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L’ETA’ DELLA RELIGIONE E DELLE RIFORME (1690-1789)

• Fine ‘600 inizi ‘700 crisi in gran parte d’Europa, il sistema sociale e culturale di Antico

Regime. Si rompono vecchi equilibri. resiste la netta distinzione tra città e campagna, gli

invalicabili confini tra le classi. L’Italia non è l’elemento primario nella vita socio-politico

europeo. Si svolgono nuovi modelli culturali orientati verso una critica all’autorità e a

un’esigenza di razionalità.

• Intensissima attività epistolare che permette ai dotti di tutta europa di tenersi in contatto

• Con il termine Letterati si identificano gli uomini di cultura, in qualsiasi campo della

conoscenza, che si comunica principalmente tramite la scrittura. Il latino rimane la lingua

prevalente nella comunicazione scientifica.

• Alfabetizzazione ancora molto scarsa, anche se in alcuni paesi come Francia e Inghilterra

appare in crescita già all’inizio dell’ ‘700.  l’Italia si accorge di non poter fare a meno

dell’Europa, ed è costretta a confrontarsi con una cultura più elaborata rispetto al vecchio

modello rinascimentale. L’italiano è una lingua nota nelle corti del continente, grazie anche

alla diffusione della commedia dell’arte e del melodramma. L’Italia resta comunque meta

privilegiata nei viaggi degli intellettuali. Si diffondono i “libri di viaggio”, scritti sotto forma di

diario o lettere inviati nel corso del viaggio ad amici e parenti. Algarotti scrive “viaggi in

Russia”.

• Il passo principale per cercare di rimettere l’Italia al passo del resto della cultura europea,

fu una riforma del linguaggio poetico che, come in tutto il ‘600, si basava su un classicismo

intramontabile. Si rifiuta il barocco, come fanno gli scrittori appartenenti all’arcadia  la

Gravina

riflessione più profonda sulla nostra letteratura viene dal : (

1664-1718) emerge

nel ceto civile Napoletano, esperto giurista, si impegna in una dura lotta contro i Gesuiti e

doccupa una posizione di rilievo nell’accademia dell’arcadia. Nel trattato “Della ragion

poetica” (1708) individua una finzione, caratteristica fondamentale della poesia, tenendo

presente anche i poemi di Omero, e la riconduce alla facoltà della fantasia. Tenta di

attribuire una funzionalità sociale alle favole poetiche. La favola, l’invenzione poetica e

letteraria, non deve essere puro artificio, ma deve essere una verità travestita in sembianze

popolari. Pg 117 -> cap.VII del primo libro parte da Orfeo e Anfione, due poeti che grazie al

loro canto riuscivano a far piegare cose, umani e animali. Spiega come le menti pure,

quindi i sapienti, arrivino alla verità tramite la razionalità e come le menti impure, quindi il

popolo, arriva alla verità tramite la poesia e la favola. La favola pastorale e arcadica però

prese una strada diversa da quella indicata dal gravina, il quale tentò di far entrare il suo

progetto all’interno dell’arcadia Romana.

• L’arcadia  fondata a Roma nel 1690 da un gruppo di scrittori tra i quali Gravina,

Crescimbeni e Zappi. L’accademia raccoglie l’eredità delle accademie romane del tardo

‘600. Travestimento pastorale, ogni socio doveva assumere un nome pastorale greco e

tutte le attività dell’arcadia si dovevano svolgere nel bucolico stile di vita dell’antica Arcadia.

Il luogo delle riunioni definito Parrasio e l’insegna è la siringa di Pan. A capo dell’accademia

abbiamo Crescimbeni: (1663-1728). Il mondo dei salotti contemporanei si trasferiscono in

boschi frequentati da pastorelle epastori. Si cerca di restaurare i valori Classici che deve

coincidere con la finzione. L’arcadia si pose come risposta alla crisi della coscienza

europea. Vi è un rifiuto dlel’uso eccessivo della metafora e un linguaggio più disposto a

nominare oggetti e dati quotidiani. La parola doveva essere pura. Oltre al sonetto

(composto da 2 terzine e 2 quartine) si preferì la forma della canzonetta (settenari e

ottonari principalmente, le stanze più brevi rispetto la canzone classica).  fu il

METASTASIO a portare queste tendenze del linguaggio poetico arcadico ad esiti perfetti.

Tra i poeti della prima generazione arcadica troviamo: Faustina Zappi (1680-1745) e il

Faustina Zappi

marito Giambattista Zappi (1667-1719). : pg 119 si apre

all’accademia Romana con temi inusuali come la morte del figlio, problemi personali e

l’amore coniugale. Nel sonetto “donna, che tanto al mio bel sol piacesti” parla di una donna

che piaceva al marito tempo addietro e lodata ancora da lui, infatti lei scopre che l’amore

che lui prova per questa donna ancora non è finito. Non si tratta di gelosia ma di una

passione ancora forte della moglie per il marito e il rancore per una possibile rivale.

Giambattista Zappi pg120 nelle sue poesie l’amore vive nel ricordo di felicità

passate e nella vaga speranza di averne in futuro. Predilette situazioni di lontananza,

separazione e negazione. Nel sonetto “in quell’età ch’io misurar solea”si tratta dell’amore

del poeta per clori, fanciulla amata fin dall’infanzia e ancora desiderata. La felice immagine

iniziale che suggerisce il fondale pastorale. L’immagine iniziale suggerisce tenerezza.

“sognai sul far dell’alba e mi parea” pg121 sonetto descrizione di un sogno, immagina di

essere un cane che sullo sfondo di un paesaggio bucolico gioca con l’amata Clori. Quando

nel sogno Clori sta per baciare il cagnolino, il poeta si sveglia e l’illusione svanisce. Il sogno

è incorniciato nella realtà. – al modello pastorale si sovrappongono poi le immagini della

società aristocratica, i versi evocano figurine in movimento senza alcuno spessore e

disegnano una natura teatrale e umana  si tratta del gusto Rococò fatto di bei salotti, feste

e paesaggi. Tra gli autori che possiamo collegare a questo gusto abbiamo Paolo Rolli

(1687-1765) si forma a Roma nella scuola del Gravina insieme al Metastasio. Visse la

maggior parte della sua vita a Londra dove pubblica nel 1717 le rime una raccolta divisa in

3 sezioni: odi, elegie ed endecasillabi. Con questa raccolta cercava di coniugare

l’esperienza arcadica con l’esempio dei classici Latini. Poesia raffinata e preziosa, ma priva

della sensibilità musicale, dove momenti e figure della realtà contemporanea vengono

descritti con precisione ed eleganza. “Gioite, O Grazie, scherzate, Amori” pg123 il testo fa

parte di Endecasillabi, composto di 14 componimenti. Argomento è la guarigione di una

dama , tema ripreso da Ugo Foscolo con l’amica risanata. Dopo l’informale invocazione alle

Gfrazie e agli Amori, il poeta si sofferma sui dettagli della toilette della dama chiamata

Ninfa. “solitario bosco ombroso” pg125 canzonetta, pubblicata per la prima volta nel 1727,

messa in musica e cantata in tutta Europa descrive separazione e lontananza dalla donna

amata. Il poeta si rivolge alla natura chiamata ad essere testimone della sua tristezza e

rimpianto. La ripresa del modello petrarchesco (ricordo ll’amat, rapporto con paesaggio e

natura) si risolve in un quadro galante in cui il paesaggio ha funzione decorativa. Descrive il

presagio di una fine drammatica, in conclusione con la donna che piangerà sulle ceneri

dell’amante morto. Tommaso Crudeli (1703-1745) pg127 visse a Pisa e Firenze e subì

varie persecuzioni per la sua appartenenza alla massoneria. “La ricamatrice”, presente

nella raccolta di poesie del 1746 si fa una lode alla donna, la ricamatrice Nina, poi

l’attenzione si sposta sul lavoro della donna, una tela ricamata con scene campestri che

sembrano animarsi sotto l’occhio curioso del poeta. Scherzo finale il “furto” della mano

della ricamatrice da parte del poeta. Carlo Innocenzo Frugoni pg 130 fama in tutto il ‘700

per la sua estrema versatilità e nella varietà di temi trattati nelle sue opere. Compose

sonetti, odi e sonetti per occasioni mondane o galanti. Legato alla corte di Parma dove

ricevette l’incarico di poeta di corte. Il sonetto “per monacazione di nobildonna Veneta”

composto in occasione della cerimonia nella quale le fanciulle prendevano i voti.

Protagonista è una fanciulla di Venezia che rinuncia alla sua condizione sociale benestante

per prendere i voti, vi è disprezzo per i beni terreni e l’amore. È un sonetto d’occasione cioè

scritto in una circostanza ben precisa, spesso su commissione. “poeta e re” pg 131

canzonetta che si ispira a una delle Epistole di Orazio, in cui un cittadino di Argo che si

illude di veder rappresentate delle tragedie in un teatro vuoto. Per via di questa illusione il

poeta pensa di essere un re e dominare il mondo con le parole e la fantasia ede è triste

quando apprende la realtà. Attraverso la storiella Frugoni esprime la sua concezione di

poesia, occasione di straniamento, un gioco, un sogno privo di responsabilità. Giovanni

Meli (1740-1815) richiamo alla natura nella sua poesia, intesa come luogo di innocenza

originaria. Siciliano, è molto lontano dalla prima Arcadia della quale però riprende motivi e

ambientazioni rielaborati secondo l’ideologia Illuminista. La passione per la natura è dovuta

anche alla sua esperienza da medico, che lo aveva portato a conoscere in prima persona

la campagna. La sua opera più importante è “la Bucolica” composta da idilli nella quale si

celebra la vita pura e incontaminata. Il testo “la cicala” pg133 fa parte della raccolta Odi  la

cicala, dedita al canto durante l’estate e incurante dell’arrivo dell’inverno è il simbolo della

poesia intesa come occasione di conforto e serenità per l’uomo. Alla cicala si contraqppone

la formica, grossa lavoratrice per salvarsi dall’inverno è la rappresentazione di un’umanità

impoverita dalla mancanza di poesia.

• Oltre la lirica, il teatro nell’arcadia suscita rinnovamento  drammaturgia italiana al confronto

con quella classica francese e cerca di svincolarsi dalla commedia dell’arte e dal

Ludovico Antonio

melodramma. Si sente l’esigenza di risollevare un teatro di parola.

Muratori (vignola 1672-Modena 1750) tentò di conciliare la nuova prospettiva

razionalistica con il gusto barocco nel trattato “Della perfetta poesia italiana” (1706) e nelle “

Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nelle arti”(1708). “della perfetta poesia

italiana” che contiene una polemica contro le prospettive retoriche dei letterati italiani,

precedeva “i primi disegni della repubblica letteraria d’Italia” pg 137 pubblicati a Venezia nel

1703 sotto un altro nome. Avanza delle proposte di rinnovamento in nome di una cultura

utile alla società e al progresso. Si rivolge alle accademie, soprattutto all’Arcadia che

secondo lui non aveva raggiunto i risultati sperati. Secondo Muratori era ancora troppo

legata a una concezione retorica della cultura. Propone che le accademie si occupino di

discipline utili come il diritto, la storia e l’economia. Rinnovamento di tipo erudito e

disciplinare. Nel trattato “della pubblica felicità oggetto de’buoni principi” (1749) affronta il

problema de buon governo pg141 da vari punti di vista e della formazione di una classe

dirigente fondamentale per attuare una vera politica di riforme, in funzione del

conseguimento della “pubblica felicità”.

Pietro Giannone

• (1676 Gargano -1748 Torino) compì studi giuridici a Napolo. Lavorò

a lungo alla “istoria civile del regno di Napoli” che apparve nel 1723. Era un tipo di

storiografia differente nella quale si concentrava sul Meridione, non si concentrava su

grandi eventi come guerre ma sui sottili processi. Ne deriva una denuncia dei poteri

Ecclesiastici. Dedicato a Carlo VI suscitò reazione della Curia Romana e fu costretto a

rifugiarsi a Vienna. Nel 1734 abbandona Vienna e si rifugia a Ginevra, dove venne attirato

dai Savoia con un tranello e fatto arrestare per volontà del papato dal re Carlo Emanuele II.

Morì a torino. Il suo capolavoro è “la vita di Pietro Giannone” scritta nel carcere di Miolans

tra il 1736 e il 37, venne pubblicata solo nel 1905. Tratta della sua esistenza in lotta

culturale, civile, politica e religiosa. Il narrante che sembra un modello di razionalità

borghese. Nel procedere con il racconto della sua vita scopre la propria solitudine. Vuole

raccontare la sua esperienza per difendere il suo operato e non per difenderlo, vuole

denunciare l’abuso di potere del papato e descrive il carceramento come un complotto tra

chiesa e il potere monarchico che invece difendeva.

Vico

• (1668 Napoli-1744 Napoli) “vita scritta da esso” pg 153 ultimata nel 1725 e stampata

nel 1728. Narra in terza persona di se, rivendicando il valore delle proprie scelte e la

coerenza del proprio pensiero orientato alla scienza nuova. La biografia ha un accento

tragico. Il percorso della sua vita è avvenuto senza privilegi e di vantaggi che potevano

vantare gli intellettuali di origine nobile. Venne a contatto con le esperienze più vivaci della

cultura napoletana del ‘700. Nel 1699 ottenne la cattedra di retorica all’università di Napoli.

La vita venne compost sotto indicazione del conte di Porcia. Si basa su modelli

settecenteschi di vite esemplari infatti lui non inserirà momenti della sua vita non inerenti

all’erudizione, tanto da disegnare l’immagine di se di un uomo dedito allo studio e brillante.

Spesso evidenzia l’isolamento nei onfronti dell’ambiente culturale napoletano “isolamento e

lavoro notturno” pg155. Gli studiosi hanno interpretato la solitudine di Vico come segno di

estraneità. Rivoluziona la concezione della storia e di quelle che oggi si chiamano “scienze

umane”. Vico propone un’ottica antropologica, individuando delle leggi universali valide per

tutti i popoli.  gli scritti del “diritto universale”(1720-22) costituiscono una sorta di prima

elaborazione della “Scienza Nuova”pg159. A parte una prima edizione non pubblicata e

perduta, quella ufficiale apparve nel 1725 a Napoli. Insisteva su 3 principi fondamentali: la

credenza in una religione, la celebrazione dei matrimoni e la sepoltura dei morti. Non

soddisfatto dell’ordine di esposizione della materia elaborò una seconda redazione che

apparve nel 1730 che presenta la distribuzione definitiva del pensiero vichiano.

Quest’ultima si articola in 5 libri: -dello stabilimento de’principii (diviso in 4 capitoli), “La

degnità” è la seconda sezione del primo libro (pg161). Vico individua 114 degnità, cioè

principi evidenti delle nazioni. Critica la boria delle nazioni e dei dotti e ritiene che l’unica

storia attendibile sia quella della Bibbia sulla quale si deve fondare ogni ipotesi

storiografica. Unisce un approccio religioso ad uno storico-antropologico con il quale rifiuta

la tesi di uno sviluppo lineare dello sviluppo delle nazioni, secondo il quale il progresso

sarebbe stato trasmesso da un popolo all’atro, mentre afferma che il progresso sia stato

possibile solo grazie all’aiuto della divina provvidenza. – della sapienza poetica, si impegna

a decifrare il sapere originario nell’umanità. Ne fa parte “del diluvio universale e de’ giganti.

Della metafisica poetica” pg 165. Dopo il diluvio avvenuto nel 1656 dalla creazione del

mondo, nella selva riemerse dell’acqua, i discendenti dei figli di Noè furono costretti a

vagare come bestioni e divennero molto grandi fisicamente per dominare sulle bestie

feroci. Dopo 200 anni di tale imbarbarimento, i bestioni o giganti cominciarono a percepire

le cose con i sensi e e attribuirono gli eventi naturali all’intervento degli dei– della

discoverta del vero Omero, in cui nega l’esistenza di Omero come individuo storico. Pg 170

vico riconosce nell’Iliade e nell’Odissea una funzione di memoria storica collettiva, di una

Grecia in fase di evoluzione. -del corso che fanno le nazioni fissa il divenire dell’umanità in

3 stadi in cui si succedono 3 nature: la natura “poetica” o “divina”, la natura “eroica” e la

natura “umana” – del ricorso delle cose umane  ciò che è stato fatto dagli umani è per Vico

conoscibile. La scienza nuova permette di leggere il passato con gli occhi del presente.

Melodramma 

• termine nato per indicare un’”azione drammatica” e venne impiegato

METASTASIO

per indicare l’opera in musica alla fine del ‘600  (Pietro Trapassi, Roma

1698-Vienna 1782) fin da bambino dimostrò la sua abilità di inventare versi tanto che venne

preso dal Gravina a soli 10 anni il quale gli impartì una severa istruzione classicista.

Trasformò poi il suo cognome in quello grecizzante Metastasio. Nel 1714 divenne abate.

Alla morte del Gravina (1718) ricevette una cospicua eredità, ma non riuscì a difenderla da

intralci legali. Nel 1718 entra in Arcadia con il nome di Artino Corasio  1719 si trasferisce a

Napoli. qui iniziò un legame sentimentale con la Romanina, una cantante, la quale lo

incoraggiò a scrivere testi in musica come L’Endimone (1720). Un successo eccezionale fu

il melodramma “Didone abbandonata” rappresentato nel 1724 con la Romanina al teatro

S.Bartolomeo. venne rappresentata per la prima volta a Napoli nel 1724 con dedica al

vicerè di Napoli Michele Federico d’Althann, è l’opera con cui si afferma sulla scena

italiana. Per molti studiosi è il primo esempio di libretto che contiene già alcuni elementi del

dramma di Metastasio, come l’accordo recitativo-aria, il conflitto amore-passione. la

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuly_belfio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tatti Silvia.
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