (Hegel o Marx). Molti studiosi ne hanno condannato l'indeterminatezza e le ambiguità. Gli stessi fascisti parlarono del loro pensiero politico più come di un atteggiamento che come sistema, esso offriva una cornice al culto nazionale.
In quanto tale, i riti e le liturgie costituivano il corpo centrale ed essenziale della dottrina politica che non faceva ricorso alla forza persuasiva della parola scritta. I nazisti e i fascisti puntavano sì sull'efficacia della parola ma con i loro discorsi adempivano più a una funzione liturgica che a costruire un'esposizione didascalica dell'ideologia. Quello che veniva detto alla fine finiva per diventare meno importante dello scenario e dei rituali.
Hitler e Mussolini come anche Alfred Rosenberg furono autori di opere teoriche ma le formulazioni ideologiche espresse a viva voce acquistavano un potere maggiore delle stesse parole scritte (il Mein Kampf non divenne la bibbia del movimento nazista a differenza degli scritti di Marx ed Engels per il mondo socialista, perché le idee del Mein Kampf erano state trasferite in forme liturgiche e la funzione della parola scritta era stata affidata a riti di massa del culto nazionale ariano.)
Per indicare questo tipo di diffusione è particolarmente impropria la parola propaganda perché essa indica qualcosa che cerca artificiosamente di condizionare le menti degli uomini attraverso appropriate tecniche di vendita e ciò porta a fraintendere la natura essenzialmente religiosa del culto nazista.
Theodor Heuss accusa i nazisti che mediante la propaganda abbiano tentato di costruire un mondo illusorio fondato sul terrore. Questa è accettabile solo in parte, perché nessuno nega l'uso del terrore ma ci sono sufficienti documenti che attestano la genuina popolarità della letteratura e dell'arte naziste, e quindi, l'inutilità per questi di doverle rendere efficaci attraverso un'azione terroristica. Ciò è vero anche per lo stile politico nazista, che era popolare perché si fondava su una tradizione che era diventata ormai familiare.
Ancora oggi persone di sinistra ritengono che lo stile politico nazista sia stato un fenomeno specifico del tardo capitalismo monopolistico (origine capitalismo = Rivoluzione Francese e primo Ottocento). Recentemente alcune interpretazioni marxiste del fascismo non lo hanno più considerato come un semplice strumento del capitalismo ma come uno spontaneo movimento di massa, frutto delle condizioni di crisi.
La politica e la democrazia di massa richiamavano la partecipazione al culto in modo da risvegliare le emozioni degli uomini. Questo fenomeno verso la fine del 1800 non riguardava solo la Germania. Gustave Le Bon e George Sorel in Francia elaborano teorie dirette a controllare e dirigere i movimenti di massa. Le Bon afferma come dato di fatto che l'azione inconscia delle folle, sostituendosi all'attività cosciente degli individui, rappresenta una delle caratteristiche del loro tempo. Egli dopo aver osservato le masse in azione viene colpito dall'importanza che sembrava avessero per loro le idee ereditate, era convinto che queste idee trovassero la loro espressione nei miti.
George Sorel sostiene che non è possibile indurre i lavoratori allo sciopero generale senza far appello all'antico mito dell'eroismo in battaglia. Sia Le Bon che Sorel credevano che non ci fosse più posto per le istituzioni politiche, ma che fosse l'elemento magico a determinare la natura della politica. La politica era un dramma nel cui ambito si compivano riti liturgici. Questo concetto è ben espresso da Erik Erikson secondo il quale il cerimoniale permette a un gruppo di comportarsi in un modo simbolicamente decorativo, ogni particella acquista la sua identità mediante la semplice interdipendenza con le altre. Questa interdipendenza acquista saldezza con l'azione simbolica (cerimonie pubbliche, formazione di gruppi particolari, costruzione di monumenti nazionali).
La Rivoluzione Francese è stato il primo movimento moderno nel quale il popolo si è sforzato di creare il culto verso se stesso. Il culto della ragione andava a soppiantare il cerimoniale cattolico, la Dea della Ragione sostituiva la Vergine Maria e instillava il culto verso di essa attraverso inni e preghiere modellati sulla liturgia cristiana. Le feste della rivoluzione e i simboli cercarono di trasformare tutti i partecipanti attivi. Le chiese vennero trasformate in templi consacrati al culto della rivoluzione (Cattedrale di Notre Dame -> Tempio della Ragione).
La natura esprimeva secondo la rivoluzione significati simbolici e politici e rappresentava infine la "volontà generale" e diventò così una nuova religione. Sebbene i culti della rivoluzione avessero dominato Parigi per solo un anno, costituirono comunque la prova generale della nuova politica della Germania nel 1800 e 1900. I simboli sarebbero cambiati, il concetto di culto sacro sarebbe diventato più complesso ma l'esempio della rivoluzione continuò ad essere fonte di ispirazione.
Anche il classicismo messo al servizio della propaganda rivoluzionaria da Jacques-Louis David influenzò la Germania per quanto riguarda la bellezza e la formazione del nuovo stile politico. Le idee religiose e patriottiche del pietismo tedesco ebbero conseguenze profonde sull'evoluzione del nazionalismo tedesco e quindi sul culto e sulla liturgia di questo movimento.
In origine (1700) il pietismo era un movimento rivolto esclusivamente verso l'uomo interiore, nel quale stato e nazione svanivano. Nel 1700 nell'ideale spirituale e di amore cristiano dei pietisti cominciò ad essere presente anche l'immagine della nazione. Il pietismo cercò successivamente di creare un'unità tra religione e patriottismo, arricchire l'amore per la nazione con la fede cristiana. Questo pietismo infuse nel patrimonio culturale tedesco un contenuto dinamico ed emotivo. Il pietismo nonostante la sua interiorità non rinunziò alle forme liturgiche, con le quali l'unità cristiana trovava in esse un'espressione ancora più efficace che non nelle semplici parole.
Non deve perciò destare meraviglia se in Germania le forme liturgiche cristiane e il culto della nazione fossero così vicine. Il culto nazionale mantenne intatte non solo le forme della liturgia cristiana ma anche l'ideale cristiano di bellezza (bellezza della santità rappresentata dalle chiese). Questa tradizione, fondendosi con il classicismo, condusse a forme artistiche capaci di ispirare l'azione politica. Arte e politica si erano fusi. Il nazionalismo tedesco si proclamava genuinamente creativo: il fatto artistico diventa fatto politico. La creatività artistica non fu per il movimento nazionalista solo una manifestazione dell'intima natura dell'uomo, ma anche un aiuto nel dare forma alla massa informe (attraverso simboli e cerimonie pubbliche).
Nello scegliere i luoghi sacri dove svolgere le cerimonie o erigere monumenti nazionali si guardò alle emozioni che questi ambienti dovevano suscitare (funzione assolta dall'architettura nelle chiese del cristianesimo). Il nazionalismo riscosse il massimo successo nel creare la nuova politica in parte perché si basava sull'emozione. Non creava una folla in estasi priva di ragione e logica, ma rivolgeva tutta la sua attenzione a disciplinare le masse per evitare un caos che avrebbe distrutto la creazione di un significativo movimento di massa. Il nazionalismo è l'esempio tipico della massima utilizzazione della nuova politica.
Anche l'Italia fascista ebbe le sue cerimonie e i suoi simboli, ma Mussolini non attribuì loro l'importanza determinante che invece Hitler vide nella loro applicazione.
I periodi principali della storia tedesca
I periodi principali della storia tedesca nel corso dei quali si realizzò la nazionalizzazione delle masse:
- 1° Periodo – Dalle guerre di liberazione (1813-1814) contro Napoleone fino al raggiungimento dell'unità tedesca nel 1871:
I primi anni del 1800 furono anni di delusione per la divisione della Germania e per il suo governo frammentato. Questa situazione provocò una reazione che si rivolse alla glorificazione delle passate guerre di liberazione contro i francesi (nelle quali i tedeschi avevano combattuto l'uno a fianco dell'altro). Il congresso di Vienna del 1815 fonda la Confederazione tedesca (39 stati), quest'ultima diffidente verso il nazionalismo fornì alla nuova politica la base di partenza per la lotta: democrazia e nazionalismo contro le istituzioni vigenti. Le rivoluzioni del '48 per quanto importanti siano state nella storia tedesca, sono meno significative per la storia dei miti, dei simboli e dei movimenti di massa. Gli anni '60 videro il nazionalismo acquistare vigore per la forza di attrazione esercitata dall'unificazione nazionale italiana.
- II Periodo – Il secondo Reich (1871-1914):
Rappresentò la realizzazione di molte speranze unitarie, ma fu comunque un periodo di crisi per la nuova politica. Bismark dominò la Germania fino al 1890, quando dovette abbandonare il potere, egli creò il Reich secondo la propria visione della Realpolitik, in cui si esaltava il potere dello stato e non quella sorta di unità spirituale alla quale i nazionalisti attribuivano tanta importanza. La Germania fu unificata nella sola misura necessaria: le minoranze furono trascurate.
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