Capitolo 1: Percorso per un progetto di vita
Una parola impegnativa: verità
Dire la verità senza prendere in giro, superando sia l’identificazione chiusa sia gli stereotipi. Bisogna pensare di mettere in moto delle dinamiche evolutive. Se anche non ci fosse una memoria di fatti precedenti a cui attingere possiamo fare delle prove, con diversi mediatori, umani e materiali, dei sussidi, degli aiuti, e servirsi dell’osservazione per procedere con il sussidio, così come non c’è più la possibilità di movimento, c’è una possibilità di movimento con un bastone, con un appoggio. Non c’è un annullamento a zero, ma c’è una condizione diversa che vada organizzata in modo diverso, ma bisogna farlo insieme e costruire una migliore percezione della storia meno ridotta al contrasto tra due condizioni, ma con più microperiodizzazioni. Questo esige l’attenzione alle micro-osservazioni. L’assistenzialismo rende costante l’aiuto e non sviluppa il gesto interrotto, il quale fa parte dell’accompagnamento. Non sostituisce, non fa al posto dell’altro, ma inizia qualcosa che l’altro può completare.
Esplorazione ipotetica
Il tatonnement è composto da vari elementi:
- Mettere le mani in pasta. Ciò significa che comporta l’accettazione del presente e limitato. Con l’esercizio, accade che la mano proceda e la mente preceda. Questo significa che la mente si allena nell’esplorazione ipotetica. Significa che un insuccesso come un successo è relativo al presente limitato.
- Procedere poco a poco. I tempi e i ritmi non sono imposti da un metodo, ma sono dettati e concordati dal procedere. Il presente limitato si sposta: trasforma, ci trasforma, si trasforma. Dovremmo capire che non esiste lo strumento universalmente valido, ma che ogni problema esige uno strumento appropriato.
- Ricordarsi il percorso fatto e il progetto che ci ha mosso. La mano lascia nella mente delle tracce che sono rintracciabili e questo ci permette di realizzare confronti di esperienze e di dedurre indicazioni che in qualche modo sfuggono alla prigionia e al determinismo della singola esperienza. La memoria può essere tanto ars che vis. L’ars è mnemotecnica: dai luoghi e dalle immagini viene elaborata una sorta di scrittura mentale. La vis è legata al paradigma temporale ed è piuttosto l’esercizio dell’intelletto. Questo significa compiere un confronto tra la prassi in atto e le precedenti esperienze, per individuare punti forti e punti deboli, somiglianze e differenze. Questo favorisce l’approccio narrativo alla mente.
- Adattare il progetto al procedere, mantenendo l’identità del progetto stesso. L’attività di un buon educatore tiene conto delle caratteristiche di ogni soggetto per farlo incontrare con un progetto. Incontrare qualcuno senza proporre un progetto vuol dire lasciare vuoto l’incontro. Un progetto, per vivere, deve attraversare dei conflitti. Evitare i conflitti, o affrontarli, con l’aggressività di chi crede che risolverli sia un’impresa militare, può volere dire rovinare un progetto. Il dialogo tra progetto e realtà è, a volte, un conflitto positivo e quasi indispensabile.
- Concentrarsi sul presente. Quello che è stato fatto in passato può essere utile per quello che si sta facendo, ma non può essere ripetuto identicamente. Ogni azione è a suo modo originale, ed è fattibile perché abbiamo potuto fare altre azioni, analoghe e mai uguali.
Il tatonnement è un ragionare per frammenti, che dovrebbe essere il modo più sensato della condizione umana, di chi vive un frammento di tempo rispetto al tempo del mondo. Nei confronti delle persone con disabilità, il ragionare per frammenti significa non cadere nell’errore di credere che, avendo incontrato un soggetto con disabilità, si può tranquillamente ritenere che il prossimo soggetto disabile sia identico. Potrà avere problemi analoghi, ma ciascuno è un frammento di realtà, ed esige che si ragioni in relazione a quel frammento. Le categorizzazioni e le generalizzazioni sono un modo per non conoscere la realtà che si presenta per frammenti.
L’accompagnamento potrebbe utilizzare un navigatore satellitare: potrebbe servire per costruire un progetto di vita, che non ha una composizione lineare e semplice e deve tener conto di un intreccio di condizioni che vanno evidenziati, per arrivare a fare un bilancio delle proprie competenze. Il principio della sussidiarietà può portare a efficaci sistemi integrati per rispondere a bisogni particolari, sviluppando la prospettiva inclusiva, secondo la logica delle buone prassi. I rischi maggiori possono derivare dalla sola valutazione economicistica della prestazione, tralasciando aspetti di competenza, di continuità della realizzazione progettuale e di progressione del progetto stesso anche in rapporto all’età dei suoi protagonisti.
La realizzazione di progetti di qualità può essere promossa e verificata su due piani:
- Quello della formulazione dei rapporti istituzionali, delle assunzioni di responsabilità trasparenti e verificabili, della congruenza fra impegni scolastici ed extra scolastici, dei sostegni alla realizzazione di un progetto di vita con prospettiva al futuro.
- Nel percorso scolastico e nel percorso formativo in generale, quello dello sviluppo di conoscenza dei coetanei che possono, attraverso l’esplorazione delle reti istituzionali, percorrere una prospettiva di educazione civica, ma anche collegare il progetto alle diverse discipline.
I due piani di verifica si collegano nella specificità del compito della formazione scolastica e professionale.
La visibilità dell’errore e le reti invisibili
Le cronache quotidiane permettono conoscere errori e orrori. A volte, le fonti di informazione rispondono ponendo interrogativi a qualcuno, con l’incertezza di chi si debba interrogare.
- In questi anni sono aumentate considerevolmente le persone con diagnosi. Il personale dei servizi è rimasto contenuto nei numeri, caso mai in perdita, e ha dovuto cambiare di conseguenza organizzazione del lavoro senza avere il tempo per riflettere e progettare.
- Tra le conseguenze vi è stato il ricorso intensificato a volontariato al terzo settore, che riguarda enti e soggetti non riconducibili né al mercato né allo Stato. Compongono una realtà sociale, economica e culturale in continua evoluzione.
- Ogni fatto sembra emergere dall’oscurità e dalle nostre ignoranze. I fatti più percepiti sono gli incidenti, che fanno improvvisare rimedi tali da far pensare che provochino altri danni. Gli addetti all’informazione, a loro volta, stufano sull’onda emergenziale.
- È necessario potenziare le strutture intermedie, promuovendo e ufficializzando i centri di documentazione territoriale. Chiarire i ruoli e i compiti nella logica complementare degli accreditamenti e dell’impegno del budget di salute. Gli accreditamenti rischiano di utilizzare criteri formali standard a prescindere da processi di incremento della qualità e a prescindere dai singoli progetti di vita.
È necessario anche valorizzare figure professionali di recente legittimazione e gli educatori socio-pedagogici. Il loro impiego nell’accompagnare nei progetti di vita delle persone con disabilità o con bisogni speciali può essere importante per dare nuove energie alle politiche di welfare.
- L’accreditamento è il percorso attraverso il quale viene riconosciuta l’idoneità di un fornitore di servizi se questi corrispondono a standard predefiniti. Compete alle regioni l’introduzione di sistemi di sorveglianza e di strumenti e metodologie per la verifica della qualità dei servizi, a partire dall’autorizzazione a operare già posseduta.
- Il budget di salute:
- Non corrisponde meramente alle risorse economiche disponibili, ma è costituito dall’insieme delle risorse economiche, professionali e umane, gli asset strutturali, il capitale sociale e relazionale della comunità locale necessari a promuovere contesti relazionali, familiari e sociali idonei a favorire una migliore inclusione sociale della persona.
- È uno strumento organizzativo-gestionale per la realizzazione di progetti di vita personalizzati in grado di garantire l’esigibilità del diritto alla salute attraverso l’attivazione di interventi socio-sanitari integrati.
- Non va confuso con il voucher.
- È un sistema caratterizzato da un’elevata flessibilità e dal non essere legato a un tipo particolare di servizio o a uno specifico erogatore.
- Promuove e attua il protagonismo dei cittadini/utenti, che si realizza nella co-costruzione dei singoli progetti personalizzati e si struttura nella definizione di un contratto.
- Promuove e attua il principio di sussidiarietà, cioè la possibilità, la necessità e la ragionevolezza di agire, al livello più prossimo alle persone che ne avvertono il bisogno, la realizzazione di interventi che valorizzano le risorse informali di cura nei contesti comunitari. Tutto ciò nella convinzione che questo costituisca uno degli ambiti su cui si debba maggiormente intervenire per promuovere il cambiamento e l’evoluzione di quel microcontesto sociale e culturale in cui vive la persona, che costituisce l’elemento determinante per un ragionevole bene-essere.
- Considera come centrale l’attenzione ai determinanti sociali della salute. Più si è in condizioni di fragilità sociale, più si è a rischio di malattia. Il budget di salute esige un approccio centrato su una forte attenzione ai determinanti di salute riscontrabili nel contesto sociale, economico, lavorativo, relazionale e valoriale delle singole persone, per cui è del tutto necessaria la creazione di un sistema, fortemente integrato, di servizi sanitari e sociali in grado di garantire continuità e appropriatezza nelle azioni.
C’è un altro modo per dare risposta a tante domande: il ricorso a strutture simili agli istituti, con la giustificazione delle competenze specialistiche che garantirebbero una risposta che può essere illustrata in due modi: il modo tecnico-scientifico e quello della rassicurazione benevola. Quest’ultimo mette da parte qualcuno per sviluppare una solidarietà tale da non creare nessun cambiamento sociale.
- In un sistema inclusivo i numeri contano. Per intervenire sul sistema occorrono proposte sistemiche. Integrare nel sistema inclusivo realtà ad alta competenza per situazioni di deficit con numeri consistenti unicamente su un ampio territorio.
- L’integrazione che diventa inclusione diventa anche invisibile. Le reti sociali in quanto tali non hanno la visibilità che attira attenzioni e offerte di denaro. Circa le raccolte di offerte, può accadere che, per sollecitarle, ci sia all’allusione a una situazione tendenzialmente negativa e priva di strutture adeguate. Per questo nelle reti sociali vanno compresi i soggetti che promuovono informazione.
- La situazione che stiamo vivendo esige la promozione di una forma di resistenza di ampio respiro e capace di sostenersi sottolineando quello che funziona, per migliorarlo estendendolo.
- Le diverse fisionomie delle risposte ai bisogni sono la base indispensabile della costruzione di un sistema reticolare basato su accreditamenti e budget di salute.
- La frase “incontro qualcuno che non capisco” potrebbe avere due continuazioni contrapposte: “devo conoscerlo meglio” e “devo eliminarlo dal mio contesto”. La prima continuazione esige un tempo di riflessione poiché diacronica. La seconda è reattiva e sincronica.
- Impegnarsi a non pensare per linee rette.
- Entrare in contatto con gli altri chiedendo il permesso.
- Creare connessioni.
- Essere quello che si è.
- Riconosciuti i limiti propri, o quelli dettati dal contesto, cercare di organizzare le risorse a disposizione.
- Porsi come mediatori.
- Trasgredire è anche cambiare la modalità di vita, la routine.
Capitolo 2: Il paradigma inclusivo
L’enfasi illusoria dell’autonomia autarchica
Un essere umano, nel corso della sua vita, esclude e include. Puntando sulle conoscenze individuali, autarchiche, riteniamo di poterci realizzare pienamente. Riteniamo di essere autonomi autarchicamente nonostante le nostre incertezze. Fino a un certo punto, l’incertezza riguardo a qualcosa stimola la curiosità; oltre quel punto, però, l’incertezza diventa così opprimente da poter generare disagio, e persino paura. Disagio e paura possono indurci a volere esorcizzare le diversità. Non possiamo funzionare se non ammettiamo i limiti del nostro sapere e non ci diamo delle competenze altrui. Non dovremmo includere solo conoscenze, ma anche luoghi, individui e oggetti. Locale, nel globale, ha senso e non diventa localismo. Globale senza locale è tirannia: diventa globalismo. Dovremmo includere nel glocal il passaggio che ci circonda, i luoghi, gli individui, gli oggetti di cui possiamo avere bisogno.
L’accompagnamento inclusivo
Un buon accompagnatore non è solo; quello che sta, cerca di capire a chi chiederlo; sai esplorare il paesaggio avendo dei punti di riferimento e sa a chi, quando e come chiedere. Mancando chi viene accompagnato, può anche trasmettergli queste capacità, oltre a trasmettere fiducia. Per uno sviluppo inclusivo ci vuole fiducia e l’accompagnamento inclusivo può ridare vigore e autenticità. La parola sviluppo va sottratta al consumismo che trasforma ogni errore in scarto. È un’economia circolare: è un modo di leggere l’intreccio tra scarti e processi produttivi che permettono di valorizzare gli scarti. L’accompagnamento inclusivo implica l’esplorazione di percorsi che escludano corruzione e illegalità, ma per farlo serve tempo. Occorre scandirlo con soste che permettono di riposare, assimilare e apprezzare i risultati in corso d’opera, per evitare che l’attesa prolungata del risultato complessivo si prolunghi al punto da diventare esasperante. I risultati in corso d’opera devono essere significativi e inclusivi, ossia capaci di includere persone di ogni tipo e genere. In questo caso, il rischio è l’esibizione del fenomeno. Lo si evita vivendo i risultati della normalità, che è rinnovata, in quanto è possibile che vi sia una presenza insolita. In una normalità che include quella presenza. Documentando la normalità inclusiva, l’accompagnamento diventerà sempre più inclusivo. L’accompagnamento però incontrerà la crisi, ossia un momento di verità, un punto di svolta in cui la differenza tra la realtà che precede quel momento e la realtà che lo segue è molto più marcata che nella maggior parte degli altri momenti.
L’educatore socio-pedagogico come accompagnatore inclusivo
Le crisi sono utili, accompagnano cambiamenti evolutivi. Un buon accompagnamento attraversa le crisi. Il compito di un educatore socio-pedagogico è l’accompagnamento nel progetto di vita. Si parla di strategia del mosaico intendendo la possibilità di utilizzare tessere note insieme a tessere nuove. Uno dei difetti principali del sistema educativo è il principio di imitazione. L’eterogeneità esige innovazione. Un certo modo di utilizzare l’insegnante di sostegno favorisce il principio di imitazione. L’ascolto dell’altro è indispensabile per includere la realtà. Se l’altro includesse la realtà in modo da renderla esclusiva ed escludente, sarebbe a sua volta escluso. Ascoltare gli altri porta se non all’oggettività, a una condivisione della realtà. Includere vuol dire fare proprio condividendo. Un educatore socio-pedagogico deve conoscere il territorio in cui si muove nell’accompagnamento e dovrebbe far parte di una cooperativa sociale accreditata dall’ente locale per le qualità e per la capacità.
-
Riassunto esame pedagogia della diversità e delle differenze, prof.sa Sannipoli, libro consigliato Diventare grandi…
-
Riassunto esame pedagogia delle diversità e delle differenze, prof. Sannipoli, libro consigliato: L'accompagnamento…
-
Riassunto esame pedagogia della diversità e delle differenze, prof.sa Sannipoli, libro consigliato “Didattica speci…
-
Riassunto esame Pedagogia della diversità e delle differenze, prof.sa Sannipoli, libro consigliato Pedagogia della …