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Capitolo 1: Percorso per un progetto di vita

La realtà dell’assistenzialismo rende costante l’aiuto e non sviluppa il gesto interrotto. Il gesto interrotto fa parte dell’accompagnamento, non sostituisce, non fa al posto dell’altro ma inizia qualcosa che l’altro può completare.

Tatonnement

Il termine tatonnement è intraducibile; andiamo però a considerare il significato cercando di smontare il complesso di elementi che lo compongono.

Mettere le mani in pasta

  • Accettazione del presente limitato. Un successo o un insuccesso non va considerato come totale, ma è relativo al presente limitato.
  • Procedere a poco a poco. I tempi e ritmi non sono imposti da un metodo. Dovremmo capire che non esiste lo strumento universalmente valido da permettere di vincere la sfida che pone un problema nuovo. Un problema nuovo esige uno strumento appropriato.
  • Ricordarsi il percorso fatto e il progetto che ci ha mosso: ars vis. La memoria è e l’ars è mnemotecnica, dai luoghi e dalle immagini viene elaborata una sorta di scrittura mentale. La vis è un esercizio dell’intelletto, cioè un confronto fra la prassi in atto e le precedenti esperienze per individuare punti di forza, somiglianze.
  • Adattare il progetto al procedere, mantenendo l’identità del progetto. Un buon educatore tiene conto delle caratteristiche di ogni soggetto per farlo incontrare con un progetto ma un progetto deve attraversare dei conflitti. Il dialogo fra progetti in realtà è un conflitto positivo e quasi indispensabile.
  • Concentrarsi sul presente. Quello che è stato fatto in passato può essere utile ma non può pregiudicare il presente.

Il tatonnement è un ragionamento per frammenti. Il riferimento alle persone con disabilità ragionare per frammenti significa non cadere nell’errore di credere che un soggetto che incontriamo sarà identico a quello dopo. Potrà avere problemi analoghi ma si deve ragionare in relazione a quel frammento di realtà. Le categorizzazioni e le generalizzazioni sono un modo per non conoscere la realtà che si presenta per frammenti.

Il termine tatonnement significa andare a tentoni. Anche se nasce in un ambito economico, a livello educativo significa che il maestro è in posizione di guida e anche se non può prevedere la maniera in cui chi apprende procede va avanti a tentoni. L’accompagnamento potrebbe utilizzare un progetto di vita.

Piani di verifica per progetti di qualità

La realizzazione di progetti di qualità può essere promossa e verificata su due piani:

  • Formulazione dei rapporti istituzionali, dell’assunzione di responsabilità trasparenti, della congruenza tra impegni scolastici ed extra scolastici e dei sostegni per un progetto con prospettiva al futuro.
  • A livello scolastico e formativo, sviluppando conoscenze nei coetanei ma anche collegare il progetto alle diverse discipline.

I due piani di verifica si collegano nella specificità del compito della formazione scolastica e professionale, andando a consolidare la prospettiva inclusiva.

La visibilità dell’errore e le reti invisibili

Negli ultimi anni le persone con diagnosi sono aumentate ma il personale dei servizi è rimasto contenuto nei numeri. Come conseguenza vi è stato il ricorso intensificato ai volontari del terzo settore, che non sono riconducibili né al mercato né allo Stato.

Per rendere tutto più chiaro servirebbe potenziare le strutture intermedie, come servizi sociali, e valorizzare figure professionali come gli educatori socio pedagogici.

Le regioni dovrebbero introdurre dei sistemi di sorveglianza e di strumenti e metodologie per la verifica della qualità dei servizi. È importante integrare nel sistema inclusivo realtà ad alta competenza per situazioni di deficit con numeri consistenti unicamente su un ampio territorio. L’integrazione che diventa inclusione diventa anche invisibile. Le reti sociali in quanto tali non hanno la visibilità che attira attenzioni e offerte di denaro.

Capitolo 2: Il paradigma inclusione

Un essere umano, nel corso della sua vita, esclude e include e così sembra che diventi autonomo. La verità è che non possiamo funzionare se non ammettiamo i limiti del nostro sapere e non ci fidiamo delle competenze altrui e a volte ci opponiamo a questo perché sconvolge la nostra autonomia. Molto spesso si parla di riallineamento di chi ha una condizione speciale, riteniamo che così riusciamo a renderlo più autonomo e il soggetto riesce ad ignorare gli altri, ma non deve essere così. Gli educatori non devono diventare esecutori passivi in un progetto di conquista di conoscenze. Dobbiamo affidarci all’altro, capire i nostri limiti e non includere solo le conoscenze ma anche i luoghi, individui e oggetti, per permettere ai soggetti di orientarsi e di sapere a chi domandare.

L’accompagnamento inclusivo

Un buon accompagnatore non è solo e trasmette capacità oltre che fiducia. Per uno sviluppo inclusivo ci vuole fiducia. Lo sviluppo e la fiducia possono andare d’accordo e farsi coraggio a vicenda. L’accompagnamento inclusivo ha bisogno di tempo. Occorre scandirlo con soste che permettano di riposare, stimolare e apprezzare i risultati in corso d’opera, per evitare che l’attesa prolungata del risultato complessivo si prolunghi al punto di diventare esasperante. I risultati intermediari devono essere significativi per tutti, devono avere significati inclusivi: capaci di includere persone di ogni tipo e genere. Il rischio è l’esibizione del fenomeno e questo lo si evita vivendo i risultati nella normalità, una normalità che include una presenza insolita e questo porta all’accompagnamento a diventare sempre più inclusivo.

L’educatore socio-pedagogico come accompagnatore inclusivo

Le crisi sono utili, accompagnano cambiamenti evolutivi e allontanare le persone con disabilità dalle crisi non le aiuta. Un buon accompagnamento attraversa le crisi. L’accompagnamento è unire tessere nuove con tessere note e formare un mosaico. Il compito dell’educatore è l’accompagnamento nel progetto di vita. L’autore sottolinea l’importanza di non cadere nel rischio di un’ipertrofia identitaria, creare dei gruppi di persone rivolte a specifiche categorie. Ciò è basato sul principio di imitazione, il quale è uno dei difetti principali del sistema educativo. L’eterogeneità esige innovazione. Bisogna ascoltare l’altro per arrivare a una condivisione della realtà. Soprattutto un educatore deve conoscere il territorio in cui si muove nell’accompagnamento.

Inclusione condivisa

Esponiamo tre basi che sostengono queste due parole:

  • La prospettiva socio-cognitiva: Secondo Bandura la condotta umana è influenzata da fattori personali interni, dal comportamento messo in atto in un dato contesto e dagli eventi ambientali che lo circoscrivono. L’agentività, la facoltà di far accadere le cose, opera all’interno di una struttura causale che coinvolge questi tre elementi. Bandura sottolinea come le persone con un elevato grado di agentività sappiano organizzarsi e trarre vantaggio dalle opportunità offerte dalle strutture sociali. Le persone inefficaci sono meno capaci di sfruttare le risorse offerte.
  • La fenomenologia dell’intenzionalità: Secondo Bertolini il linguaggio è una realtà che prende senso dalla sua riorganizzazione in relazione con l’altro e la sua intenzionalità. La lettura fenomenica richiede l’assunzione di responsabilità dell’intenzionalità. L’educarsi comporta un esercizio di lettura della realtà fenomenica in cui io, come soggetto, mi trovo e mi devo assumere il compito e la responsabilità di collegare questa lettura-interpretazione alla mia intenzionalità. Si devono fare i conti con i limiti della realtà in cui mi trovo. Devo raggiungere l’altro dove si trova e insieme evolvere la realtà anche istituzionali in cui siamo immersi.
  • La pedagogia istituzionale: La resilienza è fondata sul triangolo: legame, legge e senso. L’accompagnamento di un individuo esprime un legame e una legge perché deve incontrare regole, riferimenti di realtà e questo permette di creare un senso per la sua esistenza, in una coppia fondamentale: l’istituito e l’istituente. L’istituito ha già una sua costruzione, è quindi una realtà preesistente al nostro incontro. Si può capire bene pensando al nostro ingresso nel linguaggio, in quanto siamo cresciuti entrando nel linguaggio già istituito. Ma proprio perché si assumeva il linguaggio già istituito, si è potuto creare un senso al proprio linguaggio e questa è la parte istituente (poesia). Ci sono però persone che rinunciano all’impiego in una pedagogia istituzionale. Comprende questi due aspetti: istituito-istituente. La lettura del triangolo della resilienza a livello istituzionale significa rendersi conto che c’è un senso che viene costruito dal fatto che il soggetto stringe un legame di fiducia, un rapporto che è una base anche affettiva e che non coincide con le regole ma diventa la possibilità di incontrare le regole scoprendone senso.

L’accompagnamento per un progetto di vita personalizzato inclusivo esige alcune azioni istituzionali. La prima è l’accreditamento delle cooperative sociali e quindi dei educatori, permettendo un accompagnamento dall’infanzia all’età adulta che può utilizzare il budget salute.

Capitolo 3: Un progetto di vita personalizzato inclusivo

Il progetto consiste nell’organizzazione di azioni nel tempo per il proseguimento di uno scopo predefinito attraverso diverse fasi di progettazione. Ma per avere un progetto bisogna avere possibilità di tentare e anche di sbagliare. Sbagliare non è automaticamente trasgredire.

Personalizzato e inclusivo

Un essere umano non dovrebbe stare nello standard e neppure nella diagnosi. Molto spesso si sente parlare del fatto che le istituzioni rappresentano il destino di chi ha condizioni particolari. Alcune persone vengono messe in istituzioni totali, ovvero un certo numero di persone deve e viene costretta a vivere in un unico luogo e a come risposta ai problemi individuali una risposta unica e uguale per tutti, andando ad ignorare i desideri (orfanotrofi, ospedali psichiatrici, ospizi). Un progetto inclusivo è un progetto in cui individui trovano risposte in più luoghi. Una struttura aperta facilita lo sviluppo di progetti personalizzati inclusivi, andando a considerare le esigenze del singolo.

Un errore non è una trasgressione. L’inclusione è ecosistema. È il superamento delle logiche autoreferenziali disposte per categorie separate. Assumendo delle responsabilità sociali si può sbagliare, e parte sostanziale della loro assunzione che si sviluppa accettando il rischio di errore. Sbagliare è una costante fondamentale dell’agire, un essere umano scopre la positività di vincoli di appartenenza se questi non sono catene. Chi non cade non impara a camminare. Il poter sbagliare permette di rimediare chiedendo aiuto.

Chi avvia il proprio progetto di vita inclusivo non trova chiarezza ma trova il caos della coagulazione, dovrebbe trovare includere dei punti, dei luoghi, in cui poter avere fiducia.

Capacitazione è il termine utilizzato per indicare la combinazione variabile di capacità individuali e derivati dei diritti umani resi esigibili. Parliamo di capacitazioni come di elementi che rendono capace un individuo. Un essere umano è reso capace includendo nella sua vita molti luoghi in cui può trovare ciò che Martha ha indicato nella sua lista (p. 53 vita, integrità fisica, emozioni, gioco..). Devono essere luoghi in cui può riporre fiducia. La fiducia nella capacità di partecipare un progetto che contiene una dose di rischio. Oltre ai rischi degli imprevisti, ci sono i rischi dell’illegalità e questi possono corrompere il progetto, anche quello di una vita. L’illegalità organizzata offre progetti di vita personalizzati e ha capito bene che per questo è importante il controllo del territorio. Può diventare un modo, non corrotto, di controllare il territorio. L’illegalità organizzata si insinua in luoghi e iniziative che sembrano del tutto estranee a quello che immaginiamo criminoso. Se i progetti di vita personalizzati sono inclusivi di un territorio, sono un formidabile contributo alla legalità. Il fatto di chiedere aiuto e di avere risposta può fornire quegli indizi di legalità che alimentano la fiducia di un buon conio. Può produrre una dinamica evolutiva capace di andare oltre il singolo individuo. Nello stesso tempo, il singolo individuo sviluppa un proprio progetto di vita.

Capitolo 4: Persone con disabilità e coronavirus

Durante il periodo del coronavirus le imperfezioni del sistema dei sostegni a coloro che hanno bisogni speciali possono essere maggiormente evidenziate dalla pandemia. Una famiglia con una persona con disabilità risulta essere ancora più isolata. Da qui nasce la riflessione che riguarda l’attuale organizzazione dei sostegni. È importante sviluppare una prospettiva di rinnovamento che favorisca la dinamica evolutiva e rassicuri le famiglie in modo che non si trovino più sole.

Molti educatori si dichiarano disponibili ad assicurare la presenza della figura professionale anche quando la scuola non c’è. Il loro impegno non dovrebbe essere un prolungamento identico a quello del sostegno scolastico. Il loro impegno è complementare al sostegno scolastico, deve essere un progetto di vita che non riguarda solo la testa e la mente ma tutto il corpo anche l’igiene intima. L’educazione è un impegno semplice e complesso nello stesso tempo, chi educa deve prevedere. Nella relazione di aiuto la prevenzione è sempre molto importante e delicata.

In molte relazioni d’aiuto la difficoltà maggiore consiste nello stabilire quando l’aiuto diventa sostituirsi all’altro, quindi un impedimento allo sviluppo dell’altro. In un rapporto di riabilitazione è difficile individuare la possibilità di sviluppo, prevedere cosa sarà l’altro perché manca una identificazione semplice, c’è di mezzo la diversità. Allora diventa complicato stabilire quando l’aiuto è utile e quando è inutile. Un progetto di vita ha risvolti economici. L’esclusione è un costo economico molto più ampio.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eleonora-Bolzani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia delle diversità e delle differenze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Sannipoli Moira.
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