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Ungaretti e Il Porto Sepolto

Il Porto Sepolto è riferito al porto antico di Alessandria d’Egitto, fatto interrare. Quando Ungaretti andò in guerra aveva già cominciato a comporre poesie. Iniziò a scrivere in francese, ma Ungaretti si affermò con la sua prima raccolta, Il Porto Sepolto. Eseguì un lavoro di continua correzione e revisione delle sue opere, Allegria è infatti l’edizione definitiva della prima raccolta.

Lo stile di Ungaretti suscitava clamore: non si era abituati alla forma utilizzata dal poeta. Il Futurismo aveva rivoltato la poesia, ma Ungaretti era ancora diverso dallo stile adottato dai futuristi. Ungaretti assorbe dal movimento l’eliminazione della punteggiatura. La punteggiatura era una pausa, per il futurismo non era adatta poiché era amata e idolatrata la velocità.

Temi e stile di Ungaretti

Al centro della raccolta ci sono l’Io, la memoria privata e personale, e i fatti privati di Ungaretti. Nonostante l’utilizzo della parola assoluta, non scrisse poesie così compatte da assomigliare ai telegrammi del futurismo. La parola assoluta porta con sé l’esistenza dei “versicoli” di Ungaretti. Il verso non ha metrica, non ha ritmo, è atonale.

Parigi negli anni ’10 era invasa dalle avanguardie musicali, letterarie e pittoriche. Si vede l’influenza di tutto ciò nella poesia di Ungaretti; ad esempio la musica influì sulla sua opera, portando assonanze all’interno delle poesie. Inoltre, le parole erano su uno spazio bianco: Ungaretti diede importanza anche all’impatto visivo, isolava spesso una sola parola su un verso.

La raccolta funge da diario, da testimonianza della guerra e della trincea. Questo diario però non è cronologico, Ungaretti l’ha composto seguendo uno schema che meglio esprime ciò che voleva comunicare.

L'eredità poetica di Ungaretti

Ungaretti ha portato una nuova forma nella poesia: è considerato il precursore dell’Ermetismo, è colui che ha cambiato e accorciato sensibilmente le poesie. Si pensa che si sia ispirato a poesie giapponesi: sulla rivista napoletana Diana erano stati pubblicati alcuni tanka, insieme alle primissime opere di Ungaretti. Egli era amico del redattore e si pensa che Ungaretti abbia letto e conosciuto la poesia orientale attraverso tale rivista, e si discute sull’influenza di tanka e haiku in modo controverso.

Le novità in Ungaretti

Dal Futurismo Ungaretti ha assimilato il rifiuto della punteggiatura. Tuttavia, il rifiuto non è completo: ci sono spaziature e lettere maiuscole. Ungaretti, a differenza dei futuristi, inseriva i sentimenti nelle sue opere, e la punteggiatura era implicita. Non essendoci punteggiatura “visiva”, le parole hanno più potere, sono sole e risaltano.

Ungaretti usa i versicoli: i versi non sono connessi alla metrica tradizionale. Però mantiene le strofe, quindi i versi sono pausati anche se irregolarmente. I titoli delle poesie sono brevi, e spesso sono parte integrante della poesia. Le date servono a creare una sorta di diario, e questo diario non è cronologico: Ungaretti lo ha costruito cercando di dare un senso alle poesie, unendo vari temi insieme e legando vari testi in cicli.

Il linguaggio di Ungaretti è formato da analogie: è una similitudine senza elementi di passaggio, quindi senza il come. Questo rafforza i concetti del poeta. L’analogia condensa, toglie logica, rende immediato, accorcia, e può sembrare una tendenza futurista. Inoltre, Ungaretti si avvale anche di ossimori: hanno una dimensione analogica, ma assomigliano a dei paradossi. L’immagine è diretta, due termini sono in contrasto tra loro e risalta un sentimento. (Es: bara di freschezza).

Acqua e luce sono i temi ricorrenti, sono temi positivi che contrastano depressione e buio, fanno evadere dalla realtà della guerra.

Il Porto Sepolto, pubblicato nel 1916, era una testimonianza diretta e fresca della guerra, dimostra l’orrore del conflitto, ma con Ungaretti tutto non è negativo: non dimostra odio per il nemico, porta rispetto per i soldati e li chiama fratelli. L’esperienza lo porta a sentirsi parte della comunità, parte dell’Italia, compagno e fratello degli italiani. Il poeta raramente mostra immagini forti e scabrose, invece spesso mostra le fasi del dì, alterna notte e giorno. Spesso anche di notte c’è una fonte di luce, che a volte è positiva (luna), a volte negativa (razzi), a volte è un semplice riflettore. I passaggi sono spesso cruciali e l’alba e il tramonto sono legate all’arrivo della malinconia o di altri sentimenti più o meno nostalgici.

Un altro tema ricorrente è quello della memoria: Ungaretti ripercorre l’infanzia egiziana, l’adolescenza parigina, le amicizie finite e gli amori passati. La memoria lo consola, ma a volte lo fa sentire peggio, perché vi pensa durante il conflitto, dove gli è tutto negato. La dimensione erotica è affrontata sempre con analogie, la dimensione nomadica è ripercorsa con numerosi flashback e ricordi di amici.

Un’altra tematica importante è quella della religione: nel Porto Sepolto, l’interrogazione non trova risposta. Ungaretti si domanda chi sia Dio e a cosa serva bramarlo, vede anche la religione come qualcosa di superstizioso. Ma con altre esperienze successive diverrà cattolico.

Con Sentimento del tempo Ungaretti ritorna alla tradizione; usa molte analogie; spesso fa poesia di una sola frase ma nella forma dell’endecasillabo. Il dolore è invece il frutto di dolore personale e dolore collettivo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Vita di un uomo è l’opera globale di Ungaretti.

Il Porto Sepolto e le sue poesie

IN MEMORIA parla del ricordo di un amico scomparso. Alcune parole sono isolate per aumentare la solennità (suicida, patria…). Moammed, cambiando nome, perse la propria identità. In Francia, non riuscì veramente ad adattarsi alla vita parigina. Non si sentiva più arabo, aveva cambiato nome, ma non riusciva nemmeno a essere francese. Ungaretti non spiega il perché del disagio dell’amico, ma spiega la vita in Arabia con la sua famiglia, e vede il Corano come una cantilena piuttosto che una religione. Moammed non sapeva abbandonare l’Egitto con la mente ed ebbe una crisi d’identità. Ungaretti non comunica informazioni biografiche ma solo dati sulla identità persa dell’amico, che si suicidò per la crisi. Ungaretti fornisce un quadro negativo, il sobborgo dove vivevano era moribondo e decadente. L’amico suicida è testimoniato da Ungaretti e continua a vivere nella memoria del poeta.

IL PORTO SEPOLTO è una poesia eponima che fornisce il titolo alla raccolta: da qui inizia il viaggio nell’abisso del poeta. Dall’esterno si vede già che la poesia rompe con la tradizione: è una poesia minimale, il titolo è parte della poesia stessa. Inoltre è un’allusione a Ettore Serra, editore e finanziatore della raccolta. Il porto sepolto è un simbolo; la poesia è una riflessione su ciò che è la poesia stessa per l’autore. La prima strofa parla del poeta che arriva al fondo e torna alla luce, e giunge alla poesia. Ungaretti è un poeta luminoso che sta nel buio della trincea e immagina questo viaggio da palombaro. L’abisso a cui giunge è un ignoto, è un mistero, è sé stesso. Ungaretti cerca di recuperare qualcosa. La seconda strofa è metapoetica, c’è un ossimoro “mi resta quel nulla” che è assurdo e illogico. La poesia per Ungaretti è un’emozione irrazionale e inspiegabile, lo lascia disperso. Ha gli occhi verso Alessandria d’Egitto. Sente qualcosa di strano, l’emozione è un segreto perché non sa spiegare quello che sente dentro di lui, non sa il motivo di quel sentimento.

LINDORO DI DESERTO ovvero alba, luce e maschera (riferimento al carnevale) che combattono contro il Carso e la trincea. Dalla concretezza dell’alba si genera una riflessione profonda sulla vita. All’inizio c’è una contrapposizione tra leggerezza e durezza: la nebbia leggera si alza e riporta la vista che era interrotta dal buio della notte. Mozza è un verbo forte, da guerra. Il vento spippola, ovvero fa sgretolare il desiderio interiore (resta una strofa misteriosa). L’alba fa impallidire Ungaretti, è una sorpresa piacevole. Però l’alba porta anche la nostalgia della vita passata, la vita stessa è un travaso, specialmente quella di Ungaretti: ha vissuto in molti luoghi, è “travasato” dall’Egitto, alla Francia e poi all’Italia. Tutto ciò causa nostalgia e lo fa riflettere: la luce lo fa pensare, la vita è un viaggio e il sonno è l’unica sosta. Il sole porta l’allegria, la luce, il calore, ma è una maschera, un vestito. La poesia termina con una nota positiva, il sole porta il buon tempo nonostante Ungaretti sia nel deserto della trincea. Ungaretti interrompe bruscamente la riflessione giungendo a una conclusione, scava sempre dentro di sé ma solo fino a un certo punto.

VEGLIA è la prima poesia in cui compare la morte. È totalmente opposta della precedente: parla della notte passata e non dell’alba. Ungaretti utilizza verbi violenti e altri termini positivi, in totale contrapposizione. Buttato, massacrato, bocca digrignata, congestione, penetrata --- compagno, plenilunio, amore, vita. Ungaretti non usa commilitone o soldato, ma usa compagno, termine socialista e solidale. La luna, bella luminosa e piena, mostra però bene, nonostante sia notte, il corpo massacrato del compagno. Il disagio penetra nel poeta, ma egli reagisce subito. Si ribella alla negatività e scrive comunque di amore e vitalità: scopre quindi il valore della vita e di quanto sia cara.

Ciclo dell'evasione, dell'abbandono, della memoria, dell'eros

A RIPOSO mostra la paura che suscita nel poeta la guerra. È una poesia con dimensione panica, in cui Ungaretti si sente integrato con la natura, una docile fibra dell’universo. C’è ancora una volta un riferimento a Serra, con il quale passeggiava nei campi. Il sole da un effetto di luce particolare sull’erba, contrasto tra alto e basso che unisce sole ed erba. Ungaretti è docile, ubbidiente, uniforme all’universo che ha davanti. Il suo ego è diminuito, il tema è quello della luce. Lo scenario si allarga verso le montagne, che sembrano in movimento insieme al cielo. Questa apertura però si interrompe bruscamente e violentemente, dalla leggerezza e dalla docilità Ungaretti ripensa alla guerra, e ritorna al suo nido oscuro. Dal sole all’erba, poi dalle montagne al cielo, e poi Ungaretti ripensa alla guerra. L’andamento di A Riposo e Fase d’Oriente è simile: da una evasione, si giunge alla pesantezza del corpo.

A riposo e FASE D’ORIENTE sono praticamente unite. Fase significa momento di svago, oriente si riferisce al sogno, allo svaporamento. Ungaretti tenta di evadere con un miraggio, ma il soggetto qui è corale: Ungaretti parla non solo di sé stesso ma anche di altri soldati. Grazie a un sorriso bello, tenero e lieve, si pensa alla passione, al desiderio sessuale. Ungaretti esprime la coralità ripetendo tante volte la particella “ci”. Il sorriso distrae e travolge; poi il sole invade, il calore non è positivo ma è pesante. Quel sorriso porta a tanti altri desideri, non solo sessuali; il sole poi fa chiudere gli occhi, in cerca dell’immagine dell’acqua, il desiderio maggiore quando si ha caldo. Gli uomini sono passivi a ciò, hanno il corpo pesante. Dall’alto del sole, l’Io collettivo scende fino ai corpi, dal leggero al pesante, e tutti ritornano alla realtà, in loro stessi.

ANNIENTAMENTO continua il tema delle due poesie precedenti: è l’annientamento di sé, una corsa verso il nulla, la poesia è mistica, è il naufragio. Questa poesia sembra essere l’espansione di A Riposo, vi è la stessa identificazione nella natura, ma la luce non è inserita nella poesia. Il cuore del poeta si spegne e si accende di continuo, a intermittenza, come fa una lucciola. La terra davanti a lui, che lui tocca, è piena di grilli, che hanno più vita di lui. Ungaretti si sente “con le radici” in trincea, come fosse una pianta, è immerso nella natura e nella guerra. Si proietta nella natura, in tante piante diverse, non belle, spesso storte: così però si dimentica di sé stesso e della sua condizione. Parla dell’Isonzo, l’acqua è paragonata però all’asfalto. Si identifica, dopo le piante, nell’acqua e nell’aria. Ungaretti si sente prigioniero dentro sé stesso, si immagina in altra materia perché ha perso l’identità. Quando si sente trasformato però si sente felice. In questa poesia riesce finalmente a dimenticarsi di sé stesso e a sentirsi bene, ne è convinto come afferma nell’ultima strofa.

TRAMONTO è la prima poesia minimale della raccolta, è opposta a Lindoro di Deserto: c’è infatti un tramonto, ovvero qualcosa che porta riposo, pausa, sosta. Il cielo è rosa come la pelle, color carne, è una metafora che rappresenta il corpo. Il colore del cielo dà una sensazione di oasi, Ungaretti cerca il desiderio, l’amore, il colore “carnoso” ricorda l’eros e dona una sosta, una pausa, è un’oasi in cui si imbatte un nomade. Ungaretti è un viaggiatore, è un nomade che non ha ancora capito quale sia la sua patria. A quel nomade serve l’oasi, ovvero l’amore, ma si deve accontentare al solo pensiero. C’è un riferimento implicito all’amico Moammed Sceab.

FINESTRA A MARE invece è l’opposto di Tramonto e Lindoro di Deserto. La luce non è più il tema centrale. Non si sa se il mare sia visto davvero dal...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher steeeegtfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Verdino Stefano.
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