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Ferroni – Storia e testi della letteratura italiana

L’Europa e l’Italia tra restaurazione e rivoluzioni

La Rivoluzione Francese e il mancato tentativo della restaurazione e del Congresso di Vienna (1815) di ripristinare i regimi vigenti precedentemente hanno modificato anche il rapporto tra intellettuali e strutture statali. Gli intellettuali sono stati infatti i protagonisti del movimento delle idee, favorendo il cambiamento storico, facendosi portavoce della coscienza pubblica. In Italia, in particolare, nasce una nuova figura: quella dell’intellettuale che vive fuori dall’Italia e che non tratta più di ambienti circoscritti come accademie o corti, bensì dell’intera nazione.

Fondamentale in questo periodo fu la stampa, in particolare le riviste, che diventano scene essenziali della battaglia politico-culturale. Questo importante mezzo di comunicazione consentì di registrare un considerevole sviluppo dell’istruzione popolare e femminile, quindi di diffondere la cultura e di sviluppare l’opinione pubblica.

Il mercato librario inizia però, in questo periodo ad essere influenzato dalla produzione e dal consumo; vi era infatti la necessità di allargare il pubblico al quale le opere si rivolgevano con il solo scopo di allargare le vendite. Fino al 1840 la censura austriaca, le barriere doganali e la mancata applicazione delle leggi per la difesa dei diritti di proprietà ostacolarono la diffusione dei libri da parte dell’editoria italiana, che aveva il suo centro in Milano. A questa città, successivamente al 1840, si aggiunsero anche Firenze e Torino.

Tra i generi letterari del tempo l’unico ad avere un mercato piuttosto ampio era il romanzo storico, al quale si aggiunse poi il romanzo di appendice.

Romanzo storico

È un genere che si diffonde in età romantica e consiste nella ripresa di fatti e personaggi reali appartenenti ad epoche storiche, ma arricchita da svolgimenti romanzeschi e vicende inventate. In Italia tale genere si sviluppa alla fine degli anni 20 del 1800 grazie alla pubblicazione, nel 1827, della prima edizione dei Promessi sposi.

Romanzo d’appendice

Sono i romanzi pubblicati a puntate in appendice ai giornali quotidiani e settimanali, rivolti ad un pubblico vasto e che seguono schemi narrativi convenzionali. Nasce quindi in contrapposizione all’illuminismo, quello che viene chiamato romanticismo, il quale deriva dall’aggettivo inglese “Romantic” usato già nel 600 per indicare il mondo dei vecchi romanzi cavallereschi.

Questo movimento influenza in modo decisivo arte, letteratura, ideologie, costumi quotidiani, e non per ultima la musica, la forma di espressione preferita dai romantici. Segna un profondo senso di stacco dal secolo precedente, profondamente legato ai modelli classico-umanistici. Il romanticismo era infatti visto come una reazione all’illuminismo e al forte uso della ragione.

Il romanticismo si origina da una nuova esperienza dell’io, della nuova attenzione al negativo, all’oscuro, e si caratterizza per:

  • Individualismo: che diventa esaltazione del valore della libertà degli individui
  • Rivendicazione del carattere di ogni nazione
  • Attenzione per il medioevo
  • Esaltazione del ruolo della natura: concepita come specchio dei sentimenti che muovono l’uomo
  • Esaltazione dell’amore, che trova però nel suo percorso ostacoli minacciosi e riesce ad affermarsi solo con la morte e la disperazione

Origini

Nasce alla fine del 700 in Europa, in date diverse a seconda delle varie nazioni e si esaurì intorno alla metà dell’800. Tale sensibilità nasce tra gli intellettuali di molteplici origini in reazione a disorientamento creato dalla rivoluzione politica e industriale e al crollo dei capisaldi classici che parevano immutabili. Si passa infatti dalla chiarezza e dalla razionalità classica all’arte verso il buio, l’irrazionale e il negativo tipicamente romantici.

In Germania si affermarono autori come Goethe, Schiller ed i filosofi Hegel e Schopenhauer. In particolare, Schiller propose una distinzione netta tra la poesia classica (ingenua, oggettiva, impersonale, precisa e definita) e poesia romantica (sentimentale, riflessiva e dai contorni indefiniti).

In Inghilterra temi ed atteggiamenti romantici si erano già sviluppati alla fine del 1700; qui nasce il romanzo storico per opera di Walter Scott ed il suo Ivanoe. I romantici abbandonano i modelli classici di riferimento come Virgilio, Cicerone, Orazio e Petrarca, sostituendoli con Dante, Shakespeare e Omero; non si tratta però di imitazione, per loro l’unica legge è il “genio” del poeta, il quale riassume in sé il valore e lo spirito del popolo e delle sue esperienze.

Generi letterari

Per quanto riguarda la narrativa il genere prevalente fu il romanzo storico con tutte le sue varianti: romanzo di formazione, romanzo d’appendice e novella in versi. Per quanto riguarda la lirica invece entrano i crisi le forme tradizionali petrarchesche, che danno spazio a forme libere come la canzone libera, la ballata romantica o romanza (forma poetica legata alla musica, che unisce la poesia lirica e quella narrativa).

Il Romanticismo in Italia

L’Italia fu il paese romantico per eccellenza, che attrasse, per la sua ricchezza di paesaggi naturali, monumenti e resti storici molti autori da tutta Europa: Francia ed Inghilterra in particolare. In Italia si inizia a parlare di romanticismo quando nel 1816 viene pubblicato sul primo numero della rivista La Biblioteca Italiana, un articolo di madame de Staël intitolato “Sulla maniera e l’utilizzo delle traduzioni” che invitava i letterati italiani a confrontarsi con i contemporanei europei. I letterati italiani reagirono dividendosi in due schieramenti: coloro che erano d’accordo e coloro che non erano d’accordo (i classici).

La celebre scrittrice propose una generale riflessione sui vantaggi derivanti dalle traduzioni, utili a favorire un incontro tra mondi espressivi distanti ed un allargamento dei propri pensieri. Ai letterati italiani consigliava, in particolare di tradurre le poesie inglesi e tedesche, proprio perché ammirava la cultura italiana, ma era profondamente insoddisfatta dalla qualità della letteratura contemporanea, che definiva antiquata e troppo caratterizzata dalla mitologia, poco attuale e superata. La sua esortazione riguarda in particolare il teatro tragico, non a caso il genere meno fecondo in Italia; non si trattava comunque di un invito all’imitazione ma soltanto di un invito ad uscire dalla tradizione classica.

In questo modo alcuni principi del romanticismo arrivarono in Italia, dove però, questo movimento rimase comunque legato alla tradizione classica, e all’influenza illuminista che ricercava una letteratura utile. Si preferisce evitare l’estremismo in virtù del rapporto che c’era tra letteratura e società; si sentiva infatti l’esigenza di una letteratura moderna che rispondesse alle esigenze del mondo moderno: si sentiva la necessità di allargare la letteratura anche alle classi meno abbienti, con una funzione morale ed educativa.

Polemica classico-romantica

La polemica fu condotta nelle riviste culturali attraverso numerose lettere tra i vari letterati appartenenti ai due schieramenti. “La Biblioteca Italiana” fu la rivista dalla quale partì la polemica, nella quale venne pubblicato l’articolo della de Staël. Nonostante questo però la rivista dette spazio soprattutto alle posizioni classiche in un’ottica conservatrice. Tale rivista era nata a Milano come organo culturale ed ufficiale, finanziato dal governo austriaco. La direzione era stata affidata a Giuseppe Acerbi, il quale aveva come collaboratori Pietro Giordani e Vincenzo Monti.

Le posizioni romantiche trovarono la loro espressione nella rivista “Il Conciliatore”, il cui nome derivava proprio dal fatto che intendeva conciliare le forze intellettuali rivolte al progresso e alla ricerca della modernità; in contrapposizione alla Biblioteca italiana. A tale periodico collaborarono autori come Giovanni Berchet, Pietro Borsieri, Ludovico di Breme e Silvio Pellico. Raccoglieva l’eredità del “Caffè” dei fratelli Alessandro e Pietro Verri, nato nel 1764-66, e trattava tematiche attuali come:

  • Scienze morali
  • Letteratura e critica
  • Statistica, economia, manifatture, agricoltura, arti e scienze
  • Varietà

Il periodico durò però soltanto dal giugno 1818 al dicembre 1819, quando venne chiuso dalla censura austriaca. Dalle ceneri del Conciliatore nascerà nel 1821 a Firenze la rivista “L’Antologia”, su iniziativa di un gruppo di intellettuali guidati da Giampietro Vieusseux. Vi collaborarono autori come Gino Capponi, Cosimo Ridolfi, Giovan Battista Niccolini e Niccolò Tommaseo. Si pose in una prospettiva europea e piuttosto indifferente alla polemica classico-romantica; mirò piuttosto a sottolineare la frattura che si era creata tra gli intellettuali italiani, divulgando materiali culturali socialmente utili e stimolando nuove riforme concrete. Anche quest’ultima rivista venne chiusa dalla censura nel 1833.

La discussione si concentrò su 3 tematiche principali:

  • Uso della mitologia classica, che secondo i romantici doveva essere sostituita con la storia e la modernità;
  • Rapporto con le letterature straniere, le quali erano rifiutate dai classici
  • Rispetto delle unità drammatiche e delle regole aristoteliche, alle quali i romantici preferivano la libertà di ispirazione

Pietro Giordani (classico)

Dopo aver tradotto l’articolo di Madame de Staël, fu uno dei primi a rispondergli nella medesima rivista, nell’aprile del 1816, con un articolo anonimo intitolato “Un italiano risponde al discorso della Stael”, nel quale si espresse in maniera molto pacata ed educata, a differenza degli altri che intervennero nella polemica. Con questa lettera egli analizza tutti i punti trattati dalla donna e si dichiara d’accordo con alcune delle sue idee.

In particolare, era d’accordo sulla necessità di migliorare la tradizione teatrale e sull’inattualità della mitologia; ma mostrò delle resistenze sull’utilità delle traduzioni, non si mostrò d’accordo sull’attribuzione della colpa di un mancato rinnovamento della letteratura italiana allo scarso utilizzo delle traduzioni, e nemmeno sulle soluzioni proposte. Secondo lui gli italiani non dovevano ispirarsi alla letteratura nordica d’oltralpe, bensì difendere la letteratura del mezzogiorno, ispirata a modelli grechi e latini. Giordani resta ben saldo sui principi del classicismo, e ribalta le idee della de Staël, attribuendo la colpa della decadenza della letteratura italiana proprio alle influenze nordiche, le quali creano risultati disorganici. La situazione, seguendo i consigli della de Staël, non migliorerebbe, anzi, l’unico risultato sarebbe quello della scomparsa di una letteratura propriamente italiana. Per rinnovarsi i letterati devono riscoprire le opere latine e greche e riscoprire le proprie origini.

Con questa lettera Giordani favorì inoltre l’ingresso nella polemica del giovane Giacomo Leopardi che a sua volta rispose alla de Staël con la lettera “Lettera ai sigg. compilatori della Biblioteca Italiana” del 1816 che però non venne pubblicata. Nel 1818 Leopardi interverrà nuovamente con “Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica”. Giordani fu molto importanti per la vita di Leopardi, e tale lettera servì ad istaurare un contatto tra i due, in particolare Giordani ospiterà Leopardi nel suo soggiorno fiorentino e lo aiuterà ad ottenere una borsa di studio per continuare a soggiornare a Firenze.

Giordani, in reazione alla lettera della de Staël, decide di raccogliere gran parte delle poesie più famose scritte in dialetto milanese in una collana che attaccò alla Biblioteca Italiana nel febbraio del 1816. Le opere dialettali erano, secondo Giordani, uno strumento per conservare le particolarità italiane.

Carlo Porta (romantico)

In risposta alla raccolta di Giordani scrisse 12 aggressivi sonetti; aderendo quindi alle posizioni romantiche. La sua adesione però non significa che tutta la sua poesia fosse romantica, anzi, definisce le sue radici nella tradizione dialettale milanese, essendo nato in una famiglia benestante; in questo modo fa notare come fosse grande la tradizione lombarda. Porta non utilizza il dialetto in senso critico, ma per parlare di temi ai quali era venuta meno la poesia classica, ad esempio il mondo degli umili. Dimostra che il dialetto si prestava bene ad affrontare qualsiasi tipo di argomento.

Aderisce al romanticismo soltanto per partecipare ad un fenomeno moderno. Il romanticismo è per lui soprattutto la scelta di un buon senso letterario, la difesa della spontaneità e la comunicatività del discorso poetico. Non è interessato, in realtà, al medioevo e all’oscuro.

Nelle sue poesie trattava di persone umili, ai margini della società, in particolare il proletariato urbano. Tra le sue opere dialettali più importanti troviamo “Giovannin Bongee” (1812), “La Ninetta del Verzee” (1814) e “Il Marchionn di gamb avert”. Nella sua fase romantica si concentrò invece nella rappresentazione del mondo clericale e bigotto, criticandone l’ipocrisia e la strumentalizzazione della religione, questo è visibile nel componimento “Offerta a Dio/La preghiera”.

Desgrazzi de Giovannin Bongee

Giovannino Bongeri è un garzone che racconta ad un notabile quanto gli è accaduto la sera precedente, mentre tornava a casa dalla bottega. Inizialmente il suo racconto sembra riguardare fatti di ordinaria amministrazione: si ritrova in mezzo ad una ronda ed è costretto a rivelare le sue generalità, compreso il suo indirizzo. Subito dopo, si precipita a casa con un brutto presentimento e la trova occupata da due estranei, in particolare c’era un soldato francese che avendo conosciuto la moglie di Giovannino e avendola trovata attraente, avrebbe voluto andare a letto con lei. Giovannino, per evitare di reagire in modo brusco, racconta di aver fatto passare la rabbia andando a prendere un po’ d’aria.

In quest’opera è necessario l’utilizzo del dialetto, il quale rende la narrazione realistica; il dialetto milanese mostra qui tutta la sua versatilità, sconosciuta alle lingue formalizzate. Giovannino si lamenta del suo destino disgraziato, ma di fronte al notabile ci tiene a mostrarsi come un uomo orgoglioso degno di rispetto. Questa contraddizione evidenzia il carattere comico del testo, che comunque funge da critica sociale.

La Ninetta del Verzee

La protagonista è una prostituta della quale aveva già parlato Giuseppe Bossi nel “Il Peppe Parrucchiere”. Porta decide di dare parola alla figura femminile di cui tanto si lamentava il Pepp. La Ninetta racconta la sua storia ad un cliente: fin da adolescente aveva ceduto ai desideri del Pepp, per il quale aveva rinunciato a sistemazioni agiate e proposte di matrimonio; aveva inoltre sacrificato la casa e il banco del mercato del Verzee per pagare i debiti dell’uomo che non esitava a tradirla. Alla fine, era dovuta diventare una prostituta per mantenerlo e, dopo aver negato la soddisfazione di un capriccio sessuale dell’uomo era stata da lui calunniata di aver contratto una malattia venerea.

Il racconto, anche se all’apparenza sembra somigliare al precedente, è serio, drammatico e privo di qualunque motivo comico.

Offerta a Dio/La preghiera

La protagonista è una nobildonna aristocratica Donna Fabia che racconta ad un francescano, tale Don Sigismondo, di una vicenda che l’aveva coinvolta poco tempo prima. Il linguaggio con cui la donna parla è un italiano fatto di circonlocuzioni artificiose e di luoghi comuni, intrecciati a forme di dialetto, che lasciano trasparire una satira che non ha bisogno di essere esplicitata. La vicenda racconta di quando la nobildonna si era recata, in un venerdì di quaresima ad una devozione penitenziale, all’uscita della quale era caduta a terra, per evitare il contatto con un prete sporco ed unto. Per questo motivo era stata derisa da persone che stavano per entrare in chiesa. Successivamente a questa caduta la donna si reca in chiesa e inizia a pregare: innanzitutto ringrazia Gesù di averla fatta nascere nobile e successivamente prega per coloro che si erano presi gioco di lei, chiedendone la pietà. Un gesto che poteva sembrare un perdono di grande virtù cristiana, viene invece ridicolizzato dal fatto che la donna si paragoni a Cristo in croce che chiede pietà per gli uomini, sfiorando il blasfemo. All’uscita dalla chiesa poi, per dare esempio alle altre dame, decide di dare a ciascuno un quattrino; tale gesto viene fatto con una tale enfasi teatrale che ne vanifica ogni valore.

Giovanni Berchet (romantico)

Il suo intervento fu uno dei più importanti nella polemica tra classici e romantici. Egli nel 1816 scrisse la “Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo” nella quale riflette su questioni di poetica, assumendo posizioni romantiche, che ritratterà ironicamente alla fine della lettera, riaffermando la validità delle regole classicistiche; per questo la lettera viene detta “semiseria”.

L’autore finge che il vecchio Grisostomo, intellettuale aperto e innovatore, voglia spiegare al figlio il significato della poesia romantica inviandogli la traduzione di due ballate del tedesco Bürger: “Il cacciatore feroce” e “Eleonora”, ispirate alle leggende popolari tedesche, espressione del romanticismo d’oltralpe. La lettera si divide in due parti: nella prima Grisostomo, rifacendosi alla de Staël, consiglia al figlio la lettura di una serie di autori romantici; nella seconda descrive la pericolosità delle idee romantiche, consigliando al figlio di starne lontano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Turchi Roberta.
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