Capitolo 1 – Quella cosa chiamata cultura: un essere incompleto
Uomo come creatore del proprio destino
Pico della Mirandola: l'uomo ha una natura indefinita che sarebbe la sua caratteristica principale, ciò che lo contraddistingue dagli altri esseri viventi. L'uomo deve costruire il suo destino con le sue stesse mani.
Gli esseri umani sono esseri incompleti. Un qualsiasi cucciolo di animale nasce già dotato di tutto ciò che gli serve per sopravvivere nell'ambiente proprio della sua specie. Mentre l'uomo così com'è non funziona; è palesemente incompleto. Fin dal principio gli esseri umani hanno dovuto colmare da sé quell'assenza iniziale con un insieme di saperi e attitudini necessarie a sopravvivere. Questa incompletezza è la sua carta vincente, in quanto rende gli esseri umani adattabili a diverse condizioni ambientali. Un processo (l'ominazione) che ha portato l’uomo a sostituire gli istinti con una serie di azioni e strategie che oggi chiamiamo culture. Al plurale, proprio perché la varietà di situazioni in cui sono venuti a trovarsi i diversi gruppi umani ha dato origine a diverse forme di lettura del mondo.
Clyde Kluckhohn: “la cultura è un qualcosa che l'uomo indossa, per poter abitare il mondo”.
Definizioni difficili
Cultura = deriva dal latino colere, “coltivare”, “attendere con cura”. Gli esseri umani vanno accuditi e seguiti nel tempo.
- 200 Tipologie di cultura raggruppate in 7 definizioni (Kroeber, Kluckhohn):
- Descrittive: elenchi di argomenti come struttura sociale, religione…
- Storiche: tradizioni generazioni
- Normative: ideali, valori, norme…
- Psicologiche: il modo in cui le persone si adattano all’ambiente
- Strutturali: modellamento e organizzazione della cultura
- Genetiche: cultura come manufatto
- Incomplete: che definiscono solo alcuni aspetti
La cultura è per la società ciò che la memoria è per gli individui (Kluckhohn). La cultura è un'astrazione; essa non è il comportamento umano ma la chiave che usiamo per leggerlo e interpretarlo. A esistere infatti sono gli individui che producono cultura. Prima di ogni cultura c’è la cultura umana.
Il dibattito tra relativisti e universalisti
Il dibattito tra relativisti e universalisti: tra coloro che sostengono che ogni cultura è un sistema a se stante e come tale va preso in considerazione e tra coloro che invece pensano che esista un elemento comune a tutti gli esseri umani.
Concetti di cultura in diversi paesi
In Francia cultura = condizione dello spirito umano (individuo istruito, che ha approfondito la conoscenza). Francia è universalista. Tale concetto, nato nel secolo dei Lumi, diventa simbolo ottimistico di progresso e di modernità, perché si fonda sulle potenzialità della ragione umana. Lo sviluppo della cultura portava alla civiltà, cioè all’affinamento dei costumi e alla sconfitta dell’ignoranza e al trionfo della ragione.
In Germania cultura assume il significato di differenza di classe. Concetto (che si pone in contrapposizione con quello di civilizzazione considerato universalista e che tende a minimizzare le differenze tra i popoli, per dare risalto a ciò che li accomuna), chiuso e inclusivo che rimanda a un’idea di popolo/nazione.
Tylor e la definizione antropologica di cultura
In Gran Bretagna (universalista), Tylor formula la prima vera definizione antropologica di cultura: “la cultura è quell’insieme che include conoscenze, credenze, arte, morale, legge, costume e ogni altra capacità e usanza acquisita dall’uomo come appartenente a una società.”
Tale definizione mette in evidenza come la cultura possa realizzarsi solo all’interno di una società; non è un fatto privato, ma pubblico. Tylor concepisce il genere umano come un tutt’uno e pensava che esistesse una continuità tra i diversi gradi di evoluzione manifestati dai diversi popoli e che con il tempo tutti i popoli sarebbero diventati civili. Identificava la cultura con il processo di educazione del genere umano. L’essere umano è un puro portatore di cultura. Vedeva la cultura come processo di educazione del genere umano che lo elevava dalla barbarie alla civilizzazione.
Boas e il relativismo culturale
Boas (americano) fu il primo a parlare di cultura al plurale. Ogni cultura ha uno stile originale e particolare. La cultura “abbraccia tutte le manifestazioni delle abitudini sociali di una comunità, le relazioni di un individuo in quanto colpito dalle abitudini del gruppo in cui vive e i prodotti delle attività umane in quanto determinate da queste abitudini”. A Boas dobbiamo anche il concetto di relativismo culturale, antropologico di secondo cui ogni espressione culturale deve essere spiegata all'interno del quadro simbolico della società che la produce. Per Boas la cultura è un insieme organico e concreto e non semplicemente un modo per distinguere le diverse comunità umane. Non esiste una cultura unica, esistono tante culture quante sono le società umane. Per gli americani l’essere umano era il soggetto di cultura (mentre per Tylor era un portatore di cultura). La cultura era il principale oggetto di studio da cui partire; mentre per i funzionalisti britannici era il punto di arrivo di un percorso.
Malinowski e la funzione della cultura
Ad esempio Malinowski: la cultura è un insieme di funzioni che tengono insieme una società e che contribuiscono a mantenerla in equilibrio interagendo tra loro. La cultura sarebbe la risposta che ogni società dà a bisogni universali come nutrirsi, dormire, riprodursi e pertanto diventa uno strumento indispensabile alla sopravvivenza.
Modelli culturali di Strauss
Strauss (Francia) lancia l’idea che ogni cultura si rifà a un modello e che i tipi di culture possibili sono limitati. Cerca di individuare gli elementi comuni a tutte le culture. Per farlo occorre andare al di là della descrizione e scavare nell’inconscio per individuarne strutture e le categorie inconsapevoli.
Geertz e la rete simbolica della cultura
Geertz critica le concezioni secondo cui le culture esistono oggettivamente. Secondo l'antropologo americano ogni cultura è una rete di simboli unica e perciò locale. La cultura non è un semplice repertorio di modelli di comportamento empiricamente riscontrabili ma un sistema simbolico e un meccanismo di controllo. Una serie di istruzioni che orienta le scelte degli individui fornendo loro i punti di riferimento comportamentali di cui hanno bisogno. Per comprendere un sapere locale, occorre conoscere le singole componenti, ma anche le relazioni che esse intrattengono tra loro. Per Geertz non esiste una natura umana indipendente dalla cultura. Pertanto l’antropologo deve impegnarsi in un’opera di traduzione così da rendere accessibili i simboli non ancora familiari.
Riempiere il vuoto
“La cultura è ciò che tiene insieme gli uomini” (Ruth Benedict). Noi umani siamo esseri sociali per necessità. La nostra debolezza originale ci costringe a fare gruppo, non a caso abbiamo sviluppato lingue per comunicare. La parola, lo scambio verbale sono il fondamento della società umana. Attraverso la lingua definiamo il mondo che ci circonda, lo classifichiamo e lo descriviamo e creiamo la nostra società. L'intento è quello di comprendersi, ma per fare ciò occorre darsi delle regole condivise, uguali per tutti. La lingua è il mezzo che serve a costruire il sistema con cui ogni società umana tenta di sistematizzare il mondo che lo circonda.
Taylor e la cultura come prodotto sociale
Taylor: 1- cultura acquisita dall’uomo cioè non la cultura come elemento innato, ma come il prodotto di una educazione prolungata, di una costruzione sociale (come prodotto di un lungo e articolato processo di costruzione); 2- cultura frutto di relazioni tra più individui e non di una sola persona. È dal dialogo, dallo scambio, dall’incontro che nasce ogni cultura. Le culture sono strumenti che servono agli uomini per ordinare a modo loro il mondo che li circonda, per ricollocare ciò che non ha apparentemente ordine. È attraverso i modelli di cultura che l’uomo dà senso agli avvenimenti che vive.
Weber e le ragnatele di significato
Weber: “l’uomo è un animale sospeso tra ragnatele di significato che egli stesso ha tessuto”. Una volta messe in piedi queste regole ne cadiamo vittime. Il conformismo, l’abitudine, la convenienza fanno sì che la maggior parte di noi tenda a conformarsi a costumi vigenti e che a forza di seguire le regole queste finiscano per apparire immutabili come se invece di essere una creazione umana fossero dettate dalla natura.
De Montaigne e le abitudini consolidate
De Montaigne: spesso ciò che appare naturale in realtà è solo il prodotto di abitudini consolidate nel tempo.
L'altra faccia della natura
Ciò che è naturale non dipende dall’uomo. Per i credenti la natura è regolata da forze divine, per i non credenti sono i principi scientifici a organizzarla. In entrambi i casi gli esseri umani con la loro cultura appaiono come spettatori e in molti casi succubi di queste forze superiori. Noi non vediamo la cultura o la natura (concetti teorici, astrazioni), ma vediamo i diversi modi di comportarsi degli esseri umani. La distinzione netta tra ciò che noi consideriamo naturale e ciò che invece pensiamo essere culturale non coincide con quella di altre società umane.
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