Estratto del documento

La "crisi della coscienza europea" e la nuova letteratura

Un nuovo orizzonte storico

Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento entra in crisi il sistema sociale e dell'ancient régime culturale e avvengono una serie di trasformazioni che provocano un'accelerazione di tutti gli aspetti della vita umana. I primi segni della frattura si verificano in ambito politico-militare e culturale, mentre nella vita quotidiana le novità sono piuttosto limitate: la maggioranza della popolazione europea vive come nei secoli precedenti, con una netta distanza tra città e campagna, i confini tra le classi sociali, il dominio dei valori della Controriforma nei paesi cattolici e il monopolio del potere nelle mani dei nobili e del clero.

In questo clima è però in pieno movimento il mondo dei traffici, dei nuovi commerci e della colonizzazione, anche grazie ai progressi compiuti nel campo della navigazione. La lotta per il dominio economico e politico si proietta per la prima volta sull'intero pianeta e mentre si svolgono una serie di guerre che modificano radicalmente l'assetto europeo, l'Italia è ormai fuori dal centro del quadro politico. Al suo posto, ci sono ora Inghilterra, Francia e Austria.

Un sapere in movimento

Una febbrile attività di riflessione e ricerca mette in discussione le certezze ideologiche e morali dell'assolutismo, il dogmatismo religioso e politico e una concezione statica della conoscenza. Si parla di crisi della coscienza europea, che trova il suo carattere fondamentale in una nuova disponibilità alla discussione e all'indagine razionale, ma che ancora riguarda solo le punte più avanzate della cultura europea.

Avviene una laicizzazione del sapere, che non è più sostegno di sistemi già dati e riproduzione di dati considerati indiscutibili ma ricerca e interrogazione sulla realtà: si pongono così le basi del moderno concetto laico e borghese di cultura, premessa del movimento illuministico.

È infatti già diffuso il concetto della conoscenza come illuminazione, come fuga dalle tenebre dell'errore. Nasce la critica come analisi senza pregiudizi, che si propone di esplorare i fondamenti del sapere storico.

Al di là degli schieramenti politici e religiosi, si sviluppa un terreno comune agli uomini di cultura in cui valgono le regole della discussione tollerante, una sorta di repubblica delle lettere in cui gli intellettuali cooperano impegnandosi in ricerche che ammettono diversi punti di vista.

La "repubblica delle lettere"

In questo contesto non esistono ancora i limiti tra i diversi campi del sapere e l'uomo di cultura, quale che sia la sua specializzazione, fa parte di una comunità universale e viene definito letterato. Con questo termine sono compresi infatti tutti coloro che producono testi scritti: alle "lettere" non appartengono solo la letteratura e la poesia ma l'intero ambito della conoscenza, che si comunica attraverso la scrittura ed entra così in una discussione di respiro internazionale. L'attività epistolare consente rapporti diretti e continui tra i dotti europei.

Il pubblico a cui questa cultura si rivolge è molto più ampio di quello degli umanisti del XVI secolo: non si limita più alla società di corte ma si estende alla media e piccola nobiltà e al clero colto. La produzione editoriale è facilitata dai progressi delle tecniche di stampa e permette di raggiungere nuovi destinatari; fondamentale è anche l'opera dei traduttori.

Un nuovo e importante mezzo di comunicazione è la stampa periodica: mentre le notizie sugli avvenimenti pubblici vengono diffuse dalle gazzette, dalla periodicità irregolare, il giornalismo letterario opera con regolarità e ha come obiettivo l'informazione culturale e libraria.

Altri modelli culturali

Non tutta la cultura europea si può però identificare nella repubblica delle lettere: quella più laica viene infatti ostacolata dall'intolleranza religiosa. L'alfabetizzazione è del resto molto scarsa, anche se in crescita.

I modelli culturali elaborati nella corte francese hanno una presa notevole sulla nobiltà europea, proponendo varie forme di intrattenimenti. In questo contesto si acuisce la querelle des anciens et des modernes: la cultura aristocratica francese afferma la superiorità del presente sul passato, vedendo nel presente il trionfo di una razionalità e di una conoscenza mai raggiunte dagli antichi. È una particolare forma di classicismo, che vede realizzata nella realtà contemporanea una perfezione che viene invece negata agli antichi, per l'inadeguatezza del loro mondo e del loro sapere.

La cultura cortigiana francese si esprime con un edonismo leggero e frivolo, che si traduce nello stile figurativo del rococò e che è destinato ad avere grande fortuna presso tutta l'aristocrazia europea. In Inghilterra si sviluppa invece un diverso tipo di pubblico, prodotto da una situazione sociale più dinamica. Questo pubblico si incontra principalmente nei caffè e nei club per gentiluomini, dove la conversazione e lo scambio di idee si intrecciano con un'attenta considerazione degli eventi. In questo contesto nasce un nuovo giornalismo periodico, che non si rivolge alla repubblica dei letterati ma alla borghesia cittadina, guardando soprattutto alla vita quotidiana.

Si forma così un vero mercato letterario, in cui compare il romanzo moderno che cerca di raffigurare e interpretare la società contemporanea nella sua interezza, come in "Robinson Crusoe" di Defoe.

L'Italia di fronte all'Europa

L'Italia non può fare a meno dell'Europa ed è costretta a confrontarsi con una cultura elaborata altrove e indifferente al modello rinascimentale italiano. La cultura italiana non si trova però in una condizione totalmente marginale, e lo stesso italiano è una lingua ancora nota nelle corti europee; grazie infatti alla diffusione della commedia dell'arte e del melodramma, resta lo strumento espressivo internazionale dello spettacolo. L'Italia resta inoltre meta privilegiata nei viaggi degli intellettuali, anche se ci sono anche numerosi intellettuali italiani che viaggiano o si trasferiscono nei paesi stranieri.

Si inizia ad avvertire il ritardo dell'Italia, ma si diffonde al tempo stesso la convinzione che questo ritardo possa essere superato con l'impegno intellettuale e la rivitalizzazione della tradizione. L'apertura all'Europa si verifica anche attraverso una serie di scambi linguistici, soprattutto con il francese, che arricchiscono la struttura dell'italiano.

L'attività culturale in Italia è prerogativa dei nobili e degli abati e nei grandi centri si sviluppa un ceto civile di uomini di legge e funzionari che ha un ruolo determinante nell'elaborazione di una cultura storica e giuridica; per il livello bassissimo di alfabetizzazione, il pubblico coincide quasi totalmente con questi strati sociali.

Reazione antibarocca e razionalismo poetico

Uno dei tentativi per rimettere la cultura italiana al passo con quella europea fu una riforma del linguaggio poetico, che andava contro l'inventiva del barocchismo e propugnava una razionalità e una misura classiche, esemplificate dai modelli poetici cinquecenteschi. Una linea classicista si era svolta per tutto il Seicento da poeti che cercarono uno stile classico e razionale, pur conservando alcune componenti barocche: rifiutano le soluzioni più audaci del barocco ma aspirano ancora alla meraviglia. La loro soluzione di compromesso viene resa esplicita da numerose riflessioni teoriche sulla poesia, come quella di Muratori.

La riflessione più lucida sulla poesia italiana si deve a Gian Vincenzo Gravina, un intellettuale che emerge dal ceto civile napoletano e che occupa una posizione di rilievo nell’Arcadia romana. Nel trattato Della ragion poetica individua nella finzione la caratteristica più importante della poesia, rifacendosi soprattutto ai poemi omerici e riconducendola alla facoltà della fantasia. La rappresentazione poetica ci presenta la finzione con le caratteristiche della realtà, cosicché si possano trasmettere le verità più nascoste.

Gravina non propone un semplice compromesso tra artificio e ragione ma tenta di attribuire una funzione sociale alla poesia; la favola pastorale e arcadica prende però una direzione ben diversa da quella da lui indicata.

L'Arcadia: il modello pastorale e la politica culturale

L'Accademia dell'Arcadia viene fondata a Roma nel 1690 da un gruppo di scrittori, tra cui Giovan Mario Crescimbeni e Gian Vincenzo Gravina, rifacendosi alle accademie formatesi nella Roma del tardo Seicento, come l'Accademia Reale fondata nel 1674 dalla regina di Svezia Maria Cristina; l'Arcadia ottiene in poco tempo l'adesione della maggior parte degli scrittori italiani.

I due principali elementi della sua linea programmatica sono la ricerca di una poesia razionale e la reazione agli eccessi del manierismo. È determinante il travestimento pastorale: ogni socio deve assumere un nome pastorale greco fittizio e le attività accademiche devono svolgersi nello stile di vita bucolico dell'antica Arcadia. Il luogo delle riunioni è il Bosco Parrasio, l'insegna dell'Accademia è la siringa di Pan, il suo protettore è Gesù Bambino. A capo dell'Accademia c'è un custode generale: il primo fu Crescimbeni.

L'antica favola classica dell'Arcadia si pone come occasione di rapporti tra letterati e di iniziative culturali. Il mondo dei salotti si trasferisce metaforicamente in ambienti campestri e una società ideale prende il posto di quella reale, riproducendone forme e regole.

La riforma intende quindi rilanciare la tradizione, restaurare i valori classici trasferendoli sul piano di un'utopia che coincide con la finzione. Il recupero di razionalità è compromesso dall'artificio, per cui la favola pastorale non può assolvere alle funzioni civili e razionali che avrebbe voluto attribuirle Gravina. Gli intellettuali arcadici affermano la loro purezza e il loro diritto all'irresponsabilità, attribuendo a questa un valore sociale.

L'Arcadia si propone come risposta alla crisi della coscienza europea e alla cultura dinamica, ambiziosa e critica che emerge da questa. Realizza così una sua versione di repubblica delle lettere, unificando a livello nazionale il mondo intellettuale. Ogni apertura verso una cultura critica e libera viene quindi neutralizzata dall'impostazione di Crescimbeni, che si collega alla politica culturale della Curia romana.

La poesia arcadica nel Settecento

Regolando l'esigenza di razionalità e chiarezza comunicativa, l'Arcadia impose una nuova misura linguistica e stilistica di semplificazione, di ricerca di una maggiore nitidezza, di rifiuto di un uso eccessivo della metafora, di elaborazione di un lessico meno vincolato alla tradizione petrarchesca. Vengono quindi ridotte al minimo la complicazione sintattica e la sfasatura tra ritmo sintattico e ritmo metrico e al sonetto si preferisce la canzonetta. La canzonetta si basa su strofette di versi brevi, combinate in vario modo e con molta libertà, così da risultare molto simili a quelle delle arie del melodramma.

Nei poeti delle generazioni successive la ricerca di nitidezza linguistica si accompagna ad una particolare attenzione per le forme esteriori e piacevoli della vita contemporanea. Il modello pastorale e le immagini della società aristocratica convivono, secondo il gusto del rococò, con una nota classicistica che distingue i lirici italiani dalla produzione più sfarzosa del rococò internazionale.

Verso una letteratura teatrale

Oltre alla lirica, anche i generi teatrali suscitano un più forte impegno di rinnovamento e sperimentazione. La drammaturgia italiana cerca di svincolarsi dalla commedia dell'arte e dal melodramma, che assegnano una preminenza assoluta all'artificio, alle doti degli esecutori e alle arti sceniche piuttosto che alla struttura del testo. Si sente infatti l'esigenza di restaurare un teatro di parola, il cui valore dipenda esclusivamente dall'autore e dalla sua scrittura, e che rispetti il criterio di verosimiglianza per garantire un discorso razionale.

Il tempo della critica

Tra critica ed erudizione

L'erudizione costituisce una delle tendenze fondamentali della cultura del Settecento e fornisce un'immagine della vita intellettuale ben diversa rispetto a quella proposta dal modello pastorale arcadico. È infatti improntata ad austerità e severità, per cui può comportare una disposizione critica e una tensione conoscitiva anche nei confronti del presente, che l'erudizione cerca di correggere secondo i suoi criteri di razionalità.

Per tutto il Settecento gli eruditi raccolgono dati ed elaborano strumenti di lavoro spesso ancora essenziali agli studiosi odierni: è a loro che si devono le prime forme di storia della letteratura, in quanto da una parte individuano le principali linee di sviluppo e trasformazione delle vicende letterarie, dall'altra accumulano in maniera sistematica dati concreti e notizie storiche, biografiche e bibliografiche sugli autori.

Ludovico Antonio Muratori

Muratori era un ecclesiastico di origine borghese e il suo cattolicesimo si traduce in una concreta operosità e in una lotta contro superstizioni e mistificazioni. Svolse una notevole funzione di stimolo e svecchiamento del sapere, prospettando un'organizzazione razionale dell'esistenza. La sua cultura ha comunque un forte orientamento moralistico.

Nel trattato Della perfetta poesia italiana, tenta di conciliare la nuova prospettiva razionalistica con il gusto barocco. La sua attività di storico ed erudito si rivolge soprattutto al Medioevo.

Scipione Maffei e Antonio Conti

Scipione Maffei e Antonio Conti sono entrambi esponenti della nobiltà veneta e pur presentando due modi diversi di rapportarsi alla cultura europea, incarnano un laicismo che li distingue nettamente da Muratori. Maffei si propone come creatore e promotore di modelli, formulando progetti e preparando poi il terreno per la loro riuscita.

Il suo interesse per il teatro si concreta quindi in un programma di rilancio del teatro tragico italiano e nella scrittura di una tragedia, la Merope, il risultato più alto della drammaturgia italiana del secolo. Conduce inoltre diverse ricerche erudite, storiche e scientifiche tra cui lavori archeologici e antiquari e indagini di storia antica e medievale.

Conti ha invece una cultura di tipo filosofico e scientifico, approfondita anche grazie ad una serie di rapporti internazionali con personaggi come Newton. Presta grande attenzione al mondo francese e inglese, soprattutto in ambito letterario, e le sue importanti traduzioni poetiche permettono di mettere a confronto il linguaggio poetico italiano con quello di altre tradizioni. Scrive inoltre tragedie classicistiche su argomenti ricavati dalla storia romana.

Pietro Giannone

Giannone compie gli studi giuridici a Napoli, accostandosi a varie esperienze filosofiche e religiose e concentrando tutte le energie nella ricerca. Nella Istoria civile del regno di Napoli, del 1723, esprime la convinzione che le fondamenta delle situazioni giurisdizionali contemporanee fossero da rintracciare nel Medioevo. Giannone ricostruisce quindi l'origine dei poteri civili ed ecclesiastici nel Meridione, attraverso lo sviluppo di istituzioni, legislazioni e consuetudini. Ne risulta così un modello del tutto nuovo di storiografia, attenta ai processi di formazione e modificazione delle istituzioni civili più che alle vicende belliche e politiche, da cui deriva una denuncia degli abusi temporali dei poteri ecclesiastici.

La pubblicazione dell'opera suscita l'immediata reazione della Curia romana e dei gesuiti, che costringe l'autore a rifugiarsi a Vienna, poi a Venezia, per essere infine arrestato. La Chiesa impedisce la pubblicazione della maggior parte dei suoi scritti prodotti negli anni viennesi e di prigionia; anche la sua opera maggiore, il Triregno, vede la luce dopo oltre un secolo dalla sua morte: in essa Giannone opera una singolare ricostruzione delle vicende religiose dell'Antico e Nuovo testamento, in cui distingue tre regni successivi, il "terreno", il "celeste" e il "papale".

Il suo capolavoro letterario è la sua autobiografia, Vita di Pietro Giannone, scritta negli anni di prigionia, in cui narra in prima persona la propria esistenza, rivelando un io che si risolve nell'impegno intellettuale e nella partecipazione alla battaglia culturale, civile, politica e religiosa. Il personaggio narrante appare come modello di nuova razionalità borghese e si manifesta attraverso una ricerca concreta di verità e virtù. Egli è armato di un sapere che non resta mero accumulo di conoscenze ma che diventa proposta di nuovi rapporti nella politica e di nuovi atteggiamenti nella religione.

Andando avanti, Giannone scopre con lucidità la propria solitudine, per cui la sua vicenda biografica si trasfigura in un confronto drammatico tra la razionalità dell'intellettuale civile e la sordità di un mondo governato da uno spirito maligno. Il suo stile narrativo si costruisce proprio sullo sguardo impassibile con cui il protagonista, sempre più solo, osserva l'azione tortuosa di quelle forze negative.

Giambattista Vico

Nella sua autobiografia, Vita di Giambattista Vico scritta da sé medesimo, Vico narra in terza persona definendo la propria posizione nella repubblica letteraria e rivendicando il valore delle proprie opere.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 1 Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Tatti, libro consigliato "Storia e testi della letteratura italiana. L'età della ragione e delle riforme. La rivoluzione in Europa", Ferroni Pag. 31
1 su 35
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliaborzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tatti Silvia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community