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Appunti su Il porto sepolto e Ungaretti Appunti scolastici Premium

Appunti di teoria e storia della letteratura italiana su Il porto sepolto di Ungaretti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Tongiorgi dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Teoria e storia della letteratura italiana docente Prof. D. Tongiorgi

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cui il caos si contrappone all’ordine. L’ultima parola della raccolta è “abisso” che

rimanda al porto sepolto. Successivamente verrà cambiato il titolo dell’ultima poesia

programmatica da “poesia” a “congedo”.

Il ruolo della guerra

La guerra è il luogo del raggiungimento di un’identità grazie alla parola. Con la parola

si è entrati in guerra (propaganda)e con la parola e la poesia se ne esce. Ungaretti

indica quindi una strada, quella della poesia, che però non tutti sanno imboccare.

Rebora parte volontario sul fronte come Ungaretti – confronto Ungaretti e Rebora.

Nella poesia “Veglia” di Ungaretti c’è un continuo riferimento alla realtà presente.

Rebora evidenzia il sentimento di fratellanza che però è senza speranza di fronte alla

guerra, poiché non rimane che il silenzio. La violenza è quella parola che aveva

l’esigenza di uscire prima della guerra, ma appare dopo celata con vergogna. Per

Ungaretti è l’esatto opposto. La notte al fronte produce come unica risposta la

scrittura, la parola d’amore. Egli trova la salvezza proprio nella parola. Anche il tema

della fratellanza è trattato da Ungaretti sia nel Porto sepolto che in Allegria. Nella

prima raccolta vi è infatti una poesia intitolata “Soldato” che verrà ripresa e

modificata nella seconda raccolta con il titolo “Fratelli”. Nella prima edizione la

domanda della prima strofa è seguita da una lunga risposta che presenta vari participi

con funzione aggettivale (tremante, …). Il soggetto è assente e questa assenza mette

in risalto l’umanità espressa nella parola “fratelli”. Nella redazione finale l’impianto

viene mutato, a partire dal titolo (soldato fratelli). Egli cerca di scremare i riferimenti

alla realtà attuale per sottolineare il valore universale della poesia. La domanda

iniziale rimane immutata ma la glossa appare ridotta e si rimanda al vuoto il compito

di riempire quei nessi che nell’edizione precedente erano esplicitati. Vengono attenuati

moltissimo tutti quei termini patetico – crepuscolari della prima edizione (fogliolina

diventa foglia, sparisce la similitudine). Nella redazione finale le rime sono molto coese

dal punto di vista semantico. La guerra è paragonata a un fiume che permette agli

uomini di trovare se stessi. È nell’uniforme del soldato che il poeta si può sentire

cullato dal padre. La poesia della guerra di Ungaretti è una poesia spontanea, non

filtrata da un esercizio poetico e retorico elaborato, non è sottoposta al “Labor limae” ,

è sgorgata naturalmente dall’esperienza di guerra. Una delle poesie di Allegria è

“Pellegrinaggio”. In questa poesia c’è un’allusione specifica ai cumuli, alle case

distrutte. Il titolo ci dà qualche spunto: pellegrinaggio fa riferimento a un cammino che

si avvia nel mezzo della guerra in cui la nebbia diventa un mare consolante. La

salvezza parte dalla storia però impone una salvezza alla fantasia che permette di

allontanare l’io da quella condizione di disperazione che nasce come conseguenza

della guerra. Vi sono poi due poesie: “Soldato” e “Rischiaro” inviate nel ’16 a Papini. Si

tratta di due poesie che appaiono statiche, fissano l’immagine ad un’intenzione

poetica e la loro fusione genera una nuova poesia che produce un risultato poetico che

è tutto dentro la proposta del porto sepolto cioè la visione dell’ancora di salvezza

come mente, parola, poesia nel passaggio dal dramma alla speranza. Vi è poi la poesia

di “San Martino del Carso” pubblicata nel Porto Sepolto e poi redatta successivamente.

L’intuizione di fondo delle due versioni rimane la medesima ma presenta un confronto

di due visioni: quella realistica della distruzione della guerra e quella della

testimonianza affettiva (il cimitero del cuore). Il peso dei deittici diventa ancora più

assoluto. L’obiettivo dichiarato nella volontà di lasciare sospeso il senso, di rimandare

con la forza della pausa e del silenzio è quello di ottenere un’attesa di senso che in

termini poetici va ben oltre la specificazione del verso scritto. Questo movimento si

avverte anche nella seconda strofa e rafforza in modo sensibile la forza dei pronomi

indefiniti tramite il vuoto. La metafora del cimitero del cuore riprende quel cimitero

reale che è stato evocato nella strofa precedente. Nell’ultima redazione la metafora è

assai meno scontata, accade improvvisa, nell’ultima redazione non c’era stato fino a

quel momento un cimitero reale evocato se non la morte. Si apre quindi un orizzonte

non preparato con un tasso meno didascalico, meno preparato e dunque fortemente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture europee
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinaorbacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia della letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Tongiorgi Duccio.

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