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Introduzione

Il concetto di intercultura inizia a diffondersi anche nel lessico degli educatori del nido e degli insegnanti della scuola dell’infanzia. Con questo termine si rimanda alla pedagogia interculturale e a una serie di metodologie, pratiche educative e relazionali che la scuola e più in generale i servizi educativi dovrebbero applicare per rispondere alle moderne esigenze educative. La realtà sociale di oggi è molto diversa rispetto a quella del passato infatti è sempre più plurale sia sul piano linguistico, sia su quello etnico e sia su quello culturale. L’obiettivo dell’intercultura è quello di favorire il dialogo tra le forme di diversità e far superare i diffusi atteggiamenti di chiusura.

Capitolo 1. Multiculturalità e continuità educativa tra nido e scuola dell'infanzia

Da servizi assistenziali a luoghi di intercultura → la scuola dell'infanzia e il nido, nella nostra società, hanno assunto un nuovo compito sociale e culturale infatti, visto che sono i primi ambienti educativi multiculturali dove il bambino viene a trovarsi, sono spazi propizi per aiutare a sviluppare un approccio positivo con la diversità e per sperimentare modelli interculturali di convivenza e relazione. Inizialmente erano concepiti solo come aiuto alla famiglia, ma con il tempo sono riusciti a rinnovarsi e a diventare fondamentali per la socializzazione dei bambini. La scuola dell'infanzia e il nido possono anche essere considerati strumenti per la prevenzione all'isolamento socio-culturale sia dei bambini che delle famiglie.

I figli dei migranti: una risorsa culturale e umana → la presenza dei figli dei migranti costituisce un indicatore importante di integrazione dei loro genitori all’interno della società italiana e va vista come segnale del loro desiderio di integrarsi. Negli anni Novanta l'immigrazione in Italia ha perso i suoi caratteri di temporaneità e ha assunto le caratteristiche di un fenomeno sociale strutturale. Il principale elemento che fa capire l’avvenuta trasformazione è la crescita delle famiglie formate da giovani coppie di immigrati e quella delle coppie miste. Inoltre va considerato anche l’aumento delle adozioni internazionali. La scuola è ovviamente uno degli spazi che viene più a contatto con la diversità e che può svolgere un ruolo chiave nell’integrazione perché è uno dei primi luoghi dove i bambini autoctoni possono socializzare e interagire con differenti culture e i bambini figli di immigrati possono iniziare a integrarsi.

Per questo motivo gli asili nido e la scuola dell'infanzia possono essere definiti come: luoghi di intercultura → spazi sociali significativi dove bambini e adulti, autoctoni e immigrati sperimentano modalità di relazione e di convivenza interculturali. Negli ultimi anni questo ruolo delle scuole è stato potenziato grazie anche alla formazione interculturale degli insegnanti che permette loro di usare strategie efficaci e ben mirate.

Continuità educativa tra nido e scuola dell'infanzia → Nido e scuola dell’infanzia hanno molti aspetti in comune soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione della soggettività e dell’individualità del bambino, anche dei più piccoli. Infatti anche bambini molto piccoli sono perfettamente in grado di interagire sia con gli altri bimbi sia con gli adulti, non sono oggetti passivi, ma soggetti attivi, autori del proprio sviluppo. Però questi due luoghi educativi sono comunque separati infatti ognuno dei due ha uno specifico modello organizzativo anche se lo scopo delle pratiche educative è sovrapponibile. Il compito della scuola dell’infanzia è quello di accompagnare ogni bambina e ogni bambino verso la costruzione della propria identità. L’asilo nido invece accoglie bambini piccolissimi e veglia su i primissimi approcci sociali e sulla relazione bambino-adulto.

Capitolo 2. L'infanzia immigrata: un segmento dai molteplici volti

Un mosaico di vissuti diversi → la maggior parte dei bambini di origine immigrata è nata in Italia da genitori immigrati, ma ci sono anche altre situazioni:

  • Bambini che sono arrivati con la famiglia
  • Bambini che sono arrivati tramite percorsi di ricongiungimento familiare
  • Figli delle coppie miste
  • Bambini adottati
  • Figli dei richiedenti asilo o rifugiati

Siamo davanti a una grande eterogeneità e questo rimanda all’idea di un mosaico dove le tessere sono formate da storie e biografie molto differenti, ma tutti accomunate da alcuni elementi:

  • Bisogno di costruire un’identità sfaccettata e un senso di appartenenza non esclusivo
  • Solitudine
  • Difficoltà di inserimento sociale dei genitori
  • Affrontare la sfida della conciliazione tra due mondi culturali diversi: quello della famiglia e quello attuale. Spesso la famiglia non accetta che i figli vivano secondo i valori del paese di inserimento e questo può dare vita a situazioni complesse e difficili che non fanno altro che aggravare il quadro di questi bambini e adolescenti

Nessun bambino è straniero → definire i figli degli immigrati come bambini stranieri, immigrati o anche extracomunitari è molto frequente soprattutto per via dei mass media che usano quotidianamente questi termini, ma è qualcosa che andrebbe evitato perché non fa altro che enfatizzare, negativamente, le differenti caratteristiche etniche e culturali e a categorizzare le persone sulla base di semplificazioni. Non ci rendiamo conto delle conseguenze che queste parole possono avere sui bambini. I bambini nati in Italia non sono immigrati infatti l'esperienza migratoria non è qualcosa che si trasmette per discendenza. Definirli stranieri li fa sentire esclusi, come se non potessero appartenere alla nostra società. La percezione di sé ne risente e possono sopraggiungere bassa autostima, ribellione, rabbia, depressione.

Tutti uguali, tutti diversi → i bambini hanno tutti gli stessi diritti e dal punto di vista giuridico sono uguali, non ci sono differenze di alcun tipo. Dal punto di vista umano invece ogni soggetto è unico e irripetibile, con caratteristiche individuali che nessun altro ha. Questo deve essere tenuto sempre a mente dagli educatori e dagli insegnanti perché solo così possono svolgere in modo adeguato il loro compito. I bambini vanno educati fin da subito alla diversità e questo è dimostrato che anche i più piccoli si rendono conto delle diversità, ma non accompagnano questo dato di fatto ad alcun pregiudizio. Ciò avviene solo se sono stati influenzati negativamente dagli adulti.

Capitolo 3. Cittadini e non cittadini

I diritti dell'infanzia → a livello formale, non essere cittadini italiani non dovrebbe impedire ai bambini di godere dei diritti proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza stabiliti dalla Convenzione omonima di New York del 1989. Questa Convenzione ha una valenza giuridica che impone agli stati che hanno aderito (193 tra cui l’Italia=27 maggio 1991 con la legge n°176) di uniformare le norme del diritto interno a quelle della Convenzione. → tutti i bambini e gli adolescenti senza alcuna distinzione di sesso, colore, razza, religione, lingua, cultura hanno gli stessi identici diritti. Tra i vari diritti vi sono:

  • Diritto alla vita
  • Diritto alla salute e di accedere al servizio sanitario
  • Diritto di esprimere la propria opinione
  • Diritto a essere informati
  • Diritto di nome
  • Diritto alla nazionalità
  • Diritto ad avere un’istruzione
  • Diritto a giocare
  • Diritto a essere tutelati dallo sfruttamento e dagli abusi

L’Italia inoltre con la legge n°46 dell'11 marzo del 2002 ha inoltre ratificato i Protocolli opzionali della Convenzione approvati dall’ONU nel 2000, uno relativo alla tutela dei bambini coinvolti nei conflitti armati e l’altro relativo alla tutela dei bambini coinvolti nella prostituzione minorile. L’Italia avendo aderito alla Convenzione accoglie il principio che i bambini figli di immigrati sono per prima cosa esseri umani e come tale sono portatori di diritti e di doveri che nulla hanno a che vedere con la nazionalità e la provenienza. Non ci sono bambini che devono avere più diritti degli altri. Il problema però è che, a livello pratico, chi non possiede la cittadinanza italiana si trova più esposto all’esclusione sociale e culturale anche se sulla carta non dovrebbe essere così.

Le origini di una legge anacronistica → a livello giuridico la cittadinanza è la condizione della persona fisica chiamata cittadino a cui l’ordinamento giuridico di uno Stato riconosce pieni diritti civili e politici.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sentiero92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Fiorucci Massimiliano.
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